Rilettura finanziaria dello stato patrimoniale
La rilettura finanziaria dello stato patrimoniale serve ad individuare classi di valori costanti nel tempo al fine di condurre le analisi di bilancio per indici. Lo stato patrimoniale civilistico classifica le voci dell’attivo secondo il criterio della destinazione; la riclassificazione dell’attivo secondo il criterio finanziario prevede la riclassificazione dell’attivo secondo il criterio della realizzabilità (o liquidità o esigibilità) assumendo come periodo di riferimento l’anno.
Investimenti (o impieghi)
Attivo immobilizzato
- Immobilizzazioni immateriali
- Voce B-I del bilancio (immobilizzazioni immateriali)
- Risconti pluriennali e disaggio su prestiti (Voce D)
- Immobilizzazioni materiali
- Voce B III del bilancio
- Immobilizzazioni finanziarie
- Voce B III bilancio
- Voce C II relativamente ai crediti con scadenza oltre l’esercizio
- Voce A I per i crediti verso soci con scadenza oltre l’esercizio successivo
Attivo circolante
- Scorte di magazzino
- Voce C III
- Liquidità differite
- Voce C II con esclusione dei crediti esigibili oltre l’esercizio successivo
- Voce B III crediti esigibili entro l’esercizio successivo
- Voce D ratei e risconti annuali
- Voce A crediti verso soci con scadenza entro l’anno successivo
- Liquidità immediate
- Voce CIII - attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni
- Voce C IV - disponibilità liquide
Totale capitale investito
Le fonti di finanziamento vengono riclassificate nello stato patrimoniale civilistico secondo il criterio della provenienza evidenziando la differenza tra:
- Fonti endogene:
- Utili non distribuiti e non prelevati (autofinanziamento in senso stretto)
- Ammortamenti e accantonamenti a fondi per rischi e oneri futuri (insieme agli utili non distribuiti formano l’autofinanziamento in senso ampio)
- Fonti esogene:
- Capitale proprio
- Capitale di debito:
- Debiti di credito (hanno come oggetto un prestito)
- Debiti di regolamento (hanno come oggetto uno scambio di beni)
Capitale acquisito (o fonti di finanziamento)
- Patrimonio netto
- Voce A
- Passività consolidate
- Voce B: fondi rischi e oneri esigibili oltre l’esercizio
- Voce C: fondi TFR
- Voce D: debiti con scadenza oltre l’esercizio successivo
- Voce E: ratei e risconti pluriennali
- Passività correnti
- Voce B: fondi esigibili entro l’anno successivo
- Voce D: debiti con scadenza oltre l’esercizio successivo
- Voce E: ratei e risconti annuali
Totale capitale acquisito
Nell'ottica di analisi patrimoniale si può considerare il conto economico nella suddivisione delle varie gestioni al fine di considerare il peso e l’incidenza di ciascuna gestione sul risultato netto: In relazione a questa rilettura del conto economico per risultati di gestione intermedi è possibile considerare il capitale investito come somma dei capitali investiti in ciascuna delle diverse gestioni: K = K + K + Lo a Ovvero il capitale investito totale è dato dalla somma del capitale investito nella gestione operativa più quello investito nella gestione atipica più le scorte liquide.
Analisi della solidità patrimoniale
- Indipendenza finanziaria
- Patrimonio netto _ N < 1 = Capitale acquisito K
Un basso indice segnala un forte indebitamento della gestione e una restrizione della libertà di scelta del management a causa del condizionamento esterno derivante dalla dipendenza da risorse di provenienza esogena. I fattori che incidono maggiormente su questo indice sono:
- Autofinanziamento
- Struttura finanziaria
Solidità del capitale sociale - Patrimonio netto N < 1 = Capitale sociale n > Per valori maggiori di uno indica la capacità del patrimonio netto di accrescersi indipendentemente dal capitale sociale. Dipende da:
- Integrazioni del PN
- Erosioni del PN
Patrimonio netto “tangibile”
Patrimonio netto - Immobilizzazioni immateriali Indica in valore assoluto la dimensione del PN disponibile per investimenti “tangibili” ovvero per quegli investimenti considerati più rischiosi.
Quozienti di struttura finanziaria
L’analisi della struttura finanziaria si basa sullo studio dell’elasticità degli investimenti e dei finanziamenti al fine di considerare la composizione dell’attivo e del passivo e l’incidenza o il peso delle varie classi di valori sul totale. L’elasticità degli investimenti dipende principalmente dalle politiche di gestione e dalle scelte aziendali come ad esempio la maggiore incidenza delle immobilizzazioni in un’impresa che decida di produrre in economia o la scarsità del magazzino in imprese che utilizzano l’approvvigionamento just in time. L’elasticità della composizione dei finanziamenti studia l’incidenza di ciascuna posta del passivo sul totale dei finanziamenti; tale analisi può essere condotta anche accorpando i quozienti. Considerando congiuntamente il peso del patrimonio netto e delle passività consolidate (indici 1 e 2) è possibile analizzare la rigidità dei finanziamenti; analizzando congiuntamente il peso delle passività consolidate e delle passività correnti è possibile...
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