Agostino: pensiero e interiorità della coscienza
Agostino è un pensatore che pone nel suo pensiero un accento particolarmente marcato sull'interiorità della coscienza. Agostino è il punto di riferimento di gran parte della letteratura del 1900 che si rivolge all'indagine della coscienza interiore. Le "Confessioni" sono un lungo monologo con Dio, quel titolo verrà ripreso da Rousseau nel suo ultimo libro incompiuto "Confession".
Il problema del peccato e del male
Egli ritiene che l'errore stia nell'intenzione erronea del singolo e non nelle cose. In questo senso il problema del peccato si spiega come un problema di distorsione dell'intenzione. Se Dio è infinitamente buono, come si spiega il male nel mondo? Come si spiega che gli uomini vogliano il male? La risposta di Agostino è che chi opera il male opera un bene malinteso. Chi lo opera non intende (non ha compreso) la vera direzione cui deve interessarsi la ricerca del bene. La sua risposta al macarismo [coloro i quali ritenevano l'esistenza di un Dio buono ed uno cattivo] è che il male è un bene particolare, un bene che colui che lo vuole nella propria coscienza non riconosce come erroneo poiché preso da sbadatezza. L'atto di chi commette il male è un atto di volontà deviata verso fini errati originatesi da una coscienza erronea. Il male, quindi, nasce nella coscienza. Il male è non volere quello che la coscienza vuole per renderti veramente quello che sei.
La verità e la ricerca interiore
Il senso di questa vicenda esistenziale dell'uomo come ricerca interiore della verità. "De Vera Religione", c. XXXIX, 72. Riconosci dunque quale sia la somma coerenza. Non andare fuori di te, ritorna in te stesso; la verità abita nell'interiorità dell'uomo; e se troverai che la tua natura è mutevole, trascendi anche te stesso. Ma ricorda nel trascenderti che trascendi la tua anima razionale, tendi quindi verso quel luogo, dal quale lo stesso lume della ragione prende la sua luce. Infatti a cosa giunge ogni buon ragionatore, se non alla verità? La verità è la ricerca del vero indirizzata all'unico vero luogo della verità che è Dio. La verità è in stretta connessione con la giustizia. L'amore è una propensione dell'anima, della coscienza.
La città di Dio e la città terrena
"La Città di Dio", l. XIV, 28-XV, 1. Due amori quindi hanno costruito due città: l'amore di sé spinto fino al disprezzo di Dio ha costruito la città terrena, l'amore di Dio spinto fino al disprezzo di sé la città celeste. In ultima analisi quella trova la sua gloria in se stessa, questa nel Signore. Quella cerca la gloria tra gli uomini, per questa la gloria più grande è Dio, testimone della coscienza. Quella solleva il capo nella sua gloria, questa dice al suo Dio: Tu sei la mia gloria e sollevi il mio capo. L'una, nei capi e nei popoli che sottomette, è posseduta dalla passione del potere; nell'altra prestano servizio vicendevole nella carità chi è posto a capo provvedendo, e chi è sottoposto adempiendo. La prima, nei suoi uomini di potere, ama la propria forza; la seconda dice al suo Dio: Ti amo, Signore, mia forza.
Ritengo tuttavia di aver già posto problemi notevoli e molto ardui sull'inizio del mondo o dell'anima o del genere umano; quest'ultimo l'abbiamo diviso in due generi, l'uno formato da coloro che vivono secondo l'uomo, l'altro da coloro che vivono secondo Dio. In senso mistico le chiamiamo anche due città, cioè due società umane, delle quali l'una è predestinata a regnare in eterno con Dio, l'altra a subire il supplizio eterno con il diavolo.
- La città celeste:
- Costruita da Dio come atto di amore.
- Trova la gloria in Dio.
- È la comunità di coloro che guardano al fine universale della salvezza e quindi a Dio.
- La città terrena:
- Si ferma all'utile particolare di chi la vuole, l'interesse resta legato a questo mondo.
- È la comunità di coloro che guardano solo alla realizzazione di un bene particolare e quindi non guardano a Dio.
Il potere e la dimensione politica
- È una funzione condizionata al fine per il quale è stato costituito.
- La prima funzione (città terrena) ama la propria forza particolare.
- La seconda (città eterna) dice "ti amo mio Dio, mia forza".
Le città di cui parla Agostino sono una figurazione mistica: sono immagini allusive che egli propone per rappresentare una comunità di individui raccolti per la concordanza della loro intenzione. La dannazione dell'inferno non è costituita dalla pena ma dalla distanza da Dio. Contrariamente al pensiero classico, in Agostino la dimensione politica è una dimensione nella quale l'uomo non può mai trovare la propria realizzazione né il proprio appagamento: il poli/thj deve cedere il posto al fidelis.
"La Città di Dio", l. XIX, 5. Se dunque non è sicura la casa, un rifugio comune fra questi mali propri del genere umano, come può esserlo la città che è tanto più grande e tanto più affollata nel foro di processi civili e criminali, quand'anche non sia sconvolta da sommosse non solo turbolente, ma addirittura sanguinose, e da guerre civili? Talora le città sono libere da questi eventi, mai però dai pericoli.
- Il Cristiano è aperto a questi due modi di vivere.
- La città di Dio e la città degli Uomini sono miscelate nella storia.
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