ANATOMIA PATOLOGICA
ATEROSCLEROSI E ARTERIOSCLEROSI
Arteriosclerosi, letteralmente “indurimento delle arterie”, è un termine generico che descrive l’ispessimento e la perdita di
elasticità delle pareti arteriose. Esistono tre quadri generali di arteriosclerosi che si differenziano per le conseguenze cliniche
e patologiche:
-‐ arteriosclerosi, interessa le piccole arterie e le arteriole e può causare danno ischemico a valle.
-‐ Sclerosi della media di Monckeberg, caratterizzata dalla presenza di depositi calcifici nelle arterie muscolari in
soggetti di età superiore ai 50 anni. I depositi possono andare incontro a trasformazioni metaplastiche in tessuto
osseo. Ciò nonostante, le lesioni non si aggettano verso il lume vasale e, in genere, non sono clinicamente
significative.
-‐ Aterosclerosi, è la forma più frequente e clinicamente importante.
L’aterosclerosi è caratterizzata da lesioni intimali dette ateromi che protrudono all’interno del lume vasale. Le placche
ateromatose consistono in una lesione dotata di un nucleo molliccio e giallastro, ricco di lipidi, ricoperta da un solido
cappuccio fibroso bianco. Oltre a ostruire il flusso ematico, le placche aterosclerotiche possono rompersi, causando
catastrofiche trombosi dei vasi; possono inoltre indebolire la media sottostante e portare alla formazione di aneurismi.
L’aterosclerosi è, fra tutte le malattie, al primo posto nel mondo occidentale fra le cause di morbilità e di mortalità. Poiché la
malattia coronarica è un’importante manifestazione della patologia, i dati epidemiologici riguardanti la mortalità per
aterosclerosi riflettono in genere le morti imputabili a cardiopatie.
I fattori di rischio possono avere un effetto moltiplicatore: la compresenza di due fattori aumenta il rischio di circa quattro
volte. Quando tre fattori sono presenti contemporaneamente la frequenza di infarto miocardico è aumentata di 7 volte.
Fattori di rischio costituzionali nella cardiopatia ischemica comprendono l’età, il sesso e fattori genetici.
L’età ha un’influenza predominante. Anche se l’aterosclerosi è tipicamente progressiva, in genere non diviene clinicamente
evidente sino al raggiungimento di un’età media o avanzata. Fra i 40 e i 60 anni l’incidenza di infarto miocardico si
quintuplica. La mortalità dovuta a IHD aumenta per ogni decade fino a un’età avanzata.
A parità di fattori, le donne in età premenopausale sono meno soggette all’aterosclerosi e alle relative conseguenze rispetto
agli uomini della stessa età.
La familiarità è il più importante fattore di rischio indipendente per l’aterosclerosi. Nonostante siano stati caratterizzati
numerosi disturbi mendeliani associati all’aterosclerosi, queste malattie genetiche sono responsabili solamente di una piccola
percentuale di casi.
Fattori di rischio modificabili nella cardiopatia ischemica comprendono l’iperlipidemia, l’epertensione, il fumo di
sigaretta e il diabete.
L’iperlipidemia (ipercolesterolemia) è un fattore di rischio maggiore per l’aterosclerosi: anche in assenza di altri fattori è in
grado di portare allo sviluppo di lesioni. La componente principale del colesterolo associata all’aumento del rischio è
rappresentata dalle lipoproteine a bassa densità, il cosiddetto colesterolo cattivo, che è anche il tipo di colesterolo trasportato
ai tessuti periferici. Le lipoproteine ad elevata densità invece (colesterolo buono) hanno il ruolo di mobilizzare il colesterolo
dai tessuti e di trasportarlo al fegato perché possa essere escreto con la bile. L’assunzione di elevate quantità di colesterolo e
di grassi saturi aumenta la concentrazione del colesterolo plasmatico. Gli acidi grassi omega-‐3 hanno effetti benefici, laddove
i grassi trans-‐insaturi prodotti attraverso un processo artificiale di idrogenazione degli oli polinsaturi, utilizzati nei cibi
arrosto e nella margarina, possono avere effetti negativi sul profilo del colesterolo. L’attività fisica regolare e un moderato
consumo di etanolo aumentano i livelli di HDL, mentre l’obesità e il fumo li abbassano. Le statine sono una classe di farmaci
che abbassano i livelli del colesterolo circolante attraverso l’inibizione dell’HMG-‐CoA, un enzima che regola la biosintesi
epatica di colesterolo.
L’ipertensione è un altro tra i principali fattori di rischio.
Il fumo di sigaretta è un ben noto fattore di rischio negli uomini ed è probabilmente in grado di spiegare l’incremento
dell’incidenza e della severità dell’aterosclerosi nelle donne. Fumare uno o più pacchetti di sigarette al giorno per lunghi
periodi raddoppia la mortalità per IHD. La cessazione dell’abitudine al fumo riduce notevolmente il rischio.
Il diabete mellito provoca ipercolesterolemia e uno spiccato aumento del rischio di aterosclerosi. A parità di altri fattori,
l’incidenza di infarto miocardico è doppia nei diabetici.
Ulteriori fattori di rischio. Circa il 20% degli eventi cardiovascolari si verifica in assenza di ipertensione, iperlipidemia,
fumo o diabete e oltre il 75% di quelli avvenuti in donne in precedenza sane si è verificato in presenza di livelli di LDL al di
sotto di 160mg/dl.
L’infiammazione è presente durante tutte le fasi dell’aterogenesi ed è intimamente collegata alla formazione e successiva
rottura delle placche aterosclerotiche. Tra i numerosi marker circolanti dei processi di infiammazione che correlano con il
rischio di cardiopatia ischemica, la proteina C-‐reattiva si è rivelata uno dei più semplici e sensibili. È una proteina della fase
acuta sintetizzata principalmente dal fegato. È a valle di numerosi agenti scatenanti l’infiammazione e svolge un ruolo nella
risposta immune innata attraverso l’opsonizzazione dei batteri e l’attivazione del complemento. Sebbene non vi siano ancora
evidenze dirette che l’abbassamento dei livelli di proteina C-‐reattiva (CRP) riduca il rischio cardiovascolare, la cessazione
dell’abitudine al fumo, la perdita di peso e l’attività fisica abbassano la CRP; inoltre le statine riducono i livelli di CRP
indipendentemente dai loro effetti sul colesterolo LDL.
La sindrome metabolica è caratterizzata da una serie di anomalie associate alla resistenza all’insulina. Oltre all’intolleranza al
glucosio, i pazienti mostrano ipertensione e obesità centrale, e un’anomala segnalazione a livello dei tessuti adiposi è stata
proposta come possibile causa.
La lipoproteina a è una forma alterata di LDL e i suoi livelli sono associati al rischio di patologia coronarica e
cerebrovascolare, indipendentemente dai livelli di colesterolo totale o LDL.
È sempre più riconosciuto il ruolo della trombina, attraverso i propri effetti procoagulanti e proinfiammatori, e dei fattori di
derivazione piastrinica come fattori che contribuiscono a provocare patologie vascolari a livello locale.
1
Fattori associati con un rischio minore e/o più difficile da quantificare comprendono la mancanza di esercizio fisico, uno stile
di vita competitivo e stressante con profilo comportamentale di “tipo A” e l’obesità.
Patogenesi Da un punto di vista storico, le ipotesi dominanti sono due: una pone l’accento sulla proliferazione cellulare
dell’intima, mentre l’altra enfatizza l’importanza della formazione di trombi e della loro conseguente organizzazione. Il
modello attuale comprende elementi di entrambe le teorie e li integra con i fattori di rischio precedentemente trattati. Viene
denominato ipotesi della reazione al danno e considera l’aterosclerosi come una risposta infiammatoria cronica e riparativa
della parete arteriosa a un danno a carico dell’endotelio. Inoltre, la progressione della lesione avviene per via delle continue
interazioni tra lipoproteine modificate, macrofagi derivati dai monociti, linfociti T e i normali costituenti cellulari della parete
arteriosa. In base a questo modello l’arterosclerosi è il risultato di:
-‐ danno endoteliale che provoca una maggiore permeabilità vascolare e trombosi
-‐ accumulo di lipoproteine nella parete del vaso
-‐ adesione dei monociti all’endotelio, seguita dalla loro migrazione nell’intima e conseguente trasformazione in
macrofagi e cellule schiumose
-‐ adesione piastrinica
-‐ liberazione di fattori dalle piastrine attivate, dai macrofagi e dalle cellule vascolari, che causano il reclutamento
delle cellule muscolari lisce da parte della tonaca media o di precursori circolanti
-‐ proliferazione delle cellule muscolari lisce e produzione di ECM
-‐ accumulo di lipidi sia all’interno delle cellule che nello spazio extracellulare
Danno endoteliale
Il danno endoteliale rappresenta la pietra miliare dell’ipotesi della reazione al danno. La perdita endoteliale secondaria a un
qualsiasi tipo di lesione determina l&rs
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Lezioni, Anatomia patologica
-
Lezioni, Anatomia Patologica
-
Lezioni, Anatomia Patologica
-
Lezioni Anatomia