Tragedie di Ajace
Ajace è una tragedia in cinque atti di endecasillabi sciolti. La tragedia, rappresentata nel Teatro alla Scala il 9 dicembre 1811 e subito ritirata dalle scene, fu pubblicata postuma nel 1828. La rappresentazione della tragedia registrò il tutto esaurito, il ruolo di Ajace venne interpretato dall'attore stimato da Alfieri, Paolo Belli Blanes, in quanto spirito patriottico e liberale che trasferiva i suoi ideali anche sulla scena, dunque, il più indicato.
Trama
La storia è tratta dal mito di Ajace a cui Ulisse, grazie all'astuzia e all'arroganza di Agamennone, sottrasse le armi costringendolo ad uccidersi per onore. Il mito già era stato anche cantato nei Sepolcri. La rappresentazione volge uno sguardo all'infelicità universale che comprende non solo lo sfortunato Ajace ma anche Agamennone, ucciso a tradimento dalla moglie.
Allusioni politiche
Agamennone, che scatena guerre interminabili, può essere visto come Napoleone; Calante come il papa, Aja come il valore e sventurato generale Moreau. Infatti, lo stesso Foscolo, prima della rappresentazione, aveva previsto una lettura in chiave politica dell'opera e molti anni dopo, nella Lettera Apologetica, dichiarerà che molti versi riferiti ad Agamennone erano in realtà dedicati a Napoleone.
Struttura
Segue il modello tragico alfierano ma risulta lunga, soprattutto il quinto atto con la rappresentazione della lenta agonia del protagonista. I dialoghi sono molto lunghi, di ottima eloquenza ma non sempre funzionali al ritmo dell'azione teatrale.
Modelli
L'opera è influenzata dall'omonima tragedia di Sofocle e da una tradizione letteraria che risale a Omero, Pindaro e Ovidio: versi dal ritmo solenne (influenzati anche dalla traduzione dell'Iliade che egli stava facendo) e modulati da una ricca varietà tonale: epica, lirica e narrativa a seconda della scena e dei personaggi dialoganti.
Personaggi
Foscolo, in una lettera del 23 febbraio 1813 indirizzata a Silvio Pellico, delineò le caratteristiche dei protagonisti della sua tragedia, in particolare:
- Ulisse: ("bello di fama e di sventura" in A Zacinto) il personaggio negativo di tutta la vicenda, simile ad Agamennone nella violenza e nella perfidia dell'ambizione ma dissimile nell'<<altezza di cuore>>.
- Agamennone: perfido nell'ambizione, ha i difetti dell'eroe ambizioso ossia la ferocia dell'uomo che per ambizione ha sacrificato la figlia, chiude il suo cuore alla pietà ma non al tradimento e al delitto, ha una sorta di superstizione verso gli dei. Tuttavia, egli riesce a ricordarsi ancora della sua perduta "virtù" del tempo in cui fu venerato dalla Grecia come "liberator".
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