ALIMENTAZIONE
Nutrienti
Riguardano quelle sostanze che sono necessarie per lo svolgimento dei processi
vitali del nostro organismo (funzione energetica – strutturale).
Glucidi (saccaridi, zuccheri, carboidrati)
Costituiscono le molecole più abbondanti in natura, presenti principalmente nei
vegetali (cereali). Il C è in buona parte presente nei carboidrati.
Carboidrati idrati del carbonio, parola che descrive proprio la loro struttura
chimica.
Formula bruta: (CH2O)n (n=3,8).
Monosaccaridi
Le unità fondamentali dei carboidrati sono i monosaccaridi, molecole costituite da 3
a 8 C a i quali sono annessi gruppi CARBONILI (C=O) – OSSIDRILICI (OH) – H.
I monosaccaridi sono definiti come poliossidrilici e a seconda che sia legato con un
gruppo aldeidico–chetonico formerà rispettivamente: Poliidrossialdeidi o
poliidrossichetoni.
Caratteristica dei monosaccaridi è il fatto di essere isomeri, cioè sono molecole che
possono presentare lo stesso numero di elementi ma con disposizione diversa,
determinando molecole differenti. L’isomeria nei monosaccaridi è determinata
grazie alla capacità del C di costituire una forma tetraedrica costituita da 4 legami
semplici. Il C legato, con i 4 legami semplici, a 4 gruppi funzionali diversi è definito
centro chiralico. La presenza di più centri chiralici nei monosaccaridi da la
possibilità alla molecola di presentarsi in 2 forme diverse ma speculari dette
entantiomeri. Tale isomeria viene definita come ottica, in quanto le molecole
speculari hanno la capacità di ruotare in maniera diversa il piano della luce
polarizzata. In questo caso per differenziare e riconoscere il tipo di isomero, viene
adottata la conversione di Fisher, la quale intende confrontare l’isomero di una
molecole chirale con quella della gliceraldeide, che sarebbe lo zucchero più
semplice, dove a seconda che il carbonio chirale sia legato a destra con un gruppo
ossidrile, viene classificato come D (D,gliceraldeide), mentre se il gruppo ossidrile è
posizionato a sinistra del carbonio chirale, viene classificato come L
(L,gliceraldeide).
I monosaccaridi possono avere più centri chirali e di conseguenza più isomeri e, in
questo caso per riconoscere se lo zucchero appartiene al gruppo D o L, si prende in
considerazione il carbonio chiralico più lontano dal gruppo aldeidico o chetonico.
Altre tipologie di isomeria
Diastereoisomeri: stereoisomeri che non sono enantiomeri,epimeri isomeri che
differiscono per 1 solo centro chirale,anomeri struttura ciclizzata che presenta
isomeria.
Monosaccaridi che in H 0 diventano anomeri: in H2O i monosaccaridi perdono
2
la loro struttura lineare per acquisire quella ciclica. I monosaccaridi con 5 o 6 C, in
soluzione acquosa tendono a dare una reazione di ciclizzazione intramolecolare, che
coinvolge il gruppo aldeidico o chetonico e il gruppo OH legato al C 4 o 5,
formando rispettivamente emicetali eemichetali. Il legame viene stabilito grazie
l’atomo di O e viene definito ponte glicosidico.
Per effetto della ciclizzazione anche il primo atomo di C della catena diventa
asimmetrico perché legato a 4 gruppi diversi: ,O,, ,H, ,OH e il resto della molecola.
Si formano così 2 nuovi isomeri, detti anomeri e indicati come α e β. La differenza
tra l’anomero α e β, sta nella posizione del gruppo ossidrile (,OH) legato al C in
posizione 1.
Per far si che avvenga la ciclizzazione, conta anche la lunghezza della molecola, se
infatti è troppo corta, manca la distanza che consentano alle cariche degli atomi di
non respingersi.
Nell’anomero α OH si trova al di sotto di tale piano, mentre nell’anomero β si trova
al di sopra.
Importanza biologica dell’isomeria: La disposizione degli elementi costituenti
una molecola ha una grande importanza a livello biologico, in quanto una certa
disposizione della molecola può venire ad essere riconosciuta, o meno, dal nostro
metabolismo.
Per quanto riguarda i carboidrati, ad esempio l’esistenza delle due forme
anomeriche α e β del
D,glucosio, è un particolare di grande importanza biologica. Innanzitutto si deve
tenere presente che solo il D,glucosio può essere utilizzato dagli esseri viventi. Poi il
nostro organismo riconosce solo l’anomero α, cioè il costituente dell’amido e del
glicogeno e rappresenta quindi il combustibile più importante da cui gli organismi
(piante comprese) possono trarre energia. L’anomero β è il costituente della
cellulosa e non può essere usato da organismi animali, ad eccezione degli erbivori
che possiedono nel rumine (uno dei 3 pre,stomaci) batteri in grado di trasformarlo
nella forma α.
Alcuni monosaccaridi
Differiscono tra loro per la diversa disposizione dei loro elementi:
GLUCOSIO: C6 H12 O6, è un aldoso che si trova in grandi quantità in tutto il
mondo vivente ed è utilizzato da tutte le cellule animali ed è la fonte
energetica principale del tessuto nervoso – eritrociti.
GALATTOSIO: si diversifica da glucosio per diversa configurazione sul C4,
può essere prodotto dal glucosio 1,fosfato o andare a costituire il lattosio,
oppure andare a costituire glicolipidi,glicoproteine,fosfolipidi.
FRUTTOSIO: è un cheto esoso, isomero del glucosio. È contenuto in grandi
quantità nella frutta,miele,sciroppo di granoturco. Il fruttosio rispetto al
saccarosio ha un potere dolcificante maggiore.
DERIVATI MONOSACCARIDI: i derivati sono:
- AMINOZUCCHERI: contengono un gruppo aminico al posto di un GR.OH,
sono: D,GLUCOSAMMINA – D,MANNOSAMMINA – DGALATTOSAMMINA;
- ALCOL ZUCCHERI.
Altri derivanti degli zuccheri si possono ottenere per ossidazione di un GR.OH,
producendo così un gruppo acido (acidi gluconici o uronici) ad esempio l’acido
ascorbico (vitamina C), sintetizzata dalle piante, molti animali, ma non l’uomo.
Due monosaccaridi, possono reagire per formare un legame covalente tra C
anomerico di un monosaccaride e GR.OH dell’altro, con perdita di 1 H2O. Il legame
che si forma viene definito come: legame glicosidico.
Quando a legarsi sono due monosaccaridi si parla di disaccaride. Quando si legano
da 2 a 8
Monosaccaridi, invece, si parlerà di oligosaccaride. Quando i monosaccaridi sono
maggiori di 8 si parlerà di polisaccaridi.
DISACCARIDI
I più famosi sono:
MALTOSIO da: alfaGLUCOSIO,alfaGLUCOSIO, il legame glicosidico
formato
si viene a costituire tra C1 di un glucosio e C4 dell’altro. Esso è contenuto
nella birra – cereali – germogli. È anche il prodotto di idrolisi enzimatica
dell’amido.
SACCAROSIO è il più abbondante nel regno vegetale, formato da
alfa,glucosio e beta,fruttosio. Si trova in: zucchero, barbabietola, canna e
miele.
LATTOSIO formato da beta,galattosio e alfa,glucosio, è presente nel latte,
ma può essere prodotto anche artificialmente. È il meno dolce dei disaccaridi.
Il lattosio va ad essere scisso nell’intestino grazie alla presenza dell’enzima
lattasi contenuto nei villi intestinali, la sua mancanza provoca intolleranza.
POLISACCARIDI
Si possono dividere in due tipi:
- Omo,polisaccaridi: formati da una serie di monosaccaridi tutti dello
stesso tipo;
- Etero,polisaccaridi: serie di monosaccaridi diversi tra loro.
Le catene di polisaccaridi possono essere sia lineari che ramificate.
I più importanti sono:
AMIDO formato da sequenza di glucosio. Forma di accumulo di glucosio da
parte delle piante. Si trova in: semi – cereali – legumi – patate – radici. È
costituito da:
- Amilosio: costituito da una sequenza lineare di glucosio, i cui legami tra
unità sono del tipo α,(1,4).
- Amilopectina: costituita da sequenza ramificata di glucosio, i cui legami
sono del tipo α,(1,6). Proprio la sequenza ramificata è responsabiledella
forma granulare. Inoltre l’amilopectina è presenta in quantità maggiore
rispetto all’amilosio. Gli amidi che presentano una concentrazione
maggiore di amilopectina risultano più digeribili e assorbibili, in quanto
l’amilopectina, grazie alle sue ramificazioni, mette a disposizione
dell’amilasi una quantità maggiore di estremità riducenti sulle quali agire.
GLICOGENOrappresenta la forma di immagazzinamento di glucosio nel
corpo umano, ed è presente con una quantità di: 250g muscolo – 100g fegato.
È un polimero altamente ramificato (più dell’amido), in seguito alla maggior
presenza di legami glicosidici α,(1,6). Il motivo per cui il glucosio è conservato
in glicogeno, invece che in forma libera, è dato dal fatto che in questo modo
viene ad essere mantenuta costante la pressione osmotica intracellulare, che
altrimenti in presenza di glucosio libero, aumenterebbe fino alla lisi della
cellula.
CELLULOSA presente nelle piante con funzione strutturale. È costituito da
ripetizioni di glucosio con legame β,(1,4) organizzato in struttura lineare a
formare fibre. Tale anomero in configurazione β, non può essere utilizzato dal
nostro organismo in quanto non riconosciuto da nessun enzima. Infatti non
presentiamo l’enzima β,glicosidasi ma solo enzima α,glicosidasi.
Come stabilire il fabbisogno energetico giornaliero?
In generale l’apporto energetico deve mantenere un bilancio corretto: le kcal
introdotte con la dieta devono essere pari alla quantità di energia spesa.
Stabilire il fabbisogno energetico giornaliero di ogni persona non è facile, poiché
ogni soggetti differisce in base a caratteristiche genetiche, metaboliche, stile di vita.
In particolar modo, per poter definire il fabbisogno energetico di un individuo,
bisogna tenere in considerazioni per quali aspetti il nostro organismo utilizza
energia: mantenere metabolismo basale – produzione di calore a partire dal cibo –
attività fisica.
Come stabilire i livelli di nutrienti da assumere: LARN
L’energia può essere ricavata da diversi nutrienti: carboidrati – grassi – proteine. Ma
ogni gruppo di questi nutrienti svolge altre funzioni oltre a quelle energetica e
oltretutto, la funzione energetica viene ad essere svolta maggiormente da un
gruppo di nutrienti rispetto agli altri (45,60% dell’energia totale deriva da
carboidrati ,per il 25% da lipidi e per il 10% da proteine). Di conseguenza la
ripartizione del fabbisogno energetico non è equamente distribuito per ogni
categoria di nutrienti, ma ognuna presenterà un proprio LARN (livello di
assunzione raccomandato di nutriente).
LARN GLUCIDI
I carboidrati rappresentano il nutriente dal quale proviene più energia (45,60%
dell’energia totale). Nonostante rappresenti la fonte principale di energia, le regole
per la sua assunzione non risultano severe come quelle di altri nutrienti, in quanto
l’organismo è in grado di rigenerare glucosio (gluconeogenesi). Tuttavia, una sua
carenza prolungata porta allo sviluppo di condizioni non favorevoli per il nostro
organismo.
- Carenza glucidi: l’assenza di carboidrati e la loro sintesi a partire da altri
precursori (gluconeogenesi), non risulta sufficiente a soddisfare il
fabbisogno energetico quotidiano, per tale motivo il metabolismo
energetico tende a produrre energia a partire da altri nutrienti come
proteine e lipidi.
Le proteine svolgono principalmente un ruolo “strutturale”, di conseguenza
la deplezione di proteine dieta,muscolari comporta una quantità
insufficiente per svolgere la funzione strutturale. L’utilizzo prolungato di
lipidi e la simultanea attivazione del meccanismo gluconeogenetico
(responsabile del rallentamento del ciclo di krebs) comporta un accumulo
di Acetil CoA e l’attivazione di una via metabolica di energia di riserva, la
chetoneogenesi. Tale via converte l’Acetil CoA in corpi chetonici, una
forma molecolare energetica che può essere esportata in altri tessuti e
utilizzata per ricavare energia, evitando così un rallentamento della beta
ossidazione e quindi la possibilità di continuare a ricavare energia da lipidi,
nonostante il rallentamento del ciclo di Krebs, imposto dalla
gluconeogenesi. L’aspetto negativo della produzione di corpi chetonici
riguarda il fatto che, una loro produzione in quantità maggiori rispetto alle
capacità degli organi epertraepatici di utilizzarli, comporta un accumulo nel
sangue (chetosi) ed essendo composti acidi, tendono a liberare H+ con
conseguente abbassamento pH ematico andando incontro ad acidosi.
- Eccesso glucidi: l’eccesso di carboidrati viene ad essere convertito in
acidi grassi ed immagazzinati sottoforma di trigliceridi, determinando come
effetto un aumento dei trigliceridi, un abbassamento di HDL e come
conseguenza un aumento di rischio coronarico. È consigliabile che
l’assunzione di carboidrati sia sottoforma di amido invece che di zuccheri
solubili (glucosio – fruttosio – saccarosio), in quanto quest’ultimi sembrano
essere correlati ad una maggiore insorgenza diabete e carie dentaria.
Cibi ricchi di amido: pane – pasta – cereali – legumi;
Cibi che contengono quantità rilevanti di zuccheri solubili: dolci – frutta
(banane, uva, fichi) – alcune bevande.
Indice glicemico
L’aumento del glucosio ematico è diverso a seconda dell’alimento che viene
introdotto.
La capacità che ogni alimento ha di poter aumentare la glicemia a parità di
contenuto glicemico, viene definita indice glicemico (IG): (risposta glicemica singolo
elemento/risposta glicemica alimento di riferimento) per 100.
A seconda dell’IG si effettua una classificazione degli alimenti:
- Alimenti ad alto IG: causano un aumento rapido della glicemia subito dopo
l’assorbimento, ma è seguito da un repentino calo;
- Alimenti basso IG: causano un aumento graduale della glicemia, dando un
senso di sazietà per un periodo più lungo.
L’IG (quindi la capacità di ogni alimento di poter aumentare la glicemia), varia a
seconda:
Dimensioni particelle
Forma
Grado di cottura
L’alimento in questione viene assunto isolatamente oppure durante un pasto
insieme ad altri alimenti (ad esempio frutta e verdura, contenenti fibre sono
in grado di abbassare la glicemia e quindi ritardare lo svuotamento gastrico).
A tal proposito, dobbiamo menzionare anche la variazione dell’IG in seguito al
rapporto lipidi/proteine.
Latticini, legumi e frutta: IG basso
Pane e riso: IG sia alto che basso
Patate: IG più elevata rispetto alla pasta e ai legumi.
Diete caratterizzati da cibi a basso IG:sembrano avere effetti benefici su varie
condizioni patologiche e ciò ha indotto a proporre diete costituite da cibi a basso IG.
Tale metodologia è stata messa in discussione, in seguito alle variazione che l’IG
può subire in conseguenza a interferenze con altri alimenti. Perciò i nutrizionisti
tendono a consigliare una valutazione dell’IG riferita ad un pasto intero e non quindi
del solo alimento.
Importanza dei glucidi nell’esercizio fisico
All’interno del muscolo è presente glucosio immagazzinato sottoforma di glicogeno
muscolare. Tale riserva può essere immagazzinata con una limitata quantità (non
come gli acidi grassi). Nello svolgimento di tutte le attività fisiche il glucosio
rappresenta il combustibile d’eccellenza per ricavare energia, la cui deplezione può
variare a seconda del tipo di attività, ed essere sostituito in parte dall’utilizzo di
lipidi: per attività intense e di breve durata (attività anaerobiche): indispensabile
utilizzo glucosio – per attività aerobiche intense: 40,50% lipidi– 60,50% glucosio.
Una volta che il glicogeno muscolare si è esaurito (ciò può avvenire anche nel giro
di 60 secondi) si ha l’impedimento nel continuare l’attività svolta a quella intensità.
Il corpo ha bisogno di recupero per poter ristabilire le proprie riserve di glicogeno. Le
piene riserve vanno ad essere ristabilite dopo almeno 24 ore. Dunque, in un
soggetto che compie attività fisica, per permettere la ristabilizzazione del glicogeno
muscolare sarà importante una elevata quantità di carboidrati.
Carboidrati non disponibili
Vengono definiti come carboidrati non disponibili, quei carboidrati della dieta
resistenti all’azione degli enzimi digestivi che, pur non contribuendo in modo
apprezzabile all’apporto energetico giornaliero, possono modulare importanti
funzioni dell’organismo e contribuire al mantenimento di uno stato di buona salute.
I carboidrati non disponibili possono essere idrolizzati parzialmente o totalmente
dalla microflora intestinale presente nella porzione dell’intestino crasso. I prodotti di
questa idrolisi sono: acqua – anidride carbonica – metano – acido butirrico – acido
proprionico – acido acetico – etanolo, e vanno ad essere riassorbiti nel colon. Invece
che utilizzare il termine “non disponibili”, sarebbe più corretto il termine “non
glicemici”.
Questi composti possono essere presenti naturalmente nell’alimento, oppure
possono essere prodotti. Molti di questi composti (ma non tutti) appartengono alla
categoria delle come le fibre alimentari.
Fibra alimentare
Non è ancora presente una definizione ampia del termine. Un aspetto in comune è
quello di non essere idrolizzabile per gli enzimi digestivi umani. I composti che
appartengono alla categoria della fibra, possono svolgere funzioni fisiologiche molto
diversificate e mentre per alcuni di essi è stato dimostrato un ruolo positivo per la
salute, per altri non vi è alcuna evidenza circa eventuali
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