Al di là del principio di piacere
Capitolo 1
Nelle sue opere precedenti, tra cui l’Interpretazione dei sogni e Psicopatologia della vita quotidiana, Freud aveva teorizzato l’inconfutabile monopolio del principio del piacere sull’andamento dei processi psichici. Questo principio scaturito e scaturente dal principio di costanza, ovvero dalla tendenza a conservare un livello di eccitazione stabile, dominava la psiche umana. Egli sottolinea infatti come l'apparato psichico si sforzi di mantenere più bassa possibile e costante la quantità di eccitamento presente nell'apparato stesso. Quindi, tutto ciò che aumenta tale quantità viene necessariamente avvertito come spiacevole e contrario al buon funzionamento dell'apparato.
Per convalidare le sue ipotesi, Freud riprende anche la teoria di Fechner, il quale sostiene che piacere e dispiacere sono in una relazione psicofisica con le situazioni di stabilità e instabilità. Questa egemonia viene mitigata in questo testo del 1919; pur riconoscendo infatti al principio del piacere e di costanza un ruolo fondamentale all’interno della psiche, Freud elabora una nuova teoria psicoanalitica non direttamente connessa all’ottenimento del piacere o all’abbassamento del dispiacere ed addirittura precedente a questi principi.
Infatti, già all'inizio dell'opera, Freud riconosce un problema, cioè se realmente esistesse l'egemonia del principio di piacere, tutti i processi psichici sarebbero volti al piacere, ma l'evidenza della vita quotidiana contraddice questa ipotesi. Quindi si inizia a parlare del principio di piacere come una tendenza dell'apparato psichico e a cui si oppongono tre diverse fonti di dispiacere:
- Principio di realtà: sotto l'influenza delle pulsioni di autoconservazione dell'io, il principio di piacere è sostituito da quello di realtà, il quale rinvia il soddisfacimento del piacere, rinunciando a diverse possibilità di conseguirlo e tollerando temporaneamente il dispiacere per giungere ad un piacere più sicuro.
- Conflitti interiori che generano nevrosi: il soddisfacimento delle singole pulsioni viene rimosso nel corso dello sviluppo e se avviene in alcune rare occasioni tale soddisfacimento, questo viene avvertito dall'io come dispiacere. Su questo si basa ogni dispiacere nevrotico: è un piacere che non può essere avvertito come tale.
- Stimoli violenti provenienti dal mondo esterno: generano spavento e che l'apparato avverte come minacce di pericolo.
Capitolo 2
Freud parte dal concetto di coazione a ripetere, prima nel caso delle nevrosi traumatiche, poi nell’analisi del gioco dei bambini. La coazione a ripetere è quella tendenza psichica che spinge a ricercare situazioni del passato spiacevoli, per poterle questa volta controllare ed elaborare e agisce in maniera indipendente rispetto al principio di piacere.
Per quanto riguarda le nevrosi traumatiche, che soprattutto in quel periodo del dopoguerra investiva un sempre maggior numero di persone, Freud inizia a domandarsi perché tali persone continuano a ripresentarsi mentalmente la condizione penosa, invece di allontanarla e non sembrano quindi non procedere secondo il principio di piacere. Freud ammette che nonostante si è smesso di far risalire le nevrosi a lesioni organiche, ancora non si è giunti ad una spiegazione completa. Inoltre egli sottolinea la somiglianza tra le nevrosi traumatiche e l’isteria, ma c’è qualcosa in più, infatti ne riconosce anche alcune caratteristiche tipiche dell’ipocondria e della melanconia.
Le nevrosi traumatiche risultano essere determinate soprattutto da una sorpresa o da uno spavento, accompagnati da una lesione o ferita, che agisce contro la formazione della nevrosi. Viene sottolineata la distinzione tra tre diversi concetti, spesso utilizzati come sinonimi, mentre corrispondono a tre diversi atteggiamenti di fronte ad un pericolo:
- Spavento: lo stato di chi si trova di fronte ad un pericolo inaspettato, sottolineando l’elemento della sorpresa.
- Angoscia: situazione di attesa e preparazione al pericolo, non può produrre una nevrosi traumatica, perché c’è qualcosa che protegge dallo spavento del trauma.
- Paura: ha bisogno di un oggetto di cui aver paura.
Freud si sofferma in particolare sui sogni dei nevrotici da trauma, in quanto appare il metodo più affidabile per indagare i processi psichici profondi e nota come la vita onirica delle persone affetta da nevrosi traumatica ha la caratteristica di riportare continuamente il malato nella situazione del suo incidente, da cui egli si risveglia con rinnovato spavento. Il malato sembra quindi essere fissato psichicamente al trauma, proprio come gli isterici che soffrono soprattutto di reminiscenze. Nella vita vigile invece, queste persone non sembrano ricordare il proprio incidente, piuttosto si sforzano di non pensarci. Quindi, Freud nota come il sogno che generalmente rappresenta l’appagamento di un desiderio, in questa situazione la sua funzione viene disturbata e deviata.
Una situazione simile viene riscontrata da Freud anche nel gioco infantile, prendendo l’esempio del suo nipotino, che all’età di un anno e mezzo aveva l’abitudine di lanciare via tutti gli oggetti che trovava, emettendo dei vocalizzi, che significavano “via”. L’analisi di questo gioco fu confermata quando Freud osservò il bambino giocare con un rocchetto di legno, intorno a cui era avvolto del filo. Il gioco consisteva nel tenere in mano lo spago e lanciare il rocchetto dietro al letto, in modo che sparisse. Poi ritirava il rocchetto e festeggiava la sua riapparizione. L’intero gioco quindi consisteva nella scomparsa e nel ritorno. Freud mette in relazione il gioco con le assenze della madre del bambino e con la rinuncia pulsionale del bambino, che permetteva alla madre di andarsene, senza protestare. Il bambino quindi si risarcisce per questa rinuncia, ripetendo con dei sostituti la scena della scomparsa e del piacevole ritorno della madre.
Freud però, nota come spesso il bambino effettuava solo la prima parte del gioco, lanciando via gli oggetti, e si trattava di una coazione a ripetere l’esperienza dolorosa della scomparsa della madre, questa volta però il bambino ripeteva l’esperienza spiacevole, sotto forma di gioco, assumendo una parte attiva. Inoltre, Freud sottolinea come i bambini spesso ripetono nel gioco tutto quello che nella vita reale ha suscitato in loro una forte impressione, in modo da poter diventare padroni della situazione. Si passa così dalla passività del subire all’attività del giocare, ad esempio il bambino fa subire l’esperienza sgradevole a un compagno di gioco, vendicandosi in un certo senso sulla persona di questo sostituto (ad esempio se il bambino subisce una piccola operazione, il bambino vorrà vendicarsi sul medico ed effettuerà egli stesso un’operazione ad un compagno, per gioco).
Capitolo 3
Nel terzo capitolo, Freud ha ripercorso l’evoluzione della tecnica psicoanalitica negli ultimi 25 anni:
- Prima il medico aveva come scopo quello di scoprire i contenuti inconsci ignoti al malato per raccoglierli e comunicarglieli al momento giusto: psicoanalisi come arte dell’interpretazione.
- Poi la psicoanalisi si propone come scopo quello di obbligare il malato a confermare l’interpretazione dell’analista con i propri ricordi: ci si concentra sulle resistenze del malato, che l’analista doveva scoprire, indicarle al malato e indurlo ad abbandonarle.
Lo scopo di rendere cosciente ciò che era inconscio, risulta difficile da raggiungere solo con questo metodo, in quanto il malato non può ricordare tutto ciò che in lui è rimosso, ma piuttosto è indotto a ripetere il contenuto rimosso nella forma di un’esperienza attuale. Queste riproduzioni hanno sempre come oggetto una parte della vita sessuale infantile, cioè del complesso edipico, e avvengono nella traslazione, cioè nel rapporto con il medico. La vecchia nevrosi viene sostituita da una nuova, nevrosi da traslazione.
- Il medico deve consentire al paziente di rivivere una certa parte della sua vita passata e aiutarlo a conservare un certo grado di distacco, che gli permetta di rendersi conto del fatto che ciò che gli appare come reale, in realtà è solo un riflesso del passato dimenticato.
Freud inoltre, si propone di chiarire come le resistenze che avvengono durante l’analisi non sono resistenze da parte dell’inconscio, in quanto l’inconscio è rimosso e non oppone nessuna resistenza agli sforzi della cura, ma il suo unico scopo è proprio quello di entrare nella coscienza e trasformarsi in azione reale. La resistenza proviene dai sistemi superiori della psiche del soggetto, che avevano prima attuato la rimozione. Infatti, proviene dall’io del soggetto. Una parte notevole dell’io è anch’essa inconscia, quindi anche la coazione a ripetere può essere attribuita all’inconscio rimosso e sembra non potersi esprimere prima di essere facilitata dal lavoro terapeutico, che ha allentato la rimozione.
- Relazione tra coazione a ripetere e principio di piacere: la resistenza dell’io si pone al servizio del principio di piacere. La maggior parte delle esperienze che la coazione a ripetere fa rivivere deve procurare dispiacere all’io, poiché porta alla luce attività di moti pulsionali rimossi. Quindi, risulta essere dispiacere per un sistema e contemporaneamente soddisfacimento per l’altro.
La coazione a ripetere si riscontra anche nella vita di persone non nevrotiche, che sembrano rivivere sempre le stesse esperienze e altre che sembrano essere perseguitate dal destino. Ad esempio esistono persone, le cui relazioni umane si concludono tutte nello stesso modo: questo eterno ritorno all’uguale rappresenta un comportamento attivo del soggetto e potrebbe essere ricondotto ad un tratto del carattere che resta identico e si esprime quindi nella ripetizione delle stesse esperienze. Di più difficile interpretazione, risulta essere il caso in cui la persona sembra subire passivamente un’esperienza su cui non riesce a influire, incorrendo nella ripetizione dello stesso destino; (ad esempio persone che si sposano con persone che dopo poco tempo si ammalano e che devono assistere fino alla morte).
Nella vita psichica esiste quindi davvero una coazione a ripetere che si afferma anche contro il principio di piacere: vengono evocate dal passato alcune esperienze che non comportano per nulla piacere e si deduce quindi che esiste nella psiche una coazione a ripetere che oltrepassa il principio del piacere, ed è più primitiva, elementare e pulsionale. Infatti, sembra che vi sia uno stretto legame tra la coazione e il soddisfacimento pulsionale.
Capitolo 4
Per comprendere che tipo di connessione esista tra il principio di piacere e la coazione a ripetere, Freud inizia una speculazione che lo spingerà molto lontano. Parte dall’indagine dei processi inconsci, che ha portato ad affermare che la coscienza non è un attributo universale dei processi psichici, ma piuttosto la funzione del sistema conscio. Si può assegnare così una collocazione spaziale al sistema percezione-coscienza al confine tra l’esterno e l’interno, in quanto da una parte fornisce le percezioni degli eccitamenti del mondo esterno e dall’altra riceve le sensazioni di piacere e dispiacere che derivano dall’interno dell’apparato psichico.
Ricollegandosi all’anatomia cerebrale, Freud fa infatti notare come la “sede” della coscienza venga ricondotta nella corteccia e cioè nello strato superiore e più esterno del cervello e che avvolge tutti gli altri strati. I processi di eccitamento che provengono dall’esterno non possono essere sempre consci, in quanto si limiterebbe la capacità del sistema di ricevere nuovi eccitamenti, mentre quando diventano inconsci lasciano nei sistemi più interni delle tracce mnestiche, che costituiscono la base della memoria. Quindi, nel sistema conscio, il processo di eccitamento diventa cosciente, ma non lascia tracce permanenti, mentre l’eccitamento che viene invece trasmesso ai sistemi interni, lascia in essi le tracce che rappresentano...
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Freud. Prima e seconda topica (processo primario e secondario;principio di piacere e principio di realtà)
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Al principio del diritto
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