Analisi delle differenze di genere nell’ambito della formazione scolastica e nella scelta degli sbocchi professionali
Di Beretti Ambra
N° matricola: 1012512
Introduzione
Nel corso della storia della psicologia, sono stati condotti numerosi studi scientifici riguardo ai differenti risultati in ambito scolastico – accademico tra maschi e femmine: secondo tali studi le ragazze tendono ad avere risultati migliori durante il periodo della loro formazione, tuttavia pare che esse, a causa di vari fattori, tendano a ricoprire ruoli professionali di minor prestigio e meno retribuiti rispetto ai maschi.
In questo elaborato intendo affrontare tutti quei fattori che caratterizzano la formazione scolastica – accademica di un individuo, osservandone i conseguenti sviluppi nella vita futura e professionale, messi in relazione con la sua identità sessuale. Tale proposito s’ispira all’idea che anche gli aspetti più banali e scontati della nostra esistenza, in realtà, portino con loro un carico denso di significato e che tutti insieme nel corso delle varie esperienze di vita, possano condizionare il suo percorso.
Nel mio tentativo di analisi, in principio mi concentrerò su alcuni capitoli del manuale di Vivien Burr “Psicologia delle differenze di genere” cercando di esporre in modo chiaro ed esauriente le argomentazioni principali, per poi analizzare nel dettaglio i punti focali e infine confrontare i risultati ottenuti con il pensiero di altre due autrici: Luce Irigaray e Marina Valcarenghi. Terminerò la presentazione con una conclusione di tipo personale.
Le differenze di genere secondo Vivien Burr
Vivien Burr insegna psicologia presso l’Università di Huddersfield in Gran Bretagna. Le sue ricerche spaziano dalla psicologia sociale, alle differenze di genere, alla psicologia dei costrutti personali, al costruzionismo sociale, fino alla psicologia dei media e della cultura popolare. Il testo da me preso in esame: “Psicologia delle differenze di genere”, è stato pubblicato nel 1998 e risente dell’influenza dei molti rami d’interesse dell’autrice, portando alla luce in modo immediato quelle che sono le differenze di genere nella società e nei vari campi della vita.
Per molto tempo il fattore biologico è stato proposto e accettato come la più importante discriminante tra uomo e donna, la dottoressa Burr invece sottopone al lettore un punto di vista alternativo in cui è sottolineata l’importanza dei fattori sociali. Ed è proprio il punto cardine su cui il mio contributo verte: se partiamo dal presupposto che ogni piccolo e apparentemente insignificante aspetto della vita possa influenzare l’intera esistenza di un essere umano, è anche vero che ipoteticamente parlando se potessimo manipolare in modo adeguato tali aspetti, potremo sperare di formare dei futuri adulti meno influenzati dal proprio genere, figure più androgine non schiacciate dal peso della disparità e delle aspettative sociali.
Nei capitoli che ho preso in considerazione, la linea generale del discorso spiega come nonostante le giovani donne abbiamo in molti casi raggiunto o addirittura superato i loro colleghi maschi, la differenza che caratterizza la scelta degli indirizzi di studio e delle future carriere è ancora fortemente influenzata dal sesso: le femmine sono più presenti nei settori sociali, umanistici, educativi e nelle arti; mentre i maschi sono la maggioranza nei settori scientifici, matematici, nell’architettura, nell’ingegneria e in quello tecnologico. Questi ultimi campi sono quelli che tradizionalmente danno accesso alle cariche più prestigiose e meglio retribuite, e questo essere tradizionalmente occupate da uomini ha creato una divisione (divisione verticale del lavoro) che ha portato ad una svalutazione del lavoro della donna.
Tale svalutazione si è rivelata essere così grave che ha sua volta ha generato un’altra divisione in ambito lavorativo, ovvero un superamento dell’impiego maschile anche in quei settori lavorativi tradizionalmente legati alla figura femminile, ad esempio: l’ambito educativo e della formazione è legato alla figura femminile in quanto la donna viene tradizionalmente percepita come figura di cura e di sostegno della famiglia e dei figli; tuttavia nonostante le donne che intraprendono questa carriera siano molto più numerose degli uomini, è comunque più probabile che un uomo raggiunga cariche più importanti (come per esempio la carica di preside) rispetto ad una donna; inoltre possiamo osservare come, a livelli più alti d’istruzione si riscontri un maggior numero di docenti uomini (divisione orizzontale del lavoro).
Questo tipo di discriminazioni, complessivamente, limitano molto le possibilità di lavoro e di guadagno delle donne, dimostrando così come le leggi in vigore sulla parità dei sessi spesso rappresentino più un tentativo teorico che un vero e proprio impegno. Dai dati del 1997 in Italia risultava una disparità di retribuzione tra uomo e donna pari al 13% mentre oggi da uno studio Eurostat di Marzo 2012, risulta che la disparità è ridotta al 5,5%; tuttavia non dobbiamo lasciarci ingannare da questi dati in apparenza ottimistici in quanto all’epoca della prima indagine l’occupazione femminile era...
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