Perciò
3) Contro esempio: il teorema non si può sempre applicare perché può accadere che non valga per esempio l' ultima ipotesi
limx→π/2 2x-senx/ x+senx
g'(x)-2+cosx ≠ 0 ∀x∈ℝ.
limx→π/0 2-cosx/ 2+cosx non esiste. Infatti, se calcolo il limite lungo la successione {2nπ}n∈ℕe n ho
limn 2-cos2π/ 2+cos2πlimn 2-1/ 2+1=1/3
Mentre se calcolo il limite lungo la successione {2n+1}πn∈ℕ e n ho
limn 2-cos(2n+1)π/ 2+cos(2n+1)π= limn 2-1/ 2-1=3
Tuttavia il limite originario si può calcolaredirettamente:
limx→π/0 x(2-(senx/x))/2+senx/x=1
Perciò
limx → 0 logax/x = 0
3) Controesempio: il teorema non si può sempre applicareperché può accadere che non valga per esempio l’ultimo criterio
[87] limx → 0 2x - senx/x + senx
g’(x) - 2 + cosx ≠ 0 ∀x ε R.
limx → 0 2 - cosx/2 + cosx non esiste. Infatti, se calcoloil limite lungo la successione (2nπ + 1)n ε N e ho
limn 2 - cos2nπ/2 + cos2nπ = limn 2 - 1/2 + 1 = 1/3Mentre se calcolo il limite lungo la successione (2n + 1)πn ε N ho
limn 2 - cos(2n + 1)π/2 + cos(2n + 1)π = limn 2 + 1/2 - 1 = 3
Tuttavia il limite originario si può calcolaredirettamente:
limx → 0 x(2 - (senx/x))/x(2 + senx/x) = 1
Test di monotonia
Sia f: I → ℝ, I ⊂ ℝ intervallo
Se
- i) f è continua
- ii) f è derivabile nell'interno di I (cioè f è derivabile in tutti i punti di I che non sono estremi di I)
- iii) ∀x ∈ I, x interno ad I: f'(x) ≥ 0 (f'(x) ≤ 0)
allora f è crescente in I (f è decrescente in I).
Dim.
Fissato x₁, x₂ ∈ I tali che x₁ < x₂. Si seguono no vere
i), ii) ed iii). Siccome I è un intervallo, per la caratterizzazione degli intervalli, si ha
[x₁,x₂] ⊂ I.
Dunque f è continua in [x₁, x₂] ed è derivabile in ]x₁,x₂[.
Per il teorema di Lagrange, ∃c ∈ ]x₁,x₂[ tale che
(f(x₂)-f(x₁))/(x₂-x₁) = f'(c).
Per l'ipotesi iii), f'(c) ≥ 0, quindi
(f(x₂)-f(x₁))/(x₂-x₁) ≥ 0.
Siccome x₂-x₁ > 0, ne deduciamo f(x₂)-f(x₁) ≥ 0 e, perciò, f è crescente.
- Osservazione
Con una identica dimostrazione si mostra che,
se nell'ipotesi (ii) del precedente teorema
si ha "f'′(x)≥0" ( "f(x)≥0"
invece di: "f'(x)≤0" ) ta ciò diventa
"f è all′amente crescente (decrescente)".
- Teorema
Sia f: X→R, X x R qualsiasi, x0 ε X ole. accumulazione X.
Se
i) f' è monotona crescente (decrescente)
in X
ii) f'è derivabile in x0.
allora f'(x0)≥0 ( f'(x0)≤0 ).
dim.
Consideriamo per x ≠ x0, x x X il rapporto incrementale.
Se x > x0, siccome f è crescente, f(x) ≤ f(x0) e perciò
f(x)−f(x0)/x−x0 ≥ 0 ;
se x < x0, siccome f è crescente, f(x) ≤ f(x0) e perciò
f(x)−f(x0)/x−x0 ≥ 0 .
In ogni caso f(x)−f(x0)/x−x0 ≥ 0 e perciò f′(x0)= limf(x)−f(x0)/x−x0≥0.
Osservazioni
- Il precedente teorema è il viceversa del test di monotonia. Si osservi che esso vale anche in generali insiemi e non solo in intervalli.
- Il test di monotonia non vale in generali insiemi. Si consideri infatti la funzione f: R\{0} -> R t.c. ∀x ≠ 0: f(x) = 1/x. La derivata è definita in R\{0} e vale f'(x) = -1/x2 < 0. Però f non è strettamente decrescente poiché, per esempio, -2 < 2 e f(-2) < f(2). Tuttavia, per il test di monotonia, f è strettamente decrescente in tutti gli intervalli contenuti in R\{0}. In particolare f è strettamente decrescente in ]-∞,0[ ed è strettamente decrescente in ]0,+∞[.
- Il viceversa del test di monotonia non vale per la stretta monotonia, cioè non è vero che se una funzione derivabile è strettamente crescente (decrescente) allora la derivata è strettamente maggiore di zero (strettamente minore di zero). Esempio: f: R -> R tale che ∀x ∈ R: f(x) = x3. f è strettamente crescente, ma f'(0) = 0!
Esempi
f : R → R tale che ∀x ∈ R : f(x) = a^x, dove a > 0, a ≠ 1.
f'(x) = a^x log a avrà segno costante poiché a^x > 0 per ogni x ∈ R e log a è un numero.
In particolare, il segno di f' è lo stesso di log a.
0 tale che ]x0 - δ, x0 + δ[ ⊂ I e
- ∀x ∈ ]x0 - δ, x0[ ⊎ ]x0, x0 + δ[ : f'(x) ≥ 0 (f'(x) ≤ 0)
- ∀x ∈ ]x0 - δ, x0[ : f'(x) ≤ 0 (f'(x) ≥ 0)
allora x0 è un punto di minimo (massimo) relativo.
Dim.
Dal test di monotonia, deduciamo che f è crescente in ]x0 - δ, x0[ e decrescente in ]x0, x0 + δ[, quindi
∀x ∈ ]x0 - δ, x0[ : f(x) ≥ f(x0) (e quindi x → x0)
cioè in ogni caso f(x) = f(x0) e perciò x0 è il ... minimo locale.
Teorema
Sia f: I → R derivabile. Allora si ha la seguente equivalenza
∀x ∈ I : f'(x) = 0 ⇔ f è una funzione costante.
DIM.
- Già noto.
- Fissiamo x0 ∈ I.
Per ogni x ∈ I, x ≠ x0, possiamo applicare il teorema di Lagrange all'intervallo di estremi x0 ed x. Diciamo, se fisso le idee, che x0 < x. Dunque esiste c ∈ ]x0, x[ tale che
f(x) - f(x0)(x - x0) = f'(c) (*).
Per ipotesi, f'(c) = 0, dunque da (*) si deduceche f(x) - f(x0) = 0, ossia f(x) = f(x0).
Abbiamo così provato che ∀ x ∈ I : f(x) = f(x0),quindi f è costante.
- OsservazioneIl precedente teorema vale solo in intervalli.Infatti si consideri f : ℝ\ℚ → ℝ. C. ∀ x ∈ ℝ\ℚ :
f(x), arccos β x + arccos γ x.
∀ x ≠ 0: f'(x) = 11/4x2 + 1/4(1/x)2 ⋅ (-1/x) = 0.
Tuttavia f non è costante, infatti
f(1) = arccos(1) + arccos(1) = 2π/4 = π/2
f(-1) = 2 arccos(-1) (π) - 2 arccos(1) = -π/2
Siccome però il teorema procedente vale in intervalli, f è costante in ] - ∞, 0 [ ∪ ] 0, ∞ [ esse costante in alto o rat.
cioè ∀ x≠0: f(x) = π/2 se x>0-π/2 se x x0 ed f'è tat b f'(c) ≥ (x)(L))
Pertanto
f(x) - f(x0) / x - x0 ≠ f'(c) ≥ f'(x0).
2)
Basta osservare che, essendo f’ derivable in ]a, b[, su f’ possiamo applicare il test di monotonía ed il suo inverso.
Esempio
a > 0, a ≠ 1. f : R → R ∈ C. ∀ x ∈ R : f(x) = ax.
Allora f’ è derivabile in tutto R e
f’(x) = ax log a.
Anche f’ è derivabile in R e la sua derivata è
f’’(x) = ax (log a)2.
Poiché log a > 0 e ∀ x ∈ R : ax > 0, si ha
∀ x ∈ R : f’’(x) > 0,
dunque f è convessa.
- Definizione
Sia f : ]a, 3 [ → R e x0 ∈ ]a, 3[ tale che f è derivabile in x0 oppure lim x → x0 f(x) - f(x0) / x - x0 = ±∞ (−∞).
Si dice che "x0 è un punto di flesso per f" se esiste ε> 0 tale che
f è convava (convessa) in [x0 - ε, x0]
e
f è convessa (concava) in [x0, x0 + ε]
Osservazione
Per parlare di "flesso in x0" serve che esista, finito e infinito, limx→x0 (f(x) - f(x0)) / (x - x0)
Non è necessario che f sia due volte derivabile in x0.
Infatti f(x) = √x3 = x3/2 è una funzione definita in ℝ e derivabile in ℝ.
f'(x) = 3/2x1/2, ∀xℝ.
Sì ha che f è derivabile ∀ x ∈ ℝ\{0} e
f''(x) = 10/9x-1/2, ma f non è derivabile in 0.
Poiché f'(x) ≥ 0 ↔ 10/9x-1/2 ≥ 0 ↔ x > 0, sì ha che f es concava in ℝ e amessa in [0,+∞[, dunque o è un punto di flesso.
Se esistiera una funzione che in x0 ha un punto di flesso e due volte derivabile in x0, allora sì ha
Teorema (condizione necessaria alla esistenza di un punto di flesso)
Se f:][a;b[ → ℝ è derivabile x0∈]a;b[ e f è due volte derivabile in x0, sì ha la seguente implicazione:
x0 è un punto di flesso ⇒ f''(x0) = 0.
Dim.
Siccome xo è un punto di flesso, la funzione f sarà, per esempio, convessa a sinistra di xo e concava a destra.
Per il teorema a pagina 241, f' è crescente a sinistra di xo e decrescente a destra di xo.
Pertanto f ha in xo un punto di massimo relativo.
Poiché f' è derivabile in xo, per Fermat
(f")'(xo) > 0 <=> f'(xo) = 0.
Definizione
F(a; b[ → R derivabile in xo e [a; b[ oppure tale che
limx→xo x→xo x→0
limx→xo x→0 = ±∞
Allora diremo che
- "xo è punto di flesso orizzontale" se f'(xo) = 0
- "xo è punto di flesso obliquo" se f'(xo) ≠ 0
- "xo è punto di flesso verticale" se limx→0
Esempi
- f(x) = x3
- f(x) = sqrt3(x5)
- f(x) = x3 - 3x2
Studio di funzione e disegno del grafico
Definizione
Sia f: X → ℝ, x0 < ℝ, x0 punto di accumulazione per X (rispettivamente solo da destra o solo da sinistra).
Sia f: X → ℝ, X illimitato superiormente (inferiormente), l ∈ ℝ.
Sia f: X → ℝ, X illimitato superiormente (inferiormente), m ∈ ℝ, m≠0, q ∈ ℝ.
Si dice che "f ha un asintoto verticale di equazione x=x0, (rispettivamente "asintoto verticale destro" o "asintoto verticale sinistro") se
&lim;x→x0- f(x) = ± ∞ o &lim;x→x0+ f(x) = ± ∞)
(rispettivamente &lim;x→x0- f(x) = ± ∞ o &lim;x→x0+ f(x) = ± ∞)
Si dice che "f ha un asintoto orizzontale di equazione y=l per x→±∞" se
&lim;x→+∞ f(x)=l (&lim;x→-∞ f(x)=l)
Si dice che "f ha asintoto obliquo y=mx+q per x→±∞" se
&lim;x→+∞ [f(x)-(mx+q)]=0 (&lim;x→-∞)