Anatomia patologica
Introduzione all’anatomia patologica
L'anatomia patologica studia le modificazioni indotte negli organi, nei tessuti e nelle cellule dallo stato di malattia. Serve per:
- Fare diagnosi (la diagnosi clinica spesso non è sufficiente)
- Identificare l’eziologia e la patogenesi della malattia
- Impostare la terapia
La nascita dell’anatomia patologica
La storia dell'anatomia patologica include le seguenti tappe fondamentali:
- 1641: Nicholaes Tulpi
- 1761: Giovanni Battista Morgagni è la figura più importante di questo periodo
- Metà '800: nasce il microscopio ottico
- Fine '800: nascono l’esame istologico (con Virchow), la colorazione EE, l’esame istologico intraoperatorio
- Inizi '900: nascono la citologia diagnostica (con Papanicolau), il microscopio elettronico, la fissazione dei tessuti in formaldeide
- Metà '900: nasce l’immunoistochimica (immunofluorescenza, immunoistochimica, uso di anticorpi monoclonali)
- Seconda metà '900: nascono la patologia molecolare (ad esempio, con la scoperta del difetto molecolare alla base dell’anemia falciforme), la FISH, la PCR (nel 1983)
Le procedure dell’anatomia patologica
Le principali procedure dell'anatomia patologica sono: autopsia, esame istologico e esame citologico.
Autopsia
L’autopsia prevede l’esame dettagliato del cadavere da un punto di vista macroscopico, microscopico, batteriologico, tossicologico e molecolare; serve per:
- Stabilire la causa di morte
- Identificare altri stati patologici
- Verificare la veridicità degli esami effettuati in vivo
- Valutare gli effetti di date terapie
- Contribuire allo studio patogenetico
- Caratterizzare gli aspetti morfologici di nuove malattie (es. AIDS, SARS, influenza suina)
- Fare valutazioni epidemiologiche
- Evidenziare le implicazioni medico-legali di responsabilità professionali
L’autopsia è di pertinenza del medico legale laddove vi siano implicazioni giuridiche; l’anatomo patologo interviene nel riscontro clinico richiesto da un medico del reparto in cui è o era in cura il paziente, dal medico curante, dalla ASL. In Italia non è richiesto di norma alcun consenso per poter procedere all’autopsia, salvo in caso di morte inaspettata del feto o di morte improvvisa del lattante (per cui si richiede il consenso di entrambi i genitori).
Un’autopsia prevede, nell’ordine: indagine macroscopica, stesura del protocollo, indagine istologica, completamento del protocollo ed epicrisi (giudizio sintetico che racchiude le cause di morte iniziale, media, finale).
Esistono diverse tecniche autoptiche:
- Tecnica di Virchow (prevede l’estrazione di un organo per volta, in senso cranio-caudale)
- Tecnica di Ghon (prevede l’estrazione degli organi in 3 blocchi)
- Tecnica di Letulle (prevede l’estrazione in blocco di tutti i visceri)
La procedura dell’autopsia è oggi in declino, per varie ragioni:
- Ha costi elevati
- Cause legate ai clinici (i test diagnostici sono stati largamente perfezionati, i medici hanno paura di essere colti in errore e temono ripercussioni da parte dei famigliari)
- Cause legate agli anatomo patologi (l’autopsia gode di scarsa popolarità presso l’opinione pubblica, è sempre maggiore l’impegno in altre procedure diagnostiche)
Indagine istologica
L'indagine istologica si compie su tessuti di diverso tipo provenienti da:
- Agobiopsie: si effettuano su organi parenchimatosi, di cui si preleva un cilindretto di tessuto; sono praticate tipicamente al fegato, al rene, alla prostata, al pancreas. Sono utili in caso di malattie infiammatorie che coinvolgano tutto l’organo, ma non in caso di noduli, per cui è invece necessaria una guida radiologica.
- Biopsie endoscopiche: effettuate attraverso orifizi naturali; sono praticate con uno strumento a fibre ottiche ed eseguite su tessuti dell’apparato respiratorio superiore, dell’albero bronchiale, dell’apparato digerente, dell’apparato urinario e genitale femminile.
- Biopsie chirurgiche incisionali: prevedono l’incisione della lesione ma non la sua completa rimozione.
- Biopsie chirurgiche escissionali: prevedono la completa rimozione della lesione; le biopsie chirurgiche richiedono un ricovero; sono praticate tipicamente ai linfonodi, alla pleura, al mediastino (si procede attraverso il giugulo per il prelievo), all’uretra, in caso di revisione della cavità uterina, di biopsia stereotassica del tessuto cerebrale, di biopsia cutanea.
- Pezzi operatori: organi o parti di organi asportati durante un intervento chirurgico.
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Appunti Anatomia patologica
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