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ESTRATTO DOCUMENTO

È composto dai polmoni e dalle vie aeree

•Porzione di conduzione: Trasporto dell’aria (da naso a bronchioli)

•Porzione respiratoria: Scambi gassosi (bronchioli respiratori e alveoli)

•Vie aeree superiori: filtrano, scaldano e umidificano aria (cavità nasali e faringe) •Vie aeree inferiori (laringe, trachea, bronchi).

Le vie aeree devono essere sempre aperte per consentire il passaggio di aria, pertanto sono dotate di uno scheletro, per lo più costituito da cartilagine

ialina.

FUNZIONI

• Scambio di gas fra sangue e aria

• Trasporto dell’aria verso le superfici di scambio

• Difesa dell’app. respiratorio stesso da patogeni

• Olfatto

• Fonazione

• Regolazione di volume, pressione e pH ematici

EPITELIO RESPIRATORIO

EPITELIO RESPIRATORIO: Epitelio pseudostratificato cilindrico e ciliato con cellule caliciformi mucipare. Riveste l’intero tratto respiratorio

(esclusi alveoli).

CIGLIA hanno movimento coordinato (onde) che spinge il muco con le particelle contenute verso la faringe, dove viene deglutito per

essere successivamente inattivato nello stomaco (Ascensore Mucoso)

NASO

• Il naso ha una porzione esterna visibile che consiste di ossa, cartilagini e t.c. denso e una porzione interna.

•La porzione esterna presenta 2 aperture dette narici, che proseguono internamente a livello del vestibolo (porzione iniziale della via aerea nasale).

•La porzione interna è inserita all’interno della scatola cranica (cavità nasale). La cavità nasale è in comunicazione posteriormente con la faringe

attraverso le coane.

Lo spazio all’interno del naso, chiamato cavità nasale, è posto superiormente alla cavità orale. Un setto verticale, il setto nasale, divide la cavità

nasale in due porzioni simmetriche.

In prossimità del vestibolo sono presenti VIBRISSE, peli robusti che intrappolano particelle di grandi dimensioni

CAVITÀ NASALI

Le strutture interne alle cavità nasali hanno 2 funzioni:

• filtrazione, riscaldamento e umidificazione dell’aria inspirata;

• rilevamento degli stimoli olfattivi;

FARINGE

Organo cavo, impari, mediano che si estende dalle coane alla laringe/esofago. La parete posteriore è a contatto con la colonna vertebrale, mentre le

pareti laterali sono costituite da muscoli.

• La parte superiore della faringe (rinofaringe) fa parte solo dell’apparato respiratorio (epitelio respiratorio). Presenta la tonsilla faringea e gli

sbocchi delle tube uditive.

• La parte intermedia è l’orofaringe e ospita le tonsille palatine e linguali.

• La porzione inferiore è la laringofaringe e si collega con l’esofago.

STRUTTURA FARINGE:

La faringe è un organo cavo a tonache sovrapposte .

La tonaca mucosa presenta un epitelio respiratorio (nel rinofaringe) e epitelio pavimentoso composto non cheratinizzato (nell’orofaringe e

nella laringofaringe) poiché il rinofaringe dà passaggio solo ad aria, mentre sia l’orofaringe che la laringofaringe danno passaggio anche al bolo

alimentare.

La tonaca sottomucosa è sostituita da uno strato molto robusto di t.c. fibrillare denso (aponevrosi faringea) che rappresenta una specie di

scheletro della faringe, in quanto la faringe deve rimanere sempre pervia.

La tonaca muscolare è formata da t. muscolare striato (eccezione: la deglutizione è un atto volontario).

Più esternamente è presente una tonaca avventizia.

LARINGE

La laringe è formata da diverse cartilagini che sono unite fra loro tramite dei legamenti.

Fra queste, l’EPIGLOTTIDE, durante la deglutizione si piega all’indietro impedendo l’entrata di cibo nelle vie respiratorie. È formata da

cartilagine elastica.

-A livello della laringe, sono presenti 2 coppie di legamenti, di cui le inferiori sono le corde vocali.

TRACHEA

Organo impari e cavo, situato in parte nel collo e in parte nel mediastino davanti all’esofago.

È un condotto che si estende da C a T (12 cm) dove si biforca dando origine ai 2 bronchi principali.

6 5

È suddivisa in 2 porzioni:

• PARTE CERVICALE che decorre nel collo

• PARTE TORACICA che scende lungo il mediastino.

Scheletro cartilagineo: 15-20 anelli incompleti (a forma di C) di c. ialina, uniti da legamenti anulari (t.c.elastico).

La cartilagine forma uno scheletro di supporto per mantenere beante il lume.

La parte posteriore è in rapporto con l’esofago e non presenta c.ialina (parte membranacea). Presenta un aumento della componente muscolare liscia

(muscolo tracheale). BRONCHI PRINCIPALI

Sono canali aeriferi localizzati nel mediastino I bronchi principali si originano come extrapolmonari, poi entrano nei polmoni a livello dell’ilo.

•Il Dx è più corto e di calibro maggiore:

Dx: 4-6 (2.5 cm)

Sn: 9-12 (5 cm)

Presentano cartilagine incompleta. I bronchi principali entrano nel polmone dove si suddividono in bronchi lobari e bronchi di calibro sempre

minore.

POLMONI

Organi pieni e pari situati nella cavità toracica, delimitano il mediastino.

Essi mostrano: un apice superiore, una base inferiore concava, che poggia sul diaframma, una faccia costale o laterale, una faccia mediastinica

o mediale dove troviamo l’ilo polmonare, un margine anteriore ed un margine posteriore.

I polmoni sono in rapporto anteriormente, lateralmente e posteriormente con la parete toracica e sono sostenuti dalla gabbia toracica.

Medialmente sono separati dal cuore.

Sono ricoperti dalla pleura, una membrana sierosa a doppio strato che racchiude e protegge ciascun polmone.

FACCIA COSTALE: (inferiore, medio, superiore) da 2 scissure (obliqua e orizzontale). Il sn più piccolo, ha 2 lobi (inferiore, superiore) separati

da 1 scissura (obliqua).

Ogni lobo è suddiviso da SETTI in centinaia di LOBULI

ILO: porta/ingresso (a livello dell’ilo la pleura parietale si ribalta in quella viscerale) Attraverso l’ilo passa il peduncolo del polmone, formato

da:

-arterie polmonari

-vene polmonari

-bronchi

-arterie e vene bronchiali per circolo nutritizio

-vasi linfatici e nervi

ALBERO BRONCHIALE

L’ albero bronchiale consiste di vie aeree che cominciano nella trachea e terminano nei bronchioli terminali.

Nei BRONCHIOLI TERMINALI scompare anche la sottomucosa e l’epitelio di rivestimento si trasforma da pseudostratificato a batiprismatico

semplice e poi a cubico semplice. Le cellule più numerose nei bronchioli terminali sono le cellule di Clara (80 %) che producono un componente del

surfactante polmonare.

I bronchioli terminali si dividono poi in bronchioli respiratori, che si dividono in dotti alveolari. Due o più alveoli che condividono uno spazio

comune prendono il nome di sacchi alveolari. I sacchi alveolari non hanno una parete propria perché sono composti da un certo numero di alveoli

contigui. Ogni alveolo ha la parete costituita da un epitelio pavimentoso semplice ed è circondato da capillari perialveolari e fibre elastiche che

aiutano a mantenere la posizione degli alveoli. Al di sotto dell'epitelio alveolare si trova una lamina basale che, in più punti, si fonde con laembrana

basale dei capillari perialveolari.

ALVEOLI:

Cavità sacciformi, compaiono a livello dei bronchioli respiratori (~150 mln x polmone) Epitelio pavimentoso semplice formato da:

1) Pneumociti di tipo I (95% più piccoli e sottili)

2) Pneumociti di tipo II (5% più grandi): Riparano l’epitelio alveolare se danneggiato e sintetizzano e secernono il surfactante polmonare.

Inoltre, danno origine a quelli di tipo I. Surfactante: Riveste la superficie interna alveoli, ricco di fosfolipidi, agisce da tensioattivo

abbassando la tensione superficiale (l’alveolo non collassa durante l’espirazione).

Macrofagi alveolari: Fagocitano le particelle solide, inalate con l’aria, giunte fino agli alveoli.

Sono presenti moltissimi capillari perialveolari, con diametro di 5-6 µm, che derivano dai 2 rami dell’arteria polmonare (dx e sn). Da tali capillari

prenderanno origine le vene polmonari (2 per ogni polmone).

La BARRIERA RESPIRATORIA (aria-sangue) limita il passaggio di fluidi dal sangue e dagli spazi interstiziali nel lume dell’alveolo. È

composta da:

1. epitelio alveolare

2. membrana basale dell’epitelio e membrana basale dell’endotelio dei capillari polmonari (fuse insieme)

3. cellule dell’endotelio dei capillari perialveolari

La diffusione dei gas attraverso la barriera s-a avviene rapidamente poiché: 1) la distanza è breve

2) i gas sono liposolubili

Mentre i liquidi non riescono a passare la barriera

VASCOLARIZZAZIONE POLMONE

Nel polmone esistono 2 sistemi vascolari:

CIRCOLO POLMONARE: Rappresenta il circolo funzionale e ha il compito di provvedere all’ossigenazione del sangue venoso che è giunto

all’atrio dx. Il tronco polmonare si divide nelle 2 arterie polmonari che entrano nei polmoni. All’interno del polmone l’arteria segue le ramificazioni

dei bronchi, fino a formare la rete capillare attorno agli alveoli, dove avvengono gli scambi gassosi. Le vene originano dai capillari e decorrono tra

un segmento polmonare e l’altro. Ne escono 2 per ciascun polmone (4 vene polmonari)

CIRCOLO BRONCHIALE: Rappresenta il circolo nutritizio del parenchima polmonare che necessita di sangue ossigenato. È meno estesa del

circolo polmonare poiché le strutture respiratorie scambiano direttamente i gas con l’aria. Il circolo bronchiale ha inizio con le arterie bronchiali che

accompagnano i bronchi nelle loro diramazioni fino ai bronchioli terminali. Le vene bronchiali drenano il sangue venoso.

PLEURE

La superficie dei polmoni è coperta da una membrana sierosa (PLEURA

VISCERALE) che a livello dell’ilo si ripiega su sè stessa (PLEURA

VISCERALE). Fra i due foglietti è presente la CAVITÀ PLEURICA con pressione negativa. La superficie è bagnata dal liquido pleurico che

permette lo scivolamento delle 2 superfici pleuriche durante la respirazione senza che vi sia sfregamento.

RESPIRAZIONE

Respirazione esterna: Avviene a livello degli alveoli polmonari.

È il passaggio di O dagli alveoli al sangue che cede CO attraverso la barriera respiratoria.

2 2

Respirazione interna: Avviene a livello dei diversi tessuti ed organi fra cellule e vasi sanguigni. È il passaggio di O dal sangue alle cellule che

2

cedono CO , avviene in tutti i tessuti.

2

Tutti gli scambi gassosi si attuano secondo le leggi della diffusione, cioè i gas si muovono verso l’area dove sono meno concentrati.

RESPIRAZIONE ESTERNA

Lo scambio di aria è dato sia dall’azione di muscoli coinvolti nei movimenti di inspirazione/espirazione sia dalla differenza tra la pressione

atmosferica e la pressione nei polmoni

MUSCOLI RESPIRATORI:

Diaframma (2/3): Aumento volume verticale

Intercostali interni ed esterni: Aumento volume laterale

•Muscoli respiratori accessori

DIAFRAMMA

• Separa la cavità toracica dalla cavità addominale.

• Presenta 3 orifizi: - O. aortico - O. esofageo - O. della vena cava inferiore.

• E’ il principale muscolo inspiratorio.

• Ha la forma di una cupola con concavità inferiore.

• La parte centrale piatta è il centro frenico (t.c. denso) che si fonde con la superficie inferiore

del pericardio e con le pleure.

• Presenta due facce: superiore (toracica), inferiore (addominale).

• Oltre alla respirazione, il diaframma aiuta il ritorno venoso al cuore.

DIAFRAMMA

Quando si contrae, il diaframma si appiattisce, causando:

1) aumento volume cavità toracica

2) aumento spazio pleurico

3) diminuzione pressione intrapleurica

Pertanto il diaframma si contrae anche in tutte quelle condizioni in cui è necessario un aumento della pressione intraddominale (parto, vomito,

minzione, defecazione)

AZZURRO= ESPIRAZIONE (rilassamento diaframma) ROSSO= INSPIRAZIONE (contrazione diaframma

CLASSIFICAZIONE TESSUTI

1. TESSUTI CONNETTIVI PROPRIAMENTE DETTI:

T.C. FIBRILLARE LASSO T.C. FIBRILLARE DENSO ;T.C. ELASTICO TESSUTO RETICOLARE TESSUTO ADIPOSO

2. TESSUTI CONNETTIVI DI SOSTEGNO:

TESSUTO CARTILAGINEO TESSUTO OSSEO

3. TESSUTI CONNETTIVI A FUNZIONE TROFICA:

SANGUE

SANGUE

Il sangue è un t.c. con funzione nutritizia, in cui la matrice extracellulare è liquida e si chiama PLASMA. Il volume del sangue è di 5-

6 l nell’uomo e di 4-5 l nella donna.

Le cellule del sangue sono dette ELEMENTI CORPUSCOLATI del sangue, perché alcune di esse, le piastrine, non sono vere e proprie

cellule ma frammenti del citoplasma di grosse cellule dette megacariociti, che risiedono nel midollo rosso o emopoietico.

FUNZIONI SANGUE

1.TRASPORTO: Gas, nutrienti, ormoni

2.REGOLAZIONE:

Temperatura, pH, pressione sanguigna

3. DIFESA: Protezione dalle infezioni

Per studiare il sangue è innanzitutto necessario impedirgli di coagulare aggiungendo anticoagulanti

(eparina). Poi lo si mette in provetta e lo si centrifuga. Si ottengono così 3 strati che sono:

Il plasma, trasparente e giallastro, rappresenta la matrice extracellulare del sangue (55% del

volume).

Il sottile strato grigio al di sotto del plasma (buffy coat) rappresenta l’1% ed è formato da

piastrine e leucociti (globuli bianchi).

L’ematocrito, rosso, rappresenta il ~45% del volume ed è formato da ERITROCITI (globuli

rossi). È maggiore nei maschi (40-54%) rispetto alle femmine (37-47%).

COMPOSIZIONE % del PLASMA

- H 0: 91-92%

2

- PROTEINE: 6-8% (= 100 ml di plasma contengono 6-8 g di proteine): albumina (60%), globuline (35%), fibrinogeno (4%), ecc.

Il fegato produce più del 90% delle proteine del plasma.

- ALTRI SOLUTI: 1-2%

+ + 2+ 2+

ELETTROLITI (Na , K , Ca , Mg , ecc.)

NUTRIENTI (glucosio, lipidi, amminoacidi, vitamine)

ORMONI

GAS (N , CO , O )

2 2 2

PRODOTTI DI SCARTO (urea, acido urico, creatinina)

ELEMENTI CORPUSCOLATI 6 3

ERITROCITI (GLOBULI ROSSI): 4-6 x 10 /mm 3

LEUCOCITI (GLOBULI BIANCHI): 5000-9000/mm

3

PIASTRINE: 150.000-400.000/mm

CELLULE MATURE del sangue

Tipo cellulare Eritrociti Neutrofili Eosinofili Basofili Linfociti Monociti Piastrine

Dimensioni 7-8 μm 12-14 μm 12-17 μm 14-16 μm 6-15 μm 16-20 μm 1.5-3.5 μm

150.000-

3 6

Numero/mm 4-6 x 10 - - - - - 400.000

Formula - 50-70% 2-5% 0.5-1% 20-40% 2-8% -

leucocitaria

Tempo di da 6h ad

120 gg 8-12 gg ? ? mesi/anni 8-12 gg

sopravvivenza alcuni gg

Funzione intravasale extravasale extravasale extravasale extravasale extravasale intravasale

Origine ME ME ME ME ME ME ME

ME= Midollo emopoietico

o midollo rosso

ERITROCITI

-Nei mammiferi sono cellule prive di nucleo e di altri organuli.

-Hanno una forma a lente (disco) biconcava, che garantisce il maggior rapporto superficie/volume, per favorire al massimo gli scambi

gassosi con i tessuti.

-Il diametro medio è 7-8 µm, ma essendo molto deformabili, riescono a passare attraverso capillari di diametro di 4-5 µm. Hanno una

vita media di 120 gg. Vengono prodotti dal midollo emopoietico e vengono distrutti nel fegato e nella milza.

-Sono delle “cisterne” cariche di emoglobina (Hb), una proteina

contenente Fe che lega l’O nei polmoni e lo rilascia nei tessuti. Il Fe è

2

responsabile del colore rosso del sangue. Ogni eritrocito contiene

280-300 mln di molecole di Hb. EMOGLOBINA

Ogni eritrocito contiene 280-300 milioni di molecole di emoglobina

LEUCOCITI (GLOBULI BIANCHI)

Esistono vari tipi di leucociti presenti nel sangue in % differenti.

Si parla pertanto di FORMULA LEUCOCITARIA che nell’adulto è:

1.GRANULOCITI NEUTROFILI: 50-70%

2.GRANULOCITI EOSINOFILI: 2-4%

3.GRANULOCITI BASOFILI: 0.5-1%

4.MONOCITI: 2-8%

5.LINFOCITI: 20-40%

Tutti i leucociti svolgono le loro funzioni nei tessuti, per lo più nei connettivi e, per questo motivo, sono cellule migranti extravasali che

escono dai vasi sanguigni (diapedèsi)

1. GRANULOCITI NEUTROFILI (50-70%)

Il nucleo presenta 3-5 lobi. Più numerosi sono i lobi, più vecchio è il granulocito. Hanno nel citoplasma dei GRANULI che si colorano

con una miscela di coloranti acidi e basici, perciò sono detti neutrofili. Alcuni di questi granuli sono lisosomi. Sono cellule molto mobili,

nei connettivi fagocitano batteri e li distruggono liberando lisozima. In questo processo di distruzione, i granulociti neutrofili solitamente

muoiono.

2. GRANULOCITI EOSINOFILI (2-4%)

Il nucleo è bilobato. Nel citoplasma sono presenti molti granuli che si colorano con coloranti acidi come l’eosina (acidofili). Sono cellule

mobili e capaci di fagocitosi.

Sono coinvolti nelle risposte allergiche e contro i parassiti.

3. GRANULOCITI BASOFILI (0.5-1%)

Il nucleo ha 2-3 lobi ma si vede poco perché è coperto da granuli che si colorano con coloranti basici. Anche i granulociti basofili

svolgono la loro funzione nei connettivi, dove sono coinvolti in reazioni allergiche e nei processi infiammatori. Rilasciano istamina e

eparina.

4. MONOCITI (2-8%)

Il nucleo dei monociti ha un profilo irregolare, alle volte è reniforme. I monociti escono dai capillari sanguigni e nei connettivi si

trasformano in macrofagi, grandi cellule che fagocitano batteri, frammenti cellulari e cellule morte. Sono specializzati nella fagocitosi,

tuttavia, a differenza dei granulociti neutrofili, di solito sopravvivono dopo aver ucciso i microrganismi.

I monociti si possono trasformare in osteoclasti (osso), in cellule di Kupffer

(fegato) e in cellule di Langherans (cute).

EMOPOIESI nell’ADULTO

Processo mediante il quale gli elementi corpuscolati del sangue si sviluppano dai rispettivi precursori nel MIDOLLO ROSSO (o midollo

emopoietico o tessuto mieloide).

Il midollo rosso è un organo disperso, contenuto nelle ossa piatte (bacino, sterno, cranio, coste, vertebre e scapole) e nelle epifisi delle

ossa lunghe (femore e omero). MIDOLLO ROSSO

E’ costituito da:

1) Fibre reticolari e fibroblasti/fibrociti specializzati che rappresentano la struttura di supporto per gli elementi corpuscolati del

sangue in via di sviluppo.

2) Sistema di sinusoidi (capillari sanguigni) collegati tra loro che defluiscono verso le vene e permettono agli elementi corpuscolati

del sangue di entrare in circolo solo quando sono maturi.

3) Cellule staminali emopoietiche, da cui derivano tutti gli elementi corpuscolati.

E’ rosso perché in esso prevalgono i precursori degli eritrociti in via di sviluppo.

EMOPOIESI

5. LINFOCITI (2-8%)

Nell’adulto i linfociti sono meno numerosi dei neutrofili (20-40% vs. 50-70%), mentre nei bambini, fin verso la pubertà, è vero il

contrario, cioè i linfociti sono più numerosi dei neutrofili.

Poiché esistono vari tipi di linfociti, esiste anche una formula linfocitaria.

FORMULA LINFOCITARIA (nell’adulto):

LINFOCITI T: 70-80% (IMMUNITA’ CELLULO-MEDIATA)

LINFOCITI B: 10-20% (IMMUNITA’ ANTICORPALE)

LINFOCITI Natural Killer (NK): 5-10% (altro tipo di immunità cellulomediata, comparsa durante l’evoluzione)

A COSA SERVONO I LINFOCITI?

Sono cellule che vigilano sul nostro corpo, eliminando agenti estranei, potenzialmente patogeni. Migrano attraverso il sistema linfatico alla

ricerca di antigeni.

Vengono attivati da:

1. Microorganismi, come virus o batteri

2. Cellule somatiche anomale, come cellule infettate da virus o cellule cancerose

3. Proteine estranee, come tossine batteriche

SISTEMA IMMUNITARIO

-Ha lo scopo di proteggere il ns. organismo da molecole estranee e quindi potenzialmente dannose. Tuttavia, non tutte

le molecole estranee sono necessariamente dannose.

-Le molecole estranee all’organismo che stimolano il sistema immunitario vengono definite ANTIGENI. Gli antigeni possono essere

rappresentati da proteine solubili nei liquidi biologici (es: tossine batteriche o proteine virali) oppure da molecole proteiche o

glicoproteiche presenti sulla membrana di microorganismi o di cellule estranee.

-L’antigene che penetra nel ns. organismo deve prima essere riconosciuto: a questa fase prendono parte diversi tipi di cellule, quali

linfociti T e B, e cellule che presentano l’antigene (cellule dendritiche, macrofagi e linfociti B).

In seguito al riconoscimento, i linfociti T e B cercano di neutralizzare l’antigene.

RISPOSTE IMMUNITARIE

Esistono due tipi di risposte immunitarie:

NATURALI O INNATE: Sono risposte «semplici», meno specifiche e non si modificano a seguito di successive esposizioni agli antigeni.

L’immunità innata si basa su: cellule epiteliali di rivestimento, neutrofili/macrofagi (cellule fagocitarie) e linfociti NK.

ACQUISITE: Presentano un’elevata specificità di riconoscimento dell’antigene ed un aumento dell’efficacia della risposta in seguito a

successive esposizioni all’antigene, ovvero presentano il fenomeno della “memoria immunitaria” su cui sono basati i vaccini. L’immunità

acquisita si basa su: linfociti T e B, macrofagi/cellule che presentano l’antigene.

ORGANI LINFOIDI

Gli organi linfoidi sono uno speciale tipo di tessuto connettivo, molto ricco di linfociti e altre cellule del sistema immunitario, e supportato da

una fitta impalcatura di fibre reticolari.

Si suddividono in:

- Organi linfoidi primari: organi nei quali i linfociti B (midollo rosso) e T (timo) proliferano e si differenziano.

- Organi linfoidi secondari: Organi nei quali i linfociti B e T sono già maturi (linfonodi, tonsille, milza).

timo e midollo osseo = organi linfoidi primari milza, linfonodi e tonsille = organi linfoidi

secondari

I linfociti riconoscono le cellule estranee all’organismo (non self) e le uccidono.

Meccanismo specifico di riconoscimento “chiave” (linfocita) –

“serratura” (patogeno) 3 CLASSI DI LINFOCITI

1) Linfociti T (70-80%): [Maturazione nel timo] Rispondono ad un unico Ag.

2) Linfociti B (10-20%): [Maturazione nel midollo rosso] Rispondono ad un unico Ag. Se attivati, si trasformano in plasmacellule

che producono e secernono Ab.

3) Linfociti NK (Natural Killer) (5-10%): [Maturazione nel midollo rosso]. Rispondono a + Ag e distruggono cellule infettate o cancerose

1) LINFOCITI T

•T CITOTOSSICI (O CITOLITICI): aggrediscono

direttamente cellule estranee all’organismo (cellule di organi trapiantati) e le uccidono.

T HELPER: aiutano i linfociti B e i linfociti T citotossici nella risposta umorale (anticorpale).

T REGOLATORI/SOPPRESSORI: controllano che la

risposta immunitaria non diventi troppo violenta e la spengono quando non è più necessaria.

T DELLA MEMORIA: vivono per moltissimi anni e conservano il ricordo dell’incontro con un determinato antigene.

Cellule che presentano l’antigene: Cellule che fagocitano microrganismi estranei e in seguito espongono sulla loro superficie gli

antigeni in modo che possano essere riconosciuti dai linfociti T. Es. cellule dendritiche, macrofagi e linfociti B

2) LINFOCITI B

• I linfociti B, dopo l’incontro con l’antigene (Ag), si trasformano in plasmacellule, che producono immunoglobuline o anticorpi (Ab).

• Gli Ab neutralizzano gli antigeni (soprattutto antigeni solubili).

• Esistono anche linfociti B della memoria, che conservano il ricordo dell’incontro con l’antigene e vivono più o meno a lungo. In

questo modo, se lo stesso antigene viene incontrato una seconda volta, la risposta immunitaria anticorpale sarà più rapida ed intensa

(risposta secondaria).

LINFOCITI NK

I linfociti NK si caratterizzano per la presenza nel loro citoplasma di granuli contenenti fattori citotossici che vengono liberati al momento

dell’interazione con le cellule bersaglio (cellule infettate da virus e cellule tumorali). Tra questi fattori, le più significative sono le

perforine, che liberate dai granuli dei linfociti NK, si legano alla membrana plasmatica delle cellule bersaglio, nella quale determinano la

formazione di pori. Queste lesioni danno inizio ai fenomeni che portano alla distruzione) delle cellule bersaglio

Sistema endocrino e Sistema nervoso

L’organismo comunica internamente ed esternamente attraverso

2 grandi sistemi: • NERVOSO • ENDOCRINO

Il SISTEMA NERVOSO invia messaggi di natura elettrica o chimica che viaggiano molto velocemente quindi ad effetto

immediato, ma di breve durata.

L’APPARATO ENDOCRINO si serve di messaggeri chimici (ormoni) che viaggiano più lentamente ma l’effetto è persistente e

agiscono su organi e tessuti diversi.

Questi 2 sistemi comunicano a livello ipotalamo/ipofisi.

Mediante questi sistemi di comunicazione, il nostro organismo armonizza le funzioni di tutte le sue parti e può così rispondere

meglio a sollecitazioni sia interne che esterne. SISTEMA ENDOCRINO

E’ costituito da ghiandole endocrine che sono complessi di cellule secernenti ORMONI. Possono essere vere e proprie

ghiandole (es. Tiroide) o essere formate da gruppi di cellule secretrici di ormoni, localizzate in organi che hanno anche altre

funzioni (Isole pancreatiche di Langerhans)

SISTEMA ENDOCRINO

• Le GHIANDOLE ENDOCRINE sono complessi di cellule secernenti ORMONI.

• Un ORMONE è una sostanza prodotta e secreta in piccola quantità da parte di una ghiandola endocrina.

• Nella maggior parte dei casi gli ormoni agiscono a distanza e sono trasportati agli organi bersaglio dal torrente sanguigno.

Sebbene qualsiasi ormone possa diffondere in tutto l’organismo attraverso il sangue, ognuno di essi influisce soltanto su

cellule bersaglio (specifici recettori).

• Le cellule endocrine sono a contatto con una grande quantità di capillari sanguigni. Mancano i condotti escretori.

ORMONI

•Derivati degli Aminoacidi (Amine): Piccole dimensioni, strutturalmente simili agli AA:

-Derivati dalla Tirosina: Ormoni Tiroidei; Catecolamine (Adrenalina, Noradrenalina)

-Derivati dal Triptofano: Melatonina

•Ormoni Peptidici: Catene di aminoacidi (Ormoni Ipofisari)

•Ormoni Steroidei: Derivati del colesterolo (Apparato Riproduttivo,

Ghiandola Surrenale)

•Eicosanoidi: Piccole molecole che presentano un anello a 5 atomi di C ad una estremità. Coordinano le attività cellulari ed

influenzano i processi enzimatici che si verificano nei liquidi extra-cellulari (prostaglandine, trombossano)

• Meccanismo d’azione  gli ormoni raggiungono il bersaglio tramite:

–MECCANISMO PARACRINO (a) mediante diffusione nei fluidi: l’ormone viene immesso nella sostanza fondamentale del connettivo

e da qui diffonde a cellule vicine (es. cellule del Leydig)

–MECCANISMO AUTOCRINO (b) agendo direttamente sulle stesse cellule che li producono.

–MECCANSIMO ENDOCRINO mediante il torrente sanguigno SECREZIONE ENDOCRINA:

l’ormone viene rilasciato da cellule specializzate nel

circolo venoso (a sn), raggiunge attraverso i polmoni

e il cuore il circolo arterioso e arriva alle cellule

bersaglio (a dx), su cui agisce legandosi a recettori

situati sulla loro membrana.

REGOLAZIONE

•La secrezione ormonale è regolata da:

1. STIMOLI UMORALI: Variazioni nella composizione del

fluido extra-cellulare

2. STIMOLI ORMONALI: Variazione di altri ormoni

3. STIMOLI NERVOSI: Segnali provenienti da neurotrasmettitori a

livello delle giunzioni neuroendocrine

I livelli ormonali sono regolati da meccanismi di

autoregolazione (feedback) che possono

essere positivi (allattamento) o nella maggior

parte dei casi negativi (es. regolazione glucosio

nel sangue). I feedback possono essere

provocati da altri ormoni, ioni, sostanze presenti

nel sangue. APPARATO

NEUROENDOCRINO

Un particolare territorio del SNC, l’ipotalamo, possiede

un cospicuo numero di neuroni che hanno sviluppato la

capacità di secernere sostanze ad azione ormonale:

NEUROSECREZIONE.

Essi pertanto fanno parte a pieno titolo dell’apparato endocrino o per meglio dire dell’apparato neuroendocrino.

IPOTALAMO

Situato nel pavimento del diencefalo (porzione profonda dell’encefalo), è il centro del controllo viscerale. E’ collegato alla ghiandola

ipofisi tramite un sottile peduncolo (infundibolo). Contiene centri coinvolti nel controllo delle emozioni, delle funzioni autonome e

della produzione di ormoni. IPOTALAMO E IPOFISI

•L’ipofisi è stata da sempre considerata come la struttura endocrina primaria perché secerne diversi ormoni che controllano altre

ghiandole endocrine. In realtà, essa stessa è supervisionata dall’ipotalamo, che costituisce la connessione principale fra il sistema

nervoso e endocrino. CONTROLLO IPOTALAMICO DELLA SECREZIONE ADENOIPOFISARIA

Alcuni nuclei dell’ipotalamo producono degli ormoni che controllano l’attività endocrina delle cellule dell’adenoipofisi

-Releasing hormones (RH): sono fattori di rilascio (ormoni) che stimolano la produzione di uno o più ormoni dell’adenoipofisi

-Inhibiting hormones (IH): sono fattori di inibizione (ormoni) che inibiscono la sintesi e la secrezione di ormoni dell’adenoipofisi

I RH e gli IH vengono secreti nel sangue e raggiungono quindi l’ipofisi anteriore dove esercitano il loro effetto.

FUNZIONI IPOTALAMO

 PRODUZIONE ORMONALE: 1) VASOPRESSINA (ormone ANTIDIURETICO o ADH)  RENE

2) OSSITOCINA  UTERO (PARTO) e GHIANDOLA MAMMARIA

 CONTROLLO DELLA SECREZIONE ORMONALE DELLA

ADENOIPOFISI (RH e IH)

 REGOLAZIONE DEI RITMI CIRCADIANI (RITMI SONNO-VEGLIA)

 REGOLAZIONE DELLA TEMPERATURA CORPOREA

 REGOLAZIONE DELLA INGESTIONE DI LIQUIDI (centro della sete)

 REGOLAZIONE DELL’ASSUNZIONE DI CIBO:

centro della fame e sazietà  GRELINA (fame); LEPTINA/INSULINA (sazietà)

 REGOLAZIONE FREQUENZA CARDIACA E PRESSIONE SANGUIGNA

IPOFISI

L’ipofisi ha le dimensioni di una nocciola, pesa ~500 mg.

È la ghiandola più importante di tutto il sistema endocrino poiché è una ghiandola regolativa.

È divisa in due lobi:

•lobo anteriore o ADENOIPOFISI (di derivazione epiteliale)

•lobo posteriore o NEUROIPOFISI (di derivazione nervosa)

I due lobi sono entrambi adagiati nella fossa ipofisaria dell’osso sfenoide e attraverso l’infundibulo sono connessi

all’ipotalamo. NEUROIPOFISI

Lobo posteriore ipofisi. È formata da fibre nervose amieliniche, da cellule gliali

(pituiciti) e da stroma ricco di vasi. È una dipendenza dall’ipotalamo col quale è

in continuità mediante l’infundibolo. Fibre nervose dall’ipotalamo terminano a

ridosso dei capillari fenestrati (della neuroipofisi) e vi immettono gli ormoni.

Rilascia:

Vasopressina o antidiuretico (ADH): Aumenta il riassorbimento di H O dai reni (tubuli contorti distali e dotti collettori).

2

Ossitocina: Stimola la contrazione del fondo e del corpo dell’utero durante il parto e delle ghiandole mammarie durante l’allattamento.

Nel maschio stimola la contrazione muscolatura liscia della prostata.

Agisce anche sulla soddisfazione sessuale e sui legami emotivi.

SECREZIONE ADH e OSSITOCINA

Questi 2 ormoni sono sintetizzati da neuroni dell’ipotalamo.

Gli ormoni sono trasportati all’interno degli assoni che nascono da questi neuroni (fascio ipotalamo-ipofisario) e

collegano l’ipotalamo con la parte posteriore della ipofisi (neuroipofisi).

La parte terminale di questi assoni si pone in rapporto con capillari sanguigni della neuroipofisi. Gli ormoni vengono

secreti a questo livello ed entrano nel circolo sanguigno. Pertanto, ADH ed ossitocina non sono prodotti dalla

neuroipofisi (che non produce nessun ormone) ma dall’ipotalamo.

I due ormoni entrano in circolo a livello della neuroipofisi.

VASOPRESSINA

•Limita la diuresi con l’induzione di un elevato riassorbimento di H O a livello

2

del tubuli contorti distali e dei dotti collettori (blocco disidratazione).

•Ha azione ipertensiva determinando lieve contrazione delle arterie. Quando

l’ormone è in circolo, la pressione aumenta.

•Viene secreto in risposta all’aumento di elettroliti nel sangue o in seguito ad

una caduta del volume ematico o della pressione sanguigna

OSSITOCINA

È strutturalmente simile alla vasopressina (infatti la vasopressina ha effetto

sull’attività ossitocica e l’ossitocina è un blando antidiuretico).

Nel parto: L’ossitocina potenzia le contrazioni uterine, agendo sulle cellule

muscolari lisce del miometrio.

Nella secrezione lattea: L’emissione lattea è causata da un riflesso neuro-

ormonale: gli stimoli afferenti partono dalle terminazioni sensitive del

capezzolo  la neuroipofisi è indotta a rilasciare ossitocina  stimolazione

delle cellule mioepiteliali che avvolgono le ghiandole  emissione del latte.

ADENOIPOFISI

Sintetizza e secerne ormoni che regolano un ampio spettro di attività

fisiologiche, dalla crescita alla riproduzione. Tale secrezione è, a sua volta,

stimolata da ormoni di rilascio e soppressa da ormoni inibitori.

ORMONI ADENOIPOFISI

•ORMONE SOMATOTROPO o GH induce la crescita di

ossa, cartilagine e muscoli favorendo la sintesi proteica. Attiva il metabolismo proteico.

–Patologie: una carenza di questo ormone provoca il nanismo ipofisario, mentre eccessiva secrezione di GH provoca

gigantismo o acromegalia a seconda che si sviluppi durante la fase dell’accrescimento somatico oppure nell’adulto

•PROLATTINA (PRL) attiva la produzione del latte, ha anche azione trofica sul corpo luteo, stimola funzionalità delle gonadi in pubertà.

•ORMONE ADRENOCORTICOTROPO (ACTH) stimola la

corticale del surrene a produrre glucocorticoidi. Agisce sul metabolismo dei carboidrati.

•ORMONE FOLLICOLOSTIMOLANTE (FSH) è una

gonadotropina in quanto induce la maturazione dei follicoli e ovociti o la spermatogenesi

•ORMONE LUTEINIZZANTE (LH) induce l’ovulazione con

formazione del corpo luteo o la stimolazione delle cellule del Leydig del testicolo (produzione di testosterone).

•ORMONE TIREOTROPO (TSH) determina la secrezione degli ormoni tiroidei T3 e T4.

•La pars intermedia produce l’ormone melanotropo (MSH): stimola la produzione e distribuzione di melanina da

parte dei melanociti cutanei.

Agisce anche sull’ipotalamo con azione anoressizzante.

SISTEMA PORTALE IPOFISARIO

Regolazione dell’adenoipofisi da parte del SN attraverso vasi I neuroni ipotalamici rilasciano ormoni ipotalamici (RH e IH)

nel fluido interstiziale circostante che entrano poi in circolo attraverso capillari fenestrati che formano una rete di vasi (Plesso

Capillare Primario). Da questi vasi, attraverso l’infundibolo, si originano dei capillari che vanno a

formare un’ulteriore rete di vasi che avvolge a spirale l’adenoipofisi (Plesso Capillare Secondario). Qui, gli ormoni ipotalamici

lasciano il circolo sanguigno ed entrano negli spazi interstiziali attorno alle cellule ipofisarie alterandone la funzione.

Il PCS drena in vene che trasportano poi gli ormoni dell’adenoipofisi.

EPIFISI

•La ghiandola pineale, detta anche epifisi, è una piccola struttura endocrina posta nel diencefalo. Diminuisce nell’adulto anche del

75%. •Secerne la MELATONINA, che contribuisce alla regolazione dell’orologio biologico (produzione massima di notte e minima di

giorno) e ha azione antigonadotropa (agendo sul LHRH o inibendo direttamente l’LH).

•L’epifisi produce anche il precursore della melatonina che è la

SEROTONINA con effetto anti-depressivo (produzione massima di giorno e minima di notte).

Azioni della melatonina

Nell’animale da esperimento: Nell’uomo:

 Azione gonadica (blocco ovulazione)  Agisce contro insonnia e jetlag

 Inibizione del metabolismo dello iodio  Rallenta i processi di invecchiamento,

nella tiroide previene patologie cardiache

(abbassamento dei livello di colesterolo  Inibizione della

secrezione dei e della pressione sanguigna). corticosteroidi surrenalici

 Azione gonadica (da approfondire) TIROIDE E PARATIROIDI

•La tiroide è una ghiandola a forma di farfalla, formata da 2

lobi dx e sn, connessi sulla linea mediana anteriore dall’istmo.

•È localizzata al di sotto della laringe e anteriormente alla trachea.

•È composta da strutture sferiche dette follicoli tiroidei.

•Le cellule follicolari producono due ormoni tiroidei:

la tiroxina (T ) e la triiodiotironina (T ).

4 3

•Gli ormoni tiroidei [la tetraiodiotironina o tiroxina (T ) e la triiodiotironina (T )] regolano:

4 3

•AUMENTO DEL CONSUMO DI O E DEL TASSO METABOLICO BASALE

2

•METABOLISMO CELLULARE

•AUMENTO TEMPERATURA CORPOREA

•CRESCITA E SVILUPPO

La tiroide è avvolta da una capsula connettivale da cui partono setti fibrosi che suddividono il parenchima tiroideo in follicoli

tiroidei.

I follicoli tiroidei sono rivestiti da cellule epiteliali (cellule follicolari o tireociti), responsabili della sintesi e secrezione di T e

3

T , che circondano una cavità chiusa o lume centrale, contenente un liquido glicoproteico (colloide) che accumula gli ormoni

4

tiroidei sotto forma di tireoglobulina, prima della loro secrezione.

CELLULE DELLA TIROIDE

Tireociti: sono le cellule che rivestono internamente i follicoli e producono la colloide, materiale che riempie i follicoli.

Cellule parafollicolari (cellule C): Sono disperse tra le

cellule follicolari e sintetizzano e secernono la calcitonina

2+

in risposta all’aumento dei livelli ematici di Ca (la

2+

calcitonina riduce i livelli di Ca nel sangue, favorendone

la deposizione nelle ossa).

ORMONI DELLA TIROIDE

Ormoni tiroidei prodotti dalle cellule follicolari.

Determinano un incremento dell’attività metabolica e

del consumo di O in tutte le cellule dell’organismo.

2

Prodotta dalle cellule parafollicolari. Controlla la

concentrazione ematica di calcio. Abbassa la

calcemia.

•L’ormone tireotropo (TSH) prodotto dall’ipofisi promuove

il rilascio degli ormoni tiroidei.

PARATIROIDI

•Sono 4 ghiandole localizzate sulla superficie posteriore

della tiroide. Sono formate da 2 popolazioni cellulari: le

cellule principali che secernono il PARATORMONE e le

cellule ossifile con funzione non nota.

•Il paratormone è secreto in risposta a una riduzione del

livello di calcio ematico provocando il rilascio nel sangue

del calcio immagazzinato (attivazione osteoclasti).

•L’attività endocrina delle paratiroidi non dipende dall’ipofisi, ma è regolata direttamente dalla concentrazione degli ioni calcio

nel sangue.

OMEOSTASI DEL CALCIO

Effetti della calcitonina (tiroide). La calcitonina è antagonista del paratormone. Essa favorisce la deposizione di calcio e fosfato nelle

ossa e diminuisce il livello ematico del calcio tramite aumento della eliminazione urinaria e ridotto assorbimento a livello intestinale.

Effetti del paratormone (ghiandole paratiroidi). Il paratormone provoca una demolizione della sostanza ossea. In tal modo vengono

liberati ioni calcio e fosfato. Sempre per effetto del paratormone, il fosfato viene espulso con l’urina in quantità maggiori. Il calcio viene

invece riassorbito e il suo livello ematico si innalza.

PANCREAS ENDOCRINO

(ISOLE DI LANGERHANS)

•CELLULE ALFA secernono glucagone. Sono circa il 10-15%.

•CELLULE BETA sono le più numerose (70-80%) e secernono

insulina

•CELLULE DELTA secernono

somatostatina (5%)

•CELLULE F secernono

il polipeptide pancreatico

• GLUCAGONE : È secreto quando il livello ematico di glucosio si

abbassa (digiuno). Induce il fegato a scomporre il glicogeno in glucosio,

rilasciandolo nel sangue (iperglicemizzante).

• INSULINA : È secreta quando la concentrazione di glucosio del

sangue aumenta (dopo i pasti). Capta il glucosio nel sangue e aumenta

sintesi glicogeno e stoccaggio dei lipidi (ipoglicemizzante).

• SOMATOSTATINA ha azione sia paracrina (rallenta il rilascio di

insulina e glucagone) che endocrina (rallenta le attività digestive).

• POLIPEPTIDE PANCREATICO diminuisce

l’appetito, inibisce contrazione colecisti e stomaco e sopprime e

regola la secrezione del pancreas esocrino. ORMONI DEL PANCREAS

Cellule Ormoni ISOLE DI Bersaglio Effetti

LANGERHANS Mobilizzazione delle riserve lipidiche;

sintesi di glucosio e glicogenolisi a

livello epatico; innalzamento della

Cellule alfa Glucagone Fegato; tessuto adiposo glicemia

Facilitazione dell’utilizzo di glucosio da

parte dele cellule; stimolazione della

sintesi di glucosio e di glicogeno e loro

accumulo; diminuzione della glicemia

Tutte le cellule, tranne quelle

Cellule beta Insulina renali, epiteliali dell’apparato

digerente e globuli rossi

Cellule alfa e beta del pancreas;

epitelio del canale digerente Inibizione della sintesi di insulina e

Cellule delta Somatostatina glucagone

Inibizione delle contrazioni della colecisti;

regolazione della produzione di alcuni

enzimi pancreatici; controllo

Polipeptide pancreatico Colecisti e pancreas; forse tratto dell’assorbimento di nutrienti

Cellule F (PP) gastrointestinale

GHIANDOLE SURRENALI

•Le ghiandole surrenali si trovano sul polo superiore di ciascun rene.

•Sono ricoperte da una capsula connettivale fibrosa.

•Sono altamente vascolarizzate.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in chimica e tecnologia farmaceutiche (ordinamento U.E. - a ciclo unico) (magistrale europea)
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher niki.criniti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Anatomia umana con elementi di biologia animale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Guernelli Daniele.

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