Il pensiero sociologico
Introduzione
Sociologia termine coniato da Comte nella prima metà dell'800 -> riflessione sulla vita collettiva e suoi mutamenti; XIX e XX sec nascita sociologia come riflessione critica del mondo storico sociale legato all'evoluzione della società moderna;
La società come prodotto dell'agire umano
2.1. Discontinuità sociale
Diffondersi religione protestante, scoperte geografiche, formazione degli stati nazione, la rivoluzione scientifica hanno determinato una vera e propria discontinuità nel tradizionale assetto della società, discontinuità amplificata dalla rivoluzione francese e dalla rivoluzione industriale -> muta l’idea di un mondo costituito da ordine immodificabile -> Giovambattista Vico il mondo storico-sociale, a differenza di quello della natura = creato da Dio e quindi, non è conoscibile nelle sue finalità, può essere compreso proprio perché creato dall'attività umana.
Altrettanto importanti per la dissoluzione della concezione teologica della società sono state 2 teorie:
- Contrattualistiche: rifiutano la visione di un ordine sociale e politico voluto da Dio, ma credono in un ordine artificiale costruito dagli uomini mediante un contratto;
- Giusnaturalistiche: contrappongono alla “società naturale” (in cui ogni uomo è minacciato nella libertà e nella sicurezza dai suoi simili) alla “società civile” (un ordine fondato sull’istituzione di un potere politico sovraordinato agli individui, per porre fine alla condizione primitiva e conflittuale dello “stato naturale” e rendere possibile la civilizzazione degli uomini).
2.2. Evoluzione post-napoleonica
Dopo la sconfitta di Napoleone i tentativi di ripristinare l’ancien regime costituiranno solo un momentaneo ostacolo alla visione teologica e naturalistica dell’ordine sociale e politico -> si diffondono infatti valori e atteggiamenti strettamente correlati con lo sviluppo della modernità.
La "scoperta" della società
3.1. Società civile e borghese
Il pensiero sociologico è caratterizzato dalla scoperta di una realtà, la “società civile”, distinta dallo Stato, dalla società politica e dalle strutture verticali del dominio pubblico; XVIII sec diffusione del concetto di “società borghese” -> in cui è implicita l’idea dell’esistenza di disuguaglianze sociali non giustificabili e si mette così in risalto l’idea di un ordine artificiale, costruito interamente dalla volontà degli uomini; si deve al liberismo la definizione di “società economica” = concepita come il reale fondamento della vita collettiva degli uomini e in grado di svilupparsi secondo principi propri (modello di “società spontanea”).
Per Ferguson la “società civile” nasce dai fattori generativi della convivenza umana: famiglia, proprietà, divisione del lavoro, circolazione beni…=> è una società spontanea sorta non da un contratto originario.
3.2. Marx e la struttura sociale
Marx: società creata dall’attività degli uomini e dai loro rapporti; ad ogni formazione economico-sociale fa riscontro una particolare struttura duale di classi tanto antagoniste quanto complementari (chi possiede i mezzi di produzione e coloro che hanno interessi opposti ai primi).
Vi è poi chi fa una netta distinzione fra società moderna e pre-moderna:
- Tonnies contrappone:
- Comunità: fondata sulla forza e la simpatia sociale che tiene insieme gli uomini come membri del tutto;
- Società: basata sullo scambio, sulla cooperazione di tipo contrattuale;
- Durkheim: la fragilità della società industriale deriva dal fatto che i suoi membri, anche se legati da una interdipendenza funzionale (solidarietà meccanica), non hanno un’identità collettiva simile a quella delle comunità più semplici (solidarietà organica).
3.3. Significato di società
Il termine società designa l’insieme delle relazioni e dei legami interindividuali tra esseri viventi => la scoperta della società non ha comportato l’identificazione di uno stabile oggetto di studio, anzi, la frammentazione crescente della “scienza della società” complica ulteriormente il compito di trovare un significato generale di società; eterogeneità teorica, concettuale e metodologica della sociologia non può essere eliminata.
La sociologia come disciplina scientifica
4.1. Sviluppo dell'Illuminismo
Con l’Illuminismo si dissolve non solo il “principio di autorità” (che governava la struttura sociale dell’ancien regime), ma anche la legittimazione di un ordine e di un ambito di sensi legati alle sacre scritture e alla Chiesa. Nella cultura che precede la Rivoluzione Francese l’idea di una scienza della società è legata ad alcune convinzioni:
- Percezione della relatività delle forme della cultura e della società (se la società è il prodotto storico delle esperienze e delle scelte che gli uomini hanno fatto, allora gli uomini possono cambiare l’ordine sociale);
- I mutamenti determinati dagli sviluppi tecnologici, economici e scientifici appaiono come fattori indiscutibili del “progresso”;
- È possibile non solo studiare i fenomeni sociali, ma anche giungere alla costruzione di un nuovo ordine sociale fondato sull’obiettività scientifica.
4.2. Positivismo e integrazione sociale
Nell’età del positivismo c’è una crisi della fiducia illuministica e si diffonde la convinzione di un nuovo ordine politico e sociale privo di valori condivisi e perciò caratterizzato da conflitti non controllabili -> problema dell’integrazione sociale diventa fondamentale;
4.3. Crisi della razionalità scientifica
L’idea di una descrizione e di una spiegazione obiettiva e neutrale del mondo umano è stata messa in crisi da un insieme di fattori correlati -> il fulcro di questi nuovi orientamenti appare determinato dal declino della certezza, o quantomeno della speranza, di trovare criteri universalistici di validazione degli enunciati conoscitivi, dalla messa in discussione dell’agire puramente razionale dell’indagine scientifica; il sorgere di teorie e ricerche ha determinato una scissione tra chi ritiene che sia in ogni caso possibile ed auspicabile l’unità metodologica e chi invece pensa che molti aspetti della vita collettiva possono essere compresi solamente attraverso la ricerca;
4.4. Dibattito sul metodo
Intorno alla fine del XIX sec ha incominciato a delinearsi l’idea di una prospettiva interpretativa propria delle discipline umane -> “1° dibattito sul metodo” = per alcuni individuavano nella differenza dell’oggetto di studio il fondamento della classificazione, per altri l’unico criterio di classificazione possibile era quello basato sulla differenze di metodo;
4.5. Sociologia di Weber
Al centro della sociologia di Weber si trova la nozione di “agire sociale”, che rimanda al compito di comprendere, prima di formulare ipotesi causali; per Weber l’uomo, a differenza delle cose, può essere conosciuto sia nelle sue manifestazioni esteriori che nelle sue sottostanti motivazioni; Weber inoltre sottolinea lo stretto collegamento tra l’attività conoscitiva e le scelte di valore del ricercatore (abbattendo la presunzione positivistica di una prospettiva scientifica).
Capitolo 2: La modernizzazione
Introduzione
La modernizzazione si configura come un variegato insieme di processi non solo di tipo economico (mutamenti -> mutamenti demografici, formazione dello Stato di diritto, razionalizzazione condotte individuali, burocratizzazione, separazione Stato-Chiesa, urbanizzazione).
L'Occidente intraprende una via evolutiva mai vista prima per 2 motivi:
- Processi di modernizzazione europei e nord americani hanno coinvolto, direttamente o indirettamente, tutte le regioni, culture e gruppi sociali del mondo;
- Una trasformazione talmente veloce da dover essere misurata in anni e non in secoli;
Evoluzione demografica e sviluppo economico
2.1. Crescita demografica
La crescita demografica -> vertiginoso incremento della popolazione (popolazione europea raddoppia nell'800)
2.2. Sistema demografico pre-moderno
Sistema demografico pre-moderno -> trend complessivo di lunga durata individua una crescita lentissima; le principali cause di morte: carestie, epidemie, guerre. Elevata mortalità infantile, assenza di cure sanitarie efficaci, alimentazione insufficiente.
2.3. Il nuovo sistema demografico
Il nuovo sistema demografico -> già nel corso del ‘700 progressivo calo della mortalità e modesto incremento della natalità = ciò non è dovuto alla crescita economica, allo sviluppo agricolo (furono conseguenze piuttosto che cause), né delle cure mediche, né infine degli interventi pubblici nel campo della profilassi delle malattie, delle condizioni igieniche e delle cure mediche MA fu determinato da un miglioramento delle condizioni climatiche, dalla scomparsa di epidemie (dovuta alla parziale immunizzazione delle popolazioni e agli interventi pubblici per circoscrivere il diffondersi del contagio, e i primi tentativi di vaccinazione).
- Crescita demografica non ha avuto gli effetti disastrosi preventivati ma ha accompagnato il miglioramento del tenore di vita, favorito la domanda interna di beni primari, il consumo e la crescita economica;
- Lento incremento degli anziani improduttivi ha determinato problemi economici dovuti all’invecchiamento della popolazione;
- La crescita demografica, coniugandosi con l’urbanizzazione, con la concentrazione della classe operaia nelle fabbriche, ha dato vita ad una serie di immagini negative della società e ha reso le masse più “visibili”;
2.4. La civiltà dello sviluppo
Le origini della crescita economica sono individuabili non tanto nella “rivoluzione industriale inglese” e nella successiva industrializzazione dei paesi europei, piuttosto nell’affermazione del modo di produzione capitalistico;
Vecchie e nuove ansietà
3.1. Due opposte interpretazioni della realtà
Due visioni contrapposte sembrano aver accompagnato l’intera evoluzione della civiltà occidentale:
- La modernità costituirebbe la prima forma di civiltà che, anche se in modo non uniforme, avrebbe dato vita ad un sostanziale progresso materiale e spirituale della società; per molto tempo si è imposta un’immagine della società pre-moderna fondata sui rapporti di tipo comunitario e statica => poco incline al cambiamento – mentre - la società moderna viene qui vista come dinamica e orientata al progresso (economico, scientifico e tecnico), caratterizzata da un alto grado di differenziazione strutturale, di specializzazione e divisione del lavoro, ma poco coesa;
- La nuova forma di civiltà sorta dalla rivoluzione scientifica, dall’affermazione del capitalismo e dall’industrializzazione, dalla laicizzazione e dal declino della tradizione avrebbe prodotto una degenerazione della naturale evoluzione del mondo occidentale e avrebbe privato di significato l’esistenza degli uomini e delle loro azioni;
3.2. Il disagio della modernità
La sensazione di vivere in un’epoca di profonda crisi sociale e morale non è una caratteristica esclusiva degli uomini ai giorni nostri; al verificarsi di calamità naturali o socio-culturali infatti si sono spesso manifestate previsioni apocalittiche; la nostra epoca sembra aver superato questo generico pessimismo; le ansietà della seconda metà del XX sec sono solo in parte diverse da quelle già emerse agli albori della modernità;
3.3. L'inversione temporale
In tutte le società pre-moderne il mutamento è stato spesso considerato come una rottura della tradizione e dell’ordine del mondo voluto direttamente da Dio; questa concezione è stata interrotta con l’avvento della modernità; il mutamento incomincia ad essere apprezzato, favorito, istituzionalizzato ed interiorizzato;
3.4. La secolarizzazione
In tutte le società pre-moderne quasi ogni aspetto della vita collettiva sarebbe stato regolato dalla religione = epicentro dell’intera esistenza delle civiltà tradizionali, che conferiva un senso al mondo e impediva una dissoluzione morale della realtà impedendo che precipitasse nel caos; Secolarizzazione = passaggio di beni o istituzioni in possesso del potere ecclesiastico nelle mani del potere civile; il concetto di secolarizzazione ha assunto molti significati nell’ambito delle riflessioni sulla modernità;
- Secolarizzazione = separazione tra Stato e Chiesa, contrapposizione delle diverse forme di dottrina protestante e dottrina cattolica, il fiorire di nuovi movimenti religiosi, avrebbero determinato una separazione della religione da alcuni ambiti culturali; avanzata della razionalizzazione non avrebbe portato ad una scomparsa della religione quanto ad una sua marginalizzazione sociale e politica;
- Secolarizzazione = progressivo declino della religione per alcuni destinata a scomparire completamente; considerata quindi come una degenerazione spirituale e morale; ma, persino nella tarda modernità, la religione ha continuato ad essere un importante punto di riferimento per molti individui o gruppi;
- Secolarizzazione = privatizzazione delle credenze religiose e la loro tendenziale estromissione dalla sfera pubblica; religione diventa una faccenda puramente individuale;
I processi di laicizzazione nel mondo occidentale sono stati favoriti, accelerati e amplificati, dalla modernizzazione economica e politica, ma si sono svolti con ampie variazioni geografiche e temporali.
3.5. La mutazione antropologica
La differenziazione strutturale e funzionale della società moderna, la moltiplicazione dei ruoli e degli status sociali, l’accelerazione del mutamento e quindi la non stabilità del Sé hanno profondamente modificato il rapporto individuo-società; 3 sono le principali concezioni di mutazione antropologica avanzate:
- Accrescimento dell’individuazione: il mondo moderno offrirebbe a ciascun uomo la possibilità di essere più individuo, più autonomo;
- Teoria del Sé plurale: molteplicità di Sé diversi messi in scena a seconda delle circostanze dell’interazione;
- Fine dell’individuo: antagonista dell’accrescimento dell’individuazione -> molti fenomeni come la massificazione e la manipolazione esercitata dai mezzi di comunicazione indicherebbero la presenza di modelli costrittivi dell’agire tali da condurre all’imprigionamento degli individui in una “gabbia d’acciaio” (Weber); secondo Horkheimer e Adorno nella società contemporanea il dominio incontrastato della razionalità strumentale affonda le sue radici in propensioni tipiche dell’intera civiltà occidentale, connubio tra efficienza tecnica e repressione di tutto, o quasi, ciò che appartiene alla sfera della vita istintuale ed emotiva degli uomini; questa teoria ha però trascurato i ferrei vincoli posti da qualsiasi società pre-moderna alla ricerca di una identità individuale non corrispondente da quanto stabilito dalla tradizione ma anche aver attribuito agli uomini del passato caratteristiche inesistenti, infatti la convinzione di poter trovare nelle società pre-moderne delle possibilità di auto-realizzazione individuale non hanno alcun riscontro storico; le critiche rivolte alla massificazione e alla disindividuazione presuppongono una sensibilità sconosciuta alle mentalità del passato;
3.6. L'era della tecnica
La tecnica è l’essenza dell’uomo, sia perché ha consentito all’umanità di sopravvivere anche senza il corredo adattativo dell’animale, sia in quanto, l’uomo ha cercato di creare un mondo adatto alle sue carenze istintuali; 2 concezioni riguardano le società occidentali del 3° millennio:
- Mondo contemporaneo come il risultato dello sviluppo lineare => una fase della modernità;
- Mondo contemporaneo è una vera e propria rottura, anche se entro certi limiti;
Il declino della figura paterna
4.1. La crisi della famiglia
Nelle società nelle quali ha prevalso la famiglia nucleare, per lungo tempo agenzia fondamentale di socializzazione, il padre è stato coinvolto nel processo attraverso il quale l’individuo-figlio diventava un membro della società = questo coinvolgimento è oggi profondamente cambiato; i segni del declino possono essere visti nella diminuzione dei matrimoni e nel progressivo aumento delle famiglie uni-personali; molte funzioni socializzatrici sono inoltre oggigiorno svolte dalla scuola, dai mezzi di comunicazione, dal gruppo di pari e da molti altri gruppi sorti dalla moltiplicazione delle reti di relazioni; la famiglia appare oggi privata della possibilità di proporsi come agenzia di socializzazione privilegiata per la trasmissione di valori, regole di condotta, strategie adattive e al mantenimento e alla riproduzione del sistema sociale e di quello culturale;
4.2. Modificazioni recenti
Parsons nel 1955 individua nel padre il leader strumentale; Parsons fa una distinzione fra: “funzioni strumentali” (o esterne) e “funzioni espressive” (o interne); nella famiglia occidentale moderna il marito-padre può essere considerato il leader strumentale della famiglia perché il ruolo del maschio adulto è ancorato al suo impiego, al mondo professionale, e la sua è una figura preminente nel nucleo familiare; questo modello parsoniano sembra non corrispondere più alle condizioni della vita quotidiana della tarda modernità, infatti la crescita dell’incidenza del lavoro femminile, il graduale venir meno dell’importanza della professione del marito-padre, l’emancipazione delle donne, forme di vita familiare più “democratiche” hanno portato a privare il padre della sua leadership strumentale, ma anche della possibilità di proporsi come oggetto prioritario di identificazioni stabili, univoche e consone agli scopi adattivi dei figli;
4.3. Il ridimensionamento del ruolo del padre
Il tendenziale declino dell’importanza del ruolo del padre sembra...
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