ANNIBALE CARRACCI
Si tratta della personalità più importante dei Carracci. Agostino, il
fratello, era un incisore e Ludovico, il cugino. Fondano nel 1582 l'
Accademia dei desiderosi e, a partire dal 1590 degli
Incamminati. A differenza delle altre Accademie già presenti (l'
Accademia del disegno a Firenze o l'Accademia di San Luca a Rom,
oggi a Palazzo Carpegna) , si tratta di una vera e propria SCUOLA,
in cui non si specula semplicemente sull'arte, ma si insegna, in
maniera PRATICA E TEORETICA , a fare arte e a fare pittura.
Inoltre, non si tratta di una Scuola vincolante, nel senso che non
impone un rigido sistema di precetti teorici che gli allievi devono
seguire alla lettera, ma basandosi sull'apprendimento pratico e
sull'operosità degli allievi, gli allievi stessi sono liberi, poi, di
reinterpretare liberamente tutta l'esperienza artistica maturata
all'interno dell' Accademia (quindi, anche il Classicismo stesso dei
Carracci), accogliendo anche altre fonti di ispirazione. Ciò spiega
quella varietà di soluzioni stilistiche e di linguaggi , spesso anche
antitetici e contrastanti, che i vari allievi dei Carracci hanno poi
elaborato.
In ogni caso, a questi allievi viene insegnato come analizzare e
indagare il dato naturale, come selezionarne il bello ideale,
attraverso l'apprendimento e lo studio sistematico del
DISEGNO (strumento princeps di analisi e selezione del dato
naturale) e di altre tecniche, come l'affresco. L'obbiettivo di tutto ciò
è RIVOLUZIONARE la pittura, per superare in maniera
sistematica il Manierismo tardo Cinquecentesco e riappropriasi del
dato naturale ( e questo linguaggio verrà rinnovato proprio da
Annibale Carracci).
LA CULTURA CLASSICISTA DEI CARRACCI, quindi, condivide
quello stesso istinto RIvoluzionario che caratterizza TUTTA l'arte
del '600, compreso il naturalismo di Caravaggio, ma si tratta di due
mondi rivoluzionari comunque antitetici, perché diversi sono gli
strumenti utilizzati: per riappropriarsi della realtà è necessario lo
studio , l'indagine e la rappresentazione della realtà stessa,
che, però, deve essere SELEZIONATA, nel senso che, di tutta la
realtà, bisogna cogliere quello che Bellori definirà "il Bello Ideale",
ovvero, quell'idea Classicista di ordine, armonia, bellezza e
perfezione (che corrisponde ai valori estetici di tutta la tradizione
Classicista, a partire dall'antichità classica).
Quindi, oltre all'analisi e alla selezione del dato naturale, il
Classicismo dei Carracci si basa anche su una presa di coscienza
e una riappropriazione (o meglio, reinterpretzione) di tutta la
tradizione Classicista, ovvero, dei modelli dell'antichità classica e
dei maestri del Classicismo Cinquecentesco che sono considerati
(Bello Ideale),
esempi di armonia, bellezza e ordine che non devono
essere imitati in maniera pedissequia come fanno i Manieristi, ma
bisogna semplicemente TRARNE ISPIRAZIONE e poi
SINTETIZZARE tutte queste suggestioni classiciste, sulla base
sempre del DATO NATURALE (per evitare di compiere lo stesso
errore dei manieristi).
Quindi, per superare in maniera sistematica il Manierismo e
riappropriarsi della realtà, questo nuovo linguaggio prevede:
L' analisi e la selezione del dato naturale
L' analisi, la reinterpretazione e la sintesi del filone
classicista, sulla base del dato naturale
ANNIBALE CARRACCI, pur essendo il più giovane del gruppo, quindi,
porta a compimento l'obbiettivo Rivoluzionario dell'Accademia,
rifondando un linguaggio originale e innovativo, che supera in
maniera sistematica il manierismo tosco-romano di tardo
cinquecento e si riappropria del dato naturale, attraverso una
straordinaria sintesi di tutta la tradizione del Classicismo
Universale ( dall'antichità Classica ai maestri del Classicismo
Cinquecentesco), sulla base del naturalismo. Il suo linguaggio viene
definito, infatti, ECLETTICO proprio perché caratterizzato da una
serie di sostrati, ma in senso positivo, proprio perché non si tratta di
un assemblaggio schematico, ma di una sintesi vera e propria di
tutti i maestri del Cinquecento a cui si ispira - Correggio,
Tiziano, Raffaello e Michelangelo- e di tutti gli spunti appresi
osservando e analizzando le opere di antichità classica,
SEMPRE rimanendo ancorato al naturalismo, ovvero, all'analisi,
all'osservazione e alla selezione del dato naturale e del Bello Ideale.
In questo modo, quindi, supera il manierismo tardo cinquecentesco,
si riappropria del dato naturale e stabilisce una vera e propria linea
di continuità tra tutta la tradizione del Classicismo
Universale (che, appunto, sintetizza) e il Classicismo
Seicentesco, rappresentato da importanti esponenti come Poussin
e teorizzato da Bellori.
Carracci sintetizza tutta la tradizione del Classicismo Universale,
non solo cinquecentesco (ma anche dell'antichità classica):
rifondazione di un nuovo linguaggio, attraverso tutti questi
passaggi.
FINO AL 1584, FASE NATURALISTICA=
Il suo naturalismo è caratterizzato dall'osservazione e analisi
diretta della realtà, di cui ripropone, soprattutto in queste prime
due opere, gli aspetti più semplici e quotidiani, al fine di
riappropriarsi della realtà stessa. Si avvicina, quindi, al
naturalismo di Caravaggio, ma solo per quanto riguarda il
"significato e il contenuto", perché, da un punto di vista tecnico
e stilistico, si tratta di due mondi completamente diversi: è
assente l'analisi ottico-materica degli elementi della
manifattura
rappresentazione (che caratterizza la Caravaggesca ed
è un retaggio della tradizione del Classicismo Lombardo, di cui
Annibale non risente), ma prevale l'elemento coloristico.
La Bottega del macellaio, 1582-83: una delle primissime opere
della sua carriera, che si ascrive nella fase naturalistica e che
attesta, quindi, il naturalismo di Annibale: si tratta di una
scena semplice, feriale e quotidiana, ambientata all'interno di
un'umile bottega di macellai, in cui i macellai stessi sono colti
mentre stanno svolgendo in maniera estremamente
disinvolta e meccanica il loro lavoro (quello che appende la
carne, quello che la sta pesando e quello che si accinge ad uccidere
l'animale in primo piano), come se Annibale avesse fotografato con
gli occhi , e poi riportato in pittura, una delle tante scene che si era
presentata di fronte ai suoi occhi. Recupera, quindi, il dato naturale,
non in maniera caricaturale, nel senso che non mette in posa
e non atteggia i protagonisti, dando peso e rilevanza alla
Bartolomeo
presenza dell'osservatore, come fa, per esempio,
Passarotti nei suoi Macellai (1580 circa) . Questo perché il
naturalismo di Annibale si basa sul recupero e sulla
riproposizione della realtà in tutti i suoi aspetti, anche
semplici e quotidiani.
Questo lo avvicina decisamente al naturalismo di Caravaggio,
ma non da un punto di vista stilistico, perché Annibale non si cura di
analizzare e riprodurre la consistenza ottico-materica degli
elementi, ma, al contrario, dà rilevanza all'elemento coloristico,
proprio per queste pennellate dense di colore, che danno corpo
e consistenza a tutti gli elementi della rappresentazione.
Il mangiafagioli, 1583-84, Galleria Colonna: Anche quest'opera
attesta il naturalismo di Annibale, proprio perché si tratta di una
scena semplice e quotidiana, ambientata all'interno di un
contesto domestico e umile, con questo contadino affamato (il
volto esprime chiaramente la voracità della fame), che si è appena
seduto a tavola, dopo una lunga e faticosa giornata di lavoro).
Anche in questo caso, quindi, recupera il dato naturale, ma non in
senso caricaturale, ovvero, non mette in posa e non atteggia il
suo protagonista che, invece, è intento a mangiare con totale
disinvoltura e noncurante dell'osservatore.
Questo perché il naturalismo di Annibale si basa sull'osservazione e
riproposizione del dato naturale, anche nei suoi aspetti semplici e
quotidiani. Avvicinamento a Caravaggio, ma non per lo stile:
elemento coloristico dominante, con macchie dense e pastose di
colore, che danno corpo e consistenza agli elementi.
Tra il 1584 e il 1586, poi, Annibale compie una serie di viaggi
insieme al fratello Agostino, visitando anche Parma e Venezia, che
contribuiscono ad ampliare il suo bagaglio culturale. In questo
periodo, infatti, Annibale si apre ad accogliere altre fonti di
ispirazione, come il linguaggio Correggesco e di Parmigianino o il
tonalismo di Tiziano, che poi reinterpreta e sintetizza all'interno del
proprio linguaggio originale, rimanendo sempre ancorato al
naturalismo (rapporto con il dato naturale).
Pietà e Santi, Parma, Galleria Nazionale, 1585
Da un punto di vista iconografico, la scena può essere divisa in due
parti: nella parte inferiore si svolge la scena principale, ovvero, la
pietà, con il corpo tristemente esanime e abbandonato di Cristo
adagiato sul sudario al centro e pianto dai fedeli, separata, dallo
squarcio paesaggistico, dalla parte superiore, in cui, invece, viene
rappresentata la Gloria celeste.
L' opera attesta l'influenza Correggesca di cui Annibale risente,
dopo essere rimasto suggestionato da alcune sue opere, come gli
affreschi delle Cupole Parmensi, per esempio. Ciò si evince dal
luminismo o sfumato argenteo che permea i corpi dei
protagonisti, soprattutto quello degli angioletti e di Cristo, che
irradia chiaramente questo effusione luminosa e argentea. E poi,
anche dal colore vaporoso e sfumato delle nuvole, che
sollevano gli angeli, creando un turbinio ascendente, che ricorda
Assunzione
chiaramente quel turbinio di angeli e nuvole dell' della
cupola del Duomo di Parma. Tutto ciò dimostra che, molto
probabilmente, Annibale attinge dal linguaggio di Correggio gli
elementi di dinamismo, di turbinio, ma anche di effusione
luminosa e argentea e di colore vaporoso .
Inoltre, i volti allungati dei protagonisti (dei Cherubini
soprattutto), attestano un' ulteriore fonte di ispirazione in questa
fase Bolognese: la pittura di Parmigianino.
L' opera, quindi, attesta questo primo sostrato del linguaggio di
Annibale, ovvero, queste prime sue due fonti di ispirazione, il
linguaggio di Correggio e di Parmigianino, che sintetizza all'interno
di questo suo linguaggio, sempre tenendo in considerazione il
naturalismo (il rapporto diretto con il dato naturale). Questo si
nota nella resa del paesaggio naturale, al crepuscolo, individuato da
macchie di colore.
Infine, la Vergine svenuta dal dolore e sorretta dai Cherubini,
sembrerebbe anticipare quell'aspetto esanime e abbandonato della
Morte della Vergine
Vergine, nella di Caravaggio, segno che,
probabilmente, l'artista aveva studiato anche le opere di Annibale.
La stessa cosa si nota nelle
Nozze Mistiche di Santa Caterina, Napoli, Gallerie Nazionali
di Capodimonte, 1586-87
Quets'opera mostra soprattutto la suggestione di Parmigianino,
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Gli allievi dei Carracci