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Il corso fornisce gli elementi strutturali della geografia economica e politica dell'America latina, con particolare attenzione all'eterogeneità della regione, garantendo un orientamento generale sulle principali tappe della storia latinoamericana contemporanea.

Esame di Relazioni internazionali dell America Latina docente Prof. L. Zanatta

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ESTRATTO DOCUMENTO

Oggi esiste una storiografia che smussa questa visione di Castro. Essa nota come

sia un'enorme semplificazione quella del ridurre la storia cubana in una storia di

oppressione che culmina nella liberazione da parte di Castro. Mette accento sul

fatto che a partire dagli anni '40 si è affermata la democrazia liberale, con molte

libertà garantite e una società pluralista, e il colpo di stato di Batista e la rivoluzione

di Castro finiscono per strozzare questa democrazia. Questa storiografia boccia la

visione di una lotta titanica cubana quindi.

1952 Batista impedì che si tenessero le elezioni con un colpo di stato

FIDEL CASTRO prima di questo colpo di Stato, chi era?

origine sociale --> suo padre era un soldato spagnolo,contadino, che aveva

combattuto nella guerra del 1898 contro gli USA/Cuba e Castro quindi è

direttamente discendente spagnolo. Dopo la guerra tornò a Cuba e formò una

famiglia, che non era quella da cui nacque Fidel, divenne un grande commerciante

ricco. Accumulò terre e iniziò a lavorare per United Fruit Company per la quale

forniva i braccianti che raccoglievano la canna da zucchero. Questa è la condizione

sociale in cui cresce Fidel, nato da una madre che era la cuoca di Raul Castro.

formazione --> come ricchezza Fidel apparteneva all'alta borghesia cubana, fu

mandato nelle scuole religiose dei gesuiti dove ha vissuto per 10 anni. Dall'altra

parte però non ha mai perso i tratti del figlio dei contadini, quindi dovette convivere

con questa condizione contraddittoria. La sua visione del mondo era quella

inculcata dai gesuiti e dalle origini rurali, le sue categorie del giudizio erano di

carattere etico (considerati immorali i propri coetanei) --> indignazione sociale.

All'origine del 1952 Castro si era già trasferito ad Avana, 30enne, laureato in

giurisprudenza, sposato, aspirante ad una carriera politica e coinvolto in movimenti

studenteschi violenti. Nel 1952 si voleva candidare al Parlamento, aspirava al

partito ortodosso (non socialista/marxista ma che faceva della lotta alla corruzione

la sua principale bandiera). Se quelle elezioni si fossero tenute veramente, Castro

sarebbe arrivato al potere.

1952 colpo di Stato che rappresentò la premessa del tipico momento populista nel

senso che fu un colpo di stato a freddo,in quanto non c'era una grossa conflittualità

politica o sociale, anzi l'economia fioriva e si trasformava la società. Batista

giustificò questo golpe con anti-comunismo e con la corruzione. Era un tipico colpo

populista perché erodeva il legame tra i rappresentanti e i rappresentati. Di trattava

di una crisi di disintegrazione. I canali di rappresentanza furono chiusi da Battista

VEDI MIN.53.

Golpe del 1952 mise fine alla democrazia cubana e chiuse i canali di

rappresentanza. All'inizio fu una dittatura abbastanza blanda: repressione selettiva,

Parlamento tenuto chiuso anche se controllato, la stampa era tutelata tuttavia.

Castro si mise subito all'opera per creare un'insurrezione armata, iniziò a riunire

inizialmente i suoi compagni di università (una volta giunto alla rivoluzione essa fu

di ceti medi benestanti, e non di operai e contadini come proclamava Castro). Fin

dall'inizio ha un'idea chiara: si rende conto che da un lato che per prendere il potere

deve tessere delle alleanze molto ampie, in questo senso è molto pragmatico, ma

al tempo stesso, dall'altra parte, afferma che il comando del fronte ampio e riunito

lo deve tenere lui stesso e con il trionfo delle armi, per distruggere completamente il

vecchio ordine e costituirne uno nuovo. La rivoluzione andava vinta con le armi,

secondo Castro.

1953, il 26 luglio, vuole fare l'attacco a Moncada, pensando che i militari saranno

distratti dal carnevale. Si trattava dell'atto fondativo, infatti da allora il 26 luglio è la

festa nazionale in Cuba= data di nascita di emancipazione cubana nell'ottica

officiale. In realtà si trattava di un fiasco militare, però uno straordinario trionfo

politico. Gli uomini di Castro furono respinti, e iniziò una carneficina (i soldati di

Moncada iniziarono ad uccidere i prigionieri). Successo politico per Castro perché:

- si salvò fuggendo sulle montagne di Santiago di Cuba, la polizia iniziò a cercarlo.

Ma veniva da un ambiente privilegiato e la sua famiglia, legata all'arcivescovo di

Santiago di Cuba, cercò di proteggerlo. Questo arcivescovo riuscì a convincere gli

uomini di Batista di non uccidere Castro, una volta catturato.

- il fatto che il regime di Batista usasse tanta violenza arbitraria nei confronti di quei

giovani bianchi e benestanti, e il fatto che si fosse ancora la libertà di stampa che

informava di queste violenze, garantì a Castro una straordinaria popolarità. Quindi

quei morti non furono invano bensì polarizzano lo scontro politico, in quanto si era

creata un'opinione pronta per combattere a fianco di Castro e contro il regime di

Batista.

- il processo di Castro: uomo molto colto e con grande capacità d'espressione la

quale viene fuori durante il processo in cui si auto-difese (1954). Fu un manifesto

politico e con la relativa libertà di stampa il su discorso circolò ampiamente. Il suo

discorso divenne storico, col titolo di "La storia mi assolverà" che dimostra la sua

aspettativa personale per il futuro. Aveva uno straordinario potere evocativo quel

documento e Castro si rende conto che se vuole creare un movimento

rivoluzionario per rovesciare Batista deve creare un fronte rivoluzionario quanto più

vasto possibile. E nella Cuba del 1954, Castro che aveva letto Lenin e sapeva che

per fare la rivoluzione bisogna misurare i rapporti di forza con l'avversario, se

avesse detto davanti al suo processo che era un marxista rivoluzionario, nessuno

l'avrebbe seguito, in quanto il partito comunista a Cuba era piccolo e non coltivava

la lotta armata o la sovversione dei regimi. I cubani dell'epoca erano dei cattolici,

religiosi e nazionalisti. Quindi Castro, strategicamente, adottò una politica

favorevole al costituzionalismo (non solo contro le diseguaglianze sociali ma contro

Batista che aveva violato le libertà fondamentali). Fidel fonda allora il movimento

"26 luglio" col programma che prevedeva il ritorno alla Costituzione del 1940 con

libere elezioni, libertà individuali, libertà di stampa, separazione dei poteri.

L'obiettivo era quello di creare premessa per una vasta alleanza politica, sociale ed

ideologica.

A quel punto fu condannato a 15 anni come attentatore a Moncada, scarcerato

pochi anni dopo però, a causa dell'intercessione delle figure che lo vollero

assolvere e fecero pressione su Batista:

- la Chiesa cattolica che vide in Castro come una sorte di riaffermazione della

tradizione cristiana contro quella liberale in quanto confidavano nel ritorno

dell'ordine cristiano.

- amministrazione americana (sotto Eisenhower) con la priorità di mantenere l'unità

emisferica contro il nemico sovietico: il regime di Batista era uno stretto alleato con

gli USA, ma averlo come tale dopo l'accaduto delle violenze atroci, fecero quindi

pressione affinché Castro fosse liberato che va in Messico.

In quegli anni in Messico recluta (creando un esercito pronto per combatte in

Cuba), dove conobbe il Che, medico argentino e cercò di creare un fronte politico.

Mano mano che il regime di Batista diventa sempre più pressione, il fronte di

Castro diventa sempre più ampio, che include: giovani (che creano il "Direttorio

rivoluzionario") + ceto medio che vive nelle città che iniziano a creare dei disordini +

entrano anche partiti tradizionali (con ex presidente cubano Prio che finanziava il

suo fronte) + sindacati + militanti della chiesa cattolica. Castro cercava inoltre i

finanziamenti anche negli USA, negli ambienti progressisti e liberali, dov'era visto

come un giovane idealista che aveva proclamato le libertà costituzionali che

combatteva contro il feroce dittatore alleato di Eisenhower. Anche la stampa

americana appoggiò l'idea di Castro e permise di creare un'immagine idealista

1956 vuole sbarcare a Cuba, per mantenere le sue promesse, in attesa dell'arrivo

di questi liberatori, a Santiago di Cuba dovevano sorgere delle insurrezioni che poi

sarebbero state raggiunte dai libratori per procedere alla liberazione. Ma si trattò di

nuovo in un fiasco militare perché nella città di Santiago vi fu un'insurrezione, la

nave Granma tardò di qualche giorno, e gli insorti furono repressi e i militari di

Batista aspettarono sulla riva l'arrivo della nave. Gli sbarcati furono uccisi, ma i

Castro anche stavolta riuscirono a salvarsi.

VEDI 1.33

Castro e i suoi riesce a raggiungere la Sierra dove inizia la guerriglia, formata di

300 elementi. Un giornalista del "NY Times" (Henry Matthews) intervista Castro e

scrive sulle lotte di questi rivoluzionario contro il feroce regime.

Fu creata una "radio rebelte" che difendeva la rivoluzione.

Laddove il conflitto cresceva di più erano le città, dove gli operai scioperavano,

Si sta generando una tremenda polarizzazione: il regime di Batista si isola sempre

di più vs il fronte si Castro sempre più ampio. Questo eterogeneo fronte che

combattevano (convinti) per la costituzione viene sempre più monopolizzato nelle

mani di Castro. 16 lezione 22.04.15

Le cause della rivoluzione cubana:

- in larga parte resa possibile dalla straordinaria polarizzazione delle forze che si

era no create:il regime di Batista si trovò sempre più isolato dai suoi alleati interni

ed esterni, mentre il fronte rivoluzionario ebbe la capacità di unire tutti gli

oppositori di Batista (nonostante avessero dei diversi progetti politici) in nome

dell'obiettivo comune= ritorno alla Costituzione democratica del 1940, ma sotto

la guida della guerriglia guidata Fidel Castro già nella Sierra Maestra già dal

1956. In realtà l'insegnamento che il regime castrista trasse dal successo della

sua rivoluzione non fu questo.

1 gennaio 1959 le truppe rivoluzionarie arrivano all'Avana e il crollo del regime di

Batista era inatteso (in quanto la guerriglia era composta solo verso la fine del 1958

da circa 1000 persone e combattevano contro l'esercito professionale di Batista che

erano ben equipaggiati e molto numerosi). Il fatto che con così pochi uomini e

nell'arco di così poco tempo l'esito fosse così repentino dà l'idea del collasso del

regime di Batista. Gran parte degli uomini dell'esercito nazionale si arresero, e lo

stesso Batista fuggì nella Repubblica Domenicana in esilio.

Che cosa accadde dopo? Come si manifestò nel caso del regime cubano nato nel

1959 l'ambivalenza tipica dei fenomeni populisti (i populismi sono da un lato

includenti, danno l'identità, il senso di appartenenza e creano lo spirito di comunità,

ma dall'altro i populismi, laddove rovesciavano i freni imposti ai loro domini dal

costituzionalismo liberale, imponevano la visione totalitaria del mondo)?

ASPETTO INCLUSIVO DEL CASTRISMO

la dimensione inclusiva della rivoluzione cubana fu immensa; nei primi anni del

regime fino agli anni 60 vigeva grande popolarità della rivoluzione cubana e di

grande incisività. L'inclusione di cui la rivoluzione cubana fu capace nei primi anni

di vita era sia di natura materiale sia di natura ideologica. Misure materiali: tese a

creare dal punto di vista sociale una maggiore integrazione delle masse. La Cuba,

mediamente, aveva degli indicatori socio-economici elevati rispetto al resto del

mare caraibico e il centro americano, ma allo stesso tempo attraversata da molte

contraddizioni. In questo paese in cui vi era la classe media benestante elle città,

vi era anche l'arretratezza nelle campagne; scolarizzazione nelle città ed

analfabetismo nelle campagne --> lo scarto tra le città e le campagne, tra

popolazione bianca ed afroamericano, tra l'occidente ed oriente dell'isola erano

particolarmente acuti. Non solo. Il grande e il drammatico problema della società ed

economia cubana era data dalla disoccupazione cronica derivata da 2 fattori 1)

Cuba, come molti paesi dell'AL si era integrata all'economica internazionale nella

specializzazione di un determinato bene era dipendente dalla produzione della

canna da zucchero, la quale impegna la manodopera solo per metà dell'anno,

facendo sì che la disoccupazione sia il grande male della società cubana 2)

paradossale modernità della produzione di zucchero in molte zone di Cuba e ciò è

importante per comprendere il perché la rivoluzione scoppiò proprio a Cuba: questo

paese era più moderno rispetto ad altri e la produzione capitalistica era molto

sviluppata anche grazie all'integrazione al modello americano, come conseguenza

di quest'integrazione = in molte imprese produttrice di zucchero a Cuba a cui

potevano appartenere i capitali americani ma, come spesso accadeva,

appartenevano alle elites cubane, così la modernizzazione agricola si era spinta da

concentrare tutta la terra nelle mani delle imprese capitalistiche abbastanza

moderne da produrre ed esportare verso gli USA, con la conseguenza che la gran

parte dei contadini cubani avevano perso completamente la terra e non avevano

quindi gli strumenti di auto sussistenza. Quindi nelle campagne cubane, proprio in

virtù della modernizzazione della produzione agricola, si era creata la condizione

dei conflitti di classe: c'erano dei proprietari di terra e dei braccianti. Nei 6 mesi in

cui rimanevano disoccupati non avevano dei piccoli terreni in cui magari coltivare e

provvedere ai propri bisogni. Lo scontro sociale nelle capanne quindi era

particolarmente acuto.

La dimensione inclusiva della rivoluzione cubana quindi, visto tale contesto,

riguardava le misure drastiche soprattuto sul fronte agrario. Lì in effetti le misure

della rivoluzione si concentrarono soprattutto sulle campagne. Ma non solo. Nella

visione di Castro, la città, la metropoli era la rappresentante dei ceti medi, della

borghesia, del modello statunitense e della popolazione bianca. Mentre Castro ha

le sue radici nell'oriente cubano, nella campagna cubana, con i ceti medi come i

suoi nemici, secondo lui bisogna tornare alla comunità rurale con i suoi valori.

Le prime misure di Castro (che danno la dimensione incisiva della rivoluzione

cubana come movimento populista)

1) la riduzione degli affitti = nella visione del mondo di Castro esso si divideva tra

chi lavora e produce e chi invece no e quindi vive della produzione degli altri,

l'affitto era una cosa immorale di per sé e quindi andava abolito. Lo stato cubana

iniziava ad assegnare le case

2) la più importante delle riforme che aveva toccato già nel maggio del 1959 fu la

prima riforma agraria = non contemplava ancora la socializzazione totale dei

mezzi di produzione (per questo bisognava aspettare la 3° riforma agraria per

vedere completamente eliminata la proprietà privata nelle campagne cubane).

Questa riforma andava nel senso desiderato dalla gran parte della popolazione

agraria e prometteva di trasformare Cuba in un paese ricco (Castro aveva questa

capacità di suscitare dei miti). Cosa comportava questa riforma: la distribuzione

della terra (senza ancora l'abolizione della proprietà privata, in quanto i contadini

che lavoravano le terre, le ottennero come proprie, anche se c'erano già degli

incentivi per la creazione delle grandi fattorie di stato sul modello sovietico e grandi

cooperative, convenzione di Castro che il socialismo sia molto più efficiente e

razionale rispetto al capitalismo) = straordinaria popolarità nelle campagne di

questa legge

- la gran parte delle terre distribuite erano requisite ai grandi latifondisti cubani e

proprietari stranieri (da qui ci sarà un escalation di tensioni tra Castro e

Eisenhower/Kennedy i quali si illusero di poter adottare le misure analoghe al caso

del Nicaragua contro Castro = ritenevano, adottando delle misure punitive contro

Castro, di indurlo a minore radicalismo, ma fu una strategia sbagliata perché furono

benvenute da Castro il quale si rendeva conto che ogni passo successivo allo

scontro con gli USA diventava un capitale straordinario da prendere all'interno di

Cuba per accrescere la propria popolarità come leader che unisce il paese contro il

comune nemico capitalista). In effetti Castro sapeva benissimo delle reazioni che

provocava in USA e aumentava sempre di più la dose fino ad espropriare tutte le

proprietà degli USA a Cuba (prima nelle campagne, poi nelle industrie, poi nei

servizi, poi compagnie energetiche) e le politiche di Castro di espropriazione furono

drastiche (non si parla di nazionalizzazione!). Per gli USA andava bene la

nazionalizzazione (anche se la ritenevano non efficiente) purché si pagavano degli

indennizzi: se lo Stato voleva nazionalizzare una proprietà, deve pagare alle

compagnie proprietarie straniere il valore di quelle proprietà (il quale era difficile da

stabilire). A Cuba non c'era questo problema in quanto fu decisa l'espropriazione, lo

Stato prese possesso di tutto e non si pose il problema di pagare nessun

indennizzo. Ciò portò alle esclation di tensioni, ad esempio l'embargo imposto dagli

USA nacque come reazione al rifiuto del governo cubano di pagare gli indennizzi ai

proprietari americani. Queste proprietà acquisite furono un'enorme ricchezza da

distribuire al popolo, ma c'era anche un'altra grande ricchezza da distribuire,

acquisita dal Ministero creato da Castro che era il ministero della proprietà della

popolazione che aveva lasciato il paese (il 10% della popolazione che aveva

lasciato Cuba durante la rivoluzione) e che si occupò di redistribuirla.

- fu adottata una grande campagna di alfabetizzazione = con l'idea di creare uno

spirito comunitario tale da convincere i giovani della città da andare nelle

campagne e monti per alfabetizzare il resto della popolazione. Ebbe successo ed

accrebbe la popolarità di Castro, che ancora una volta dimostrava il suo desiderio

di includere la popolazione rurale che fino a quel punto è stata marginalizzata alla

modernizzazione di Cuba.

In tale senso il regime di Castro divenne marxista-leninista che divenne una

religione di stato. Mentre il paese si spaccava e si creava un'opposizione a Castro

che con l'aiuto degli USA cercò, per la prima volta, di rovesciarlo nel 1961 nella

Baia dei Porci, le misure sociali adottate furono tali da garantire a Castro una

straordinaria popolarità (senza dubbio nei primi anni). Questa popolarità, ancora più

sul lato delle riforme sociali, si manifesta sul piano della dimensione ideologica/

etica. La straordinaria forza includente dei populismi sta nella loro capacità di

incarnare l'idea della comunità (organica! il popolo è omogeneo). In Castro ciò è

chiarissimo, la sua idea del popolo è come un'unità, una massa, l'individuo non

esiste, la storia la fanno le masse le quali condividono un senso di appartenenza

comunitario che viene prima della politica, è un legame naturale. Questo legame

naturale, rivendicato da Castro, è di 2 tipi:

1) la classe sociale = la rivoluzione in quanto tale la fanno sopratutto gli uomini di

ceti medi (sia sulla Sierra dove combattono con Castro sono dei giovani di ceto

medio, istruiti ma sopratutto nelle città erano i giovani). Ma giunto al potere Castro

voleva rappresentare la rivoluzione come nata da un'alleanza tra contadini &

operai. L'idea di Castro è --> la società cubana si divide in popolo, inteso come gli

umili&sofferenti (parola di origine cristiana, per la sua formazione gesuita) che sono

gli operai e i contadini che incarnano la comunità organica del popolo che egli

rappresenta + gli altri, che sono gli sfruttatori borghesi, i nemici del popolo. Sono

così nemici al punto che contro di essi Castro asita la 2° potentissima l'idea di

comunità:

2) comunità nazionale = qui la comunità sociale, intesa come popolo degli umili, e

la comunità nazionale intesa come identità eterna di Cuba si sommano. (Visto

anche in altri populismi: il nazionalismo coincide con la base sociale dei movimenti

populisti). Quello è il pueblo a cui si richiamava Castro che fece ben attenzione di

presentarsi come il coerente erede della storia cubana, di coloro che lottavano per

l'indipendenza fin dalla guerra del 1868. Se Castro e la rivoluzione incarnano la

vera cubanità, se è l'identità eterna che viene prima delle comunità politica, se la

sua incarnazione sociale sta nei lavoratori in coloro che producono, allora non ci

stupisce che Castro trae le ultime conseguenze= i cubani sono solo i lavoratori e

coloro che fanno la rivoluzione (e i non lavoratori e i borghesi non sono cubani) =

l'idea della delegittimazione dell'avversario tipica dei populismi. Coloro che hanno

abbandonato Cuba non sono più i cittadini cubani. Questa logica, rivoluzione vs

contro-rivoluzione, cubano vs anti-cubano, popolo vs anti-popolo, genera il tipico

panorama estremo attraverso il quale i populismi legittimano il loro potere e creano

la loro popolarità. Il castrismo diventa una religione/fede politica e ad un

appartenenza alla comunità organica in cui l'individuo discioglie nella collettività.

Questa è la dimensione inclusiva del castrismo, che ha un aspetto (che emerge in

tutti i populismi) --> il castrismo più degli altri regimi è un regime che può

trasmettere l'impressione di riscrivere la storia da capo, c'è gente per strada, la

rivoluzione ha rovesciato un orribile tirannia e Castro ha la capacità di far credere al

popolo di poter cambiare la storia.

La gestione del tempo è fondamentale nei populismi: prospettano il loro avvento al

potere come una rinascita, sono rivoluzionari, c'è la rinascita di un ordine nuovo

(come la resurrezione) e l'idea di Castro è ancora una volta cristiana (i 12 apostoli

che hanno portato il popolo alla redenzione), comunità ricostruita in armonia.

Castro promette un futuro migliore e la sua idea per tutti gli anni '60 conquistò

l'immaginario collettivo. Non promise solo l'inclusione sociale ma promise anche

che, applicando le leggi del socialismo, ci sarebbe maggior efficacia, progresso e

ricchezza.

La popolarità di Castro i primi anni fu tale inculcare grande speranza e fiducia nel

futuro migliore.

La promessa però, man mano che il regime non poteva più prospettare se stesso

come il futuro bensì come il presente e il passato, lo scarto tra le promesse e le

realizzazioni divenne sempre più evidente. La prima manifestazione di questo

scarto si ebbe nel 1970 quando Castro consapevole che le cose andavano

diversamente dalle sue promesse (perché Cuba era poco produttiva, la corruzione

era alta, c'era la scarsezza di beni, addirittura un prete del Nicaragua descrisse

Cuba come posto in cui si viveva la povertà evangelica) lanciò la grande sfida -->

bisogna fare la grande raccolta di zucchero di canna di 10 milioni di tonnellate (vi

è non solo l'idea economica ma anche di carattere spirituale, comunità organica,

tutto il popolo di Cuba deve impegnarsi in questa grande sfida collettiva: tutti

devono andare a lavorare!). Fu un fallimento. Ma si ebbe l'immagine di una

leadership carismatica, politica e spirituale insieme, che al di sopra di razionalità e

consigli perseguono i loro fini senza i limiti al loro potere. Tutte le altre produzioni

agricole furono sacrificate alla grande sfida, ma i danni furono enormi, sia di

carattere economico che spirituale (enorme demoralizzazione collettiva) e da lì

Castro si convinse di introdurre poco a poco dei piccoli meccanismi di mercato per

favorire l'impresa privata (piccole attività personali). Ma ogni volta che questi piccoli

incentivi all'iniziativa individuale andavano introdotti, nell'ottica del mondo diviso tra

gli sfruttatori e gli sfruttati, si vedeva che il benessere cresceva. Ma quando si

vedeva la crescita di un piccolo ceto benestante Castro poneva fine a questo

meccanismo per la paura della nascita di una società di individui.

L'avere gli Usa come vicini come nemico esterno e la pressione sempre più

ricorrente negli anni '60 degli USA e il loro appoggio contro la Cuba rappresentò il

carburante più potente dell'idea comunitaria su cui si fondava la popolarità e la

legittimità interna di Castro (evocare il popolo e la comunità nel nome della

minaccia del nemico esterno --> cosa cambiata negli ultimi mesi con

l'avvicinamento Cuba-USA). Quindi i fattori inclusivi della rivoluzione cubana sono

fattori di una potenza straordinaria, anche a causa delle caratteristiche dell'isola a

differenza di altri regimi populisti (è un isola, vicina agli USA e ciò porta al fatto che

coloro che non ricadono dentro i confini del pueblo organico castrista non restano

dentro l'isola). Anche Peron come Castro ha l'idea del popolo e anti-popolo, ma in

Argentina non è immaginabile che il 40% di popolazione contraria al regime possa

andare via dal paese, quindi egli persegue col monopolio del potere la costruzione

dì un regime totalitario ma incontra gli ostacoli che sono proprio quel 40%. Cuba in

questo senso fa differenza perché 1) Castro ha preso il potere con le armi e quindi

ha il potere assoluto 2) per la condizione di Cuba coloro che non sono dentro i

confini del pueblo organico di Castro lasciano l'isola. Tutto ciò spia la via al regime

senza ostacoli, l'opposizione diventa per Castro un'opposizione che sta fuori dal

paese e ciò rende ancora più facile delegittimarla.

DIMENSIONE TOTALITARIA DEL CASTRISMO

Castrismo costruì fin dall'inizio il proprio regime come totalitario con l'idea che il suo

era l'unica via di democrazia in Cuba (e le uniche democrazie nel mondo erano i

suoi alleati socialisti).

Come si costituì il regime totalitario?

La costituzione del 1940 non fu mai restaurata, il governo avviene per decreto ed

emergenza. Stato a partito unico legittimo (di stampo socialista), la divisione dei

poteri non esiste in quanto la società è un insieme organico. Questo regime è

fondato sulla dottrina statale: marxismo-leninismo che viene insegnato ovunque

(scuole, caserme, luoghi di lavoro) = è una religione di stato. Il leader che incarna la

testa di questa comunità organica è il capo di tutto questo: del partito unico, capo

del governo, delle forze armate. Il totalitarismo, espresso nei populismi, non vuol

dire solo la concertazione di potere, ma chiede anche la partecipazione attiva delle

masse (non tollera l'apatia delle masse e proprio come nelle religioni vuole che tutti

partecipano alla costruzione dell'organismo). Da qui la costruzione delle grandi

organizzazioni di massa: ogni individui deve appartenere ai gruppi (pionieri per

bimbi, donne nelle associazioni femminili, lavoratore nei sindacati). Non è diverso

dal PRI messicano o la Comunidad Organizada di Perón o dal fascismo.

L'organizzazione di massa più capillare in Cuba, oltre al partito unico, esiste ancora

oggi e si chiama il Comitato per la difesa della rivoluzione. È un organo di

democrazia e di controllo capillare comunitario della società (in ogni quartiere) in

cui il sangue del regime fluisce in ogni parte della società. Questa è l'altra faccia

della dimensione inclusiva dei regimi populisti.

Le 3 caratteristiche del perché i populismi in AL & Rivoluzione Cubana:

1) retaggio organicistica --> legato all'intensità dell'esperienza coloniale. Ci sono

stati 2 territori profondamente plasmati dalla tradizione organica spagnola sono

stati il Messico e Cuba, che era rimasta addirittura spagnola per 1 secolo in più. In

Messico il regime populista nasce in un periodo diverso (dopo il 1910) ed è un'altra

nazione che avrà il regime più durevole. Cuba che ebbe la reazione anti-liberale

appellandosi al regime populista non era scontata in quanto il retaggio organicistico

era fertile.

2) società segmentata --> profonde rotture della società cubana per capire la forza

straordinaria del castrismo: fratture fra città e campagne (Castro infatti invoca

l'inclusione della campagna contro le città considerate immorali) + frattura fra

occidente e oriente dell'isola (il1° è quello più calamitato dalla modernità e dagli

USA; il 2° invece è come sede dell'identità nazionale cubana privilegiato da Castro)

+ fratture etniche (inclusione degli afro-americani per Castro era fondamentale) +

frattura generazionale (causata dal regime di Batista, l'appello di Castro infatti era

rivolto alla gioventù che dovevano fare il futuro della Cuba).

3) modernizzazione periferica --> consente all'immaginario populista di

rappresentarsi come garante dell'unità del popolo contro le divisione indotte

dall'esterno, proprio perché l'espansione del processo di modernizzazione è nato

all'esterno. Il caso di Cuba è talmente ovvio e palese perché essa è il paese più

moderno dell'area caraibica in virtù dei suoi stretti ed antichi rapporti con gli USA.

Si trattava però di un rapporto conflittuale, i ceti medi cubani non erano per niente

anti-americani in quanto vedono in quel paese un modello di sviluppo da seguire,

ma gli USA rappresentano anche coloro che con la loro modernità minacciano

l'identità nazionale. La presenza di capitali, turisti, riviste, beni, costumi, mode fosse

molto più presente a Cuba che in altri paesi aiuta a comprendere al nascita del

populismo che evoca l'identità nazionale minacciata dalla penetrazione di agenti

esterni. ("Penetrados" contagiati dal contatto dall'esterno).

Significato della rivoluzione cubana -->

- uno dei più grandi esempi storici del marxismo e leninismo.

- Cuba è un retaggio della GF, benchè sia finita da un pezzo, in quanto Castro si

mise sotto la pressione sovietica

- la rivoluzione cubana e il suo successo(nel senso di perpetuità)/longevità si

possono capire attraverso il perpetuo immaginario alternativo di quel liberalismo

che si è visto caratterizzare la storia latino americana fin dall'inizio. Il regime

castrista ha preso l'origine come marxista-leninista, ma quando il modello sovietico

entrò in crisi negli anni '80 con Gorbachev, Castro si distaccò dall'URSS e mise

l'accento sul legame tra la sua missione e il messaggio cristiano. Nell'ottica di

Castro che aveva una discreta immagine di sé, la rivoluzione cubana e lui stesso

hanno sempre più individuato le radici della rivoluzione, come altri populismi, ma in

forma più compiuta, rappresenta nella storia dell'AL l'esempio più compiuto

dell'organicismo anti-liberale. CHE GUEVARA

La rivoluzione cubana rappresento per la storia AL un sasso nello stagno e

travolgente per tutta la regione perché significò per tutti che in AL può sorgere con

la violenza un nuovo ordine politico sociale fondato su premesse ideali opposte al

liberalismo e capitalismo. Considerando il prestigio e la polarità che il liberalismo e

l'economia di mercato avevano ottenuto anche in AL sulla scorta della 2GM, si ha

ancora una volta una reazione al liberalismo ottenuto spazio in quella regione. La

rivoluzione cubana significa che è possibile che il liberalismo possa essere

egemonico nel mondo e che gli USA siano l'impero capitalista, ma che hanno i piedi

d'argilla e che arretrano nei confronti della nuova ideologica in Al: marxismo e

socialismo. Il primo che tradusse questa percezione della rivoluzione cubana fu

Ernesto Che Guevara.

IlChe fu il primo a trarre gli insegnamenti politici, operativi della rivoluzione cubana.

Ma trasse l'insegnamento il quale non considerò che la rivoluzione cubana avesse

avuto successo per la grande polarizzazione politica, bensì pensò che la

rivoluzione cubana avesse trionfato essenzialmente grazie alla guerriglia sulla

Sierra a esclusione di tutti gli altri alleati. Nella rilettura di Che l'importanza

sopratutto di coloro che avevano combattuto nelle città venne cancellata. La teoria

che il Che ne trasse fu che una minoranza di uomini, ideologicamente motivati,

militarmente disciplinati, convinti della giustizia della loro causa (mossi da una

profonda fede) in un contesto di grave ingiustizia sociale questo nucleo può

generare le condizioni di una rivoluzione socialista. Ciò fu contro il marxismo

scientifico = la rivoluzione non nasce dalla spontaneità di un piccolo gruppo di

uomini bensì servono delle condizioni scientifiche ben specifiche.

Dall'insegnamento che ne trasse il Che ne consegue la teoria del popolo

guerrigliero --> l'idea che in tutta AL, secondo il Che, si può replicare quanto è

avvenuto a Cuba. Cuba si deve trasformare nella culla di rivoluzione la quale si

deve esportare in tutta AL, quindi non si arriva al potere attraverso le libere elezioni,

partiti di massa, lotte sindacali, cresciuta del consenso, ma con il fuoco guerrigliero.

Sotto la guida di Che si doveva addestrare dei guerriglieri che dovevano poi

esportare la rivoluzione in tutta l'AL. Così la politica divenne guerra, scontro

ideologico che si fa con le armi, da qui il ciclo rivoluzionario e controrivoluzionario.

17 lezione 27.04.15

CICLO RIVOLUZIONARIO '60-'70

- guerriglie

- decolonizzazione

- teoria della dipendenza

- teologia della liberazione

Principali caratteristiche del ciclo rivoluzionario (che pareva in grado di stabilire

un'egemonia ideologica basata sul modello della rivoluzione cubana nell'AL,

costruire l'ordine redentore, basato sulla fiducia del progresso (però fallimentare)

1) la teoria del fuoco guerrigliero di Che metteva l'accento sulla spontaneità (più

che sulle leggi scientifiche del marxismo) della rivoluzione socialista --> in un

contesto di ingiustizia sociale un nucleo di guerrieri ideologicamente motivati,

disciplinati, militarmente organizzati, avrebbe potuto generare un contesto

rivoluzionario (senza aspettare che si venissero a determinare le condizioni

oggettive della rivoluzione).

Però questa deduzione non era corretta, in quanto a rendere possibile la

rivoluzione cubana è stata la straordinaria polarizzazione che aveva isolato il

regime Batista. La rivoluzione cubana ha vinto e si trasforma in uno Stato

socialista, con ideologia marxista-leninista, diventando un simbolo, mito da emulare

(l'idea che socialismo può essere un sistema sociale-economico concreto più

efficiente dei sistemi liberal-democratici e capitalisti ha grande successo).Ma il

nuovo regime non si affidò solo all'esempio da seguire: Castro si adoperò ad

esportare la rivoluzione, per cui i giovani espiranti guerriglieri iniziarono ad

organizzarsi a Cuba, dove venivano organizzati ed addestrati per poi essere

rimandati nei propri paesi.

Agli inizio degli anni '60 (fino alla metà '80) la guerra sostituisce la politica= la

lotta contro i governi latino-americani( dittature o eletti popolarmente) non passò più

attraverso la mobilitazione politica ma attraverso l'impiego delle armi (stando

all'idea di Castro: il socialismo si poteva costruire solo prendendo il potere con le

armi, rovesciando i regimi e stabilendo ordini nuovi). Ciò valse anche per i contro-

rivoluzionari.

I primi focolai guerriglieri erano rurali, sul modello della rivoluzione cubana (sia

perché i paesi dell'AL erano prevalentemente rurali sia perché l'idea di Castro che

aveva eliminato dalla storiografia l'apporto rivoluzionario dei ceti medi). Quando si

trasferirono nei centri urbani, la rivoluzione ebbe dei nuclei urbani.

L'applicazione dell'ideologia del fuoco guerrigliero e sostituzione della politica con

le armi non ebbe nessun successo (nascita di uno stato socialista), tranne le uniche

esperienze socialiste che però arriveranno attraverso le vie diverse (Perù: colpo di

stato + Cile: libere elezioni).

L'unica grande rivoluzione che trionferà in AL e che diventerà un alleato di Cuba

sarà il Nicaragua nel 1979 (per le stesse ragioni cubane, cioè la polarizzazione

estrema e non l'interpretazione di Che).

La teoria del FdG fu quindi un clamoroso fallimento, ma che ebbe un effetto

nell'ulteriore polarizzazione politica. Perché fallì?

- il mito della rivoluzione che dava Che era sbagliato

- c'era già stata la rivoluzione cubana: aveva avuto un effetto a sorpresa e

beneficiato del fatto che molto a lungo Casto si era presentato come combattente

della Costituzione e delle libere elezioni (ora aveva dato vita al regime marxista-

leninista, alleato di URSS), quindi altri paesi erano prevenuti. La loro paura si

tradusse in colpi di stato in molti paesi: la democrazia era troppo debole per

affrontare le minacce rivoluzionarie quindi solo i militari potevano combattere le

minacce del comunismo. I militari adottarono delle misure anti-sovversive e anti-

rivoluzionari

- USA pure iniziarono a prendere queste misure: i guerriglieri trovavo quindi dei

nemici nuovi. USA intensificarono la cooperazione militare con i regimi in AL

per impedire che si ripetessero i nuovi Cuba. Così i regimi in AL avevano degli

strumenti militari che prima della rivoluzione cubana non erano disponibili.

- i partiti comunisti latino americani: le guerriglie in AL, dopo essersi addestrate

segretamente a Cuba, quando sbarcavano nei loro paesi, per consolidarsi avevano

bisogno dell'aiuto, sostegno, rifornimento, d'un fronte nelle città che aiutasse loro

nel consolidare le loro guerriglie. L'alleato più naturale doveva essere il partito

comunista ma questo non ne voleva sapere delle guerriglie perché in molti paesi

era ritornata la democrazia, accompagnata da una crescente distensione

internazionale e ciò significava per i partiti comunisti latino americani uscire dalla

clandestinità (potevano organizzare i loro partiti, diffondere la loro stampa,

manifestare, partecipare alle elezioni). Per questi partiti comunisti quindi, l'idea che

arrivassero da Cuba dei giovani guerriglieri addestrati con l'intento di rovesciare il

regime, erano visti come una minaccia per i partiti comunisti. Quindi non vollero

aiutare le guerriglie. Tant'è vero che i partiti comunisti latino americani, nell'epoca

in cui URSS sembrava essere in vantaggio, si spezzano man mano che si

ampliavano (partiti comunisti pro-cinesi, pro-moscoviti, pro-che-guevara, pro-

albanesi).

- il contesto internazionale: in teoria favorevole alla diffusione di idee e regimi

socialisti, ma nella pratica (dopo la crisi dei missili nel 1962 a Cuba) tra le 2 super

potenze si iniziò a determinare una leggera convivenza pacifica che poi sfocerà

della distensione. Con il processo di regolamentazione della GF e reciproco

riconoscimento delle aree di influenza, URSS iniziò a fare pressione su Cuba

affinché smettesse di soffiare sul fuoco rivoluzionario in quanto avrebbe provocato

gli USA per premere sulle proprie sfere contro URSS. Inoltre, l'economia cubana

dipendeva sempre di più dalle sovvenzione sovietiche, per cui, quando Che insiste

per portare la rivoluzione cubana negli altri paesi,sopratutto in Bolivia, Castro lo

sostiene ma deve farlo in maniera segreta (non perché non lo scoprano gli USA,

quanto URSS). Castro evita quindi il sostegno aperto e massiccio alle guerrigliere

- in realtà negli altri paesi latino americani, dove si impiantarono le guerriglie, esse

non riuscirono a reclutare le masse e ottenere ciò che Che teorizzava(dare

fuoco) perché a paese a paese c'erano delle grosse differenze.

BOLIVIA --> Che Guevara morì nel 1967, qua si trovarono tutti i criteri del

fallimento delle guerriglie: c'era il governo militare popolare (soprattutto nelle

campagne) + esercito boliviano era pronto a combattere + ha il sostegno aperto

degli Usa che offrono anche gli aiuti economici e militari. In più, il partito comunista

boliviano si spaccò, il grosso di quel partito aveva un buon radicamento sociale e

non volle appoggiare le guerriglie in quanto per il regime al potere sarebbe stata

una perfetta occasione per sopprimere il comunismo in Bolivia. Inoltre, dato il

contesto internazionale, Castro dette la sua benedizione a Che sapendo che URSS

era contraria a questa politica in quanto controproducente, e il sostegno nascosto

non aiutò molto a Che sopratutto nella fase finale per aiutare e salvare Che e con i

suoi; i devoti di Che sostengono che Castro aveva abbandonato il loro leader.

Ultimo elemento: Che non riuscì a reclutare (meno di 1 centinaio di persone)

perché i contadini non aderirono e addirittura comunicarono con i militari, in quanto

quando arrivarono i guerriglieri in Bolivia erano sopratutto dei generali cubani

(esotici per i nativi della Bolivia, parlavano un'altra lingua e quindi c'erano problemi

di comunicazione) per i contadini i guerriglieri sembravano alieni + c'era miseria e

analfabetismo + c'è stata una riforma che aveva distribuito la terra a questi

contadini, per questo non aderirono perché avevano da perdere i loro terreni.

2) decolonizzazione --> Il contesto int.le era favorevole ad alimentare il ciclo

rivoluzionario e va a pari passo con l'evoluzione dell'ordine ideologico. La 2GM e i

suoi esiti avevano portato dei vantaggi per il liberalismo, il prestigio delle

democrazie liberali era cresciuto molto. Ma negli anni '60 quasi non bastasse la

rivoluzione cubana che dimostrava che esisteva un sistema alternativo a quello

democratico e liberale, quindi non solo c'è la rivoluzione cubana, ma il contesto

inte.le sta cambiando grazie all'importante fattore= decolonizzazione, che

comportò una grande rivolta anti-liberale e anti-occidentale e un arretramento

per l'occidente perché cercavano dei modelli alternativi (il socialismo parve il

modello capace per dare risposte ai bisogni dei nuovi paesi). URSS ampliò infatti la

sua rete di alleanze. Questo è il contesto int.le: dagli anni 60 non solo l'occidente

ma anche le sue idee (la tradizione liberale, democrazia rappresentativa) si trova

con le spalle al muro e in difensiva. Mentre URSS era in vantaggio e pareva avesse

l'egemonia ideale (il loro modello è più efficiente e più giusto). Il ciclo rivoluzionario

quindi si alimenta anche di questo contesto, soprattuto grazie alla decolonizzazione

in quanto Castro si presenta erede del Simon Bolivar, capo della redenzione

dell'AL, ma anche come il leader del 3° mondo, si presenta come il leader del

movimento dei non-allineati (pur essendo l'alleato di URSS).Questo contesto

favorisce il reflusso delle idee liberali e l'emergere,come negli anni 20-30 con anti-

liberalismo di marca fascista, ora si stampo marxista.

3) teoria della dipendenza --> sistema di idee/ideologia che negli anni 60-70 si

trasformò nella bibbia del pensiero rivoluzionario latino americano, come ideologia

era una forma per declinare la versione marxista adattandola ai contesti e all'epoca

dell'America latina. Era una teoria dello sviluppo: cercava di spiegare le cause del

sottosviluppo latino-americano.

Aveva come nemico: teoria della modernizzazione (origine nelle scienze sociali

degli USA) teoria di tipo liberale, riteneva che nulla impedisce ai paese della

periferia del mondo, sottosviluppati, del 3° mondo, e quindi anche ai paesi dell'AL,

che se sono debitamente aiutati anche essi possono seguire le medesime vie della

modernizzazione dei paesi già modernizzati. Il loro sottosviluppo non è un dato

storico, ma può essere ovviato da una politica di aiuti mirati. Se ci saranno degli

aiuti razionalizzati, allora i paesi Al potranno svilupparsi, modernizzarsi, far nascere

una classe media che porteranno all'affermazione della democrazia.

La TdD in origine non nasce nell'ambito ideologico marxista, bensì nazionalismo

latino americano, ma è negli ani 60 che quest'elaborazione teorica viene declinata

in termini neo-marxisti. Sosteneva che se i paesi del sud del mondo, soprattuto Al,

sono sottosviluppati, è a causa della struttura del sistema delle RI (economico

soprattutto) che genera le diseguaglianze internazionali. Il sistema era tale per

cui lungi dal produrre una progressiva modernizzazione, la forbice della

diseguaglianza sarebbe sempre cresciuta soprattutto a causa dei prezzi delle

esportazioni delle materie prime (modernizzandosi i paesi AL sarebbe diventanti

sempre più dipendenti da quelli evoluti).

Le conseguenze politiche dei TdD erano drastiche: è inutile fare le riforme

sociali-economiche-politiche poiché è il sistema che genera le diseguaglianze, per

questo motivo va abbattuto il sistema e solo con la rivoluzione socialista si

eliminerà questo cortocircuito del sottosviluppo= spirito di rigenerazione=

rovesciato il sistema si sarebbe creato un ordine giusto ed equo. (Il filone secondo

cui non c'era bisogno di fare la guerra al liberalismo al livello int.le, ma adottare le

misure nazionalistiche fu ignorato).

4) teologia della liberazione --> i rivoluzionari latino americani solo in piccola

parte professavano l'ateismo di stato, mentre la maggior parte di loro evocava la

coerenza con i valori del Vangelo ed era cattolica. In quegli anni la Chiesa si trova

su tutti i fronti, è profondamente lacerata (è sia legittimatrice della rivoluzione e che

della contro-rivoluzione), e per comprendere questo aspetto bisogna tener conto

del Concilio di Vaticano II del 1962-65. 18 lezione 28.04.15

Teologia della liberazione

Perù 1968-75

Cile 1970-73

Nicaragua 1979-90

Teologia della liberazione --> elemento decisivo per il ciclo rivoluzionario, profonda

riforma della chiesa cattolica negli anni 60-70. L'importanza che ha la chiesa come

istituzione e la visione cattolica del mondo come immaginario di riferimento di tutta

la tradizione politica organicistica e anti liberale nella storia latino americana.

All'origine vi era lo scarto tra il magistero/autorità della chiesa e i fedeli. Le

tradizionali società governate dal sacro si sono trasformate in secolari, urbane, la

capacitò della chiesa di parlare ai fedeli si è ridotta sempre di piu. Fin dagli anni

successivi alla 2GM la chiesa cattolica universale ha iniziato ad essere solcata

dalle riforme. Si voleva arrivare a dialogare con la modernità.Fino a quel punto

l'atteggiamento della chiesa verso la modernità è stato di condannarla, in quanto

portatrice del male su tutti i piani della società e allontanava l'uomo da Dio. Si tratta

di un'immagine demoniaca. Il passato invece era rappresentato come una

comunione tra uomo e Dio. Ciò generava il distacco tra la chiesa e i suoi fedeli e da

qui una crescente domanda di riforme che trovarono espressione nel Concilio di

Vaticano II. Fu indetto da papa Giovanni XXIII nel 1959, si aprì nel 1962 e durò fino

al 1965. Per 4 anni si riunì l'immensa assemblea di vescovi a san pietro a Roma

per discutere la riforma della Chiesa (lingua della messa, farla verso i fedeli, ecc).

La dimensione sociale e politica di queste trasformazioni: in AL si ha un contesto di

grandi diseguaglianze, crescita demografica e modernizzazione, dal 1959 è un

contesto in cui si ha una guerra interna ed ideologica, la politica si è trasformata in

guerra, oltre alla GF sbarcata anche in AL.

Il risultato di questo concilio: "aggiornamento" = la chiesa cerca un dialogo con la

modernità. Gl anni 60 sono anni della rivoluzione e la chiesa non fa eccezione,

infatti cambia il proprio atteggiamento verso la modernità. Non vuol dire che la

sposi dopo averla condannata per anni, ma si rese conto che la modernità andava

evangelizzata, convertita ai valori del cattolicesimo, e la mera condanna era sterile

e non faceva altro che isolare la chiesa dalle grandi trasformazioni della modernità.

Il cambiamento era radicale e in che senso andò? Concilio si trasformò in un

evento rivoluzionario e i teologici che insistevano di più sul cambiamento erano del

nord Europa (Germania, Francia, Paesi Bassi, Austria), venivano da ambienti

profondamente secolarizzati dove il cattolicesimo o era assente o doveva convivere

con altre religiosi. Queste istanze rinnovative non provenivano da paesi che

avevano vissuto la storia coincidenza tra la politica e la religione (Spagna, Italia,

AL).

Questo rinnovamento in che senso andava? --> nel senso del riconoscimento del

carattere pluralista delle società moderne, il principio del pluralismo era intrinseco

nel rinnovamento religioso. Nel cattolicesimo, si ricorda, che vige il principio

dell'unanimismo, vi è solo un Dio. Il fatto che la chiesa cattolica riconoscesse il

carattere plurale delle società moderne era una cosa nuova. Il 1° principio che

esprimeva questa visione del mondo si presentava: nello sviluppo del concetto di

ecumenismo (il dialogo tra le religioni finalizzato l'intesa). L'idea dell'ecumenismo

cioè la fratellanza (anche se le divisioni restano) ma lo spirito è quello di dialogare e

cercare gli elementi che uniscono. Fino al Concilio di Vaticano II non esisteva

questo valore riconosciuto. Riconoscimento della pluralità come valore della

modernità. (Il problema storico dell'AL: vissuto fino a lungo la coincidenza politica e

religiosa come arriverà verso il pluralismo politico e religioso?). Se viene praticato

questo principio del pluralismo religioso come valore, ovviamente basta un passo

per accettare il riconoscimento del valore del pluralismo politico. Se la società è

plurale dal punto di vista religioso allora lo è anche politicamente. La democrazia

politica fino al Concilio non era stata per la chiesa cattolica un valore, la dottrina

tradizionale della chiesa era che ogni sistema politico era legittimo intanto quanto

rispondeva alle leggi del Vangelo (non importava se era una dittatura, monarchia o

democrazia). A legittimare il governo quindi era l'adesione ai valori del vangelo.

Importante era che ci fosse un'educazione cattolica, il divorzio vietato, le leggi

rispondessero alla dottrina cattolica.

Il Concilio introduce un grande rinnovamento, nel suo sforzo del dialogo col mondo

moderno, individua nel costituzionalismo e democrazia il sistema migliore e

preferibile perché in grado di tutela la pace e i diritti dell'uomo. Era questo

l'elemento fondamentale del Concilio.

La chiesa in Europa individua nel riconoscimento della pluralità della società

moderna il canale di recuperare la capacità di dialogare con la modernità. In AL

invece, le cose andarono diversamente. Il contesto AL era molto diverso: intanto

non c'è un episcopato diverso dal cattolico,quindi il bisogno/realtà dell'ecumenismo

non è sentito. Per introdurre il seme del pluralismo in AL era assente, si domanda

come una società unanime dal punto di visto religioso affronta il passaggio al

pluralismo politico. Messaggio fondamentale del Concilio nel cattolicesimo latino

americano fu la denuncia che il concilio fece sulle diseguaglianze economiche nel

mondo. In AL il rinnovamento religioso restò insensibile alla richiesta della

democrazia politica e affrontò solo i problemi dell'ingiustizia sociale che viene

affrontata con la rivoluzione in quanto è vista come rigenerazione.

VEDI 28

Espressione di questo si trova in Medellin 1968: adattare le riforme del concilio nel

contesto latino americano, metteva accento sulla liberazione. S'impone l'idea della

democrazia che attiene solo alla sfera sociale e non politica. Mentre i vescovi

europei scoprono la democrazia moderna, intesa come pluralismo politica, in AL

prevale ancora l'idea della democrazia come nozione sociale e sarà portata dalla

rivoluzione sociale. Vede nella politica di Cuba il rispetto e la fedeltà dei principi

evangelici. Avvenne quindi una lettura selettiva del Concilio che andò a rafforzare la

reazione contro la tradizione liberale in nome di una versione socialista dell'antica

tradizione organicistica. Tutto ciò comportò uno straordinario impulso e legittimità al

ciclo rivoluzionario. Il marxismo-leninismo non ha mai avuto il grande seguito, ma

quello che porta le masse sul fronte rivoluzionario è la convinzione che il socialismo

è la versione moderna, declinazione moderna della tradizione cattolica e Vangelo.

La legittimità del fronte rivoluzionario derivava che quei valori corrispondevano

all'antica tradizione cristiana.

La politica, in quegli anni, divenne guerra perché si tratta di uno scontro tea verità

assolute, il mondo diventa binario tra sfruttatori e sfruttati, buoni e cattivi. La guerra

era essenzialmente di religione e quindi tutti gli attori cercarono una legittimazione

religiosa nell'uso della violenza per la rivoluzione. (Allo stesso modo anche i contro

rivoluzionari ottenendo un'ampia legittimità religiosa dall'altra parte del clero).

La chiesa entrò nel ciclo d'implosione, il cattolicesimo in Al continua a sognare

l'ordine unanimista, pensa di incarnare il tutto, allora non sorprende che è finita per

essere lacerata dai conflitti nella società. Quindi ci sarà il clero che legittima i

guerriglieri e chi legittima i regimi dittatoriali.

Questa teologia è chiamata teologia della liberazione e la chiesa stava affianco dei

poveri, "liberazione" dall'oppressione, imperialismo, sfruttamento, ecc.

LE FORME CHE PRESE IL CICLO RIVOLUZIONARIO

Cuba = il luogo da cui veniva diretta per opera personale di Castro la rivoluzione in

AL, in realtà il modello cubano non attecchì da nessuna parte nella sua forma pura.

Il regime di Castro si consolida in una costituzione d'impronta tipica marxista-

leninista, e nessun altro paese in AL ha adottato un modello costituzionale analogo.

In questo senso il costituzionalismo cubano non si è diffuso al di là di Cuba.

PERÙ 1968-75 ALVARADO

È utile per capire il ruolo dei militari--> militari presero il potere nel 1968 sotto

Alvarado stabilendo un regime di matrice populista e dittatoriale. Il regime non

nacque per reazione popolare, bensì con colpo di stato guidato dalle forze armate

come istituzione organizzata. Sospese i partiti, chiuse il Parlamento, chiuso la

stampa, ecc. Con quale finalità i militari monopolizzarono il potere? -- includere le

masse nella vita sociale (non nell'ambito politico) con le riforme. Fanno una riforma

agraria con la distribuzione delle terre, riconoscimento del quechua come lingua

officiale, aumento di salari, nazionalismo economico e ideologico, non allineamento

sul piano internazionale, nazionalizzare la compagnia petrolifera. Tipico caso del

populismo militare. Si pensava all'organizzazione corporativa dello Stato e della

società. Tutti i ministri(militari) di Alvarado avevano studiato nelle accademie

americane, dove fu insegnato di combattere il comunismo, adottare il liberalismo e

capitalismo. Allora come mai i militari peruviani si comportarono all'inverso? Il fatto

condizionante estero, il ruolo degli USA, non è prioritario per comprendere il

comportamento delle istituzioni militari. Per capirli bisogna richiamarsi ai concetti

tradizionali = i militari entrano in scena come situazione carine della visione

organica del mondo, sono coloro che hanno assunto nei paesi dell'AL il ruolo del

fondamento dell'unità dell'organismo nazionale. Non si percepiscono come

depositari della costituzione, bensì si sentono investiti di un ruolo che va al di là

della costituzione, devono custodire l'unità e unanimità della tradizione organica.

Ecco che i militari tenderanno ad intervenire e prendere il potere politico per

ricreare ciò che essi ritengono l'equilibrio della nazione.

(Il grande partito popolare peruviano APRA non era mai arrivato al potere).

Nel 1968 i militari peruviani (come negli anni 30 in Argentina) avevano ritenuto che

il Perù fosse minacciato dalla lacerazione interna fino a quando le masse non

sarebbe state incluse. Le loro riforme avrebbero nazionalizzato le masse, creato la

nazione e recuperato quindi l'armonia ed equilibrio.

Non vi è però l'adesione alla visione marxista cubana o socialismo sovietico. Si

tratta però pur sempre di una via alternativa e opposta all'ordine liberale.

CILE 1970-73 FREI / ALLENDE

Dalle lezioni libere e democratiche 1970 nasce il governo di Allende ed entra nel

pieno ciclo rivoluzionario. Quest'elezione ebbe l'effetto di terremoto forse anche

maggiore della rivoluzione cubana. Per capire l'impatto che ebbe la vittoria di

Allende bisogna considerare il fatto che il Cile (insieme dell'Uruguay) era un paese

che dimostrava che anche in AL la democrazia, l'inclusione delle masse poteva

avvenire attraverso il costituzionalismo liberale e non contro. In Cile non c'è stato il

militarismo (se non negli anni 20), non c'era il populismo, ma democrazia

rappresentativa, il pluralismo odi partiti, separazione di poteri, libertà di stampa.

Aveva conservato fin dall'800, anche se con le crisi superate, l'impianto

costituzional-liberale dello stato che pian piano si era ampliato da trasformarsi in

democrazia. Negli anni 60 Cile era diventato la vetrina della risposta liberale alla

rivoluzione cubana: Kennedy reagisce alla rivoluzione lanciando l'Alleanza per il

progresso (ci può essere giustizia sociale e sviluppo economico con democrazia

politica).

Nel 1964 eletto Frei presidente democratico, deciso a riformare il Cile e non era

conservatore (bensì riformista). Era inoltre a capo di un grande partito di massa e

vinse da solo. Quindi riformista + popolare + anticomunista (eta un intellettuale

cristiano, opposto al sistema mono partitico allo stato che monopolizza tutto). Cile

era il modello per rappresentare che non c'e contraddizione tra il mondo latino

americano e la democrazia.

Quando nel 1970 si andò a votare, Frei non si poteva ripresentare. A quel punto il

quadro politico cileno si frammentò in 3 parti perché il giudizio sul governo di Frei

non era unanime (Frei aveva chiamato il suo governo Revolcion en Libertad =

rivoluzione all'interno del sistema costituzionale democratico, in polemica con la

rivoluzione cubana e marxismo e socialismo). Le sue riforme generarono dissensi

in quanto una parte del suo partito ebbe una reazione conservatrice (troppe

riforme) + militanti cattolici (secondo cui aveva fatte riforme ma non abbastanza).

Si presentarono 3 grandi coalizioni alle elezioni: conservatori/destra + centrista/

riformista + marxisti (comunisti e socialisti). In Cile non si poteva costruire il

socialismo come a Cuba perché non c'era il regime da rovesciare, quindi i marxisti

con a capo Allende conquistano il potere per via democratica. Ma si posero fin

dall'inizio dei problemi:

1) vinsero elezioni in modo democratiche, all'interno del costituzionalismo

democratico, ma volevano creare il socialismo. Come transitare al regime

socialista? La via cilena del socialismo non era ben vista da Castro (ricorso alle

armi).

2) Allende sì vinse le elezioni, ma non ebbe il mandato dall'elettorato cileno per

costruire il socialismo cileno. Era un medico, aveva dei rapporti coi rivoluzionari, e

vinse le lezioni soprattutto perché gli altri 2 partiti erano divisi tra di loro. Non

godeva della maggioranza nel Parlamento presentare le sue riforme. Il suo

successo era una bomba per la tradizione latino americano perché dimostrata che

si poteva avere una democrazia e internazionale perché gli USA temevano che se

una coalizione marxista come quella cilena si consolidava in Cile allora ciò poteva

accedere anche negli altri paesi occidentali (paese più simile alle condizioni cilene

era Italia). Il fatto che fosse stato eletto democraticamente poteva far transitare

l'ordine socialista ad altri paesi minacciava gli USA.

Al tempo in USA c'era Nixon che fece di tutto per impedire che Allende si

insediasse al potere (azioni anche illegali, le cover actions). Questi tentativi però

fallirono perché c'erano 2 grandi ostacoli (1970):

1) democrazia cristiana cilena che non si prestò alla volontà del governo

americano: fin tanto che il governo di Allende rispetta la Costituzione sarà

rispettato. Tanto che firmò una garanzia con il partito socialista per rispettare le

libertà della costituzione

2) esercito cileno che andava orgoglioso alla sua fedeltà alla costituzione (e non

unità nazionale) = tipicamente secondo l'ordine liberale e non populista. Un piccolo

gruppo di militari insieme alla CIA aveva provato un attentato, ma ciò provocò

un''insurrezione.

Nel 1973, 11 settembre, con un colpo di stato violento i militari, guidati da Pinochet,

rovesciano il governo costituzionale di Allende. Cosa era successo in quei 3 anni?

Per quanto ottenesse grande solidarietà nel mondo per esser rovesciato a forza,

era un fallimento perché non era riuscito a consolidare il socialismo

democraticamente. Nel 1973, i 2 attori che avevano garantito i processo

costituzionale e ostacolato gli USA, ora cambiamo posizione: DC sostiene

apertamente il colpo di stato attuato dai militari.

Cos'era successo?

- USA fecero di tutto per rovesciare? Sì. Soprattutto nel 1970, e nei 3 anni

successivi adottarono una politica di boicottaggio che servì a indebolire i governo di

Allende ma non erano la causa della sua caduta.

- le forze armate sono le istituzioni professionali e non burattini nelle mani degli

USA (!).

Fattori del fallimento di Allende:

- contraddizione concettuale: costruire il socialismo per via democratica (i casi

erano 2: o il socialismo cileno rinunciava l'idea del socialismo contraria alla

costituzione oppure costruirlo sul modello cubano/sovietico le opposizioni lo

avrebbero accusato di violare la costituzione democratica).

- il governo cileno si radicalizzò al punto da indurre i 2 partiti di opposizione ad

unirsi. Gia nel 1972 formano un fronte comune contro il governo di Allende che

votano insieme nel parlamento. Qualche mese prima del colpo di stato

approvarono una mozione secondo cui il governo di Allende aveva violato la

costituzione

- c'erano delle divisioni anche all'interno del governo di Allende: c'era dei settori

estremi che pensarono di adottare la rivoluzione e transitare verso il socialismo; vi

era un'altro settore poi, con Allende, che voleva transitare passo a passo con le

riforme.

- fallimento economico drammatico del paese, dovuto sia ai boicottaggi degli USA

(ma in minor parte) + Allende non rispettava le leggi economiche ma guidava il

paese secondo l'ideologia. La crescita economica era "drogata".

- il contesto della GF. 19 lezione 4.05.15

CICLO RIVOLUZIONARIO

Opzione riformista

Kennedy- Alleanza per il progresso

Frei / Frondizi / Figueres / Betancourt

Regimi militari chiamati "burocratico-autoritari"

Anni '60:

- Brasile '64

- Argentina '66

AL ritorna ai sistemi democratico-rappresentativi (oppure ci arriva per la prima

volta).

Opzione riformista

premessa: comporta un tentativo di rispondere alla sfida rivoluzionaria (che avuto il

successo con la rivoluzione cubana la quale iniziò a proiettarsi sull'interno

continente) attraverso riforme politiche-sociali-economiche e non attraverso un

riflesso conservatore.

Diagnosi: a Cuba si è instaurato un regime comunista, si cercherà di rovesciarlo ma

tenendo conto che le condizioni sociali in Cuba era fertili per questa rivoluzione

quindi, si faranno delle riforme mirate purché essa non si espandi. Per prevenire

quindi altre Cuba bisogna promuovere delle riforme.

Kennedy --> democratico, cattolico, mirato a grandi cambiamenti, "new begining"

per la storia degli USA e nuovi valori su cui la civiltà degli stati uniti si fonda. Tiene il

suo grande discorso per il lancio dell'Alleanza per il progresso--> piano di sviluppo

rivolto specificamente per AL, affermando "No mas Cuba y no mas Repubblica

Dominicana" (dittatura crollata proprio in quel periodo e che rappresentava i

rapporti tra Eisenhower e il regime dittatoriale) = il senso di questa frase è

"combatteremo rivoluzione comunista insieme ai regimi oligarchici e dittatoriali che

favoriscono la nascita di reazioni comunisti".

Alleanza volle strutturare un fronte di idee per sfidare il comunismo e riflette molto

bene il piano elaborato dai sociologi.Questo progetto aveva degli obiettivi mirati, in

collaborazione con i governi dell'AL (USA non avevano la forza o il diritto per

attuare dei cambiamenti da soli) è il riflesso dello spirito che attraversa gli anni '60,

cioè quello rivoluzionario. Nell'A.x.P le idee teorizzate (si vedono realizzate oggi,

non all'epoca però in quanto) dovevano realizzarsi in 2 mandati di Kennedy.

Si richiamava alla teoria della modernizzazione (nemica della t.della dipendenza)

che leggeva il SI alla luce della t.liberale, col principio di base: non c'è nulla di

strutturale che impedisca ai paesi AL di seguire i medesimi passi seguiti prima dai

paesi più sviluppati, purché sia debitamente aiutata, quindi gli USA dovevano

svolgere un ruolo di leadership morale ed economica.

Era quello però che i paesi dell'AL già chiedevano dopo la 2GM, visto che durante

la guerra i paesi dell'AL si erano uniti agli USA per combattere, quindi finita la

guerra si aspettavano in cambio di quegli aiuti altrettanti aiuti che però arrivarono

poco. Per quale motivo? Dopo la guerra gli Usa erano la potenza globale e

ritenevano di avere un nemico globale (URSS) che aveva creato un impero euro-

asiatico e le risorse degli USA dovevano concentrarsi per contenere il comunismo

laddove era forte, che dopo la 2GM non era pericoloso in AL bensì nel cuore

dell'Europa (non a caso nacque il piano Marshall, per cui le risorse americane

andarono agli europei). Nacque la frustrazione nei paesi AL (per l'abbandono in

favore degli europei) e Kennedy per rimediare chiamò l'AxP "Piano Marshall per

AL".

Quest'alleanza per il progresso non era solo un programma di assistenza

economica (e neanche il Piano Marshall lo era perché l'investimento mirato

permetteva la ricostruzione dell'Europa occidentale e la spingeva di integrarsi

sempre di più). Anche AxP parte dagli aiuti economici ma per un altro fine:

(rispondeva alla visione tipica della modernizzazione) USA si impegnavano a

versare, nell'arco di 10 anni, circa 20 miliardi di dollari per le economie latino

americane. Con la finalità di formare un clima economico tale da creare la fiducia la

quale avrebbe convinto anche le borghesie latino americane ad investire. Se gli

USA si impegnavano ad investire nelle economiche, la finalità era quindi non sono

far girare l'economia ma anche creare la fiducia per far rientrare gli investimenti in

AL. Questi investimenti non erano casuali, bensì mirati nei settori strategici

dell'economia (infrastrutture,cioè ferrovie, strade, porti, gasdotti, linee elettriche +

energia + industria pesate). Non si proponeva di sviluppare AL, ma il concetto era

di "take-off"=decollo, mettere la benzina nella macchina dell'economia latino-

americana.

Il primo step dell'AxP: il decollo economico.

Il secondo step: i teorici dell'AXP pensavano che se effettivamente i risultati si

vedono,se c'è effettivamente un decollo economico, allora si aspettavano che

anche la struttura sociale dell'AL sarebbe cambiata (passaggio dall'economia alla

società). Il problema però delle società latino americane che assillava i teorici e i

rivoluzionari= le grandi diseguaglianze: c'era la testa della piramide sociale con le

poche elites e la base di popolazione povera che tendeva a crescere sempre di più

e nel mezzo non c'era il ceto medio come nelle società più sviluppate, era molto

ridotto. Allora l'obiettivo era: attraverso le riforme attuare una politica che favorisse

la crescita del ceto medio. Per ridurre le diseguaglianze l'AxP prevedeva

investimento nel settore sanitario, educativo, e altri obiettivi molto precisi e mirati.

Le riforme andavano anche oltre: volevano favorire la riforma agraria, toccando

così le strutture profonde della società AL, per la loro attuazione ci volevano pero

delle condizioni adeguate.

Altra riforma che si proponeva l'AxP: bisogna indurre i governi affinché attuino dei

sistemi fiscali che prevedevano la tassazione progressiva (per consentire allo stato

il ruolo nella redistribuzione della ricchezza).

Tutto ciò aveva la finalità per far crescere il ceto medio: i ricchi devono essere

meno ricchi e i poveri meno poveri.

Ottenuto il decollo economico, che inizia a far trasformare la società e far

crescere il ceto medio, l'obiettivo finale era quello di rilanciare i valori morali: si

trattava di una guerra di civiltà quella della GF, con Kennedy che voleva dimostrare

che i valori occidentali erano superiori di quelli del socialismo sovietico. Voleva far

maturare nell'emisfero americano dei regimi politici fondati sui valori del liberalismo

americano = l'obiettivo finale era la democrazia politica di tipo liberale. L'idea era

che una società meno diseguale, che ha dimostrato la capacità di integrazione

delle masse, con un grosso ceto medio, aderirà sicuramente ai valori della

democrazia liberale, che avrebbe ridato poi uno straordinario prestigio degli USA,

isolando così la rivoluzione cubana.

Questo disegno però fallì:

- in termini economici e sociali non era un grande fallimento, in quanto in quegli

anni l'economica crebbe comunque e si videro dei risultati positivi anche nella

società. Gli obiettivi fissati però non era raggiunti: ad esempio il tasso di

analfabetismo = i risultati ci furono, quindi il tasso calò, ma poiché la crescita

demografica era molto grande, anche il tasso continuò a crescere sempre di piu.

Risultati ci furono ma parziali.

- il fallimento si vide sopratutto dal mancato ottenimento dell'obiettivo finale: la

democrazia rappresentativa negli anni '60 non si diffuse (forse solo oggi si

realizza). Si trattava di un periodo di forte polarizzazione politica e con dei colpi

di stato sempre più numerosi.

- in AL era talmente forte e radicata l'idea che gli USA non avessero alcun diritto di

sindacare la legittimità dei regimi latino americani che quando contestarono il

colpo di stato in Brasile del 1964, ciò equivaleva ad una sorte di forte ingerenza

negli affari interni del paese latino-americano. Da allora gli USA decisero che sì,

preferivano i regimi democratici, ma se per qualche motivo la democrazia

crollava e i militari prendevano il potere, gli USA si alleano con loro nella lotta

contro in comune nemico sovietico. Ma questo rappresentava una tomba per

AxP in quanto l'obiettivo finale veniva archiviato.

- esistevano nell'AL negli anni 60 le condizioni favorevoli alla realizzazione degli

obiettivi dell'AxP? No, perché affinché AxP avesse successo ci dovevano essere

già queste condizioni favorevoli che questo progetto mirava a creare. Si trattava

di un AL tanto polarizzata, e Kennedy per attuare le riforme aveva bisogno degli

alleati nei governi dell'AL che avrebbero attuato queste riforme. Questi alleati

dovevano essere come Frei del Cile, con le caratteristiche come esser:

-anticomunista

-popolare e cioè a capo di un grande partito di massa

-leader riformista e non conservatore (il governo di Frei infatti si chiamava

Rivolucion en Libertad)

Frei però si trovava nel paese in cui c'erano già le condizioni che AxP voleva

creare: c'è già lo spirito riformista, il ceto medio, la democrazia rappresentativa. Ma

di questi Frei in AL ce n'erano pochi, e non solo: lo stesso Frei viene travolto dalla

polarizzazione politica quando viene sfidato da Allende. Alcuni leader tuttavia ci

furono:

-Frondizi in Argentina

-Brasile con Kubitschek

-Costa Rica con Figueres

-Venezuela con Betancourt.

Kennedy quindi rimase senza alleati e ciò che avvenne in AL fu un processo di

polarizzazione di cui gli Usa erano a traino e non a capo, questo processo fu tale

per cui la politica fu sostituita dalla guerra. Se crollavano le democrazie, già

abbastanza fragili, non fu "colpa" degli USA e neanche il merito, bensì AL stessa.

La democrazia rappresentativa in AL fallì di nuovo e la reazione fu quella militare.

REGIMI MILITARI BUROCRATICO-AUTORITARI

I regimi militari non si presentavano negli anni 60 come dei semplici regimi d'ordine,

bensì ebbero un'ideologia rifondativa=volevano creare un ordine nuovo.

Sostenevano che AL era arrivata al punto in cui l'ordine esistente non andava più

avanti: economia ferma, la guerra ideologiCa continua e impedisce la stabilità per

progredire, quindi ci vuole non solo ordine di tipo autoritario ma bisogna rifondare le

fondamenta del paese. Si trattava dei regimi che si presentavano con questa

caratteristica rivoluzionaria, con l'idea di cambiare la struttura sociale-economica-

politica.

Caratteristiche generali di questi regimi militari:

- si chiamavano regimi "burocratico-autoritari" (che si differenziano dai populismi

del ciclo rivoluzionario in quanto questi si producevano nei paesi che non hanno

già conosciuto i grandi movimenti populisti). Mentre i regimi militari burocratico-

autoritari si producono nei paesi già di elevata modernizzazione, che hanno già

conosciuto un'ampia integrazione delle masse attraverso i regimi populisti, in

questo senso sono post-populisti.

- "autoritari"--> sono delle dittature con la limitazione delle libertà, chiusura della

stampa, parlamento, opposizione eliminata, ma hanno una peculiarità : sono le

forze armate, come corporazioni, che s'impossessano di potere (in passato

c'erano magari dei colpi di stato, dal 1930, ma i militari che facevano questi colpi

per riportare l'ordine riconsegnavano poi il potere ai civili oppure rimanevano al

potere ma il governo restava comunque civile). qui invece sono i militari che

governano ora, sono a capo di ogni organizzazione/corporazione. Davanti alla

diagnosi che dice che il nostro paese è arrivato al punto che non consente più lo

sviluppo, i militare chiudono la politica e creano le condizioni di un laboratorio in

cui essi diventano la classe dirigente del paese. Queste forze armate dell'AL

sono professionali (erano il punto di partenza della creazione dello stato-nazione

dell'800 in AL), erano una classe dirigente sostitutiva che occupavano il potere;

"burocratico" --> i militari lasciavano libera una casella libera del governo=

economica= riservata ai grandi tecnocrati, laureati nelle grandi università

mondiali, grandi economisti.

Questo è perché questi regimi militari avevano bisogno della legittimità

internazionale e avere dei grandi tecnocrati che godevano della fiducia con i

grandi finanziatori internazionali (questa è una lettura superficiale), in realtà,

l'ideologia di questi militari si richiama all'organizzazione organicistica della

società: i militari si ritengono protettori dell'unità, dopo il populismo avvenuto in

questi paesi che avevano portato all'integrazione delle masse integrate, si arriva

alla conclusione che sono così integrate queste masse ora che bloccano lo

sviluppano (scioperi, blocchi,ecc) quindi i militari ritengono che sia arrivato il

momento, sempre in nome degli stessi valori (unità, armonia) che bisogna

escludere le masse. Questi regimi non a caso sono ferocemente anti-populisti.

Inoltre, questa concezione organicistica tanto radicata è ostile all'idea della

politica come interazione degli attori plurali, infatti spesso si trasformava in

guerra di religione (amico-nemico), quindi questi militari eliminano la politica e i

tecnocrati erano come i moderni scientificos che avrebbero applicato delle leggi

dell'economia attraverso le quali il paese si sarebbe sviluppato. La politica aveva

creato la paralisi, andava allora eliminata e affidata in parte ai tecnocrati.

- ideologia --> dottrina della sicurezza nazione (tipica della GF), ideologia

anticomunista che le forze armate latino americane hanno appreso dalle scuole

americane ma non solo, va guardato il ruolo svolto dai militari nella storia latino

americana. In realtà l'avevano elaborata nella loro scuole militari: questa dottrina

distingue il mondo tra il comunismo e l'occidente cristiano (a cui appartiene

anche AL) e i problemi dell'AL, secondo questa dottrina, sono di sicurezza e di

sviluppo.

La sicurezza è minacciata dal comunismo che è il grande nemico della civiltà

occidentale. A questo problema si risponde solo favorendo lo sviluppo.

Ma anche l'AxP dice questo: ci vuole più sviluppo, poi democrazia per

contrastare la minaccia comunista.Ma la differenza è che mentre l'AxP per

appunto mirava alla democrazie e alle riforme nell'ambito della democrazia per

combattere la minaccia comunista, i militari sostengono che la sicurezza impone

chiudere la politica perché la politica è un canale di infiltrazione del comunismo,

e sospesa la politica i militari applicheranno le leggi scientifiche dell'economia

che consentiranno lo sviluppo. Una volta che eliminata la politica, applicate le

leggi scientifiche per favorire lo sviluppo e quindi ottenuti i successi sul piano

economico, si tornerà alla democrazia--> da qui la legittima deriva non dal

popolo ma dal successo economico. Questi regimi militari degli anni 60-70 non

rivendicano la dittatura come regime di governo, ma sono dei regimi militari che

si pongono nel campo occidentale che combatte contro la minaccia comunista. Il

fondamento ultimo della loro legittimazione è sempre il ritorno alla democrazia

rappresentativa. La loro idea è: non esistono nei loro paesi ancora le condizioni

per la democrazia rappresentativa (a causa dell'arretratezza, natura dei

movimenti populisti, diffusione del comunismo, diseguaglianze sociali, fragilità

economica ecc). Si sospende la democrazia per tutto quel tempo che ci sarà

bisogno di farlo. Ma l'obiettivo non è la dittatura che è solo un mezzo per

raggiungere un fine: quando avranno un successo, e la società si sarà

trasformata, sarà un paese ricco e industrializzato, si potrà allora tornare alla

democrazia che a quel punto sarà una democrazia percorribile in quanto

esisteranno le condizioni per farlo.

- la visione rivoluzionaria e controrivoluzionaria: la 1° ha come obiettivo il

socialismo, la 2° riportare la democrazia rappresentativa. Ma entrambe

eliminano la politica: la rivoluzione conta sulle armi per raggiungere un nuovo

ordine che si può creare una volta distrutto quello precedente vs i militari

eliminano la politica nella convinzione che il nuovo ordine si può fare solamente

in un modo pneumatico. Sono entrambe delle declinazioni della vecchia politica

di tipo organicistico che escludeva l'autonomia della politica nella quale vedeva

un male che divide un organismo che dovrebbe essere unito, e questi 2 modi

(rivoluzionario e controrivoluzionario) si pongono come obiettivo lo stabilire

dell'armonia 20 lezione 5.05.15

Brasile 1964-85

Argentina 1966-73

Se si vanno a vedere gli anni 70 e i paesi governati dai militari, in AL c'erano poche

eccezioni che non erano delle dittature militari: Costa Rica, paese senza esercito

con una solida democrazia + Colomba + Venezuela che conservano le istituzioni

democratiche + Messico che non aveva però una democrazia bensì la dittatura

perfetta del partito unico PRI (1968 strage de la Plaza de las Tres Culturas (tracce

della civiltà azteca + chiesa tipica spagnola, coloniale + grattacieli che

rappresentano il Messico moderno) come risultato di una forte polarizzazione

ideologica in cui il regime PRI aveva difficoltà ad includere tutte le corporazioni,

soprattutto gli studenti che manifestarono e alla vigilia delle olimpiadi la polizia

dovette ricorrere alla violenza).

Queste dittature però non sono tutte uguali tra di loro, non tutte si appoggiano sulla

stessa base sociale o hanno la stessa ideologica o di schierano allo stesso

versante della GF. I regimi populisti s'imposero laddove la modernizzazione tardava

ad arrivare (come nelle aree andine, Perù, Panama) sfruttando i sentimenti

nazionalisti e antiamericani. Mentre i regimi b-a sono post-populisti, sono regimi

nuovi.

(1977 fu firmato dal colonnello Torrijos un trattato che cercò a far restituire al

Panama il suo Canale (elemento fondamentale del nazionalismo latino americano),

anche se gli americani sotto Carter si opponevano ma per guadagnarsi il credito

presso i paesi latino americani il canale tornò allo Stato del Panama in tutti gli

effetti). BRASILE 1964-85

La dittatura più lunga. Dal 1-04-64, durò 21 anni. Se fino agli anni 40 non era certo

che il Brasile fosse più forte in AL in quanto aveva l'Argentina come rivale, dopo la

2GM non c'erano più dubbi (in quanto si era alleata con gli USA, si era

modernizzata e cresciuta).

Come e perché nasce la dittatura?

Alla vigilia del colpo di stato tra il 61-64 gli effetti della crescente modernizzazione

fecero nascere le condizioni di un nuovo movimento populista. (Vargas: si era

creato una base populista nelle città ed industrie ma non include le masse rurali

delle zone arretrate del Brasile, infatti nel 1945 creato 2 partiti). Ora però il Brasile

stava cambiando, Vargas suicidato, e il paese è pronto per promuovere l'inclusione

anche delle masse rurali nella vita politica. Un po perché ci sono dei movimenti che

si occupano della loro inclusione come la Chiesa Cattolica (che si sta trasformando

dopo il II concilio vaticano), nascono dei sindacati rurali nelle campagne, il partito

comunista crea delle leghe contadine. Brasile entra in una fase di effervescenza

totale, vive una seconda tappa di inclusione delle mass. Interprete di

quest'inclusione più radicale delle masse è il delfino di Vargas --> Goulart. Era il

ministro del lavoro di Vargas, si riteneva erede di Vargas, era anche amico di

Peron. Egli s'immagina come Peron brasiliano, deve avere una base operaia e

rurale, vuole compiere la sintesi tipica del populisti tra il socialismo e il

nazionalismo. Viene eletto come vice-presidente della repubblica, (1961 elezioni in

cui vince la presidenza Juanio Quadros).

Goulart adotta delle misure economiche tipiche populiste: redistribuzione delle

ricchezze e ciò genere anche le critiche da parte delle elites in quanto

comprometteva il futuro economico. Sul piano internazionale: conduce una politica

di sfida alla leadership politica degli USA e si rifiuta di rompere le relazioni con la

Cuba.

Questo è in contesto in cui nel 1964 i militari decidono di rovesciare Goulart: la

dittatura nasce come reazione a quello che i militari ritengono un eccesso di

mobilitazione. L'integrazione delle masse, secondo loro, ha raggiunto il suo limite

tollerabile e se si andava oltre si sarebbe verificato ciò che stava succedendo con

Goulard = integrazione delle masse avrebbe impedito lo sviluppo del paese.

Bisognava eliminare la politica e governare il paese come un laboratorio, basta i

conflitti e pluralismo perché dividono. Una volta che il Brasile sarà sviluppato (la

dottrina della sicurezza) allora si potrà ritornare alla democrazia rappresentava,

visto che si creeranno le condizioni. Avevano degli obiettivi ma non i termini per la

loro realizzazione --> questa fu la promessa del golpe del 1964.

2 considerazioni importanti sul colpo del 1964:

- Il golpe non fu violento, a freddo in quanto non c'era una crisi o guerra civile o

internazionale o guerriglia, quindi senza un imminente minaccia

- Gli USA appoggiarono questo colpo di stato per mantenere unito il continente

americano

Caratteristiche di questo regime:

- questa dittatura fu caratterizzata da alcune peculiarità, dato che era nata a

freddo, i militari non erano molto radicali = si ritenevano sufficientemente forti da

tenere aperte alcune finestre di partecipazione: tennero aperto il Parlamento

(anche se non era libero ed autonomo). Volevano tener aperto il gioco politico

aperto: con un partito di governo e uno di opposizione (che non poteva

contestare l'illegittimità del regime). Sul finire degli anni '60 quando si formò un

movimento di guerriglia, allora lì venne la fase più repressiva del regime

(1969-75): molte uccisioni, torture diffuse.

- le forze armate governarono davvero fino in fondo come istituzioni: non s'impose

una figura carismatica, un uomo forte al potere, la regola nelle forze armate per

impedire la concentrazione di potere è quella secondo cui ogni 4 anni si doveva

eleggere un presidente nuovo.

- vogliono eliminare la politica e quindi sono consapevoli che la loro legittimità non

è una legittimità politica e che la loro base sociale è limitata (elites e ceti medi =

minoranze), questi colpi di stato non sono per niente popolari come i populismi.

Sono consapevoli quindi di avere il sostegno dei ceti medi che vogliono ordine,

sviluppo, progresso, ma sono minoritari, sono consapevoli quindi di non avere la

legittimità politica e la voglio sostituire con quella economica: garantiscono che

avranno il successo economico e ciò permetterà di restituire il paese alla

legittimità popolare.

Conseguenze dal punto di vista:

politico --> questi militari ebbero successo in Brasile, infatti governarono per 21

anni e quindi s'istituzionalizzano, consolidarono il loro potere. Il loro regime era così

duraturo che alla fine le cose andarono come loro avevano previsto: nel 1985 non

furono cacciati da una rivolta popolare, il Brasile era cambiato in quegli anni sì, ma

le grandi manifestazioni in piazza del 1985 erano da parte dei ceti medi (che

costituivano la base sociale del regime) che chiedevano la transizione verso la

democrazia ed erano i militari stessi a dettare questi tempi, gradualmente. Quando

tornò quindi la democrazia in Brasile era proprio ciò che i militari avevano

teorizzato.

economico --> il governo brasiliano fece ciò che fecero i regimi b-a: messo

l'economia in mano dei tecnocrati. Aprono le porte agli investimenti esteri (al

contrario dei populisti: protezionisti, modello ISI) per poter modernizzare il Brasile.

Ma i militari nazionalizzarono le risorse del paese. Economia come andò? Il Brasile

conobbe una grande crescita (!) economia in quegli anni (non "sviluppo"!) il mondo

parlava del miracolo brasiliano, era la Cina degli anni 70. Ma questa crescita

economica però era selvaggia ed acuì le diseguaglianze sociali (si parlò del "Bel-

India=piccolo Belgio dentro una grande India). Produceva così una società molto

insicura e violenta. Quindi lo sviluppo non fu portato da quella crescita economica,

ma comunque garantì un ruolo importante nell'encomia mondiale.

*La transizione dalla dittatura alla democrazia fu pilotata dalle forze militari.* Non fu

violenta, senza una guerra civile. Tutti i passaggi della storia politica brasiliani non

sono stati violenti (indipendenza, repubblica, caduta della repubblica, caduta di

Vargas, colpo di stato 1964). ARGENTINA 1966-73

Colpo di stato militare nel 1966 a freddo, c'era al potere un presidente Illia

(appartenente ai radicali) che fu rovesciato pacificamente dai militari che

s'impadronirono del potere. Nel 1966 non c'è una guerra civile come quella del

1976, anche se c'è un piccolo movimento di guerriglia quindi non è questo che

induce i militari ad intervenire; né c'è una simpatica per i comunisti. Allora perché i

militari prendono il potere? Dopo la caduta di Peron del 1955 c'era un'equazione

politica senza soluzione in Argentina: si era sviluppata la tipica dialettica

peronismo-antiperonismo senza una possibile mediazione istituzione, era una

guerra di religione. L'equazione era che: se ci fosse stata una democrazia

trasparente il partito peronista avrebbe vinto le elezioni ma non avrebbero poi

governato democraticamente (com'era successo sotto Peron), l'alternativa era di

non riconoscere la legittimità al partito peronista ma ciò significava non andare alle

elezioni, ma il peronismo comunque conservava un forte potere di veto. Nessun

governo poteva consolidarsi. I militari allora prendono il potere: vogliono riportare

l'ordine e risolvere quest'equazione impossibile. Il loro regime si chiamava

"Revolucion Argentina", volevano restituire la democrazia all'Argentina una volta

create le condizioni necessarie. Ma fu un fallimento totale. Nel 1973 si dovettero

ritirare, ritornare nelle caserme ed indire le libere elezioni e il colmo per loro è che

quelle elezioni vinse Peron. L'umiliazione però durò poco in quanto nel 1976 i

militari ripresero il potere ed ebbero un grande consenso del popolo in quanto

erano stanchi.

Perché nel 1973 i militari fallirono? In virtù della grande forze che in Argentina

aveva acquisito il movimento populista-peronista anche nelle forze armate. Il

peronismo è stato un movimento talmente radicato e forte in Argentina da rimanere

profondamente presente anche nelle forze armate, che una volta preso il potere,

furono attraversate anche loro dalle fratture peronisti-antiperonisti (nazionalisti-

liberali: dove i primi avevano dei legami strettissimi con il peronismo in quanto

volevano una politica nazionalista per far sviluppare il paese, industrializzare il

paese, seguire la tradizione organicista vs liberali che Peron detestava )

VEDI 1.22

Le forze armate erano quindi divise fin dall'inizio. Ciò impediva al regime militare di

consolidarsi in Argentina, ma lo impedisce anche la politica economica incoerente +

c'è intanto anche Peron, che vive in esilio in Spagna, ma l'Argentina è piena di

peronisti che vanno in pellegrinaggio a Madrid per chiedere i consigli e Peron

incoraggia tutti i peronisti a lottare affinché il nuovo regime non si possa

consolidare (da lui andavano sia i sindacalisti che i giovani rivoluzionisti-socialisti

delle guerriglie).

Il regime militare viene sconfitto, a differenza col Brasile, non è in grado di polare la

transizione all'ordine successivo. L'Argentina dei primi anni '70 è in guerra civile. I

militari non possono far altro che indire le libere elezioni: 1976

I peronisti vincono perché si credeva che solo lui poteva riportare l'ordine e pace in

Argentina. 21 lezione 6.05.15

Uruguay 1973-85

Cile 1973-89

Argentina 1976-83

Quali sono le differenze tra i regimi b-a (nei paesi di già elevata modernizzazione e

dove c'è stato già il populismo) degli anni '60 e quelli degli anni '70?

- violenza repressiva degli anni '70 (molto superiore rispetto a quelli degli anni '60)

con il terrorismo di stato

- il modello economico: 60= regimi che si propongono di aprire il mercato interno,

attrarre gli investimenti esteri, adottano un modello di economia aperta ma

comunque con il ruolo centrale di Stato e non free market/liberismo. 70= cambiano

drasticamente il modello economico, adottarono o cercarono di adottare dei modelli

di tipo liberista, smantellando le politiche protezionistiche, dirigiste del passato.

Perché queste differenze?

- uno scienziato politici argentino spiegò queste differenze: il problema è che i

regimi militari degli anni 70 ebbero la percezione di un'elevata minaccia, che

negli anni 60 era una percezione di moderata minaccia. Questa minaccia percepita

('70) era rappresentata dal comunismo (che si possa imporre una rivoluzione

sociale conducendoli verso il comunismo e allontanandoli dal liberalismo) + che

questa rivoluzione socialista allontani i paesi dall'economia di tipi liberista e li

avvicini al socialismo. Cosa vuol dire che questa minaccia prima era moderata e

ora molto elevata? I colpi di stato degli anni 60' erano a freddo, senza le crisi in

atto, quasi dei colpi di stato preventivi (prima che avvengano cose peggiori

prendono il potere). Negli anni '70: i militari percepivano una crisi imminente, un

rischio potenziale del tracollo della democrazia liberale (vedi Tupamaros in

Uruguay) che volevano compiere una rivoluzione socialista sul modello cubano.

URUGUAY 1973-85

Operava un movimento di guerriglieri: Tupamaros, che agivano alla Robin Hood.

All'inizio rubavano ai ricchi per dare ai poveri, ma poi iniziarono con azioni più

violente.

È un paese di un'importanza simbolica per AL (+ Cile + Costa Rica) perché ha una

lunga tradizione democratica consolidata. Era la provincia più orientale del

Vicereame del Rio de la Plata e nasce come una secessione dell'Argenta, diventa

stato cuscinetto tra i 2 eredi della tradizione coloniale (Argentina e Brasile). Se uno

va a vedere la composizione etnica: immigrati spagnoli-italiani. Quindi non è tanto

diverso dalle altre province argentine. Mentre se guarda la tradizione politica vede

che Argentina è attraversata da instabilità, colpi di stato e crisi, mentre Uruguay è

all'esatto apposto.

Battle y Ordonez creò dei canali d'integrazione delle masse nella vita politica molto

precoce, già anni 10-20 del '900, in un contesto di democrazia rappresentativa

pluralista.

Per capire quanto Uruguay divenne un modello democratico, godeva di prestigio tra

gli altri paesi dell'AL - aneddoto: quando Eva Peron, durante il governo Peron fu

approvata la legge che dava il voto alle donne (1948), fece un viaggio, passò per

Uruguay e disse al presidente che era l'ora di dare il voto alle donne anche in

Uruguay, il quale rispose che l'aveva già da 25 anni.

Il fatto che crollare la democrazia e sìlimpose il regime dimostra di quanto la guerra

avesse sostituito la politica negli anni 70 in AL.I militari uruguaiani sono meno

celebri per i loro malefatte, ma la repressione fu comunque molto dura e la tortura

sistematica. Ciò non toglie che passata la fase delal più dura precessione, negli

anni 80 i militari si proposero di intavolare i negoziati coi partiti tradizionali del

paese. in questo senso la dittatura avviò una transazione "patteggiata": da un lato

ritenevano di aver compiuto la loro missione (con la repressione) ma dall'altra

sapevano di essere condizionati da una cultura profonda democratica. Iniziarono

allora dei patteggianti con l'opposizione e la dittatura ritornò alla democrazia nel

1985.

Si trattava di una dittatura forte comunque forte, ma non solo negoziarono bensì

firmarono una legge di auto-amnestia in base alla quale tutti i crimini commessi

entro una certa data non sono perseguibili (serviva per coprirsi le spalle). Una volta

tornata la democrazia, fu indetto un referendum in cui si chiedeva ai cittadini se

volevano eliminare quel patto, i quali risposero "no" (in quanto avevano accolto la

dittatura con tacita approvazione). Quindi si nota già da questo momento come le

dittature godevano di un'ampio e indefinibile consenso.

Una volta tornata la democrazia è presto divenuta efficiente: sistema democratico

effettivamente corrispondente ai canoni democratici.

Non si sono avuti dei fenomeni populisti, anteponendo alla Costituzione l'idea del

popolo, non è prevalsa una religione politica bensì civile.

Fino al 2014 si è parlato molto del presidente Mujica che è stato un ex guerrigliero

marxista-leninista (tupamaro), come in Brasile oggi con Dilma Rousseff, e si è

parlato del fatto che fossero ritornati al potere come prima della dittatura. Ma dire

questo è una distorsione della realtà, perché semmai è vero il contrario: accettano il

pluralismo, separazione dei poteri, libertà individuali, governanti dei paesi

democratico-liberali e non mettono in discussione l'economia di mercato. La

presidenza di Mujica rappresenta la forte tradizione democratica in Uruguay.

CILE 1973-89

La percezione della minaccia era rappresentata dal governo stesso formato dai

socialisti e comunisti. Mano mano che si radicalizzava il governo di Allende e falliva

sul piano economico la percezione era più elevata che in altri posti in quanto le

forze armate si convinsero che c'era già un governo di tipo marxista che stava

facendo transitare il paese verso il comunismo.

Come si arrivò al golpe:il governo di Allende, contesto int.le e le contrapposizioni

interne.

La percezione della minaccia da parte dei militari era molto forte per cui si sentirono

legittimati di usare la forza.

Caratteristiche generali della dittatura:

- i militari presero il potere in un paese di tradizione democratica in un contesto di

grande violenza, mantenendo il potere per 16 anni (fino al 1989), il regime si

consolida e istituzionalizza, stabilisce le regole del gioco in base alle quale il

regime potrà essere superato.

- la violenza in Cile fu violenza di Stato: Allende si suicidò, violenza ovunque ed

esplicita, militari erano convinti di salvare il paese dal comunismo quindi non

nascosero la loro violenza, adottarono tribunali speciali ed emisero delle

condanne di morte contro gli ex esponenti dell'Unidad Popular, fecero dei campi

di sterminio e compiuto esecuzioni. Si trattava di una violenza "legale". La

repressione era brutale e pubblica. Conseguenze: i militari pagarono con

l'isolamento politica int.le per tutto il loro regime (perché Cile era una democrazia

e la ferocia del regime ebbe un impatto immenso). Dopo i primi 2-3 anni questa

violenza divenne selettiva, anche se tornò di nuovo negli anni 80.

- modello economico: il regime militare cileno era il primo ad avviare l'economia

seguendo il libero mercato, Pinochet fu il primo a comprare la ricetta in base alla

quale i problemi dei paesi latino americani che generavano i populisti erano

legati alla struttura economica = i governi con il protezionismo, nazionalismo

economico erano utili a far crescere le grandi basi popolari per poi far crescere i

populisti ma sfavorevoli per lo sviluppo economico dei paesi. Bisogna allora

cambiare il modello oe rendere produttivo il modello economico e smontare le

base sociali che ispiravano i populisti. Furono introdotto quindi delle riforme

economiche di mercato: andavano verso la privatizzazione delle grandi

proprietà pubbliche (non più in mano allo Stato), immettendo sul mercato grandi

imprese, stimolare la competizione, chiamare capitali esteri disposti ad investire

nell'economia cilena. Insieme alla privatizzazione arrivò l'apertura del mercato

interno e la competizione internazionale. Queste riforme furono adottate in un

contesto dittatoriale quindi non c'era un'opposizione a queste misure, in quanto

lo Stato era controllato dalle forze armate. Quindi l'apertura economica era molto

dolorosa (= disoccupazione, calo di attività produttiva, dramma sociale). I militari

ne erano consapevoli e lo ritenevano come un prezzo ragionevole per ottenere il

ripristino economico. La loro legittimità era economica come in Brasile.

Ottennero dei successi --> economia cilena divenne una delle più aperte al

mondo (e lo è tutt'ora). Non tutto però filò liscio: nei primi anni 80 ci fu una

grande crisi economica e dovette intervenire lo Stato per risanare il settore

bancario. In seguito il regime divenne più pragmatico.

I militari che erano così isolati sul piano politico int.le s'integrarono perfettamente

nell'economia int.le! E quando tornò la democrazia nel 1989 quel modello

economico liberista non cambiò in quanto funzionava.

Come avvenne la transizione da questo regime alla democrazia? -->in modo

pacifico! In Cile esisteva un'opinione pubblica che nel momento in cui avesse

percepito che l'ordine fosse ritornato avrebbe manifestato. La transizione alla

democrazia era molto simile a quella spagnola (dalla dittatura di Franco). Perché la

Spagna fu un modello? E in seguito anche il Cile divenne un modello per altri paesi

dell'AL.

Da un lato i militari chiamarono dei giuristi civili per creare una Costituzione 1980

che prevedeva dei meccanismi, proprio come quella di Franco, per transitare un

giorno verso la democrazia. Fu approvata dal 70%. Prevedeva in particolare che

nel 1989 scadesse il mandato del presidente generale Pinochet e i cittadini

dovevano essere chiamati al plebiscito per scegliere tra la democrazia e altri 9 anni

di mandato del generale.

Altra condizione che serviva alla transizione: che si formi un'opposizione che si

approfitti degli spazi liberi della dittatura. Quest'opposizione era composta dai

socialisti + comunisti, ai quali si unì anche la Democrazia Cristiana. Negli anni 80 i

socialisti cileni però hanno una svolta ideologica: si avvicinano al leader spagnolo

Gonzales, alla social democrazia tedesca = diventano un partito social-

democratico, convinti che gli ideali socialisti non possono prescindere dalla

democrazia liberale.

Negli anni 80, mentre il partito comunista resta l'unico che vuole combattere

Pinochet con le armi, compiendo degli attentati, si trattava di una strategia isolata.

L'opposizione (i socialisti e DC) scelse la transizione pacifica. Si creò così un forte

politico (socialisti e DC) che accettò a partecipare al plebiscito politico e sfidare il

regime. La dittatura di Pinochet da un lato si sente forte (con il consolidamento del

governo e successo economico), ma dall'altro, proprio la forza del regime, fa sì che

non spaventi la transizione verso la democrazia.

A rendere ancora di più favorevole la situazione per l'opposizione e la transizione

alla democrazia fu il fatto che Pinochet era l'uomo forte del regime (non c'è come in

Brasile che ogni 4 anni si alternavano al comando), è a capo di un regime anche

militare, e quando si arriva al 1989 con il plebiscito, i militari volevano candidare

un'altra persona a cui Pinochet si oppose. Quindi quando si votò vinse l'opzione

"vogliamo libere elezioni" con 55%. Quando Pinochet venne a sapere dei risultati,

desiderava un colpo di stato e furono altri militari ad impedirlo.

Si tratta quindi di una transizione pacifica, in un paese diviso in 2, molto lunga dove

i militari lasciano una costituzione coi tratti autoritari

ARGENTINA 1976-83

Nel 1976 i militati appena cacciati dal potere 3 anni prima, si ritrovarono di nuovo

col potere tra le mani e furono accolti da una tacita speranza dalla popolazione

argentina. Il movimento peronista era imploso(c'era un movimento guerrigliero

Montoneros, Esercito rivoluzionario del popolo, la frangia pro-fascita peronista).

C'erano i primi disparecidos: vittime dello scontro politico. Sul piano economico

Argentina è arrivata al tracollo (inflazione 300% all'anno) in cui nessuno investiva e

la violenza politica era il pane quotidiano. La percezione che avevano i militari

quindi era di una minaccia molto elevata.

Quando prendono il potere nel 1976 sono convinti che in AL sta passando la trincea

della 3GM, che si stia giocando il futuro del mondo occidentale in quanto il

comunismo diventa sempre più forte e prende il potere, quindi i militari si ritengono

gli ultimi salvatori della civiltà occidentale. 22 lezione 11.05.15

Argentina 1976-83:

- Videla

- Malvinas / Falklands 1982

- Alfonsín

Anni 80:

- Decada

- Perdida

Ambito dei regimi b-a degli anni '70: radicali e violenti.

Colpo del 1976 rientra perfettamente in questo ambito di regimi.

Prima: al potere c'era la moglie di Peron, Isabella (1974-76), l'unica figura che illude

di poter garantire la tenuta delle unità del peronismo, ma non aveva le capacità né

conoscenze tecniche politiche. Presto succede che tra il 1973-74 le fazioni

peroniste inizia a combattere tra di loro (il peronismo di destra, richiamato più alla

matrice fascista e quello di sinistra che si richiama al socialismo). Quando Peron si

rende conto che i rivoluzionari che lui prima aveva incoraggiato si sentono traditi e

tornano a combattere il paese precipita in guerra civile. Fino al 1976, quindi, il

governo argentino è democratico ma cade nella guerra civile. 1974 1 luglio muore

Peron (ultima speranza di tenere insieme il paese). Isabella diventa presidente.

Così nel 1976 sul piano politico (ormai trasformato in guerra) si tratta di una guerra

civile, dal punto di vista economico il paese è allo sfascio. La prima vera

repressione di Stato avviene sul mandato del governo costituzionalista di Peron

ancora prima del 1976 contro un gruppo di guerriglieri.

Quindi quando nel marzo del 1976 avviene il golpe nessuno si stupì, non era

violento, i militari portano Isabella in prigione. Inoltre, buona parte della popolazione

argentina accolse il golpe con un sospiro di sollievo. I militari furono accolti con

aspettative e presero il potere promettendo che prendevano il potere per

riorganizzare il paese per poter poi permettere di ritornare alla democrazia. Si

chiamavano infatti "Proceso de riorganización nacional"

Problema che emerse subito tra i militari: la loro divisione interna (corrente liberale

che vuole economia impostata su primato del mercato e tornare alla democrazia

rappresentativa vs corrente nazionalista con economia chiusa e conquistare le

masse peroniste). Per risolvere il problema i militari si spartiscono il potere (su

tutti i livelli) ma in competizione tra di loro

C'era un presidente: Videla (1976-1981) --> "pantera rosa", non aveva la natura da

dittatore, non veniva preso sul serio. Apparteneva alla corrente liberale.

L'unica cosa che sul piano politico teneva le forze politiche unite: la violenza di

Stato= terrorismo di Stato --> i militari convinti che ormai nel 1976 lo sfaldamento

del paese fosse arrivato punto tale che occorresse una terapia d'urto, non bastava

reprimere i guerriglieri ma andare alla radici ed estirpare le radici del male (si

chiamano alla classica concezione organicistica), scoprire ciò che alimentava i

gruppi guerriglieri e colpire tutti gli ambiti a cui potevano appartenere i guerriglieri

(scuole, teatro, giornali, ecc). I primi 2 anni del regime militare sopratutto la violenza

era di massa e atroce. Fu una violenza peculiare però: "desaparecidos" = gran

parte degli oppositori uccisi in maniera clandestina. Paragonando con Cile: i militari

arrivano dopo Pinochet che applicava la giustizia sommaria sulla base della legge

applicata dal regime, oppressione pubblica, evidente, sulla base dei tribunali

militari, si assume la responsabilità (per questo rimase isolata sul punto di vista

politico). Il regime argentino invece ricorse alla violenza clandestina (tortura, stupro,

sadismo) e alla fine accadeva che le persone prigioniere sparivano (uccisi e corpi

dispersi). I militari negavano tutto, era secondo loro un'invenzione per screditare il

regime.

Questa repressione perché? Fu fatta in questo modo per evitare isolamento

internazionale come in Cile (anche se si sapeva di questo aspetto) + una parte del

popolo aveva colto i militari come dei salvatori + nel Cile il fondamento della

legittimità politica stava nella Costituzione al di sopra della quale non c'era nulla, in

Argentina invece si era imposta l'idea che esistesse un'identità della nazione che

stava sopra la Costituzione (militari erano i veicoli principali di questa visione: a

tenere insieme il paese era l'identità comune del paese che consisteva nella

cattolicità): le violenze dovevano essere nascoste. Alla lunga però non riuscirono a

riportare l'ordine né a dare sviluppo economico.

Morti: 11 mila (8-9 da parte dei militari, 1 da guerriglieri + 1 dalle forze di destra

peroniste).

All'inizio sembrava però che i militari avessero riportato l'ordine politico: nel 1978 al

campionato mondiale di calcio vinse Argentina, arrivarono dei giornalisti da tutto il

mondo e trovarono un paese in ordine (la dittatura non era visibile). Il clima era di

sollievo, niente più violenze, guerre ideologiche, scioperi (perché i problemi erano

messi sotto il tappeto).

Fallirono però sul piano economico: i regimi degli anni '70 partivano dalla diagnosi

che bisognava cambiare il modello economico che creava una grande classe

operaia alimentando i movimenti populisti e creando disordine. Bisognava passare

al modello neo-liberale ma in Argentina ciò non si verificò (per la divisione interna

dei militari al potere). All'inizio il governo di Videla cerca di introdurre il liberismo:

aprire il mercato alla competizione per rilanciare lo sviluppo del paese, ma l'ala

nazionalista bloccò quest'idea. Così l'economia argentino rimase un ibrido che non

cresceva e dominava la stagnazione.

Man mano che si vide che il successo economico non arrivava (il quale dava la

legittimità ai militari) le tensioni politiche tra i militari crescevano unite poi a quelle

economiche = il regime militare argentino entra in una fase di crisi.

Il mandato di Videla scadeva nel 1981, quindi cede la presidenza al generale

dell'ala liberale: --> appena preso il potere, accade un golpe e prende il potere

Galtieri (nazionalista) = ora che i nazionalisti erano al potere il quale però

traballava, pensa per ristabilire l'ordine "schiacciando il bottone magico"= isole

Malvinas (Falklands) britanniche nell'oceano atlantico ed antica rivendicazione

argentino. Recuperarle e strappandole a UK è stato sempre un punto forte dei

nazionalisti, anche se non erano popolate dagli argentini. Galtieri voleva prendersi

queste isole per avere poi il sostegno delle masse. Così fece, contando di avere

anche il sostegno degli USA con Reagan (visto però come atto di pirateria + sfida a

Thatcher). Argentini ricordano quel giorno come "día de la recuperación" (1982).

I calcoli di Galtieri non erano del tutto sbagliati: la popolarità del regime andò alle

stelle. Ma Thatcher non poteva farsi umiliare e al contrario degli argentini che si

aspettavano che UK avrebbero negoziato, mandò le truppe e scoppiò la guerra,

con UK vincitrice. Ciò per il regime argentino significò tracollo --> al contrario del

Brasile e Cile che avevano consolidato i loro regimi e controllato la transizione

verso la democrazia, qui no. Nel 1982 persa la guerra si vide che questi militari non

avevano dato lo sviluppo economico, hanno represso tanta gente, violavano i diritti

umani = non si ha una transizione patteggiata per la democrazia, si trattava di una

transizione quindi di shock. I militari dovettero tornare nelle caserme e inizia la

campagna elettorale.

Sembra nascere una nuova società civile --> se i giovani di 20 anni prima

chiedevano un cambiamento radicale, a causa del fallimento delle grandi ideologie

e del trauma delle dittature che i giovani iniziano a pensare alla democrazia come

un valore in sé. Bisogna consolidare le istituzioni di stato di diritto in quanto è

l'unico per titolare tutti.

Ciò si vede riflesso nelle elezioni: vinse il leader del partito radicale Raul Alfonsín

che incarnò le aspettative politiche: una nuova società civile con democrazia come

bene in sé. Il suo governo è ricordato come "decada", caratterizzato da numerose

insurrezioni ma comunque rappresentò l'incarnazione del nuovo clima.

RIFLESSIONE SULLA FINE DELL'EMBARGO USA-CUBA

Vaticano parla pubblicamente del suo ruolo nello sciogliere il gelo tra Cuba e USA,

e invece non fa nessuna dichiarazione pubblica riguardo al regime politico interno

cubano e sullo stato di diritti del popolo cubano. Sembra che tutti viviamo in un

illusorio ottimismo.

Il papa Bergoglio ha fatto molto per convincere Obama a porre fine all'embargo

(che non è ancora eliminato), anche se se ne parla da molti anni. Una politica di

accerchiamento come quella che comporta l'embargo (finalizzata a far cadere

Castro) non fa altro che rafforzare il populismo (il quale si fonda sull'idea organica

del popolo, unito e coeso sopratutto se è sotto la minaccia posta dall'esterno).

Quindi l'embargo, posto in seguito alle nazionalizzazioni delle proprietà private

americane senza aver pagato indennizzo, ha favorito il populismo in Cuba e ha

legittimato il governo di Castro.

Obama ha giunto alla conclusione che l'embargo è anacronistico e

controproducente + isola USA dal resto dell'AL + è noto che gli USA sono l'alibi di

tutti i nazionalismi in AL per giustificare i fallimenti locali (invocare l'impero sempre

incombente è un alibi sempre presente). Nell'immediato questo suona come un

successo per Cuba, perché l'immagine che arriva è di Raul come portatore di pace,

mentre gli oppositori dissidenti sono regolarmente perseguitati e si sentono

abbandonati da Obama. Se nell'immediato il vincitore apparirà Castro, in realtà

questo disgelo innescherà un meccanismo che obbligherà Cuba a fare ciò che non

ha mai voluto fare sotto Fidel Castro (da contadino galiziano, ideologico) che

voleva la sua isola come una comunità omogenea ed era meglio tutti poveri,

piuttosto che un emergere di una classe benestante. Sotto il suo regime infatti

l'economia era sussultorio. Ora però, con Raul che è molto più pragmatico, guarda

il comunismo ortodosso e i casi marxisti di apertura al mercato. Togliendo il nemico

comune, Cuba uscirà dal suo isolamento e ciò introdurrà nella società cubana

l'effetto di differenziazione e ciò porterà alla richiesta di rappresentanza di questa

differenziazione e a lungo periodo diventerà una democrazia (questa potrebbe

essere la scommesso di Obama).

Dall'altra parte però c'è il rischio di equivoco: nella costituzione cubana (unica in

tutta AL) si afferma che il socialismo è una forma di governo irreversibile. Quindi

quando si vorrà transitare ad un regime diverso non si potrà fare come in Cile e si

creeranno forti tensioni.

Il problema per ora è che Cuba non ha nulla da concedere i quanto si ritiene il più

giusto ed equo, nega di avere dei prigionieri o violazione dei diritti umani, e quindi

dice che gli USA hanno capito di aver sbagliato. 23 lezione 12.05.15

Anni '80:

- decada perdita

- democratizzazione

- crisi del debito

Anni '90:

- Washington consensus

- Liberismo economico --> consolidamento democratico +neo-populismo

Gli anni 80 nella storia argentina sono passati come "decada perdida", mentre 30

anni dopo "decada ganada" (vinta).

Anni 80 sono una stagione di democratizzazione, periodo in cui AL esce dal tunnel

di violenza, scontri ideologici, repressione di stato, che ha coinciso col ciclo

rivoluzionario e contro-rivoluzionario, in cui la politica era sostituita dalla guerra.

All'uscita dal tunnel delle dittature una parte crescente delle società latino

americane scopre il valore dello Stato di diritto, della democrazia come tale. Era

una cosa nuova in quanto a prevalere negli anni 60-70 la D non contava, era un

guscio vuoto, uno strumento, e ciò che contava era la democrazia sostanziale,

mentre quella formale (istituzioni, partiti) era un guscio vuoto. Esisteva però anche

una parte della popolazione che preferiva le dittature, ma dopo gli anni 80 era in

calo.

Se così è allora perché di parla della DP? --> i militari in Argentina hanno fallito,

perso la guerra e non consolidato, vengono processati e condannati. Era un

riscatto del continente che recuperava la propria dignità e lo Strato di diritto. Tutti

ritornano alla democrazia, perfino il Messico inizia piano piano a liberalizzassi, in

Cile nel 1980 approvata la costituzione e nel corso degli anni 80 si transita verso la

democrazia. Persino in America centrale dove l'ondata di violenza arriva in ritardo,

anche lì poco a poco si creano le condizioni per uscire dal tunnel delle violenze.

PARENTESI SULL'AMERICA CENTRALE

Piccoli paesi dell'istmo: Guatemala, Salvador, Honduras, Nicaragua, Costa Rica,

Panama) si differenziano dal Sud America per due motivi:

1) dal punto di vista dello sviluppo: AC è molto più arretrata, povera e le società

centro americana, tranne Costa Rica, erano molto polarizzate, piccole elites molto

ricche e contadini molto poveri; le società c-a ricordano le società andine

dell'America del Sud. Quindi non avevano vissuto grandi movimenti popolari,

avevano delle strutture sociali molto primitive. Però qualcosa iniziava a cambiare

anche lì, le società a parte dagli anni 70 iniziarono a modernizzarsi, sopratutto

grazie all'Alleanza per il Progresso.

2) AC ha avuto in quell'epoca una relazione con gli USA diversa da quella dei

grandi paesi dell'AS, era una relazione "protocoloniale"= erano molto dipendenti e

legati agli USA, molto di più rispetto al AS. Si trattava di un'influenza sia economica

che per ragioni di sicurezza, per gli USA trasformare il mar dei Caraibi in lago

americano era un dogma della sicurezza americana. Ancora oggi l'istmo è un punto

nevralgico per la sicurezza americana.

Iniziava a vivere, anche se in ritardo, i processi di modernizzazione che risentivano,

a loro volta, il clima generale dell'AL della rivoluzione e contro: l'impatto della

rivoluzione cubana fu particolare forte (per ragioni geografiche). I primi tentativi di

esportazione della rivoluzione cubana proprio in AC, sopratutto in Guatemala,

Salvador e Nicaragua dove attecchì maggiormente il fuoco guerrigliero, proprio loro

dagli anni 60 iniziarono a vivere guerre civili.

Negli anni 70 si crearono delle condizioni favorevoli, ma non perché il fuoco

guerrigliero dimostrasse le sue verità, bensì si determinarono le condizioni

favorevoli come a Cuba --> Nicaragua. Da un lato questo paese aveva conosciuto

gli effetti incipienti della modernizzazione, si trasformava e cresceva la domanda di

partecipazione politica, ma dall'altra parte continuava ad essere un regime politico

in cui una famiglia esercitava il potere imperiale fin dagli anni '30 (famiglia dei

Somoza). Un giorno il tiranno fu ucciso ma sostituito dal figlio. Si apriva uno scarto

tra una società che si sta modernizzando e un regime immobile e primitivo, in cui la

grande famiglia controlla l'intero paese attraverso la sua rete clientelare. La

dittatura quindi contribuì non solo alla polarizzazione politica ma anche al

coinvolgimento di tutte le corporazioni prima escluse in questa polarizzazione. A

portare ad ebollizione questa situazione fu un terremoto nel 1974 di Managua.

Arrivarono fondi per la ricostruzione del paese da tutto il mondo, ma negli anni

successivi si vide che queste ricchezze fossero gestite dalla famiglia Somoza e ciò

contribuì ancora di più alla lacerazione della società. Lo scontro tra il regime e

l'opposizione (guerriglieri, partiti politici, settori imprenditoriali, chiesa cattolica)

crebbe sempre di più (come in Cuba tra Batista e fronte rivoluzionario). Tutti i settori

che volevano librarsi dai Somoza confluirono allora verso i guerriglieri e si

determinò la tipica polarizzazione estrema. Accade che sulla base di questa

polarizzazione si crearono le condomino affinchè questi guerriglieri nel 1979

chiamati "sandinisti" riuscirono a prendere il potere sulla base di questa grande

coabitazione. Si entra in una tappa di grande conflittualità. In AC accadde una cosa

simile a Cuba dopo la rivoluzione: quella che alcuni avevano vissuto come

rivoluzione democratica e si aspettavano che Nicaragua transitasse verso la

democrazia liberale, le cose non andarono così perché il potere fu conquistato con

le armi e ciò consentì loro di fare tabula rasa delle istituzioni, inoltre avevano gli

stessi progetti di Castro (formati in fondo a Cuba) e presto Nicaragua si consolidò

come nuovo ostato socialista e con aiuto di Cuba aiutarono altri paesi fornendo le

armi a costruire i regimi socialisti.

Quando vinsero i sandinisti, negli USA c'era Carter (con la politica incentrata ai

diritti umani, sovranità del panama da restituire, collaborazione) e cercava di evitare

gli errori commessi a Cuba: trattare la crisi come locale anzicchè isolarla. La

politica di Carter non prese sanzioni, bensì della "mano tesa" all'inizio. Ma ben

presto Carter si trovo agli inizi degli anni '80 in difficoltà: il governo di Nicaragua non

condannò nell'ONU l'invasione dell'URSS in Afganistan, allora Carter iniziò con le

pressioni. Quando arrivò Reagan al potere, neo conservatore, arrivava con la

convinzione che era il momento di buttarsi alle spalle il senso di debolezza e

riaffermare la loro superiorità ideologica e militare. Reagan poggiava i suoi

argomenti su basi solide: agli inizi anni '60 il socialismo sembrava in vantaggio

(decolonizzazione, convinzione della razionalità ed efficienza del socialismo) ma

negli anni 80 si vedeva che questa sfida era fallita (nonostante tanti smacchi degli

USA), il margine tra il mondo socialista e capitalista&liberale era molto ampio.

Reagan non voleva trattare Nicaragua come un problema locale, voleva riaffermare

i valori americani, disse che i nicaraguensi erano dei comunisti dietro ai quali cera

URSS, quindi avrebbero fatto di tutto per distruggere il comunismo (tranne con

l'invasione perché il ricordo del Vietnam era troppo fresco). Testarono allora la

volontà dell'URSS (cosa farà?): si parla di na specie di 2°GF. Gli anni di Reagan

erano molto violenti in tutta AC, mentre in AS si vive una stagione della

democratizzazione. Reagan inizia a ricorrere alle cover actions (azioni di

boicottaggio per mettere in ginocchio l'economia del N) + si rivolge al Congresso

per finanziare e addestrare un gruppo di contro-rivoluzionari. Nasce così, finanziato

dagli USA, un esercito contro-rivoluzionari: CONTRAS = con obiettivo di colpire il

governo del N. Il Congresso però dopo un po ritira i finanziamenti perché i contras

si macchiano di terribili crimini. Nacque dopo uno scandalo: gli USA volevano

continuare a finanziare i contras,allora colonnello North ricorse alla vendita delle

armi all'Iran (nemico degli USA) per avere i soldi che dopo avrebbero finanziato i

contras. La CIA per ottenere ulteriori finanziamenti arrivò a patti col cartello della

droga di Medellín con Pablo Escobar (Colombia). Ciò mise in contrasto violento la

CIA con un'altra agenzia federale degli USA (DEA =per combattere la droga).

Contemporaneamente anche Cuba era in rapporti con Escobar comprando droga

da quest'ultimo. Processi 1988 a Cuba durante i quali l'opinione pubblica fu

informata che alcuni grandi finanziari erano sotto processo perché implicati nel

traffico della droga. Subirono un processo in stile staliniano, fucilati, accusati di alto

tradimento alla patria in quanto avevano condotta una grande quantità di droga

avevano offerta l'alibi agli USA e al mondo per screditare la rivoluzione cubana.

Così Castro si ripulisce di una situazione esplosiva. Inoltre il generale Ochoa,

condannato anche lui, era un eroe della rivoluzione, non era un "guzano" (verme)

né dissidente. Era inoltre colui che dentro le forze armate inizia a parlare male del

regime di Castro e vuole la perestrojka come in URSS. Si profilava come un

potenziale leader del colpo di stato. Quindi lo scandalo della droga era anche uno

strumento attraverso cui Castro si liberò degli avversari politici. L'immagine di Cuba

venne però infangata in maniera definitiva, il costo politico per Castro fu immenso.

Il ministro degli interni (controllando tutto la sicurezza cubana) venne condannato a

20 anni di prigione, morto sospettosamente d'infarto, perché "non poteva non

sapere"= lui in quanto ministro l'avrebbe dovuto sapere e impedire. Ciò poneva

immenso problema, perché furono presi anche altri ufficiali quindi doveva valere la

stessa pena. Il ministro della difesa al tempo era Raul Castro, nonostante la stessa

responsabilità in questa situazione, fu salvato.

Amministrazione Reagan quindi ricorse a tutti gli strumenti per combattere il nuovo

governo in N. Non si concentrò solo lì,in quanto temeva l'effetto domino, adottò la

politica del contenimento e rollback= non solo strumenti illegali per combattere il N,

ma iniziò a far fluire aiuti massicci al governo di El Salvador e Guatemala, i quali si

sentivano legittimati dalla nuova GF combattuta e forti per gli aiuti per compiere una

grande repressione. Facendo una proporzione con la popolazione repressa era

molto superiore in questi 2 paesi rispetto all'AS.

Questo fu il panorama dell'AC che iniziò a cambiare pian piano, non aveva

esperienze democratiche salvo Costa Rica, dopo la seconda metà anni 80 piano

piano.

Accade che il governo sandinista iniziò ad indebolirsi, lo sforzo bellico era enorme,

economia entrò in crisi, URSS in fase d'implosione e non aveva la possibilità né

interesse ad accollarsi un altro paese, in più il governo sandinista diventava sempre

più autoritario perdendo il consenso. Quando si andò ad elezioni nel 1990 i

sandinisti persero le elezioni. L'unico caso in cui il governo arrivato al potere con

armi esce sconfitto con le elezioni.

Indebolimento dei sandinisti + inclino del socialismo (cade il muro di Berlino,

insurrezione in est-europa) + lotte per i diritti umani + gli USA sotto Reagan che

man mano adottavano la politica di democratizzazione del G e El S + altri paesi

latino americani che giocavano un ruolo importante (poche dittature) e godono di

prestigio da proporsi come mediatori (i primi erano Colombia, Venezuela, Costa

Rica e Panama = propongono una soluzione per le guerre in AC, scelsero poi

anche Brasile-Per-Argentina-Uruguay come gruppo di amici-mediatori) =

avvicinamento alla democratizzazione in Nicaragua, El Salvador e Guatemala.

Tutto il processo di democratizzazione, prima in AS e poi AC, entra nella 3° ondata

di democratizzazione.

Allora perché si parla della decada perdida? Perché questo straordinario processo

di democratizzazione avvenne in un contesto sociale e economico molto

sfavorevole: i nuovi governi democratici che nascevano come governi deboli, si

dovevano guadagnare il consenso, le forze armate conservavano poi il potere di

veto ancora forte, non avevano le risorse da ridistribuire per consolidarsi, inoltre il

modello economico non produce ricchezza per cui occorreva una fase di riforme

del modello economico = periodo molto delicato per queste democrazie.

Perché questa recessione? AL negli anni 80 esportava molti capitali all'estero per

poter pagare il suo debito. I paesi si trovavano schiacciati dai debiti = crisi del

debito. Non c'è crescita e pagare il debito è difficile, inoltre i tassi di interessi

andavano alle stelle, quindi i paesi latino americani non erano tanto strozzati dal

debito bensì dagli interessi su quel debito. Il solo pagamento di quegli interessi

poteva coprire il 30-40% delle esportazioni.

Ci furono delle corresponsabilità: il denaro in quegli anni sul mercato int.le era

abbondante, andavano investiti e prestati a tassi di scambio bassi, e i paesi latino

americani scommettevano sullo sviluppo e ciò comportava grandi investimenti,

quindi sembrava logico indebitarsi (perché il denaro costava poco ed era

abbondante). Ma poi il ciclo economico cambiò negli anni 80 e i tassi di interessi

crebbero. I paesi che si erano indebitati dovettero pagare questi tassi molto alti.

Come se no bastasse, il modello economico dagli anni 30 era inadeguato, il mondo

si stava globalizzando, i sistemi produttivi dell'AL e i mercati interni erano troppo

piccoli per sostenere i sistemi industriali mondiali = risultato: sistemi interni

inefficienti e sussidiati: le fabbriche erano inefficienti e lo stato interveniva con le

sovvenzioni per risolvere questo deficit, ma ciò non risolveva il problema

dell'inefficienza, non c'era la competizione, lo stato tappava i buchi inoltre con i

finanziamenti pubblici creando così ancora maggiore deficit pubblico. Inflazione =

deficit pubblico + inefficienza produttiva. Inflazione è diventata strutturale perché

frutto di questi 2 fattori e una grave malattia in quei paesi, diventano iper-inflazione.

Ciò significa disastro economico e nasce la lotta sociale (tutti contro tutti).

Debito estero + inefficienza produttiva + deficit pubblico = democrazie fragili +

maturò il consenso per il cambiamento del modello economico. 24 lezione 18.05.15

Washington consensus: anni 90

- democratizzazione politica

- liberalizzazione economica

- Brasile, Cile, Uruguay, Venezuela, Argentina, Messico, Perù, Colombia

Premessa: riprendere i fili della perenne dialettica e scontro tra tradizione organico-

corporativa e quella liberale, come si manifestano negli anni 90? Il ciclo

rivoluzionario s'inscriveva nei populisti, organicista, mentre quelli militari

postulavano necessita di eliminare la politica e condurre la politica al governo dei

migliori (tecnocrazia). L'unica via riformista era quella di Kennedy con AxP ma fallì.

Negli anni 90 riemerge la via liberale con una forza assente prima grazie a 3

condizioni favorevoli per la tradizionale liberal-democratica:

1) il trauma delle violazioni dei diritti umani dalle dittature e regimi (fallimento delle

utopie rivoluzionarie + trauma delle dittature) = alimentato la nascita di una civiltà

nuova che credeva nella democrazia come valore in sé ( vs populismi:

democrazia=concetto sociale). Emergeva ora la democrazia come un sistema di

istituzioni fondato sul pluralismo

2) il contesto economico drammatico (crisi int.le + tassi d'interessi alle stelle) rese

convinta e rassegnata l'opinione pubblica che bisogna andare verso la

liberalizzazione economica e mercato aperto. Si crea quindi il clima favorevole alla

liberalizzazione economica

3) catalizzatore e moltiplicatore delle prime 2 fattori: cambiamento drastico del

contesto int.le --> fine della guerra fredda: rafforza il declino dell'alternativa

socialista al modello liberale + l'emergere come forza trionfante degli USA come

modello di civiltà unico.

Gli anni 90 sono gli anni in cui la tradizione liberal-democratica parve conquistare

l'egemonia con le 2 note caratteristiche: democratizzazione politica +

liberalizzazione economica. (Negli anni 80: si andava verso la democrazia, con la

transizione e non ancora una democrazia consolidata: Colombia: anni 80:

convulsioni drammatiche

Argentina: Alfonsin + scioperi per destabilizzare il suo governo

Cile + America Centrale: guerre civili).

In cosa consistette il Washington consensus: epoca del neoliberalismo non si

presentò ovunque con la stessa forza.

Premessa: il WC non fa riferimento all'egemonia di W intesa come USA (anche se

si è in un epoca in cui USA non hanno rivali), si riferisce al fatto che le strutture

economica dell'AL sono arrivare al punto tale da necessitare di riforme strutturali.

Negli anni 90 si giunse al consenso su quali dovessero essere queste riforme da

attuare da parte delle 3 grandi istituzioni che avevano sede a Washington: Federal

Reserve + Fondo monetario + Banca mondiale (consenso tra queste istituzioni per

adottare le riforme economiche ritenute necessarie per AL).

Il contesto: non è quello pacifico, tranquillo, ordinato, è agitato: in Argentina c'è

stata la crisi di iper-inflazione, in Brasile= verso il crack economico che avrebbe

comportato l'affossamento del sistema finanziario int.le, Messico=verso default. La

nascita delle riforme del WC è su uno sfondo di grave crisi ed emergenza (ci sono

dei paesi che devono essere salvati). Questi paesi chiedono aiuto agli organismi di

credito internazionali. Questi organismi da un lato sono consapevoli che devono

intervenire ma sono anche dell'idea che quella è l'occasione favorevole per

scambiare gli aiuti con le riforme che ritengono necessari (prestiti condizionati).

Quindi questi organismi finanziari impongono delle condizioni a governi

democratici. Furono "programmi di aggiustamento finanziario" = riforme di tipo neo-

liberali, di mercato.

Una parte del governo AL era convinta che c'era bisogno di quelle riforme e quindi

abbraccio con maggiore entusiasmo queste riforme di mercato; l'altra parte di

governo e soprattutto opinione pubblica dell'AL dovette accettare queste riforme

con difficoltà in quanto erano delle riforme che andavano verso un sistema di libero

mercato, dovettero accettarle perché la situazione era tale per cui non c'erano molti

margini di manovra ed erano pronte a puntare i dito contro queste riforme se non

producevano risultati desiderati.

Quali furono queste riforme? Era un pacchetto di riforme neo-liberali.

- Il 1° problema da affrontare: il modello ISI aveva concentrato nelle mani dello

stato una grande fetta della ricchezza e produzione nazionale, e ciò secondo i

teorici neo-liberali era la principale causa del deficit pubblico che veniva colmato

allo stato stesso e questo suo ruolo importante faceva si che la classe

imprenditoriale fosse dipendente dallo stato, non cresceva il vero spirito di

impresa con la competizione. Questa concorrenza era molto limitata e ciò non

giovava all'efficienza dell'economica. Bisogna quindi sgonfiare lo Stato e il

miglior modo è la privatizzazione. Riguardava anche i settori che in passato gli

stati avevano ritenuto strategici (telefonia, petrolio,ecc). Obiettivo: creare

concorrenza, efficienza, spirito l'impresa e togliere una volta per tutte la grande

fabbrica del debito pubblico che era il ruolo dello stato.

- Il 2° grande pacchetto delle riforme riguardavano l'apertura del mercato interno

alla concorrenza int.le = ciò vuol dire riduzione delle barriere doganali che

proteggono il mercato interno perché una delle principali cause strutturali degli

studiosi WC dell'inefficienza economica dell'AL era la scarsa efficienza del settori

produttivo in quanto cresciuto protetto e quindi limitato a soddisfare ciò che lo

Stato offre, cioè il mercato interno. Apertura commerciale avrebbe costretto i

sistema AL ad inserirsi nel mercato globale.

Queste proposte erano necessarie per lo sviluppo futuro dell'AL ma non erano

gratis, erano delle riforme doverose. Coloro che si comprarono le compagnie

private ed investirono nell'AL non erano solo USA, ma anche Spagna ed Italia.

Privatizzare voleva dire non solo smantellare le strutture precedenti, ma creare

grosse conseguenze sociali (chiusura imprese, disoccupazione). Per questo il

pacchetto di misure avevano delle misure anche sociali --> l'idea era che per

attenuare le ricadute sociali negative del mercato occorreva che gli stati

adottassero delle misure del welfare. Una parte del denaro doveva essere usato

per la creazione del benessere statale e misure sociali che attenuassero l'effetto

scialle di queste riforme.

(Secondo il WC non tutto doveva essere smantellato e lasciato nella mano invisibile

del mercato, ma le riforme necessarie per AL dovevano essere accompagnate

anche dalle riforme sociali).

Lo Stato non scompariva ma diventava più "snello".

Effetti delle riforme del WC:

- ci fu crescita notevole economica

- queste riforme portarono ampio consenso a chi le attuò. Quei governi eletti dal

popolo, che adottarono queste riforme, riuscirono a stabilizzare economia,

fermarono inflazione, dimostrarono anche che c'era crescita del consenso

politico per i governi che attuarono queste riforme.

Es: Argentina con Menem (peronista): i peronisti non fecero scioperi con lui + fu

eletto 2 volte + cerco di riformare la Costituzione per essere rieletto anche una

terza volta.

Brasile: crisi iper inflazione negli inizi anni 90,il presidente Cardozo adotta le

riforme di libero mercato per far competere l'economia e guadagnò consenso

(riletto fino al 2000).

Perù con Fujimori che adottò le riforme e fu molto popolare (oggi sua figlia è

candidata alle elezioni).

Messico: abbandona il modello incentrato sul ruolo del PRI, dal 1994 dall'interno

di questo partito esce un candidato, De Gortari, adotta queste riforme e accresce

la sua popolarità

- dimostrarono di avere dei limiti (previsti dagli stessi teorici del WC): le riforme di

libero mercato garantivano la crescita economica ma non riducevano la

diseguaglianza sociale e non integravano le masse escluse. Mancava quindi

una politica pro-attiva da parte dello Stato, mancavano le politiche che

favorissero la distribuzione delle ricchezze create, si creavano piuttosto 2 settori

in economia: quelli privatizzati e quelli legati al mercato interno + si vide che

neanche la disoccupazione diminuiva con la crescita economica. Si crea così

una bolla sociale pronta ad esplodere, privando il governo del consenso.

- in molti casi queste riforme pativano una contraddizione: obiettivo era far

dimagrire gli stati ma erano essi stessi che applicavano queste riforme. Ciò

comportò meccanismi corruttivi giganteschi: la privatizzazione in molti paesi

provocò grande corruzione: i governi sapevano di governare per emergenza,

poco dibattito e poca stampa, allora vendevano (privatizzazione) in maniera non

trasparente, con gli scandali giganteschi. Si sommarono ai limiti di queste riforme

per minare la già fragile legittimità dei governi latino americani. Tutto ciò messo

insieme preparava la grande botta negli anni finali 90: grande recessione

economica, ciclo economico cambiò, ormai i paesi latino americani avevano

privatizzato e speso i guadagni e quindi quando cambiò il vento economico si

vide chi negli anni 90 aveva approfittato delle riforme per costruite un regime

solido.

Crisi primi anni 2000 si nota che in Venezuela e Argentina videro crollare il loro

sistema in maniera talmente drastico da generare una reazione populista ed

abbracciano un modello economico neo-nazionalista .

Altri paesi invece: Brasile + Cile + Uruguay subirono l'urto della crisi, ma essa

produsse un avvicinamento politico (favorì i programmi e ideologici di quei partiti

politici che si proponevano di attenuare l'impulso neoliberale con le misure di

riforme sociali), ma in questi paesi non fu mai messo in idksucccioen il

fondamento della democrazia rappresentava sul piano politico e modello liberale

del mercato aperto sul piano economico.

In alcuni paesi le riforme economiche del libero mercato del anni 90 del WC furono

adottato basandosi su una buona dose di legittimità politica, per cui nei paesi come

B + C + U furono adottato dopo un ampio dibattito politico, poi nel parlamento

attraverso le leggi approvate e quindi furono approvate nel rispetto dei meccanismi

dello stato democratico liberale, senza mettere in discussione le regole istituzionali

del regime democratico. Anche nella dimensione economica: questi paesi avevano

assunto come dogma la necessità dell'economia di mercato di manette in ordine i

conti pubblici.

V + A invece vi fu un crollo del regime e le riforme del libero mercato furono

adottate in condizioni di emergenza e con metodi populisti (i capi di stato sulla base

dell'emergenza erano passati sopra il parlamento e il dibattito nella stampa e

adottato le riforme senza rispettare i passaggi del sistema democratico liberale).

Insieme a loro fallì l'inter sistema politica, infatti seguito da reazione anti liberale e

popolare. 25 lezione 19.05.15

Lula - Chavez

Decada dorada:

- Crescita economica

- Boom ceto medio

- Consolidamento democratico

Fine anni '90 il WC entra in crisi per diversi motivi, ma sopratutto per una grave

recessione economica. Però quella crisi di fine secolo in alcuni paesi era crisi dei

regimi che per risolvere si sono appellati al populismo --> Venezuela + Argentina. In

alcuni paesi questo populismo è stato richiamato alle origini etniche (indigene)

come reazione al WC.

In altri paesi però, l'entrata in crisi del WC (con la mancanza distribuzione delle

ricchezze, disoccupazione, recessione = si sviluppò la critica al neo liberalismo)

non sfocio in una crisi di regime (con critica della democrazia e dell'economia di

mercato). I nuovi partiti venutisi a creare si proponeva di dare un ruolo più attivo

dello stato ed attuare le riforme sociali, ma senza mettere in discussione i regimi.

Esempio più famoso: Brasile = visse varie tappe successive all'epoca dittatoriale,

Cardoso attua le riforme del pacchetto WC, guadagnando grande popolarità perché

riuscì a stabilizzare l'economia del paese (dopo la crisi dell'iper-inflazione) il

governo che riesce a riportare la stabilità si guadagna grande consenso. Negli anni

90 il Brasile quindi vive la stagione del WC e Cardoso fu rieletto per una seconda

volta. Ma dopo i suoi 2 mandati, non è più candidabile, nell'anno 2000 ormai il WC

è in crisi (c'è recessione economica, molte crisi finanziarie internazionali, in AL ci

sono già state le cadute di diversi governi). In questo contesto si va alle elezioni: i

candidato che si presenta contro il partito al governo si chiama Da Silva "Lula" che

incarna l'uomo che si è fatto da sé, la società che permette l'ascesa sociale. Lula

era un figlio di immigranti, cresciuto in B povero, era diventato operaio e poi

dirigente dei sindacati della periferia di San Paolo, fino a diventare leader del partito

dei lavoratori. La gran parte dei brasiliani poveri si identificano in lui. Lula si

presentava alle elezioni per la 4 volta (come Allende in Cile). Vinse le elezioni e si

trattava di una svolta politica di grande portata. Ma il B era quel paese che

affrontava la crisi del WC senza mettere in discussione il regime democratico,

anche se tutti se lo aspettavano (che Lula avrebbe messo in discussione in nome

degli ideali socialisti l'economia di mercato e la democrazia). Invece, in B non si

produsse la crisi di regime grazie a 2 fattori, Lula una volta vinto le elezioni: 1)

rassicurò sulla sua fedeltà non solo alla lettera costituzionale ma anche allo spirito

della democrazia (avrebbe rispettato la democrazia) 2) rassicurò i mercati: davanti

alla paura che il suo governo potesse adottare politica di nazionalismo economico

disse "sono figlio di lavoratori, conosco il valore del lavoro e mi preoccuperò

affinché il denaro che hanno i brasiliani abbiano valore" = manterrà l'ordine

economico. Il partito dei lavoratori che avevano portato Lula alla vittoria conservava

il programma socialista e quella di Lula fu una rivoluzione copernicana. Andò al

governo nel 2000 e governò per 2 mandati fino al 2008=periodo di crescita

economica per tutta AL di cui egli stesso beneficiò. Introduce dei cambiamenti

come gli aiuti condizionati e controllati da parte dello Stato per le famiglie povere.

Ciononostante la democrazia brasiliana si era ormai consolidata da indurre a

metabolizzare anche i programmi anti-sistemici. La successione dal governo di

Cardoso a Lula non comporta il passaggio da un tipo di regime politico all'altro tipo

di regime.

Vi furono altri paesi in cui la crisi precipitò: fu una crisi di regime politico e

dell'ordine economico. Caso più emblematico fu il caso dell'Argentina: 2001 ebbe

un tracollo economico terrificante che sfociò in instabilità politica, disordine sociale.

Instabilità politica e crollo dei regimi si produsse anche in Bolivia ed Ecuador in cui

la componente indiana era maggiore e il problema storico della loro integrazione

era rimasto irrisolto: infatti i nuovi governi populisti erano fondati sull'idea etnica

della comunità.

Venezuela - Chavez

Era uno dei paesi che aveva mantenuto in piedi le istituzioni liberal democratici

negli anni 60-70. Agli inizi degli anni 90 il sistema venezuelano crolla ed ha una

crisi di regime.

La capacità dei 2 grandi partiti venezuelani (all'apparenza democratici: Acción

democratica = social-democratico + Copei=democratico cristiano).

Il meccanismo pluralista si inceppò per 2 motivi:

1) politico = entrambi fondavano il loro governo e stabilità politica su una specie di

un accordo (come un cartello economico), spartendosi il potere. All'inizio questo

patto era molto apprezzato dal popolo in quanto serviva per superare la dittatura,

ma successivamente questa spartizione comportava corruzione, clientelismo, non

si potevano affermare altri partiti sfidanti. E ciò creava una grande insoddisfazione

crescente dell'opinione pubblica che si configurava in un tipico momento populista

(scarto eccessiva tra rappresentanti e rappresentati crea condizioni affinche un

nuovo leader prometta al popolo di restituire la sua sovranità).

2) dopo il grande boom degli anni 70 (crisi petrolifere) il V, che era uno dei paesi

fondatori dell'Opec e produttori petrolio, vedeva accumularsi enormi quantità di

petro-dollari. Ma negli anni 80 il ciclo economico cambiò (decada perdida) e il

cambiamento produsse il collo dei prezzi di petrolio. Le aspettative di consumo

molto elevate in V degli anni precedenti generò un tracollo terribile. Per risanare la

sua situazione il V dovette adottare delle misure drastiche che rispecchiavano il

pacchetto di WC. La principale causa del deficit pubblico in V: sovvenzione al

petrolio (praticamente in V il petrolio non si paga) e le riforme del WC riguardava

l'aumento del prezzo del petrolio e ciò produsse una sommossa con una

repressione. Ciò segnava l'inizio della morte della democrazia ed acuì la crisi

favorevole per il populismo. Nel 1992 Chavez organizzò un gruppo per un tentato

golpe di stato (festeggiato come la nascita del nuovo ordine e festa nazionale) fallì

e lo portò in carcere. La testimonianza della crisi del sistema politico democratico fu

evidenziato dal fatto che Chavez poco a poco si costruì una base popolare.

Nel 1998 quando si andò alle elezioni, Chavez vinse (parallelismo con Peròn).

Cosa fece Chavez? V si trovò di fronte al bivio, il solito: la via democratica (come

Lula) o rivoluzione? Quest'ultima fu abbracciata da Chavez: idea della rinascita,

leader carismatico che richiama la religione nei discorsi politici, è arrivato a

redimere il popolo. In nome della rivoluzione lui farà nascere un nuovo ordine. Quali

sono le caratteristiche di questo nuovo ordine? Chavez lo chiamo il nuovo

socialismo del XX secolo.

- Sul piano politico: punta l'indice contro la democrazia rappresentativa (al contrario

di Lula che l'avrebbe rispettato). Chavez voleva spazzare via tutto e inizia a

prendere il controllo del potere giudiziario, prende misure penali e civili contro i

membri dell'opposizione, pressione enorme sui mezzi di comunicazione, controlli

sull'economia, delle forze armate per trasformarle in espressione dell'ideologia e

difende nelle scuole la sua ideologia (Chavismo è incarnazione della nazione).

Tutto ciò porta alla riforma della Costituzione perché è cambiato il regime e non

solo il governo. Chi non appartiene al Chavismo è nemico del popolo = soluzione

populista della crisi del regime.

- Sul piano economico: non solo introdusse le riforme contro il WC ma volle

tornare al modello economico incentrato sul ruolo dello stato il quale prese

controllo del commercio estero, delle banche, del credito interno, andò di limitare

le libertà di imprese fino ad ora concesse alla grande compagnia petrolifera

(PeDeVeSA).

Si produsse una vera e propria crisi del regime (economia di mercato + democrazia

rappresentativa = messi in discussione).

Si entra nel XXI secolo a questo punto ed AL si lascia alla spalle la drammatica crisi

del WC (si passa dal primato economico al clima favorevole all'integrazione

sociale). La grande crescita economico fu in parte anche dovuta alle riforme degli

anni 90, ma erano viste ora come un passato da lasciarsi alle spalle perché non

davano ciò che l'opinione pubblica chiedeva (maggiore occupazione e distruzione

delle ricchezze).

Entrarono in gioco dei fattori esterni che cambiarono il panorama economico dell'AL

e non a caso che si parlava agli inizi degli anni 2000 della "decada dorada".

Questo decennio d'oro ora è sicuramente finito (da 1,5 anno) e si potrà notare chi

ha colto vantaggi da questa decada e chi invece ha perso la sua occasione.

Caratteristiche di questa decada:

- crescita economica --> la più lunga e sostenuta dall'epoca della fine dell'800. AL

è stata una mezza via dal punto di vista di sviluppo economico, tra l'Europa quasi

stagnante e l'Asia pulsante. I giovani (con la riduzione della crescita demografica)

non sono tanti da dover essere mantenuti dalla generazione in lavoro. Se

confrontata però con i paesi asiatici: la crescita economica in AL è abbastanza

sostenuta. AL deve competere coi paesi asiatici molto competitivi e a crescita

sostenuta. Innovazione tecnologica, la scolarizzazione di alto livello, capacità di

produrre nei settori di punta = AL ha fatto dei passi avanti ma resta comunque

inefficiente, mentre su questi settori i paesi asiatici fanno dei passi da giganti.

La crescita economica in AL non è dipesa dal modello economico adottato.

Messico, Colombia, Cile, Perù: cresciute adottato l'economia di mercato. Ma anche

i paesi come Venezuela ed Argetina: con la nazionalizzazione. Questa crescita

allora da dov'è arrivata? Il 20% è dipeso dalle riforme degli anni 90 che hanno

creato delle premesse strutturali. Mentre l'80% è dovuto alla globalizzazione: nei

mercati internazionali sono entrati paesi coi grandi mercati (Cina e India) che hanno

aperto nuove potenzialità + ha spinto verso alto la domanda delle materie prime di

cui AL n'è ricca (es: petrolio che è passato da 8$ a ?). Ciò ha avuto sia degli effetti

virtuosi sia ha riproposto le medesime problematiche dell'800: questa crescita crea

l'illusione del benessere = davanti al cambiamento del ciclo i paesi che non hanno

adottato misure contro i cortocircuiti si possono trovare in difficoltà

- boom ceto medio --> con la crescita economica così sostenuta ha prodotto

degli effetti sociali importanti = ha cambiato in maniera significativa la struttura

sociale dell'AL. A differenza della cresciuta economica del WC, questa invece ha

prodotto la diminuzione delle diseguaglianze sociali anche se non di moltissimo,

in quanto si è davanti ad una società segmentata e ci vogliono delle misure

pubbliche mirate. Risultati: nell'ultimo decennio in solo Brasile circa il 25 milioni

di persona hanno abbandonato la povertà, e circa altri 25 milioni sono entrate nel

ceto medio. Possono permettersi gli elettrodomestici, vacanze, mandare i figli a

studiare nelle strutture più alte.

Cosa ha prodotto questi risultati importanti di ascesa sociale? --> Secondo i

sociologici ed economisti, il 20% viene dalle politiche dei governi socialisti che

hanno investito nell'assistenza condizionata e si sono occupati della situazione

sociale (integrazione e ascesa sociale); mentre l'altro 80% viene dal maggior

lavoro, occupazione cresciuta e migliori salari = grazie all'industrializzazione e i

servizi. Ciò ha comportato delle modifiche nelle società latino americane che

vivono trasformazioni significative: da un lato tipici problemi (con la questione

sociale: poveri, esclusi, giustizia sociale), ma queste trasformazioni si vedono nel

fatto che in AL nascono i tipici conflitti sociali dei paesi più sviluppati e

industrializzati (manifestazioni per lo stato di diritto, per la migliore sanità ecc)

tipiche del ceto medio più consapevole dei propri diritti e li chiede =

manifestazioni di 2° generazione.

- consolidamento democratico --> si tratta di un'epoca di consolidamento

democratico, anche se si assiste al solito scontro tra il modello liberal-

democratico che si consolida in alcuni paesi, mentre negli altri la via populista ha

continuato a presentarsi.

Ciò non toglie che in quell'epoca si è assistito al fenomeno caratteristico delle

società latino americane: tradizione liberal democratica vs organica, ma non c'è

dubbio che i modelli populisti del XXI secolo non hanno avuto la forza né volontà

nel mettere da parte la struttura liberale delle istituzioni. I populismi del XX secolo

era vivere dentro la camicia della democrazia rappresentativa, si trattava di un

ibrido. Si tratta di una debolezza o forza? Non si sa,ma è certo che si continua ad

assistere al solito scontro che va in scena da 200 anni. 9 LEZIONE

30.03.15

Crisi dell'ordine liberale

Cause esogene + Cause endogene = la grande illusione delle oligarchie

• Messico:

- Rivoluzione 1910-17

- Madero: libertà democratica

- Carranza

- Zapata (Villa): sociale

- Costituzione di Querétaro (1917)

Tratti principali della crisi dell'età liberale:

- la grande illusione delle oligarchie: dall'inizio del 900 e soprattuto dopo la

1GM si capì che le oligarchie latino-americane si erano illuse, dopo essersi

consolidate al potere da ormai 30-40 anni ed elaborato un'ideologia, positivista,

per legittimare il proprio potere. La loro illusione è che tutto ciò sarebbe durato in

eterno, confidavano nel fatto che l'economia sarebbe cresciuta + lo stato

consolida le sue strutture + il governo esercita attraverso una minoranza colta e

illuminata dal paese + il loro modello aveva emulato le nazioni europee (la lunga

epoca di pace dell'Europa dal 1870 al 1914: "belle époque"). Non è strano che

quelle èlites si eludessero di avvicinarsi sempre di più a quel modello. Si tratta di

grande illusione però perché non solo perché quei modelli finirono per

"suicidarsi" con la grande guerra, ma anche perché quelle oligarchie, che

avevano guidato i grandi paesi, non erano state delle oligarchie conservatrici

(solo un po' sul piano politico: perché il governo dei pochi ma comunque

appellandosi alla costituzione liberale) e ciò significa che sorsero dei nuovi attori

politici che organizzano partiti/associazioni, manifestano e richiamano le

oligarchie a rispettare le costituzioni. Le oligarchie non fondavano il loro potere

su promesse conservatrici bensì sul patto costituzionale. C'era comunque chi

contestava il loro potere: le oligarchie modernizzavano il paese e così facendo

creavano anche le condizioni che sorga qualcuno che contesti il loro potere e

rivendicano il rispetto della costituzione. Avevano avviato un processo di

modernizzazione e trasformazione alla fine del quale si erano create delle

condizioni per il superamento del potere delle oligarchie.

Cause endogene:

- le trasformazioni interne alle società latino-americane: sorgono nuovi soggetti

come sindacati, gruppi di pressioni culturale, movimenti, ecc. che reclamano la

partecipazione e iniziano a combattere i regimi politici oligarchici e anche

l'assetto socio-economico di questi regimi. Questi soggetti non sono assimilabili

tra di loro: alcuni avranno la principale rivendicazione la democrazia politica,

partecipazione e i diritti per tutti; altri chiedevano l'inclusione sociale, non

sempre interessata alla democratizzazione politica. Queste 2 contestazione a

volte si univano (come nel caso messicano) e altre si scontravano.

Cause esogene (ciò che avviene fuori dall'AL):

- crisi dei modelli europei: percepiti ancora prima della 1GM (il modello

economico primario-esportatore aveva dei punti deboli perché rendeva le

economie AL vulnerabili) crisi brevi che avevano fatto paura, come la

sovrapproduzione di un bene che determinava il crollo dei prezzi sul mercato per

alcuni anni. La 1GM fu la crisi per eccellenza: significò il suicidio della grande

civiltà europea che non poteva più essere un modello per AL ("decadenza

dell'Europa/occidente" secondo molti intellettuali europei) + la crisi economica

del 1929 + la 2GM = affossava il modello europeo che falliva e non poteva più

essere emulato dall'AL.

Come conseguenza di tutto ciò, nasceva la nuova coerente in AL--

>"nazionalismo": i modelli esterni non erano più tali, allora si guardava all'interno,

cercando di trovare dei modelli nuovi di tipo nazionale. L'origine del nazionalismo

deriva dalla proiezione del modello economico verso l'interno (non più verso

l'esterno), tra le cause non solo il crollo dei modelli europei, ma anche il passaggio

delle società latinoamericana a società di massa. Le caratteristiche della società

di massa:

- grandi città diventano metropoli

- molti dei cittadini sono istruiti e si sentono pronti di partecipare alla politica, allora

formano sindacati e partiti

- eserciti che introducono il servizio militare obbligatorio (dove si incontrano giovani

di tutte le classi sociali e regioni diverse) e la caserma diventa una forma di

nazionalizzazione

- nascono le industrie con le produzioni seriali

- inoltre, ciò che favorisce il passaggio dall'età liberale alla società di massa: uniti i

paesi e stabiliti i confini, bisognava fare il popolo, con gli strumenti come la scuola -

esercito - la stampa - cultura: tutto diventa un tentativo di creare un senso di

appartenenza nazionale.

Gli effetti della 1GM si sentirono anche in AL:

- i partner latino-americani si dovevano concentrare nell'impegno della guerra,

quindi il modello primario-esportatore si inceppò (sovrapproduzione ma

nessuna esportazione) e ciò provocò:

1) scarsezza di bene a causa della mancata importazione europea

2) prezzo salito dei beni scarsi importati

3) AL esportava di meno nei mercati europei. Ci fu una crisi inflativa(prezzi saliti)

e produttiva (meno lavoro): si assiste ai primi grandi violenti conflitti in AL in

seguito alla 1GM: scioperi minerari in Cile, degli impiegati in Perù, sciopero

rosso in Argentina.

- in molti paesi latinoamericani, non arrivando più i beni lavorati europei, allora

almeno quelli più semplici che richiedevano poca tecnologia iniziarono ad essere

prodotti localmente: processo di industrializzazione per sostituzione

dell'importazione (le importazioni europee non più disponibili allora vengono

sostituiti). Anche questo è un elemento della nazionalizzazione. Il nuovo ceto

borghese va formandosi laddove si accumulano investimenti.

MESSICO

Il crollo liberale avviene attraverso una violenta rivoluzione (nulla di simile in

nessun'altra parte). Tra i diversi regimi liberali quello messicano era più soggetto a

subire questo shock perché: era un tipico regime di modernizzazione rapida + il

regime meno elastico dal punto di vista politico (non fondato su una coalizione tra

gli stati come in Brasile o come in Argentina con una legge di voto che permettesse

l'inclusione delle masse). Quanto più la società diventata complessa e articolata per

la modernizzazione, tanto più un solo uomo al potere diventava una contraddizione.

Il porfiriato diventava un "coperchio" della pentola in ebollizione della società

messicana che si stava trasformando. Succede allora che il Messico esplose.

La grande rivoluzione messicana era come una matrioshka, con tante cose

insieme: sommovimento politico + sociale + culturale + scontro generazionale.

Dominava l'anarchia e il più forte si impone.

Tutto scaturì da una intervista: Porfirio Diaz alla vigilia delle elezioni del 1910, non

intendeva abbandonare il potere e intervistato da un giornale americano, si fece

scappare "le prossime elezioni possono essere aperte a tutti". Forse era sicuro di

sé oppure pensava che la sua frase si sarebbe riferita solo all'opinione pubblica

americana democratica. Madero lo prese a parola, pensando che le libere elezioni

si sarebbero effettivamente tenute.

Madero: era un proprietario terriero, molto colto e legato agli ambienti liberali,

bianco di pelle, proveniva dal Nord messicano (stati più progrediti economicamente

e più legati/influenzati dalle idee liberali americane), l'opposto di un macho-

messicano. Aveva il coraggio di sfidare Diaz per primo e rappresentava il Messico

del nord. Voleva che le libertà previste della Costituzioni siano rispettate, allora si

candida alle elezioni col programma costituzionalista: prendeva la Costituzione

alla lettera.

Quando si tennero le elezioni, nuovamente controllate e manipolate, Madero

dichiarò un'insurrezione, organizzò un esercito al nord e sfidò Diaz. Era

l'insurrezione meno violenta però.

Gli USA, al tempo coi repubblicani al potere (sotto Taft) aiutarono Diaz, attraverso

un l'ambasciatore americano legato a lui, ad uccidere Madero nel 1911.

Quando Madero si era sollevato, fu seguito da Emiliano Zapata che non

condivideva nulla con Madero. Anche lui prende le armi e si solleva contro Diaz.

Egli rappresentava il tipico messicano, il Messico contadino, rurale, viene dal Sud,

è indio, impaurito delle città, non si solleva con la Costituzione in mano. Chiede che

la terra, che i contadini avevano perso, ritorni a loro e che essi possano tornare a

coltivarla in forma collettiva come in passato.

Madero e Zapata: hanno in comune solo la lotta contro Diaz, ma sono agli opposti:

il primo vuole la democrazia politica e il liberalismo, il secondo incarna la

rivoluzione sociale (ritorno alla società dei corpi e contro il liberalismo che ha tolto

le terre ai contadini).

Diaz, dinanzi a queste insurrezioni, lascia il Messico e muore in esilio. Resta però

l'esercito e il suo figlio, che continuarono a combattere. Nel 1913 l'esercito

messicano riesce a riprendere il potere e sembrava che il porfiriato fosse ritornato.

Si passa alla 2° fase più violenta della rivoluzione: a raccogliere le eredità di

Madero vi è Carranza (generale degli eserciti costituzionalisti del nord): anche lui

nordico, bianco, proprietario terriero.

Dall'altra parte Zapata continua a riorganizzare gli eserciti al sud.

Nel frattempo, negli USA, vi è un avvicendamento alla presidenza, arriva Wilson,

che introdusse un nuovo principio della politica estera americana verso AL: prima

c'era il "big stick" (priorità per gli USA è tenere lontane le potenze europee

dall'emisfero americano), i governi repubblicani dell'inizio 900 adottarono questa

dottrina che partiva da una visione pessimista dell'AL, ragionando sulla storia: AL

veniva da una colonizzazione per cui non era pronta per l'autogoverno. Se gli stati

dell'AL si comportavano bene allora non avevano nulla da temere dagli USA, ma se

non pagano i debiti magari alle banche europee e questi mandano le navi di

attacco allora gli USA erano tenuti ad intervenire (vedi il caso Venezuela). Con

Wilson, non era contrario all'intento degli Usa ma era favorevole

all'internazionalismo democratico (per questo mandò le truppe in Europa alla 1GM).

La premessa di Wilson era ideologicamente diversa da quella dei repubblicani:

nulla impedisce ai paesi dell'Al di seguire la stessa via che seguirono gli USA per

l'autogoverno, aiutando però loro di scegliere "l'uomo giusto al governo". L'idea di

Wilson era quella di aiutare in Messico coloro che promettevano di portare la

democrazia: cioè Carranza e costituzionalisti. 1914 in piena guerra civile quando

l'esercito di Diaz ha ripreso il potere, allora gli USA approfittando di un incidente

nella città di Vera Cruz, mandano le truppe. In Messico nessuno però appoggio

l'intervento degli americani, neanche coloro che potevano beneficiare come

Carranza, il quale anzi delle truppe americane. Ciò indica il fatto che il Messico del

1910 è ormai uno stato nazione formato e che ha alle spalle la guerra contro gli

USA (Texas), quindi anche coloro che si identificano negli ideali liberali democratici

americani non possono accettare l'idea di arrivare al potere grazie all'aiuto degli

USA. Le truppe americane allora si ritirarono e il regime di Diaz era ormai sul punto

di crollare, sotto le spinte di Carranza, Villa e Zapata.

Il porfiriato crollò quindi e nacque a questo punto lo scontro tra la via liberale dei

costituzionalisti e quella organicistica di Zapata, superato con un

compromesso --> Costituzione di Querétaro 1917. Si chiude l'epoca della

grande violenza ma in Messico non c'è ancora un nuovo ordine politico.

10 LEZIONE

31.03.15

Messico:

- costituzione Querétaro 1917

- unicato--> Calles

- cristiada

- Càrdenas 1934

- riforma agraria

- PEMEX

- PRM MESSICO continua...

La rivoluzione messicana si cristallizza nella nuova costituzione di Querétaro del

1917. L'ordine liberale resta alle spalle ma resta una grande domanda: quale nuovo

ordine nascerà? C'erano i costituzionalisti liberal-democratici di Carranza e un moto

rurale contadino sociale di Zapata che voleva ricostruire le comunità rurali

tradizionali: si trattava di un antico dilemma= crollato l'ordine liberale di Diaz e

create le condizioni della società di massa, quale sarebbe stato il nuovo ordine?

La costituzione di Querétaro non sancisce la vittoria o la sconfitta di uni o gli altri,

è un ibrido, compromesso che lascia aperto il dilemma. Non c'e dubbio che vi

siano gli elementi tipici del costituzionalismo liberale: libertà individuali +

separazione dei poteri + l'idea della netta separazione tra religione e politica, infatti

questa costituzione è laica. Però questa costituzione ibrida raccoglie anche le

rivendicazioni sociali e nazionaliste di Zapata. Questa costituzione sarà alla

base di future costituzione populiste.

Principi fondamentali:

1) il nuovo regime politico doveva impegnarsi in una nuova riforma agraria che

ricostituisca le proprietà collettive ai contadini = no proprietà privata bensì

comunitaria (differenza con la riforma di Benito Juarez) = "ejídos" possedimenti

collettivi della terra (non proprietà private). Questo allude alla tradizione

tradizionale organicistica, oltre a -->

2) introduce il principio di nazionalismo economico che ribalta il paradigma

intellettuale dell'età liberale del libero mercato non ostacolato, ora invece le

proprietà del sottosuolo appartengono alla nazione. Le risorse minerarie erano

uno dei beni principali grazie ai quali AL si era integrata nel mercato mondiale +

Messico possedeva ora le tecnologie per estrapolare l'appena scoperto petrolio

= quindi prima o poi la nazione avrebbe voluto sfruttare queste risorse.

Questa Costituzione è, per il momento, solo un documento e nel 1917 non nasce

ancora un nuovo ordine politico post-liberale. Dopo la rivoluzione bisognava ancora

aspettare fino al 1934 per la stabilità.

CALLES

Dalla rivoluzione emerge l'uomo forte Calles apparteneva agli eserciti

costituzionalisti ed era convinto di incarnare il liberalismo messicano di Juarez. Il

suo obiettivo principale, come di tutti i liberali, era quello di estirpare

definitivamente il potere della Chiesa. Iniziò a governare sulla base della

Costituzione del 1917, ma non applicò l'aspetto organicistico bensì stabilì la

sovranità della Stato colpendo la Chiesa e le sue istituzioni. Era un forte anti-

ecclesiastico. La politica di Calles fu

1) colpire la Chiesa che perse ogni tipo di presenza giuridica (no proprietà di sorta

salvo le parrocchie) e ciò fu una durissima forma di repressione e ciò comportò una

nuova guerra tra Stato-Chiesa;

2) per liberale com'era, Calles tornò all'idea antica di monopolizzare il potere:

cercò di mantenere il potere sotto il proprio controllo anche se la Costituzione

prevedeva la non rielegibilità, ma egli lo faceva anche in modo indiretto, per questo

gli anni di Calles furono ricordati come "unicato"= potere nelle mani di un'unica

persona. Come in seguito a Juarez, anche negli anni 20, le misure anti-clericali che

vengono applicate, provocarono delle reazioni: nella regione Bajiyo (Nord Messico)

che era fortemente cattolica ci fu una insurrezione contadina guidata dal clero =

guerra civile che durò 3 anni (1926-29) viene ricordata come "cristiada"= lotta in

nome del Cristo re.

Questa reazione mise Calles davanti alla medesima situazione di Juarez: la

concentrazione del potere nelle sue mani incontrava resistenza e il voler imporre il

liberalismo in una società in cui la visione cattolica era radicata comparava violenza

e guerra civile.

Ritornando indietro: dopo che Juarez cercò di imporre l'ordine liberale, fallito, arrivò

Diaz che smise di combattere la Chiesa con cui trovò un compromesso in quanto

poteva essere un alleato per mantenere il nuovo ordine stabile. La stabilità politica

quindi era dovuta al compromesso con la Chiesa. Così ora, Càrdenas fu come

Diaz degli anni precedenti ma con le misure contrarie. Egli smise di perseguire la

Chiesa e gettò le basi per un ordine corporativo destinato a durare per 70 anni.

Dinanzi al bivio tra il costituzionalismo liberale e la tradizione organico-corporativa,

il Messico sceglie la 2° e il liberalismo viene ancora una volta sconfitto.

CÀRDENAS

Càrdenas: era anche lui un soldato del esercito costituzionalista della rivoluzione

messicana, profondamente legato a Calles che quando si avvicinò alla fine del suo

mandato nel 1934 pensò bene che Càrdenas sarebbe stato il candidato ideale,

perché era un militare, che gli doveva le sue promozioni e sembrava non avesse il

carisma e popolarità e neanche il seguito politico per rendersi indipendente, cioè

sembrava un perfetto fantoccio. I suoi calcoli però falliscono anche perché nel caso

messicano accade una cosa particolare: nei fenomeni populisti la figura del leader

carismatico è sempre presente perché svolge la funzione della testa

dell'organismo, tant'è vero che i leader nei regimi populisti vengono sostituiti solo

alla morte e per via legittimista (famigliari). Nella costituzione messicana, però, vi è

un divieto dell'affermazione di un leader, e infatti tutti i presidenti governarono per 6

anni e non vengono più rieletti, ma ciò non vuol dire che in Messico non ci sia stato

il populismo. La costituzione messicana è tale e la sua cultura e il funzionamento

politico messicano è stato tale che è vero che ogni 6 anni il presidente cambiava

ma è anche vero che quando erano al potere i loro poteri erano assoluti: si parlava

di presidenti imperiali= effettivamente la testa di un organismo. Il "dedaso": il

presidente uscente indicava, qualche anno prima, il proprio successore, così fece

anche Calles indicando Càrdenas, ma questo ultimo non obbedì e aveva anche le

idee molto diverse. Era perfettamente convinto che bisognava trovare un accordo

con la Chiesa e attuare le riforme sociali rivendicate da Zapata per affermare un

ordine stabile.

Quando arriva al potere nel 1934 manda all'estero Calles e inizia a costruire il suo

regime. Egli non creò un ordine liberale né democratico, ma nuovo e duraturo nel

tempo.

La prima cosa che fece fu la riforma agraria (promessa nella Costituzione ma non

realizzata da Calles): Càrdenas distribuisce molti migliaia di terre, restaurando gli

ejídos (le terre tornano alle comunità rurali indiane). Nel lungo periodo gli effetti

economici di questa riforma collettivista non furono positivi, però in termini politici e

sociali gli effetti erano straordinari: significò includere nella tradizione messicana la

popolazione rurale, in questo senso la riforma agraria "fidelizzò" i contadini alla

rivoluzione.

Un'altra importante riforma avvenne nel 1938: permetteva di consolidare il regime

rivoluzionario messicano e accogliere lo spirito nazionalista della costituzione -->

Càrdenas nazionalizzò le compagnie petrolifere. Con Càrdenas si parla di: la

rivoluzione è nazione e coloro che non stanno con la rivoluzione sono fuori dalla

nazione. Questa riforma permise di fidelizzare alla rivoluzione la classe operaia.

Nazionalizzare il petrolio rappresentò un conflitto geopolitico e ideologico tra

Messico e USA (fondati sui principi privati nel creare le ricchezze), ma il conflitto

era anche economico: con la nazionalizzazione il Messico si appropriava di

investimenti di migliaia di dollari. Il conflitto che scoppiò tra Càrdenas e Franklin

Delano Roosevelt anticipò tutti i conflitti che tutte le altre nazionalizzazioni

causarono in AL. Nel 1938 il problema si pone: il principio di nazionalizzazione

economica per gli USA non era un tabù, ma ciò che il governo americano dice a

quello messicano è "se vuoi nazionalizzare è un tuo diritto, ma ciò non gioverà allo

sviluppo del paese e dovete pagare un indennizzo" da qui scoppiò il conflitto in

quanto era complesso valutare quanto valessero quelle proprietà. La soluzione fu

trovata alla fine: Roosevelt pur di avere il Messico come alleato strategico nella

2GM riuscì a strappare alle compagne petrolifere molte concessioni.

PRM

Queste riforme quindi vanno verso la creazione di una società corporativa: un

potere forte nelle mani del presidente + un blocco contadino e operaio fedeli al

presidente. Quindi egli organizzò un nuovo regime politico che era rappresentato

da un partito di Stato: Partito della Rivoluzione Messicana - PRM (che nel 1946

prese il nuovo nome che governò il Messico fino al 2000 "PRI"=Partido de la

Rivolucion Istitucional) ed era organizzato in corpi. All'inizio diviso in 4 grandi

corporazioni:

1) campesina (tutti i contadini organizzati in sindacati)

2) de los obreros (operai)

3) de las fuerzas armadas (poi esplicitata)

4) del pueblo (organizzata anche essa piramidalmente nel partito).

Per entrare nel partito bisognava entrare nel sindacato = organicismo attraverso le

corporazioni + questo partito organizzava tutta la società (e non solo alcune parti):

si identifica col tutto.

Coloro che non erano nel PRM non appartenevano alla rivoluzione, e quindi

neanche alla nazione messicana e quindi sono illegittimi.

Non c'era più il motivo quindi di dividere i poteri in quanto tutti i pori incarnano la

nazione e devono cooperare tra di loro --> tipico ordine corporativo organicistico

durato per 70 anni.

Il pluralismo politico e ideologico di questo regime fino agli anni 80 non si

manifestò: i partiti di opposizione non vinsero mai una singola elezione. Non si

trattava di un regime a partito unico ma si comportava come tale.

Brasile:

- Rio Grande do Sul

- Tenentes

- Crisi 1929

- 1930-golpe-Vargas

- Governo provvisorio

- Costituzione 1934

- PCB-AIB

- 1937-45 Estado Novo

- PSD / PTB BRASILE

L'alternanza di potere tra Sao Paolo e Minas Gerais durante l'eta liberale era un

regime oligarchico a partecipazione limitata. Era un paese rurale all'80%, molti

erano immigrati non interessati alla vita politica e tardavano a prendere la

cittadinanza. Il tasso di analfabetismo era molto elevato. Quindi la partecipazione

politica era minima e controllata dai 2 maggiori stati. Mentre Messico era in balia

alla rivoluzione, il Brasile era nel pieno del suo regime liberale: l'economia basata

sul caffè cresceva, si accumulavano le ricchezze e il paese continuava a crescere.

Dagli anni '10 e '20 diversi fattori iniziarono ad erodere il regime liberale

brasiliano:

- dopo la 1GM anche il Brasile patì le conseguenze: si creò una stagione di 4-5

anni di inceppamento del modello primario-esportatore (inflazione, prezzi del

caffè calarono, necessita di sostituire l'esportazione, tensioni sociali).

Quelli fondamentali:

1) ascesa del Rio Grande do Sul: uno Stato meridionale del Brasile che divenne

importante perché era uno stato di immigrazione europea (sopratutto tedesca

difficilmente integrabili ma col grande successo economico) --> stava diventava

uno stato in forte crescita. Quindi arrivò un terzo incomodo nella coppia tra Sao

Paolo e Minar Gerais, dove Rio vuole partecipare alla politica appellandosi alla

costituzione secondo cui il voto è libero e quindi Rio non può essere

discriminato. Iniziò a negoziare delle alleanze con Minas in quanto Sao era più

forte, facendolo così sentire insicuro e minacciato. Si ruppe quindi l'alternanza

al potere tra i 2 grandi Stati.

Rio era così potente anche perché era lo stato meridionale: nelle zone più

periferiche, sopratutto quelle immigrate, non c'era tanto senso di appartenenza al

Brasile: le spinte centrifughe (all'indipendenza) facevano temere il Sao e Menas. Il

Rio inoltre, era confinante con Argentina e ciò faceva temere che le spinte

nazionaliste del Rio potevano permettere all'Argentina di diventare più forte.

2) critica e insurrezioni dei tenentes: i militari di basso grado non fedeli al regime

liberale che iniziano ad esprimere critica verso questo ordine. Sono le figure

dominanti della politica brasiliana del XX secolo. Questi giovani militari non

erano tipici militari ignoranti, bensì ufficiali di un esercito professionalizzato dai

francesi con alta istruzione, quindi sono un'élite (non perché sono ricchi ma

perché formano parte di un corpo nazionale prestigioso: cioè le forze armate).

- Essi sono il primo veicolo della reazione anti-liberale nel nazionalismo

brasiliano dell'epoca. Sono nazionalisti nel senso politico perché dicono che il

regime liberale non ha un fulcro bensì è solo un patto tra gli Stati, quindi il

Brasile deve centralizzare il potere con una Costituzione forte e unità politica. (Il

liberalismo divide e il nazionalismo unisce).

- É ancora più forte la critica ideologica: i tenentes ritengono che sì, c'e stata

la crescita economica e lo Stato ha gettato le strutture, ma il senso di

appartenenza ancora non c'è e secondo loro l'unico luogo di appartenenza

nazionale sono le caserme; inoltre, è un paese di immigrati che non si

identificano con lo Stato, quindi lo Stato deve creare la nazione e sviluppare il

senso di appartenenza, lo Stato deve diventare pedagogo.

- Sono i militari che per primi sviluppano l'idea della "brasilianità": esiste

un'identità nazionale di natura spirituale che viene prima della politica e che

rappresenterebbe l'anima della nazione. Allora i tenentes iniziano ad agitarsi,

iniziano a fare i colpi militari: nel 1922, 1924: i primi segni contro il regime

liberale in nome dei valori nazionalisti.

3) effetti devastanti della Crisi del 1929: prima una bolla finanziaria, con effetti

produttivi (chiusura delle fabbriche e quindi disoccupazione e crisi sociale-

politica-economica). Per il Brasile, specializzato nell'esportazione del caffè,

accade che nell'arco di 2 anni il prezzo internazionale del caffè si ridusse del

40% perché la domanda calò mentre la produzione si mantenne.

1930 la fine dell'età civile e inizio dell'età militare (ci sono stati 6 colpi di stato).

11 LEZIONE 1.04.15

SOCIETÀ DI MASSA

Passaggio dall'era liberale dei pochi alla società di massa di tutti avviene non solo

in Europa ma anche in AL.

Attraverso quale porta: organicista o quella liberale AL entrerà nell'età della società

di massa? Negli USA ed UK c'era una graduale transizione dall'età liberale verso la

democrazia, in AL invece, e alcune parti dell'Europa, quando le masse si

affacciano, i regimi liberali crollano.

In Spagna, negli anni 20 crolla il regime liberale e si instaura la prima dittatura con

Primero e poi Franco che durò fino al 1975. In Italia dopo il regime liberale si

affaccia il fascismo. Questi regimi hanno in comune un fatto: erano tutti dei regimi

anti-liberali, reagiscono alla modernità liberale e si propongono l'ordine politico e

sociale su presupposti alternativi opposti alla società liberale. Questi regimi

comportano l'ingresso nell'epoca delle masse ma non attraverso i canali

rappresentativi del liberalismo politico (diritto degli individui, separazione dei poteri,

democrazia rappresentavi) ma attraverso meccanicismi tipici della visione

tradizionale organicistica.

Messico: il crollo del regime liberale attraverso la rivoluzione permise l'ingresso

delle masse attraverso la via organico-corporativo. Ciò non vuol dire che i regimi

dittatoriali sono uguali a quelli dell'AL, ma hanno solo in comune il fatto di essere

anti-liberali e adottano i meccanismi organistici per far entrare le masse.

Piccole eccezioni (Uruguay e Cile) che seguono la via britannica transitando

dall'età liberale alla società delle masse senza abbandonare il costituzionalismo

liberale (con la separazione dei poteri, diritti individuali, democrazia

rappresentativa). BRASILE

continua...

Quando si andò alle elezioni del 1930 scoppiò la crisi: il candidato di Sao Paolo si

dichiarò vincitore ma ormai l'intesa tra S-M si ruppe ed egli non fu accettato, allora

le forze armate entrano in campo = colpo di stato (golpe) NON sanguinoso e

senza le masse in strada. Ancora una volta il passaggio storico-politico in Brasile

avviene in modo pacifico. Coloro che guidano questo colpo di stato sono i tenentes

che mettono alla presidenza della repubblica Vargas: non è un militare, bensì un

governatore dello Stato nuovo emerso= Rio Grande do Sul.

Questo golpe non dà ancora origine ad un ordine di tipo populista, è ancora

formalmente liberale costituzionale. Il governo di Vargas si definisce provvisorio e

per il momento non si propone di cambiare la natura del regime politico. Ma i primi

anni successivi al colpo di stato si iniziano a vedere alcuni profondi cambiamenti

che indicano che Brasile ha voltato pagina (superato il regime liberale). I tenentes

avevano in mente un ordine anti-liberale e lo si nota da 2 caratteristiche:

1) politica = l'ordine opera ancora seguendo la Costituzione liberale, ma

centralizza il potere (opponendosi all'idea liberale della diffusione del potere).

Bisogna creare una nazione forte e unita attraverso la centralizzazione

dell'autorità. Per le elites degli stati che prima godevano di grande autonomia e

sopratutto per quelle di Sao Paolo nasce un'insurrezione = scoppia la guerra

civile. Vargas manda le truppe e impone a Sao Paolo l'obbedienza.

Politicamente il governo quindi si muove verso la centralizzazione dell'autorità.

Inoltre, nel 1934 convoca le elezioni per l'assemblea costituente per riformare

la Costituzione. Nella nuova costituzione i militari e i loro alleati (forti nella

chiesa cattolica) introducono il principio della rappresentanza corporativa/

funzionale, secondo cui gli individui non votano per sé bensì per i

rappresentanti del settore della società a cui appartengono. Anche le Camere

erano corporative, cioè rappresentavano i diversi settori (operai, contadini,

intellettuali, forze armate, chiesa)=forma moderna della rielaborazione del

corporativismo medievale.

2) ideologica = vi è uno sviluppo parallelo: il governo di Vargas coltiva una visione

anti-liberale del mondo che deve essere sradicato in quanto non appartiene

all'identità nazionale che è latino-cattolica e non anglo-sassone protestante. Si

tratta di un fenomeno reattivo in seguito all'integrazione dell'AL nel mondo che

ha trasformato radicalmente la società latino-americana. Il nuovo governo

quindi adotta una posizione ideologica rigorosamente nazionalista: gli

immigrati devono essere nazionalizzati e diventare brasiliani, la scuola/la radio/

la caserma devono diffondere il senso di appartenenza alla nazione. Bisogna

sradicare completamente le mode straniere perché minano la purezza della

tradizione nazionale che deve diventare impermeabile.

Ovviamente nasce anche il nazionalismo economico. I principali veicoli di

questa reazione:se gli attori tipici della modernizzazione liberale sono i partiti

politici, per i paesi che entrano nelle società di massa attraverso la porta

tradizionale organicistica i partiti sono visti negativamente, vanno eliminati se è

possibile (con al massimo la presenza di un partito unico) perché la visione

organica del mondo si fonda sul principio dell'unanimità e non pluralità. Gli

attori chiave allora della società corporativa sono: la Chiesa e le forze armate.

Non a caso, nel Brasile dei primi anni 30, in funzione anti-liberale e con l'idea di

costruire il nuovo ordine, queste 2 grandi istituzioni accrescono la loro influenza

e stringono i patti tra di loro. Ciò che univa il grande paese come il Brasile

nella sua eterogeneità etnica/melting pot era la cattolicità (non in quanto

religione ma come dietro alla cattolicità vi è l'idea della nazionalità). Emblema

storica del Brasile è il Cristo Redentor= il Cristo che abbraccia le Americhe e

anima le identità americane. Proprio in questi anni che viene creata l'Azione

Cattolica che mobilita le masse e aspira a creare il nuovo regime della

cristianità, organica fondato sui principi tradizionali.

PARTITI POLITICI

Negli anni successivi alla Costituzione del 1934 il panorama politico si agita

profondamente. Accade che in questo Brasile del centro-sud sempre più moderno,

con la crescita delle industrie, della borghesia industriale, operai e sindacati,

nascono anche i primi partiti nazionali: sono estremi, tipici della grande

polarizzazione politica. I 2 grandi partiti di massa che nascono sono:

- Partito Comunista Brasiliano (PCB): rappresenta la classe operaia che è

limitata solo al centro-sud brasiliano, riceve un finanziamento esterno dalla

Mosca, ben organizzato e rigido. Molto influente nei sindacati e ha una proposta

di un ordine alternativo, col suo modello del socialismo sovietico. Il fondatore era

un tenente, anti-liberale e nazionalista.

- Azione Integralista Brasiliana (AIB): tipico partito "neo-fascista", nazionalisti

estremo ispirati ai modelli fascisti italiani e nazionalsocialisti tedeschi. Ben

organizzato, rigido. Il fondatore anche qui era un militare.

Nell'ottica dei militari e di Vargas, cioè coloro che vogliono introdurre un principio di

unità come omogeneità e unanimità, la crescita di questi partiti è preoccupante in

quanto divide. Questi partiti erano quindi un pericolo per la nazione e sono

soggetti tipici del mondo liberale. La prima occasione per reprimerli fu data dal PCB

che nel 1935 cercano un'insurrezione, Vargas li mette fuori legge e ciò gli permise

inoltre di cancellare le elezioni, facendo un golpe. Questo golpe del 1937 fu molto

importante in quanto i militari chiusero definitivamente la porta al regime liberale in

Brasile e crearono un nuovo regime politico: Estado Novo 1937-45 (come si

chiamava anche il regime portoghese).

ESTADO NOVO 1937-45

Questo Estado Novo era una dittatura, eliminando ogni traccia del regime liberale

(chiuso il Parlamento, il sindaco vietato, la stampa censurata, l'opposizione

bandita).

Come si organizzò questo regime? Vargas non creò il partito unico (differenza con i

regimi anti-liberali europei che serviva per omogeneizzare la società) bensì vuole

governare attraverso le corporazioni, in quanto il suo era un regime tipico

corporativo. La principale idea del regime di Vargas: ambiva a rappresentare non

una parte della società contro un'altra, bensì vuole incarnare la nazione stessa

nella sua identità eterna. Ciò significa che in questo regime c'è un ministero che

viene deputato per cercare di sviluppare le industrie del paese, lo Stato deve

aiutare quindi l'impresa e deve fare i nazionalismo economico in quanto il Brasile

ha il diritto di diventare un leader (vista l'Argentina vicina). C'è un altro ministero

che si occupa degli operai. La società deve stare in equilibrio e armonia. Come in

Messico, anche qui si vuole unire la nazione secondo il criterio organicistico.

Alla fine, il Brasile, partecipa alla guerra a fianco degli USA (a differenza dei regimi

simili europei), e ciò fece sì che nel 1945 Vargas non poté più sostenersi al potere

(ha combattuto in nome della democrazia mentre lui non la praticava), fu rovesciato

ma tornò eletto nel 1950.

Quando fu deposto nel 1945, Vargas aveva fondato 2 partiti perché nella visione

organicistica egli non pensò che con l'arrivo della democrazia lui difenderà solo 1

parte della società ma voleva rappresentare tutta la nazione, il tutto e non una parte

(quindi la visione ancora tradizione anti-pluralista):

- PSD (Partito social-democratico): attraverso il quale Vargas si proponeva di

stabilire una rete di alleanze con tutti gli Stati più poveri del paese (nord-est),

voleva il loro consenso. Nei loro confronti era un conservatore: se lo

appoggiavano, egli permetteva loro di mantenere i loro interessi

- PTB (Partito operaio): si rivolgeva direttamente alla classe operaia del centro-

sud che volevano migliori condizioni nel lavoro e maggiore salario.

Vargas conviveva male però con la diplomazia e nel 1954 si suicidò, morendo

come il padre del popolo.

Argentina:

- 1916 Yrigoyen

- 1922 Alvear

- 1928 Yrigoyen

- 1930 Golpe

- Anni '30: crisi liberale -- Chiesa FFAA -- 1943 golpe

ARGENTINA

Dopo Saenz Pena del 1912 (legge dell'obbligatorietà e segretezza del voto)

Argentina sembrava essere il paese che più si prestava a transitare verso la

democrazia liberale. Per le elites sembrava ovvio che il loro paese fosse diverso da

altri paesi: era più istruito, più europeo, più urbanizzato, più ricco, che avesse una

missione storica di guidare altri paesi. Il loro legame con UK era così stretto ed

intimo che sembrava normale che l'Argentina transitasse verso la democrazia e

nessuno si aspettava un colpo di stato.

E invece, nel 1916 si andò alle prime elezioni presidenziali con il voto segreto e

obbligatorio e lo si vide da:

1) elettori erano molto più numerosi

2) denunce di frode elettorale diminuirono

3) vinse un nuovo partito: il partito radicale che era forte tra i ceti medi (molto

numerosi) con leader Yrigoyen.

Yrigoyen diventa presidente per 1 mandato (6 anni) senza la possibilità di essere

rieletto. Argentina sembra entrata nell'età democratica. Egli però, ha una sua idea

della democrazia, influenzato fortemente dal filosofo tedesco Krause (voleva

conciliare la matrice liberale di Kant con la tradizione corporativa della Germania):

cercava quindi una sintesi filosofica tra la tradizione liberale e quale

organicistica. Yrigoyen non era affatto liberale: il suo partito radicale era

l'incarnazione dello spirito della nazione. C'era quindi una contraddizione: tutto il

contesto è liberal-democratico mentre il partito che si esprime è ritenuto più

legittimo degli altri e rappresenta la nazione.

Ora che le masse entrano nella politica, lo faranno attraverso la porta unanimista

organicista o pluralista liberale? Lo faranno attraverso il partito di Yrigoyen. Egli

rappresentava l'idea del radicalismo come incarnazione della nazione, quindi non

accettava il pluralismo.

C'era però dentro lo stesso partito radicale una altra visione: Alvear che governò il

paese dal 22-28 rappresentava l'anima liberale del partito, sul modello inglese di

Gladstone.

Il partito radicale covava al suo interno la divisione che turbava tutto il paese, e

nonostante il liberalismo in Argentina sopravvisse più a lungo rispetto ad altri paesi

fu comunque eroso per diversi motivi, adottando la via organica ed affermandosi

come la visione organica più presente in tutta AL:

- gli effetti della democrazia stessa che significa conflitto politico/di idee/sulla

stampa/nelle elezioni che mette alla dura prova le istituzioni rappresentavi in

quanto legittima il conflitto

- modernizzazione (Argentina è il paese più modernizzato in AL) e quindi il

conflitto sociale è sempre più presente: diventati capitalisti, aperto il mercato che

accoglie dall'esterno le idee diverse

- all'origine del grande successo dell'Argentina vi era una profonda integrazione al

mercato internazionale, sopratutto inglese, quindi penetrazioni di modelli

stranieri, a cui come reazione crebbero sempre di più le rivendicazioni

nazionaliste(tornare alle fonti dell'Argenidad)

- immigrazione che modificò profondamente l'Argentina e da cui sorse il

problema dell'identità nazionale: bisognava nazionalizzare gli immigrati.

Paese segnato da così tante fratture bisogna trovare un fattore di coesione e

omogeneità. Ben presto si pensò allora a cosa sia ciò che unisce tutta l'Argentina:

la cattolicità = fondamento dell'identità argentina, non politico ma comunità

spirituale. Il liberalismo divide ed era visto come pericolo. In questo contesto

avvenne il colpo di Stato. 12 lezione 14.04.15

Argentina:

- golpe 1930

- anni 30: crisi liberalismo; Chiesa/Forza Armata

- golpe 1943--> peronismo (elezioni 1946)

Regime peronista 1946/55:

- economia: dirigismo/modello ISI

- società: modello urbano/industriale

- politica: pulsione totalitaria

- ideologia: justicialismo ARGENTINA

continua...

6 settembre 1930 i militari prendono il potere per la 1° volta dopo 50 anni, senza

troppo spargimento di sangue, rovesciando pacificamente il presidente Yrigoyen.

Tra il 1880 e il 1930 Argentina è stata governata dai civili, trasformata poi in un

governo di elites e successivamente (dopo la legge del 1912) in democrazia. Si

percepiva come un paese europeo con un destino manifesto. La sua superiorità

trovava riflesso nelle sue istituzioni politiche.

Per cui il 1930 fu un spartiacque, succeduto altri 5 colpi di stato, iniziò così un

processo fallimentare e da allora Argentina declinò.

Visse la crisi economica in modo diverso dagli altri paesi latino americani in base

alle sue peculiarità: dopo il 1929 anche essa iniziò a perdere i suoi mercati di

esportazione (carne e grano) essendo legata alla UK, la quale cercò di salvarsi

dalla crisi venendo a meno dei suoi criteri liberali cercando di controllare i propri

mercati, chiudendoli e provvedendo autonomamente alla produzione dei beni. Le

ex colonie britanniche si unirono in confederazione che avevano una tariffa

comune, ma l'Argentina non era una colonia britannica, per cui nel 1930 cercò di

farsi includere anch'essa dentro la tariffa comune del Commonwealth. La crisi

economica ebbe una componente importante nel crollo del governo democratico/

liberale.

Ma c'erano anche altre cause:

- è vero che l'Argentina era transitata dal liberalismo alla democrazia, includendo le

masse, ma lo stesso partito radicale era diviso in 2 e lo stesso Yrigoyen non aveva

una visione pluralista della società. Quindi vi era una cultura di politica unanimista,

c'è un solo partito che incarnava lo spirito e l'identità della nazione. Di conseguenza

cresceva un'enorme domanda di unità e unanimità.

Negli anni 20 il liberalismo era visto come un residuo del passato, un retaggio della

società individualista, sia il fascismo che il comunismo indicano che la nuova epoca

era l'epoca delle masse --> sorgono dei conflitti ideologico-sociali.

- un altro elemento ad indebolire lo spirito del liberalismo e ad aumentare la

domanda dell'unanimità è l'immigrazione, che ha sconvolto completamente e

senza pari l'Argentina. Ciò generò le domande di identità, ci si domandava cosa

voglia dire essere argentino e di conseguenza bisognava nazionalizzare gli

immigrati.

Ciò fa sì che la nazione debba essere unita e il nazionalismo diventa il collante

della società argentina.Ciò che alimenta il nazionalismo era l'ansia di trovare il

collante che era la cattolicità della gran parte della popolazione (anche immigrati:

spagnoli + italiani). Non si riferisce solo alla fede, ma anche al nazionalismo

cattolico= il vero baricentro/collante dell'identità argentina era la cattolicità ma il

nazionalismo si spingeva oltre --> 1) la cattolicità della nazione veniva prima della

Costituzione: l'identità nazionale è di tipo spirituale, l'ordine politico deriva dalla

nazione la quale nasce dalla fede cattolica. L'ordine politico quindi non è un

contratto, bensì figlio dell'ordine naturale, tipico della tradizione organicistica. Il

costituzionalismo liberale non interessava a questo nuovo ordine politico, in quanto

ciò che tiene unito il corpo della nazione è la cattolicità. 2) La nazione (il corpo) è

unito dalla comune fede religiosa (e non dalla Costituzione!) e ha in mente un

ordine che è di tipo corporativo e che si oppone all'ordine liberale, l'individuo è

sottomesso alla comunità.

Tutti questi elementi aiutano a comprendere di quanto sia profonda la crisi del

liberalismo in AL, crescono delle nuove forze e riemerge la vecchia cultura,

secondo cui la società deve essere organizzati in corporazioni e funzionare come

un organismo. Quindi non tutelare le libertà individuali bensì quelle corporative.

L'Argentina negli anni '30 aveva una società più moderna ed articolata rispetto ad

altri paesi dell'AL. Per cui le basi del pluralismo politico, ideologico, culturale sono

più ampie che in altri paesi. Di conseguenza, questa società aveva degli anticorpi

forti contro il populismo che vuole omogeneizzare la società. Per cui, nonostante

brevi esperienze di presa di potere, le istituzioni liberali rimasero in piedi. Ma

mentre esse restavano in vigore, perdevano la legittimità, perché erano in mano dei

militari che per evitare che i radicali tornassero al potere, imponevano il potere

dall'altro, da qui le elezioni truccate. A questo punto, come ordine alternativo ed

anti-liberale, emergono 2 forze: la Chiesa (che si identifica con la nazione) e le

Forze Armate (e anche le masse operaie e i sindacati) --> man mano che si decina

l'ordina liberale, emergono i nuovi ordini che mettono in discussioni i fondamenti

liberali.

GOLPE 1943

A questo punto, nel 1943, scoppia un altro colpo di stato, che a differenza di quello

del 1930, rovescia il regime liberale e vuole sradicale i suoi fondamentali, da qui

emerge Perón. Nasceva l'Argentina nazionale e tramontava quella liberale.

I militari, arrivati al potere, come Vargas in Brasile chiusero il parlamento, i partiti

politici, posto sotto il controllo il potere giudiziario, imposto la censura alla stampa,

controllato l'educazione: gettato le fondamenta del nuovo ordine corporativo. Il

regime che crearono era clerico-fascista:

- imposero uomini di chiesa nei posti chiave del governo, soprattutto nei sistemi

educativi per formare il cittadino dell'Argentino cattolica del futuro

- iniziano la politica dell'inclusione delle masse lavoratrice.

Fu proprio Perón che iniziò a coltivare una base popolare di mass. Restò neutrale

durante la 2GM, ma continuò a commerciare ed l'Argentina era ricca di cibo,

usando queste risorse per promuovere le riforme sociali, integrando così la classe

operaia nel nuovo ordine. Se questo regime fosse nato negli anni precedenti,

poteva essere considerato dittatoriale, ma nato nel '43, nel mezzo della 2GM, era

un ordine nuovo, fascista, che rema contro la storia perché vuole introdurre il

fascismo in AL mentre in Europa stava ormai crollando.

Dopo 3 anni caotici in cui man mano che la guerra presentava la sua faccia e nel

mondo si capiva che avrebbe vinto il liberalismo e la democrazia, in Argentina

l'opposizione incoraggiata dall'andamento della guerra (liberali) iniziò a mobilitarsi

chiedendo le libertà democratiche.

Dall'altra parte, lo stesso governo militare, iniziò a dividersi al proprio interno, non

sarebbe potuto sopravvivere quando i fascismi nel mondo stavano crollando; quindi

cercavano una via d'uscita. Accettarono a questo punto di rompere le relazioni con

altri regimi fascisti e nel 1945 dichiararono la guerra a fianco degli alleati, altrimenti

l'Argentina non avrebbe potuto partecipare alla conferenza di San Francisco.

L'unica via d'uscita era indire le libere elezioni: nel 1946, Perón, sostenuto dalle

masse operaie, cercò di organizzare un movimento di massa. Ma questi operai

vedevano in P. un militare di formazione fascista, e convincerli non era semplice,

quindi iniziò con le grandi concessioni, accompagnate a volte anche dalle minacce.

Cercava quindi un seguito di massa per poter vincere alle elezioni.

Il cambiamento dell'Argentina fu spettacolare: P era di formazione anti-liberale, e

sosteneva che sopra le divisioni dei partiti c'è un'identità nazionale che è incarnata

nel peronismo. Nel peronismo -->

- l'idea è che un partito che non si definisce neanche come tale (bensì movimento

perché incarna la nazione)

- si è davanti al fenomeno di religione politica

- delegittima l'avversario e la Costituzione

- non riconosce il principio di pluralismo.

Perón andò quindi alle elezioni nel 1946, anche se tutti credevano che avrebbe

perso, e invece vince e arriva al potere democraticamente. Era nato un nuovo

movimento di massa, con la base di operai e sindacati. Fu una rivoluzione. La sua

visione anti-liberale era molto popolare. Perón presentò quindi queste elezioni

come una guerra di religione: nella visione del populismo la politica è binaria, è

una declinazione secolare della religione, come una lotta tra il bene e il male.

Secondo lui queste elezioni le aveva vinte il popolo contro l'oligarchia. (Vinto con

54% contro il 46%)

Il peronismo diventa ibrido: origine democratica si trasforma in un regime

dittatoriale.

REGIME PERONISTA 1946-55

Al potere fino al 55, poi 18 anni di esilio, ritorna nel 73, colpo di stato militare nel 76,

nel 83 perde per la prima volta le elezioni. Il partito peronista è tutt'ora al potere.

Il peronismo ebbe un impatto importante in tutta l'AL, cercando di espandere il

proprio modello.

Le caratteristiche del peronismo:

- modello economico: dirigista = ruolo centrale dello Stato non solo nel governo

dell'economia ma anche nella produzione (cambiamento radicale del paradigma

liberale, con lo Stato debole e free market), prima nei luoghi strategici (energia

elettrica, petrolio), successivamente anche nella produzione dei beni di

consumo. Questa politica statalista è coerente col ritorno del modello

organicistico-corporativo. C'era l'ansia per ricostruire la testa dell'organismo e lo

Stato, che ora prende il controllo dell'organismo sociale, ha a capo il leader

Perón. Uomo carismatico che incarnava l'identità eterna della nazione e si

comportava da leader religioso. Il modello è fondato sull'idea della

pianificazione: mentre il mercato è irrazionale (criticando proprio le basi del

liberalismo di Smith), bisogna gestire in modo razionale le risorse dello Stato,

assumendo il controllo del mercato, da qui Perón fece i propri piani quinquennali.

A differenza del modello primario-esportatore, ora il mercato interno va protetto--

> protezionismo.

Tutto ciò può essere sintetizzato nella formula del modello ISI = modello

economico prevalente in AL e nei populismi durante quest'epoca e

successivamente - industrializzazione per sostituzione dell'importazione -

l'industria è alla base per l'indipendenza e lo sviluppo nazionale e l'industria si fa

sostituendo le importazioni, chiudendo il mercato interno.

L'andamento dell'economia è legato alle trasformazioni socio-politiche: i primi

anni del peronismo erano caratterizzati da immensa ricchezza (di "vacche

grasse"), crediti in sterline e risorse di cibo. Quelle sterline non potevano essere

usate all'esterno, quindi furono impiegate per la costruzione delle ferrovie (gran

successo politico) e altri lavori pubblici. La gestione di questo denaro consolidò il

potere peronista, in quanto molti di quei soldi andarono in spesa pubblica e

sociale, di cui potevano beneficiare sia i lavoratori che gli operai (il mercato era

chiuso, i salari aumentarono, le industrie vendevano di più, c'era alto consumo e

occupazione e redditi). La popolarità peronista aumentò molto in questi anni.

Dal 1949, però, la situazione cambiò: le risorse argentine finirono, molte industrie

non erano redditizie e non erano sostenibili alla lunga (se non alla vecchia

maniera: intervento da parte dello Stato, ma ciò crea il deficit ed inflazione).

L'economia rallentò, il commercio del grano che prima aveva dei prezzi altissimi

perché controllati direttamente dall'Argentina, ora che altri paesi uscirono dalla

guerra e ripreso il commercio, essa non poteva più controllare il prezzo. Dal

1949 l'Argentina iniziava ad andare a cercare i crediti, e l'unico che poteva

garantirli era USA (mentre Perón gridava alle masse contro il liberalismo

americano).

- società: già dopo la 1GM, quando c'erano i primi intoppi del modello primario-

esportatore, e successivamente, i paesi europei non erano più dei partner

economici dell'Argentina, che diventa sempre più industriale e il nuovo attore che

si impone nella società è la classe operaia, sopratutto nuova, immigrata, senza

un'identità nazionale. Il grande sindacato operaio (unico nel paese) crebbe

enormemente: aveva 4mln di iscritti su 17mln di abitanti in Argentina. Questo

permette anche di capire la base di sostengo di Perón che era la classe operaia.

Ma non solo. Perón faceva molta leva su questa classe operaia, ma il

peronismo, come tutti i regimi di tipo organico-corporativo, voleva governare

sulla bace dell'unanimità, incarnando tutta la nazione. La base sociale del

peronismo, per cui, era variabile e differenziata a seconda della composizione

sociale delle varie parti del paese: non solo operai, ma anche i tradizionali

caudillos locali con le loro reti clientelari. Rappresentare la classe operaia era un

mezzo, non il fine.

- politica: l'obiettivo politico del peronismo era la "comunidad organizada" = il

più tipico ordine corporativo nel senso che tutto doveva essere organizzato in un

corpo e ciò che teneva insieme tutte le parti era l'ideologia peronista, si ha quindi

una pulsione totalitaria.

- ideologia: chiamata "justicialismo" = il peronismo si reputava un movimento che

ha garantito la giustizia sociale. L'ideologia viene a monte delle istituzioni, viene

prima di tutto. Lo Stato incarnato da Perón che concentra l'identità della nazione,

da qui diventa legittimo che quest'ideologia si trasformi in religione di Stato. Negli

anni 50 si inizia ad insegnare addirittura la religione di Stato nelle scuole e lo

Stato diventa uno Stato apostolo di una religione politica promossa da governo

che promuove l'idea dell'unanimità. Chi non era justicialista allora non era

neanche argentino, nazionalista, e di conseguenza il nemico di Stato.

13 lezione 15.04.15

POPULISMO

-Polo popolare / costituzionale

-Democrazia --> sfera sociale

-Popolo: comunità (organica)

-Momento populista: inclusivo -- totalitario

Perché in America Latina?

1) Retaggio organicista

2) Segmentazione sociale

3) Modernizzazione periferica

Quando si parla del populismo è vero che si riferisce a dei fenomeno storici

concreti, ma il termine e il concetto "populismo" sono per appunto tali, in quanto in

storia non ci sono stati dei partiti/movimenti che si sono definiti populisti. Il concetto

"populismo" è solo un termine, invenzione che gli scienziati sociali/storici hanno

creato per comprendere un certo fenomeno, ma il movimento in AL non si definiva

come tale.

Origini:

- i primi movimenti che si definirono populisti erano quelli della fine dell'800 (quelli

russi, o people's party in USA)

- i primi grandi studi sui populismi risalgono agli anni '50-'60: si concentrarono sulla

natura dei movimenti fascisti

- l'abuso di questa parole portò alla sparizione di questo termine negli anni '80.

- agli inizi degli anni '90, però, iniziarono a riprodursi dei fenomeni politici, tutti

diversi tra di loro, che inducevano gli scienziati sociali/storici a ricercare una parola

per descriverli e dovevano ripescare il termine "populismo" per descrivere quei

nuovi fenomeni perché avevano in comune un nucleo ideale solido e persistente

nel tempo.

NUCLEO IDEALE DEL POPULISMO

Se il populismo è un concetto (e non un fenomeno storico! nella natura non esiste!)

allora si domanda che cosa esso sia.

1) Una certa dose del P. è presente in tutte le democrazie (è come un ingrediente

della D). Quindi questo concetto si associa a quello della D. È un fenomeno

politico che si associa alla sovranità del popolo (non sono populisti i regimi

teocratici o coloniali! perché manca il polo popolare!). Il populismo è connesso

anche all'ingresso delle masse nella vita politica, non a caso in AL emerge dopo

il passaggio della politica dei pochi a quella di tutti, in cui tutti i cittadini

diventano soggetti politici. Per capire il P dove sta nella D e come la impiega,

bisogna partire dal presupposto che tutte le D sono dei fenomeni complicati,

sopratutto quelle costituzionali, sono dinamiche e si fondano sui delicati

equilibri. Tutte le democrazie costituzionali vivono su un delicato equilibrio

tra il polo popolare e quello costituzionale: il 1° è la sovranità del popolo che

si manifesta in diverse forme, come l'esercizio del voto e la rappresentanza, il

2° invece prevede dei poteri che non dipendono direttamente dalla sovranità

del popolo (es: giudiziario, libertà di stampa o espressione) per garantire la loro

autonomia dal popolo. La funzione del polo costituzionale è quella per limitare il

polo popolare per evitare il rischio (realizzato nei populismi) che la maggioranza

imponga il potere assoluto ("tirannia della maggioranza"). Questo equilibrio tra i

2 poli si può rompere quando il polo popolare prevale, scavalcando tutte le

istituzioni, e si tratta di democrazia plebiscitaria/populista; può accadere anche

che prevalga il polo costituzionale, le istituzioni elettive assumono troppo potere

e si ha la percezione che il volo popolare abbia poca rilevanza (es: democrazie

dell'UE). In questo caso si può creare un tipico momento populista in quanto lo

scarto tra chi governa in nome del popolo e il popolo rappresentato cresce

tanto da creare la domanda del polo popolare.

Isaiah Berlin scrive "quei fenomeni che noi chiamano populismi, perché hanno un

nucleo ideale in comune "populista", concepiscono la democrazia non come un

fenomeno che attiene alla sfera politica bensì alla sfera sociale".

Democrazia è come un'organizzazione dei poteri funzionale a conservare la pace,

sicurezza, efficienza all'interno di un sistema, ma è innanzitutto un equilibrio tra le

istituzioni politiche. Nei populismi vi è l'idea della democrazia che riguarda una

certa equità di giustizia sociale (justicialismo). In quanto la società è un contratto e

quindi ha bisogno della politica per mediare i diversi soggetti al proprio interno = da

qui la democrazia = concezione organicistica.

Se nel P l'dea della democrazia è associata alla sfera sociale, e non politica,

allora si può trovare davanti a dei fenomeni di politiche sociali ritenute eque dai

governi che le attuano (quindi giustizia sociale), accompagnate dal totalitarismo

politico, nell'ottica populista quelle saranno comunque delle democrazie. Le D

prescindono dall'organizzazione politica nel populismo.

Nell'idea di D nel populismo è centrale il "popolo sovrano", ma anche questo

concetto come si può definire? Nel costituzionalismo liberale esso è quello che

aderisce al contratto costituzionale, ha l'accesso ai diritti politici e quindi è un

soggetto politico; non è inteso come un'entità naturale, nazione, ideologia, etnia. Si

tratta di una religione civile: coloro che riconoscono la costituzione sono legittimi.

Nell'idea populista il popolo è considerato, invece, come una comunità organica,

naturale (e non politica!), omogenea, si tratta di un'idea che esista una comunità (il

pueblo) che viene prima della Costituzione e può prescindere dal contratto politico.

In questo popolo non ci sono gli individui, non parte dall'idea che ognuno ha dei

diritti riconosciuti dalla Costituzione, in quanto appartiene al corpo, l'individuo è

quindi sottoposto alla comunità. Qui si parla di religione politica --> la politica è

ridotta alla religione, una lotta senza mediazione tra il bene e il male, io sono il

popolo perché rappresento e incarno la natura di questo popolo. Chi monopolizza

l'identità di questo popolo, non ci può essere chi lo delegittima in quanto sarà

considerato anti-popolo.

Quest'idea del popolo come comunità organica esiste da sempre, dà senso di

appartenenza comune, protezione, identità. Anche se si è dentro la democrazia, si

aspetta di avere i diritti individuali (col polo popolare) ma anche di appartenere ad

una comunità che possa proteggerlo, bisogna per cui trovare l'equilibrio tra questi

due.

Quest'idea diventa un fenomeno populista e il polo popolare impone la tirannia

della maggioranza quando si verificano delle crisi che trasmettono una diffusa

percezione nella società che dei legami comunitari si stanno sfaldando.

Esempi: modernizzazione e rapidi processi di globalizzazione che trasformano le

società tradizionali, comunità di erodevano; crisi come le guerre mondiali; paura

delle immigrazioni come una minaccia all'omogeneità della comunità; crisi

economiche che rompono i vincoli sociali e generano una domanda di protezione --

> tutto ciò permette al populismo di offrire una protezione e quindi di affermarsi -- si

tratta di crisi di disgregazione che rappresentano il terreno favorevole al populismo,

appellandosi alla cattolicità come elemento collante per ricostruire la società colpita

dal liberalismo.

CONSEGUENZE DEI POPULISMI

- I movimenti/regimi populisti hanno una straordinaria capacità inclusiva:

nemmeno coloro che detestano i populisti devono sottovalutarli, dato che hanno

una grande capacità di includere coloro che prima erano esclusi. Questi

movimenti a volte danno dei beni materiali (come le riforme sociali), ma bisogna

andare aldilà di questi beni, in quanto ad un certo punto non li davano più, ma il

voto è un espressione di fede, dà senso di protezione, riscatto e identità.

- Il populismo, laddove diventa così forte da travolgere tutte gli argini del

costituzionalismo liberale, diventa totalitarismo, imponendo l'idea che esista un

popolo che ha il monopolio della storia, religione, identità, santità, e chi non

riconosce quest'idea del popolo spiritualizzato viene estromesso. Il populismo si

fonda anche sulla religione politica (si tratta di una forma moderna della

vecchia tradizione coloniale con la sovrapposizione dell'unità politica e religiosa)

--> ideologia di Stato, e per essere cittadino bisogna professare questa religione.

- I populismi includono ma non nel senso liberale, la loro forma di inclusione non è

pluralista ma può arrivare a sbocchi totalitari.

Quando in AL i costituzionalismi liberali erano molto deboli, allora i populismi erano

in grado di eliminarli. Ma il CL riuscì a rientrare in scena politica dopo la 2GM (es:

Italia/Germania dopo i totalitarismi divennero delle democrazie liberali). Ma i

populismi non sono spariti oggi, bensì si presentano in maniera ibrida, vivono nelle

democrazie. Capiterà che la pulsione populista diventerà così forte da svuotare la

democrazia costituzionale, lasciando solo l'involucro estero? --> Venezuela attuale

con la forma ibrida, in cui il populismo continua a convivere con il costituzionalismo

liberale.

Altri casi, in cui accade l'inverso: i limiti istituzionali e i principi di pluralismo imposti

dalle istituzioni democratiche impongono a tutti gli attori a comportarsi in accordo

con quelle regole, adottando sempre più forme pluraliste --> regime in Messico.

14 lezione 20.04.15

PERCHE I POPULISMI IN AMERICA LATINA?

1) Retaggio organicista

2) Segmentazione sociale

3) Modernizzazione periferica

Non è una cosa latino americana, ma si cerca di capire il perché il terreno in AL è

stato più favorevole:

1) retaggio organicista --> è la causa culturale: la tradizione latino americana è

stata costruita intorno alla concezione organicista, che pensa all'organizzazione

sociale e politica basandosi sul principio di unanimità. La civiltà ispanica in AL

durante il colonialismo si fondava sulla totale fusione tra l'unanimità politica e

religiosa che non si era spezzata come in Europa durante le guerre di religione.

I re cattolici volevano creare una cattolicità impermeabile in AL. Ciò poneva il

problema: nel passare dal mondo del sacro e quello politico, dall'età liberale a

quella della democrazia pluralista = la tradizione unanimista sarebbe stato un

ostacolo ma un vantaggio per il populismo (prevede l'idea dell'unità/unanimità

della nazione + postulano il ritorno del regime politico con unanimità politica e

religiosa (in questo caso ideologica).

2) segmentazione sociale --> tutte le società sono più o meno segmentate, ma

in AL vi era una grande peculiarità della sua popolazione (bianca, africana e

indiana).Il popolamento avveniva per stratificazione di uomini, culture,

tradizioni, storie (prima civiltà precolombiane + coloni + schiavi + nuovi

immigrati). Si tratta di un melting pot e gerarchie culturali/etniche che hanno

procurato dei conflitti sociali. La mobilità sociale latino americana è complessa

rispetto ai contesti europei (in cui vi era una relativa omogeneità etnica e

culturale), trova degli ostacoli maggiori in quanto non basta a superare le

barriere sociali con l'aumento del benessere, ma bisogna superare anche

l'ostacolo etnico culturale. Si tratta di una società rigida, complessa e il

populismo si ciba del fallimento e della debolezza della tradizione liberale. Nelle

società latinoamericane quando le masse si affacciano e chiedono la

partecipazione politica, il liberalismo era rimasta un'ideologia delle elitès colte e

di origine europee, per cui crolla in quanto non riesce ad integrare le masse

nella vita politica. Così l'idea dei diritti universali dell'uomo, tipica del liberalismo

universalista, ha difficoltà a diffondersi in AL in quanto la società è eterogenea

(rispetto all'Europa). Accade quindi che nel momento in cui la modernizzazione

è stata tale da portare le masse alla soglia di partecipazione politica, il sistema

liberale è stato troppo debole per includerle. Il complesso gioco di equilibrio di

potere e le libertà individuali sembravano una cosa tipica delle elites bianche.

Questa era la percezione che la gran parte delle masse (non bianche) aveva

del costituzionalismo liberale, si appellarono allora al retaggio organicista che

prometteva loro un riscatto rispetto alle elites (che avevano rubato loro la

sovranità) e che il populismo si offriva di restituire questa sovranità. Il canale

della democrazia rappresentativa è apparsa troppo stretta per l'ingresso delle

masse nella vita politica, e questo ingresso avvenne attraverso i canali

dell'unanimismo populista (che integravano socialmente ma non creavano dei

meccanismi della democrazia rappresentativa). Vista la stratificazione

complessa della società latinoamericane le masse videro nel populismo

un'alternativa per entrare nella vita politica, dato che il costituzionalismo liberale

non era in grado di farlo. Inoltre, molti populismi si richiamano a comunità

naturale (e quindi anche alle etnie) e non alla comunità politica.

3) modernizzazione periferica (aspetto economico) --> AL si sviluppa come una

periferia del centro economico prima della Spagna, poi dell'Inghilterra. La

grande modernizzazione dell'800 inoltre avviene attraverso l'integrazione

periferica al mercato internazionale, e ciò comportava molte vulnerabilità che

emergono dopo la crisi del 1929. Al momento dell'emergere dei populismi ormai

prevaleva la critica dell'integrazione periferica. I processi di trasformazioni e

modernizzazione portavano dei conflitti che AL prima non conoscevano (es:

conflitto capitale - lavoro, conflitti ideologici, fra città - campagna, politici)

connessi alla modernizzazione che in AL è percepita come una

modernizzazione indotta dall'esterno e non nata in modo endogeno, all'interno

di quella società. Il populismo invocava una comunità omogenea, l'idea del

popolo come una comunità organica che affonda le radici nel passato comune

e si proietta verso un destino comune, se così è allora il populismo promette la

coesione, protezione, identità del popolo davanti ai problemi prodotti dalla

modernizzazione. Se i fattori esterni, per lo più provenienti dal mondo estraneo,

anglosassone, protestante, non avessero inculcato il virus della divisione, allora

la comunità organica dell'AL sarebbe coesa e unita. Bisogna combattere non

solo i nemici esterni ma anche quelli interni, che solitamente sono le oligarchie

e le elites liberali, sono nemici che hanno sposato gli ideali dei nemici esterni e

non hanno il diritto di stare dentro la società organica.

Le conseguenza del populismo:

- hanno una straordinaria capacità inclusiva perché offrono dei beni fondamentali

(senso si appartenenza, protezione, reti di solidarietà) e senza i freni del

costituzionalismo liberali possono scocciare in regimi autoritari

AMERICA LATINA DOPO LA 2 GUERRA MONDIALE 1945-59

Venezuela 1945/48/58

Perù 1945/48/58

Guatemala 1944/54

Cuba 1940/52/59

La 2GM rappresentò una straordinaria opportunità per il costituzionalismo liberale

in AL in termini di filosofia politica (da distinguere dal liberismo economico in termini

di dottrina economica) perché l'esito della 2GM comportò un'espansione del

modello liberale, con i vincitori indiscussi dove USA godono di un prestigio mai

avuto. Anche in AL l'idea del costituzionalismo liberale viene dall'epoca

dell'indipendenza e ora parve giunta l'epoca d'oro, e con sole 2 eccezioni

(Rep.Dominicana e Nicaragua con dittatori), in AL s'imposero dei regimi liberal

costituzionali.

Clima democratico:

- Messico si ha un regime organico con un partito "unico" PRI che dominò fino al

2000, con l'unico momento di democrazia nel 1946 in cui si presentò un partito che

cercò di sfidare PRI.

- Brasile le truppe, dopo aver combattuto con gli alleati, si presentano alle elezioni

con Vargas che per partecipare alle elezioni crea 2 partiti. Ma i militari lo cacciano e

si tengono delle elezioni libere

- Argentina Perón vinse le elezioni ma con un processo trasparente.

Quest'ondata aveva investito tutta AL, tranne i 2 casi sopracitati. Le democrazie

costituzionali con la pluralità dei partiti funzionavano con difetti, è vero, ma per quei

paesi che uscivano dalla dittatura era una boccata democratica. Però questa

finestra di opportunità si chiuse presto e l'ondata di democratizzazione seguì un

reflusso autoritario.

VENEZUELA & PERÚ

hanno 2 storie gemelle: nel 1945 si hanno 2 colpi di stato, sia in V che in P, ma che

non portano alle dittature bensì per far transitare il paese verso la democrazia,

infatti in quell'anno si tengono le prime elezioni democratiche.

(Militari in AL sono percepiti come garanti dell'unità e dell'idea della nazione come

comunità organica; e in nome di questa garanzia dell'unanimità della nazione che i

militari possono favorire l'integrazione delle masse, es.Perón o Chavez.Per

garantire l'armonia e unanimità della nazione bisogna integrare le masse, ecco

perché ci sono loro all'origine dei populismi. Ma poteva anche succedere che questi

militari ritengono che queste masse siano scomode per l'unità organica della

nazione allora cercano di escluderle).

GUATEMALA

Nel 1944 mese fine alla dittatura e indette le elezioni per una nuova costituzioni.

CUBA

Nel 1940 viene eletto Batista.

Come mai le democrazie crollarono nel giro di pochi anni? Il caso più virtuoso:

Costa Rica (breve guerra civile) .

RESTAURAZIONE AUTORITARIA:

- Messico = 1946 elezione competitiva dopo di allora non ce ne furono più e il PRI

continuò a dominare

- Brasile = 1950 quando si tornò a votare, si presentò Vargas per volontà del

popolo sovrano

- Argentina = il regime peronista si trasformò in un tipico regime populista

- Venezuela & Perù = 1948 i militari rovesciarono la democrazia e crearono dei

regimi militari, non dittature particolarmente feroci perché mantenevano dei

margini di libertà, con parlamenti aperti anche se controllati, si chiamavano

"dictablandas".

- Guatemala = da un lato, dopo il 1950 quando fu eletto un colonnello dell'esercito

Arbez, il governo assunse sempre dei tratti tipici del regime populista:

politicamente autoritario e nazionalista sul piano economico. Quando il governo

si avvicina al partito comunista, gli USA lo rovesciarono

- Cuba = la democrazia cadde nel 1952 quando Batista prese il potere imponendo

un regime dittatoriale.

LE CAUSE:

il contesto internazionale --> la Guerra Fredda e il mondo spaccato in 2 blocchi,

• dove la carta anti-comunista fu usata per mettere fine alla democrazia. Gli USA

(sotto Truman) erano favorevoli alla diffusione della democrazia,ma man mano

che c'erano dei colpi di stato anti-comunisti in AL, gli USA dovettero scegliere se

era più fondamentale l'unità emisferica o la sopravvivenza della democrazia

(scelsero la 1° contro il nemico comunista).

non solo le istituzioni democratiche dei paesi dell'AL si dimostrarono fragili, ma

• soprattutto si dimostrarono delle istituzioni che non godevano dell'ampio

consenso --> le democrazie o crollavano (perché i militari non tolleravano i

conflitti che la D comportava e riconosceva come regolamentati) oppure le D si

trasformavano in populismi (delegittimavando gli avversari).

Il decennio 1945-59 era un decennio perduto, non solo perché le D crollavano o si

trasformavano, ma anche perché AL viveva una profonda trasformazione: dalla

2GM in poi una profonda modernizzazione colpisce AL: - grande inurbamento in

massa (nascono grosse metropoli con le proprie periferie povere)

- crescono le industrie che si concentrano nelle grandi città, facendo così crescere

il divario tra città e campagna

- crescita della scolarizzazione + aspettativa dell'ascesa sociale di coloro che

hanno un'istruzione

- imponente crescita demografica (perché i tassi di moralità decadono e crescono

le speranza di vita), ma ciò limitava la mobilità sociale e faceva pressione sulle

fragili istituzioni politiche

- migliorano le comunicazioni

Negli anni 50 iniziano a battersi contro le dittature i nuovi soggetti:

- gli operai (e ciò fa capire quanto le industrie iniziano a diventare un elemento

fondamentale della nuova società)

- studenti universitari (giovani istruiti, con grandi ispirazioni di ascesa sociale).

Combatteranno le dittature e guideranno le rivolte + saranno i portatori/veicoli

dell'ideologia anti-liberale (di tipo marxista). 15 lezione 21.04.15

RIVOLUZIONE CUBANA

1952 Golpe Batista

1953 Moncada

1956 Granma

1959 Rivoluzione

1961-62 Baia dei Porci; Crisi dei Missili

Cause-conseguenze:

- inclusione

- totalitarismo

- retaggio ispanico

- società segmentata

- modernità periferica

--> ciclo rivoluzionario

Le cause della rivoluzione cubana furono diverse da quelle che gli stessi

rivoluzionari indicarono come cause e ciò portò a delle conseguenze abbastanza

gravi.

Negli anni '50 sembrava che questa rivoluzione fosse il ritorno alla democrazia

liberale, ma in realtà il trionfo della rivoluzione e l'installazione del regime di Castro

portò all'ennesima sconfitta del regime liberale e all'ennesimo trionfo della visione

organicistica.

Mentre in Cuba c'è una documentazione nazionale sulla rivoluzione (che ricalca il

mito di quest'ultima), la storiografia internazionale, invece, propone una versione

pluralistica della rivoluzione.

In origine, la storiografia cubana ricalca le peculiarità della storia di Cuba:

- Castro --> la rivoluzione del 1959 non sarebbe altro che la realizzazione definitiva

di un lunghissimo cammino di liberazione del popolo cubano dall'oppressione

(iniziato nel 1868: scoppiata a Cuba, che era ancora una colonia spagnola e non

diventata indipendente insieme ad altri stati latino americani, una guerra di

insurrezione dove i patrioti cubani avevano preso le armi contro il governo

spagnolo, era scoppiata la "guerra dei dieci anni" che non portò alla liberazione di

Cuba, ma fu la 1° grande insurrezione patriottica. Il padre di quella rivoluzione era

Josè Martì, rivendicato ancora oggi come indubbio padre della patria. Nel 1898

scoppiò di nuovo un'insurrezione contro la Spagna: lotta per indipendenza che si

trasformò in una guerra internazionale in quanto gli USA intervennero a favore dei

cubani, da qui la guerra USA vs Spagna, dove quest'ultima perse la guerra e anche

dei territori: Filippine, Cuba, Guam. Cuba passò sotto il protettorato americano, fino

al 1901 in cui i cubani scrissero la loro 1° Costituzione, nel quale fu introdotto

l'emendamento Platt secondo cui l'indipendenza cubana fu tale solo per metà.

L'obiettivo degli USA era quella di trasformare il mare dei Caraibi, in cui si trova

anche Cuba, in un lago americano e non più europeo (in quanto c'erano non solo

Cuba, ex spagnola, ma anche le colonie francesi, inglesi, olandesi). Capitava che

se le ex colonie europee non pagavano dei debiti, allora gli stati europei

mandavano delle cannoniere, al che gli USA rivendicavano una sorte di tutela nelle

Americhe ed esplicito dominio americano che portò a 30 interventi diretti nelle aree

dell'America centrale e mar dei Caraibi. L'emendamento Platt--> USA potevano

intervenire militarmente a Cuba nel caso essa 1) si alleava con le potenze europee

nemiche degli USA 2) fosse precipitata in uno stato di convulsione politico-sociale/

caos in cui sia le vite che proprietà degli americani potevano essere messe a

rischio, quindi andavano difesa gli interessi degli americani all'interno di Cuba.

Questo emendamento era il simbolo dell'indipendenza tradita e le rivoluzioni

cubane erano legittime per la rivendicazione nazionale e patriottica (gli avi avevano

lottano contro la Spagna per trovarsi dopo sotto le catene degli USA, e il simbolo di

questa prigionia era l'emendamento Platt). Fino ad un certo punto la storia ha

corrisposto a quest'idea,ma...

Negli anni 30 la politica americana verso AL cambiò: Roosevelt introdusse la

politica del "buon vicinato" affermando 2 principi: 1) non interferenza: gli USA non

intervenivano più all'interno degli affari degli Stati dell'AL 2) multilateralismo (si

riconoscevano giuridicamente la parità degli stati latinoamericani). Per dimostrare

questo, nel 1934 Roosevelt eliminò l'emendamento Platt. Inoltre, negli anni

successivi, in cui Cuba vive come una repubblica indipendenza e un processo di

democratizzazione che culmina nel 1940 con un'assemblea costituente che

partorisce una Costituzione nuova, tipicamente liberale (come filosofia) ispirandosi

a quella americana: prevedeva le tipiche libertà, separazione dei poteri, ecc. Nel

1940 viene eletto come presidente Fulgencio Batista, dove il partito comunista ha

la priorità. Dopo il suo mandato, si tengono le elezioni libere e si vince con nuovi

candidati, e così fino al 1952. Il tenore di vita medio era altissimo negli anni '40-'50

e il benessere era senza pari. Cuba, nell'area caraibica, era ciò che l'Argentina

rappresentava nell'America del Sud.

Questa fase, dopo la liberazione dall'emendamento Platt e l'arrivo del

costituzionalismo liberale, come viene vista dalla storiografia? Secondo Fidel

Castro, che ha fondato la storiografia ufficiale nazionale della rivoluzione,

quest'epoca della democrazia la legge all luce dell'idea della democrazia tipica del

populismo (democrazia che attiene alla sfera sociale). L'idea di Castro era che non

importa se ci fosse una costituzione che premesse delle libertà, garanzie,

pluralismo, tutte queste erano libertà e democrazie borghesi, ma ciò che importava

(tipicamente visione populista) è che quella Cuba era divisa in 2: sfruttatori e

sfruttati. La visione di Castro è binaria. C'era sicuramente corruzione, violenza, era

una democrazia piena di difetti. Si trattava di "policheteria"= politica come cosa

sporca. Ciò che contava è che in realtà la società cubana era divisa in 2.

Oggi esiste una storiografia che smussa questa visione di Castro. Essa nota come

sia un'enorme semplificazione quella del ridurre la storia cubana in una storia di

oppressione che culmina nella liberazione da parte di Castro. Mette accento sul

fatto che a partire dagli anni '40 si è affermata la democrazia liberale, con molte

libertà garantite e una società pluralista, e il colpo di stato di Batista e la rivoluzione

di Castro finiscono per strozzare questa democrazia. Questa storiografia boccia la

visione di una lotta titanica cubana quindi.

1952 Batista impedì che si tenessero le elezioni con un colpo di stato

FIDEL CASTRO prima di questo colpo di Stato, chi era?

origine sociale --> suo padre era un soldato spagnolo,contadino, che aveva

combattuto nella guerra del 1898 contro gli USA/Cuba e Castro quindi è

direttamente discendente spagnolo. Dopo la guerra tornò a Cuba e formò una

famiglia, che non era quella da cui nacque Fidel, divenne un grande commerciante

ricco. Accumulò terre e iniziò a lavorare per United Fruit Company per la quale

forniva i braccianti che raccoglievano la canna da zucchero. Questa è la condizione

sociale in cui cresce Fidel, nato da una madre che era la cuoca di Raul Castro.

formazione --> come ricchezza Fidel apparteneva all'alta borghesia cubana, fu

mandato nelle scuole religiose dei gesuiti dove ha vissuto per 10 anni. Dall'altra

parte però non ha mai perso i tratti del figlio dei contadini, quindi dovette convivere

con questa condizione contraddittoria. La sua visione del mondo era quella

inculcata dai gesuiti e dalle origini rurali, le sue categorie del giudizio erano di

carattere etico (considerati immorali i propri coetanei) --> indignazione sociale.

All'origine del 1952 Castro si era già trasferito ad Avana, 30enne, laureato in

giurisprudenza, sposato, aspirante ad una carriera politica e coinvolto in movimenti

studenteschi violenti. Nel 1952 si voleva candidare al Parlamento, aspirava al

partito ortodosso (non socialista/marxista ma che faceva della lotta alla corruzione

la sua principale bandiera). Se quelle elezioni si fossero tenute veramente, Castro

sarebbe arrivato al potere.

1952 colpo di Stato che rappresentò la premessa del tipico momento populista nel

senso che fu un colpo di stato a freddo,in quanto non c'era una grossa conflittualità

politica o sociale, anzi l'economia fioriva e si trasformava la società. Batista

giustificò questo golpe con anti-comunismo e con la corruzione. Era un tipico colpo

populista perché erodeva il legame tra i rappresentanti e i rappresentati. Di trattava

di una crisi di disintegrazione. I canali di rappresentanza furono chiusi da Battista

VEDI MIN.53.

Golpe del 1952 mise fine alla democrazia cubana e chiuse i canali di

rappresentanza. All'inizio fu una dittatura abbastanza blanda: repressione selettiva,

Parlamento tenuto chiuso anche se controllato, la stampa era tutelata tuttavia.

Castro si mise subito all'opera per creare un'insurrezione armata, iniziò a riunire

inizialmente i suoi compagni di università (una volta giunto alla rivoluzione essa fu

di ceti medi benestanti, e non di operai e contadini come proclamava Castro). Fin

dall'inizio ha un'idea chiara: si rende conto che da un lato che per prendere il potere

deve tessere delle alleanze molto ampie, in questo senso è molto pragmatico, ma

al tempo stesso, dall'altra parte, afferma che il comando del fronte ampio e riunito

lo deve tenere lui stesso e con il trionfo delle armi, per distruggere completamente il

vecchio ordine e costituirne uno nuovo. La rivoluzione andava vinta con le armi,

secondo Castro.

1953, il 26 luglio, vuole fare l'attacco a Moncada, pensando che i militari saranno

distratti dal carnevale. Si trattava dell'atto fondativo, infatti da allora il 26 luglio è la

festa nazionale in Cuba= data di nascita di emancipazione cubana nell'ottica

officiale. In realtà si trattava di un fiasco militare, però uno straordinario trionfo

politico. Gli uomini di Castro furono respinti, e iniziò una carneficina (i soldati di

Moncada iniziarono ad uccidere i prigionieri). Successo politico per Castro perché:

- si salvò fuggendo sulle montagne di Santiago di Cuba, la polizia iniziò a cercarlo.

Ma veniva da un ambiente privilegiato e la sua famiglia, legata all'arcivescovo di

Santiago di Cuba, cercò di proteggerlo. Questo arcivescovo riuscì a convincere gli

uomini di Batista di non uccidere Castro, una volta catturato.

- il fatto che il regime di Batista usasse tanta violenza arbitraria nei confronti di quei

giovani bianchi e benestanti, e il fatto che si fosse ancora la libertà di stampa che

informava di queste violenze, garantì a Castro una straordinaria popolarità. Quindi

quei morti non furono invano bensì polarizzano lo scontro politico, in quanto si era

creata un'opinione pronta per combattere a fianco di Castro e contro il regime di

Batista.

- il processo di Castro: uomo molto colto e con grande capacità d'espressione la

quale viene fuori durante il processo in cui si auto-difese (1954). Fu un manifesto

politico e con la relativa libertà di stampa il su discorso circolò ampiamente. Il suo

discorso divenne storico, col titolo di "La storia mi assolverà" che dimostra la sua

aspettativa personale per il futuro. Aveva uno straordinario potere evocativo quel

documento e Castro si rende conto che se vuole creare un movimento

rivoluzionario per rovesciare Batista deve creare un fronte rivoluzionario quanto più

vasto possibile. E nella Cuba del 1954, Castro che aveva letto Lenin e sapeva che

per fare la rivoluzione bisogna misurare i rapporti di forza con l'avversario, se

avesse detto davanti al suo processo che era un marxista rivoluzionario, nessuno

l'avrebbe seguito, in quanto il partito comunista a Cuba era piccolo e non coltivava

la lotta armata o la sovversione dei regimi. I cubani dell'epoca erano dei cattolici,

religiosi e nazionalisti. Quindi Castro, strategicamente, adottò una politica

favorevole al costituzionalismo (non solo contro le diseguaglianze sociali ma contro

Batista che aveva violato le libertà fondamentali). Fidel fonda allora il movimento

"26 luglio" col programma che prevedeva il ritorno alla Costituzione del 1940 con

libere elezioni, libertà individuali, libertà di stampa, separazione dei poteri.

L'obiettivo era quello di creare premessa per una vasta alleanza politica, sociale ed

ideologica.

A quel punto fu condannato a 15 anni come attentatore a Moncada, scarcerato

pochi anni dopo però, a causa dell'intercessione delle figure che lo vollero

assolvere e fecero pressione su Batista:

- la Chiesa cattolica che vide in Castro come una sorte di riaffermazione della

tradizione cristiana contro quella liberale in quanto confidavano nel ritorno

dell'ordine cristiano.

- amministrazione americana (sotto Eisenhower) con la priorità di mantenere l'unità

emisferica contro il nemico sovietico: il regime di Batista era uno stretto alleato con

gli USA, ma averlo come tale dopo l'accaduto delle violenze atroci, fecero quindi

pressione affinché Castro fosse liberato che va in Messico.

In quegli anni in Messico recluta (creando un esercito pronto per combatte in

Cuba), dove conobbe il Che, medico argentino e cercò di creare un fronte politico.

Mano mano che il regime di Batista diventa sempre più pressione, il fronte di

Castro diventa sempre più ampio, che include: giovani (che creano il "Direttorio

rivoluzionario") + ceto medio che vive nelle città che iniziano a creare dei disordini +

entrano anche partiti tradizionali (con ex presidente cubano Prio che finanziava il

suo fronte) + sindacati + militanti della chiesa cattolica. Castro cercava inoltre i

finanziamenti anche negli USA, negli ambienti progressisti e liberali, dov'era visto

come un giovane idealista che aveva proclamato le libertà costituzionali che

combatteva contro il feroce dittatore alleato di Eisenhower. Anche la stampa

americana appoggiò l'idea di Castro e permise di creare un'immagine idealista

1956 vuole sbarcare a Cuba, per mantenere le sue promesse, in attesa dell'arrivo

di questi liberatori, a Santiago di Cuba dovevano sorgere delle insurrezioni che poi

sarebbero state raggiunte dai libratori per procedere alla liberazione. Ma si trattò di

nuovo in un fiasco militare perché nella città di Santiago vi fu un'insurrezione, la

nave Granma tardò di qualche giorno, e gli insorti furono repressi e i militari di

Batista aspettarono sulla riva l'arrivo della nave. Gli sbarcati furono uccisi, ma i

Castro anche stavolta riuscirono a salvarsi.

VEDI 1.33

Castro e i suoi riesce a raggiungere la Sierra dove inizia la guerriglia, formata di

300 elementi. Un giornalista del "NY Times" (Henry Matthews) intervista Castro e

scrive sulle lotte di questi rivoluzionario contro il feroce regime.

Fu creata una "radio rebelte" che difendeva la rivoluzione.

Laddove il conflitto cresceva di più erano le città, dove gli operai scioperavano,

Si sta generando una tremenda polarizzazione: il regime di Batista si isola sempre

di più vs il fronte si Castro sempre più ampio. Questo eterogeneo fronte che

combattevano (convinti) per la costituzione viene sempre più monopolizzato nelle

mani di Castro. 16 lezione 22.04.15

Le cause della rivoluzione cubana:

- in larga parte resa possibile dalla straordinaria polarizzazione delle forze che si

era no create:il regime di Batista si trovò sempre più isolato dai suoi alleati interni

ed esterni, mentre il fronte rivoluzionario ebbe la capacità di unire tutti gli

oppositori di Batista (nonostante avessero dei diversi progetti politici) in nome

dell'obiettivo comune= ritorno alla Costituzione democratica del 1940, ma sotto

la guida della guerriglia guidata Fidel Castro già nella Sierra Maestra già dal

1956. In realtà l'insegnamento che il regime castrista trasse dal successo della

sua rivoluzione non fu questo.

1 gennaio 1959 le truppe rivoluzionarie arrivano all'Avana e il crollo del regime di

Batista era inatteso (in quanto la guerriglia era composta solo verso la fine del 1958

da circa 1000 persone e combattevano contro l'esercito professionale di Batista che

erano ben equipaggiati e molto numerosi). Il fatto che con così pochi uomini e

nell'arco di così poco tempo l'esito fosse così repentino dà l'idea del collasso del

regime di Batista. Gran parte degli uomini dell'esercito nazionale si arresero, e lo

stesso Batista fuggì nella Repubblica Domenicana in esilio.

Che cosa accadde dopo? Come si manifestò nel caso del regime cubano nato nel

1959 l'ambivalenza tipica dei fenomeni populisti (i populismi sono da un lato

includenti, danno l'identità, il senso di appartenenza e creano lo spirito di comunità,

ma dall'altro i populismi, laddove rovesciavano i freni imposti ai loro domini dal

costituzionalismo liberale, imponevano la visione totalitaria del mondo)?

ASPETTO INCLUSIVO DEL CASTRISMO

la dimensione inclusiva della rivoluzione cubana fu immensa; nei primi anni del

regime fino agli anni 60 vigeva grande popolarità della rivoluzione cubana e di

grande incisività. L'inclusione di cui la rivoluzione cubana fu capace nei primi anni

di vita era sia di natura materiale sia di natura ideologica. Misure materiali: tese a

creare dal punto di vista sociale una maggiore integrazione delle masse. La Cuba,

mediamente, aveva degli indicatori socio-economici elevati rispetto al resto del

mare caraibico e il centro americano, ma allo stesso tempo attraversata da molte

contraddizioni. In questo paese in cui vi era la classe media benestante elle città,

vi era anche l'arretratezza nelle campagne; scolarizzazione nelle città ed

analfabetismo nelle campagne --> lo scarto tra le città e le campagne, tra

popolazione bianca ed afroamericano, tra l'occidente ed oriente dell'isola erano

particolarmente acuti. Non solo. Il grande e il drammatico problema della società ed

economia cubana era data dalla disoccupazione cronica derivata da 2 fattori 1)

Cuba, come molti paesi dell'AL si era integrata all'economica internazionale nella

specializzazione di un determinato bene era dipendente dalla produzione della


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze internazionali e diplomatiche
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MaryFreedom di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Relazioni internazionali dell America Latina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Zanatta Loris.

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