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Anatomia

  • Indice Articolazioni, pag. 2
  • Arto superiore, pag. 3
  • Arto inferiore, pag. 16
  • Cranio, pag. 30
  • Occhio, pag. 49
  • Orecchio, pag. 57
  • Sistema endocrino, pag. 69
  • Mammella, pag. 90
  • Nervi cranici, pag. 92
  • Testicolo

Articolazioni

  • Articolazioni fisse o sinartrosi: suture del cranio.
  • Articolazioni semimobili o anfiartrosi: sinfisi pubica, articolazioni intervertebrali. Interposizione di cuscinetti di cartilagini fibrose.
  • Mobili o diartrosi: 2 capi. Elementi comuni delle articolazioni mobili: i capi articolari in corrispondenza delle superfici che entrano in contatto sono rivestiti da cartilagine articolare che serve a ridurre l’attrito tra i corpi. I capi articolari sono internamente rivestiti da una capsula articolare che li avvolge a manicotto. All’interno della capsula c’è uno spazio che contiene il liquido sinoviale, il quale serve a nutrire le cartilagini articolari e a lubrificare. Il liquido sinoviale è prodotto dalle parti più interne della capsula articolare, cioè le membrane sinoviali. L’articolazione mobile è caratterizzata da legamenti di natura tendinea, che servono a tenere saldi i capi articolari. In qualche caso ci sono menischi, strutture fibrocartilaginee che favoriscono l’adesione delle cartilagini. I capi articolari, a seconda della loro forma, determinano i tipi di movimento che l’articolazione riesce a compiere.

Le articolazioni mobili possono essere classificate in categorie:

  • Enartrosi: articolazione sferoidale, uno dei due capi ha la forma di una sfera e si inserisce in un acetabolo. Ampia libertà di movimento. Spalla, anca.
  • Ginglimo angolare/troclea: un capo articolare ha la forma di un cilindro orientato perpendicolarmente all’asse dell’osso. Gomito. Movimenti di flessione ed estensione.
  • Ginglimo assiale o laterale/trocoide: un capo articolare ha la forma di un cilindro orientato parallelamente all’asse dell’osso. L’unico movimento che può compiere è la rotazione intorno al proprio asse. Atlante-epistrofeo, radio-ulna.
  • Artrodia: due superfici piane di ossa corte si articolano. Movimenti di slittamento.

Arto superiore

Scheletro

  • Spalla: scapola e clavicola (cingolo scapolare)
  • Braccio: omero
  • Avambraccio: radio e ulna (posizione laterale)
  • Mano: carpo, metacarpo, falangi

La posizione di riferimento dell’arto superiore è con i polsi rivolti in avanti. È estremamente mobile perché non deve sopportare il peso del corpo. Questo è dovuto al fatto che ci sono pochi legamenti, a differenza, ad esempio, del ginocchio. Al diminuire del numero dei legamenti, aumenta però la possibilità di lussazioni.

Articolazione scapolo-omerale

La scapola è un osso piatto di forma triangolare con l’apice rivolto in basso. Sulla parte posteriore è presente una sporgenza ossea, la spina della scapola, che separa la fossa sovraspinata dalla più ampia fossa sottospinata. La spina della scapola termina lateralmente con un ingrossamento, il processo acromiale (acromion). In corrispondenza del margine laterale è presente la cavità glenoidea, che si articola con l’omero. La faccia anteriore della scapola presenta un’ampia depressione, la fossa sottoscapolare. Superiormente, dal davanti, si osserva una formazione ad uncino, il processo coracoideo. L’articolazione è una enartrosi. In prossimità della testa dell’omero ci sono due sporgenze di quest’osso: la piccola tuberosità e la grande tuberosità, quest’ultima più laterale. Le due tuberosità sono separate dal solco bicipitale.

Muscoli della spalla

Deltoide: contorna il cingolo scapolare. Si origina sulla parte laterale della spina della scapola e della clavicola e sul processo acromiale e si inserisce sulla tuberosità deltoidea dell’omero (“v deltoidea”). Con la contrazione si ha l’abduzione del braccio fino a 90°.

Esportando deltoide e trapezio, appaiono altri muscoli:

  • Sovraspinato: origina dalla fossa sopraspinata e si inserisce lateralmente sull’estremità prossimale dell’omero sul tubercolo maggiore.
  • Sottospinato: origina dalla fossa sottospinata e si dirige lateralmente per inserirsi sull’estremità prossimale dell’omero.
  • Sottoscapolare: origina dalla fossa sottoscapolare sulla faccia anteriore della scapola e si inserisce all’estremità prossimale dell’omero sul tubercolo minore.
  • Piccolo rotondo: origina dal margine laterale della scapola inferiormente al muscolo infraspinato e si inserisce all’estremità prossimale dell’omero.
  • Grande rotondo: origina dal margine laterale della scapola, inferiormente, e si inserisce al di sotto della testa dell’omero.

I primi 4 si inseriscono a cappuccio intorno alla testa dell’omero generando la formazione della cuffia dei rotatori, che contribuisce a dare stabilità all’articolazione della spalla e si trova al di sotto del processo coracoideo e acromiale e del legamento coraco-acromiale, i quali descrivono una specie di tettoia: ad ogni movimento la cuffia dei rotatori “striscia” contro il legamento coraco-acromiale e contro i processi coracoideo e acromiale. La cuffia dei rotatori, quindi, va incontro frequentemente a infiammazioni.

Articolazione del gomito

L’epifisi distale dell’omero si articola con l’epifisi prossimale del radio e dell’ulna, ma a loro volta anche radio e ulna si articolano tra loro: abbiamo così 3 articolazioni, radio-ulnare prossimale (ginglimo assiale), omero-radiale (condiloartrosi), omero-ulnare (ginglimo angolare). La superficie dell’omero che si articola con il radio presenta il condilo, che si articola con le fossette del capitello radiale. La parte mediale dell’omero, che si articola con l’ulna, è assottigliata al centro e slargata alle estremità, e prende il nome di troclea. Questa si articola con un’incisura complementare sull’ulna (incisura semilunare). L’ulna poi lateralmente presenta una incisura radiale che accoglie perfettamente il capitello del radio.

N.B.: qualsiasi muscolo che si inserisce all’ulna può fare movimenti di supinazione; qualsiasi muscolo che si inserisce al radio può compiere movimenti di pronazione. (L’arto inferiore è invece stabilmente pronato).

Muscoli del braccio

L’arto superiore, come avviene per l’arto inferiore, all’interno presenta una fascia che avvolge intimamente i muscoli, e prende il nome di fascia brachiale, in corrispondenza del braccio. A livello dell’avambraccio c’è invece la fascia antibrachiale. Le due sono in realtà un’unica fascia che si continua a livello della mano e dei muscoli del torace. In corrispondenza del braccio, la fascia brachiale dà due setti che dividono il braccio in un compartimento anteriore e compartimento posteriore.

  • Muscoli anteriori (nervo muscolo-cutaneo):
    • Bicipite brachiale: ha due ventri che si inseriscono distalmente con un unico tendine. Il capo breve origina dal processo coracoideo, il capo lungo da sopra la cavità glenoidea, passando per il solco bicipitale. Se il muscolo viene usato molto, il tendine può scorrere in un solco osseo e si può usurare, arrivando alla rottura e quindi alla formazione di una massa muscolare che scende, chiamata “braccio di Popeye”. Il bicipite si inserisce in corrispondenza della parte prossimale del radio (a livello della tuberosità del radio) e flette il braccio e l’avambraccio. È un potente supinatore.
    • Muscolo coraco-brachiale: origina dal processo coracoideo e si inserisce all’omero. È un flessore del braccio.
    • Muscolo brachiale: è un muscolo profondo che origina dalla diafisi dell’omero e si inserisce sulla parte prossimale dell’ulna. È un flessore dell’avambraccio sul braccio.
  • Muscoli posteriori (nervo radiale):
    • Tricipite brachiale: ha tre capi -> lungo, mediale, laterale. I capi mediale e laterale originano dalla diafisi dell’omero, mentre il capo lungo origina al di sotto della cavità glenoidea. Terminano con un unico tendine in corrispondenza dell’olecrano dell’ulna (processo osseo che prolunga l’estremità superiore dell’ulna a livello della spalla). Azione di adduttore ed estensore dell’avambraccio sul braccio.
    • Anconeo: in continuità con la parte mediale del tricipite brachiale, si origina dall’epicondilo mediale dell’omero e si inserisce sulla parte prossimale dell’ulna.

Mano

Il carpo corrisponde alla regione del polso. È fatto da 8 ossa brevi disposte su due file. Si articola con il radio, formando l’articolazione radio-carpica. L’ulna non partecipa direttamente all’articolazione. Metacarpo: il primo osso metacarpale corrisponde al pollice, poi di seguito il secondo, terzo, quarto e quinto. Seguono le falangi, 3 per ogni dito (prima falange o falange, seconda falange o falangina, terza falange o falangetta), ad esclusione del pollice che ne contiene solo 2 (distale e prossimale). Le articolazioni tra le falangi sono ginglimi angolari.

I movimenti imposti a queste ossa sono impartiti dai muscoli della mano e anche dell’avambraccio. I muscoli dell’avambraccio, infatti, hanno la parte carnosa nell’avambraccio e il tendine sul carpo, sul metacarpo e sulle falangi (sia sul versante anteriore, e quindi destinati al palmo della mano, sia su quello posteriore destinati al dorso). La fascia antibrachiale dà dei setti che, insieme alla membrana intraossea tesa tra ulna e radio, suddividono l’avambraccio in 3 logge. Muscoli anteriori, laterali e posteriori:

  • Gli anteriori sono tutti flessori e/o pronatori (flessori dell’avambraccio, della mano e delle dita). Originano tutti dall’epitroclea dell’omero, e prendono perciò il nome di muscoli epitrocleari. Sono 4 strati:
    • I strato: pronatore rotondo, flessore radiale del carpo, palmare lungo, flessore ulnare del carpo
    • II strato: muscolo flessore superficiale delle dita
    • III strato: muscolo flessore profondo delle dita e muscolo flessore profondo del pollice
    • IV strato: muscolo pronatore quadrato
  • I posteriori sono estensori e/o supinatori (estensori dell’avambraccio, della mano e delle dita). Originano tutti dall’epicondilo laterale dell’omero, e prendono perciò il nome di muscoli epicondiloidei.
    • Piano superficiale (in senso lateromediale): muscolo estensore comune delle dita, muscolo estensore proprio del mignolo, muscolo estensore ulnare del carpo.
    • Strato profondo: muscolo supinatore, adduttore lungo del pollice, estensore breve del pollice, estensore dell’indice, estensore lungo del pollice.
  • I laterali sono flessori dell’avambraccio (muscolo brachio-radiale) ed estensori della mano. Dall’omero al radio, in senso anteroposteriore sono:
    • Muscolo brachioradiale, muscolo estensore radiale lungo del carpo, muscolo estensore radiale breve del carpo.

I muscoli del compartimento anteriore sono innervati dal nervo mediano e/o ulnare: muscolo flessore del carpo e metà del muscolo flessore delle dita. Quasi tutti gli altri sono innervati dal nervo radiale. I muscoli propri della mano vengono distinti in muscoli dell’eminenza tenar, destinati al pollice, e in muscoli dell’eminenza ipotenar, in corrispondenza del mignolo. Muscoli palmari: 2°, 3°, 4° dito. Nervo ulnare. Tra le ossa della mano ci sono muscoli intraossei e muscoli lombricali.

Cavo ascellare

È una regione che si trova in corrispondenza della radice dell’arto superiore. Ha la forma di una piramide ad apice tronco in cui individuiamo quattro pareti, un apice e una base. Le pareti sono delimitate da muscoli e da fasce muscolari.

Sezione sagittale a livello dell’ascella:

  • Parete mediale: parete laterale della gabbia toracica, rivestita dal muscolo dentato anteriore
  • Parete anteriore: muscoli grande e piccolo pettorale e in parte muscolo succlavio. Il muscolo grande pettorale è rivestito dalla fascia pettorale, che si continua inferiormente con la fascia ascellare, la quale è la base della piramide. Dalla fascia ascellare parte una dipendenza che avvolge il piccolo pettorale e il succlavio, e prende il nome di fascia clavipettorale. La parte che dalla fascia ascellare va al piccolo pettorale è nota come legamento sospensore dell’ascella.
  • Parete posteriore: muscolo sottoscapolare, muscolo grande dorsale, muscolo grande rotondo.
  • Parete laterale: margine mediale del braccio -> capo breve del bicipite e muscolo coracobrachiale.
  • Apice: punto in cui lo spazio incontra la clavicola. Mette in comunicazione la cavità ascellare con il collo. È lo spazio compreso tra clavicola, prima costa e base del processo coracoideo. Qui ci sono i vasi succlavi e i nervi del plesso brachiale. La forma della cavità ascellare dipende dalla posizione dell’arto superiore. Se questo viene abdotto, la parete è ristretta.

Contenuto del cavo ascellare:

  • Arteria ascellare: diretta continuazione dell’arteria succlavia
  • Rami collaterali dell’arteria ascellare:
    • Arteria toracica suprema -> dentato anteriore, pettorali, cute della regione pettorale;
    • Arteria toraco-acromiale-> pettorali, deltoide, cute del torace, mammella (attraversa la fascia clavipettorale);
    • Arteria toracica laterale-> linfonodi ascellari, ghiandola mammaria, muscolo dentato anteriore e muscoli intercostali;
    • Arteria sottoscapolare-> muscoli sottoscapolare e grande dorsale, muscolo grande rotondo, sopra e sottospinoso;
    • Arteria circonflessa posteriore dell’omero-> muscolo sottoscapolare, grande rotondo, tricipite, articolazione scapolo-omerale (passa nel quadrilatero di Velpau);
    • Arteria circonflessa anteriore dell’omero-> muscolo coracobrachiale, tricipite, testa dell’omero.
  • Vena ascellare e suoi affluenti (vena cefalica)
  • Plesso brachiale: disposto tutto intorno ad abbracciare l’arteria ascellare
  • Linfonodi ascellari: stazione molto importante, come i linfonodi inguinali. Raggruppati in 5 gruppi, uno centrale e gli altri quattro disposti come i vertici di un tetraedro. Il centrale riceve tre gruppi, ricevendo la linfa drenata da regioni diverse, e la manda al gruppo apicale. Il gruppo laterale drena la linfa dall’arto superiore (linfonodi brachiali), il posteriore dalla parte posteriore del torace (linfonodi sottoscapolari), l’anteriore dalla regione pettorale (linfonodi pettorali. Questi ultimi drenano la linfa anche da tre quarti della mammella, escluso il quarto supero-mediale, drenato dai linfonodi sternali. In caso di carcinoma della mammella, i linfonodi sono ingrossati e quindi palpabili -> linfonodi sentinella).

Vascolarizzazione

L’arteria ascellare è la continuazione dell’arteria succlavia. Comincia dove inizia l’ascella, cioè in corrispondenza del margine laterale della prima costa. Finisce quando esce dall’ascella e continua nell’arteria brachiale. Quest’ultima decorre medialmente al muscolo bicipite e, raggiunto il gomito, si divide in arteria ulnare e radiale. Queste due arterie raggiungono la regione della mano e si anastomizzano a dare 3 arcate. Una di queste arcate è dorsale e due sono palmari: di quelle palmari, una è superficiale e l’altra profonda. Dalle arcate palmari nascono rami che decorrono tra le ossa metacarpali e si dividono in due per decorrere ai lati delle dita. Le anastomosi sono importanti per la pressione. Alcuni vasi, quando ho in mano un oggetto, si comprimono, ma la presenza delle tre arcate assicura comunque l’afflusso di sangue. Rami delle arterie succlavia, ascellare e brachiale contribuiscono a formare il circolo anastomotico della spalla (come nell’arto inferiore c’è il circolo anastomotico dell’anca).

N.B.: naturalmente l’arteria brachiale dà rami collaterali per le regioni che sta attraversando -> arteria profonda del braccio, che aggira l’omero e si distribuisce al compartimento posteriore (tricipite e cute). Partecipa alla formazione della rete anastomotica della spalla anastomizzandosi con l’arteria circonflessa anteriore dell’omero.

Sistema venoso

Ci sono un sistema superficiale (che vedo attraverso cute e sottocute) e uno profondo, a seconda che si trovi sopra o sotto la fascia. I due sistemi sono anastomizzati poiché collegati da rami perforanti (come avviene anche nell’arto inferiore). Nell’arto superiore il flusso del sangue va dalla profondità alla superficie, dato che i rami perforanti hanno valvole che obbligano il passaggio verso la superficie (nell’arto inferiore succede esattamente il contrario, perché è importante ai fini della risalita del sangue verso il cuore. Le vene profonde nell’arto inferiore sono dotate di valvole e vengono “spremute” dalla contrazione muscolare, in modo da pompare il sangue verso il cuore. Questo sistema non è efficiente nel caso di vene varicose).

  • Sistema profondo: da arcate venose che si originano dalla mano nascono vene radiali e ulnari (le vene quasi sempre sono in numero doppio rispetto alle arterie). Queste confluiscono nelle vene brachiali, che si uniscono a formare la vena ascellare, la quale si continua nella vena succlavia.
  • Sistema superficiale: da arcate venose della mano, in particolare dorsali, nascono le vene basilica (decorrere medialmente, perfora la fascia brachiale diventando profonda e confluisce in una delle ...
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Scienze biologiche BIO/16 Anatomia umana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elias_1995 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di ANATOMIA UMANA e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Marchisio Marco.
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