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_ terza coppia femmina e maschio ( le interazioni non sono riuscite, ognuno esibiva il proprio stile,

la bambina si avvicinava al maschio e lo guardava, lei doveva darsi da far per trovare interazione ).

Nel gioco competitivo come emerge da studi di Dickinson, Taylor e Sebastian i maschi vogliono

esprimere e affermare se stessi e il gioco competitivo li mette alla prova mentre le femmine

associano la vincita o la perdita alla fortuna.

Fonzi e Tassi notano che le bambine mettono in atto comportamenti per vincere pero’ avendo

sempre attenzione ai bisogni dell’altro, non farebbero qualcosa contro il loro avversario.

_ le femmine evitano le situazioni che implicano un confronto con l’altro

_i maschi cercano continuamente un confronto

_le femmine sono piu’ portate a cooperare con l’altro indipendentemente dal peso affettivo del

rapporto con lui.

_le femmine hanno desiderio di vincere ma anche di aiutare

Innato e acquisito:un problema non ancora risolto

Molti riconducono le differenze di comportamento sociale riconducibili a fattori innati, McGuinnes

e Pribram sostengono che questo e’ dovuto dalla diversa organizzazione del cervello e dalla diversa

azione degli ormoni su di esso.

L’uomo e’ un animale manipolatore che si esprime con l’azione, la donna un animale comunicativo.

L’aggressivita’ dei maschi sarebbe servita per cacciare, la sensibilita’ delle femmine all’interazione

le avrebbe predisposte all’ accudimento della prole.

Erikson afferma che la forma dei genitali condurrebbe i maschi e le femmine in un diverso

esperimento spaziale. Erikson prese in considerazione soggetti tra gli undici e i 13 anni e li invito’ a

costruire una scena con del materiale da gioco, le femmine costruirono recinti ( che rispecchiavano i

loro organi interni ) e i maschi torri ( che rispecchiavano i loro organi interni ).

Caplan modifico’ l’esperimento di Erikson, abbasso’ l’eta’ dei soggetti dell’esperimento ( 2 _ 4

anni ) e presento’ semplici blocchi di materiale ludico d poi, in un secondo tempo bambole,

macchine ecc…Le costruzioni dei maschi risultarono uguali a quelli delle femmine.

Per i coniugi Rutter una parte delle differenze ha una base biologica.

Smith e Lloyd conducono un esperimento:

• vengono presi dei bambini e vengono vestiti con abiti unisex, vengono dati loro dei nomi

maschili e femminili, alcuni davvero coincidenti con la loro identita’, altri no

• gli adulti che giocavano con loro trattavano questi bambini in modo diverso a seconda se

fossero maschi o femmine. ( come noi ci comportiamo e come gli altri pensano che ci

comporteremo )

Studi recenti hanno portato pero’ a nuove ipotesi sulle differenze di genere tra maschio e femmine:

a ) l’eta’ e’ uno dei fattori ( le differenze di genere sono riscontrabili maggiormente nei giovani

b ) il metodo di misura usato

c ) il tipo di comportamento misurato

Indagini recenti smentiscono che le ragazze siano pero’ piu’ competitive rispetto i maschi, le

ragioni di tali contraddizioni potrebbero ricercarsi nello scarso numero di soggetti studiati.

Un esperimento di Dickinson, Sebastian e Taylor propone 4 alternative ai ragazzi di come

raggiungere il successo: coloro che si basano sul caso per ottenere successo, coloro che cercano di

avere successo usando la forza fisica, coloro che cercano di avre successo prendendo decisioni

appropriate, gruppo misto di potenza strategia.

Da questo studio emerge che non ci sono molte diversita’ tra i giochi scelti dalle femmine e quelli

scelti dai maschi.

i maschi si scoprono piu’ centrati sul risultato e le femmine sugli scopi.

Secondo Lagerspetz e Peltonen le femmine sono aggressive quanto i maschi ma hanno un diverso

modo di esprimere il loro sentimento di rabbia, l’aggressione usata dai maschi e’ diretta, quella

usata dalle femmine e’ indiretta ( e’ indiretta per evitare la disapprovazione da parte della societa’ )

Maschi e femmine: modi diversi di cooperare e di competere

Le differenze tra bambini e bambine sono scelte con frequenza diversa non e’ quindi detto che le

bambine possiedono cio’ che i maschi non hanno o che lo possiedono in quantita’ maggiori.

L’unica differenza e’ che le femminucce possiedono una flessibilita’ sociale che fa conciliare loro

cooperazione e competivita’, la loro affermazione non mette in crisi i rapporti con gli altri.

Capitolo II

Guerra e pace tra gli scimpanzè

Gli scimpanze’ di Arnhem sono stati studiati in questo caso perche’ tra tutti i primati sono quelli

che si avvicinano di piu’ all’essere umano.

Frans de Waal sostiene che gli scimpanze’maschi sono differenti dagli scimpanze’ femmina perche’

hanno degli obiettivi sociali divergenti, diverse aspettative influenzeranno anche i loro

comportamenti. Con questa affermazione, parlando di obiettivi, dobbiamo non dobbiamo comunque

eliminare una componente genetica, anche i geni influiscono sul comportamento.

Nel corso di scontri gli scimpanze’ si aiutano tra di loro, questo fenomeno si chiama formazione di

coalizioni.

• per mantenere un gruppo coeso dopo gli scontri bisogna risanare i rapporti attraverso la

riconciliazione

La dominanza sociale tra gli scimpanze’ si dimostra attraverso un rituale, il subordinato si chinera’

al dominante emettendo suoni gutturali, il dominante si gonfiera’ e drizzera’ il pelo, questa

differenza posturale fara’ immediatamente capire chi e’ il capo. Il dominante come segno di

riconoscimento potrebbe abbracciare il subordinato o lisciargli il pelo

Gli scimpanze’ piu’ influenti erano proprio il maschio e la femmina della colonia.

Sorgono tensioni serie quando il subordinato che rendeva solitamente omaggio cessa di farlo, il

dominante cerchera’ di costringerlo, possono seguire cosi’ sfide aperte.

Il subordinato lancera’ oggetti contro il capo e inziera’ ad emettere suoni fortissimi, raramente

queste aggressioni risultano lesive.

Quando il dominante si inchina formalizza il nuovo ordine sociale.

Formazione di coalizioni

Quando due scimpanze’ si scontrano altri si uniscono alla mischia, per reclutare i sostenitori hanno

un vasto repertorio di suoni. Raggiungere un rango elevato significa anche essere sostenuto da molti

scimpanze’ della comunita’.

Comportamento di riconciliazione

Sono caratterizzati da baci e abbracci, da pulizia reciproca

Le differenze sessuali negli scimpanze’

• ogni maschio adulto ( 15 anni ) occupa una posizione superiore rispetto alla femmina

• i cerimoniali di omaggio sono diretti dalla femmina al maschio

• i maschi sono piu’ veloci, piu’ muscolosi e piu’ equipaggiati delle femmine

• le femmine confortano i maschi dopo un combattimento

• i maschi hanno piu’ prestanza fisica

• le femmine hanno piu’ capacita’ d’ influenzare il campo sociale

• i rituali di omaggio per comunicare la propria posizione sono rari nelle femmine

• nelle femmine la riconciliazione dopo un aggressione e’ rara

• le coalizioni tra femmine contano un numero limitato di amiche e la loro stabilita’ e’ molta

• le coalizioni tra maschi sono piu’ instabili

• le femmine si creano gruppi molto solidali, i maschi hanno alla base dei legami considerazioni

strategiche.

Confronti con il comportamento umano

Nei primati le femmine competono e cercano di sopravvivere se necessita uccidono anche. Le

uniche notizie che ci mancano sono proprio quelle sulla nostra specie.

Nella specie umana si nota che i rapporti tra donne sono piu’ stabili, le donne tengono a distanza le

rivali.

Nei primati gli scimpanze’ femmina si riappacificano con parenti molto stretti mentre conservano

rapporti conflittuali con altre scimpanze’. I maschi invece tengono il gruppo coeso a costo di far

pace con il peggior nemico.

Queste affermazioni possiamo ritrovarle anche nella nostra specie, i bambini si uniscono in gruppo

mentre le bambine preferiscono i rapporti a due.

Le donne per scegliere le coalizioni si servono di simpatie personali mentre i maschi tendono a

scegliere compagni che possono portare alla vittoria

Conclusioni

Tanto i maschi che le femmine possiedono requisiti potenziali per adottare il comportamento del

sesso opposto, l’intero repertorio intimidatorio tipico del maschi dominante degli scimpanze’ puo’

essere eseguito anche dalle femmine. ( le femmine pero’ non mettono in atto tale comportamento )

Le scimpanze’ femmine non hanno grandi vantaggi nell’avere femmine accanto, sanno difendersi

da sole, si e’ cosi’ sviluppata la tendenza ad evitare la competizione.

Gli scimpanze’ maschi dipendono l’uno dall’altro e la cooperazione e’ fondamentale per la loro

vita.

Gli scimpanze’ hanno quindi adottato la strategia piu’ efficace per raggiungere i propri obiettivi

Capitolo IV

Insegnare l’empatia ( bambini e non violenza ) di Norma Feschbach

A provocare atti aggressivi dobbiamo far riferimento a moltissimi eventi frustranti, molto spesso i

bambini sono testimoni di violenze inaudite.

Crescono sempre di piu’ tra i giovani gli atti delinquenziali, questo sembra esser dovuto al fatto che

gli adolescenti rivolgono i loro attacchi a chi appartiene alla loro fascia d’eta’.

Alcune cause della violenza

Per rintracciare le cause della violenza dobbiamo tener conto di vari fattori che stanno alla base del

processo di socializzazione:

• la casa e la famiglia :essere sottoposto in eta’ infantile continuamente a punizioni fisiche

favorisce i figli ad imitare il comportamento scorretto ed aggressivo del genitore.

La violenza alimenta violenza

• i media L’ incremento della violenza e’ anche dovuto alle scene di violenza che vediamo tutti i

giorni sugli schermi. I media dovrebbero proporre modelli prosociali ma cio’ non accade

• Le istituzioni educative: Le scuole possono prevenire per prime la violenza proponendo

programmi d’intervento. Le istituzioni si dovrebbero occupare dell’ integrazione di diverse

razze nella classe stessa. Nella scuola si evidenzia sempre piu’ violenza tra i compagni ( armi in

classe ecc ) bisogna affrontare questo problema

• Fattori sociali: La poverta’, la deprivazione sono fattori che conducono spesso alla violenza. Si

devono mettere a disposizione delle risorse per far si che gli adolescenti possano ricevere

qualificazioni professionali e trovare lavoro. Se trovassero atteggiamenti empatici da parte degli

altri la loro violenza diminuirebbe.

Intervenire sulla violenza

La violenza e’ un comportamento appreso bisognerebbe quindi combatterlo con forme di

comportamento empatico e prosociale, la casa, i media, la scuola dovrebbero partecipare

attivamente. Esistono dei veri e propri programmi per la non violenza che sembra portino a un

miglioramento della salute, del rendimento scolastico e una diminuzione dell’abuso fisico.

Questi programmi cercano di risolvere un conflitto , cercano di imparare a fronteggiare la rabbia,

cercano di contrastare la distruttivita’

The learning to Care Curriculum

The learning to care Curriculum e’ un programma d’intervento realizzato per promuovere l’empatia

nei bambini di scuola elementare.

• e’ nato per promuovere il comportamento prosociale per bambini con disturbi di condotta

• ora questo programma e’ utilizzato anche in scuole normali

• i suoi esercizi sono utili e fattibili da soggetti che frequentano sia scuole tradizionali sia scuole

con soggetti per bambini problematici

• questi bambini si noto’ che modularono il proprio comportamento aggressivo

Empatia e aggressione

• il bambino che prova empatia ricorre di meno al comportamento aggressivo ( per rispondere con

empatia alle situazioni bisogna essere in possesso di sofisticate qualita’ cognitive oltre che a

prontezza nella risposta emotiva )

• una buona struttura cognitiva fa diminuire il conflitto e mette in atto risposte prosociali e

coooperative.

• La vista di un atto aggressivo al soggetto empatico dovrebbe portare disagio

• I bambini empatici sono meno propensi alla violenza

Esercizi di addestramento

_ In questo programma sono stati messi appunto 11 esercizi per bambini di terza, quarta, quinta

elementare da utilizzare in gruppi di 6 / 4 bambini.

_ Ogni attivita’ dura in media 20 /30 minuti

_ tra le attivita’ proposte troviamo: gare di problem solving, racconti di storie, ascolto di materiale

registrato, registrazione di cassette, esercizi di scrittura, discussioni di gruppo.

_ i bambini dovevano esprimere i propri sentimenti e indovinare quelli degli altri

_ i bambini giocavano una parte in una scena e poi cambiavano ruolo ed entravano nelle vesti di un

altro personaggio cosi’ da vedere una situazione nei vari punti di vista ( le sedute erano registrate e i

bambini potevano rivedersi ).

Conclusioni

Lo scopo del Learning to Care Empathy training e’diretto verso lo sviluppo e il rafforzamento di

abilita’ affettive e cognitive particolari.

Questi esercizi non mirano solo a scoraggiare l’aggressione ed a incoraggiare comportamenti

prosociali ma soprattutto a calarsi nel ruolo di un'altra persona .

In una scuola si puo’ addestrare all’empatia all’ arrivo di un bambino nuovo nella classe, di un

ragazzo disabile, di un soggetto con etnia diversa rispetto alla nostra.

Parte seconda

I meccanismi inconsci

Introduzione

In questo capitolo ci si occupa di delineare una visione organica della natura dell’uomo, per fare

cio’ dobbiamo servirci dell’ etologia.

Il comportamentismo che fino agli anni 50 era un movimento indiscusso affermava che i

comportamenti erano semplici risposte a determinati stimoli e come frutto dell’apprendimento

legato a punizioni e premi. Il confronto tra uomo e animale per loro e’ da escludere, l’uomo ha

mente plastica e dipende troppo dall’ambiente per essere paragonato agli animali.

Stevens verso gli anni 60, con i suoi esperimenti fece notare che la natura umana e quella animale

avevano le stesse origini evolutive, il comportamento poteva essere studiato in modo comparato.

Capitolo V

L’ inconscio e l’archetipo del nemico ( di Anthony Stevens )

Archetipo = prototipo, tipo ideale, modello

Il comportamento umano e’ dettato, secondo le scuole analitiche, da porzioni della psiche che non

sono direttamente accessibili alla coscienza, queste porzioni fanno parte dell’ inconscio.

Per Jung e Freud studiare l’inconscio significa avere accesso alla malattia mentale.

• Jung registro’ le allucinazioni dei suoi pazienti schizofrenici e noto’ come questi si ripetevano

anche in soggetti diversi, arrivo’ quindi a pensare che esistesse nella mente dell’uomo una

struttura universale ( inconscio collettivo ).

• Le caratteristiche psichiche essenziali sono presenti sin dalla nascita secondo Jung, lo studioso

chiama questi attributi con il nome di archetipi ( gli archetipi sono alla base di tutti i fenomeni

dell’esistenza umana )

• gli archetipi sono strutture innate che possono:

_ originare, controllare e mediare comportamenti caratteristici a tutti gli esseri umani.

_ gli archetipi possono generare idee simili anche in individui diversi indipendentemente dalla

razza, dalla religione ecc.

• Le caratteristiche del nostro patrimonio mentale vengono acquisite da ciascun individuo del

corso del suo sviluppo sosteneva Freud.

Con gli archetipi Jung non nega l’importanza che ha l’esperienza personale nello sviluppo

dell’individuo ma si astiene nel pensare che questa avviene solamente attraverso l’esperienza e

l’apprendimento.

• l’esperienza personale sviluppa cio’ che gia’ esiste sin dalla nascita, ha cioe’ il compito di

attivare l’archetipo.

• Il modello di Jung sulla psiche e’ il seguente:

_ l’ Io si trova nella fascia di coscienza, il Sé e’ responsabile dell’ integrazione della personalita’ nel

suo insieme ed e’ legato all’ Io.

• Le unita’ funzionali che costituiscono l’inconscio collettivo sono gli archetipi, sono dei sistemi

dinamici che mutano continuamente. Il Sé serve per coordinarli.

Prove a favore degli archetipi

In un orfanotrofio greco, a Demetra, fondato da Doxiadis, si provo’ a dare ad ogni bambino una

mamma sostitutiva con la quale creare un rapporto stabile.Il numero degli assistenti era pari a quello

dei bambini.Questo intento’ duro’ ben poco e questo legame durava fin quando c’era la direttrice

che coordinava il tutto, non appena questa era assente, le assistenti venivano a contatto con tutti gli

altri bambini.

Ogni bambino veniva a contatto ogni mese con almeno 15 figure materne diverse ( forse il primo

caso nella storia ).

Esistevano due teorie sull’ attaccamento:

• la prima teoria ( quella del condizionamento operante ) sosteneva che il comportamento di

attaccamento moderno fosse legato al sistema delle punizioni e delle ricompense. La

ricompensa era la vicinanza della mamma che lo nutriva e lo coccolava, la punizione era il suo

allontanamento ) questa teoria si basa sull’amore interessato, cioe’ che l’attaccamento del

bambino era dovuto alla ricompensa primaria, ovvero quella che avveniva attraverso il cibo

• la seconda teoria ( proposta da Bowbly ) contrastava con la teoria del condizionamento

operante, secondo lo studioso da parte del bambino non c’era un amore interessato. E il

bambino e la mamma sono programmati ad amarsi sin dalla nascita. Cio’ che piu’ sconvolse di

questa teoria fu che Bowbly si servi’ del paragone di varie specie ( dell’etologia quindi ) per

studiare l’attaccamento.

Tornando all’ esperimento di Metera quale delle due teorie e’ quella valida si chiede Anthony

Stevens?

Se la teoria dell’amore interessato era valida gli individui avrebbero dovuto creare legami multipli

cioe’ con tutte le assistenti che si prendevano cura di loro. I neonati avrebbero poi preferito le

assistenti che piu’ frequentemente gli davano da mangiare.

Se invece la teoria di Bowlby fosse stata valida , il bambino avrebbe dovuto focalizzare il suo

attaccamento solo su di una persona e avrebbe dovuto ignorare il resto delle assistenti preferendo in

particolare una di esse.

Attraverso le ricerche di Stevens emerse nei primi sei mesi che i bambini tra le assistenti ne

preferivano una in particolare, si conferma cosi’ il principio di monotropia di Bowlby.

I bambini sceglievano la figura non che li alimentava di piu’ ma la figura dell’assistente che giocava

di piu’ con loro ( un altro punto a favore della teoria di Bowlby ).

L’ archetipo del nemico e il complesso dell’ombra

L’archetipo del nemico si manifesta gia’ nel primo anno di vita, il bambini inizia ad allontanarsi

dagli estranei ed ha paura di loro.

_ quando parliamo di archetipo del nemico ci riferiamo a una predisposizione innata

_l’archetipo del nemico prende forma all’interno della mente dell’individuo ed e’ l’insieme di un

complesso e di idee legate tra loro. Le due principali sorgenti di questo complesso sono

l’indottrinamento culturale e la repressione famigliare.

• la componente culturale comprende cio’ che ci e’ stato insegnato sugli altri gruppi considerati

ostili

• la componente famigliare deriva dalla proibizione parentale nei confronti di quei comportamenti

inaccettabili nell’ambito famigliare ( a questa componente Jung ha dato il nome bi Ombra )

Questa ombra contiene tutti gli aspetti della persona che sono nascosti nell’ inconscio perche’ non

sono accettabili dove e’ cresciuto l’individuo. Questa ombra raramente viene alla luce perche’ viene

tenuta a basa dal Super Io che Jung chiama complesso morale.

I sensi di colpa non nascono per Jung dalla paura di castrazione da parte del padre per il desiderio

da parte del bambino verso la madre ma nascono per la paura di non essere accettato, nascono cosi’

i sensi di colpa.

Biologia , moralita’ e aggressività

L’ uomo ha per natura la capacita’ di comportarsi moralmente ma non e’ detto che la attui. Secondo

Spencer c’e’ una propensione verso l’amicizia con i famigliari e una propensione verso l’inamicizia

con gli estranei. ( questo si ritrova anche nel comportamento animale ).

Proiezione dell’ Ombra

La cosa piu’ difficile e’ a far tirar fuori al paziente la propria ombra, tirarla fuori significa sentirsi

in colpa e paura di essere rifiutato.

L’Ombra non viene accettata dall’ Io e viene cosi’ proiettava verso l’esterno, verso quindi altri

individui. Cerchiamo cosi’ di negare la nostra cattiveria e la proiettiamo sugli altri membri di un

gruppo diverso dal nostro, nascono in questo modo i pregiudizi e gli stereotipi.

Attraverso l’ Ombra i nemici si trasformano in demoni e diventato persone prive di ogni

considerazione umana. ( atteggiamento che uso’ anche Hitler quando dichiaro’ non umani gli ebrei

).

Gli atti distruttivi vengono giustificati da chi li commette, abbiamo imparato nella nostra evoluzione

che il nemico e’ sempre in agguato e l’inconscio ci spinge ad aver paura di lui.

Capitolo VI

Etologia e psicodinamica della difesa ( DIXON )

Qui vedremo le strategie che gli individui mettono in atto per preservare il proprio benessere e la

propria integrità.

Meccanismi psicodinamici di difesa

Il concetto meccanismo di difesa fu introdotto da Freud per spiegare la resistenza alla terapia

Definizione della psicoterapia analitica

E’ una terapia basata sulla parola. Si deve instaurare tra paziente e analista una relazione dove i

sentimenti e le pulsioni dell’analizzato escano fuori.

La situazione analitica

Lo strumento principale per analizzare la psiche e’ lo scambio verbale. I pensieri del soggetto

devono fluire liberamente. L’analista e’ seduto dietro il paziente in modo che questi non sia inibito

nel parlare.

La relazione analitica

• si deve instaurare una relazione bilaterale tra i due soggetti che devono essere entrambi parte

attiva.

• Entra in gioco il transfert e il controtrasfert

• Si instaura un rapporto di fiducia

Il processo terapeutico e la crescita psichica

Ci sono degli eventi spiacevoli nella nostra evoluzione che rimangono intrappolati nella psiche e

che impediscono un equilibrato sviluppo psichico. Il paziente deve prender coscienza di questi

pensieri per reintegrarli nella psiche.

La resistenza

E’ la riluttanza da parte del paziente a parlare dei suoi problemi. Questa resistenza non e’ la voglia

di non cooperare ma c’e’ qualcosa che lo trattiene nell’aprirsi. A livello conscio la paura puo’essere

quella di essere giudicato.

La resistenza puo’ assumere varie forme ma il suo scopo e’ lo stesso: evitare l’accesso a pensieri

spiacevoli difendendo l’io

Il concetto di Io

E’ l’acquisizione della coscienza di se e della propria personalita’. L’ Io fa da filtro a pensieri

spiacevoli. L’ Io e’ chiamato il guardiano della coscienza

Principali meccanismi di difesa dell’ Io

Le difese dell’ Io sono manovre che permettono alla mente di evitare il contatto con materiale

spiacevole.

• repressione e soppressione:

_ e’ l’estrusione dalla coscienza di pensieri e ricordi dolorosi, e’ considerato un processo inconscio

ma e’ probabile che nella prima parte il soggetto sia cosciente.

La repressione e’ di due tipi:

_ opera il modo che il materiale inconscio non venga mai e poi mai alla luce ( puo’ riemergere nel

sonno )

_opera in modo che il materiale inaccettato venga rimosso e portato nell’ inconscio ( vera

repressione )

• negazione e inibizione

e’ il rifiuto di accettare una realta’ spiacevole. Le negazione e’ atto cosciente ( non come la

soppressione ).

• dissociazione e intellettualizzazione

Dissociazione = repressione collegata a PARTICOLARI pensieri

Intellettualizzazione = e’ il modo di parlare dei propri conflitti in modo da evitare i sentimenti che a

essi si associano.

Ci sono anche altri processi piu’ raffinati per la difesa dell’ io:

• spostamento

Quando proviamo odio per qualcuno e non possiamo sfogare la nostra rabbia verso lui spostiamo i

nostri sentimenti di rancore su un altro oggetto o un'altra persona.

Lo spostamento puo’ essere visto anche come ritorsione, le pulsioni negative dirette verso qualcun

altro vengono indirizzate su se stessi

• proiezione

Nella proiezione il soggetto attribuisce all’altro le proprie caratteristiche e le proprie emozioni che

non vengono da lui accettate

• sublimazione

I pensieri che non riescono ad essere accettati dall’ individuo vengono trasformati in qualcosa di

accettabile per il soggetto stesso e per la societa’.

I meccanismi di difesa degli animali


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in sociologia
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeria0186 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia Sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Attili Grazia.

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