Esame e letteratura francese
Dettagli dell'esame
18/9/2017 Esame: 1 domanda a scelta ben approfondita, in francese (NON C'è PIÙ), la lingua è facoltativa. Si fa nello studio del prof a Palazzo Cosulich.
Lo straniero di Camus
Assassinio dell'arabo sulla spiaggia a memoria (testo critico da leggere, analisi di quella pagina).
Chanson de Roland e ciclo epico
- Chanson de Roland: poema epico, il più antico, scritto nell'XI secolo, testo più famoso del Ciclo Carolingio.
- Scritta in versi (più facile da memorizzare).
- Trae spunto dalla Battaglia di Roncisvalle (788): la retroguardia di Carlo Magno, di ritorno in Francia attraverso i Pirenei, comandata da Rolando, viene attaccata e distrutta dai baschi.
- È una chanson de geste: sviluppate nella Francia medievale fra XI e il XII secolo; si tratta di poemi epici, tramandati oralmente da giullari; gli eroi sono: fedeli ai sovrani, difensori del cattolicesimo, dei deboli e dei poveri.
- Scritta in antica Lingua francese (d'oil, nord), sono 4000 versi endecasillabi raggruppati in lasse (strofe), nel XVI secolo, da Turoldo (abate e scrittore); infatti, il poema termina con degli accenni ad esso.
Roman de Perceval ou le Conte du Graal
- Poema epico di Chrétien de Troyes. Perceval è il primo cavaliere puro e nobile, seconda metà XII secolo, cavaliere di Re Artù.
- Perceval non è Rolando; questa è materia con magie, fantastica; Parsifal è il simbolo, l'eroe della cristianità, che va alla ricerca del Graal.
- Ciclo Arturiano = Ciclo Bretone: in versi dal 1000 in avanti e poi in prosa (1200); sviluppato nel sud della Francia in lingua d'oc (Lancillotto, Ginevra, Angelica, Guglielmo).
La vie de Gargantua
- Di François Rabelais, prima edizione nel 1532, è un libro vitalissimo, non ha subito censure, è una prosa satirica con tratti triviali (la prosa è un genere minore; 1º tragedia, 2º poesia, 3º prosa).
- Mette l'uomo al centro del mondo, viene meno alla visione tradizionale (c'è qualcuno dall'alto che dice cosa fare e dà le indicazioni).
- Racconta delle storie fantastiche i cui protagonisti sono dei giganti, sono cinque libri.
- Il personaggio è un gigante padre, vedovo, che ha ricevuto un'educazione medievale; cinque volumi più uno postumo, è una storia reale ed immaginaria, in una Francia reale ed immaginaria.
- Gargantua nasce dall'orecchio, mentre la madre e il padre stanno facendo un picnic, e quando nasce dice "da bere da bere da bere".
Opere letterarie significative
Voltaire: Candide ou l'optimisme, 1759
È un romanzo di formazione: il personaggio evolve, cresce e diviene più saggio. I personaggi sono come marionette, privi di spessore psicologico. Pangloss (precettore di Candido) = tutte le lingue. È un romanzo filosofico, nato all'interno del dibattito illuministico.
Bernardin de Saint-Pierre: Paul et Virginie, 1788
Non c'è più una tesi da dimostrare, da sostenere contro altre ritenute erronee. Il romanzo è ambientato alle Mauritius, il tema principale è quello della solitudine, della profondità e della natura, assieme a quello della sventura (romantico).
Stendhal: Le rouge et le noir, 1830
Il personaggio principale, Julien, è egoista e prepotente: egli è intelligente ed istruito, tuttavia si ritrova ad essere un semplice servitore, un domestico. Rosso: colore dei militari; nero: colore del clero. Julien era triste, anche se istruito rimane un domestico, stava "sotto sale", non era neanche visto come ridicolo perché non era proprio visto (una sorta di intoccabile).
Balzac: Le père Goriot, 1835
Il mondo diventa protagonista; il narratore parla e riflette sul linguaggio, giustifica, spiega: sarà un elemento centrale della letteratura del Novecento. Protagonista: Eugène de Rastignac.
Gustave Flaubert
- Madame Bovary, 1857: nella Première Partie, l'autore introduce il marito Charles; il romanzo comincia con il pronome "nous" (novità assoluta).
- L'éducation sentimentale, 1869: il protagonista non parla e non agisce, è solo parte della storia; alla fine, l'emblema della sua vita è la mancanza al bordello. Si va verso la soggettività trattata come oggetto.
- L'autore parla di passione passiva: i personaggi sono incapaci di cambiare la storia; molti non prendono la parola.
Zola: Nana, 1880
La protagonista è una ragazza mantenuta (ovvero i suoi amanti la mantengono). Il romanzo si propone di essere una fotografia della realtà. Fa soldi come mantenuta, stripper, teatro, dimostra la moralità dell'epoca.
Passaggi storici
Passaggio Medioevo - Età moderna
- 1492: scoperta dell'America, Colombo.
- 1453: caduta Impero Romano d'Oriente: in Europa arriva un bagaglio culturale enorme, centrale è la figura del Cardinal Bessarione, che donerà numerosi volumi alla Biblioteca Marciana, nata grazie a questa donazione.
- 1455: Gutenberg stampa la prima Bibbia.
- 1344: gli arabi utilizzano per la prima volta il cannone in un combattimento; gli inglesi acquisiscono la tecnica per poi riutilizzarla 60 anni dopo, con l'invenzione del fucile.
Nascita del romanzo del ‘900
1914: secondo gli storici; tuttavia, sebbene la realtà venga vista in modo diverso, non cambia il modo di scrivere: il romanzo segue una storia, vi si trova un senso e la crescita dei personaggi, il tempo è lineare.
- 1898: Mallarmé spartiacque; "Jacques Damour" di Zola.
- 1902: riforma scolastica in Francia, nelle scuole si insegnano i classici francesi e non più quelli latini e greci.
- Proust: stravolge l'idea di romanzo, che diviene senza tempo e senza luogo.
- Alcune novità letterarie già compaiono tra il 1912 e il 1913, nella poesia e nell'arte; tuttavia, il romanzo rimane impantanato: prima c'era il positivismo (si arriva alla verità, o si migliora sempre): opponeva il reale all'omerico, l'utile all'ozioso, il certo al dubbio; poi ci si accorge che non è così.
Si sviluppano tesi nuove. Proust pubblica nel 1913 con l'intento specifico di rinnovare il romanzo, in particolare per quanto riguarda il tempo:
- Bergson: concetto di tempo interno, intimo, con durate differenti.
- Einstein: non c'è progressione lineare.
- Freud: psicanalisi; il soggetto non è quello che sembra.
Si dice che il nuovo romanzo deve essere d'avventura. Si passa dalle certezze ottocentesche (positivismo) al sospetto del Novecento: ora si parte dal dubbio, che comporta una nuova apertura.
Proust: Biografia e opere
Biografia di Proust
1871-1922. Si pensava che dalla biografia si potesse capire tutto di un autore; lui non lo pensa affatto e vi si oppone: non basta mai la biografia. Proust scrive in forma autobiografica; c'è un personaggio che dice "je" però Proust sottolinea che non è lui: non si tratta di un'autobiografia. Figlio di un medico, madre ebrea, di famiglia altolocata: frequenta il mondo dell'alta borghesia; è un bravo studente al liceo, ma poi può vivere di rendita: fa il dilettante - alla francese -, ovvero un personaggio raffinato con grandi conoscenze ma senza un mestiere vero e proprio, potendo vivere di rendita. Fino a 35 anni si dà alla bella vita e osserva, impara; poi si chiude in casa per 16 anni a scrivere:
- À la recherche du temps perdu
- Diventa l'evento letterario del dopoguerra, la letteratura ha preso un corso nuovo: compare il "je" in un romanzo di mille pagine.
Le massime di Foucault: scrive delle massime lapidarie; produzione moralistica: anche Proust fa osservazioni simili nel suo romanzo. All'interno dell'opera c'è un pezzo che potrebbe essere autonomo: storia dell'innamoramento di Swan. Fa un ritratto del mondo che ha conosciuto direttamente; Balzac invece chiama « La comédie humaine » una raccolta di più suoi romanzi, l'opera di Zola è Rougon-Macquart, dove egli vuole raccontare la società come un insieme di fotografie, come un dipinto oggettivo, è la realtà, l'attualità. In Proust c'è un personaggio che racconta di se stesso per 3000 pagine (sette volumi, un'unica opera), di un mondo che Proust stesso ha vissuto e sperimentato, che tuttavia sta sparendo (Belle époque): non rimpiange il passato, ma osserva che sta morendo, e si accorge che si tratta di una mondanità vuota, di tempo perduto. Proust è anche un memorialista: nel suo romanzo avviene una presa di coscienza progressiva; quando il protagonista arriva alla scrittura e alla contemporaneità, muore: mette in risalto i momenti di felicità assoluta, ineffabile; è la memoria spontanea. Manca totalmente l'aspetto religioso: al posto della metafisica c'è l'estetica. La vita di Proust si può dividere tra prima (quando era un dandy) e dopo del romanzo, ma è una divisione manichea, vera fino ad un certo punto: in realtà già durante la sua vita mondana scrive e pubblica, come « Jean Santeuil ».
È il periodo delle teorie di John Ruskin; Proust si stacca lentamente da quelle estetiche. Scrive anche il genere « Pastiche », dove fa una parodia ispirandosi ad altri autori: è il modo per imparare cosa si ha acquisito dagli altri autori, per poi potersene liberare, essendo più autentici. Con la “psicocritica” torna l’attenzione alle biografie degli autori, però ci si concentra sulla psicanalisi della persona. La Recherche è la storia della vocazione artistica di un personaggio; ci arriva dopo aver attraversato molto tempo perduto, che però viene ritrovato e riacquisisce un senso: superando il passato, vado verso il futuro. La letteratura ha il compito di trovare la Verità, quella concreta, attraverso le emozioni, e non quella astratta della filosofia: la si conquista cogliendo dei segni - emozionali - e sensibili; con la “madelaine” Proust comprende che c'è qualcosa, ma prima di arrivare a comprenderlo completamente deve fare una ricerca; la madelaine lo riporta alla sua infanzia: questi momenti perduti vanno fissati e salvati attraverso la scrittura, fino alla morte. Si tratta quindi di frammenti, particelle che vanno ricomposte come fossero tessere di un mosaico, per potergli dare poi un ordine estetico generale.
Première partie: Combray
Combray: paesino dove Proust, tra i 6 e gli 8 anni, trascorreva le vacanze estive a casa degli zii. Se è bel tempo, il protagonista va a scuola dalla parte dei Guermantes; altrimenti, passa per la casa di Swann. Fasi mnestiche (=della memoria): la realtà fisica che circonda il dormiente entra nei suoi sogni. Metempsicosi: quando si conserva un ricordo vago della vita precedente.
Combray secondo Proust
Ci sono due Combray per Proust: il luogo dove ha passato l’infanzia, e quello che scaturisce dalla sua memoria involontaria, che gli torna alla mente con emozioni molto forti. Du côté de chez Swann. Ci sono due à Côté: una verso la casa di Swann, l'altra verso i Guermantes (titolo terzo volume). Il romanzo comincia col passé composé, perché è un discorso orale che viene messo per iscritto, è fatto in prima persona, Proust parla di sé stesso, non è un passato lontano, staccato: è collegato a colui che ne parla, sebbene sia molto lontano. Parla del Bois du Boulogne: un parco dove passeggiavano quelli che vivevano di rendita, donne ben vestite ecc. (mondo aristocratico). Quando utilizza il passato remoto, significa che parla di un evento ormai staccato, superato.
Considera la Recherche a livello della Bibbia e di Dante. In una lettera ad un amico dice di star scrivendo un romanzo - e non un’autobiografia, perché non c'è quasi niente di contingente, mette solo ciò che c'è nella vita, e non cose come il contesto storico ecc. -; sa di star facendo qualcosa di completamente inedito, porterà i lettori in questi altri mondi di cui parla all’amico: sono altre sfere della coscienza, ma non per questo vuole cambiare il mondo esistente: vuole cambiare il modo in cui le persone lo vedono e lo percepiscono. Lo chiama romanzo perché il romanzo è ciò da cui si discosta di meno.
La molla narrativa è quella della ricerca: il soggetto ha qualcosa, la perde e deve riconquistarla; è lo stesso meccanismo delle fiabe; però la trama è molto intricata e si svolge su un piano superiore, quello delle idee, dei comportamenti, del linguaggio, dell’arte: Proust fa del soggetto un artista: tutta la storia, è la storia di una vocazione artistica. Inizialmente voleva fare due volumi: Tempo perduto e Tempo ritrovato; in realtà questa contrapposizione dualistica rimane. Il personaggio principale non ha nome, non ha età, non ha apparenza fisica. Proust non sapeva se scriverlo in prima o in terza persona, poi scrive un romanzo interamente in terza persona: Jean Santeuil; poi non lo pubblica, è una prova andata male. Si tratta di un présent de fin de vie: quando finisce la Recherche, il personaggio muore. Sostiene ci siano due io: uno trascendente, che va al di là dell’oggetto narrativo, e un soggetto narrante; poi c’è un “moi” empirico. Colui che racconta è anche colui che è raccontato, il protagonista: fra il narratore che racconta adesso e ciò di cui parla c'è il tempo: l’io raccontato è uno stato ormai perduto. A volte il protagonista è testimone ma di seconda mano (per Swann, lui era troppo piccolo per ricordarsi bene), altre è testimone, altre ancora è protagonista.
Tende a non dare nomi ai personaggi della famiglia del protagonista, così che si abolisca la distanza conferita dai nomi - che definiscono e circoscrivono -: il lettore può identificarsi molto facilmente. Il “moi” narrato non sa riflettere su ciò che gli accade, come invece fa l’io narrante. Dopo la fase dell’infanzia, in cui lui subisce ciò che succede, ci sono tre grandi avventure amorose, tuttavia sono completamente artistiche, visto che Proust era omosessuale; vengono narrate così tante cose che non possono essere state tutte vissute da lui. Quando scrive delle lettere agli amici, inserisce anche elementi e vicende del libro. L'importanza gerarchica dei personaggi è data dalle volte in cui vengono ripetuti nel corso dell’opera. Proust non rimpiange un mondo storico, sociale, rimpiange un mondo intimo, interiore.
Gide: Biografia e opere
Biografia di Gide
1869-1951; nasce a Parigi; il libro della fine dell’Ottocento ma che pubblica dopo "Les faux monnayeurs", si chiama che considera il suo unico romanzo, ed ha più impatto sulla società del suo tempo; ora non ha più molta importanza (esaltazione dell’edonismo, personaggio che non rispetta limiti e responsabilità: ormai ne abbiamo visti di romanzi così): al tempo ha un impatto grandissimo e Gide è visto come un eroe; oggi sono ancora molto leggibili i romanzi che lui chiama récit, "L’immoralista", narrazioni brevi fatte in un giorno solo, come e sono forme autobiografiche, a differenza di "Les faux monnayeurs".
Egli aveva una posizione che dominava il mondo letterario francese, ha contribuito a modernizzare molto la letteratura francese con la sua rivista Nouvelle Revue Française; ha tenuto dialogo con grandi personaggi come Paul Valéry. Anticipa la letteratura contemporanea sia la letteratura sperimentale. Famiglia calvinista, rigida, madre molto pia e rigorosa, Gide è gay, rimane orfano di padre a undici anni, rigida educazione puritana, la madre oppressiva lo mette in collegio, educazione opprimente: ritorna spesso nei suoi romanzi; è un cattivo studente, è ribelle.
Tra il 1885 e il 1888 André vive un periodo di esaltazione religiosa, che condivide con la cugina, tramite una fitta corrispondenza di lettere e letture comuni. Si getta a capofitto nello studio della Bibbia e degli autori greci. Ha un atteggiamento ambiguo nel confronti della donna: prima è un oggetto desiderabile, venerabile, attrazione ideale ma repulsione materiale ma non si va oltre; farà coming-out nel 1924 pubblicando un testo scritto nel 1911 dove esalta l’omosessualità.
Le donne non sono oggetto di desiderio, bensì di passione ideale: romanzo del La porte étroite 1909 dove lui ama lei che è sua cugina e viceversa, lei morirà e rimarrà intatta, totale castità, gioia e amore sono banditi; Gide ha avuto anche una figlia ma non dalla moglie, che l’ha lasciato quando lui ha fatto coming-out. "Les cahiers d'André Walter", 1891: lui ama la cugina ma ovviamente non hanno una relazione, e lui va a prostitute con cui si sfoga; primo libro pubblicato.
Alcuni suoi testi sono impegnati in tematica letteraria, altri di problematiche filosofiche, dove propone filosofia di vita, altre morali astratte, e poi anche testi con impegno sociale e civile; nel 1936 va a sfidare il nazismo a Berlino, va in URSS prima della Seconda Guerra Mondiale convinto di trovare il paradiso, ma quando torna scrive che non l’ha trovato. Proclama ed esalta il rifiuto di qualsiasi costrizione, edonismo puro, totale disponibilità a tutto, nessuna responsabilità; dice “Famiglie, vi odio”, messaggio fortissimo per l’epoca. Palude: 1895 ha pubblicato autoironia, satira contro ambienti letterari.
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