APPUNTI DI ANALISI MATEMATICA G. DI FAZIO
1. I N R
1.1. Definizioni. +
≡ · ≤)
Definizione 1.1. Denotiamo con (R, un insieme, i cui elementi saranno
R
chiamati numeri reali, i quali soddisfano le seguenti proprietà:
+)
1- (R, è un gruppo abeliano; +, ,
\ {0} ·)
2- Indicando con 0 l’elemento neutro dell’operazione (R è un gruppo
abeliano;
+ = + ∀a, ∈
3- a(b c) ab ac b, c R;
≤)
4- (R, è totalmente ordinato;
+ +
≤ ⇒ ≤ ∀z ∈
5- x y x z y z, ;
R
>
≤ ⇒ ≤
6- x y, z 0 xz yz;
<
≤ ⇒ ≥
7- x y, z 0 xz yz; ⊆ ≤
8- Assioma di Dedekind o della completezza ordinale. A, B A B allora esiste
R,
ξ ξ
∈ ≤ ≤
: A B;
R
Come è ben noto le proprietà precedenti - esclusa quella della completezza ordinale -
sono vere anche nel campo razionale. La differenza tra e sarà quindi nella proprietà
Q R
di completezza e nelle sue conseguenze. È noto che
=
2
Teorema 1.1. L’equazione x 2 non ha soluzione in Q.
Dimostrazione. Il precedente teorema è equivalente al fatto che non verifica la proprietà
Q
di completezza ordinale. Infatti, consideriamo le due classi (separate),
= > < = > >
2 2
{q ∈ ≤ ∪ {q ∈ {q ∈
A : q 0} : q 0, q 2}, B : q 0, q 2}.
Q Q Q
=
∅, ≤ ∪
È immediato riconoscere che A, B A B, A B Tuttavia, la coppia A, B
, Q.
ξ ∈
non ammette elemento separatore in Infatti, supponiamo elemento separatore e
Q. Q
ξ ξ ξ >
∪ ∈
proviamo che A B. Se A deve aversi 0. Allora,
< 2 +
!
1 2ξ 1 2ξ 1
= ξ + + ξ + .
ξ + 2 2
≤
2
n n n n 2
ξ + <
1
∈
Usando il postulato di Archimede è possibile scegliere n in modo che 2;
N n
> ξ
2ξ+1
infatti basta prendere n . quindi non può appartenere all’ insieme A. In maniera
ξ
simile si prova che B da cui l’assurdo.
< 1
2 G. DI FAZIO
⊆
1.2. Estremi di un insieme numerico. Sia X un insieme non vuoto. Un numero k
R
≤ ∀x ∈
si dice un maggiorante per X se x k X. Un numero h si dice un minorante per X se
≥ ∀x ∈
x h X. Un maggiorante che appartiene all’insieme X si dice massimo mentre un
minorante che appartiene all’ insieme X si dice minimo.
⊆ ∅.
Teorema 1.2. Sia X X Se X ammette massimo (minimo) questo è unico.
,
R,
Dimostrazione. Segue immediatamente dalla definizione.
⊂
Un insieme X si dice limitato superiormente se ammette maggioranti mentre si
R ∗
dice limitato inferiormente se ammette minoranti. Indichiamo con X , X rispettivamente
∗
l’insieme dei maggioranti e dei minoranti di X. Se X è limitato sia superiormente che
= ∗
inferiormente si dirà limitato. Poniamo sup X min X se il minimo esiste e poniamo
=
inf X max X se il massimo esiste.
∗
In generale in un insieme limitato può anche non avere estremi. In invece ogni
Q R
insieme limitato ammette estremi. Ciò è equivalente all’ assioma di Dedekind. Infatti,
Teorema 1.3. le seguenti affermazioni sono equivalenti in R:
1- Assioma di Dedekind;
2- Ogni insieme non vuoto limitato superiormente ammette estremo superiore in R;
3- Ogni insieme non vuoto limitato inferiormente ammette estremo inferiore in R.
∗ ∗
≤
Dimostrazione. Proviamo che 1. implica 2. Data la coppia (X, X ) si ha che X X e
ξ ξ ξ ∗
∈ ≤ ∈
quindi esiste elemento separatore. Dal fatto che X si ha che X mentre
R
ξ ξ = .
∗ ∗
≤ ⊆
X dice che min X Viceversa, siano A, B due classi separate e non vuote.
R = .
∗ ∗ ∗
≤ ≤ ∅. ∃
Il fatto che A B implica che B A e quindi A Allora sup A min A Poiché
,
ξ , ξ ξ ξ ξB
∗
∈ ≥ ≤ ≤
A segue A e siccome è il più piccolo dei maggioranti, B da cui A
come si voleva. In modo simile si prova che 1. equivale a 3.
Nel seguito adotteremo la seguente convenzione: Se X è un insieme non vuoto non
= +∞
limitato superiormente porremo sup X mentre se X è un insieme non vuoto non
= −∞.
limitato inferiormente porremo inf X
∗
⊂ ∅.
Teorema 1.4. Sia X X, X Allora un numero reale L è l’estremo superiore
,
R,
dell’insieme X se e solo se:
≥ ∀x ∈
(1) L x X;
> ε <
∀ε ∃ ∈ −
(2) 0, x X : L x .
ε ε ∗
Dimostrazione. Se L è estremo superiore di X allora è elemento di X in quanto maggio-
ε
−
rante e quindi la 1. Inoltre, siccome L è il minimo dei maggioranti, L non può essere
maggiorante e quindi la 2. ∗
∈
Viceversa, se valgono 1. e 2. abbiamo che la 1. implica che L X mentre la 2. dice
ε = .
∗ ∗
−
che L X e quindi L min X
<
In modo simile si dimostra il seguente
⊂ ∅.
Teorema 1.5. Sia X X, X Allora un numero l è estremo inferiore di X se e solo
,
R, ∗
se: ≤ ∀x ∈
(1) L x X;
APPUNTI DI ANALISI MATEMATICA 3
> + ε >
∀ε ∃ ∈
(2) 0, x X : l x .
ε ε
Definizione 1.2. Date due classi numeriche A, B separate e non vuote diciamo che sono
contigue se l’elemento separatore è unico. ≤
Osservazione 1.1. Siano A, B due classi separate, A B. Esse sono contigue se e solo
=
se si ha: sup A inf B. ≤
Teorema 1.6. Due classi separate A, B, A B, sono contigue se e solo se
> < ε.
∀ε ∃a ∈ ∈ −
(1.1) 0, A, b B : b a
ε ε ε ε
Dimostrazione. Usando l’osservazione precedente e le caratterizzazioni date dai teoremi
precedenti, possiamo dire che
ξ < , ξ + > ,
∃a ∈ ∈ −
(1.2) A, b B : a b
ε ε ε ε
2 2
da cui < ε.
−
(1.3) b a
ε ε
Viceversa, < ε, >
≤ − ≤ − ∀ε
(1.4) 0 inf B sup A b a 0
ε ε
=
e quindi sup A inf B. > ∈ ≥
Teorema 1.7 (Radice aritmetica). Dati x 0, n n 2 esiste un unico numero
N,
ξ > ξ =
n
0 : x.
ξ
Il numero la cui esistenza è assicurata dal teorema si chiama radice n -esima aritmetica
√
n
di x e si indica con il simbolo x. =
n
Esempio 1.1. Come applicazione del teorema precedente studiamo l’equazione x a.
Nel caso in cui n è dispari, x ed a hanno lo stesso segno. Allora x è positivo e l’unica
soluzione è quella data dal teorema. Se n è pari, l’equazione ammette anche una soluzione
√ >
n
− a e quindi se a 0 e n pari, l’equazione ammette due soluzioni di segno
negativa √ <
n
±
opposto a. Supponiamo adesso a 0. In tal caso - affinché l’equazione ammetta
< = =
n n −a
soluzioni - n deve essere dispari ed inoltre x 0. Abbiamo: x a ovvero (−x) da
√ √
= =
n n
−x −a − −a.
cui e quindi x Se anche in questo caso conveniamo di indicare con
√
√ √ = n
n n − −a.
a l’unica soluzione dell’ equazione allora a
Teorema 1.8. L’assioma di Dedekind implica la proprietà di Archimede.
∈ {q ∈ ≤
Teorema 1.9. Sia x L’insieme : q x} ammette massimo e, tale numero si
R. Z
denota con [x].
Da ciò si ha: < +
≤ ∀x ∈
(1.5) [x] x [x] 1, R.
= , >
mn
Definizione 1.3 (Potenza ad esponente razionale). Sia q a 0. Poniamo
√ √ m
m
= .
n
q n
m
≡ ≡
(1.6) a a a a
n
4 G. DI FAZIO
Teorema 1.10. Si ha:
= ,
q s q+s
· ∀q, ∈
(1) a a a s Q;
= ,
q s qs ∀q, ∈
(2) (a ) a s Q;
= , >
q q q ∀a, ∈
(3) a b (ab) b 0q Q.
> ∈
Teorema 1.11. Sia a 1, x Allora le classi
R.
= < = >
p p
{a ∈ {a ∈
(1.7) A : p p x}, B : p p x}
Q, Q,
sono separate e contigue. > ∈
Definizione 1.4 (Potenza ad esponente reale). Dato a 1, x poniamo
R
< = > .
x p p
≡ ∈ ∈
(1.8) a sup{a : p p x} inf{a : p p x}
Q, Q,
< < ,
1
x ≡ ∀x ∈
Nel caso in cui 0 a 1 poniamo a R.
x
( )
1
a
Si ha: = ,
x y x+y
· ∀x, ∈
Teorema 1.12. (1) a a a y R;
= ,
x y xy ∀x, ∈
(2) (a ) a y R;
= , >
x x x ∀a, ∈
(3) a b (ab) b 0 x R.
Dalla definizione di potenza segue immediatamente
> > >
p
Teorema 1.13. Se a 1, p 0 allora risulta a 1.
Corollario 1.1. Si ha: 0 00
> < <
0 00 x x
⇒
a 1, x x a a
mentre 0 00
< < < >
0 00 x x
⇒
0 a 1, x x a a
> > =
x
Teorema 1.14. Dati a 0, a 1, b 0 l’equazione a b ammette una ed una sola
,
∈
soluzione x R. =
x
Definizione 1.5. La soluzione dell’ equazione a b si dice logaritmo di b in base a e si
denota con log b.
a
Il successivo teorema raccoglie le proprietà principali del logaritmo.
= > >
log b ∀a
Teorema 1.15. (1) a b; 0, a 1, b 0
a ,
= + > >
∀a
(2) log (xy) log x log y; 0, a 1, x, y 0
,
a a a
= > >
p ∀a ∈
(3) log x p log x; 0, a 1, x 0, p
, R;
a a
log x
= , α > α >
α ∀a,
(4) log x 0, a, 1, x 0.
,
a log a
α ⊆ ⊆
Definizione 1.6. Sia I un intervallo e sia S I L’insieme S si dice denso in I se
R < < < .
∀a, ∈ ⇒ ∃s ∈
b I, a b S : a s b
\
Vogliamo provare che ed sono densi in
Q R Q R.
< < δ <
∈ − ∈
Lemma 1.1. Siano x, y x y e sia 0 y x. Allora esiste n tale che
R, Z
< <
x nδ y.
APPUNTI DI ANALISI MATEMATICA 5
< + = + <
∈ ≤
Dimostrazione. Sia m tale che mδ x (m 1)δ. Posto n m 1 si ha: x nδ.
Z
Inoltre = + = + δ + δ < + = .
≤ −
nδ (m 1)δ mδ x x y x y
Teorema 1.16. L’insieme è denso in
Q R.
<
∈ ∈
Dimostrazione. Siano a, b con a b Per il principio di Archimede esiste n tale
R N
< < <
< 1
1 − ∈ ·
b a. Applicando il Lemma esiste m tale che a m b e quindi
che 0 Z
n n
< <
mn
a b. \
Teorema 1.17. L’insieme è denso in
R Q R. θ <
θ θ > −
∈ \ b a. Per il Lemma
Dimostrazione. Sia Supponiamo 0 e sia n tale che
R Q. n
< θ < θ
mn mn
∈ ∈ \
esiste m tale che a b e quindi la tesi con per m 0. Infatti, se
,
Z R Q
θ θ = θ
mn mn n
∈ · ∈
fosse allora si avrebbe
Q Q.
m
1.3. Cenni di calcolo combinatorio. Nel seguito sarà utile adottare le seguenti conven-
zioni: = = − ∀k ∈
Definizione 1.7 (Coefficienti binomiali). Posto 0! 1 e k! (k 1)! k, definiamo
N
!
n ≡ ∈
1, n N 0
0
!
n n! ,
≡ ≤ ≤
1 k n
−
k k! (n k)!
n
I numeri si dicono coefficienti binomiali. È utile osservare che
k
Teorema 1.18. ! ! ! !
! − −
n n 1 n 1 n
n = , + = .
− −
n k k 1 k k
k
Dimostrazione. Immediata dalla definizione.
Inoltre si ha:
Teorema 1.19 (Formula del binomio di Newton).
n !
n
X
+ = , .
n k n−k ∀a, ∈ ∀n ∈
(a b) a b b R N
0
k
k=0
Osservazione 1.2. I coefficienti binomiali presenti nella formula del binomio si possono
= .
n
calcolare anche secondo lo schema seguente. Diciamo a Allora si ha:
n,k k
=
a 1
1,1 = + , ≤ ≤
a a a 1 k n
n+1,k n,k n,k−1
6 G. DI FAZIO
2. I N C
2 ≡ × ≡ {(a, ∈
2.1. La natura algebrica dei numeri complessi. Posto b) : a, b
R R R R}
2
diamo ad una struttura algebrica introducendo opportune operazioni.
R , +
2 ·)
Teorema 2.1. L’insieme (R è un campo con le seguenti operazioni:
= + + = +
· · −
(2.1) (a, b) (c, d) (a c, b d), (a, b) (c, d) (ac bd, ad bc)
Dimostrazione. Basta verificare la definizione di campo.
Definizione 2.1. Il campo di cui al teorema precedente si chiamerà il campo complesso
e sarà denotato con C.
Teorema 2.2. L’insieme è isomorfo a
C R.
0 ϕ →
Dimostrazione. Si verifica facilmente che l’applicazione : è un isomorfismo.
C R
0
= = =
Definizione 2.2. Dato un numero complesso z (a, b) poniamo (0, 1) i, (1, 0) 1 e
= +
otteniamo z a ib, dove a si chiama parte reale e b si chiama parte immaginaria. Il
= −
numero z̄ a ib si dice coniugato di z.
∈
Teorema 2.3. Per ogni z si ha:
C !
1 1
+ = + , = , = =
+ = = ¯
· ·
− z z z̄ z̄ z z z̄ z̄ z̄ z,
z z̄ 2a, z z̄ 2ib 1 2 1 2 1 2 1 2 z z̄
√
= · |z|
∈ |z| z z̄. Il numero si dice modulo del numero
Definizione 2.3. Dato z poniamo
C
complesso z.
Teorema 2.4. Si ha: = =
|z| ≥ ∀z ∈ |z|
1- 0, e 0 se e solo se z 0;
C +
|Rez|, |Imz| ≤ |z| ≤ |Rez| |Imz|, ∀z ∈
2- C;
=
|z̄| |z| ∀z ∈
3- C;
=
|z · | |z | · |z |, ∀z ∈
4- z C;
1 2 1 2
= ,
1 1 ∀z ∈
5- C;
|z|
z + + ,
|z | ≤ |z | |z |, ∀z ∈
6- z z C;
1 2 1 2 1 2
,
| − |z || ≤ |z ± |, ∀z ∈
7- z z
||z C;
1 2 1 2 1 2
−x ∈ ≤ |x|;
8- x, allora x
R
|x| ≤ −a ≤ ≤ ∀a, ∈
9- a, x a, x R.
2.2. la forma trigonometrica dei numeri complessi. I numeri complessi possono es-
sere scritti utilizzando le cosiddette e Precisa-
forma trigonometrica forma esponenziale.
θ
mente indichiamo con l’angolo (con segno) formato dalla congiungente il numero z con
0 e la semiretta asse reale positivo. Si ha:
= θ + θi = θ + θ) .
iθ
(cos
|z| |z| |z| ≡ |z|e
z cos sen i sen +θ
= , = =
iθ iθ i(θ )
|z |e |z |e · |z · |e
Osservazione 2.1. Siano dati z z . Allora z z z .
1 2 1 2
1 1 2 1 1 2 1 2
Dall’ osservazione precedente segue subito la Formula di De Moivre
APPUNTI DI ANALISI MATEMATICA 7
= =
iθ n n inθ
|z|e |z|
Teorema 2.5 (formula di De Moivre). Se z allora z e .
Affrontiamo adesso il problema della estrazione di radice n-esima nel campo comp-
ω = %e = ω.
iϕ iθ n
≡
lesso. Sia dato re . Dobbiamo cercare - eventuali numeri z tali che z
Ciò é come dire che deve accadere:
% = = ϕ +
n ∀k ∈
r, nθ 2kπ, Z
e quindi √ iϕ+2kπ
p
ω = .
n
n |ω|e n
Notiamo esplicitamente che, visto che lo sfasamento angolare tra due radici consecutive
è ϕ + + ϕ +
2(k 1)π 2kπ 2π
= = .
− −
A A
k+1 k n n n
√ = =
n |1|
Esempio 2.1. Calcolare le radici 1. Tenuto presente che 1 e che arg(1) 0, basta
applicare la formula da cui si ottiene
√ 2kπi
n = , = . . . , −
1 e k 0, 1, n 1.
n + 20
Esempio 2.2. Calcolare il numero (1 i) . Trasformiamo il numero in forma trigono-
√ π
+ = i . Si ha:
metrica, 1 i 2e 4 √ π
+ = = = .
20 i 20 10 5iπ 10
−2
(1 i) ( 2e ) 2 e
4
Esercizio 2.1. Risolvere l’equazione =
2
(z|z|) iz̄. = = =
4
|z| |z| |z|
Prendendo i moduli di ambo i membri si ha: da cui 1 oppure z 0.
= , θ = =
iθ 3iθ
∈
Quindi z e Sostituendo nell’equazione data si ottiene e i da cui cos 3θ
R.
=
0, sen 3θ 1 e quindi π + 2kπ , =
= )
i( k 0, 1, 2.
z e 6 3
Esercizio 2.2. Risolvere l’equazione = .
4 4
|z|
z
= = =
4 iθ
≥ |z|e
Dopo avere osservato che z 0 è soluzione si ha: z 0 da cui z con 4θ
∈
2kπ, k ovvero le soluzioni sono i numeri reali ed i numeri immaginari.
Z.
Esercizio 2.3. Risolvere l’equazione
+ = .
− −
(2.2) zz̄ 3(z z̄) 4 3i
Esempio 2.3. Dalla formula del binomio di Newton si possono ricavare le formule di
n-plicazione della trigonometria.
Infatti, n !
n
X
= θ + θ) = θi θ
inθ n n−k k k
e (cos i sen cos sen
k
k=0
8 G. DI FAZIO
da cui segue n
!
n
X
=Re θi θ
n−k k k
cos nθ cos sen
(2.3)
k
k=0
n
!
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