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Storia delle relazioni internazionali 29/30 aprile

Crisi della democrazia in America Latina

L’area latino americana entra a far parte dello scenario globale con la crisi di Cuba. Questo continente è caratterizzato da una fortissima polarizzazione politica: gli schieramenti della Guerra Fredda si riflettono nei vari paesi. Si può essere ostili per ragioni concrete, ma a questo si aggiunge una forte connotazione ideologica e ciò rende i conflitti più difficili da conciliare.

L’America Latina a livello regionale presenta molti attori non tradizionali che non sono governativi. Si fa riferimento al canale in cui è intensa la comunicazione fra Europa e America Latina: non tra gli Stati con le proprie istituzioni classiche (vi saranno ma non rilevanti rif. Saragat/De Gaulle) ma tra l’internazionale democristiana (l’ente che riunisce tutti i democristiani del mondo) e i regimi democratici, moderati o addirittura conservatori. Questo ente voleva quindi esportare la democrazia cristiana in America Latina ed instaurò dei rapporti con i leader ufficiosi locali. Questo canale di condivisione di cultura politica deve essere sfruttato in modo molto concreto, per esempio, attraverso l’appoggio economico europeo ai sindacati latino-americani perché fossero in grado di tenere sotto controllo la modernizzazione.

Altra questione è quella dell’internazionale socialista. Tuttavia, perdura in questa una vena comunista mentre nella socialdemocrazia si vogliono tagliare tutti i ponti con il comunismo. L’America Latina quindi è un luogo importante per lo studio di questi movimenti internazionali di attori non governativi, diventando forze transazionali. Le internazionali di partito sono quindi incardinate sul territorio nazionale ma con princìpi comuni che non riguardano i confini.

Con riguardo al partito comunista, Cuba diventa il focolare di nuovi partiti rivoluzionari e con i Caraibi ricoprirà un ruolo importante all’interno dell’internazionale comunista. Vista la forte vicinanza europea dovuta alla conquista del territorio latino, queste ideologie trovano terreno fertile. Quindi l’America Latina viene vista come un laboratorio per conciliare rivoluzione sociale con trasformazione della società. Questo sarà appoggiato dalla Chiesa latinoamericana, nonostante la sua indole conservatrice che tende a rispettare i valori tradizionali. Detto ciò, in risposta ad alcune difficoltà sociali molto marcate, si forma la teologia della liberazione per creare delle condizioni economico-sociali dignitose per la popolazione e questo farà sì che la Chiesa si avvicini al comunismo. Un luogo quindi in cui culture politiche differenti subiscono delle trasformazioni condizionando anche a livello extraterritoriale.

Con la perdita della spinta economica dei primi anni ’60, i paesi latino-americani si trovano in balia di una struttura oligarchica del potere e del controllo economico. Il sistema si fa sempre più chiuso e la capacità di mettere in moto la modernizzazione diventa limitata. Si cerca sul piano urbano di promuovere delle riforme per eguagliare le forti differenze sociali. Società quindi immobili con impoverimento delle masse popolari, in controtendenza rispetto a tutti gli altri continenti.

Si creano quindi, in ambiente urbano, dei movimenti di ribellione insurrezionali (anche fomentati da Cuba). Nella seconda metà degli anni sessanta si assiste ad una trasformazione a livello della borghesia urbana che alimenta la rivoluzione. Questi due movimenti forniscono argomenti alla repressione attuata dai governi che tendono sempre più verso destra. Questa crescita della ribellione e della violenza vede l’affermarsi della forza militare che assume un ruolo politico (questa funzione era già presente nell’ottocento) e dirigenziale. Questi agiscono per cercare di contrastare la loro paura ad una rivoluzione globale; dittature militari sostituiscono i regimi democratici utilizzando la National Security Doctrine, un’ideologia anticomunista, fortemente conservatrice con una volontà etica di conservazione dei valori occidentali. Questa è un terreno comune per una collaborazione atta a distruggere proteste e rivoluzioni ed il vincolo che lega i dirigenti politici e militari del continente.

D’altra parte, socialisti e democristiani organizzano una loro ideologia che si farà radicale con il passare degli anni. Il pensiero politico quindi si polarizza utilizzando anche l’ideologia della dependencia: la struttura del sistema economico internazionale è tale da condannare i paesi in via di sviluppo in una condizione di cronica dipendenza perché la struttura delle relazioni economiche induce a mantenere bassi i prezzi delle materie prime ove vengono prodotte. Le periferie devono rimanere in posizione subalterna rispetto al centro. Nonostante ciò, la sinistra rimane in collaborazione con il mondo occidentale mentre i più estremisti alimentano una guerriglia urbana che tenga assieme il continente in uno stato di subbuglio continuo.

Tre casi: Cile, Brasile, Argentina

Brasile: da un punto di vista demografico e delle risorse è il paese più importante. Nella storia del continente ha sempre saputo valorizzare al massimo le proprie risorse e anche le proprie pretese per determinare i confini.

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Scienze politiche e sociali SPS/06 Storia delle relazioni internazionali

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