Appunti di analisi matematica II
Anno Accademico 2013/2014
Eleonora Magnotta e Marco Codegone
Prodotto scalare e piani
(a ∧ b).(x, y, z) = 0
Facendo tale prodotto scalare e ottenendo quei valori per cui z = 0, ottengo sostanzialmente il piano ortogonale az. È il piano su cui giacciono i vettori a e b.
Se andiamo a scrivere:
(a, b).(x, y, z) = c (Costante ≠ 0)
Otteniamo un piano // al precedente che si trova in una posizione non passante per l'origine.
Se ora scrivessimo:
(a, b).(x-x0, y-y0, z-z0) = 0
È chiaramente la nuova equazione di un piano, il quale passa per il punto (x0, y0, z0). È un piano // al precedente e che passa per il punto (x0, y0, z0).
Equazioni parametriche e cartesiane
L'equazione a termine diventa l'equazione di un piano che non è più in forma parametrica, ma in espressione cartesiana, un'equazione che a volte viene anche definita implicita.
Come se stessi interpretando equazioni del tipo esplicito di una superficie in una forma parametrica, significhiamo di dire:
z = f(x, y)
Nell'esempio precedente se noi scriviamo:
(a ∧ b) = n̂ (n1, n2, n3) componenti della normale n̂.
Quell'espressione diventa:
n1(x-x0) + n2 (y-y0) + n3 (z-z0) = 0
È un'osservazione semplice allora ricavare z:
z = ... poiché chiaramente n3 ≠ 0
Ricavare z significa avere un'eq esplicita del piano.
Tali rappresentazioni dei piani possono essere definite anche in forma parametrica, si possono cioè scoprire come parametri le variabili. Partiamo da:
z = \sqrt{x2 + y2} = f(x, y) = ||x||
Gradiente e derivata direzionale
Se noi andiamo a cercare il gradiente di f, questo è sempre da andare a vedere:
∇f = \left( \frac{x}{\sqrt{x2 + y2}}, \frac{y}{\sqrt{x2 + y2}} \right) = \left( \frac{x}{||x||}, \frac{y}{||x||} \right)
Detto x_0 = (x_0, y_0).
Noi ora vogliamo andare a misurare la pendenza in altre direzioni, dobbiamo allora introdurre la derivata direzionale lungo il vettore \vec{v} nel punto x_0.
Derivata direzionale
Cosa vuol dire fare questa derivata lungo la direzione? Vuol dire chiaramente muoversi lungo quella direzione. La derivata direzionale è quello strumento che ci permette di calcolare la pendenza lungo una direzione individuata da un vettore sulla nostra φ topografica.
Definiamo la derivata direzionale:
\frac{∂f}{∂v}(x_0) = \lim_{{t \to 0}} \frac{f(\overline{x}_0 + t \cdot \vec{v}) - f(x_0)}{t}
t: è un parametro.
Notiamo che:
\overline{x}_0 \in \mathbb{R}^L e \vec{v} ∈ \mathbb{R}^2
Noi qui praticamente abbiamo la nostra superficie topografica e abbiamo un punto su questa φ topografica. Tale punto lo proiettiamo nel piano. Se deriviamo lungo x, ovvero la derivata parziale rispetto ad x, mentre, se deriviamo rispetto ad y, ovveriamo la derivata parziale lungo y ora invece deriviamo rispetto ad un vettore r qualunque;
È facile notare che se noi consideriamo i versi e1 = (1,0) e e2 = (0,1), la derivata:
- ∂f/∂e1 = ∂f/∂x
- ∂f/∂e2 = ∂f/∂y
Quindi la derivata direzionale è una generalizzazione della derivata parziale lungo una qualunque direzione. Chiaramente abbiamo la derivata differenziale se è il punto, definito nella pagina precedente.
Facciamo ora un’osservazione importante da fare: La derivabilità di f non implica continuità in più variabili. Vediamo un esempio:
Immaginiamo di inserire nel piano xy delle zone in cui la funzione ha un valore + che in nelle altre zone, per esempio potrebbero essere due valori costanti. Nell’ipaline e nella zona che io non ho tratteggiato la mia funziona per es: vale 1, e invece che ce l’ho tratteggiato vale 0.
Quando io faccio le derivate parziali mi viene 0, ma la funzione qui è discontinua, perché nel intorno dell’origine abbiamo sia delle variazioni in cui la funzione vale sia 0 che 1. Quindi, quando io derivato è costante è vale 0. Quindi la presenza delle derivate parziali non mi garantisce la continuità.
Se io cercassi di mettere in piano tg su una funzione che ha questi buchi, dove vale 0 altra una parte e 1 dall’altra, non lo trovate e quindi questo dimostra che non si possa tg.
Come posso essere sicuro che la mia sia in piano tg? Bisogna avere allora le funzione differenziabile, e ciò significa che abbiamo introdotto il concetto di differenziale.
Differenziale
Immaginiamo di prendere un punto X0 e dominio di f, e f sia oltre che differenziabile in x0. Se il gradiente di f, e oltre che il proprietà di f significa imparare che f sia derivabile, perché ∃ le 2 derivate parziali. E se f(x̄) = f(x̄0) + ∇f(x̄0) (x̄ - x̄0) + o (|| x̄ - x̄0 ||).(x̄ → x̄0)
Prodotto scalare
Cerchiamo di capire bene cosa vuol dire questa differenza blu. Cosa descrivono i primi due addendi. Descrivono l'equazione di un piano; mi serve f1; ma se prendo quelle somme f attieniamo un piano.
Quindi:
z = f(x̄0) + ∇f(x̄0) (x̄ - x̄0) è un piano
Se lo guardiamo bene è un piano su cui giacciono le z tangenti al punto x̄0 e f(x̄0), quindi se il piano tangente. Vuol dire che deve ∃ un gradiente e la mia funzione f sia derivabile in questo modo vuol dire che la mia funzione è ben approssimata dalla funzione. E se è ben approssimata dal piano vuol dire che quello è il piano tangente. Tale piano ha proprio come parametri che lo descrivano sono i valori delle funzioni e pendenze.
Si dice che è differenziabile se f(x̄) è ben approssimato dal suo piano tangente e vuol dire che ∃ il piano tangente e l’equazione del piano tg è esattamente quello che noi abbiamo scritto al grafico di z = f(x, y) nel punto x̄0.
Osservazioni
Si chiama in verità differenziale: fx̄0 (Δx̄) = ∇f(x̄0)Δx
dove Δx̄ è l’incremento pari a x̄ - x̄0. Questa è la definizione vera e propria del differenziale; colè un'applicazione lineare nella variabile Δx vicino fi n x̄0.
Dal nato permotico il differenziale disunone il piano che pone per il'origine dell'css" il piano tg al grafico di z = f(x, y).
Teoremi fondamentali
- Se f è differenziabile in x0 allora f è continua in x0 (chiaramente non vale il viceversa). In una variabile se la funzione è derivabile è anche continua; in 2 o più variabile la derivabilità parziale non basta per la continuità; invece la differenziabilità sì. Dal punto di vista geometrico la differenziabilità è quella che coincide con l'estremo del piano tangente.
- Teorema che mi permette, mediante uno strumento, di capire se la funzione è differenziabile. Se f ha derivate parziali continue (quindi è derivabile), in un intorno del x0 (x+x0), allora dice che la nostra funzione f è di classe C1 nell'intorno di x0, quindi f è differenziabile.
Se f è differenziabile in x0 allora ammette derivate direzionali lungo qualunque vettore v diverso da 0, e si ha che:
- ∂f/∂∇v (x0) = ∇f (x0) • (∇v)
Le differenziabilità vuol dire che c'è un piano tg, è f e le 2 derivate parziali (nel caso di funzione 2 variabili), mi permettono di ottenere 2 vettori linearmente indipendenti che stanno sul piano tg è chiaro che la pendenza in ogni altra direzione la troviamo mediante una qualche combinazione di quei 2 vettori ottenuti con le derivate parziali...
Prendiamo sostanzialmente una conseguenza del risultato precedente. Consideriamo un vettore v che abbia norma 1 cioè supponiamo che |v| = 1. Facciamo tutto ciò perché se io ora voglio confrontare le pendenze, le pendenze saranno > laddove le derivate sono >, mentre, saranno
Derivata direzionale e prodotto scalare
- ∂f/∂v (x0) = ∇f • v = * log dopo
- Di tale espressione noi possiamo ora benissimo chiederci ma che cosa vuol dire un prodotto scalare? Ricordiamo che il prodotto
lo scalare è il prodotto delle norme per il coseno dell’angolo compreso tra i 2 vettori. Quindi ora possiamo scrivere che quel prodotto scalare è:
- 1) |∆f|·|x̅|·cosθ
Chiaramente io ho un angolo perché i 2 vettori sono applicati allo stesso punto.
Dato che |x̅|=1 non abbiamo che la derivata direzionale è: |∆f|·cosθ
Chiediamoci ora quando riesco a trovare la direzione di max. pendenza? Ricordiamo che -1≤cosθ≤1, allora la derivata direzionale è max quando il cosθ=1 =>θ=0°. Che cosa vuol dire questo? Se noi andassimo a cercare la norma del vettore: 0·-|∆f|·|≤ ∂f/∂γ ≤|∆f|
Chiaramente calcolati nel punto xo che io non ho scritto. È un numero essendo il risultato di un prodotto scalare. Dire quello che ho scritto in (1) mi dice che la direzione di max pendenza è quella che l’ho già usato ⟸ cioè la direzione del gradiente è la direzione di max. pendenza, e il verso è anche quello di max. crescita; mentre il segno indica chiaramente la direzione di max decrescita.
Curve di livello
Vediamo ora un grafico in cui sono presenti anche le curve di livello:
Queste curve di livello sono le f(x, y) = C.
Quello che si vede in questa figura, ma che poi costruire in più punti. Noi possiamo allora dire che:
- (∂²f/∂x²) (x₀)
- (∂²f/∂x∂y) (x₀)
- (∂²f/∂x∂y) (x₀)
- (∂²f/∂y²) (x₀)= Hf (x₀)
Per il th di Schwarz scrivere prima ∂x∂y o ∂y∂x è la stessa identica cosa.
In questi 4 punti ottengo dei valori ben precisi e cosa posso dire? Potrei andare a analizzare e cercare quelli che sono gli autovalori, quando li troviamo questi autovalori sono reali, e quindi li possiamo ordinare: λ₁ ≤ λ₂. Se sono autovalori distinti non c'è nessun dubbio che a ciascuno di essi, corrisponda un autovettore. Se tre autovalori sono coincidenti abbiamo peranti cmq 2 autovettori linearmente indipendenti, quindi la matrice è diagonalizzabile.
Posso dire allora che:
- → a λ₁ corrisponde l'autovettore u₁
- → a λ₂ corrisponde l’autovettore u₂
Noi possiamo partire dalla matrice Hessiana, sfruttiamo ora per semplicità che la matrice Hessiana la calcoliamo in un certo punto x₀ e venga fuori una cosa del genere:
Hf(x₀) = [c, b][b, c]
Quello che possiamo fare nel punto x₀ è andare a costruire la forma quadratica nel seguente modo; cioè possiamo prendere:
(x₀, y₀) + Hf(x₀) [x₀][y₀]
e questo ci dà:
(x₀, y₀)•[c x + c y][cx₀ + by₀]• c x₀2 + 2c x₀ y₀ + b y₀2 =
Che può essere anche scritto per matrici nel seguente modo:
[c b] [x₀] [b c] [y₀]
(viene fuori lo stesso risultato).
Cosa mi dà ora questa forma quadratica c x₀2 + 2c x₀ y₀ + b y₀2? Se io prendo z = a quella forma quadratica, che tipo di espressione è? Scritto così c'è da un po’ fastidio il termine 2c x₀ y₀, ma ci anche usare più assi coordinati x, y prendo come assi coorUniti gli autovettori che sono linearmente indipendenti, faccio un cambio di base, si diagonalizza la matrice Hf.
Autovalori e forma quadratica
Aci vale anche per matrici simmetriche (n x n). Tale processo di diagonalizzazione significa usare come assi coordinati quelli individuati dagli autovettori. Ora diventa molto semplice interpretare quella forma quadratica e io prendo:
Allora questo è molto facile interpretare che cos'era = λ1 x02 + λ1 y02 è facile perché se i 2 autovalori sono entrambi strettamente positivi: 0 < λ1 < λ2, questo è esattamente un paraboloide ellittico, la figura di questo elemento geometrico è quella di seguito riportata:
Se supponiamo invece che λ1 ≤ λ1 < 0 || abbiamo di nuovo un paraboloide con però la concavità verso il basso:
Un'altra situazione interessante è quella di avere λ1 < 0 < λ2 i 2 autovalori hanno segno discordo, ciò ci dice che siamo in presenza di un paraboloide iperbolico: L'origine è diventato il punto di sella.
Facciamo una precisazione: la forma quadratica la risolviamo molti pianario per:
z = (x-x0, y-y0, z-z0) cioè c'è una traslazione nel punto (x0, y0)
Max e min di una funzione
Dunque avrà:
z-(x-x0, y-y0, z-z0) Hf(x0)
Formule che abbiamo scritto in 3 variabili; se vogliamo la forma in 2 variabili basta togliere la coordinata z:
z = (x-x0, y-y0)
Questo diventerà fondamentale nella ricerca dei max e min di una funzione.
Formula di Taylor
Vediamo ora come si può arrivare alla formula di Taylor in + variabili.
Formula di Taylor per funzioni di più variabili
La formula di Taylor è quella formula che mi permette un'approssimazione del valore delle mia funzione. Al primo ordine la formula di Taylor diventa che:
f(x) = f(x0) + (x - x0)
Al primo ordine si ha l'approssimazione con il piano tg. Al secondo ordine allora la nostra funzione f(x) a cosa diventa la uguale sarà uguale a:
f(x) - f(x0)
Notazione verticale perché faccia r. per x colonna
Notazione di secondo ordine che però ha bisogno che f &ϵ;Sione estremamente interessante per noi perché Importanti
Prima di tutto ma alcuni che xo è un punto critico di f(x)
Se il gradiente di f nel punto xo è
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Prima lezione Analisi matematica II
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Seconda lezione Analisi matematica II
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Quinta lezione Analisi matematica II
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Terza lezione di Analisi matematica II