Giulio Caccini
Vedrò 'l mio sol
Madrigale da “Le Nuove Musiche” – Firenze, 1602. Madrigale Guarini.
Strumenti: Voce e Basso Continuo. Tonalità d'impianto: Sol Maggiore.
Tecnica di accompagnamento rappresentato in partitura con dei numeri posti sopra e sotto alcune note: i numeri indicavano al basso le giuste armonie da realizzare. Non è possibile stabilire con esattezza come fossero le composizioni poiché tali accompagnamenti erano per la maggior parte improvvisati. Le uniche indicazioni erano quelle di non soffocare la voce con passi troppo elaborati ed evitare la condotta parallela delle parti. In genere è scritto in valori larghi.
Madrigale: Breve composizione, nata intorno al 1300, in genere per tre o sei voci, di tematica amorosa e che ebbe grande diffusione nel 1600, con la trasformazione in Monodia con basso continuo. Monodia: Prevalenza di una voce (in genere soprano) sulle altre, in cui il solista deve esprimere le diverse tensioni emotive del testo poetico, al fine di smuovere gli affetti.
Caccini, nella Prefazione a “Le Nuove Musiche”, spiega che il primo obiettivo delle sue composizioni era quello di rendere il testo poetico. Prende le distanze dai giri di voce, tipici del 1500, in cui il cantante, dato il testo, era chiamato ad improvvisare liberamente, fiorendo la melodia con passaggi che, secondo Caccini, servivano solo per sollecitare l'orecchio dell'ascoltatore, non a cantare con affetto. La prassi del fiorire doveva essere regolamentata, scrivendo i passaggi precisi da eseguire.
La voce del cantante doveva essere intonata su tutte le note e per rendere più interessante l'esecuzione, il cantante poteva utilizzare:
- L'Esclamazione: Esecuzione di una nota forte, per passare ad un diminuendo d'intensità.
- Trillo: Passare da valori larghi a valori piccoli con cadenza in ribattuta di gola su vocale A.
- Groppo: Passare da valori larghi a piccoli con la ripetizione di due note.
- Spezzatura: Maniera nobile di eseguire per il cantante, per smuovere gli affetti del testo, senza essere vincolato al tempo metronomico.
Belle rose porporine
Aria n. 9 da “Le Nuove Musiche” – Firenze, 1602. E' un'Aria su testo del Chiabrera.
Strumenti: Voce e Basso Continuo. Tonalità d'impianto: Sol Maggiore.
Il testo della Canzonetta di Chiabrera, scritta in occasione della celebrazione del riso della donna amata, le cui labbra sono paragonate alle rose. Si svolge in agili strofette di ottonari e quaternari, ricca di aggettivi vezzeggiativi che danno grande musicalità. Accompagnamento del basso continuo in stile omofonico e rappresentativo.
Claudio Monteverdi (1567-1643)
T'amo, mia vita
Madrigale da “Quinto Libro dei Madrigali” – Venezia, 1605. Madrigale su testo del Guarini.
Strumenti: 5 Voci (SSATB) e Basso Continuo. Tonalità d'impianto: La Maggiore.
Il Quarto ed il Quinto libro di Madrigali furono citati nelle critiche dell'Artrusi, nel suo “L'Artrusi, ovvero delle imperfettioni della moderna musica”, perché accusati di adoperare combinazioni intervallari e dissonanze non preparate, contrarie alle regole del contrappunto. Nell'Avvertimento posto all'interno del Libro V, Monteverdi risponderà a tali critiche affermando che le sue innovazioni sono il frutto di una Seconda Prattica, in cui per signora dell'armonia pone l'orazione, ovvero in cui i valori espressivi del testo prevalgono su quelli della musica (a differenza della Prima Prattica, quella del vecchio contrappunto insegnato da Zarlino, in cui l'Armonia non è comandata ma è comandante). La parte musicale non è tuttavia trascurata, ma è coordinata ed elaborata per dare maggiore risalto alle proprietà sintattiche del testo ed ai suoi contenuti espressivi.
Or che 'l ciel e la terra
Madrigale da “Ottavo Libro dei Madrigali” – Venezia, 1638. Madrigale su testo del Petrarca.
Strumenti: 6 Voci (SATTTB), 2 Violini e Basso Continuo.
L'Ottavo libro dei Madrigali, chiamato “Madrigali Guerrieri et Amorosi”, in stile rappresentativo. Monteverdi si rifà all'idea Platonica secondo cui tre sono le passioni principali dell'animo: Ira, Temperanza e Tranquillità, corrispondenti ai generi Concitato, Molle e Temperato. Nei suoi Madrigali Guerrieri esplora lo stile Concitato, poco approfondito dai suoi predecessori, per tradurre in musica gli effetti iracondi. Un grande esempio contenuto in questo Ottavo Libro è il Combattimento di Tancredi et Clorinda, un episodio tenebroso tratto dalla Gerusalemme Liberata di Tasso, che si conclude con la morte di Clorinda, in cui con rapide scale, l'utilizzo del Ritmo Pirrichio, tremoli e contrasti tra gli strumenti, Monteverdi riesce bene a rendere il clima della battaglia, il trotto dei cavalli, il cozzo delle spade. Il madrigale alterna parti omofoniche con complessa Polifonia imitativa. Nella quartina d'inizio, le parole “notte”, “sonno” danno l'idea di un clima dormiente, di calma esteriore che contrasta l'inquietudine interiore del Poeta compositore. A questa parte corrisponde uno stile omofonico di grande staticità. Nella seconda quartina si passa all'inquietudine interiore del poeta, che la musica sottolinea con grandi tensioni e mettendo in evidenza le proprietà sintattiche del testo, con forti dissonanze. Sulla parola guerra, rimarcata più volte, il ritmo puntato contribuisce a sottolinearne il significato. Nelle due terzine finali, vengono utilizzati diversi temi, trattati contrappuntisticamente. Il Madrigale si conclude con una grande divaricazione melodica di effetto imponente.
Non avea Febo ancora
Madrigale da “Ottavo Libro dei Madrigali” – Venezia, 1638. Madrigale su testo del Rinuccini.
Strumenti: 3 Voci (TTB), a Cappella.
Non Avea Febo Ancora: 3 Voci (TTB). Amor, Lamento della Ninfa: 4 Voci (STTB). Si tra sdegnosi Pianti: 3 Voci (TTB).
Toccata, prologo
Favola in Musica da “L'Orfeo” – Mantova, 1607. Testo dello Striggo.
L'Orfeo fu presentato al Palazzo Ducale nel 1607. È la prima opera di corte non composta in onore di una festa da celebrare. È suddiviso in 5 atti, preceduti da un prologo e osserva l'usanza del lieto fine.
- I° Atto: Predomina Clima Pastorale. Si narrano i preparativi per le Nozze tra Orfeo ed Euridice.
- II° Atto: Predomina Clima Pastorale. Poco prima delle nozze, mentre sta raccogliendo dei fiori, Euridice viene morsa da una Serpe e muore.
- III° Atto: Clima Tenebroso. Orfeo scende negli inferi e supplica Plutone di liberare Euridice. Plutone acconsente a patto che durante la salita, Orfeo non si volti mai indietro.
- IV° Atto: Clima Tenebroso. Durante la salita, Orfeo sente un rumore, si volta per controllare che Euridice lo segua ancora e così la perde per sempre.
- V° Atto: Orfeo rimasto solo, decide di non cadere più nella trappola dell'amore e diventa offensivo. Le donne, furiose, lo inseguono e lo squartano. Per rispettare la regola del lieto fine, viene proposto un finale alternativo: Orfeo, viene consolato da Apollo, innalzato al cielo (attraverso espediente del Deus ex Machina) e glorificato come un semidio.
Per rendere comprensibile il fatto che i personaggi cantino anziché parlare, la vicenda viene ambientata in un contesto pastorale, lontani dagli ambienti di corte, quasi un mondo fantastico. Monteverdi fu tra i primi ad indicare, oltre ai personaggi dell'opera, anche gli strumenti da utilizzare, i quali rispondono alle esigenze espressive dell'opera stessa. Per le scene pastorali, vengono adoperati strumenti dai timbri chiari (Violini, Flautini, Clavicembalo, Arpa) mentre per le scene infernali, quelli a timbro scuro (Tromboni, Viole da Gamba, Organo di Legno).
La composizione di apertura è una Toccata, dal carattere festivo ed altisonante che Monteverdi fa eseguire tre volte a tutti gli strumenti, prima di aprire il sipario, per attirare l'attenzione del pubblico. Il Prologo è un testo in 5 strofe da 4 versi endecasillabi ciascuna in cui parla Musica, che viene dal fiume sacro delle Muse, per raccontare le vicende di Orfeo. È un'aria in composizione strofica e alla fine di ogni strofa si ripete un ritornello uguale.
Aria Strofica: in cui la Musica si ripete invariata tante volte quante sono le strofe. L'azione drammatica si interrompe: è un momento in cui un personaggio può esprimere un pensiero o un affetto in particolare.
Pur ti miro, pur ti godo
Da “Incoronazione di Poppea” – Venezia, 1643. Libretto: Busanello. Fonti: Tacito e Seneca.
Strumenti: 2 Voci (Castrato, Soprano), 2 Violini, Basso Ostinato.
Andata in scena a Venezia al Teatro dei SS. Paolo e Giovanni e riproposta per tutto il carnevale. Aria finale dell'opera che vede un duetto tra Nerone (Castrato) e Poppea (Soprano), i protagonisti gioiscono per l'imminente incoronazione di Poppea. Tematiche, per il tempo, di carattere assai particolare in quanto trattano concetti quali l'erotismo, il tradimento, l'istigazione al suicidio, sotterfugi e manipolazioni per ottenere il potere. L'Opera è costituita da un Prologo seguito da 3 Atti.
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