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Jean-Jacques Rousseau: origine della disuguaglianza

Sulla disuguaglianza

Rousseau concepisce due generi di disuguaglianza:

  • Naturale o fisica, che riguarda la differenza in salute, età, forze corporee ed intelligenza ed è stabilita dalla natura;
  • Morale o politica, è stabilita o almeno autorizzata dal consenso degli uomini. Consiste nei diversi privilegi di cui alcuni godono a danno degli altri: essere più ricchi, più onorati o più potenti.

Scopo del discorso è quello di indicare il momento in cui la natura fu sottomessa alla legge, come ha fatto il più forte a sovrastare sul più debole.

Rousseau critica gli studiosi che hanno attribuito caratteristiche come la giustezza, avidità, orgoglio e la proprietà, agli uomini selvaggi, nello stato di natura, senza nemmeno porsi il problema se quelle caratteristiche erano già esistenti nello stato di natura. Secondo Rousseau, i filosofi hanno sempre descritto l’uomo civile senza tener conto delle vere caratteristiche dell’uomo selvaggio.

Rousseau cerca di spiegare ai lettori la storia di un qualsiasi uomo, in una qualsiasi parte della Terra, ed egli ricava la storia dell’uomo dalla natura, perché essa non mente mai a differenza dei libri i quali mentono.

Parte prima

Rousseau inizia la parte prima del suo discorso esponendo la sua idea di esame o analisi dello stato naturale dell’uomo: egli esclude l’analisi di tipo naturalista in quanto scienza troppo incerta. Prende in considerazione l’uomo spogliato dei capricci e delle modernità, che cammina su due piedi (quindi scarta l’idea naturalista dell’evoluzione dalle scimmie), che utilizza le mani come strumenti per procacciarsi del cibo. Il risultato è un animale meno forte di alcuni e meno agile ma più organizzato (critica la tradizione del pensiero che vede l’uomo avvantaggiato dall’intelligenza che lo differenzia dagli animali), ma che riesce a soddisfare i propri bisogni primari grazie alla robustezza del corpo.

Successivamente Rousseau critica la società del suo tempo in quanto rendeva l’uomo meno capace di sopravvivere senza strumenti moderni di industrializzazione: l’uomo selvaggio conosce il proprio corpo e sa come usarlo per trovare del cibo, scappare da una bestia feroce, o combattere per la propria vita, mentre l’uomo civile è condizionato e punito dalla modernità della società che lo porta sicuramente a perdere se messo a confronto con le abilità di sopravvivenza dell’uomo selvaggio.

Rousseau cita la visione di Hobbes, il quale vede l’uomo selvaggio come aggressivo e coraggioso, mentre Rousseau sostiene come l’uomo sia privo di relazioni di amore o amicizia con altri uomini, come egli sia piuttosto timido e pronto a scappare al primo rumore nuovo ma allo stesso tempo come egli sia abituato a un ambiente naturale, dove la sua agilità e robustezza vanno a sovrastare sulla ferocia degli animali come lupi o orsi, una volta che l’uomo selvaggio avrà imparato a costruirsi delle armi per difendersi.

Ciò che veramente va a minacciare l’uomo nello stato di natura non sono le bestie feroci, piuttosto la vecchiaia, l’infanzia e le malattie (quest’ultime più presenti nell’uomo della società). Sull’infanzia, Rousseau osserva come la specie umana sia avvantaggiata nel ruolo di madre, piuttosto del mondo animale in quanto la donna può soddisfare i propri bisogni e nutrire il figlio, mentre una madre animale deve continuamente separare la nutrizione dall’approvvigionamento di cibo per sé stessa e i cuccioli.

La presenza di eccessi di ogni genere, dalla ricchezza al cibo e alle passioni, quindi le disuguaglianze in generale, sono la causa del male dell’uomo in quanto se questo fosse rimasto nello stato di natura, le malattie e i vizi non sarebbero stati prescritti all’uomo. Avendo l’uomo selvaggio poche possibilità di contrarre gravi malattie, Rousseau deduce che la storia delle malattie umane segua la storia delle società civili.

Rousseau propone un esempio tra animali selvaggi ed addomesticati, ponendolo a confronto con uomo selvaggio e uomo civile. Un cavallo, un gatto o un toro hanno una struttura robusta e possente in natura tuttavia se addomesticati, perdono il vigore e il coraggio che li contraddistingue dagli altri animali. Lo stesso succede all’uomo, il quale diventando socievole diventa debole.

La differenza principale tra uomo selvaggio e bestia è che in condizioni di crisi, come ad esempio carestia, l’animale non avrebbe la furbizia di mangiare qualcosa che non è nei suoi canoni ma che potrebbe tuttavia saziarlo e tenerlo in vita. L’uomo, al contrario, è un agente libero, egli è comandato dalla natura come le bestie ma si riconosce libero e può resistervi o sottostarvi.

Ciò significa che vi è un’altra qualità che distingue l’uomo dalla bestia, e questa è la facoltà di perfezionarsi, facoltà propria della specie umana la quale se non segue questo concetto di perfettibilità ne subirà le conseguenze: diventare inferiore alle bestie, avere poche capacità come percepire e sentire.

Le caratteristiche principali che lo distinguono dagli animali è la capacità di migliorarsi, di progredire, di sviluppare sensi e capacità. Altrimenti l’uomo, visto come un animale, sarebbe privo di passioni, i desideri non andrebbero al di là dei bisogni fisici e non conoscerebbe morte, in quanto concetto che l’uomo svilupperebbe allontanandosi dalla concezione animale.

Rousseau apre un’analisi sull’origine delle lingue e come queste fossero nate in uno stato di natura. Egli comprende la difficoltà per gli uomini selvaggi di creare un linguaggio per comunicare, con una sintassi e una grammatica sviluppate abbastanza da permettere la comunicazione tra individui. Ecco perché Rousseau presuppone che tra gli inventori della prima lingua fosse già stabilita una sottospecie di società: in quanto non esiste un linguaggio di segni o di parole se non vi sono raggruppamenti di individui, e non vi è la necessità di comunicare in assenza di commercio tra le famiglie.

Rousseau presuppone come il numero di linguaggi fosse paragonabile al numero di individui esistenti, i quali cercavano di comunicare come potevano con gesti e segni. Il primo linguaggio degli uomini nello stato di natura era il grido della natura, ovvero un suono che veniva proliferato solo in caso di emergenza, di aiuto o per alleviare i mali. Una volta che gli individui iniziano a raggrupparsi, la necessità di pensare...

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Scienze politiche e sociali SPS/02 Storia delle dottrine politiche

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