Introduzione
martedì 24 ottobre 2017 11.00
Il continente africano è composto da 54 Stati e consiste in una pluralità di popoli, ambienti e culture.
Per esempio, il Nord Africa è considerato dagli africani stessi come Africa mediterranea, perché storicamente ha avuto più ra pporti con l'Europa che con il resto del
continente, fino al Medioevo con Roma e la Spagna e, dopo l'arrivo dell'Islam, con il Medio Oriente. Questo perché il Sahara è sempre stato un luogo molto ostile ed è
stato una barriera tra i popoli, mentre il Mar Mediterraneo poteva essere facilmente attraversato dai popoli dell'Africa del Nord.
Inoltre, in Africa sono presenti Chiese risalenti a periodi che vanno dal III al VIII secolo a.C., testimonianza della presen za del Cristianesimo e delle grandi religioni
monoteiste mentre l'Europa, nel IV secolo d.C., era ancora pagana. Queste religioni sono anche chiamate le "Religioni del Lib ro" poiché la scrittura era già conosciuta,
anche molto prima delle religioni stesse (i geroglifici risalgono al 5 -6000 a.C., molto tempo prima della scrittura in Europa). Ovviamente la scrittura non era diffusa tra la
popolazione e in tutta l'Africa, ma esistono sistemi ortografici e di scolarizzazione molto antichi.
Foto: villaggio Gbe, Benin
Il Benin si trova poco sopra l'Equatore, in un clima molto umido. Il villaggio Gbe si trova di fronte all'Oceano Atlantico, m a è anche molto vicino alla foresta pluviale del
delta del Niger. L'Oceano è molo difficile da affrontare per i pescatori in canoa, che già svolgono un'attività molto pericol osa, ma anche la foresta e l'umidità rendono le
comunicazioni difficili, senza considerare la presenza delle malattie provocata dalla prolificazione degli insetti.
Foto: donna Tuareg, Marocco
I Tuareg o Beduini o Berberi non vengono definiti dagli stessi Marocchini "marocchini", sono popoli che sono rimasti legati a lle loro tradizioni e ai loro culti (rifiutando per
esempio l'Islam). Alcuni gruppi sono addirittura matrilineari e alcuni accettano anche la poliandria, per la sopravvivenza de l gruppo e della specie. Questi popoli
storicamente fanno da "ponte" tra il Nord Africa e l'africa subsahariana/forestale, poiché ci sono testimonianze medievali ch e attestano come questi gruppi
attraversassero il Sahara per scambiare beni di consumo come armi e sale con avorio e preziosi. Questo si definisce "commerci o muto", che veniva addirittura
ritualizzato: tutto ciò che per i Tuareg (e i popoli con cui venivano a contatto) è antisociale, "diverso", è portatore di sa cralità. Incontrandosi, entrambi pensavano di
incontrare delle entità soprannaturali; questo è uno scontro tra popoli che non si capiscono, ma che pensano di incontrare la stessa "cosa". I Tuareg portavano poco fuori
dalla foresta i beni che volevano scambiare e poi si ritiravano. Il popolo subsahariano, credendo di incontrare una divinità, andava a guardare i beni portati e prendeva
ciò che poteva interessare, lasciando in dono l'avorio e i preziosi. All'inizio la comunicazione avveniva così e le testimoni anze che abbiamo vengono dai resoconti dei
viaggiatori arabi tra il 1400 e il 1600.
Foto: donna Tigrina
Questa foto mostra come ci siano popoli in Africa che vivono a 3 -4000 metri di altitudine, per cui non dobbiamo pensare all'Africa come un continente con un unico
paesaggio ed un unico ambiente.
Foto: cacciatori Khoisan
I cacciatori Khoisan dell'Angola, o i cosiddetti "boscimani" hanno lo stesso DNA mitocondriale (che si riscontra solo nel sud dell'Africa) uguale a quello di Lucy. Sono i
nostri antenati, lo "stampino" dell'essere umano e il fatto che si trovino in Angola (estremo sud) dimostra come probabilment e un tempo queste popolazioni si
espandessero di molto, dal momento che Lucy è stata ritrovata nel Corno d'Africa. Il DNA nasce con Lucy, arriva in Medio Orie nte (Yemen) e qui si dirama, una parte
prosegue in Europa/Asia mentre l'altra rientra in Africa, misto del DNA del continente asiatico, passando per il mar Rosso qu asi 70.000 anni dopo esserne uscito,
proseguendo poi per le Americhe, l'Oceania, ecc. Ad oggi, i popoli del gruppo Khoisan stanno scomparendo e di alcune lingue s i conosce addirittura solo il nome, altre
hanno un numero di parlanti inferiore a 100.
Foto: i giovani Dinka del Sudan (sud dell'Egitto).
Questa foto richiama molto le immagini delle olimpiadi greche. Questi combattimenti avvengono con regole simili a quelle del pancrazio greco-romano e sulle mani
hanno intrecciate delle corde con dei pezzetti di sassi che assomigliano molto per l'intreccio dei cesti dei pugili romani. I n Egitto, al confine col Sudan, prima dei Tolomei
ci fu l'Alto Egitto dei faraoni neri o "gambelunghe" (circa 600 a.C.), a dimostrazione dello scambio storico tra queste due z one dell'Africa.
Foto: Ashantehene, Ghana
Ashantehene significa letteralmente "re degli Ashanti", la popolazione più famosa del Ghana e la più numerosa del gruppo Akan , che storicamente deteneva il controllo
delle miniere d'oro del Ghana e a sud del Mali. La figura dell'Ashantene è assimilabile a quella del faraone, è considerato " figlio di dio" e incarna il patto tra il monto
terreno e quello ultraterreno e per questo motivo viene anche venerato. Solo lui e la sua famiglia possono indossare l'oro. L a regalità viene trasmessa per matrilinearità
(dal fratello della madre al figlio) e in questa foto si celebra la festa degli Ignami, una delle feste più importanti del ca lendario agricolo. Il primo igname deve essere
mangiato dal re. Si tratta di un re tradizionale, ma che viene comunque celebrato. Il governo democratico si appoggia molto a i governi tradizionali, dialoga con i capi
locali per risolvere problemi e questo significa che le tradizioni in Africa non sono considerate folklore, ma sono parallele all'amministrazione. Nonostante ciò, la
corruzione per conto del governo è un problema diffuso e comune (discorso politico).
Dunque in Africa paiono aprirsi "porte spazio-temporali" che scardinano la visione occidentale di presente e passato: è normale vedere persone che rivestono due ruoli,
uno nel mondo moderno e uno nel mondo tradizionale. Per esempio l'uomo nella foto (?) di giorno è un banchiere nella capitale e di sera riveste gli abiti tradizionali ed in
quanto figlio del capo del villaggio si occupa anche dell'amministrazione di quest'ultimo. In Africa ci sono società altament e avanzate che si mescolano con società
naturali senza soluzione di continuità.
L'assenza di una scuola capillare offre un'idea terribilmente distorta della presenza/assenza di "cultura" o, nel nostro caso , "letteratura".
Introduzione Pagina 1
La scrittura
martedì 31 ottobre 2017 11.00
Nella storia dell'Africa, anche molto antica, troviamo diversi sistemi di scrittura: i geroglifici, il Meroitico, il Demotico (2000 a.C. diventerà la base grafica dell'alfabeto
arabo), l'Amahrico (in cui vennero scritti i testi della Chiesa copta in Etiopia) e il Tafinagh, una scrittura pittografica/pittosimbolica. Venivano usate dalle popolazioni
berbere per scambiare indicazioni pratiche sulle rotte per gli spostamenti. Vi sono attestazioni molto antiche, sicuramente risalenti a prima di Cristo di almeno 1-2000
anni. Diverse lingue utilizzano questo sistema per comunicare lo stesso messaggio.
Vi sono inoltre grafie prettamente simbolico-rituali che non sono estinte. Questi segni vengono disegnati ritualmente anche oggi, con gli stessi significati di quelle dei
primitivi. Per esempio vengono realizzate dai cacciatori Khoisan prima della caccia per riprodurre l'auspicio del sacerdote. Oppure i Dogon del Mali (che si trova ad
ovest del Sahara, senza sbocchi sul mare) vivono nella zona di Savana alberata e riproducono questi disegni durante la celebrazione della circoncisione maschile,
disegnando simboli che legano il giovane ai suoi antenati. Testimonianze di scrittura si trovano anche sui pesi per l'oro degli Akan del Ghana, riportanti i proverbi della
loro tradizione, forme di animali o, come in questo caso, rappresentano esagoni con simboli Tafinagh (1300).
Ma avere un sistema di scrittura equivale ad avere letteratura? E' una condicio sine qua non? Ovviamente no, data la presenza della tradizione orale.
Introduzione Pagina 2
Sistema di scrittura
martedì 31 ottobre 2017 11.04
MA AVERE UN SISTEMA DI SCRITTURA EQUIVALE AD AVERE LETTERATURA?
È UNA CONDICIO SINE QUA NON?
Ovviamente NO. Siamo in un continente in cui la maggioranza delle lingue sono a trasmissione orale, quindi sarebbe assurdo trarre questa conclusione. Quindi non è
una condicio sine qua non, ma (a parte quei sistemi grafici che abbiamo visto la volta scorsa che sono storicamente attestati e nati all’interno dell’Africa storica) in
realtà dopo il contatto con i colonizzatori nella storia ci sono stati diversi tentativi di crearsi un alfabeto, un sistema grafico proprio da utilizzare anche a fini letterari.
Sono quasi tutti tentativi che sono morti.
• Si stima che i sistemi di scrittura autoctoni dell’Africa Subsahariana siano una quarantina
• Borderline sono quei sistemi pittografici, o simbolici che non possono essere usati per veicolare ogni e qualunque espressione linguistica
Tafinagh= sistema pittografico usato dalle popolazioni berbere paragonabile agli odierni cartelli stradali, quindi una serie di simboli che servivano per comunicare dei
messaggi, che però non erano utilizzabili per comunicare qualsiasi cosa, ma solo messaggi specifici.
• I più efficaci sono i sistemi di scrittura basati su alfabeti veri e propri. L’Africa settentrionale offre buoni esempi di questi, già in epoche remote: i geroglifici, il
meroitico, il nubiano antico, le scritture libiche e numidiche (tifinagh…) l’amharico, il Ge’ez, il tigrino: tutte le lingue sia dell’Egitto che del corno d’Africa che sono
state inventate perché hanno sempre fatto da elementi costitutivi di quella che era la chiesa copta.
• Altri sistemi di scrittura africani antichi degni di nota si trovano nel Corno d’Africa (a questo punto non “figli” della chiesa copta, ma dei regni di quella zona),
principalmente in Somalia ed Etiopia: i 3 alfabeti somali (Osmanya, Borama, Kaddare), Ge’ez (un sistema alfasillabico, che oggi è costituito da circa 350 segni),
amarico e tigrino.
Esistono sistemi:
- sillabici= come i geroglifici, che nascono da un substrato che aveva come sistema un sistema pittografico (nei geroglifici antichi ad ogni segno grafico corrispondeva
una parola), dal quale si è sviluppato un sistema sillabico per cui ad ogni simbolo corrispondeva una sillaba. Queste varie sillabe dovevano venire combinate insieme
e poi c’erano dei determinativi che ti insegnavano a leggere, a decodificare la combinazione di questi simboli in una parola. Le lingue che hanno questi sistemi hanno
un patrimonio di circa 2000 segni (molto difficili da imparare tutti).
- alfasillabici = è una via di mezzo tra il sistema sillabico e l’alfabeto. Ha un numero ridotto di segni grafici rispetto al sistema sillabico (il Ge’ez ne ha circa 350, a metà
strada tra il sistema sillabico e quello dell’alfabeto). Nel sistema alfasillabico, per esempio in Ge’ez, ci sono 350 segni che corrispondono a 350 sillabe considerate
però solo per il loro contenuto consonantico, al quale vengono aggiunti dei diacritici che indicano invece le vocali. Quindi, se nel sistema sillabico puro ad ogni segno
corrisponde una sillaba comprensiva di consonante e vocale con quindi una necessità di un numero maggiore di segni grafici, nel sistema alfasillabico la sillaba è
considerata solo per il suo valore di consonante e le vocali vengono aggiunte dopo in modo da ridurre il numero di segni.
- pittografico
- alfabeto
• Altre esperienze di resa grafica delle lingue africane, sono nate dopo i contatti con il mondo islamico (nella regione immediatamente subsahariana*) prima e con i
coloni poi, che hanno portato la possibilità di usare i due alfabeti arabo e latino.
*Poiché l’Islam è entrato in Africa passando dall’Africa occidentale già intorno al 1200. Ci sono attestazioni che l’imperatore del Mali nel 1240 è stato il primo a
compiere il pellegrinaggio alla Mecca, ciò significa che nel 1240 quel regno si era convertito all’Islam. Con la conversione all’Islam si è avuto il primo contatto con
l’alfabeto arabo. Dunque in quella fascia di penetrazione dell’Islam che
va dall’impero del Mali verso la penisola arabica (Senegal, Mali, Burkina Faso, Niger, Chad, Nigeria, ecc.) c’è già a partire dal 1400 la penetrazione dell’uso in
quell’alfabeto. A partire dal 1400 fino al 1800 circa questa penetrazione questa penetrazione dell’alfabeto arabo implica il tentativo di trascrivere tramite l’alfabeto
arabo, in alcuni casi le lingue locali. Vengono prodotti quei corpora, chiamati “ajami” (=stranieri, che non hanno niente a che fare con l’Islam). Quindi viene adottata
dai regni autoctoni africani la grafia della religione per eccellenza, che serviva per trascrivere il Corano e l’arabo vero e proprio, per trascrivere alcune lingue locali. In
particolare, abbiamo ricchezza di questi testi ajami per il bambara, che è una lingua del Mali e per l’Hausa in Chad e nel nord della Nigeria.
• L’alfabeto arabo è stato usato in Africa Occidentale dal medioevo fino al 1800 circa, dando vita ai corpus definiti “ajami” (in lingua locale, ma alfabeto arabo)
Il problema maggiore per la trascrizione delle lingue africane autoctone attraverso l’alfabeto arabo è il fatto che l’alfabeto arabo ti permette di indicare solo 3 vocali,
ma i sistemi vocalici delle lingue africane sono molto ricchi: ci sono sistemi semplici a 7 vocali, ma ci sono anche sistemi complessi che arrivano a 25 vocali. Dunque,
avere la possibilità di indicare solo 3 vocali risulta molto difficile. Funziona se il lettore è un parlante nativo e quindi riesce a disambiguare le vocali, però è
un’operazione che richiede uno sforzo notevole da parte del lettore. Quindi è un uso che è rimasto molto limitato. In Africa Occidentale, i corpora principali sono
quelli bambara e quello Hausa.
• Dal 1800 (=dall’ingresso delle colonie) soprattutto per opera dei missionari evangelici nelle colonie inglesi, è stato introdotto l’alfabeto latino, più flessibile perché
con più vocali per trascrivere le lingue locali
Dall’ingresso delle colonie, si ha anche l’ingresso dell’alfabeto latino, che inizia ad essere anch’esso utilizzato per la trascrizione delle lingue locali. Ovviamente,
l’alfabeto latino è più versatile dell’alfabeto arabo, poiché permette di indicare più vocali rispetto a quello arabo. Inoltre, l’alfabeto latino offre anche la possibilità di
inserire delle vocali aggiuntive indicate attraverso diacritici che sono presenti nell’IPA, il quale si basa sull’alfabeto latino. La linguistica storica e quella comparativa
sono nate in un ambiente che utilizzava l’alfabeto latino. Quindi queste potenzialità i linguisti nel 1800 ce le avevano già se usavano l’alfabeto latino. Ma questo non
significa che all’arrivo dei coloni corrisponda l’arrivo di squadre di linguisti pronti a documentare le lingue autoctone, ma chi lo avesse voluto fare poteva appoggiarsi
sull’uso dell’alfabeto latino.
ALTRI SISTEMI (ALCUNI ESEMPI)
Anche dal punto di vista dei sistemi grafici, non si può generalizzare. Sono tante e sono diverse le esperienze di questo tipo che ci sono state in Africa, ma se esse
hanno perso valore oggi, c’è un motivo.
• Il vai, Liberia e Sierra Leone
Il vai è stato utilizzato ed oggi continua ad essere utilizzato in una piccolissima parte della Liberia e della Sierra Leone. E’ stato inventato nel 1833 da Momolu Duwalo
Bukele, un pastore evangelico che ha sentito il bisogno non solo di tradurre le Scritture nella sua lingua (il vai), ma anche di dare al suo popolo un sistema di scrittura
indipendente, per stabilire in un qualche modo un’indipendenza identitaria dal colonizzatore.
• 212 segni sillabici, oggi usato sempre più raramente
Con questo sistema sono stati trascritti i brani della Bibbia e sono stati anche prodotti materiali usati nelle scuole di alfabetizzazione dalle missioni evangeliche, che
sono a carattere educativo.
Perché nel 1833 aveva senso sviluppare un sistema grafico alternativo all’esistente? Perché oggi non ha più senso?
Nel mondo globale ci si basa sul computer, sulla stampa per comunicare. La stampa, che non è più quella del 1800 fatta con le presse e gli stampi, ma passa tutto
attraverso il mondo digitale. Cosa implica dal punto di vista di risorse tecnologiche rendere digitale un sistema sillabico come il vai (vedi immagine)? Non ha senso,
perché hai già un sistema esistente pronto ad essere utilizzato,
basta adattare quel codice lievemente ai tuoi bisogni. Quindi, proprio perché il mondo globale ha portato la possibilità di divulgare più semplicemente quei materiali,
di fatto queste esperienze sono andate morendo. La lingua vai è ancora molto viva, però quel sistema di scrittura utilizzato per trascriverla via a via viene
abbandonato in favore di un sistema grafico a base latina.
Quindi ci sono stati dei tentativi di creare sistemi grafici indipendenti, ma che non si sono affermati alla fine, perché non sostenibili.
• simili al vai, la ki-ka-ku (Sierra Leone, 1921 - 195 segni)
• La grafia kpelle (Liberia, 1930, 88 segni)
• La grafia bassah (Liberia, 1920, 30 segni + 5 diacritici)
In Africa Occidentale, in particolare in Sierra Leone e in Liberia nascono ben quattro sistemi grafici nello stesso periodo che prendono tutti esempio da quello del vai
Le lingue dell'Africa Pagina 3
In Africa Occidentale, in particolare in Sierra Leone e in Liberia nascono ben quattro sistemi grafici nello stesso periodo che prendono tutti esempio da quello del vai
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