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Riassunto esame Analisi sociale delle istituzioni e del mutamento, prof. Cavicchia, libro consigliato Materiali di Sociologia, di Cavicchia

Riassunto per l'esame di Analisi sociale delle istituzioni e del mutamento, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente: Materiali di Sociologia - Un insieme di saperi circoscritti ha il vantaggio di essere interiorizzabile più facilmente
di Antonio Cavicchia Scalamonti . Gli argomenti trattati sono i seguenti: la scoperta della società, la modernizzazione,... Vedi di più

Esame di Analisi sociale delle istituzioni e del mutamento docente Prof. A. Cavicchia Scalamonti

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4.2. Nell’età del positivismo c’è una crisi della fiducia illuministica e si diffonde la convinzione di un nuovo ordine

politico e sociale privo di valori condivisi e perciò caratterizzato da conflitti non controllabili -> problema

dell’integrazione sociale diventa fondamentale;

4.3. l’idea di una descrizione e di una spiegazione obiettiva e neutrale del mondo umano è stata messa in crisi da un

insieme di fattori correlati -> il fulcro di questi nuovi orientamenti appare determinato dal declino della certezza, o

quantomeno della speranza, di trovare criteri universalistici di validazione degli enunciati conoscitivi, dalla messa in

discussione dell’agire puramente razionale dell’indagine scientifica; il sorgere di th e ricerche ha determinato una

scissione tra chi ritiene che sia in ogni caso possibile ed auspicabile l’unità metodologica e chi invece pensa che molti

aspetti della vita collettiva possono essere compresi solamente attraverso la ricerca;

4.4. intorno alla fine del XIX sec ha incominciato a delinearsi l’idea di una prospettiva interpretativa propria delle

discipline umane -> “1° dibattito sul metodo” = x alcuni individuavano nella differenza dell’oggetto di studio il

fondamento della classificazione, x altri l’unico criterio di classificazione possibile ere quello basato sulla differenze di

metodo;

4.5. Al centro della sociologia di Weber si trova la nozione di “agire sociale”, che rimanda al compito di comprendere,

prima di formulare hp casuali; x Weber l’uomo, a differenza delle cose, può essere conosciuto sia nelle sue

manifestazioni esteriori che nelle sue sottostanti motivazioni; Weber inoltre sottolinea lo stretto collegamento tra

l’attività conoscitiva e le scelte di valore del ricercatore (abbattendo la presunzione positivistica di una prospettiva

scientifica)

Capitolo 2

La modernizzazione

1. INTRODUZIONE

La modernizzazione si configura come un variegato insieme di processi non solo di tipo economico (mutamenti->

mutamenti demografici, formazione dello Stato di diritto, razionalizzazione condotte individuali, burocratizzazione,

separazione Stato-Chiesa, urbanizzazione)

Occidente intraprende una via evolutiva mai vista prima x 2 motivi:

1. processi di modernizzazione europei e nord americani hanno coinvolto, direttamente o indirettamente, tutte le

regioni, culture e gruppi sociali del mondo;

2. una trasformazione talmente veloce da dover essere misurata in anni e non in secoli;

2. EVOLUZIONE DEMOGRAFICA E SVILUPPO ECONOMICO

2.1. La crescita demografica -> vertiginoso incremento della popolazione (popolazione europea raddoppia nell’800)

2.2. Sistema demografico pre-moderno -> trend complessivo di lunga durata individua una crescita lentissima; le

principali cause di morte: carestie, epidemie, guerre. Elevata mortalità infantile, assenza di cure sanitarie efficaci,

alimentazione insufficiente.

2.3. Il nuovo sistema demografico -> già nel corso del ‘700 progressivo calo della mortalità e modesto incremento della

natalità = ciò non è dovuto alla crescita economica, allo sviluppo agricolo (furono conseguenze piuttosto che cause), né

delle cure mediche, né infine degli interventi pubblici nel campo della profilassi delle malattie, delle condizioni

igieniche e delle cure mediche MA fu determinato da un miglioramento delle condizioni climatiche, dalla scomparsa di

epidemie (dovuta alla parziale immunizzazione delle popolazioni e agli interventi pubblici per circoscrivere il

diffondersi del contagio, e i primi tentativi di vaccinazione)

1. crescita demografica non ha avuto gli effetti disastrosi preventivati ma ha accompagnato il miglioramento del

tenore di vita, favorito la domanda interni di beni primari, il consumo e la crescita economica;

2. lento incremento degli anziani improduttivi ha determinato problemi economici dovuti all’invecchiamento

della popolazione;

3. la crescita demografica, coniugandosi con l’urbanizzazione, con la concentrazione della classe operaia nelle

fabbriche, ha dato vita ad una serie di immagini negative della società e ha reso le masse + “visibili”;

2.4. La civiltà dello sviluppo -> le origini della crescita economica sono individuabili non tanto nella “rivoluzione

industriale inglese” e nella successiva industrializzazione dei paesi europei, piuttosto nell’affermazione del modo di

produzione capitalistico;

3. VECCHIE E NUOVE ANSIETÀ

3.1. Due opposte interpretazioni della realtà -> 2 visioni contrapposte sembrano aver accompagnato l’intera evoluzione

della civiltà occidentale:

1. la modernità costituirebbe la prima forma di civiltà che, anche se in modo non uniforme, avrebbe dato vita ad

un sostanziale progresso materiale e spirituale della società; x molto tempo si è imposta un’immagine della

società pre-moderna fondata sui rapporti di tipo comunitario e statica => poco incline al cambiamento –

MENTRE- la società moderna viene qui vista come dinamica e orientata al progresso (economico, scientifico e

tecnico), caratterizzata da un alto grado di differenziazione strutturale, di specializzazione e divisione del

lavoro, ma poco coesa;  2

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2. la nuova forma di civiltà sorta dalla rivoluzione scientifica, dall’affermazione del capitalismo e

dall’industrializzazione, dalla laicizzazione e dal declino della tradizione avrebbe prodotto una degenerazione

della naturale evoluzione del mondo occidentale e avrebbe privato di significato l’esistenza degli uomini e

delle loro azioni;

3.2. Il disagio della modernità -> la sensazione di vivere in un’epoca di profonda crisi sociale e morale non è una

caratteristica esclusiva degli uomini ai giorni nostri; al verificarsi di calamità naturali o socio-culturali infatti si sono

spesso manifestate previsioni apocalittiche; la nostra epoca sembra aver superato questo generico pessimismo; le ansietà

della seconda metà del XX sec sono solo in parte diverse da quelle già emerse agli albori della modernità;

3.3. L’inversione temporale -> in tutte le società pre-moderne il mutamento è stato spesso considerato come una rottura

della tradizione e dell’ordine del mondo voluto direttamente da Dio; questa concezione è stata interrotta con l’avvento

della modernità; mutamento incomincia ad essere apprezzato, favorito, istituzionalizzato ed interiorizzato;

3.4. La secolarizzazione -> in tutte le società pre-moderne quasi ogni aspetto della vita collettiva sarebbe stato regolato

dalla religione = epicentro dell’intera esistenza delle civiltà tradizionali, che conferiva un senso al mondo e impediva

una dissoluzione morale della realtà impedendo che precipitasse nel caos; Secolarizzazione = passaggio di beni o

istituzioni in possesso del potere ecclesiastico nelle mani del potere civile; il concetto di secolarizzazione ha assunto

molti significati nell’ambito delle riflessioni sulla modernità;

1. secolarizzazione = separazione tra Stato e Chiesa, contrapposizione delle diverse forme di dottrina protestante

e dottrina cattolica, il fiorire di nuovi movimenti religiosi, avrebbero determinato una separazione della

religione da alcuni ambiti culturali; avanzata della razionalizzazione non avrebbe portato ad una scomparsa

della religione quanto ad una sua marginalizzazione sociale e politica;

2. secolarizzazione = progressivo declino della religione per alcuni destinata a scomparire completamente;

considerata quindi come una degenerazione spirituale e morale; ma, persino nella tarda modernità, la religione

ha continuato ad essere un importante punto di riferimento per molti individui o gruppi;

3. secolarizzazione = privatizzazione delle credenze religiose e la loro tendenziale estromissione dalla sfera

pubblica; religione diventa una faccenda puramente individuale;

I processi di laicizzazione nel mondo occidentale sono stati favoriti, accelerati e amplificati, dalla modernizzazione

economica e politica, ma si sono svolti con ampie variazioni geografiche e temporali

3.5. La mutazione antropologica -> la differenziazione strutturale e funzionale della società moderna, la

moltiplicazione dei ruoli e degli status sociali, l’accelerazione del mutamento e quindi la non stabilità del Sé hanno

profondamente modificato il rapporto individuo società; 3 sono le principali concezioni di mutazione antropologica

avanzate:

1. accrescimento dell’individuazione: il mondo moderno offrirebbe a ciascun uomo la possibilità di essere più

individuo, più autonomo

2. th del Sé plurale: molteplicità di Sé diversi messi in scena a seconda delle circostanze dell’interazione;

3. fine dell’individuo: antagonista dell’accrescimento dell’individuazione -> molti fenomeni come la

massificazione e la manipolazione esercitata dai mezzi di comunicazione indicherebbero la presenza di modelli

costrittivi dell’agire tali da condurre all’imprigionamento degli individui in una “gabbia d’acciaio” (Weber);

secondo Horkheimer e Adorno nella società contemporanea il dominio incontrastato della razionalità

strumentale affonda le sue radici in propensioni tipiche dell’intera civiltà occidentale, connubio tra efficienza

tecnica e repressione di tutto, o quasi, ciò che appartiene alla sfera della vita istintuale ed emotiva degli

uomini; questa th ha però trascurato i ferrei vincoli posti da qualsiasi società pre-moderna alla ricerca di una

identità individuale non corrispondente da quanto stabilito dalla tradizione ma anche aver attribuito agli uomini

del passato caratteristiche inesistenti, infatti la convinzione di poter trovare nelle società pre-moderne delle

possibilità di auto-realizzazione individuale non hanno alcun riscontro storico; le critiche rivolte alla

massificazione e alla disindividuazione presuppongono una sensibilità sconosciuta alle mentalità del passato;

3.6. L’era della tecnica -> la tecnica è l’essenza dell’uomo, sia perché ha consentito all’umanità di sopravvivere anche

senza il corredo adattativi dell’animale, sia in quanto, l’uomo ha cercato di creare un mondo adatto alle sue carenze

istintuali; 2 concezioni riguardano le società occidentali del 3° millennio:

1. mondo contemporaneo come il risultato dello sviluppo lineare => una fase della modernità;

2. mondo contemporaneo è una vera e propria rottura, anche se entro certi limiti;

4. IL DECLINO DELLA FIGURA PATERNA

4.1. La crisi della famiglia -> nelle società nelle quali ha prevalso la famiglia nucleare, per lungo tempo agenzia

fondamentale di socializzazione, il padre è stato coinvolto nel processo attraverso il quale l’individuo-figlio diventava

un membro della società = questo coinvolgimento è oggi profondamente cambiato; i segni del declino possono essere

visti nella diminuzione dei matrimoni e nel progressivo aumento delle famiglie uni-personali; molte funzioni

socializzatrici sono inoltre oggigiorno svolte dalla scuola, dai mezzi di comunicazione, dal gruppo di pari e da molti

altri gruppi sorti dalla moltiplicazione delle reti di relazioni; la famiglia appare oggi privata della possibilità di proporsi

come agenzia di socializzazione privilegiata per la trasmissione di valori, regole di condotta, strategie adattive e al

mantenimento e alla riproduzione del sistema sociale e di quello culturale;

4.2. Modificazioni recenti -> Parsons nel 1955 individua nel padre il leader strumentale; Parsons fa una distinzione fra:

“funzione strumentali” (o esterne) e “funzioni espressive” (o interne) ; nella famiglia occidentale moderna il marito-

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padre può essere considerato il leader strumentale della famiglia perché il ruolo del maschio adulto è ancorato al suo

impiego, al mondo professionale, e la sua è una figura preminente nel nucleo famigliare; questo modello parsoniano

sembra non corrispondere più alle condizioni della vita quotidiana della tarda modernità, infatti la crescita

dell’incidenza del lavoro femminile, il graduale venir meno dell’importanza della professione del marito-padre,

l’emancipazione delle donne, forme di vita familiare più “democratiche” hanno portato a privare il padre della sua

leadership strumentale, ma anche della possibilità di proporsi come oggetto prioritario di identificazioni stabili,

univoche e consone agli scopi adattivi dei figli;

4.3. Il ridimensionamento del ruolo del padre -> il tendenziale declino dell’importanza del ruolo del padre sembra

quindi essere una conseguenza della crisi che ha interessato l’istituzione familiare e dei mutamenti avvenuti nei rapporti

interpersonali all’interno della famiglia; il ridimensionamento del ruolo di padre non rappresenta una tragedia per

l’individuo-padre o per gli altri membri del nucleo famigliare; non può inoltre essere trascurato che l’individuo-padre

sembra aver ampliato la gamma delle sue possibilità espressive, ossia affettive e relazionali, nei confronti degli altri

membri della famiglia e di quelli delle diverse cerchie sociali alle quali partecipa; il padre sembra inoltre orientato a

ridefinire il proprio ruolo all’interno della famiglia; nella storia della civiltà occidentale il padre è stato il perno della

conservazione del passato e un’autorità morale indiscussa; all’interno della famiglia il padre ha rappresentato un ideale

collettivo e, come tale, un necessario termine di riferimento per la definizione sia dell’identità, per molti aspetti

difettiva, della moglie madre e dei figli; Nella tarda modernità questi aspetti della figura paterna sembrano essere

aggrediti da più parti e in via di almeno parziale dissoluzione; inoltre con il dissolvimento del ruolo del padre sembrano

aprirsi nuove possibilità d’individuazione sia per gli altri membri della famiglia moderna che per lo stesso maschio

adulto, finalmente libero dai tanti fardelli del passato e più pronto a scoprire dimensioni affettive ed interessi non

meramente strumentali consoni alle linee evolutive del mondo contemporaneo.

Capitolo 3

La secolarizzazione

1. SECOLARIZZAZIONE: LE VICENDE DI UNA NOZIONE SFUGGENTE

La parola ha origine ben più antica della sociologia, e deriva dal latino saeculum (=mondo, mondo profano); il termine

ha acquisito nel corso del XIX sec un’accezione ideologica legata all’affermazione politica e culturale delle borghesie

nazionali di fronte all’universo ecclesiastico; in questa selva di definizioni diverse talora in conflitto, tuttavia, è

possibile individuare alcune dimensioni centrali del concetto di secolarizzazione:

l’idea forte di secolarizzazione come eclissi del sacro, perdita di rilevanza sociale, ma anche individuale, della

1. religione;

la secolarizzazione come declino delle religioni istituzionali e dell’influenza delle chiese nella sfera personale -

2. > privatizzazione della religione;

secolarizzazione come trasposizione di credenze, riti, bisogni dall’ambito religioso a quello profano ->

3. religioni surrogate;

queste 3 visioni possono parzialmente sovrapporsi o possono rivelarsi utili per analizzare differenti aspetti della

secolarizzazione; analizzeremo le trasformazioni nel contesto dell’Europa Occidentale perché:

da un lato perché la realtà nordamericana è profondamente diversa da quella europea

- il concetto di secolarizzazione è nato in Europa

-

2. ALLE ORIGINI DELL’IDEA DI SECOLARIZZAZIONE: DURKHEIM E WEBER

Durkheim e Weber furono i padri fondatori della th sociologica della religione

2.1. ÉMILE DURKHEIM: “LA RELIGIONE È LA SOCIETÀ CHE ADORA SÉ STESSA”

Pur non ricorrendo al termine secolarizzazione Durkheim ha descritto il processo per mezzo del quale la religione è

divenuta via via più marginale nell’organizzazione della società; in origine essa si estendeva a tutto, tutto ciò che era

sociale era religioso: a poco a poco le funzioni politiche, economiche, scientifiche si sono rese indipendenti dalla

funzione religiosa, i due termini, sociale e religioso, erano “sinonimi”; 2° Durkheim il sentimento religioso nasce dal

sentimento di dipendenza che la società ispira ai suoi membri ed è funzionale al bisogno di ogni società di conservare e

rinsaldare; Non è dunque la religione ad essere per essenza sociale: in un certo senso è il vincolo sociale ad essere

essenzialmente religioso; se è la religione a tenere insieme la società, quest’ultima cesserebbe di esistere in assenza

della religione, o di qualcosa che ne prenda il posto e svolga la stessa funzione unificante; “La religione, proprio perché

la sua essenza coincide con l’essenza stessa della società, è lungi dall’avere i giorni contati: essa si configura come una

costante del vivere sociale, non soltanto delle comunità (società dell’Ancien Regime) ma anche della moderna società.

Chi muore sono i vecchi dei, al loro posto ne subentrano nuovi”.

2.2. MAX WEBER: DISINCANTO DAL MONDO E ASCESI INTRAMONDANA

Weber ha una visione assai profonda e articolata dei rapporti tra religione e società; con l’espressione disincanto dal

mondo Weber designa l’affermarsi, in occidente, di un’immagine del mondo per cui non occorre più ricorrere alla

magia per dominare o ingraziarsi gli spiriti, a ciò sopperiscono la ragione e i mezzi tecnici; Il processo di

razionalizzazione ha coinvolto tutti gli ambiti dell’attività umana; in questo progressivo disincanto dal mondo la

religione ha giocato un ruolo tutt’altro che univoco; Weber afferma che sia sorta un’affinità tra la visione razionale e

capitalistica del mondo e una visione particolare del cristianesimo, propria di alcune confessioni protestanti e del

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calvinismo in particolare; Il protestantesimo calvinista infatti ha promosso una forma di “ascesi intramondana” che 2°

Weber è all’origine del capitalismo e dunque della società moderna; il calvinista era spinto a cercare conferma del

proprio status di eletto attraverso la riuscita professionale, il successo egli affari divenivano per lui la controprova della

benedizione divina; Ma andando ancora più a ritroso nella storia dell’occidente Weber rintraccia alle origini della

tradizione ebraico-cristiana alcuni germi del processo di razionalizzazione (elementi eclissati dal cristianesimo e in

particolare dal cattolicesimo) e al disincanto dal mondo che sono:

l’affermazione dell’assoluta trascendenza di Dio = la radicale trasformazione tra divino e umano che ha

- portato alla definizione di una sfera profana;

la storicità = che ha introdotto una visione del tempo non più ciclica ma lineare e irreversibile;

- la razionalizzazione etica = ha introdotto il criterio della responsabilità personale alle origini

- dell’individualismo moderno;

3. TRE VISIONI DELLA SECOLARIZZAZIONE

è possibile individuare 3 accezioni del concetto di secolarizzazione:

3.1. La secolarizzazione come eclissi del sacro e scomparsa del soprannaturale

tutte le sfere dell’attività umana si sono emancipate e rese autonome e sono fatalmente destinate a svincolarsi dalla

residua tutela religiosa -> la religione è come una foglia morta spiccata dall’albero del mondo: potrà galleggiare a

mezz’aria ancora per qualche tempo ma la sua sorte è segnata; uno dei sostenitori di questa th è Wilson 2° cui la

religione ha perso importanza in tutti gli aspetti della vita sociale:

nella sfera morale: le condotte degli individui sono valutate a partire da criteri puramente mondani, che

- non fanno riferimento al trascendente;

nella sfera legale: i sistemi giuridici e il concreto funzionamento della legge. Nelle società secolarizzate, si

- interessano essenzialmente dei comportamenti che disturbano le relazioni sociali, senza far riferimento ad

una giustizia divina;

nella sfera educativa e della socializzazione: sempre meno ispirata ai precetti religiosi;

- nell’ambito della scienza e della conoscenza: non si chiede più alla religione di fornire spiegazioni

- riguardo l’origine dell’universo e i fenomeni fisici;

nella politica: il riferimento alla religione è sempre più raro;

- nella sfera dell’identità: “sebbene individui e gruppi cerchino di rafforzare la propria concezione del sé

- rivolgendosi a fonti religiose, stati e nazioni moderne non fanno affidamento su legittimazioni religiose

che pure possono essere scritte nelle proprie costituzioni”;

nella sfera delle emozioni: “ci sono oggi agenzie in concorrenza che cercano di manipolare la vita emotiva.

- Molte di esse, come la tv, i film, la musica pop, hanno a disposizione mezzi di comunicazione

tecnicamente più avanzati e più efficienti rispetto a quelli di cui dispongono perfino i maggiori gruppi

religiosi”;

La religione è dunque una potenza decaduta, marginale, destinata all’irrilevanza; in questa chiave anche i fenomeni che

sembrano contraddire la direzione generale del processo storico (revival religiosi, fondamentalismi, diffusione sette)

vengono lette come conferme in “negativo” del processo, sono infatti interpretati come tentativi disperati di

sopravivenza, come rigurgiti destinati a una rapida fine. Proprio per questa impermeabilità alle smentite e alle obiezioni,

questa tesi “forte” della secolarizzazione è spesso accusata di essere in realtà un’ideologia mascherata di plausibilità

scientifica; altro limite di questa th è che presuppone un’”età dell’oro” della religione in cui essa permeava ogni aspetto

della vita sociale, un’”età dell’oro” mai esistita; infine questa th viene accusata di dare un’eccessiva attenzione alle

religioni storiche e alle chiese istituzionali, come se il grosso dell’esperienza religiosa dovesse consumarsi nel contesto

delle organizzazioni ecclesiastiche formali;

3.2. La secolarizzazione come privatizzazione della religione

Berger e Luckmann introducono il concetto di “secolarizzazione soggettiva” = il processo macrosociale di

secolarizzazione si manifesta a livello di coscienza individuale;

Non c’è più un “cosmo sacro” indiscutibile e condiviso che tutto e tutti sovrasta, ma una pluralità di stili di

- vita, valori e norme che pone l’individuo davanti a quello che Berger chiama “l’imperativo etico” (eresia = dal

greco hairein = scegliere); l’individuo si trova abbandonato a se stesso e alle sue possibilità di scelta;

Luckmann introduce il concetto di “privatizzazione della religione” = la secolarizzazione non è dovuta al

- declino del cristianesimo tradizionale o dall’affermarsi di ideologie laiciste, è piuttosto il risultato di un

processo più vasto -> le istituzioni si sono differenziate e specializzate, il risultato di questo processo è una

situazione pluralistica nel cui quadro la visione religiosa del mondo è affiancata ad altre concezioni, che

possono essere con essa discordanti o apertamente contraddittorie -> tutte queste opzioni costituiscono una

sorta di “mercato” religioso, in cui l’individuo-consumatore può scegliere ciò che più gli aggrada; per la prima

volta nella storia dell’umanità l’individuo ha accesso ad un vasto assortimento di “beni” religiosi che non

s’impongono alla sua coscienza come valori assoluti e incontestabili, non lo guardano dall’alto della loro

massiccia inespugnabilità; questa th diventa uno strumento per indagare quella confusa “nebulosa mistico-

esoterica” che va sotto il nome di New Age;

Lewis e Melton propongono di distinguere tra New Age:

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In senso stretto: abbiamo a che fare con un movimento o con un netwok di movimenti

(esoterici, religiosi, ecologisti…);

In senso lato: si riferisce ad un clima, a una sensibilità, una ricerca religiosa per dare un

significato “su misura” della propria vita => una incarnazione della “religione personalizzata”

descritta da Luckmann;

Il sociologo Casanova ha parlato invece di una “deprivatizzazione della religione” -> le religioni organizzate e “visibili”

stanno tornando 2° lui con grande clamore alla ribalta della sfera pubblica; a svolta è segnata da 4 fenomeni:

1. rivoluzione islamica in Iran 3. ruolo del cattolicesimo nella rivoluzione sandinista

2. movimento Solidarnosc in Polonia 4. fondamentalismo protestante negli USA

3.3. La secolarizzazione come trasposizione del sacro alla sfera secolare

La Rivoluzione francese è l’evento spartiacque per eccellenza nella storia della secolarizzazione, quello che ha seganto

in modo traumatico la fisionomia dei rapporti tra potere sacro e potere secolare in occidente, ha finito in breve tempo

per produrre una forma surrogata e parodistica di sacralità -> se da un lato i rivoluzionari conducevano una guerra senza

quartiere al cattolicesimo, dall’altro sembravano voler imitare in tutto e per tutto i loro acerrimi nemici ecclesiastici,

dando vita ad una religione laica che è quasi una scimmiottatura di quella cristiana; gli elementi principali:

presa in prestito delle forme rituali del cristianesimo (Notre Dame fu rinominata il Tempio della Ragione,

- La Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo come catechismo nazionale…);

Il mantenimento del lessico religioso (vangelo repubblicano, santuario della patria…);

- Accostamento dei valori della Costituzione a quelli del Vangelo;

- La canonizzazione dei partigiani delle idee rivoluzionarie che si ispira alle vite esemplari di “santi”;

- L’elaborazione di un culto deista della Ragione e poi dell’Essere Supremo;

-

La sacralizzazione della politica e la creazione di “religioni civili” proseguiranno per tutto l’800 con i nazionalismi

anche se gli esempi più plateali furono i totalitarismi del ‘900 (nazismo e comunismo -> il quale nacque sotto auspici

anti-religiosi ma finì per dare vita ad un’altra caricatura della religione);

Rivière si è interessato dei “riti profani” e ha cercato di individuare anche altri ambiti in cui bisogni e credenze

originariamente legati alle religioni istituzionali hanno trovato asilo:

rituali del tifo organizzato (partite con regolarità domenicale,glorificazione eroi calcistici;

- rituali della musica giovanile;

- devozione per eroi dei media (cinema, tv…);

-

La ricerca degli ambiti in cui si è rifugiato il sacro scacciato dai templi tradizionali può portare ovunque; dal momento

che il cattolicesimo si è rifiutato di essere la religione della Francia rigenerata, la funzione unificatrice è spostata su altri

culti => per tenere unita la società c’è bisogno di inventarsi una qualche religione;

4. Il frastuono degli angeli. Fine della secolarizzazione?

Berger fu autore di un libro dal titolo Il brusio degli angeli, uno studio sulla riscoperta del soprannaturale nelle società

moderne; oggi il risveglio dell’interesse per la religione e la spiritualità in tutte le sue forme è così vistoso che viene da

pensare che questo brusio si sia infittito fino a diventare un frastuono; fioriscono infatti sette e movimenti religiosi di

ogni sorta, romanzi d’ispirazione esoterica balzano in cima alle classifiche dei libri più letti, le religioni (organizzate e

non) si lanciano all’assalto della sfera pubblica, la fede è sempre più spesso chiamata in causa come fonte di

legittimazione pubblica; Dopo la morte di Dio (Nietzsche) si può parlare di morte della secolarizzazione.

Capitolo 4

La Politica

1. DI COSA PARLIAMO QUANDO PARLIAMO DI POLITICA

Diverse interpretazioni della politica:

Bobbio -> deriva dall’aggettivo di polis (politikos), significante tutto ciò che si riferisce alla città, e

- quindi al cittadino, civile, pubblico, e anche socievole e sociale;

Un fenomeno complesso relativo al funzionamento della collettività umana, della quale tutti noi

- facciamo parte;

2. LA DEMOCRAZIA TRA DIFFUSIONE E DELUSIONE

Oggi viviamo nell’era della democrazia, infatti essa si è stabilizzata non soltanto nei paesi occidentali, ma ha anche

sempre più spesso superato questi confini per essere esportata e posta come modello di governo; ci si trova, sostiene

Giddens, di fronte ad un paradosso che consiste nel diffondersi della democrazia nel mondo “e contemporaneamente

nell’emergere, all’interno delle democrazie mature, di una delusione crescente dei processi democratici” => una

crescente diffusione congiunta con un’altrettanto crescente insoddisfazione;

perché è così diffusa l’insoddisfazione della democrazia?

1. primo campanello di allarme negli anni ’70 quando appare il volume The crisis of Democracy di Crozier,

Huntington e Watanaku sullo stato di salute delle democrazie in Nord America, Europa Occidentale e

Giappone; i 3 individuarono il rischio di una crisi di governabilità a seguito dell’emergere di nuove domande

sociali e della difficoltà da parte dello Stato di dare risposte soddisfacenti in un’era di crescita economica

contenuta e di declino dell’autorità; nonostante poi non vi sia stata una crisi della democrazia nei termini

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descritti, la segnalazione del rischio ha permesso 2° Huntington di porre il problema visto che “crisi e

catastrofi possono essere prevenute solo quando le persone prendono seriamente in considerazione la

possibilità che possano avvenire”;

2. 20 anni dopo, più che di crisi altri studiosi hanno parlato di una trasformazione del processo democratico

relativo alle forme di interazione tra il cittadino e lo stato; ciò che i cittadini valutavano e rispetto al quale

avvertivano soddisfazione o insoddisfazione era la performance dei processi democratici, vale a dire la loro

capacità di dare risposte soddisfacenti alle domande formulate = si smentiva così l’hp di una crisi;

3. 2° Pharr e Putnam, nonostante in alcune parti (Italia e Giappone) l’insoddisfazione per la performance era

diventata così forte da alterare il sistema partitico, non era stata individuata nessuna seria minaccia ai principi

fondamentali della democrazia (2000);

Però non tutto filava liscio, infatti per ciò che riguarda l’Europa il problema principale veniva individuato in una

crescente disaffezione per le istituzioni politiche formali (Governo e Parlamento) e per i partiti e i leader politici; si

sosteneva l’esistenza di una generale erosione della fiducia nei soggetti politici e si aggiungeva che non sembrava

trattarsi di un fenomeno transitorio, legato all’insoddisfazione dovuta all’operato di uno specifico governo o di specifici

soggetti politici;

=> i cittadini si dichiarano insoddisfatti dei processi democratici ma allo stesso tempo continuano a sostenere la

preferibilità della democrazia rispetto ad altre forme di governo; ci si fida sempre meno delle istituzioni cardine della

democrazia rappresentativa ma non si coltivano hp alternative; l’insoddisfazione per il funzionamento della democrazia

è accompagnato da un sostegno alla democrazia come modello di sistema politico espresso dai cittadini;

3. SIAMO DELUSI PERCHÉ…

Noi cittadini ci ritraiamo dall’impegno della vita pubblica perché essa ci infligge più “delusioni” che soddisfazioni. Il

coinvolgimento e l’impegno sono quasi inevitabilmente seguiti dal disinteresse e dal disimpegno all’interno di un moto

oscillatorio che va dal pubblico al privato e ritorno. Secondo Hirschman questa oscillazione è del tutto naturale e non è

altro che il frutto della delusione e dell’insoddisfazione che si avverte quando la partecipazione agli affari pubblici non

procura quella soddisfazione che ci si attendeva; noi cittadini abitanti delle società contemporanee siamo sempre più

diventati cittadini “intermittenti”, in una oscillazione continua tra i poli della vita pubblica e quelli della vita privata,

alla ricerca di una qualche forma di felicità; l’aumento dell’istruzione e di una maggiore informazione e competenza

politica tra i cittadini hanno dato vita alla “mobilitazione cognitiva” (Inglehart) elemento alla base della valutazione

critica dell’operato dei partiti e degli altri soggetti che operano nell’ambito delle istituzioni democratiche; il decremento

della partecipazione elettorale potrebbe essere considerato come un segnale di insoddisfazione nei confronti dell’offerta

disponibile;

accanto alle trasformazioni sociali e culturali che hanno segnato le società contemporanee e hanno modificato il

rapporto dei cittadini con la politica si collocano le trasformazioni avvenute all’interno del sistema politico ->

Dahrendorf sottolinea l’autoritarismo del vertice che si manifesta con operazioni di aggiramento del parlamento a

vantaggio di altri meccanismi = essendo il parlamento una delle istituzioni fondamentali della democrazia, la sua

marginalizzazione provoca una serie di conseguenze sull’idea stessa di democrazia; a peggiorare la situazione ha poi

contribuito la diffusione del fenomeno della corruzione politica che favoriscono il distacco e il disincanto;

la diffusione di questa delusione si traduce, sul piano del comportamento, nell’abbandono dei partiti politici, che da

sempre hanno rappresentato il nesso tra stato e cittadini;

4. PARTITI? NO, GRAZIE

Nessun paese libero è mai stato senza partiti, i quali creano l’orine dal caos di una moltitudine di elettori; i partiti sono

in grado di semplificare le scelte collettive e tradurle in alternative possibili; i partiti politici sono considerati, dalla

maggior parte degli intervistati, come un’istituzione della quale “non fidarsi”; nonostante questa sfiducia la presenza dei

partiti legittimi il sistema democratico -> gli stessi cittadini sembrano avere consapevolezza di ciò visto che continuano

a recarsi alle urne per eleggere i propri rappresentanti, si continua a votarli, magari votando un partito diverso da quello

votato precedentemente e ciò aumenta la volatilità elettorale (=propensione ad abbandonare il partito per il quale si è

votato in precedenza a favore di una altro); una altro elemento che ha segnato il rapporto dei cittadini con i partiti

politici è stata la riduzione della membership (=degli iscritti) => l’aumento dell’astensionismo e della volatilità

elettorale congiuntamente alla riduzione della membership sono un chiaro segnale di crisi; i partiti hanno dovuto

modificare alcuni loro tratti -> partiti pigliatutto, partiti professionali elettorali, partiti cartello, partiti leggeri, personali,

azienda… -> i cittadini hanno sempre più un ruolo di spettatori salvo quando devono recarsi alle urne per votare => i

cittadini non si sentono di appartenere alla dimensione politica, campo esclusivo di attività dei professionisti della

politica dei quali si fidano ben poco. Quindi possiamo dire che i partiti sono destinati a diventare sempre più marginali

nella dimensione politica? La risposta è NO, in quanto ancora oggi una democrazia rappresentativa sarebbe

difficilmente immaginabile senza la presenza dei partiti che “creano l’ordine dal caos di una moltitudine di elettori”

(Bryce); è necessario che i partiti politici procedano nel loro percorso di trasformazione, riappropriandosi di quel ruolo

di rappresentanza sociale e di partecipazione e mobilitazione che hanno perso nel corso del tempo;

5. LA POLITICA DEI CITTADINI

l’affermazione di una nuova concezione della politica si configura come una conseguenza inevitabile dell’affermazione

della democrazia, che rende i cittadini consapevoli dei propri diritti e quindi in grado di poter effettuare il passaggio da

una condizione di cittadino de iure ad una condizione di cittadino de facto = questo passaggio si manifesta con

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Teto84

l’attivazione politica dei cittadini-> questi mutamenti delle democrazie nelle società contemporanee sono fenomeni reali

che si manifestano in diversi modi (es. forme di protesta intraprese per opporsi ad interventi ritenuti dannosi per

l’ambiente – vedi TAV in Val di Susa) e in questi casi è possibile rintracciare interpretazioni della politica e forme di

azione della politica messe in atto dai cittadini al di fuori dei partiti politici, ma non per questo meno significative o

rilevanti => in difesa dei propri diritti i cittadini sono disponibili a ricorrere a nuove forme di partecipazione e a dar vita

a nuovi soggetti in grado di esercitare una pressione politica (gruppi di iniziativa civica, sigle issue groups,

associazioni…); si assiste dunque ad una “generalizzazione della politica” (Beck), ovvero una perdita di centro della

politica e di una sua espansione in altri territori (“deterritorializzazione”).; la consapevolezza di questo mutamento porta

con se una nuova idea di cittadinanza ma anche l’urgenza di destrutturate le vecchie categorie usualmente adottate per

parlare di politica.

Capitolo 5

Lo sviluppo

2 approcci riguardo la th e la pratica dello sviluppo:

1. credo liberista: predicato e praticato dalle istituzioni economiche internazionali (Fondo Monetario

Internazionale) -> mutamento associato ad un miglioramento si esaurisce nella crescita, ovvero

nell’incremento della produzione;

2. th del naufragio dello sviluppo: vicenda dei mutamenti economici e sociali verificatisi negli ultimi secoli è la

storia del fallimento del mito del Paradiso sulla Terra -> occorre quindi fuoriuscire dallo sviluppo e tornare alle

comunità;

1. I SOGGETTI DELLO SVILUPPO

lo sviluppo è un’azione, un movimento, un processo; parlare quindi di sviluppo comporta identificare un soggetto che si

sviluppa, o che potrebbe svilupparsi ma non vi riesce, per questo necessita di una politica, appunto, di sviluppo; il

campo di indagine dei Development Studies si è esteso a dismisura, specialmente a partire dalla 2° GM con il principale

obiettivo di migliorare le condizioni di vita degli uomini in una dimensione mondiale; inizialmente il termine sviluppo

era associato a costrutti teorici quali: capitalismo o modernità, che infatti costituiscono l’oggetto di ricerca primario di

Marx e Weber; il più evidente indicatore di questi processi di espansione e di intensificazione della modernità

capitalistica è la crescita economica;

In questo campo di indagine la prima svolta è costituita dalla 2° GM, con il concludersi della quale si assiste

all’avanzare dei movimenti di liberazione, al processo di decolonializzazione ed all’avvio della competizione tra i due

blocchi economici e politici contrapposti -> in questo periodo si assiste alla proliferazione dei paesi che reclamano di

fuoriuscire dalla povertà => nascono i Development Studies;

Nascono 2 th che condividono il presupposto 2° cui il soggetto dello sviluppo è lo Stato:

1. th della modernizzazione: gli ostacoli allo sviluppo sono interni e culturali; problema: Arretratezza, la cui

responsabilità è dei poveri; indicano come rimedio l’importazione di istituzioni e comportamenti occidentali;

eccessiva presenza dello Stato; Rimedi = privatizzazione, apertura ai mercati e crescita economica;

2. th della dipendenza: gli ostacoli allo sviluppo sono esterni ed economici; problema: Sottosviluppo; la

responsabilità è dei ricchi che stanno altrove; sostengono lo sviluppo di percorsi nazionali di sviluppo;

penetrazione aggressiva della modernità; Rimedi = fuoriuscita dallo sviluppo e ritorno alla comunità;

Le persone, in nome delle quali si richiede lo sviluppo del Paese, in realtà non hanno voce sulla scelta di strategie che

finiranno per sconvolgerne l’esistenza;

La sfida più rilevante a questo modo di pensare lo sviluppo è venuta da chi ha cominciato a porre la questione

identificando negli esseri umani i soggetti che si sviluppano;

2. LO SVILUPPO UMANO

i primi passi circa l’idea che si possa concepire lo sviluppo in relazione alla persona sono stati fatti negli anni ’60; per

sviluppo sociale veniva inteso l’incremento di una popolazione, misurato dal livello di soddisfazione dei bisogni

(distinti in essenziali e superiori) di quest’ultima -> th dei basic needs che però non riesce ad andare mai oltre i

programmi di emergenza per i più poveri;

tra la fine degli anni ’70 e gli anni ’80 lo studioso indiano Amartya Sen elabora l’approccio delle capacità e dei

funzionamenti che costituisce il fondamento teorico di sviluppo umano; 2° Sen lo sviluppo, che ha a che fare anche con

il benessere degli individui, è un fenomeno di più ampia portata rispetto alla crescita, intesa come un aumento della

ricchezza materiale di una società; star bene infatti non vuol dire solamente essere liberi dai rischi di origine naturale o

sociale, ma anche essere in grado di realizzare lo scopo che ci si è prefissati => il benessere non sta nella ricchezza

materiale ma nella libertà, nella possibilità di scegliere e di realizzare una pluralità di stili di vita -> perciò i compiti di

una politica di sviluppo consistono:

1. promuovere le condizioni che consentono a tutti l’accesso ai livelli minimi di capacità necessari per lo

svolgimento dei funzionamenti;

2. ampliare la varietà di combinazioni dei funzionamenti accessibili a ciascuno in un contesto sociale

determinato;  8

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Quindi il problema della povertà viene posto in termini diversi, non come deprivazione materiale (povertà economica) e

neanche come isolamento sociale (povertà relazionale), ma è un impedimento alla libertà positiva dello “star bene”

causato da incapacitazione (=una forma di privazione che non può essere risolta da un aumento del reddito , ma può

richiedere il ricorso a strumenti di sostegno di natura non monetaria, o l’acquisizione di abilità specifiche socialmente

disponibili);

=> Sen:

1. sgancia la povertà dalla dimensione puramente economica

2. afferma la natura irrinunciabile delle libertà sostanziali

=> se la povertà è assenza di felicità, uno star male, che deriva da incapacitazione, dall’impossibilità di realizzare se

stessi quali esseri umani, il suo rimedio è l’empowerment, la politica di capacitazione che comprende gli interventi e

che consentono il dispiegamento delle capacità individuali e collettive delle persone;

3. LO SVILUPPO SOSTENIBILE

lo sviluppo umano comporta la tutela della salute delle persone, ma la tutela della salute comporta la prevenzione e il

rimedio a rischi di diverso tenore e gravità: alcuni, specie quelle che si riferiscono all’infanzia o alla vecchiaia, si

rivelano associati alla natura umana, altri invece appaiono connessi all’avanzare della cultura; i più poveri pagano il

conto di condizioni igieniche e sanitarie precarie, ma nessuno di questi problemi è nato con la modernità capitalistica,

tuttavia con la crescita economica questi problemi si fanno più evidenti; la questione della tutela della salute è

strettamente connessa con la protezione della natura x 2 motivi:

1. preserva le generazioni future dai rischi connessi all’inquinamento dell’ambiente;

2. la tutela della vita è un valore compatibile con lo sviluppo umano;

molti guardano alle relazioni tra economia, società e ambiente prendendo le mosse dalla legge dell’entropia che afferma

che la materia e l’energia si possono trasformare soltanto in una direzione; inoltre 2° questa th le attività umana,

comprese quelle che tendono a portare ordine e organizzazione, si traducono inevitabilmente in disordine, inquinamento

e decadenza dell’ambiente => non è possibile sviluppo, e non è possibile l’esistenza umana senza che aumenti il livello

di entropia;

L’Impatto di una popolazione sull’ambiente (I) è dato dalla sua dimensione demografica (P), dall’”opulenza”, misurata

dai consumi pro-capite (A), e dalla tecnologia impiegata nelle attività umane di produzione e consumo (T) -> I=PxAxT

Per garantire la compatibilità tra lo sviluppo e l’ambiente non è pensabile un arresto del processo di crescita

dell’entropia che è impossibile ed inutile, ma è concepibile un suo rallentamento, che può avvenire intervenendo sulla

popolazione, o sull’”opulenza”, o sulla tecnologia, o su una combinazione tra questi.

Così dagli anni ’80 lo slogan dello “sviluppo sostenibile” ha avuto un successo internazionale

4 prospettive di analisi riguardo il rapporto tra lo sviluppo e l’ambiente data dall’unione di 2 gruppi: tecnocentrismo e

ecocentrismo e dalle loro varianti: radicale o moderata:

1. tecnocentrismo dell’abbondanza: massimizzazione del prodotto in un mercato autoregolato, nel quale il

meccanismo dei prezzi assicurerà la sostituzione dei fattori che divengono scarsi a causa dell’esaurimento delle

risorse naturali

2. ecocentrismo della catastrofe: non rifiuta il mito dell’invulnerabilità del progresso, ma l’idea del progresso in

quanto tale; se si desidera scongiurare l’apocalisse economica ritenuta imminente è necessario restaurare

l’armonia comunitaria perduta, attraverso una qualche forma di riconsacrazione della natura, da ottenersi con

una riduzione della popolazione mondiale e un cambiamento di scala della produzione e dei consumi;

3. tecnocentrismo della possibilità: è necessario un intervento pubblico sui processi di crescita economica,

innovazione tecnologica, mutamento sociale e culturale, con l’imposizione di regole, incentivi e sanzioni volte

a promuovere la sostenibilità dello sviluppo;

4. ecocentrismo della consapevolezza: appello ad un’iniziativa pubblica internazionale per promuovere un

ripensamento alla crescita economica, con un cambiamento dei suoi contenuti in senso ecologicamente e

socialmente sostenibile, con una redistribuzione del prodotto a beneficio dei paesi e dei ceti più poveri;

è quindi ormai chiaro perché lo sviluppo sostenibile sia importante per la prospettiva dello sviluppo umano, ma è

- anche vero il contrario, cioè che lo sviluppo umano risulta importante dal punto di vista dello sviluppo sostenibile

(P)

è possibile inoltre contenere i livelli di consumo grazie a 2 percorsi differenti (A):

- 1. transizione dai bisogni “ materiali” ai bisogni “post-materialistici” consumo rivolto in prevalenza ai

servizi, e quindi un minore impatto sull’ambiente;

2. associato alla natura di alcuni beni utili alla sopravvivenza, alla riproduzione e allo sviluppo umano, che

non è utile produrre o consumare secondo logiche di mercato (difesa, sanità, ambiente…);

Occorre che la politica sia vigile, sostenendo attivamente l’economia solidale, l’agricoltura biologica, il riciclaggio

- dei rifiuti (T)

4. OSSERVAZIONI CONCLUSIVE

l’idea dello sviluppo umano sostenibile può assumere i connotati di un’utopia positiva e concreta. Un’utopia perché

assicurare dignità e libertà a tutti gli esseri viventi non sembra possibile, ma positiva perché considera il futuro come

aperto ad un cambiamento consapevole della complessità del mondo sociale e di quello della natura e dell’interazione

tra i due, e concreta perché è possibile identificare gli strumenti di azione e valutazione più adeguati;

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Capitolo 6

La società del rischio

Ci sembra, anche in virtù della risonanza data a certi temi da parte dei media che la nostra vita sia costellata da una serie

di rischi tipici del nostro tempo; si tratta di minacce di respiro mondiale difficili da quantificare e nonostante i pareri di

esperti ei dati statistici la situazione ci sembra più indecifrabile che mai; gran parte delle minacce deriva proprio dal

progresso tecnico ed economico; muta la scienza, sempre più necessaria ma non sufficiente ad indirizzare con mano

decisa l’andamento sociale; muta anche la dimensione politica, in quanto i rischi sono sempre il prodotto di decisioni, le

quali incidono a loro volta sulla politica stessa; il rischio non è tanto reale quanto potenziale; nella nostra costruzione

sociale del reale quindi l’influenza delle preoccupazioni emergenti appare voluminosa; i fenomeni appartenenti alla

società del rischio appartengono ad una seconda modernità, in cui è centrale il concetto di modernizzazione riflessiva =

caratterizzata dall’incidenza delle conseguenze collaterali delle dinamiche della modernità e dall’attitudine della società

contemporanea a produrre un corpus enorme di informazioni capaci di influire sull’azione sociale; la società del rischio

vede inoltre una netta intensificazione del processo di individualizzazione -> vivere nella società del rischio vuol dire

accostarsi, non solo collettivamente ma anche individualmente, a svariate possibilità di azione accollandosi le

conseguenze delle proprie scelte;

1. DALLA SOCIETÀ TRADIZIONALE ALLA SOCIETÀ MODERNA

Giddens -> vivere nella modernità vuol dire abitare in una società post-tradizionale;

una società tradizionale è fortemente coesa e la tradizione è il suo collante; le pratiche e le credenze tramandate

- sembrano robuste e indirizzano all’agire sociale; ha bisogno di una solida memoria collettiva e fa ricorso alla

ritualità; la tradizione assicura che il passato sia adattato al presente;

l’era moderna è caratterizzata dalla produzione incessante del nuovo, all’insegna dell’idea di progresso razionale;

- l’asse portante della modernità è rappresentato dall’industrializzazione e dal capitalismo che incorporano l’idea di

continuo rinnovamento e costante trasformazione;

inoltre, sempre 2° Giddens:

i cambiamenti, tecnologici e sociali, sono sempre più rapidi, e si estendono potenzialmente in ogni angolo del pianeta; 3

sono gli aspetti che forniscono supporto a questo dinamismo:

1. la separazione del tempo e dello spazio: l’invenzione di nuovi sistemi di misurazione del tempo, come

l’orologio meccanico, lo hanno reso una categoria astratta e misurabile quantitativamente; consacrazione della

separazione tra tempo e spazio, con l’adozione di un sistema standard globale (coordinamento mondiale

dell’ora e dei calendari);

2. meccanismi di disancoraggio -> per disancoraggio Giddens intende lo sradicamento delle relazioni sociali dai

contesti locali e la loro ri-articolazione in ambiti spazio-temporali indefiniti; ci sono 2 meccanismi di

disancoraggio (sistemi astratti):

a. emblemi simbolici: sono mezzi di scambio (es: moneta: consente una transazione economica anche tra

persone che non condividono lo stesso spazio fisico);

b. sistemi esperti: competenze e saperi complessi di tipo professionale che influenzano molteplici aspetti

dell’organizzazione sociale; individuano conoscenze e capacità astratte a cui noi facciamo ricorso in

maniera + o meno consapevole;

entrambi esigono che gli venga accordata la fiducia (non nella bontà dell’operato delle singole persone),

nella solidità di sistemi nei cui confronti l’individuo non ha in genere alcuna possibilità di controllo ed

incidenza effettiva;

3. riflessività della modernità: la società moderna può dirsi fondata sulla riflessività nel senso che tutto il

continuo sapere che produce, finisce per ripercuotersi in ogni pratica sociale modificandone sostanzialmente

l’andamento;

2. MODERNIZZAZIONE RIFLESSIVA E SECONDA (O TARDA) MODERNITÀ

la modernizzazione semplice aveva portato alla dissoluzione della società tradizionale -> modernizzazione lineare che

ha trasformato profondamente una realtà dominata dalle tradizioni ed in cui l’intervento dell’uomo sulla natura era di

minore entità; oggi la modernizzazione riflessiva si rivolge alla modernità stessa, applicando le sue procedure alla

società industriale, provocando una sorta di autotrasformazione e rielaborazione dei loro principi, delle loro strutture,

delle loro prerogative; si tratta => di una trasformazione spontanea; nel complesso si può intendere come

un’estremizzazione della modernità -> le classi sociali sembrano sfaldarsi, e nemmeno gli altri istituti sociale come la

famiglia, i sindacati , i partiti… possono fondare la propria strutturazione sulla base di punti di riferimento materiale,

normativo e valoriale; i conflitti non sono frutto tanto dell’appartenenza ad un gruppo di interesse, quanto originati da

fattori casuali e individualizzati; autotrasformazione implica anche autominaccia; ciò che maggiormente influenza

l’agire sociale è l’impatto delle conseguenze secondarie, non volute, che non possono essere sempre controllate in

maniera efficace; Beck identifica queste conseguenze secondarie nei rischi contemporanei generati dai processi di

individualizzazione e globalizzazione;

in tutto ciò la dialettica tra sapere e non-sapere è importante:  10

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Riassunto per l'esame di Analisi sociale delle istituzioni e del mutamento, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente: Materiali di Sociologia - Un insieme di saperi circoscritti ha il vantaggio di essere interiorizzabile più facilmente
di Antonio Cavicchia Scalamonti . Gli argomenti trattati sono i seguenti: la scoperta della società, la modernizzazione, le vecchie e le nuove ansietà, il declino della figura paterna, ecc...


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in comunicazione de pubblicità per pubbliche amministrazioni e non profit
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher teto84 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Analisi sociale delle istituzioni e del mutamento e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Cavicchia Scalamonti Antonio.

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