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GIOVANNI PASCOLI
• •
1900 Elementi che lui nomina come simboli
• •
Nonostante la vita appartata, ha ancora il suo ruolo di Scientificità nei nomi delle cose in contrapposizione
poeta nella società all’uso che lui fa degli oggetti: li prende in
considerazione nel loro aspetto meno scientifico
• possibile.
Nasce nel 1855 a San Mauro di Romagna •
• Nomenclatura positivistica in una poesia anti-
Viaggia molto, è professore, ma non esce mai positivistica che non ha fiducia nella scienza, ma
dall’Italia nell’irrazionalità del fanciullo.
• Alunno di Carducci e professore a Bologna • Metrica originale: i versi sono della tradizione, ma
vengono spezzati.
• Subisce molti lutti (assassinio del padre, morte della - Grande utilizzo della punteggiatura: è il primo a
madre e dei fratelli) e rimane solo con la sorella Mariù. usare i puntini di sospensione.
La sorella Ida si sposa e Giovanni non lo accetta. - Versi molto brevi.
- Importanza al significante, al suono che le parole
• Simpatizza per i Socialisti Anarchici, ma dopo l’arresto producono. Il significato è meno importante.
durante una manifestazione, si ritira dalla vita politica. - Onomatopee, linguaggio pregrammaticale (come i
bambini).
• Il socialismo: apprezzato per a solidarietà fra gli - Linguaggio grammaticale: lingua comune
uomini (richiamo alla Ginestra) - Linguaggio post-grammaticale: gerghi, dialetti, lingue
settoriali
• Poesia delle cose: attenzione per il quotidiano • Importanza del fonosimbolismo: insieme di suoni da
• Critica alla poesia leopardiana: non è reale. Basti cui prendere significati in più.
pensare che rose e viole non fioriscono nello stesso
periodo dell’anno.
• Arricchimento del lessico poetico precisione nel
definire le cose con il proprio nome, scoprendole per
la prima volta: nei nomi c’è l’essenza delle cose. Myricae
Tematiche:
• La morte invendicata del padre, con le connesse sciagure familiari
• La natura quale grande consolatrice benefica
Si annuncia fin da subito il contrasto tra le vicende dolorose della storia e la dimensione equilibratrice della natura.
Tuttavia il tema della morte è il grande protagonista dell’opera, in quanto il tema del rasserenamento naturale si rivela più
complesso e ambivalente.
Il giorno dei morti immagina che tutti i morti della famiglia, a partire dal padre, abbiano formato nel cimitero una nuova
unità familiare, più autentica e profonda di quella serbata per i pochi superstiti. Questi ultimi sono presentati in una
condizione indifesa e minacciata che non esclude però un senso di colpa rispetto ai defunti e un bisogno di riconciliarsi
con loro.
La natura di Myricae è attraversata da questo incubo mortuario. Vi è come un’ossessione funebre che non può fare a
meno di scommettere sul negativo naturale. La situazione tipica presenta infatti una serie equilibrata di eventi naturali, in
parte solare positiva vitale, in parte notturna negativa mortuaria.
Quasi inevitabilmente si opta per la strada dell’inquietudine, cioè per il significato luttuoso. 2
I modi per risolvere l’estraneità del poeta possono essere due, entrambi sperimentati nel libro: dare alla propria vita
una funzione, che la legittimi rispetto al destino dei morti; oppure confondersi a quel medesimo destino, regredendo
alla dimensione dell’infanzia. La prima è quella tentata con forza, ma è la seconda via quella che di continuo risucchia il
destino del poeta.
Myricae resta sospesa in questa ambivalenza: cioè non si dà, nel libro, una vera e propria conclusione unica.
Il titolo è indicativo di una poetica delle piccole cose. Prende spunto dalle tamerici di Virgilio, mescolando quindi il
piacere per le cose umili, a un’importante altezza stilistica.
L’assiuolo
Pubblicata per la prima volta nel 1897 e poi compresa nella quarta edizione del libro, questa poesia rappresenta
un’unione esemplare di impressionismo e simbolismo. Una notte lunare e il canto di un uccello notturno (l’assiuolo, un
piccolo rapace simile al gufo) divengono la guida per mezzo del quale è possibile risalire, attraverso le sensazioni (e non
attraverso la riflessione razionale) al significato simbolico e misterioso della realtà e della vita.
• “chiù”: scandisce la poesia • Epifanie della morte
• Immagini della vita notturna • Elementi determinati e indeterminati insieme
• Il buio è totale, non c’è la luna, ma la luce
dell’alba sembra far espandere il cielo. In questa • Dialettica vicino-lontano
notte silenziosa ritorna l’eco di dolore delle morti
del passato. • Elementi della natura personificati (sono
• Indeterminatezza sentimenti)
•
• Natura simbolo del passaggio tra vita e morte
Simbologie forti •
• Nesso sostantivo-articolo per far emergere di più
Sistri il colore: “alba di perla” al posto di “alba perlata”.
• Elementi della natura colorati: perla, latte, nero
Il gelsomino notturno
Questa poesia è tratta dai Canti di Castelvecchio, dei quali è forte la continuità con Myricae.
Fu pubblicata nel 1901 in occasione delle nozze dell’amico Gabriele Briganti. Accanto alla narrazione di piccoli eventi
naturali che scandiscono la notte dalla venuta sera fino alle prime luci dell’alba, essa si conclude con estrema
delicatezza un riferimento alla notturna vicenda d’amore dei due giovani sposi dalla quale nascerà un figlio.
Il gelsomino notturno è uno dei risultati più alti e complessi del simbolismo pascoliano: esso è costituito su
un’alternanza di detto e non detto, ovvero sul continuo rimandarsi di vari elementi tra loro. Attraverso una serie di
immagini e di sensazioni proprie del mondo notturno naturale, si accenna allo svolgimento di due vicende parallele: il
ciclo erotico-sessuale della fecondazione dei fiori, che culmina con l’odore di fragole rosse e si conclude
simbolicamente con l’immagine dei petali un poco gualciti, e la storia intima ed equivalente che d’intravvede nell’interno
della casa.
Al tramonto, l’ora del giorno più adatta al raccoglimento, Pascoli pensa ai suoi cari defunti. L’arrivo della notte è scandito
da piccoli particolari come lo schiudersi del gelsomino e l’apparire delle farfalle notturne (falene). La sera, con l’oscurità,
porta silenzio e riposo: solo in una casa qualcuno e sveglio e bisbiglia. Il luogo chiuso assume nell’immaginario poetico
pascoliano il centro segreto degli affetti, il rifugio protettivo per eccellenza.
Di notte, quando tutto sembra dormire, una vita minima ma feconda si svolge all’aperto: i gelsomini diffondono il loro
profumo che ricorda quello delle fragole rosse; mentre l’erba cresce sulle tombe. Intanto, in una casa strutturata a due
piani, una camera da letto spegne per ultima la propria luce: qui due sposi si congiungeranno e creeranno una nuova
vita.
La rappresentazione pascoliana del mondo notturno è di tipo analogico: vi è una sovrapposizione di sensi (sinestesia). 3
Alle prime luci dell’alba i petali del gelsomino si richiudono custodendo al loro interno la promessa positiva di una nuova
vita e di futuro. Il rapporto tra il mondo esterno della natura e quello interno dell’intimità domestica raggiunge nelle ultime
strofe la massima evidenza di un parallelismo.
Con “urna molle e segreta” Pascoli allude sì all’ovario del fiore, ma anche all’apparato femminile della donna fecondata.
GABRIELE D’ANNUNZIO
Caratteri principali:
1. Il nazionalismo dannunziano: ha alcuni punti in comune con quello di Pascoli, ma ha inclinazione più
individualistica e pomposamente eroica. La retorica è roboante ed esibizionistica, fatta più per colpire che per
indurre a riflettere.
È un’ideologia post-politica: scavalca le differenze ideologiche tra gruppi e partiti, perseguendo una logica che
non corrisponde a criteri oggettivi, ma al bisogno soggettivo di ricavare il massimo utile dai meccanismi culturali
della civiltà di massa.
È un’ideologia pre-politica: riduce l’io a puro istinto, a sensazione naturale. L’identificazione con il superuomo
di Nietzsche è forzata, e avviene al di fuori di confini storici.
2. Il protagonismo esibizionistico: nasconde una sostanziale passività nei confronti del presente, delle sue
strutture sociali e culturali, dei meccanismi di potere. D’Annunzio esalta l’aggressività imperialistica della nuova
borghesia industriale, capace di far avanzare il progresso tecnico della moderna industria, ma anche di imporre
ordine sociale, minacciato dal “tumulto” della “plebe” e della “canaglia”, dalla “cieca demenza” delle masse
popolari.
3. L’estetismo: l’arte è Bellezza, sia nel senso classicistico ereditato da Carducci, sia nel nuovo senso
dell’estetismo decadente. Da una parte, d’Annunzio può proclamarsi l’ultimo umanista, dall’altro moderno esteta
al cospetto della società di massa. Questo atteggiamento complesso porta a un rapporto di tensione con la
nuova condizione di massa. D’Annunzio in un certo senso reagisce alla “degradazione” negandola (la Bellezza
è un valore assoluto), dall’altro sa propagandare se stesso, sfruttando i meccanismi dell’industria culturale, del
mercato librario e delle mode.
Queste contraddizioni possono essere risolte soltanto facendo coincidere l’arte e la vita, il pubblico e il privato,
la Bellezza e la merca, facendo della propria esistenza un’esibizione.
4. La poetica della parola: il valore e il potere della parola sono continuamente esaltati, poiché chi conosce l’arte
della parola, conosce tutto. Il poeta è vate: è l’unico in grado di poter comprendere la realtà.
5. L’analogismo simbolistico: la vita è opera d’arte. D’Annunzio rigetta le mediazioni, perciò l’analogia è la
tecnica privilegiata della rappresentazione. Ogni cosa rimanda a un’altra, addirittura ogni cosa è un’altra.
La sinestesia è una forma radicale di fusione tra realtà oggettiva e soggetto conoscente, oltre che dei vari
elementi della realtà stessa. L’analogismo, la metafora, la sinestesia sono tutti modi per stabilire un contatto tra
uomo e natura, per scavalcare i limiti della civilizzazione senza però fare i conti con essi.
6. L’estremizzazione del Simbolismo europeo: la poetica di d’Annunzio ha perciò diversi tratti in comune con il
Simbolismo europeo: i particolari della realtà ne rappresentano un possibilità di senso. Tuttavia, manca la
fiducia nel potere dell’arte di suscitare un significato naturale. Infatti, in ogni cosa è presente una possibile
rivelazione, ma nessuno è disposto a coglierla. Sotto la trasformazione di tutto in Bellezza, si annida la
riduzione della vita e del linguaggio a pura forma e quindi l’estinzione della possibilità di significato.
Alcyone
È divisibile in cinque sezioni, per un totale di 88 testi. Ogni sezione è caratterizzata dal riferimento a un momento
stagionale e a un ambiente naturale-paesaggistico, nonché da un corrispondente stato d’animo. Nel passaggio da una
sezione all’altra si delinea una trasformazione della poetica dominante.
1. La prima sezione: paesaggio agreste di Fiesole e Firenze, nel mese di giugno, la suggestione dell’estate in
arrivo. (La sera fiesolana)
2. La seconda sezione: Versilia (regione Toscana sul mare), agli inizi di luglio, la celebrazione del rapporto panico
con la natura, con cui il soggetto si identifica. (Meriggio, La pioggia nel pineto)
3. La terza sezione: estate piena, il tentativo di una solidità per l’esperienza individuale, attraverso il ricorso al
mito classico. 4
4. La quarta sezione: i primi presagi autunnali, tra agosto e settembre. Il tramonto dell’estate è doppiato da quello
del mito, ricchezza e privilegio perduto e irraggiungibile. È ribadita la superiorità artistica della poesia.
5. La quinta sezione: separazione dal paesaggio versiliese, settembre accompagna il sentimento di ripiegamento
e di perdita. È impossibile resuscitare il mito moderno.
6. Il commiato: chiude il libro con la rievocazione dei paesaggi versiliesi e una dedica a Pascoli.
Le tematiche: i temi sono pochi, ripetuti e riproposti sotto innumerevoli prospettive.
1. Lo scambio tra naturale e umano: l’eroismo del superuomo dannunziano consiste: 1) nell’eccezionalità al
cospetto della massa, verso cui rivendica un’identità forte e superiore; 2) nella capacità di fondersi con la realtà
naturale, perdendo la propria identità, per assumere quella del paesaggio circostante. Solo così egli può entrare
in contatto diretto con la natura e ascoltarne ogni voce.
2. La riattualizzazione del mito: d’Annunzio rivitalizza il binomio mito-natura. Recupera i grandi miti naturali della
classicità (di una cultura precristiana e premoderna); si immerge nella natura in termini mitici.
3. L’esaltazione della parola, dell’arte e della figura poetica: la parola poetica permette di stabilire un contatto
tra l’autenticità interiore dell’io e la rivelazione naturale. La fusione dell’io nella natura è un progetto estetico:
estetismo e panismo sono caratteristiche fondamentali della poetica, che portano all’esaltazione della figura del
poeta.
La sera fiesolana
L’ambientazione è nella campagna di Fiesole, piccola cittadina su un colle di Firenze, nella quale, tra olivi e vigneti,
scorre l’Arno. Il poeta, assieme alla donna amata, osserva lo scendere di una sera di giugno, dopo la pioggia.
L’atmosfera richiama profumi, rumori e odori.
1. Prima strofa: “la natività della luna”. È lo scendere della sera, in estate. Dinanzi al poeta, un contadino in cima
a una scala, raccoglie le foglie dell’albero del gelso. All’orizzonte sta sorgendo la luna che si annuncia
diffondendo sulla campagna circostante il proprio chiarore. Sembra che la campagna si senta immersa dalla
luna e ne assorba la pace che non ha avuto, per il calore del giorno.
2. Ripresa di tre versi: i versi sono una “lauda” alla sera che viene personificata nelle sembianze di una donna
dal viso del color perlaceo del cielo al crepuscolo e dagli occhi umidi per la pioggia. La lauda si ripete identica
dopo ogni strofa e riecheggia in modo elegante e raffinato il Cantico di Frate Sole di San Francesco d’Assisi.
3. Seconda strofa: “la pioggia di giugno”. D’Annunzio ricorda il rumore della pioggia caduta prima che scendesse
la sera. Lo sguardo del poeta si sofferma su singoli particolari (i diversi alberi, i vigneti, il grano, il fieno
mietuto). La strofa propone immagini che non si mescolano come nella strofa precedente, ma sono accostate
le une alle altre.
4. Ripresa di tre versi: La sera è personificata a sembianze femminili. È una donne vestita dei profumi della
vegetazione e stretta in vita da una cintura, come un fascio profumato di fieno mietuto è tenuto insieme da un
ramo di salice. La cintura è probabilmente la linea dell’orizzonte, luminoso per il sole tramontante e per il
chiarore della luna in ascesa.
5. Terza strofa: “le colline”. Le colline si incurvano per mantenere un segreto come fanno le labbra che si
arrestano proprio sul punto di svelare qualcosa, e ciò le rende intriganti. Il poeta parla alla sua donna in modo
misterioso, mirando a svelare il segreto della natura, ma senza cessare di esserne parte. Le parole sono al
limite tra il dicibile e l’indicibile, sono il tramite unico, per l’uomo, di accesso al mistero della vita e della natura.
6. Ripresa di tre versi: la sera, che ha scandito il ritmo della poesia, è colta nel momento in cui muore nel buio
della notte. Il suo spegnersi era già stato annunciato dall’annullamento che aleggiava nei versi precedenti.
La pioggia nel pineto
D’Annunzio racconta lo sciogliersi del soggetto nel paesaggio attraverso una valorizzazione del rapporto sensoriale con
esso (qui rapporto uditivo). Sorpreso con l’amata Ermione dalla pioggia nella pineta di Marina di Pisa, il poeta si
concentra sui diversi suoni prodotti dalla pioggia nel cadere sulla diversa vegetazione. Il processo porta alla totale
vegetalizzazione dell’umano.
• L’imperativo con cui si apre la strofa è rivolto a Ermione ed è un invito ad ascoltare un linguaggio diverso: è il
crepitio della pioggia che si sente provenire dall’interno del bosco.
• I volti di Ermione e del poeta stanno perdendo le sembianze umane, per diventare, in una sorta di lenta
metamorfosi, parte del bosco. 5
• La pioggia, cadendo sui due amanti, compie una sorta di rigenerazione dei loro pensieri e del loro amore.
• Il rumore della pioggia varia di intensità a seconda che le gocce cadano sul fogliame più o meno rade. La
pioggia viene umanizzata, diventando quasi il pianto del cielo.
• Sotto la pioggia, le diverse forme di vegetazione producono suoni diversi, quasi fossero strumenti musicali
suonati da un infinito numero di mani.
• La metamorfosi panica coinvolge nuovamente il poeta e la donna, la cui natura sembra identificarsi con quella
degli alberi. Il volto e i capelli di Ermione non si distinguono dagli altri elementi vegetali.
• La pioggia aumenta il suo crepitio e copre il canto delle cicale e delle rane (proveniente da un luogo
indeterminato), che si indebolisce fino a estinguersi.
• La pioggia pulisce le piante dalla polvere della terra e rigenera anche l’anima del poeta e della donna, come un
battesimo pagano.
• La pioggia che bagna il volto di Ermione sembra un pianto di gioia, non di dolore.
• Ermione sembra venir fuori dalla corteccia degli alberi, come le ninfe che sec
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