1. Analisi linguistica della novella “La patente” di Luigi Pirandello.
1.1 . Pirandello e la questione della lingua.
1.2 .“La patente”. La trama in breve.
2. Strato letterario
2.1. Livello ortografico.
2.1.1. Parole non univerbate
2.1.2. Grafema <J> /j/
2.1.3. Plurale dei nomi in -io
2.1.4. forme non elise
2.1.5. Accordo participio passato-nome.
2.1.6. L'articolo determinativo maschile singolare.
2.2. Livello fonologico.
2.2.1. Varianti fonologiche
2.2.2. Mancato raddoppiamento sintattico
2.3. Livello morfo-sintattico
2.3.1. Le varianti allomorfiche
2.3.2. Il non pleonastico
2.3.3. L' infinito narrativo
2.3.4. Il dimostrativo “questi” pron. Sogg. Anaforico
2.4. Persistenza del modo congiuntivo.
2.5. Il sistema dei pronomi personali e degli allocutivi.
2.6. Ordine delle parole.
2.7. Livello lessicale.
2.7.1.Voci letterarie (LE), di Basso uso (BU), obsolete (OB).
3. Strato toscano
3.1. Livello Fonologico.
3.1.1. Troncamento
3.1.1. Varianti fonologiche
3.2. Livello Morfo-sintattico.
3.2.1. Micro-sistema triadico dei deittici
3.3. Livello lessicale
4. Strato regionale siciliano
4.1. Livello morfo-sintattico.
4.1.1. Passato remoto in luogo del più canonico passato prossimo
4.1.2. Pronome interrogativo
4.2.3. Pronomi allocutivi
4.2. Livello lessicale.
4.3. Fraseologia
4.4. Onomastica
5. Italiano neo-standard o medio e italiano parlato colloquiale
5.1. Livello morfo-sintattico
5.1.1. Frase scissa
5.1.2. Dislocazione a destra
5.1.3. Dislocazione a sinistra
5.1.4. Periodi inizianti per E
5.1.5. Soggetto post-verbale
5.1.6. Che polivalente
5.1.7. costrutti con valore elativo
5.1.8. Il congiuntivo
5.1.9. Polirematiche
5.2. Livello lessicale
5.2.1.Voci Comuni (CO) e vocabolario di base ( Fondamentali, alto uso, alta disponibilità)
1. Analisi linguistica della novella “La patente” di Luigi Pirandello.
1.1 Pirandello e la questione della lingua.
Gli scrittori della seconda metà dell'Ottocento, più dei loro predecessori, hanno dovuto fare i conti
con l'assenza di una lingua nazionale unitaria e, in un periodo storico quale quello post-
risorgimentale e post-unitario, hanno dovuto forgiare uno strumento stilistico ed espressivo che
potesse far fronte alle loro esigenze letterarie.
Luigi Pirandello nacque il 28 giugno 1867 ad Agrigento, nella tenuta del “caos”.
È un noto scrittore siciliano, italiano ed europeo, come egli stesso si definì, imbevuto di una
profonda cultura filologica, glottologica e dialettologica. Nel 1886, infatti, iniziò gli studi alla facoltà
di Lettere di Palermo, per poi proseguirli all'università di Roma e terminarli, nel 1891, all'università
di Bonn, con una tesi di linguistica sulla parlata agrigentina dal titolo “foni ed evoluzione fonetica
del dialetto di Girgenti”, in cui dimostrava sia la conoscenza del metodo della linguistica storico-
comparatista, sia una sensibilità per la dimensione diastratica del dialetto.
Già dal 1890 Pirandello percepiva la situazione linguistica italiana in termini di diglossia, ovvero
come la coesistenza di due varietà linguistiche adottate ciascuna per uno specifico ruolo.
Da una parte l''italiano, avvertito come varietà “alta”, era la lingua standardizzata, trasmessa dalle
scuole e riservata all'uso scritto, dall'altra i dialetti, acquisiti spontaneamente come lingua madre,
erano considerati una varietà “bassa”, priva di prestigio e destinati all'uso quotidiano. Per Pirandello
invece la differenza tra lingua e dialetto non risiede nel valore, alto o basso, ma nel raggio d'azione,
che nella lingua risulta essere maggiore.
Nel calderone fervente di “ideali linguistici” che contraddistinguevano l'Ottocento a segnarlo fu la
lezione di Graziadio Isaia Ascoli, secondo il quale l'italiano standard dovesse essere il risultato della
diffusione della cultura in tutti gli strati sociali, di stampo sì toscano, ma aperto all'apporto di altri
dialetti regionali e della tradizione letteraria. Nell'analizzare linguisticamente le opere pirandelliane,
infatti, risulta evidente la sua adesione alla posizione ascoliana, in contrapposizione alla posizione
manzoniana che propone e diffonde l’ideale di una lingua nazionale fondata su una varietà
linguistica ben definita sia diatopicamente (fiorentino e non toscano), che diamesicamente (parlato),
diastraticamente (usato dalle classi colte), e diacronicamente (coevo, di metà Ottocento, e non del
periodo aureo, tre- o cinquecentesco), espressa in modo prestigioso ne “I Promessi sposi”.
La scelta linguistica di Pirandello, pertanto, ricadde su una lingua media nella quale potessero
confluire sia la tradizione letteraria, che regionalismi quali toscanismi o sicilianismi, e finanche
forestierismi.
1.2.“La patente”. La trama in breve.
La patente, scritta da Pirandello (1867-1936) nel 1911, entrò a far parte della raccolta Novelle per un
anno nel 1922.
La paradossale vicenda ruota attorno alla figura di Chiàrchiaro. Vittima da anni della superstizione,
Chiàrchiaro, viene ritenuto uno iettatore. Ormai sul lastrico a causa di questo pregiudizio, perso il
suo lavoro di impiegato al banco dei pegni, l’uomo sporge querela per diffamazione nei confronti di
due concittadini. Convinto dell’esito negativo del processo, il giudice D’Andrea convoca Chiàchiaro
nel suo ufficio con l’intento di fargli ritirare la querela ed evitargli ulteriori danni e beffe.
L’uomo, non potendo eludere il gioco delle apparenze, né sottrarsi alla “parte” che la società vuole
che egli rappresenti, si reca dal giudice mascherato da iettatore, assumendo, così, quella “maschera
sociale”. Parlando con il giudice, ribadisce la volontà di mantenere la querela e chiede
insistentemente che venga istruito il processo.
Al termine del colloquio, sempre più intenso e drammatico, Chiàrchiaro confessa la sua intenzione di
ottenere la “patente” da iettatore per trasformare in una professione lucrosa i pregiudizi di cui è
vittima lui, e di cui saranno vittime anche le sue figlie.
Compresa la dolorosa condizione dell'uomo, il giudice gli esprime con un forte e lungo abbraccio il
proprio rispetto e la propria solidarietà.
2. Strato letterario
2.1. Livello ortografico
2.1.1. Parole non univerbate
Nell'Ottocento le parole composte, gli avverbi, le preposizioni e le congiunzioni, che oggi
costituiscono per norma un'unica parola, non erano ancora soggette a norma stabile.
Nella novella di Pirandello le forme presenti rispecchiano, generalmente, l'uso moderno;
basti pensare alla congiunzione avversativa “eppure” o all'avverbio “apposta” (“Ma,
neanche a farlo apposta, la notte spazzolando la mano”).
Per quanto concerne le preposizioni articolate sono presenti forme non-univerbate
riguardanti esclusivamente la preposizione articolata composta dalla preposizione semplice
“su” e dai vari articoli determinativi.
Tali forme emergono in contesti descrittivi, e sono presenti in sette casi su sette:
«su le spalle un peso»;
«che su la vasta fronte»;
«una certezza su la quale»;
«su la pancia un enorme corno»;
«su le cave gote gialle»;
«una mano su la spalla»;
«con le mani su le cosce».
2.1.2. Grafema <J> /j/
Per quanto riguarda il grafema <J> per /j/ abbiamo 12 occorrenze
«d’un jettatore che si querelava »;
« la sua fama di jettatore?»;
«s’era combinata una faccia da jettatore»;
«credeva d’ajutarsi meditando»;
«un pajo di grossi occhiali»;
«biondo majale»;
«non credere alla jettatura»;
«perché vi credono jettatore»;
«in veste di jettatore»;
«creda alla vostra jettatura»;
«la mia fama di jettatore!»;
«Jettatore patentato dal regio tribunale»;
«fare la professione del jettatore!»
2.1.3. Plurale dei nomi in -io
Tra le possibili uscite plurali dei sostantivi e degli aggettivi terminanti in -io (-i, -ii, -ì, -j,
l'ultima delle quali caduta in disuso già all'inizio dell'Ottocento) Panzini avverte che se
l'accento non cade sulla -i basta, per il plurale, una sola -i (sconsiglia la forma in î).
Pirandello adotta quella in -ii:
«gli venivano tutti i pensieri contrarii»
2.1.4. forme non elise:
«anche così male come la esercita»
«guizzanti e pungenti le altre»
«a giurare che egli in tante»
2.1.5. Accordo participio passato-nome.
Come sappiamo il participio passato quando è unito all'ausiliare avere rimane invariato,
quando è unito all'ausiliare essere si accorda col soggetto nel genere e nel numero. Tuttavia con
i verbi copulativi o quando l'ausiliare è usato in funzione di copula l'accordo è possibile sia col
soggetto che col nome del predicato. Pirandello coglie tale possibilità.
«s’era combinata una faccia da jettatore.»;
« S’era lasciata crescere su le cave gote»;
2.1.6. L'articolo determinativo maschile singolare.
L'uso dell'articolo determinativo maschile singolare era, al tempo, ancora oscillante. Si
registra pertanto l'uso di lo e uno d'innanzi a i semiconsonante /j/.
«quello d’un jettatore »;
«la professione del jettatore!»;
Tuttavia è ben saldo davanti ad s impuro
« uno scatto violentissimo»;
« Allo scatto del giudice»;
•
2.2. Livello fonologico
2.2.1. Varianti fonologiche
Si registra una prevalenza di varianti con affricata dentale, tipiche del toscano, in alternativa
alle varianti
con palatale.
«al suo ufficio d’Istruzione»;
«nell’ufficio d’Istruzione»;
«a venire all’ufficio d’Istruzione»;
«che il beneficio diventa difficilissimo».
Un solo caso presenta la variante con palatale, in contesto dialogato:
«a lungo questo sacrifizio »
2.2.2. Mancato raddoppiamento sintattico
sopratutto vs soprattutto
anzi sopratutto, perché questo bisogno d’aver fatto il bene
« »
2.3. Livello morfo-sintattico
2.3.1. Le varianti allomorfiche
Sacrifizio vs sacrificio
« non può fare a lungo questo sacrifizio per noi»
2.3.2. Il non pleonastico
« mi dica un po’, non ha dovuto prender la laurea?»
2.3.3. L' infinito narrativo:
«D’Andrea si metteva allora a pisolare»
«mentr’egli era intento a scrivere»
«innumerevoli testimoni potevano venire in tribunale a giurare che egli »
«voleva indurlo a desistere dalla querela»
«D’Andrea, appena alzò gli occhi a guardare il Chiàrchiaro, »
«Vi ho mandato a chiamare per il vostro bene»
«si mise a tentennare il capo»
«Mi metterò a ronzare attorno a tutte le fabbriche»
2.3.4. Il dimostrativo “questi” pron. Sogg. Anaforico:
ma questi, appena egli faceva il nome del Chiàrchiaro
« »
«Questi lo lasciò fare. »
2.4. Persistenza del modo congiuntivo
Quanto all'uso dei modi, il congiuntivo è ben saldo anche nei casi in cui, nell'italiano
dell'uso medio o neo-standard, esso è stato soppiantato dall'indicativo.
Proposizione argomentali oggettive
• «Voglio dimostrarvi che la via che avete preso non è propriamente quella che possa condurvi a
buon porto»
« Credo... che lei non capisca niente.»
« Voglio che sia ufficialmente riconosciuta questa mia potenza spaventosa»
Proposizione argomentali soggettive
• «E pareva ch’egli, oltre che della sua povera, umile, comunissima storia familiare, avesse notizia
certa di quei mostruosi intrecci di razze»
«pareva una cosa buffa e atroce nello stesso tempo, ch’egli dovesse recarsi al suo ufficio
d’Istruzione »
«E pareva ch’egli,...e[che] fosse consapevole di quei misteriosi infiniti travagli di secoli,»
«E non vi pare che ci sia contraddizione? »
Proposizione argomentali Dichiarative
• «D’Andrea soleva ripetere: – Ah figlio caro! – a chiunque gli facesse qualche scherzosa
osservazione »
Proposizione relativa
• «poi attrappandosi come un baco infratito che non possa più fare il bozzolo.»
2.5 Il sistema dei pronomi personali e degli allocutivi.
Il sistema dei pronomi personali di terza persona è quello bimembre:
Egli, (anaforico),
•
«e allora egli, »;
«E pareva ch’egli»;
«ch’egli dovesse recarsi al suo ufficio»;
«egli era in preda a un’irritazione smaniosa»;
«appena egli faceva il nome del Chiàrchiaro»;
«a giurare che egli in tante e tante occasioni»;
«mentr’egli era intento a scrivere»;
Lui, (deittico).
•
«sapeva rigar più diritto di lui»;
«per quel tanto che a lui toccava »;
«Come non dormiva lui»;
«considerata da lui come dovere imprescindibile»;
« quelli che dovevano fare al caso per lui»;
«al passaggio di lui il gesto»;
«Anche a costo di pagar lui le spese»;
«sarebbe venuto a lui certamente maggior danno»;
«D’Andrea sedette anche lui »;
«il quale ha famiglia anche lui,»
Il sistema dei pronomi allocutivi è composto da 3 forme che si strutturano in base ad
• alcune opposizioni:
a) rapporto personale (tu) vs rapporto non-personale (Lei, Voi)
b) tratto di subalternità (Voi) vs tratto di superiorità (Lei)
c) sing. (Tu, Lei,) vs plur. (Voi,)
Due occorrenze di tu personale:
(Uno dei giudici al giudice D'Andrea)« ti vuoi star zitto? »
(Il Giudice D'andrea a Chiàr
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