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Introduzione – Storia

Contesto politico e storico

  • Età Napoleonica:
    • Francia
    • 1789 Rivoluzione Francese: Primo evento della storia che delinea in modo preciso l’inizio di un’epoca e la fine di un’altra. Ha delle ripercussioni su Francia, Italia, Europa sia in ambito geografico, che amministrativo. Lo scoppio della Rivoluzione è dovuto agli ideali dell’Illuminismo, che, grazie ad essa, verranno diffusi anche in altri Paesi. Ha 4 fasi:

      • 1789 / 1792: “fase costituente” nascita dell’Assemblea Nazionale Costituente (3º stato / clero / nobiltà) ed inizio di una rivolta/ riforma dello Stato;
      • 1792 / 1794: “fase democratica” guerra tra Francia / Austria / Prussia / Russia, più violenti scontri politici con a capo personalità dei club rivoluzionari;
      • 1794 / 1795: “fase del Direttorio” linea politica moderata, ma con sanguinosi danni ai giacobini. Si affida il potere al Direttorio;
      • 1795 / 1799: “fase finale” il governo vuole sferrare un’offensiva volta ad abbattere altre monarchie. Sale al potere Napoleone con un colpo di Stato.

      Personalità centrale: Napoleone Bonaparte

      “Il mito di Napoleone”: Napoleone ha un’influenza su tutti gli artisti: pittori, scultori e scrittori, i quali vengono spinti a confrontarsi in modo molto deciso con la storia e l’attualità.

    • Italia
      • 1796 / 1799: “1ª fase repubblicana” Napoleone giunge in Italia in cui crea:
        • Rep. Transpadana
        • Rep. Cispadana
        • Rep. Cisalpina
      • 1797: con il Trattato di Campoformio, Napoleone cede il Veneto all’Austria.

        • Rep. Romana
        • Rep. Partenopea

      • 1800 / 1805: “2ª fase repubblicana” Napoleone torna in Italia con un’altra spedizione, la seconda, dopo aver calmato la reazione austro-russa. In questo periodo crea:
        • Rep. Cisalpina 2
        • Rep. Ligure
      • 1801 / 1802: “3ª fase repubblicana” Napoleone fonda Rep. Italiana con capitale Milano.
      • 1805 / 1814: Napoleone si proclama Re d’Italia, dopo una svolta autoritaria.
      • 1813: disfatta di Napoleone in Russia confinamento all’Elba.
      • 1815: disfatta di Napoleone a Waterloo confinamento a Sant’Elena.

      Personalità centrale: Napoleone Bonaparte

      “Il mito di Napoleone”: gli intellettuali accolgono la figura di Napoleone in modo molto positivo, poiché sin dall’epoca di Dante possedevano l’identità italiana come nazione; tuttavia, il nostro paese era frammentato in tanti piccoli Stati, tutti governati da famiglie differenti. Perciò, gli intellettuali italiani di orientamento liberale e progressista accolgono inizialmente Napoleone come un liberatore, in grado di dare all’Italia la sospirata libertà dai dominatori stranieri e l’unità nazionale. Quindi, gli stessi intellettuali saranno spinti a confrontarsi con l’attualità e la storia. Dopo aver vissuto un’iniziale fase di entusiasmo, gli intellettuali vivranno una fase di delusione e tristezza poiché i liberatori si rivelano ben presto dei conquistatori e oppressori. La drammaticità del periodo farà risvegliare la coscienza nazionale in ognuno degli intellettuali, che sarà la base del successivo Risorgimento. La figura controversa di Napoleone, con la sua straordinaria parabola politica, costringe gli intellettuali a confrontarsi direttamente con la storia e con l’attualità più bruciante, schierandosi in prima persona. Napoleone diventa ben presto un «mito», con un’eco immensa nelle diverse espressioni artistiche: dalle arti figurative (David, Géricault, Canova, lo “stile impero”...) alla musica (l’Eroica di Beethoven) alla letteratura (Lord Byron, Stendhal, Tolstoj...). Anche gli scrittori italiani si confrontano direttamente con la figura di Napoleone, con atteggiamenti diversi: dalla celebrazione (i poemetti Prometeo di Vincenzo Monti e Pronea di Melchiorre Cesarotti) alla riflessione pensosa (l’ode Il cinque maggio di Alessandro Manzoni) al coraggioso avvertimento (la seconda lettera dedicatoria di Foscolo all’ode A Bonaparte liberatore) alla denuncia (sempre Foscolo, con Le ultime lettere di Jacopo Ortis).

  • Età della Restaurazione:
  • 1815 Congresso di Vienna: questa riunione cerca di portare le cose di nuovo a com’erano prima dell’età napoleonica, sia geograficamente, che a livello amministrativo – tentativo di instaurare l’assolutismo. L’Italia torna a essere divisa in Stati soggetti all’Austria (Lombardia e Veneto), al Papa (Stato pontificio), ai Savoia (Regno di Sardegna), ai Borbone (che rientrano presto in possesso del Regno di Napoli).

Introduzione – Movimenti letterari

I nomi che vengono dati dai movimenti letterari, generalmente sono delle etichette che vengono date a posteriori.

Illuminismo

‘700 ILLUMINISMO: L’Illuminismo (termine con cui gli stessi illuministi definiscono sé stessi, per la prima volta rispetto a epoche e movimenti passati – ad es. il “Medioevo”, il “Manierismo”, il “Barocco”...) indirizza l’indagine critica della ragione verso tutti gli ambiti della vita umana, con lo scopo dichiarato di agire sulla società e di favorirne il progresso. L’Illuminismo si può definire come un grande movimento europeo di rinnovamento filosofico e culturale, che muove da una nuova considerazione della ragione come strumento di indagine del reale e di trasformazione di esso. Gli scrittori di questo periodo non scrivono solo più per svago, ma orientano la loro conoscenza a scopi di utilità pratica e sociale, al fine di sviluppare l’opinione pubblica, quindi discutono di:

  • Questioni di medicina, igiene, urbanistica (Parini L’innesto del vaiuolo o La salubrità dell’aria);
  • Di scienza e tecnica (con una viva fiducia nel progresso);
  • Di società (le discussioni intorno all’istruzione pubblica e all’alfabetizzazione, anche femminile: nel 1737 Francesco Algarotti pubblica il suo Newtonianismo per le dame);
  • Gli usi ritenuti lesivi dei diritti fondamentali (ad esempio, l’uso di castrare i cantanti, attaccato da Parini nell’ode La musica; o l’“istituto” aristocratico del cicisbeismo);
  • Di religione (con posizioni improntate alla tolleranza, al razionalismo – “deismo” – ma anche all’anticlericalismo e all’ateismo meccanicistico);
  • Politica, legge (con la promozione delle riforme presso i “sovrani illuminati”, e la denuncia di pratiche quali la tortura e la pena di morte).

La comunicazione scritta, quindi, cambia stile: si preferirà la prosa e una lingua scritta riformata (più semplice, chiara e alla portata di tutti – rispetto alla lingua cruscante fedele all’italiano del ‘300). Tutto questo avviene perché ci si affida a nuovi criteri per conoscere:

  • Empirismo: conoscenze basate sulla dimostrazione di prove date dall’esperienza
  • Razionalismo
  • Principio del libero esame

I centri principali dell’Illuminismo sono:

  • La Milano asburgica, con le Accademie dei Trasformati e dei Pugni; la rivista «Il Caffè» dei fratelli Verri; l’opera di Cesare Beccaria (Dei delitti e delle pene, 1764) e quella di Giuseppe Parini.
  • Napoli, dove operano intellettuali come Antonio Genovesi (Discorso sul vero fine delle lettere e delle scienze, 1753); Gaetano Filangieri (Scienza della legislazione, 1780-85).
  • L’area veneta, dove, oltre a Goldoni, operano figure importanti come Melchiorre Cesarotti (traduttore di Omero e di Ossian) Giuseppe Baretti (che a Venezia inizia nel 1763 la pubblicazione della sua «Frusta letteraria»).

L'Arcadia

1690 viene fondata a Roma, da un gruppo di letterati, già legati a Cristina di Svezia, che si propongono di reagire al ‘mal gusto’ barocco e alla sua poetica della meraviglia, in nome di un maggior controllo razionale e di uno stile chiaro, equilibrato, modellato sui classici. Il sistema simbolico adottato si rifà al mondo idillico della poesia pastorale di Teocrito e Virgilio (ma anche dell’Arcadia di Jacopo Sannazzaro, 1480-85): a questi modelli si ispirano i simboli e i nomi dei luoghi, degli aderenti, delle cariche (il presidente è chiamato ‘custode generale’, la sede ‘Bosco Parrasio’). I più fortunati poeti d’Arcadia producono soprattutto rime d’occasione e d’amore ‘galante’, spesso ambientate nel contesto di una natura idillica e stilizzata, talvolta con una delicata sensibilità paesaggistica e ‘meteorologica’ (il motivo delle stagioni). Le forme metriche privilegiate (oltre al sonetto) sono quelle brevi e musicabili: la canzonetta, il madrigale, il ‘brindisi’; fiorisce inoltre il genere del melodramma (libretti per musica). Il richiamo al mondo classico riguarda sia l’aspetto contenutistico (il mito antico, la storia greca e romana) sia quello formale, secondo i principi della misura, della brevità, dell’equilibrio, della levigatezza formale. Tra gli autori principali, Gian Vincenzo Gravina (1664-1718), Pietro Metastasio (1698-1782), Paolo Rolli (1687-1765), Giambattista Felice Zappi (1667-1719).

Classicismo

La storia della letteratura italiana è segnata da un assiduo culto della classicità (greca e soprattutto latina), che nel corso dei secoli assume caratteri e funzioni diverse:

  • Nel Medioevo i classici sono sentiti come precursori dei valori cristiani;
  • Nell’Umanesimo e nel Rinascimento il classicismo si fa storicamente consapevole e si accompagna allo studio filologico delle fonti;
  • Nel Settecento, con l’Arcadia, il richiamo ai classici significa soprattutto il ritorno alla misura e all’equilibrio dopo la ‘dismisura’ dell’epoca barocca.

Neoclassicismo

Fine ‘700 – inizio ‘800 NEOCLASSICISMO: Il Neoclassicismo si diffonde in anni di burrascosi avvicendamenti storici, l’età antica viene vista come una perduta età dell’oro, in cui gli uomini vivevano in una dimensione di bellezza, felicità e armonia ormai perduta per i moderni. Un nuovo gusto figurativo e letterario si sviluppa in seguito agli scavi archeologici di Pompei ed Ercolano (pubblicati in un monumentale catalogo tra 1757 e 1792). La “Bibbia” dell’estetica neoclassica è considerata la Storia dell’arte dell’antichità del tedesco Johann Joachim Winckelmann (pubblicata in Germania nel 1764 e tradotta in italiano nel 1779). La perfezione ideale dell’arte è ravvisata nel mondo ellenico: nei capolavori dell’arte greca (l’Apollo del Belvedere, il Laocoonte,) si può ammirare una bellezza ultraterrena, divina: «Una primavera eterna, come quella che regna nei beati Elisi, versa sulle forme virili d’un’età perfetta, la gentilezza e la grazia dell’età giovanile».

Preromanticismo

Fine ‘700 PREROMANTICISMO: Si fa largo in Europa una sensibilità che, opponendosi al razionalismo illuminista, rivendica la priorità del sentimento, il senso drammatico della vita, le componenti della fantasia, dell’immaginazione, del mistero (sta maturando quella che sarà la grande stagione del Romanticismo ottocentesco). Si intende questa fase, ma anche una precisa corrente del gusto che si orienta verso temi e atmosfere lugubri, notturne, sepolcrali: poesie e prose in cui si contempla la natura di notte, o durante le tempeste, in sintonia con un io lirico commosso, turbato o ripiegato malinconicamente su di sé. Il gusto preromantico si diffonde attraverso alcuni testi fondamentali che arrivano da Oltralpe:

  • Gli Idilli (1756-1772) dello svizzero Salomon Gessner (tradotti dal tedesco da Aurelio de’ Giorgi Bertola);
  • L’Elegia sopra un cimitero campestre (1751) di Thomas Gray;
  • I Pensieri notturni (o Notti, 1742-1745) di Edward Young;
  • Le Meditazioni sopra i sepolcri (1746) di James Hervey;
  • I Canti di Ossian, attribuiti al leggendario bardo gaelico Ossian, «l’Omero del Nord», in realtà opera dello scozzese James Macpherson (1760-1773), testo di enorme e immediato successo, in Italia tradotto a partire dal 1763 da Melchiorre Cesarotti.

Romanticismo

Fine ‘700 ROMANTICISMO: Il Romanticismo (dall’inglese romantic, usato inizialmente in accezione negativa ma passato gradualmente a indicare i paesaggi selvaggi e malinconici, quindi i loro riflessi sullo stato d’animo) si irradia in tutta Europa, dalla Germania (il gruppo dello Sturm und drang), dall’Inghilterra (Wordsworth, Coleridge, Byron, Blake, Keats, Shelley, Scott) dalla Francia (Madame de Staël, Chateaubriand, Hugo).

Romanticismo storico

Il Romanticismo dà voce all’insoddisfazione maturata nei confronti della ragione settecentesca, che si dimostra fallimentare nel proposito di conseguire la felicità privata o pubblica: al razionalismo illuminista segue dunque un recupero della religiosità e del senso del mistero; all’internazionalismo giacobino si contrappone la valorizzazione del popolo e della nazione; al mito si contrappone la storia; al mondo greco-latino, pagano e luminoso, si preferisce il Nord religioso e notturno; a un’estetica fondata sulle regole ravvisate nei modelli classici (la retorica, le distinzioni tra generi e stili, le unità aristoteliche…) si contrappone la libertà dell’artista, legata alla fantasia, all’ispirazione, al sentimento. Neoclassicismo e Romanticismo, lungi dall’essere due ‘movimenti’ successivi e contrapposti, si intrecciano, cronologicamente e ideologicamente. Il senso di fugacità e la nostalgica aspirazione a un mondo perduto accomunano neoclassici e romantici. Mentre i romantici tendono a misurarsi con la storia, o a concentrarsi sui turbamenti dell’animo, il neoclassicismo contrappone alla fugacità della storia l’idea di un’arte eterna, fuori dal tempo, che attraverso la bellezza trascenda la realtà materiale.

La polemica classico-romantica: 1816 Classicisti e romantici si scontrano in un vivace dibattito scatenato, dall’articolo di Madame de Staël Sulla maniera e l’utilità delle traduzioni, apparso sulla «Biblioteca Italiana»; Sul fronte classicista si schierano Pietro Giordani, Vincenzo Monti, il giovane Giacomo Leopardi (ma il Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica, 1818, sarà pubblicato postumo); Sul fronte dei romantici si schierano Ludovico di Breme (Intorno all’ingiustizia di alcuni giudizi letterari italiani), Pietro Borsieri (Avventure letterarie di un giorno), Giovanni Berchet (Lettera semiseria di Grisostomo), Alessandro Manzoni (lettera a Cesare d’Azeglio Sul romanticismo, 1823).

Giuseppe Parini

Giuseppe Parini incarna, già per la generazione di scrittori a lui immediatamente successiva, il modello di intellettuale impegnato, esempio (anche sul piano personale) di dignità e moralità, per il quale la poesia è uno strumento di riforma della società. Contesto in cui opera: Milano Asburgica, nelle fasi alterne del XVIII secolo: dal riformismo di Maria Teresa all’irrigidimento di Giuseppe II, fino all’invasione francese e al ritorno degli Austriaci sul declinare del secolo.

Biografia:

  • 23 maggio 1729 nasce a Bosisio, in Brianza, da famiglia povera; a dieci anni viene mandato a Milano in casa di una parente (prozia Anna Maria Lattuada) che lo fa studiare, lasciandogli in eredità una rendita annua a patto che egli si avvii alla carriera ecclesiastica.
  • 1752 dà alle stampe la raccolta Alcune poesie di Ripano Eupilino, di impronta arcadica.
  • 1753 entra nell’Accademia dei Trasformati, animata dal conte Giuseppe Maria Imbonati, in cui i migliori ingegni di Milano (Pietro Verri, Cesare Beccaria, Giuseppe Baretti) discutevano di argomenti di rilevanza sociale e di attualità.
  • 1754-62 lavora come precettore nella casa dei duchi Serbelloni, osservatorio privilegiato della vita della nobiltà; passa poi in casa Imbonati come precettore del piccolo Carlo, dedicatario dell’ode L’educazione (1764).
  • 1763 pubblica Il Mattino, prima parte del Giorno, di cui Parini contava di scrivere altre due parti: Il Mezzogiorno e La Sera.
  • 1765 incoraggiato anche dal grande successo del Mattino, pubblica Il Mezzogiorno.
  • 1777 entra nell’Accademia dell’Arcadia, con il nome di Darisbo Elidonio. Ricopre importanti incarichi pubblici: dirige la «Gazzetta di Milano», insegna eloquenza nelle Scuole Palatine di Milano e poi al ginnasio di Brera; diventa quindi sovrintendente superiore alle scuole di Brera.
  • 1796 durante l’occupazione di Milano da parte delle truppe napoleoniche, ricopre alcuni incarichi culturali per la nuova Municipalità, ma presto interrompe la collaborazione.
  • 1799 con il ritorno degli Austro-Russi a Milano, Parini assiste alla chiusura reazionaria della restaurazione asburgica.
  • 15 agosto del 1799 risparmiato dalle persecuzioni, muore.

Le opere: scritti di poetica in prosa: Discorso sopra la poesia, Dei princìpi generali e particolari delle belle lettere applicati alle belle arti - difesa della poesia intesa come arte che diletta (secondo il principio oraziano del mescolare l).

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher _byce27_ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Piemonte Orientale Amedeo Avogadro - Unipmn o del prof Gibellini Cecilia.
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