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Analisi della concorrenza – Modulo 2 – Ambiente

Introduzione

Qualche dato. La popolazione mondiale è in costante crescita, con una concentrazione nelle aree urbane sempre maggiore. L’aumento della popolazione incide sull’aumento dell’utilizzo di risorse (petrolio) e beni (metalli, carta, plastica) che però non si riproducono naturalmente (almeno non in un tempo utile). A tale scopo, bisogna dedicare maggior attenzione all’ambiente. La terra è un sistema chiuso perché non scambia materia. Si parla dunque di fonti non rinnovabili per i tempi umani. Bisogna quindi aumentare efficienza di prodotti e di processi a livello ambientale.

Bisogna cercare di operare in un’economia circolare, nella quale gli scarti di materie vengono recuperati al 100%. In quest’ottica, gli strumenti di sviluppo sostenibile vengono sempre più adottati in maniera volontaria dalle imprese, perché portano all’ottenimento di numerosi vantaggi.

Funzione di Erlich e Holdren (1971)

I = P * A * T
Impatto è funzione di Popolazione, Affluenza (consumo medio di risorse a persona) e Tecnologia (intesa come indice di dannosità ambientale delle tecnologie che forniscono beni e servizi). Questo indicatore segnala la produzione di rifiuti. Più consumo, più produco rifiuti. Nei paesi ricchi A e T sono le variabili più influenti, mentre nei paesi poveri lo è P.

Distretto industriale

Tante imprese in un territorio che si occupano dello stesso bene (Biella-Lana). In ambito ambientale, si mettono vicine imprese i cui scarti trovano locazione tra le imprese in quel distretto.

Sostenibilità

Lo sviluppo che soddisfa i bisogni di oggi senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i loro (Our Common Future, 1987).

  • Sostenibilità ecologica: usare le risorse rinnovabili su livelli che ne consentano la rigenerazione naturale, mantenendo la funzionalità degli ecosistemi e non solo la produttività della singola risorsa; usare le risorse non rinnovabili su un livello che dia il tempo di sviluppare alternative rinnovabili; regolare le emissioni di rifiuti nell’ambiente su livelli che ne consentano il completo assorbimento nei cicli naturali.
  • Sostenibilità economica: valutazione delle tre forme di capitale (artificiale, cioè riproducibile; sociale umano; naturale) e internalizzazione di tutti i costi (anche futuri), con strutturazione di un mercato concorrenziale che possa svilupparsi senza dipendere dalla crescita materiale.
  • Sostenibilità sociale: favorire il mantenimento e la crescita sociale in termini di coesione e interdipendenza positiva delle comunità e della vita culturale, oltre a fattori già oggi considerati come educazione, salute, formazione professionale; equità e giustizia sociale, partecipazione alle scelte per gestire razionalmente le risorse.

Strumenti per lo sviluppo sostenibile

Gli strumenti per lo sviluppo sostenibile hanno effettuato delle trasformazioni nel tempo. Inizialmente si parlava di strumenti normativi, ovvero leggi che obbligavano le imprese a tenere un certo comportamento. Successivamente si è passati a strumenti economici incentivanti, col tentativo di creare un mercato. Infine, al giorno d’oggi, sono nati degli strumenti volontari, che hanno come scopo quello di migliorare l’immagine aziendale e, tendendo ad anticipare le norme, per avere un guadagno competitivo nei confronti delle imprese che si adegueranno in seguito (Sistemi di gestione ambientale - SGA, marchi di qualità ambientale).

Da parte delle imprese, si possono identificare 4 differenti strategie:

  • Lobbying passivo: l’ambiente è una minaccia, gli strumenti normativi sono gli unici che impongono all’azienda di cambiare il suo modo di operare, l’azienda fa pressioni (istituzioni, mercato, opinione pubblica) per mantenere lo status quo e limitare il cambiamento.
  • Reattiva: è molto usata da PMI, prevede di rispondere agli elementi esterni solo dove hanno la caratteristica di obbligatorietà, adottando soluzioni di end of pipe. Non hanno la possibilità di influenzare il mondo esterno e quindi modificano il prodotto quando esso contiene sostanze che non piacciono all’opinione pubblica.
  • Anticipativa: il tempo di risposta alle pressioni del contesto è visto come vantaggio competitivo in contesti certi e fa leva su tecnologia (pulita) e marketing (verde). Il ruolo più importante per l’impresa è assunto dal mercato, la legge passa in secondo piano.
  • Innovativa: ricerca di un vantaggio competitivo nel medio-lungo periodo con un sistema di gestione orientato all’ambiente, l’azienda viene modificata a fondo (comportamento rischioso). Presenza di infrastrutture e competenze verdi, progetti ambientali innovativi e programmi per innovare tecnologicamente in chiave verde processi e prodotti (eco-efficienza ed eco-efficacia). Azioni di lobbying attivo per incentivare la domanda ambientale.

Economia ecologica e principi fondamentali

Principio fondamentale dell’economia ecologica: ricavare lo stesso livello di benessere da meno consumo.

  • Efficienza: nell’utilizzo, cioè puntare a tecnologie che risparmino risorse.
  • Sufficienza: fare a meno di consumi insostenibili.
  • Eco-efficienza: complessa relazione esistente tra valore del prodotto e le corrispondenti risorse ambientali utilizzate.

Legislazione ambientale

La legislazione ambientale può assumere la forma di command and control o di strumento incentivante. Nel modello tradizionale, il diritto dell’ambiente assume la seguente forma: autorizzazione (provvedimenti di regolamentazione di attività), controllo ed infine sanzione (impianto repressivo).

Gli strumenti regolamentativi sono principalmente di comando e controllo, perché vi sono legislazioni che impongono standard di qualità dei singoli fattori ecologici da rispettare (limiti di emissioni) e svolgono verifiche sull’applicazione di tali limiti mediante meccanismi di tipo autorizzatorio. Lo stile di approccio è quello tradizionale, con i suoi vantaggi e difetti, dal momento che la difesa e la cura del bene collettivo vengono affidate soltanto all’organismo pubblico.

Strumenti regolamentativi

  • Standard di emissione: fissano i livelli massimi inquinanti negli scarichi al momento dell’emissione di un determinato corpo ricettore. Chi inquina paga, i produttori devono depurare i propri scarichi, i costi per ridurre l’inquinamento sono a carico del produttore, che li inserisce nel prezzo di vendita.
  • Tecnologie End Of Pipe: o di fine ciclo, devono la loro definizione al fatto che intervengono sul trattamento dell’inquinamento dopo che esso è stato prodotto.
  • Standard di qualità: determinano la qualità dell’ambiente di un determinato corpo ricettore a seguito di un’amissione, fissando le concentrazioni massime di inquinante. Solitamente sono accoppiati ad uno standard di emissione rispetto al quale consentono un trattamento differenziato per aree geografiche o per tipologia-dimensione delle attività. Esempio: la normativa sul rumore prevede limiti diversi in relazione alle attività prevalenti nelle diverse aree urbane (zonizzazione acustica del territorio).
  • Standard di processo: richiedono che il processo produttivo sia svolto nel rispetto di determinati requisiti; incentivano l’utilizzo di tecnologie pulite ed il rispetto delle norme di sicurezza. Sono molto usati negli USA dall’EPA, che tende ad imporre il principio del BAT che prescrive per legge il ricorso alle migliori tecnologie disponibili al fine di ridurre l’impatto ambientale delle operazioni di produzione. BAT: tecnica più efficace per ottenere un elevato livello di protezione dell’ambiente nel suo complesso, tali da costituire la base dei valori limite di emissione.
  • Standard di prodotto: dettano norme di qualità ambientali dei prodotti con l’obiettivo di favorire la produzione di prodotti più puliti, di maggiore durata o a minor consumo energetico durante il loro utilizzo. Sono uno strumento indispensabile nelle situazioni in cui la depurazione a posteriori sia impossibile (esempio: buco dell’ozono). Esempio: le auto devono avere la marmitta catalitica e usare la benzina senza piombo.

Gestione ambientale

Sistemi di gestione ambientale: quella parte di sistema di gestione complessivo che comprende la struttura organizzativa, le responsabilità, le pressi, le procedure, i processi e le risorse per elaborare, mettere in atto, conseguire, riesaminare e mantenere attiva la politica ambientale (SGA).

Vi sono tre modelli di riferimento, tutti per adesione volontaria: BS 7750 (British Standard – Primo modello), Regolamento Emas (Europeo – 1993) e ISO 14001 (Standard Internazionale – 1996). Un SGA deve adempiere gli obblighi di legge (per influenzare positivamente le autorità che rilasciano autorizzazioni), migliorare l’immagine (green marketing) e ridurre i costi.

Un SGA inizia dalla direzione, che detta una politica ambientale ed in seguito pianifica l’implementazione e cerca di renderla un punto di forza. Successivamente viene attuato il sistema e si svolge una verifica di controllo. Per ultimo, si passa ad un riesame della direzione (Ciclo di Deming – Plan, Do, Check, Act).

Nel campo dei sistemi di gestione ambientale dal controllo puntuale degli effluenti per il rispetto della legge si passa alla realizzazione di sistemi basati sulla prevenzione e sul miglioramento continuo della performance ambientale. La gestione ambientale è diversa dal sistema di certificazione. Innanzitutto bisogna decidere lo sviluppo e l’installazione di un sistema di gestione ambientale, poi scegliere uno specifico sistema di gestione ambientale normato (EMAS, ISO, BS) ed infine far certificare il sistema di gestione ambientale.

Normazione

Processo finalizzato ad elevare il livello di ordine di un determinato sistema mediante la ricerca delle soluzioni ottimali (output).

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ruglud di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Analisi della concorrenza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Duglio Stefano.
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