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Queste due città (tensioni) sono congiunte dal comune desiderio di pace. Anche la città terrena che vive

senza fede desidera la pace terrena.

In corrispondenza con il senso della distinzione fra le due città, Agostino distingue fra:

 potere giustamente esercitato e

 «passione per il dominio» (libido dominandi),

che è quella che spinge a ricercare col potere la gloria terrena o, peggio, la soddisfazione di empi desideri.”

Cristiani e pagani vivono assieme in virtù di questa coincidenza di interessi ovvero il mantenimento della

pace. La coesistenza di questo interesse particolare tra sovrano cristiano e pagano non rende necessariamente

giusto la modalità con la quale esercitano il loro potere. Il potere politico è pensato come servizio gravoso e

non come privilegio. I governanti devono esercitare questo servizio gravoso nel modo giusto, se essi

nell’esercitare tale servizio cedono al desiderio di farne lo strumento per i propri desideri particolari, entrano

in contrasto con la giustificazione stessa del loro potere. Agostino distingue fra il potere giustamente

esercitato e la passione per il dominio (libido dominandi).

La distinzione fra

- il potere che si pone al servizio del perseguimento della pace e

- il potere asservito al desiderio di dominio

corrisponde alla distinzione fra le due città e a quella fra le due destinazioni dell’amore: anche in questo

caso l’alternativa esistenziale è scandita dal principio di ordine che risale a Dio.

Questo principio di ordine vale come criterio universale, che discerne:

 fra ciò che è vero e ciò che è falso,

 fra ciò che è autentico e ciò che è inautentico,

 fra ciò che è giusto e ciò che è ingiusto.

Le due tensioni corrispondono alla dimensione delle due città di Agostino.

Solo il perseguimento di un fine giusto può giustificare l’esistenza del potere.

Con il cristianesimo emerge quella questione che precedentemente non aveva senso porre ovvero il concetto

di legittimazione del potere.

Cos’è un potere legittimo? A che condizioni si può definire un potere non legittimo?

Aristotele parla delle diverse forme di governo (dei pochi e dei molti) che la polis può avere ma mai mette in

discussione l’ordine della polis. Mai si mette in discussione la legittimità dell’ordine della polis. In altre

parole, l’ordine della polis nel bene e nele male deve essere perseguito. Questo accade poiché l’ordine stesso

è giustificato dalla polis. Quest’ultima è l’unica dimensione esistente

Con l’emergere della distinzione cristiana tra i due mondi accade che il senso dell’esistenza di un ordine

politico non si esaurisce nel fatto che quest’ordine esista ma rinvia la ragion d’essere di quest’ordine in

qualcosa di più alto che è Dio. In virtù di questa ragione ora può emergere la questione se è legittimo o

meno. Se non esiste nulla sopra, non ci si può porre il problema della legittimazione: se nulla c’è oltre la

polis, inutile domandarsi se è giusta la polis o meno.

La presunta presenza di un ordine superiore apre la strada alla questione del sovvertimento dell’ordine

terreno.

Distinzione ciò che è ciò che dice di essere e ciò che non è ciò che dice di essere. Un potere politico che non

adempie alla sua funzione non è quello che dovrebbe essere.

Solo la giustizia può legittimare l’esistenza della comunità politica. La stessa comunità politica romana non è

mai stata una vera comunità.

“Il criterio della giustizia, come conformità all’ordine provvidenziale, costituisce dunque per Agostino il

metro di riconoscimento della comunità politica.

La Città di Dio, l. IV, 4

Una volta che si è rinunciato alla giustizia, che cosa sono gli Stati, se non una grossa accozzaglia di

malfattori? Anche i malfattori, del resto, non formano dei piccoli Stati? Si tratta infatti di un gruppo di

uomini comandati da un capo, tenuti assieme da un patto comune e che si spartiscono un bottino secondo

una legge tacita. Se questo male si allarga sempre più a uomini scellerati, se occupa una regione, fissa una

sede, conquista città e soggioga popoli, assume più apertamente il nome di regno, che non gli viene dalla

rinuncia alla cupidigia, ma dal conseguimento dell'impunità. Questa la risposta, vera e opportuna, che un

pirata catturato diede ad Alessandro Magno. Avendogli questi domandato perché gli sembrasse giusto

infestare i mari, quello con spregiudicata fierezza rispose: « Per lo stesso motivo per cui tu infesti la terra;

ma poiché io lo faccio con una barca insignificante, mi chiamano malfattore, e poiché tu lo fai con una flotta

eccezionale, ti chiamano imperatore».”

Il rapporto di subordinazione tra i fini della città terrena e quella celeste si pone come metro di misura in

Agostino.

La Città di Dio, l. XIX, 21, 1

Certo, non si possono definire o ritenere giuridiche istituzioni umane inique, poiché essi stessi [Cicerone per

bocca di Scipione nel De Republica] affermano che il diritto sorge dalla giustizia, dichiarando falsa

l’opinione, che di solito viene espressa da chi non la pensa rettamente, secondo cui il diritto coincide con il

vantaggio del più forte. Dove quindi non c’è vera giustizia, non può esservi un insieme di uomini associati

da un accordo giuridico e perciò non può esservi neppure un popolo, secondo la definizione di Scipione, o

piuttosto di Cicerone. E se non vi è un popolo, non vi è neppure la caso dal popolo, ma una moltitudine

qualunque che non merita il nome di popolo. Insomma, se lo Stato è la cosa del popolo, se non è popolo

quello che non è associato da un accordo giuridico, e se non vi è diritto dove non c’è alcuna giustizia, si

conclude senza ombra di dubbio che dove non c’è giustizia non c’è Stato. ”

Emerge la quesitone del Tiranno

Non esiste una dottrina del tiranno nell’età antica, il tiranno nel pensiero greco era il detentore unico del

potere. Nella costituzione giuridica romana il “dittatore” era un uomo solo che veniva nominato in

condizione d’urgenza affinché salvasse la repubblica. La sua figura non aveva alcuna connotazione negativa.

L’esercizio del diritto di resistenza

- in nome di un potere e di un criterio di giustizia prevalente

- commisurato alla gravità della violazione del giusto politico

Tema medievale del tirannicidio

La rivoluzione come

- modalità di negazione solo moderna e

- conseguenza dell’individualismo moderno”

Il tiranno diventa tale solo se non conduce gli uomini verso il fine salvifico dell’altro mondo. Infatti:

 Dio è l’autore del piano di salvezza.

 Ciò che accade in questo mondo è necessariamente voluto da Dio.

 Se c’è un tiranno vuol dire che Dio che lo ha voluto mettere lì.

 Il Cristiano può leggere nella figura del tiranno una punizione divina derivata dal peccato.

 Gli uomini debbono sopportare con rassegnazione il tiranno poiché il suo dominio è solo in questa

vita e non nell’altro mondo.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso laurea in scienze politiche, studi internazionali, governo delle amministrazioni
SSD:
Università: Padova - Unipd
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher r.deluchi96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Padova - Unipd o del prof Fiaschi Giovanni.

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