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Fegato

Il fegato è una ghiandola dal peso di circa 1,5 Kg situata prevalentemente nell’ipocondrio destro ed in parte in quello sinistro e nell’epigastrio, al di sotto del diaframma, al quale è connessa per mezzo del legamento falciforme. Inferiormente è a contatto con la cistifella. È avvolto da una capsula connettivale che manda all’interno dell’organo tralci. Presenta due lobi anteriori (destro e sinistro) ed uno posteriore (lobo caudato). Ciascun lobo è suddiviso in lobuli ognuno dei quali, nelle sezioni istologiche, appare di forma esagonale, con al centro la vena centrolobulare.

Nel lobulo epatico si distinguono tre zone: nella zona 1, che è quella posta in prossimità della triade, c’è il sangue più ricco di ossigeno; la zona 3 invece, posta in prossimità della vena centrolobulare, è perfusa da sangue ricco di CO2. La concentrazione di ossigeno va a decrescere dalla zona 1 alla zona 3. Ne consegue che nel danno ischemico la zona più colpita, la prima ad essere coinvolta, è la 3.

Irrorazione del fegato

Il fegato riceve una doppia irrorazione: una nutritiva, fornita dall’arteria epatica, ed una funzionale, fornita dalla vena porta. L’arteria epatica, la vena porta ed i nervi penetrano nel fegato attraverso l’ilo, presente nella faccia inferiore dell’organo. Attraverso questa fessura escono anche le vene epatiche che raccolgono il sangue refluo e confluiscono nella vena cava inferiore.

Funzioni del fegato

Gli epatociti formano la bile che riversano nei canalicoli biliari, i quali non hanno una parete propria essendo delimitati da due epatociti contigui. Da qui, la bile passa nei duttili biliari, nei dotti epatici. Raggiunge poi attraverso il dotto cistico la cistifellea, organo cavo in cui la bile viene concentrata. La bile è un liquido viscoso, di colore giallo-verde; il suo maggiore costituente è l’acqua che a livello epatico rappresenta il 97% ma che nella cistifellea si riduce per riassorbimento di sodio.

  • Utilizzando sia gli amminoacidi da esso sintetizzati sia gli amminoacidi derivati dal catabolismo delle proteine endogene o introdotte con gli alimenti, provvede alla biosintesi delle proteine plasmatiche e proprie.
  • Interviene nel metabolismo glucidico facendo sì che la glicemia rimanga a un valore costante. Nel fegato, infatti, i carboidrati che non vengono immediatamente utilizzati vengono convertiti in glicogeno (glicogenosintesi); avviene la glicogenolisi ossia la scissione del glicogeno per ricavare glucosio; si ricava glucosio (neoglicogenesi) per l’80% dalla deaminazione degli amminoacidi (l’alanina soprattutto) e per il 20% dal lattato e dal glicerolo.
  • Riceve gli acidi grassi sotto forma di NEFA sia dall’intestino, dove questi vengono assorbiti, sia dai depositi adiposi da cui sono mobilizzati.
  • Il fegato poi ha funzione detossificante. Infatti, ha la capacità di sottrarre al sangue composti non utilizzabili dall’organismo o tossici, sottoponendoli a vari tipi di processi inattivanti o trasformandoli, se si tratta di composti liposolubili, in composti idrosolubili che possono essere eliminati per via renale. Inoltre rimuove gli elementi corpuscolati di varia natura grazie alle cellule del Kupffer aventi attività fagocitaria.
  • È un organo di riserva (glicogeno, vitamine e metalli).

Patologie epatiche

Le principali cause di patologie epatiche sono:

  • Le tossine (alcool e farmaci, soprattutto gli anticonvulsanti)
  • Le infezioni (virus e batteri)
  • Le infestazioni (parassiti)
  • La vascolarizzazione e la formazione di bile
  • Le neoplasie primitive quali l’epatocarcinoma (che origina dagli epatociti), il colangiocarcinoma (che origina dalle cellule dei dotti biliari) e i sarcomi
  • Le neoplasie metastatiche quali il carcinoma del colon, del polmone, della mammella e della prostata.

Epatite

L’epatite può essere acuta o cronica e generalmente è ad eziologia virale. È causata cioè da virus epatotropi, contraddistinti con una lettera alfabetica progressiva dalla A alla G. L’epatite acuta si osserva in patologie che causano necrosi degli epatociti con conseguente infiammazione. L’aggettivo acuta è in riferimento al fatto che questa condizione patologica si risolve in tempo breve. Complicanze improvvise possono portare a morte il paziente.

L’epatite cronica è caratterizzata da una infiammazione continuativa causata da vari fattori. Si osservano fibrosi (aumento dei fibroblasti e collagene) e colestasi (danno alle vie biliari epatiche o extra-epatiche. La bile non può defluire, ristagna e ciò determina la colorazione itterica del paziente). Da sottolineare che la fibrosi è caratteristica oltre che dell’epatite cronica anche della cirrosi, stato più avanzato di malattia. Per definire un fegato cirrotico però non basta la fibrosi ma è necessaria anche la presenza di noduli di epatociti rigeneranti. Un danno epatico che abbia già provocato fibrosi può, quindi, quando prolungato evolvere in cirrosi epatica.

Cirrosi

Questa condizione, causata principalmente dall’alcool, è caratterizzata da estesa cicatrizzazione associata a formazione di noduli di epatociti rigeneranti che non si trovano solo sulla superficie ma anche all’interno del fegato. A seconda delle dimensioni di questi noduli, la cirrosi può essere macro- o micro-nodulare ma molto più spesso è micro e macro-nodulare contemporaneamente. Essendo caratterizzati da una veloce atti...

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Scienze biologiche BIO/16 Anatomia umana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nunziagranieri di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Anatomia umana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Cagliari o del prof Perra Maria Teresa.
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