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Il nemico ha la coda

Capitolo I

Amore e odio, basi innate ed elaborazione culturale

Tutti noi amiamo i genitori, i figli, gli amici, i coniugi e questo ci risulta molto spontaneo. Oggi ci dobbiamo confrontare con una realtà che cambia e dovremmo cercare di amare persone che non conosciamo perché anch'esse fanno parte dell'umanità. È molto facile rispondere a livello intellettuale che amare gli altri indistintamente dalla propria razza, dal proprio sesso, dai propri gusti è cosa giusta ma a livello pratico questo concetto è difficile da applicare.

Sin dai primordi ci siamo adattati al piccolo gruppo, siamo leali con i nostri amici, siamo presenti nella famiglia, i leader sono scelti con il consenso di tutti e non s'impongono sugli altri e quando la loro competenza non è più diminuisce anche l'influenza che hanno sugli altri.

Barbara Hold si occupa di organizzazione spontanea dei piccoli gruppi nell'infanzia:

  • I bambini scelgono i leader più creativi, che sanno organizzare gare, che sanno proteggere gli altri, che sanno condividere le proprie cose con il gruppo.
  • Ciò accadeva non solo in Germania in scuole materne diverse ma anche in Giappone nei gruppi di gioco che si formavano spontaneamente e nelle tribù nel Kalahari.
  • La prevaricazione per prendere il dominio si notava più nei bambini piccoli mentre in quelli più grandi questo fenomeno durava per i primi tre mesi della scuola materna perché non avevano ancora stretto legami familiari.
  • Siamo preparati filogeneticamente, secondo Hold, a provare sfiducia per chi non conosciamo, questo esperimento tra bambini è valido anche per le società di massa.
  • Siamo portati a vivere in armonia con chi conosciamo, siamo portati a stare sulla difensiva con chi non conosciamo.
  • Per rintracciare il seme di questo odio dobbiamo scavare nell'evoluzione dei comportamenti di dominanza e di affiliazione di alcuni animali (rettili, uccelli, mammiferi).

Comportamenti dei rettili

  • I loro comportamenti si basano su meccanismi di dominanza e di sottomissione.
  • Tra di loro non compaiono comportamenti di cura.
  • I maschi mostrano comportamenti di minaccia simile a quello che mettono in atto contro un nemico.
  • Le femmine sono pronte all'accoppiamento e mostrano sottomissione.
  • In questi animali non sono MAI stati notati comportamenti di allevanti o prosociali (Eibl-Eibesfeldt).

Comportamenti degli uccelli e dei mammiferi

  • Quando cercano di stabilire un nuovo rapporto mettono in atto comportamenti di cura.

Durante il corteggiamento molti uccelli si alternano nel ruolo di colui che si prende cura e di colui che viene curato. La femmina spalancherà il becco e batterà le ali per indurre il maschio a portarle da mangiare, dopo poco tempo sarà il maschio ad avere un ruolo infantile. Nei gabbiani dalla testa nera diversi sono i segnali, la loro faccia può far mettere in atto misure aggressive, così quando la femmina va nel territorio del maschio mostra atteggiamenti tipici di chi richiede cibo adottando il comportamento di un piccolo. Un altro atto che i gabbiani dalla testa nera mettono in pratica è quello di girare le loro teste all'indietro per nascondere il segno che potrebbe portare all'attacco, cioè è necessario nelle prime parti del corteggiamento ma non appena questi uccelli si conoscono non hanno bisogno di questi segnali di rappacificazione.

La volpe quando si avvicina ad un membro del gruppo che occupa una gerarchia di rango più alta rispetto alla sua ha paura dei suoi attacchi e con il suo muso spinge quello dell'angolo delle labbra del capo, proprio come fanno i piccoli per farsi accudire. Chi perde contro una lotta può rotolarsi sulla schiena come segnale d'arresa, può fare pipì e questo segnale fa fermare l'avversario. Il comportamento infantile può quindi portare da un comportamento agonistico ad un comportamento affiliativo. Anche tra gli umani troviamo questo, i comportamenti che esprimono affetto sono comportamenti materni (baciare, usare linguaggio infantile).

  • La paura dell'estraneo è la prima forma di sfiducia nel neonato verso chi non conosce (6 mesi), il bambino potrà anche sorridere al soggetto ma poi nasconderà il volto e oscillerà tra avvicinamento e evitamento.

Questa paura non dipende da paura avute in precedenza dal piccolo, il bambino vede "noi" il legame che ha lui con la mamma e vede "altri" tutto il resto.

  • La familiarizzazione con altri fa spostare il comportamento tra fiducia e sfiducia, qui si formano le famiglie allargate e i piccoli gruppi dove l'uno conosce l'altro.
  • I membri dello stesso gruppo si legavano l'un l'altro anche se non appartenevano alla stessa famiglia (ad esempio in guerra).
  • Ai primordi esisteva più solidarietà tra maschi perché questi raramente si spostavano dalle loro abitazione e continuavano quindi ad avere rapporti sociali nel loro gruppo mentre le femmine, durante il primo calore emigravano.

Se negli esseri umani si ha piena fiducia dei membri del proprio si ha però una sorta di Xenofobia per chi appartiene ad un gruppo diverso, il pregiudizio verso questi individui alimenta le nostre paure.

  • La rivalità che esiste tra gruppi diversi a causa delle risorse è iniziata a crescere con l'allevamento degli animali e la coltivazione delle terre. La competizione per la conquista del territorio cominciò a farsi sentire, i gruppi più grandi avevano più risorse umane ed erano quindi in una posizione di vantaggio rispetto ai gruppi più piccoli, da questo momento in poi si è cercato di formare società più ampie.
  • L'indottrinamento è qualcosa di resistente al cambiamento, si sviluppa nella relazione madre-bambino dove ognuno dei due individui era fissato sulle caratteristiche dell'altro, questo atteggiamento ha rafforzato il loro legame. Ciò implica che l'essere umano cerca di formare per primo relazioni strette di parentela, poi parentela allargata e poi socializzazione con altri gruppi. L'indottrinamento ha rafforzato il senso di gruppo d'appartenenza e ha inasprito i rapporti verso altri gruppi vedendoli come nemici.
  • Esiste un attaccamento territoriale ma non abbiamo notizie su quando avviene, si prova nostalgia se si sta' molto lontani dalla nostra città natia, cosa che non prova chi invece ha cambiato molto spesso casa nei primi anni di vita.
  • Più largo è il gruppo e più è possibile che i suoi interessi entrino in conflitto con gli interessi individuali.

Introduzione

  • Gli individui sono portati a vivere in piccoli gruppi e sono legati da vincoli di sangue o amicizia.
  • La paura dell'estraneo può trasformarsi verso odio per chi non appartiene al nostro gruppo.
  • I gruppi diversi come dice Erickson nella sua pseudospeciazione culturale potrebbero essere visti come appartenenti ad una specie diversa, questi segni di odio non cessano con la sottomissione ma conducono alla morte.

Capitolo II

Cooperazione e competizione (differenze di genere in età infantile)

Nel 1993 appare su un quotidiano un articolo che ha come titolo "Fatti maschi e parole femmine" questo motto Seicentesco era piaciuto a Lord Cecil Calvert che lo aveva sul suo stemma di famiglia. Questa frase vuol significare: lasciamo le chiacchiere alle donne, noi occupiamoci dei fatti. Ci chiediamo, dopo molti studi quali siano realmente le differenze di genere tra maschi e femmine.

Janet Shibley Hyde nel 1986 con i primi testi di psicologia affermava che le differenze erano:

  • Le femmine risultavano superiori ai maschi nelle abilità verbali.
  • I maschi risultavano superiori nelle abilità spaziali e numeriche.

In una rassegna Eleanor Maccoby e Carol Jacklin vollero dividere le differenze racchiudendoli in 3 categorie:

  • Quelle prive di fondamento scientifico (socievolezza, empatia, autostima, apprendimento, motivazione al successo).
  • Quelle accertate (abilità verbale, abilità visuospaziale, abilità matematica e aggressività).
  • Quelle equivoche per mancanza di risultati univoci (sensibilità, paura, dominanza).

Ci troviamo dagli anni 40 però di fronte ad un bivio, c’è chi cerca di ricondurre le differenze di genere a basi biologiche e chi invece accetta solo poche delle differenze citate e mira a ricondurle ad eventi storici e culturali.

I maschietti costruiscono torri, le bambine recinti

Molto importante è capire le differenze con le quali le donne e gli uomini si pongono al mondo. Erickson sostiene che i maschietti costruiscono torri e le bambine recinti, che i due generi hanno un modo diverso di relazionarsi con il mondo circostante usando sintassi diversa. Darwin spiega che suo figlio, all’età di due anni e tre mesi lanciava libri e bastoni quando era in uno stato di collera, cosa che non facevano invece le femmine. Ci si comporta allora in modo diverso a seconda del sesso al quale si appartiene quando si è di fronte a una frustrazione sociale?

Marina Mizzau, studiosa italiana attraverso lo studio del linguaggio è riuscita a studiare il "parlare delle donne" che si distingue per lessico, fonetica, sintassi, il modo di porsi è diverso ed usando un linguaggio person oriented (dove in primo luogo troviamo i loro vissuti, i sentimenti, i desideri) mentre i maschi usano un linguaggio object oriented.

Cooperazione e competizione: un nocciolo duro

I maschi preferiscono quei giochi di sfida che mettono in prova il loro io mentre le ragazze preferiscono quei giochi dove trovano lealtà e rispetto delle regole. Nel periodo adolescenziale queste differenze si fanno sempre più visibili, i ragazzi sono portati a stare in grandi gruppi mentre le ragazze preferiscono un'amicizia personale e una relazione diadica.

Le femmine sono più altruiste dei maschi?

Secondo Hyde non esistono grandi differenze di genere tra maschi e femmine, l’unica differenza è forse quella relativa all’aggressività.

  • I maschi sono più aggressivi delle femmine dai 2 anni d’età e ciò si verifica in molte specie.

Ci sono tre ipotesi che spiegano la differenza del comportamento sociale adottato da uomini e donne:

  1. Ipotesi calore-affiliazione: le donne sorridono di più degli uomini e sono portate a trarre piacere nelle interazioni interpersonali e a mostrarsi come piacevoli.
  2. Ipotesi stato di dominanza: le donne sorridono e guardano di più degli uomini perché sono più deboli, sorridono per accattivarsi i potenti, guardano di più perché sono più attente agli atteggiamenti degli altri.
  3. Ipotesi tensione nervosismo: il sorriso delle donne nasconde il disagio sociale.

Le ricerche italiane condotte da Attili e Camaioni hanno approfondito l’argomento conducendo una ricerca:

  • I bambini presi in esame vanno dai 30 ai 36 mesi.
  • Le due studiose non vogliono cercare le differenze tra maschio e femmina ma vogliono analizzare il modo che hanno per interazione tra loro i diversi sessi.

Vengono analizzate tre coppie:

  • Prima coppia: maschio e maschio (le interazioni sono riuscite in termini di affermazione di se stesso).
  • Seconda coppia: femmina e femmina (le interazioni sono riuscite, le due bambine cooperavano).
  • Terza coppia: femmina e maschio (le interazioni non sono riuscite, ognuno esibiva il proprio stile, la bambina si avvicinava al maschio e lo guardava, lei doveva darsi da fare per trovare interazione).

Nel gioco competitivo come emerge da studi di Dickinson, Taylor e Sebastian i maschi vogliono esprimere e affermare se stessi e il gioco competitivo li mette alla prova mentre le femmine associano la vincita o la perdita alla fortuna. Fonzi e Tassi notano che le bambine mettono in atto comportamenti per vincere però avendo sempre attenzione ai bisogni dell'altro, non farebbero qualcosa contro il loro avversario.

  • Le femmine evitano le situazioni che implicano un confronto con l'altro.
  • I maschi cercano continuamente un confronto.
  • Le femmine sono più portate a cooperare con l'altro indipendentemente dal peso affettivo del rapporto con lui.
  • Le femmine hanno desiderio di vincere ma anche di aiutare.

Innato e acquisito: un problema non ancora risolto

Molti riconducono le differenze di comportamento sociale riconducibili a fattori innati, McGuinnes e Pribram sostengono che questo è dovuto dalla diversa organizzazione del cervello e dalla diversa azione degli ormoni su di esso. L’uomo è un animale manipolatore che si esprime con l’azione, la donna un animale comunicativo. L’aggressività dei maschi sarebbe servita per cacciare, la sensibilità delle femmine all’interazione le avrebbe predisposte all’accudimento della prole.

Erikson afferma che la forma dei genitali condurrebbe i maschi e le femmine in un diverso esperimento spaziale. Erikson prese in considerazione soggetti tra gli undici e i 13 anni e li invitò a costruire una scena con del materiale da gioco, le femmine costruirono recinti (che rispecchiavano i loro organi interni) e i maschi torri (che rispecchiavano i loro organi interni). Caplan modificò l’esperimento di Erikson, abbassò l’età dei soggetti dell’esperimento (2-4 anni) e presentò semplici blocchi di materiale ludico e poi, in un secondo tempo bambole, macchine ecc...

Le costruzioni dei maschi risultarono uguali a quelli delle femmine. Per i coniugi Rutter una parte delle differenze ha una base biologica. Smith e Lloyd conducono un esperimento:

  • Vengono presi dei bambini e vengono vestiti con abiti unisex, vengono dati loro dei nomi maschili e femminili, alcuni davvero coincidenti con la loro identità, altri no.
  • Gli adulti che giocavano con loro trattavano questi bambini in modo diverso a seconda se fossero maschi o femmine. (come noi ci comportiamo e come gli altri pensano che ci comporteremo).

Studi recenti hanno portato però a nuove ipotesi sulle differenze di genere tra maschio e femmine:

  • L’età è uno dei fattori (le differenze di genere sono riscontrabili maggiormente...
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeria0186 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia Sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Attili Grazia.
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