Immanuel Kant
Nel 1790 termina il cosiddetto decennio critico del filosofo, che si ha in particolare con la pubblicazione della sua terza critica nota come Critica della facoltà di giudizio. Come sappiamo, nei decenni precedenti Kant si era sempre occupato di scienze naturali (come si può facilmente evincere dalla teoria della conoscenza esposta nella Critica della ragion pura), e si era spesso avvicinato all’empirismo inglese.
Con le sue opere, tuttavia, egli muta sempre in modo originale le concezioni precedenti riguardanti teorie, concetti e termini: il filosofo adotta infatti una risemantizzazione di alcuni termini che ora assumono significato ben diverso dal precedente. Uno di questi è il termine "critica", che ora viene considerato dal filosofo non più come un giudizio, bensì come una ricerca dei limiti delle facoltà umane; la Critica della ragion pura è una ricerca dei limiti della conoscenza umana, ad esempio.
La nozione di trascendentale
Affianco a questa ricerca, il filosofo si pone il problema di indagare quelle che sono le condizioni di possibilità: si tratta di un’indagine su ciò che rende possibile la conoscenza nel soggetto. Questa definizione è esplicitata dall’importantissimo termine kantiano "trascendentale".
Nella Critica della ragion pura, il filosofo adduce un’analisi e un percorso volti a stabilire i limiti della conoscenza umana sulla natura. Tale analisi porta all’asserzione che la conoscenza umana sia frutto dell’unica ragione. Essa, infatti, non dipende da altri fattori esterni quali religioni, cultura o tradizioni, ma è originata unicamente dall’ autonoma ragione umana, che è l’unica in grado di porre dei limiti a sé stessa.
Struttura della prima critica
Per un’adeguata comprensione del pensiero estetico kantiano, è necessario comprendere la struttura della sua prima critica, per capire il modus operandi del filosofo. Essa si articola così:
- Prefazione + 2 Introduzioni
- Dottrina trascendentale degli elementi si articola in
- Estetica Trascendentale → immaginazione
- Logica Trascendentale
- Analitica trascendentale (Verstand) → intelletto
- Dialettica trascendentale (Vernunft) → ragione
Kant delinea quindi le tre facoltà umane in immaginazione, intelletto, ragione. Il rapporto che sussiste fra queste tre facoltà nel soggetto (altro termine che cambia significato → il soggettivo non è ciò che attiene al singolo individuo, ma ciò che attiene al soggetto universale, che possiede le tre facoltà) non è né di tipo gerarchico né un gradualismo (critica a Baumgarten). Esse risultano dunque sempre intrecciate in qualche modo, e non esiste alcuna attività nella quale venga impiegata una sola facoltà piuttosto che un’altra.
Realtà materiale e formale
Dunque, la distinzione fondamentale delineata da Kant è quella della sussistenza fra una realtà materiale e una formale, la prima attinente al mondo materiale empirico, la seconda al soggetto. Non esiste tuttavia conoscenza se non nello stretto rapporto fra questi "mondi", che viene così delineato da Kant:
| Elementi materiali empirici (a posteriori) | Elementi formali puri (a priori) |
| Dati sensibili → Estetica Trascendentale | (i dati sensibili vengono inizialmente schematizzati dalle categorie fondamentali di spazio e tempo, e in questo modo diventano manifestazioni o fenomeni) |
| Fenomeno → Analitica Trascendentale | (è frutto della schematizzazione dei dati sensibili da parte di spazio e tempo, è manifestazione del sensibile pronta per essere acquisita e introiettata dalle categorie dell’intelletto) |
| Anima, Mondo, Dio → Dialettica Trascendentale | (di essi NON facciamo esperienza poiché non ne possediamo materiali empirici, ma nonostante questo esiste una facoltà predisposta a pensarle) |
Critica della facoltà di giudizio
Nella terza grande critica, la Critica della facoltà di giudizio (titolo originale: Kritik der Urteilskraft), Kant si occupa di ricercare i principi a priori del gusto. Tale critica non si pone come pezzo mancante per delineare in modo completo l’esperienza sensibile, ma come una summa delle precedenti e in generale un’attuazione di tutto ciò che è stato definito nelle prime due critiche.
Sostanziale differenza fra la prima e la terza critica risiede nel tipo di giudizi adottati dal filosofo. Nella Critica della ragion pura, Kant utilizzava i cosiddetti giudizi determinanti, ovvero sussunzioni del particolare sotto l’universale, dove l’universale rappresenta una regola o legge e il particolare la molteplicità sensibile. Nel caso della terza critica, tuttavia, non esistendo un universale (una regola) sotto il quale sussumere il particolare, si cerca a partire dal particolare di individuare una sorta di universale soggettivo, ovvero un modo di definire le caratteristiche dell’esperienza del bello in modo tale che esse risultino uguali per tutti: il giudizio riflettente. L’oggetto ha una finalità interna, è come se obbedisse a un suo fine intrinseco. Gli oggetti appaiono belli per tutti dunque non per proprietà fisiche particolari dell’oggetto, ma per le strutture a priori presenti nell’uomo.
Nell’attuarsi di un giudizio riflettente le facoltà risultano esser in un rapporto di libero gioco fra loro, in una generale disorganizzazione armonica.
Struttura della terza critica
La struttura della terza critica kantiana prevede due principali sezioni:
- Critica della facoltà di giudizio estetica → Che a sua volta si suddivide in analitica e dialettica. L’analitica si suddivide ancora in analitica del bello, analitica del sublime e deduzione dei giudizi estetici puri.
- Critica della facoltà di giudizio teleologica → Nella quale si considerano aspetti del bello che hanno una spiegazione finalistica del mondo naturale.
Analitica del bello
A questo punto Kant si occupa della definizione dei momenti del giudizio di gusto, ovvero le quattro definizioni che il filosofo fornisce per il bello, in relazione rispettivamente alle categorie dell’intelletto.
- Il 1° momento del giudizio di gusto è quello secondo la qualità. → "Bello è oggetto di un piacere senza interesse". Ancora una volta il filosofo ci tiene a sottolineare come l’esperienza del bello sia del tutto estranea a una finalità estrinseca, e nel farlo distingue di fatto il "bello" dal piacevole e dal buono. Egli definisce come interesse il compiacimento che leghiamo all’esistenza di un oggetto, ed è in qualche modo collegato alla facoltà di desiderare. In merito a questo punto Kant propone alcuni esempi, come quello del palazzo sfarzoso o del sachem irochese.
Perché si parli di giudizio di gusto puro, dunque, è necessario essere totalmente disinteressati.
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