Analisi di Bilancio e Analisi dei Costi –
Analisi di Bilancio
Sommario
1 Introduzione ......................................................................................................................... 2
2 Analisi di Bilancio ................................................................................................................. 2
3 Stato Patrimoniale ................................................................................................................ 3
3.1 Stato patrimoniale destinativo finanziario ................................................................................. 4
3.1.1 Attività-Investimenti .................................................................................................................. 4
3.1.2 Passività-Finanziamenti ............................................................................................................. 6
3.1.3 Le condizioni di ottimo .............................................................................................................. 7
4 Conto Economico .................................................................................................................. 9
4.1 Funzioni e finalità ...................................................................................................................... 9
4.2 Schema generico di riferimento ................................................................................................ 10
4.3 Conto Economico a Costo del Venduto ..................................................................................... 11
4.4 Conto Economico a PIL ............................................................................................................ 12
c
4.4.1 Esempi sul Valore Aggiunto ..................................................................................................... 13
4.5 Gli schemi Pil e VAN e Pil e MOL ............................................................................................. 14
c c
5 Indici di bilancio ................................................................................................................. 15
5.1 Le funzionalità degli indici ........................................................................................................ 15
5.2 Dimensione economico reddituale: analisi della reddittività ..................................................... 16
5.2.1 Il ROE ....................................................................................................................................... 16
5.2.2 ROE prima relazione ................................................................................................................ 16
5.2.3 ROE: seconda relazione ........................................................................................................... 18
5.2.4 Il ROI ........................................................................................................................................ 18
5.3 Indici per l’analisi della struttura e della solidità patrimoniale. ................................................. 20
5.4 Indici di tipo finanziario ............................................................................................................ 21
6 Il rendiconto finanziario ..................................................................................................... 21
6.1 Fondi e flussi ............................................................................................................................ 21
6.2 Il Rendiconto Finanziario .......................................................................................................... 22
6.3 Analitico diretta: il foglio di lavoro ........................................................................................... 23
6.4 Le rettifiche .............................................................................................................................. 24
6.4.1 Esercitazione ........................................................................................................................... 29
6.5 Il Rendiconto Finanziario .......................................................................................................... 29
6.5.1 Struttura Rendiconto Finanziario ............................................................................................ 30
1
1 I
NTRODUZIONE
Il secondo modulo ha per oggetto le Analisi di Bilancio. Nello specifico ci si occuperà di tre cose:
• Modalità di riclassificazione dei prospetti contabili, i riclassificati;
• Indici;
• Analisi dei flussi e costruzione dei rendiconti finanziari.
Rispetto a quest’ultima tematica c’è un’innovazione introdotta da poco, agosto 2015, riguardante il Rendi-
conto Finanziario, che è stato reso obbligatorio solo per le imprese che stanno sopra certi parametri stabiliti.
Solo che in Italia il 90% delle aziende sta al di sotto di questi parametri, quindi per questa ragione non risulta
effettivamente obbligatorio.
2 A B
NALISI DI ILANCIO
La prima parte del testo ha a che fare con l’inquadramento delle tematiche dei bilanci. Va ricordato che buona
parte degli strumenti che si andranno a presentare non vanno sfruttati solo in chiave retrospettiva per vedere
come è andata, ma sono altrettanto utili in chiave di programmazione dell’attività aziendale. Alcuni indici ci
danno anche dei dati per fissare gli obiettivi, ossia quello che dovrebbe accadere.
Le analisi di bilancio non sono strumenti innovativi, ma già correntemente in uso dal 1850 negli Stati Uniti.
Costituiscono le basi sia per lo stato di salute di un’impresa sia per altre caratteristiche. Sono infatti un passo
propedeutico per altre finalità: definire il capitale economico; valore di cessione dell’impresa; per quotare
l’azienda in borsa.
Normalmente si fanno delle comparazioni. Guardando un bi-
lancio supponiamo che il ROE sia pari al 6%. . Que-
=
sto intanto presuppone un utile. I risultati per arrivare al 6%
sono però diversi (vedi grafico). Si studia una sequenza tem-
porale di bilanci per cercare di cogliere delle tendenze.
• La prima analisi di bilancio è una comparazione di
tipo temporale: l’analista si occupa di analizzare un
certo numero di bilanci relativi a diversi tempi. Tanto
più questi sono numerosi, tanto più saranno accurate
le mie analisi. È bene farle su una decina di anni, sette
anni, tre sono troppo brevi. Questo perché, per
esempio, i costi sono grandezze oggettive, mentre il consumo delle materie prime è soggettivo. Po-
trebbero essere state sostenute importanti spese, e quindi costi, per avviare l’attività che in futuro
magari non andranno più effettuati.
• La seconda modalità canonica classica è di tipo spaziale, più correttamente interaziendale. Con rife-
rimento ad un dato anno si fa un confronto tra aziende diverse ma che fanno la stessa cosa. Si cerca
di capire come si posizionano tra loro queste realtà. Avviene a parità di tempo ma con aziende di-
verse.
Quando si può ha senso confrontare le due modalità: confrontare i dati delle varie aziende in relazione a
differenti periodi. Questo consente di vedere nel tempo come si sono evolute le diverse aziende.
Quest’ultimo punto però fa riflettere su come si rapporta chi fa l’analisi rispetto all’azienda. Il soggetto si può
configurare come analista interno o come analista esterno. Se si tratta di uno interno è un soggetto che ha
avuto un mandato per fare queste analisi, e quei dati non sono destinati ad essere promulgati. In questa
2
situazione di riserbo aziendale si suppone che il soggetto disponga di dati buoni, che fanno riferimento alla
reale situazione aziendale. Se mancano queste informazioni si possono richiedere. L’analista interno si trova
quindi nella condizione di ottimo possibile: dispone qualitativamente dei migliori dati possibili, e quantitati-
vamente non è limitato dai dati in possesso ma può richiederne di altri. Viceversa quando si opera come
analisti esterni si hanno due vincoli: vincolo quantitativo, relativo alle informazioni ottenute dal bilancio in
senso esteso; vincolo qualitativo, la situazione non è delle migliori nel senso che i bilanci italiani non sono
perfetti. La situazione peggiore è operare come soggetti interni in una realtà, e soggetti esterni rispetto alle
altre aziende.
Dalla CO.GE. esce il “Bilancio di esercizio amministrativo contabile”, reso poi in bilancio civilistico con riferi-
mento allo Stato Patrimoniale ex articolo 2424 e Conto Economico ex articolo 2425. Se bisogna predisporre
uno Stato Patrimoniale Destinativo Finanziario, un particolare tipo di riclassificato dello Stato Patrimoniale,
bisogna vedere come ci si rapporta all’azienda: se si tratta di analista esterno si fa derivare dall’art 2424,
come dice la legge; se si tratta di analista interno è meglio farlo derivare direttamente dal bilancio ammini-
strativo contabile.
Ogni volta che si opera come analisti interni è utile e vantaggioso partire dal bilancio d’esercizio amministra-
tivo contabile perché si opera un solo lavoro: non vanno smontate le opere civilistiche per ricostruirle bene.
3 S P
TATO ATRIMONIALE
Iniziamo ora i riclassificati. Riclassificare vuol dire smontare un prospetto contabile e ricostruirlo secondo
logiche differenti, dove tutti i pezzi devono tornare nella loro posizione. Iniziamo l’analisi e lo studio dello
Stato Patrimoniale.
Lo Stato Patrimoniale contiene grandezze fondo, a differenza delle grandezze flusso del Conto Economico,
idealmente riferite ad un istante di tempo. Lo Stato Patrimoniale è la fotografia della situazione patrimoniale
al 31/12. Questa fotografia è caratterizzata da investimenti e finanziamenti. Le principali modalità di riclassi-
ficazione dello Stato Patrimoniale sono quattro: uno Stato Patrimoniale Finanziario, uno Destinativo Sogget-
tivo, uno della Pertinenza Gestionale, detto anche funzionale, e uno finanziario, Destinativo Finanziario.
Quest’ultimo schema nasce dalla ibridazione del primo e del secondo schema di Stato Patrimoniale. 3
3.1 S TATO PATRIMONIALE DESTINATIVO FINANZIARIO
Si divide semplicemente in “da chi mi sono procurato le risorse”, e “come le ho usate”. Quello seguente è lo
schema completo. Attività-Investimenti Passività-Finanziamenti
Liquidità immediate () Passività correnti (p)
Capitale Circolante (C) Liquidità differite (L) Passività consolidate (P) Investimenti da terzi (T)
Rimanenze (M)
Immobilizzazioni tecniche
materiali (Fm)
Immobilizzazioni immate-
Immobilizzazioni (F) Capitale Netto (N)
riali (Fi)
Immobilizzazioni finanzia-
rie e varie (Fa)
K : Capitale Investito = K : Capitale Acquisito
i a
Le due sezioni si equivalgono dal punto di vista logico ancora prima di quello contabile.
3.1.1 Attività-Investimenti
Posto che i due totali sono identici, ragioniamo sulla prima sezione: la prima cosa da fare è suddividerla in
due blocchi.
• Nel Capitale Circolante (C) ci stanno le risorse monetarie che l’impresa ha, e tutti gli investimenti di
breve termine, ovvero gli investimenti che o naturalmente, o perché sono io a destinarli a questo
fine, genereranno incassi, si trasformeranno in forma liquida nell’arco dei 12 mesi successivi. Questa
sezione si divide in:
Liquidità immediate (). Tutto ciò che è già danaro: “Cassa”, “Conti correnti bancari”, “Conto
o corrente postale”. Tutto ciò che l’impresa ha già a disposizione per effettuare dei pagamenti,
la quantità di danaro contare che l’impresa ha disponibile immediatamente.
Liquidità differite (L). Crediti nei confronti dei clienti: “Ratei e risconti attivi”, “Titoli a breve”,
o come i BOT. Anche titoli che hanno scadenza annuale a medio/lungo termine, ma che gli
amministratori hanno deciso di vendere entro 12 mesi.
Rimanenze (M). Si avranno rimanenze di merci. Il valore corrisponde alle rimanenze finali del
o conto economico amministrativo contabile. Si potrebbero avere anche crediti nei confronti
dei fornitori: “Anticipi a fornitori in conto esercizio”. L’oggetto di fornitura sono materie
prime o merci. Si mettono qui perché sono crediti destinati a trasformarsi in beni. Il Codice
Civile definisce erroneamente questi non come anticipi, quando verso una parte di denaro
ad un soggetto che non ha ancora definito la sua posizione, ma acconti.
• Nelle Immobilizzazioni (F) si ha roba non destinata a trasformarsi in danaro nei successivi 12 mesi.
Immobilizzazioni tecniche materiali (Fm). L’aggettivo “tecniche” le qualifica come caratteri-
o stiche, tipica, attività che per svolgere le quali l’impresa è sorta, come un “capannone indu-
striale”. Non si considerano quindi investimenti accessori. Questo valore deve essere depu-
rato dai fondi ammortamento e dei fondi svalutazione. Il fondo ammortamento rettifica
qualcosa di normale, il fondo svalutazione qualcosa di anomalo. Un esempio è “Anticipo a
fornitori a conto impianti”. 4
Immobilizzazioni immateriali (Fi). Qui ci sono quelli che considero investimenti durevoli però
o che hanno il carattere dell’immaterialità. Si potrebbero avere 3 situazioni riconducibili:
Beni immateriali. Marchi, concessioni, licenze, brevetti. Hanno il requisito dell’auto-
§ nomia rispetto all’impresa. Investimenti che hanno un loro valore autonomo.
Costi pluriennali. Costi di pubblicità, di ricerca e sviluppo, di formazione per dipen-
§ denti.
Avviamento. Si tratta dell’avviamento derivato, quello corrisposto a qualcuno in mo-
§ mento di acquisizione dell’azienda o di rami dell’azienda. È una capacità che l’im-
presa ha di essere più performante rispetto ad altre imprese. L’impresa è avviata non
solo quando ha utile, ma anche quando questo utile è più alto di altre imprese. =
∗ A: Avviamento. K*i=R* se la mi aim-
+ ∆ + . = − |’. + ∆= .
presa rendesse esattamente come rende il mercato. a i’ indica il tempo di riferi-
n
mento. R>Ki non avviene sempre.
Esistono due tipi di avviamento, l’avviamento originario e l’avviamento derivato.
Nel bilancio di esercizio l’avviamento originario non può essere riscritto, perché l’av-
viamento è una condizione nella quale l’impresa può trovarsi o meno: un’impresa si
trova in questa situazione quando nel tempo dimostra l’attitudine di generare red-
dito positivo, utili, in misura superiore agli utili che sarebbe normale attendersi. In
sostanza si sta facendo idealmente un confronto tra due redditi: il reddito che con-
nota l’impresa e un reddito medio normale per un’impresa con le stesse caratteristi-
che che opera nello stesso settore nel caso in cui quell’impresa generi reddito con
un tasso che caratterizza quel settore. Il reddito medio di settore è quindi un para-
metro esterno. È una situazione che sarebbe imprudente evidenziare in bilancio, per-
ché il bilancio si occupa di definire valori storici, quindi questo avviamento originario
non viene registrato, non c’è nessun costo stato sostenuto per effettuarlo.
Perciò in questo caso parliamo dell’avviamento derivato, quello che viene fatto
emergere e che viene riconosciuto a fronte di una cessione dell’impresa o di rami di
impresa, quando chi vende questa situazione di vantaggio se la fa riconoscere da chi
acquista. Il prezzo quindi è più alto, perché si acquista qualcosa già lanciato.
[Avviamento] ∗
= ( Reddito mio − [Reddito esterno dato da K ∗ i ])an|i′
Questa formula esprime il valore attuale di una rendita con un numero finito di ter-
mini. “n” dice per quanti anni pensi che possa durare questa situazione di vantaggio
considerando che l’azienda vada avanti per inerzia. “n” dipende da due tipi di fattori:
oggettivi, prescindono dalle capacità e dalla personalità da chi ha gestito l’impresa
fino a quel momento. Sono fattori trasferibili; altri fattori sono fortemente legati alle
caratteristiche personali di chi ha gestito l’impresa, sono fattori soggettivi, non tra-
sferibili. Se prevalgono i primi, quelli che si cedono al cedere dell’impresa, n può
avere un valore elevato, pari a 5, 7 anni. Se prevalgono quelli soggettivi n può essere
pari a 1, 3 anni.
Questo avviamento può essere scritto in bilancio. L’avviamento derivato viene as-
soggettato a procedure di ammortamento. Il codice civile non dice in quanti anni
viene fatto l’avviamento; solitamente dovrebbe essere basato su n, e l’avviamento
va continuato ad ammortare se il vantaggio continua, altrimenti bisogna smettere di
farlo svalutandolo completamente, perché verrebbe meno il processo logico.
• Immobilizzazioni finanziarie e varie (Fa). La “a” centra perché in questo blocco per prevalenza si
trovano immobilizzazioni che non hanno natura caratteristica. Si trovano con riferimento ai beni im-
mobili “Fabbricati civili”, “Terreni agricoli”, “Poderi”. Cosa è caratteristico o accessorio lo scopro sol-
tanto dopo aver definito cosa fa l’impresa. Trovo anche tutti gli investimenti di tipo finanziario: se
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l’impresa ha acquistato BTP a lungo termine, supponendo che si tengano fino alla loro scadenza na-
turale, vengono qui registrati, altrimenti finirebbero in L. Si potranno trovare azioni o obbligazioni di
altre aziende, a meno che non ci siano integrazioni di altre aziende. Per prevalenza finiscono investi-
menti durevoli di tipo accessorio, ma c’è una grossa eccezione che riguarda eventuali acquisizioni di
collegamento e controllo, soprattutto se avviene secondo modalità strategiche. Questi rappresente-
rebbe
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