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Analizzare i media - Prima parte: leggere e comprendere i testi dei media

Etimologia della parola "testo" e la semiotica

Nell’etimologia della parola testo sono insieme due radici: textum (tessuto) e testis (testimonianza, prova). Il testo è infatti un insieme coerente di componenti intrecciate tra loro a formare un tutto, al tempo stesso esso rappresenta la dimostrazione di qualcosa. Per ciò che concerne il mondo degli audiovisivi è a partire dagli anni ’70 che è possibile considerare la semiotica come metodo di studio dei testi; in quel periodo, gli studi passano in modo sempre più considerevole dal tentativo di classificare il sistema segnino alla volontà di indagare i processi comunicativi di produzione e ci si concentra sul testo come principale oggetto teorico.

Alcuni metodi di indagine sui testi mediali

Approcci al testo: alcuni nodi teorici

L’ADC traduce l’esigenza di una maggiore oggettività con la proposta di metodologie di analisi che tentano di limitare al massimo l’intervento soggettivo, infatti, fa spesso ricorso a software. In realtà, però, nel momento in cui l’ADC si svincola da fini meramente quantitativi, l’intervento della soggettività riemerge per sottolineare l’importanza della dimensione interpretativa. La stessa delimitazione del corpus dei testi da analizzare e la scelta della tipologia delle unità d’analisi implicano un’operazione di tipo soggettivo. Nel 1973 Paolo Fabri criticando questo approccio, ha proposto un approccio semiotico, proprio sulla base dell’irriducibilità del testo alla somma delle sue unità componenti.

La complessità del testo

L’approccio semiotico tenta di rispondere alla domanda circa la possibilità di cogliere nel testo una pluralità di distanze che contribuiscono al processo di significazione. Si punta a individuare le logiche di funzionamento. Questo approccio prevede una tappa concentrata sull’analisi del contenuto, come momento di raccolta dei dati, prima di una fase interpretativa. Anche al di là della semiotica, nell’indagine sui media si afferma l’esigenza di rintracciare ad esempio le modalità di rappresentazione di un tema. Ciascun testo mette in gioco una propria identità; infatti l’autore (che può anche essere un gruppo) nel rappresentare un tema, un concetto o un fatto, condensa anche le sue esperienze che gli derivano dalle proprie appartenenze politiche, sociali, ecc. Un altro elemento di complessità è determinato dal fatto che è l’insieme di programmi, telegiornali, fiction e internet nei quali l’individuo si trova immerso, a costruire, nel loro intreccio le rappresentazioni sociali.

La dimensione dinamica del testo

Umberto Eco nel 1979, a partire dal concetto di testo come macchina pigra, che per funzionare necessita del lettore, postula l’esistenza di un lettore modello che guidi l’autore nella progettazione del testo e per il quale l’Autore predispone una serie di tracce per aiutarlo nell’interpretazione. Bettetini nel 1996 ha sottolineato che il testo è da un lato un prodotto frutto di un lavoro di composizione e dall’altro è un processo. Egli individua due istanze simboliche e astratte, l’enunciatore e l’enunciatario, che insieme costruiscono il senso alternandosi nei ruoli di fonte e di punto di destinazione delle informazioni e dei contenuti. Lo sviluppo di ogni programma tv è paragonabile allo svolgersi di una interazione face to face. Bettetini sottolinea la struttura dinamica del testo, in cui la conversazione continua che avviene tra enunciatore e enunciatario àncora il testo alla dimensione della temporalità. Questo punto di vista consente di superare la monodirezionalità del testo audiovisivo. A questo proposito, Casetti parla di “patto comunicativo” per indicare il tipo di accordo che il testo mette in atto tra emittente e fruitore e, in una prospettiva più vicina alla semiotica, applica al cinema l’idea di uno sguardo che orienta il testo filmico.

Nell’ambito delle teorie narratologiche a partire da Propp 1966 e il suo lavoro sulle fiabe russe, nelle quali individua una struttura comune, viene evidenziato anche da Greimas (che rilegge il lavoro di Propp), il fatto che ogni storia può essere ricondotta a uno schema. Vicina alla dimensione narratologica è la dimensione discorsiva ossia sulla trasformazione di una storia in un atto di produzione testuale (ben rappresentata nel cinema). È chiaro come la prospettiva narrativa metta in luce la dimensione dinamica del testo.

Dimensione sociosemiotica

La dimensione sociosemiotica testimonia il superamento dei tradizionali confini del concetto di testo. Si fa sempre più pressante l’esigenza di considerare i testi nella loro dimensione di rimando al contesto sociale in cui sono inseriti. A tal proposito Casetti e Atochio nel 1994 parlano di situazione comunicativa per individuare i territori in comune tra il testo in sé e i diversi tipi di contesto in cui esso si situa.

Programmi radiofonici: l'analisi del contenuto

Il metodo

L’ADC indica un insieme di metodi di ricerca con tecnica di analisi quantitativa, addotta per la prima volta da sociologi USA per lo studio delle comunicazioni di massa nei primi anni del ‘900. Il nucleo fondamentale del metodo consiste nella scomposizione dell’unità comunicativa in elementi semplici con procedure standardizzate e successivamente nella ricollocazione di tali elementi all’interno di categorie d’analisi predefinite e non equivoche. Berelson la definisce come una tecnica di ricerca per la descrizione obiettiva e quantitativa del contenuto manifesto della comunicazione. Questa versione rigidamente quantitativa è stata superata recentemente da un approccio che tende a integrare la dimensione quantitativa con quella qualitativa.

La definizione di Rositi di ADC è un insieme di metodi orientati al controllo di determinate ipotesi su fatti di comunicazione e che a tale scopo utilizzano procedure di scomposizione analitica e di classificazione, normalmente a destinazione statistica, di testi. I due approcci sono distanti, infatti, Rositi parla di una pluralità di metodi, anziché di una procedura monolitica. Inoltre, all’inizio le ricerche erano sul contenuto manifesto, adesso, lo stesso Rositi pone l’enfasi sulle ipotesi interpretative.

  • Definizione del problema e delle ipotesi
  • Scelta dei testi su cui lavorare
  • Definizione delle unità di classificazione
  • Messa a punto della scheda di rilevazione e l’applicazione del testo
  • Classificazione o codificazione in categorie predefinite
  • Computo dei dati

Definizione del problema e delle ipotesi

Il problema rappresenta la domanda principale che si intende esplorare, mentre le ipotesi di lavoro rappresentano affermazioni provvisorie e inerenti aspetti specifici dell’oggetto di studio, espresse sotto forma di relazione tra due o più concetti, derivate dalla specificazione di una teoria e da sottoporre a controllo empirico. Nel caso di una ricerca su una campagna elettorale, il focus potrebbe essere le tematiche affrontate dalle varie liste e le ipotesi, dovrebbero riguardare i possibili temi e la probabilità che questi siano presenti nei testi in analisi. Holsti nel 1969 individua sette obiettivi ulteriori dell’ADC oltre al controllo scientifico delle ipotesi:

  • Descrivere le tendenze che caratterizzano i contenuti della comunicazione
  • Mettere in relazione le caratteristiche delle fonti con i messaggi che producono
  • Esaminare il contenuto della comunicazione in riferimento agli standard
  • Analizzare le tecniche di persuasione
  • Analizzare lo stile
  • Mettere in relazione le caratteristiche del pubblico con i messaggi a lui destinati
  • Descrivere le forme di comunicazione

Una volta focalizzato lo scopo della ricerca si procede all’individuazione del campione. La definizione dell’obiettivo e delle ipotesi serve a selezionare il corpus, ossia la collezione dei testi da cui si intende estrarre i contenuti da sottoporre ad analisi. Quando i documenti sono troppi occorre fare una cernita e si pone il problema della rappresentatività. Per costruire il campione, spesso si ricorre al metodo della scelta casuale (che presuppone la lista completa dei testi).

La scelta dei testi

Una volta selezionato il corpus vanno scelte le unità e il contesto di classificazione. Le unità di classificazione sono gli elementi del testo cui verranno poi attribuite delle categorie predefinite. Il contesto di classificazione è la parte di testo cui è necessario riferirsi per attribuire un significato corretto all’unità di classificazione. Il testo può essere suddiviso in differenti tipi di unità a seconda delle ipotesi. Rositi individua tre tipi:

  • Le unità di classificazione coincidono con gli elementi significanti del linguaggio: è il metodo usato nelle prime ricerche USA. L’utilizzo della singola parola come unità di analisi pone meno problemi nelle procedure di scomposizione.
  • Le unità di classificazione non coincidono con gli elementi significanti del linguaggio, pur possedendo nella comunicazione un’evidenza elevata: in questo caso l’attenzione non è posta su singoli elementi significanti, ma su elementi che attraversano il senso globale del messaggio (es. personaggi, temi, ecc.).
  • L’intero messaggio viene analizzato secondo gruppi pre-costituiti di problemi o risposte possibili: il messaggio non viene scomposto, ma esaminato nel suo complesso. Il piano è qualitativo.

Definizione delle categorie d'analisi e applicazione

Le categorie sono formulate sulla base degli scopi della ricerca. Ad esempio, le categorie riferite al comportamento criminale, potrebbero essere: traffico di droga, rapina, omicidio, ecc. L’elenco delle categorie, suddivise per ambito tematico, è poi impiegato per costruire una scheda di analisi che sarà utilizzata per codificare ogni singola unità testuale.

Il computo dei dati

È l’operazione conclusiva e per quantificare i dati esistono varie tecniche:

  • Analisi della presenza/assenza delle categorie
  • Analisi delle frequenze
  • Analisi delle contingenze: misura la presenza di due o più unità d’analisi in uno stesso testo
  • Analisi dello spazio occupato da un dato contenuto
  • Analisi delle valutazioni: positivo-negativo

Esempi di ricerca

Le soap in radio

Ricerca: The world of daytime serial (soap operas) uno dei primi tentativi di ADC.
Autore e luogo: Rudolph Ahneim - New York 1941
Obiettivo: Approfondire il tipo di valori veicolati dalle soap, l’immagine che offrivano della vita privata e sociale, gli atteggiamenti che suggerivano o che condannavano.
Scelta dei testi: Furono scelte con campionamento casuale 43 serial fra quelli fruibili dagli ascoltatori di NYC dalle ore 8 alle ore 18, nei giorni 17/03-07/04 1941.
Unità di analisi: Singola puntata.
Corpus: 597 puntate, con una media di 12,7 puntate a programma.
Definizione delle categorie d’analisi e applicazione: Ogni puntata fu analizzata attraverso la compilazione di una scheda di rilevazione suddivisa in diverse aree di analisi (ambienti, leader presenti, valutazioni morali dei partecipanti). Per ogni area di analisi furono calcolate le distribuzioni di frequenze attraverso le quali emerse: le soap operas sono ambientate spesso in piccole e medie città, i personaggi appartengono soprattutto alla classe media, i problemi evidenziati sono relativi alla sfera dei rapporti personali e l’88% dei casi è a lieto fine. L’autore concluse che: le soap non stimolavano l’ascoltatore all’autocoscienza e all’autocritica, ma enfatizzavano la funzione dei valori privati e offrivano gratificazioni sostitutive alla loro insoddisfazione quotidiana.

Le ricerche sulla propaganda radiofonica

Ricerca: Propaganda elettorale di Gerald Smith per la nomination repubblicana dell’anno 1942.
Autore e luogo: 1941-42 - Detroit.
Obiettivo: Descrivere il contenuto di tale campagna, anche al fine di scoprirne le ragioni del suo successo.
Corpus: 63 trasmissioni della sua stazione radio.
Unità di analisi: Singolo tema.
L’analisi delle frequenze consentì di far emergere 14 temi ricorrenti: G.S. è un leader cristiano, vuole un rinnovamento sociale, bisogna che il senso religioso torni a svilupparsi, ecc. Per ogni tema, fu annotata la ricorrenza nelle varie trasmissioni; l’analisi comparativa della frequenza di gruppi di temi portò all’individuazione dei tratti salienti della sua propaganda. L’80% era relativo alle sue doti personali e politiche e il secondo tema per importanza era relativo al richiamo al nazionalismo e alla reviviscenza religiosa.

Ricerca: Studio della propaganda radiofonica comunista in Italia.
Autore e luogo: Harold Menelsohm e Werner Cahnman 1952.
Obiettivo: Comprendere se le varie emittenti svolgevano differenti funzioni, ricostruire quali fossero le linee di condotta suggerite agli italiani e se vi fosse un’interferenza negli affari interni italiani.
Campione: 106 programmi captati dalla RAI 16/24 aprile e 2/13 maggio 1952 (anche radio semiclandestine).
Unità di analisi: Singolo messaggio inteso come espressione completa di un’idea.
I messaggi vennero codificati sulla base di una griglia di rilevazione suddivisa per aree tematiche. L’analisi combinata degli argomenti portò a concludere che i ¾ delle trasmissioni sovietiche e semiclandestine erano rivolte alle classi medie e lavoratrici e gli obiettivi della propaganda erano: screditare il blocco anticomunista italiano e il governo (sc), seminare odio verso gli USA, promuovere simpatia per l’URSS.

Utilizzo della tecnica

In Italia, l'ADC è stata utilizzata soprattutto dalla RAI.

La radio in diretta

Ricerca: La radio in diretta.
Autore e luogo: Lamberti 1980.
Obiettivo: Programmi: Radio anch’io ’80, Radiodue 3131, Noi, voi, loro donna trasmessi la mattina da Radio RAI1-RAI2 RAI3.
Ipotesi: Era che il pubblico (75% donne, di cui il 59% con licenza elementare) fosse maggiormente predisposto ad assorbire in modo passivo i contenuti e i modelli valoriali veicolati e che sarebbero stati influenzati nei modelli di comportamento.
Campionamento: 4 settimane non consecutive di messa in onda 21/04-6/06 1980 per un totale di 125 ore di trasmissione.
Unità di analisi: Trattazione di un argomento.
Ogni argomento fu analizzato attraverso un questionario suddiviso in varie aree: la parte anagrafica di classificazione, fisionomia del programma, modalità dell’intreccio, modalità linguistiche e retoriche, funzione eticizzante, informazioni sui brani musicali, informazioni sugli spot pubblicitari.

Il commento dei dati fu eseguito:

  • Fu ricostruito il profilo di ognuno dei tre programmi attraverso l’analisi disaggregata della distribuzione delle frequenze delle varie risposte.
  • Furono esaminati i dati aggregati degli spot pubblicitari.
  • Fu svolta un’analisi comparativa delle differenze esistenti tra le tre programmazioni.

Ricerca: Evoluzione e struttura della notizia.
Autore e luogo: Biardi 1980.
Obiettivo: Fornire elementi di giudizio circa il pluralismo, l’obiettività e la completezza dell’informazione RAI attraverso l’analisi comparativa del contributo del ruolo specifico dei diversi mezzi di comunicazione (radio, tv, stampa), all’interno del flusso informativo.
Corpus: Ipotesi:
Campionamento: Furono prese un certo numero di giornate campione e analizzate alcune testate, radio e reti RAI. Furono poi suddivise in categorie (politica interna – estera – ecc.).
Unità di analisi: Notizia.

Per ogni giornata furono costruiti gli universi, intesi come somma di tutte le notizie afferenti a una data categoria principale. Il raffronto tra l’universo delle notizie giornaliere e il sotto-insieme di notizie trasmesse da ogni testata permise di costruire due indici:

  • Grado di copertura relativa da parte delle singole emittenti degli universi determinati in corrispondenza di ciascuna categoria principale presente.
  • Grado medio di copertura relativa da parte delle medesime testate rispetto agli aggregati delle categorie complessive.

Le notizie con il maggior grado di copertura erano quelle relative al terrorismo.

Rappresentazioni sociali nella stampa

Le coordinate teoriche

Teoria psicosociale delle rappresentazioni sociali (Moscovici 1989);
Riflessione sociologica in merito all’influenza dei media nei processi di costruzione della realtà (1985 – Wolf Octaviano 2002).

Il concetto

Il concetto di rappresentazione sociale nasce a cavallo tra sociologia e psicologia sociale e, a partire dagli anni ’60, si rivela un utile strumento metodologico per l’osservazione e lo studio del pensiero sociale.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeria0186 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria e tecniche della comunicazione di massa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Ciampi Marina.
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