André Gide
CHRONOLOGIE Cahiers d’André Walter,
1890 Rencontre avec Paul Valéry. Publication des à compte d’auteur
(il a 21 ans).
1891 Barrès le présente à Stéphane Mallarmé. Rencontre avec Oscar Wilde.
Poésies d’André Walter.
1892 Publication des
1893 Il embarque pour l’Afrique du Nord, patrie mythique de sa libération sexuelle
1895 Mort de sa mère. Mariage blanc avec sa cousine, Madeleine Rondeaux.
L’Immoraliste
1902 Publication de
1897 Il projette d’écrire ses mémoires
1915 Son ami Henri Ghéon, premier confident de son homosexualité, se convertit au
catholicisme et le prie de faire de même.
Numquid et tu?
1916 Crise religieuse dont témoignera
1917 Début de sa liaison avec Marc Allégret.
1918 Son voyage en Angleterre avec Marc déclenche une crise conjugale. Gide apprend que
Madeleine a détruit les lettres qu’il lui adressait depuis trente ans.
Corydon,
1924 Première édition courante de défense de l’homosexualité. Parution des
Nourritures terrestres
Faux-Monnayeurs Si le grain ne meurt
1926 Parution des et publication définitive de
(publications partielles hors commerce dès 1920-1921; en 1924 l'œuvre est imprimée dans
son intégralité; en 1926 l'édition définitive est mise en vente)
Famiglia dove il padre veniva dal Sud della Francia, tradizionalmente protestante e la madre della Normandia,
tradizionalmente cattolica > si definisce «individuo di incroci» «individuo di dialogo», di contraddizioni, quasi fosse
un caso scientifico. Fa un viaggio in Africa, dove scopre la sua omosessualità che vive come una liberazione.
Nonostante ciò si fidanza e sposa, dopo la morte della madre (padre già perso a undici anni) con la cugina (unica mai
nominata con il suo nome sul testo, Emmanuéle al posto di Madelaine), ma è un matrimonio bianco (non si consuma).
Tra il ’15 e il ’18, il suo amico, poeta e medico, si converte al cattolicesimo e lo invita a convertirsi e a smettere di
avere relazioni omosessuali. Gide avrà una grande crisi religiosa, che rappresenta uno dei grandi fili rossi dell’opera,
che viene complicata dal fatto che inizi una relazione con Marc Allégret nel 1917. In seguito a un viaggio in
Inghilterra, la moglie scopre tutto e distrugge le lettere che lui le aveva scritto fino all’adolescenza. Sente il bisogno
dunque di ricostruire il suo passato > storia che narra i primi 26 anni della sua vita e si ferma al momento del
fidanzamento con la cugina.
L’OEUVRE
- 1re partie : 272 pages, 24 années (1869-1893), 10 chapitres
- 2e partie : 84 pages, 2 années (1893-1895), 2 chapitres
Entre l’une et l’autre il y a une page blanche, sans aucune explication > ralentissement très
sensible du récit, de 3 à 4 fois plus lent.
« Si le grain ne meurt » : titre qui présuppose une manière de compléter (phrase
secondaire qui implique une phrase principale qui est absente), quelque chose en suspense.
Ce titre regard la recherche sur le texte religieuse (crise), mais elle n’est pas la clé de cette
œuvre.
Evangile selon Jean : Il faut qu’une partie de la personne meurt pour qu’une métamorphose a
lieu en nous-même. « Si le grain de blé qui est tombé en terre ne meurt, il reste seul ; mais,
s'il meurt, il porte beaucoup de fruit. Celui qui aime sa vie la perdra, et celui qui hait sa vie
dans ce monde la conservera pour la vie éternelle. » Jean 12, 24-25.
Les Nourritures terrestres (1924), long poème en prose, « contre-évangile » païen et
sensualiste > exergue de la « Ronde de la grenade », où on fait allusion à trois grains de
grenade > découverte des joies de la chair
Opera divisa in due parti che non sono sottotitolate, anche il titolo stesso non è esattamente trasparente. Non ci sono
preamboli, nulla ci dice che si tratti di una autobiografia. La prima parte è più corposa, composta di 10 capitoli, copre
24 anni di vita, più rapidamente composta rispetto alla seconda che in 84 pagine copre due anni di vita, c’è un
rallentamento ed è più dettagliata. Il titolo è una citazione dal Vangelo secondo Giovanni. “Grain” è il seme > crisi
religiosa dal ’16 determinante per quanto riguarda il desiderio di fare chiarezza e scrivere la propria autobiografia.
Una chiave religiosa è sicuramente presente, ma non si può dire sia l’interpretazione predominante. Non si tratta
infatti tanto della lettura proposta del Vangelo (investire sulla vita eterna), ma l’accento è posto sulla metamorfosi,
accettazione della morte di una parte della propria persona perché possa avvenire un cambiamento. Gide pubblica un
testo due anni prima della sua autobiografia “Les nourritures terrestres” un lungo poema in prosa > riferimento a un
altro seme; il seme non è visto solo nell’allusione al Vangelo, ma c’è anche un rimando a una sua stessa opera, ove il
seme fa riferimento alle gioie terrene, ai piaceri della carne.
LE TEXTE
Le lecteur doit rétablir une forme d’ordre > l’auteur part avec un souvenir innocent, qui est
suivi par un souvenir > acte d’autoérotisme, on y arrive avec tortuosité. N’est pas important
le jugement, mais il place cet épisode sur la découverte/recherche du plaisir, qui il a toujours
été là. Après on a une pause.
Con onestà l’autore dichiara cosa non si ricorda e passa direttamente all’episodio di autoerotismo infantile (vedi
Rousseau). Quello che importa non è il giudizio o stabilire delle responsabilità, ma piazzare questo ricordo all’interno
di una questione più vasta che è la scoperta del piacere, perché e come essa si sviluppi. C’è poi la riflessione
metanarrativa > classico atteggiamento autodifensivo dell’autobiografo che precede le possibili accuse dei lettori e
mette le mani avanti. L’autore anticipa l’accusa del lettore e scrive “ma il mio racconto risponde ad un imperativo di
verità” > vedi Rousseau; ma Gide ammette anche una “penitenza”, quindi sul campo religioso qualcosa che si fa dopo
la confessione. Egli si iscrive in una tradizione ben conosciuta, la confessione sta iniziando ma già propone di leggere
la confessione stessa come una penitenza; la chiave religiosa è quindi molto presente. L’autobiografo, inoltre,
commenta la fenomenologia della memoria > sua madre lo ha aiutato a ricostruire il ricordo/ha rivisto la fotografia; di
fatto la scrittura si commenta nella propria elaborazione.
Style : rapporte entre le « je » adulte (de l’énonciation) et le « je » personnage (de l’énoncé).
Ci sono diversi “je” che possono essere ricondotti talora al narratore, talora al personaggio.
Macrocontexte :
- nous sommes à l’intérieur d’une autobiographie qui parle d’une
transformation végétale annoncée. Le lecteur doit attendre qui la métamorphose
s’accompli, pour faire cela, l’auteur devrait faire un voyage (voyage en Afrique). On
n’explique pas comment il se transforme > mystère. Il riferimento del titolo è al Vangelo e ad
una metamorfosi vegetale annunciata, ma il lettore viene lasciato sulle spine, tutto verrà compreso nel
momento in cui si abbandona. Vigono la pazienza e l’attesa, senza lo sforzo di cercare di capire il «come»
(analogia con la natura).
Microcontexte :
- le sujet est l’excitement sexuel, l’attention pour la recherche du
plaisir. Non è la ricerca di un’identità sessuale, ma la ricerca del piacere stesso.
ROUSSEAU ET GIDE (domanda esame)
- Consapevolezza di un gesto coraggioso (patto autobiografico > “c’est la veritè que je dit”)
- Audacia nel campo della sessualità
- Tema dell’autoerotismo
- Rapporto continuo con il narratore
- Giustificazione dei motivi della scrittura (vs Sant’Agostino e confessione religiosa che giustificano i fatti e i
comportamenti)
- Giustificazione davanti ai propri pari, non davanti a Dio (anche se il riferimento alle confessioni religiose c’è
sempre, dovuto alla crisi religiosa del 1915/1916, è un filo rosso che prende tutta la prima parte)
- Importanza di ricollocare l’uomo nella natura, che per Gide si applica nel campo dell’orientamento sessuale
MISE EN ABYME
Nell’episodio di Gribouille, Gide suggerisce in maniera implicita un’analogia seguendo questa modalità. Si tratta di
un espediente narratologico che prevede la collocazione in un testo di una sequenza esemplare che condensi in sé il
significato ultimo, il significato profondo della storia in cui è collocato; una storia a cui somiglia, che è come identica
in piccolo. È Gide a dare la definizione stessa di mise en abyme. L’origine sta nell’araldica > questi stemmi che
appaiono come uno scudo al centro di uno scudo più grande; è una tecnica che è stata molto utilizzata nel campo della
pittura, questo specialmente tra il XIV e il XV secolo (vedi Coniugi Arnolfini). Noi possiamo avere una
micronarrazione che sta alla sequenza grande (testo nel suo insieme) secondo un rapporto di identità e di analogia. Ci
può essere mise en abyme nel metateatro, ma non per forza, nel senso l’episodio di teatro nel teatro condensa in sé il
senso ultimo dell’opera nel suo insieme. Quando abbiamo metateatro abbiamo una finzione scenica che rimanda al
mondo del teatro in generale, ma non è per forza mise en abyme. Gli episodi di mise en abyme nell’opera sono due,
quello di Gribouille (anche strutturale e formale > prima e dopo il mare) e quello del gladiolo, che condensa la volontà
del soggetto di capire come e dove si attua la metamorfosi. Se è vero che Gide fa della mise en abyme il pilastro del
suo romanzo “Les faux monnayeurs” che pubblica nel 1925, è pur vero che ci pensava da tempo. C’è infatti nel suo
journal, che scrive da quando aveva 20 anni, dove commenta o le sue opere in fieri o fa delle riflessioni sulla
letteratura.
A. Gide, Journal (note de 1893)
« J’aime assez qu’en une œuvre d’art on retrouve ainsi transposé, à l’échelle des
personnages, le sujet même de cette œuvre. Rien ne l’éclaire mieux et n’établit plus
sûrement toutes les proportions de l’ensemble. Ainsi, dans tels tableaux de Memling ou de
Quentin Metzys, un petit miroir convexe et sombre reflète, à son tour, l’intérieur de la pièce
où se joue la scène peinte. Ainsi, dans le tableau d
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