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ACT Acceptance and Commitment Therapy, Psicologia della Salute

Appunti presi a lezioni che spiegano in modo esaustivo l'ACT. Tutte le componenti di questo approccio sono spiegate in modo molto preciso e in pochissime pagin. Appunti di Psicologia della salute basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof.ssa Berrocal Montiel dell’università degli Studi di Pisa - Unipi. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Psicologia della salute docente Prof. C. Berrocal Montiel

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dimensionale richiede che un’unica chiave di lettura delle probabili dimensioni di rilevanza clinica sia tratta

dalla scienza di base.

Il modello di flessibilità psicologica è di tipo induttivo nella sua natura e legato ai fondamentali processi

umani derivati in gran parte dalla scienza sperimentale. È contemporaneamente un modello di

psicopatologia, di salute psicologica e di intervento psicologico. Hexaflex Patologico

Hexaflex Fisiologico

In assenza di uno o più processi c’è il rischio di rigidità psicologica, la principale causa della sofferenza

umana del funzionamento disadattivo.

Il dolore è una conseguenza naturale della vita, ma le persone soffrono inutilmente quando il loro

complessivo livello di rigidità psicologica impedisce loro di adattarsi ai contesti interni o esterni. Sofferenze

inutili si verificano quando i processi verbali/cognitivi tendono a diminuire le varietà del comportamento

nelle aree chiave attraverso l’invischiamento cognitivo e l’evitamento esperenziale. Quando le persone si

identificano in maniera eccessiva, o fusa, con impraticabili regole verbali, il loro repertorio comportamentale

si restringe e perdono il reale contatto con i diretti risultati dell’azione. Questa risposta inibisce la loro 11

capacità di cambiare rotta quando le strategie esistenti non funzionano. Inoltre, far sì che esse continuino a

cercare di analizzare e comprendere le loro difficoltà.

L’evitamento provoca un’ulteriore limitazione del comportamento e una graduale perdita di contatto con le

conseguenze possibile di una possibile azione. Un ciclo di evitamento può diventare dominante quando la

necessità di continuare a evitare innesca una serie di “danni collaterali”.

Queste modalità tendono a sopraffare i processi attentivi flessibili. Quando le persone non possono entrare

nel momento presente in modo presente, fluido e volontario, preoccupandosi invece del passato o del

futuro, diventando facilmente preda di ruminazione, ansia, depressione o simili. Se si identificano in

maniera eccessiva con la loro storia personale o si attaccano rigidamente ad una visione disfunzionale di

sé, spesso finiscono per comportarsi in modi che funzionano come profezie autoavveratasi. Quindi vi è

un’amplificazione ingiustificata dell’impatto degli aspetti difficili della propria storia precedente. Questo

tende a interferire con gli usi positivi della cognizione umana, cioè a costruire un significato e collegare

l’azione alle conseguenze che si vogliono ottenere. Quindi si riduce la motivazione e si inibiscono le azioni

e si inibiscono le azioni in linea con i valori. Quando le persone perdono il contatto con quelli che reputano i

loro principali valori (personali), il loro comportamento è invece controllato dal conformismo sociale,

cercando di piacere o placare gli altri, o dall’evitamento. Quando questo comportamento persiste nel

tempo, le principali aree della vita, che producono un senso di salute, vitalità e scopo, ristagnano. Le

persone allora cominciano a ritirarsi in sé stesse, autoisolandosi, o al contrario mostrano eccessi

comportamentali bevendo, drogandosi, tagliandosi, eccedendo nel cibo, fumando in continuazione e cosi

via. • Per correggere il problema dell’eccessivo attaccamento ai contenuti dell’attività mentale (fusione),

l’ACT insegna al cliente a fare un passo indietro e vedere gli eventi privati per quello che sono

(esperienze momentanee) e non quello che dicono di essere (verità assolute che organizzano il

mondo) ovvero defusione.

• Per correggere il problema dell’evitamento esperenziale l’ACT insegna al cliente a “fare spazio” ai

contenuti interiori indesiderati senza fare inutili sforzi per reprimere, controllare o fuggire da essi e

inoltre a esplorare il nascere e il dissolversi di queste esperienze difficili con un atteggiamento di

genuina curiosità e compassione di sé, ovvero accettazione.

• Per correggere l’eccessivo attaccamento alla propria personale storia e all’identificazione con essa

(attaccamento di sé concettualizzato), l’ACT aiuta il cliente a sviluppare un legame più forte con il sé

come un aspetto dell’io e dell’hic et nunc dell’esperienza. Questa prospettiva dell’osservatoreo sé-

come-contesto, viene usata per fornire una base consapevole per esplorare pensieri e sentimenti in

modo defuso e accettante.

• Al posto di rigidi processi attentivi che tendono a portare le persone in un passato ricordato o in un

futuro immaginario, l’ACT cerca di instaurare processi attentivi flessibili che consentono al cliente di

tornare al momento presente.

• Se il problema consiste nell’essere scollegato dai valori personali o agire in modo che non sono

coerenti con i propri valori, l’ACT aiuta il cliente a optare consapevolmente per i propri valori e ad

entrare in contatto con le qualità positive del presente che sono intrinsecamente legate alla

situazione, ovvero valorizzare.

• Se il cliente è alle prese con l’incapacità di agire in modo efficace o compie atti impulsivi o persiste

nell’evitamento, l’ACT lo aiuta ad agire secondo i valori che ha scelto (impegno nell’agire) e poi ad

ampliare i modelli di comportamento efficace basati sui valori.

Lavorando su un processo ACT di base, quasi invariabilmente si attivano uno o più degli altri processi. È

utile pensare a 3 coppie di processi come stili di risposta:

Aperto Centrato Impegnato

• • •

Accettazione Momento presente Valori

• • •

Defusione Sé come contesto Impegno nell’azione

Hanno una forza immensa quando sono correttamente allineati e funzionano insieme.

Stile di risposta aperta

La defusione permette al soggetto di liberarsi dell’inutile coinvolgimento con eventi ed esperienze interiori

angoscianti e indesiderati e di visualizzare in maniera non giudicante solo l’attività mentale che avviene in

12

quel momento. L’accettazione invece gli consente di vivere pienamente le esperienze con un

atteggiamento di curiosità, per imparare da loro e di lasciare spazio perché esse possano verificarsi.

Fusione-Defusione

La fusione cognitiva è un processo mediante il quale gli eventi verbali esercitano un forte controllo dello

stimolo sulla risposta, con l’esclusione di altre variabili contestuali. La fusione è una sorta di posizione

dominante nella regolazione del comportamento verbale. Nelle nostre normali modalità mentali, quello che

avviene nel mondo si fonde con ciò che deriva dai pensieri e descrizioni. A mano a mano che il

comportamento viene sempre più guidato da relazioni derivate da stimoli, l’esperienza diretta ha sempre

meno importanza.

La fusione rende difficile distinguere tra i due. Cominciamo a rispondere alle nostre costruzioni mentali

come se stessimo rispondendo direttamente ad una situazione tangibile/concreta.

Portare la fusione cognitiva sotto il controllo del cliente è uno degli scopi principali dell’approccio ACT.

L’evento immaginato non è realmente accaduto, ma la fusione dei simboli verbali con l’evento fa si che

alcune proprietà funzionali alla manifestazione siano davvero presenti in senso psicologico. La fusione è

insista nel linguaggio umano e nelle sua funzioni evolutivamente sensibili.

Si parla di trappole verbali: parole/pensieri si confondono con gli eventi e si agisce come se i contenuti di

pensiero fossero eventi presenti e reali. Ne deriva un controllo del comportamento in base a regole

secondo le quali gli eventi privati sono come socialmente validi per spiegare altre azioni.

L’ACT mira a promuovere una maggiore flessibilità cognitiva o indebolire i contesti che supportano

automaticamente le relazioni “pensiero-azione”. I metodi di defusione tentano di modificare il contesto

funzionale dell’attività mentale in modo che sia possibile rendersi conto del processo di pensare e di sentire

e non solo di contenuto di tali attività.

In termini RFT, la fusione comporta contesti che incrementano la trasformazione delle funzioni di stimolo

per il linguaggio e la cognizione. I metodi di defusione riducono l’alterazione delle funzioni di stimolo per il

linguaggio e la cognizione, modificando i segnali e i contesti che supportano la fusione.

È necessario trattare i processi verbali come se fossero dichiarazioni verbali altrui (mente come entità

separata, tu e la tua mente non siete la stessa cosa). Si descrivono ma non si valutano i processi. La

defusione influenza gradualmente e positivamente il contenuto e lo stile del pensare. Un esempio è

l’esercizio milk, milk, milk.

Evitamento esperenziale- Accettazione

Le cornici relazionali sono reciproche o bidirezionali. Questa caratteristica trasforma facilmente la

conoscenza di sé in una lotta contro di sé. L’evitamento esperenziale si verifica quando una persona non

vuole rimanere in contatto con particolari esperienze interiori e si adopera per modificare la forma, la

frequenza o la sensibilità situazionale di queste esperienze, anche se ciò non è immediatamente

necessario.

Piuttosto che le strategie di evitamento in sé, è la loro applicazione indiscriminata ad avere un impatto

maggiore nella capacità di adattamento dell’uomo. Il problema è che le strategie di evitamento sono

estremamente difficili da eliminare in quanto vengono supportate dalla diminuzione di condizioni interne

avverse come l’ansia, la paura, la tristezza o la rabbia. Purtroppo queste esperienze evitate spesso si

ripresentano rapidamente e vengono vissute come più angoscianti e dominanti di prima. Poiché i

comportamenti evitanti vengono appresi in condizioni di controllo avversivo, hanno una maggiore

probabilità di essere applicati rapidamente, indipendentemente dal contesto presente.

Cosi mentre l’evitamento esperenziale potrebbe risultare utile in alcune situazioni limitate, la strategia è

destinata ad essere appresa fin troppo bene e applicata a contesti in cui l’evitamento esperenziale è inutile

o addirittura nocivo. La tendenza naturale verso l’evitamento esperenziale inoltre è amplificata dalla

comunità verbale. Per ognuno di noi vedere le emozioni negative altrui è qualcosa di avversivo.

L’evitamento esperenziale è un esempio di comportamento guidato dalle regole. I risultati però

contraddicono la regola (insensibilità alle conseguenze). L’evitamento esperenziale restringe la sofferenza

poiché diminuisce l’accesso alle informazioni contenute nella storia personale.

I pensieri/stati emotivi evitati diventano più salienti e quindi opprimenti. Non c’è occasione di

apprendimento degli eventi privati che si evitano.

L’evitamento fallisce in molti casi come ad esempio quando:

• Il processo di controllo deliberato contraddice il risultato desiderato. L’evitamento produce l’opposto

dell’obiettivo che si era prefisso. Questo avviene maggiormente nei contesti in cui la soppressione

ha avuto luogo oppure mentre il cliente si trova nello stesso stato psicologico che prendeva quando

la soppressione ha avuto origine. 13

• L’evento da controllare non è governato da regole. Gli eventi privati che sono condizionati

direttamente non sono facilmente eliminati dalle regole verbali. Tentare di applicare un controllo

basato su regole può essere inutile perché il processo sottostante non è regolato verbalmente.

• L’evitamento è possibile, ma comporta conseguenze significative, limitazioni gravi nella vita della

persona

• L’evento non è assolutamente modificabile

• Lo stesso tentativo di cambiamento è una forma contrastante con l’obiettivo da raggiungere.

Non ci sono tecniche valide per eliminare la storia di una persona, almeno in modo selettivo. L’evitamento

esperenziale porta non solo a minori emozioni negative, ma anche alla mancanza di emozioni positive.

L’accettazione si riferisce sia alla disponibilità comportamentale sia all’accettazione psicologica. La

disponibilità è la scelta volontaria e basata sui valori di permettere o mantenere il contatto con le

esperienze private o gli eventi che potrebbero dar loro origine. L’accettazione psicologica è l’adozione di un

atteggiamento volutamente aperto, ricettivo, flessibile e non giudicante rispetto all’esperienza che si sta

vivendo in quel momento, l’accettazione non è rassegnazione o tolleranza, è un processo attivo, non

facilmente governato da regole. Quando esso è legato ad un tipo di modalità mentale di riduzione dei

problemi, non è completamente accettazione. Per essere appresa, sembra infatti richiedere metafore,

esercizi e modelli piuttosto che istruzioni da seguire.

Stile di risposta Centrata

Non è possibile essere aperti e impegnati nella vita senza essere anche centrati nella consapevolezza e

nel presente, sociale, fisico e psicologico. 14

Essere assenti – Essere nel momento presente

Più tempo si passa nella modalità mentale di risoluzione dei problemi, meno tempo si trascorre il contatto

con il qui ed ora. I clienti che non son in grado di entrare in contatto con il qui ed ora in genere hanno

difficoltà a modificare il proprio comportamento per adattarsi alle mutevoli esigenze del proprio contesto

sociale. Il contatto con il momento presente consiste nel prestare attenzione in modo mirato, volontario e

flessibile a ciò che è presente.

Un principio chiave dell’attendibilità umana è che per rispondere efficacemente alle contingenze naturali, la

persona deve essere psicologicamente presente per entrare in contatto diretto con quegli eventi.

È possibile imparare a interagire con gli eventi presenti in modo mirato, volontario e flessibile

indipendentemente dagli eventi specifici. La maggior parte delle persone può interagire in questo modo con

alcune cose ma non con altre e spesso la differenza non è volontaria, ma semplicemente abituale.

La flessibilità psicologica è la capacità di esercitare il controllo attentivo anche nelle situazioni che sono

complesse, evocative o di natura intensamente sociale.

La concentrazione sul momento presente potrebbe inizialmente sembrare più diffusa e variegata, a optare

per questa alternativa può preparare il terreno per una volontaria focalizzazione. Il pensiero è solo uno dei

vari eventi che si verificano.

La persona potrebbe quindi essere in grado di concentrarsi su ciò che è importante. È necessario

osservare il tramonto apprezzare il momento per quello che è adesso e non più tardi.

Sé concettualizzato – Sé come contesto/prospettiva

L’ACT distingue 3 principali tipi di esperienza di sé:

1. Sé concettualizzato

Il sé concettualizzato è la diretta conseguenza dell’aver imparato ad attribuire un nome, classificare

e valutare. È il tipo di rapporto con sé stessi con il quale è più probabile si realizzi la fusione

cognitiva. Nella modalità mentale di risoluzione dei problemi il sé è una sorta di oggetto

concettualizzato.

Le persone si descrivono in termini di ruoli, vicende, predisposizioni e prerogative. Una miriade di

tali affermazioni concorre a formare un certo racconto di ciò che siamo. Nel corso del tempo, a

causa della fusione finiamo con l’aderire al processo di categorizzazione e valutazione di noi stessi,

come se questi racconti definissero chi siamo. In questo stato di fusione cognitiva, una minaccia

alla veridicità della storia è

questione di vita o di morte.

Cerchiamo di essere all’altezza della visione di noi stessi che da soli ci siamo costruiti.

Nascondiamo i nostri segreti agli altri o persino a noi stessi. Cerchiamo di vivere dentro le storie,

siano esse grandiose o terribili. Cerchiamo di diventare ciò che diciamo di essere.

Diversi fattori promuovono il predominio di questa concezione di sé. In primo luogo la derivazione fa

parte della risposta relazionale. Le reti relazionali tra loro coerenti sono per natura in grado di

sopportare maggiormente il sé perché ogni parte della rete può essere usata per derivare altre parti

eventualmente affievolite nel tempo. Poi, l’obiettivo della creazione del senso è centrale per la

modalità mentale di risoluzione dei problemi e sembra razionale al fine di sviluppare una coerente e

socialmente conforme descrizione di chi siamo e come siamo arrivati ad essere cosi.

Ancora, la comunità sociale non solo richiede il racconto di questo genere di storie, ma si aspetta

anche un po’ di corrispondenza tra ciò che è accaduto e quello che viene raccontato, e fra questo e

ciò che si fa.

Infine, quando una persona di identifica con una particolare concettualizzazione di sé è meno

probabile che riesca a vedere le alternative ad essa.

La cornice relazionale è: 15

Per questo motivo gli eventi che minacciano il sé concettualizzato possono evocare forti emozioni e

portare un maggiore evitamento esperenziale.

La fusione con il sé concettualizzato può portare a un tentativo di mantenere la coerenza

distorcendo o reinterpretando gli eventi se questi sembrano in contrasto con la storia di sé.

Nell’ACT l’obiettivo non è quello di modificare direttamente il contenuto della storia di sé, ma di

indebolire l’attaccamento verso di essa, che limita e irrigidisce il comportamento, riducendo la

flessibilità psicologica.

2. Sé-come-costante-consapevolezza (sé come processo)

La consapevolezza di sé è importante nella terapia ed è strettamente collegata ad un’esistenza

sana e psicologicamente vitale. Una persona che non riesce ad essere consapevole di come si sta

comportando non può affrontare le circostanze intensamente variabili e imprevedibili che la vita

presenta ogni giorno. La base per il sé come costante consapevolezza è una descrizione verbale di

ciò che avviene nel momento presente. Il sé concettualizzato si realizza integrando osservazioni e

descrizioni in una storia di sé valutativa.

Al contrario, il sé come processo si basa su semplici azioni relazionali la cui assenza è accorgersi di

ciò che è presente, senza fusione o difese inutili. La capacità di imparare a descrivere quello che si

sente o si pensa può essere facilmente compromessa dal vivere in ambienti emotivamente

impoveriti che non riescono a porre determinate domande o in ambienti sociali disfunzionali che

insistono a fornire risposte che non rientrano nell’esperienza della persona, o in ambienti che

incoraggiano l’evitamento esperenziale in modo tale che l’individuo ha principalmente contatti

distorti con le proprie esperienze difficili.

3. Sé come contesto (sé-come-prospettiva)

E’ una sorta di insieme delle principali classi di relazioni come io/tu, qui/là, ora/poi. I bambini

imparano a immaginare di rispondere partendo da qui o là, ora e poi, dal punto di vista dell’io o da

quello del tu.

La flessibilità del senso di sé come prospettiva consente che un pieno senso dell’io-qui-ora si affermi

indipendentemente da tempo, luogo e persona. Tale flessibilità aumenta la capacità di rispondere alle

conseguenze delle azioni che non sono immediate, che si verificano altrove o che si fanno sentire

soprattutto da altri.

Le implicazioni fondamentali di questo senso di sé sono:

• Spiritualità e senso di trascendenza

Non appena il senso di sé come prospettiva si è formato, viene fatta una fondamentale distinzione

tra il contenuto di un evento verbale e il senso del punto da cui sono fatte delle affermazioni.

Il sé come prospettiva è atemporale, dimensionale e trascendente (immateriale e spirituale).

Dobbiamo essere la scacchiera non i pezzi. Cambiano i pezzi ma la scacchiera rimane la stessa. La

persona (scacchiera) contiene i suoi eventi privati (pezzi), ma rimane sempre la stessa. “Ovunque

tu vada, ci sei tu”.

• Consapevolezza come sociale, aperta, interconnessa

Il sé come contesto è intrinsecamente sociale, aperto e interconnesso perché costruire cornici

relazionali è un’attività reciproca e combinatoria. La consapevolezza di sé è condivisa (vedo dal mio

punto di vista perché gli altri ne hanno uno proprio). Questa consapevolezza contiene in sé la

qualità psicologica del nostro essere coscienti, al di là del tempo e dello spazio.

• Compassione e accettazione; stigmatizzazione e defusione

Poiché questo senso di sé è sociale, non è possibile considerare sé stessi in modo amorevole,

aperto, accettante e attivo senza fare altrettanto con gli altri.

Il senso di sé come prospettiva ci rende consapevoli del nostro dolore, ma ci permette anche di

essere consapevoli di quello degli altri. Cosi compassione e accettazione di sé sono correlate. Non

è possibile sviluppare l’abitudine a defondersi dai pensieri giudicanti nei propri confronti senza

praticare la defusione dei pensieri giudicanti verso gli altri. La stigmatizzazione e il pregiudizio nei

confronti degli altri sono spesso associati al proprio disagio psicologico nella zona stigmatizzata. Il

pregiudizio stesso è alimentato dall’evitamento esperenziale di contenuti propri.

Non è tanto il contenuto del pensiero in quanto tale, ma il rigido attaccamento a quei pensieri a

causare i problemi maggiori. Una consapevolezza di sé sociale, aperta orienta naturalmente 16

l’accettazione e la defusione in direzione della compassione piuttosto che verso pregiudizi e

critiche.

Per quanto riguarda la Mindfulness (controllo del respiro, esplorazione mentale delle sensazioni corporee,

focalizzazione sul presente), non esiste alcun univoca condizione psicologica di questa pratica. È

necessaria una maggiore comprensione della mindfulness come processo continuo, come mediatore e

moderatore della risposta alla terapia e come risultato di vita a sé stante. Definita in tutti questi modi

diversi, essa è difficile da indagare adeguatamente.

Rispetto all’ACT, la Mindfulness manca di un approccio teorico di base, di un apparato di studi che

spiegano perché gli interventi Mindfulness vengono usati per modificare gli eventi privati, cosa che non

accade nell’ACT. Stile di risposta Impegnata 17

Essere aperti può rendere più flessibile il proprio repertorio di azioni, essere concentrati può favorire la

consapevolezza nel momento presente, ma ciò che rende significativa la vita è essere quotidianamente in

collegamento con i propri principali e consolidati valori attraverso le proprie azioni.

Attendere, reagire e compiacere-valorizzare

E’ solo nel contesto valoriale che azione, accettazione e defusione si fondono in un tutto sensato. Nel

linguaggio del governo delle regole, i valori sono incentivi formativi e motivanti.

Nell’ACT i valori sono liberamente scelti, conseguenza verbalmente costruita, di modelli di attività attuali,

dinamici e in continua evoluzione, che rafforzano significativamente quelle attività che sono intrinseche allo

stesso modello comportamentale di impegno rispetto ai valori.

Valori liberamente scelti

Nell’ACT viene data importanza a quei valori che i clienti sentono come liberamente scelti, piuttosto che a

quelli che potrebbero essere costretti ad adottare da altre persone o dalle circostanze. La loro realizzazione

di svolgerà nel modo più salutare quando la persona nel qui e ora è in contatto con loro.

Conseguenze verbalmente costruite

Evidenzia la natura attiva del dare valore a qualcosa. I valori non sono materiali, ma in un continuo

processo di relazione verbale.

Modelli di attività in corso, dinamici, in evoluzione

I valori fanno si che una persona scelga di impegnarsi ni determinati modelli di comportamento

funzionalmente definiti dal comportamento verbale. Il modello scelto sarà dinamico e in evoluzione, perché

sia vissuto momento per momento come la storia e le circostanze consentono. Le conseguenze

verbalmente costruite tecnicamente non sono eventi rafforzativi, perché non possono mai essere portati a

termine né realmente incontrati. Quello che i valori fanno è rendere rafforzativi altri eventi

I valori sono incentivi.

Prevalenza dei rinforzi intrinseci

I valori non riguardano tanto il futuro quanto piuttosto il vivere nel presente e fare le cose che incarnano

valori personali. Queste azioni, in virtù del loro legame con i propositi di vita espressi verbalmente, hanno

caratteristiche di rinforzo. Non è il valore in sé ad essere rafforzativo, è la qualità dell’azione collegata ai

valori che è intrinsecamente incentivante. È solo quando i valori individuali sono visti come una scelta

personale e non solo come una questione di conformità sociale o di evitamento della colpa che i valori

sono significativamente correlati con favorevoli risultati clinici. L’individuazione di valori concentra il cliente

su finalità e significati psicologici, allontanandolo dalla modalità mentale di risoluzione dei problemi. I valori

forniscono i criteri di selezione che consentono di variare e scegliere selettivamente i processi causali attivi

nell’evoluzione del comportamento.

Obiettivi Valori

• •

Futuro Qui ed ora

• •

Posso fare una lista Azioni continue che non hanno una fine,

continuamente in corso

• Nascondono valori sottostanti • Direzione, orientamento, qualità di vita

• Sono come i punti cardinali di una bussola:

non arriverò mai a Nord, ma posso dirigermi

continuamente verso nord

Inerzia, impulsività – Impegno nell’agire

La rigidità comportamentale può essere caratterizzata sia dall’evitamento comportamentale (inerzia,

passività, introversione) sia da eccessi comportamentali (impulsività, ricorso a comportamenti che 18

stordiscono, tolgono sensibilità come bere, far uso di droghe o un uso smodato e compulsivo di cibo). Ciò

che accomuna questi comportamenti è che sono destinati a ridurre o eliminare gli stati avversivi.

Nel modello ACT il termine impegno nell’agire si riferisce ad un’azione basata sui valori il cui scopo è

creare un modello di azione basato a sua volta sui valori. C’è un continuo reindirizzamento del

comportamento in modo da costruire più ampi ed efficaci modelli di comportamento basati sui valori.

Impegno significa mettere in atto, non nel futuro, ma nel presente e momento per momento, un modello di

comportamento del quale la persona si assume la responsabilità. A differenza dei valori, che non possono

essere raggiunti come un oggetto, attraverso l’impegno nell’azione si possono conseguire obiettivi concreti

che siano coerenti con i valori. 19

La flessibilità psicologica

E’ definita come la capacità di restare, da essere umano consapevole, in contatto con il momento presente

pienamente senza inutili difese, e conservare o modificare un comportamento in funzione dei valori scelti.

I 3 stili di risposta, che comprendono i 6 processi fondamentali, nel loro insieme costituiscono la flessibilità

psicologica. I singoli processi ACT non hanno senso separati l’uno dall’altro.

L’ACT utilizza l’accettazione, i processi mindfulness, l’impegno e i processi di attivazione comportamentali

per produrre flessibilità psicologica. Essa cerca di migliorare il controllo contestuale del linguaggio e della

cognizione umani in modo da superare gli effetti restrittivi sul repertorio comportamentale di un’eccessiva

dipendenza da una modalità mentale di risoluzione dei problemi e per promuovere un approccio

esistenziale più aperto, mirato e impegnato.

L’approccio ACT si basa su una prospettiva funzionale contestuale dell’adattabilità e della sofferenza

umane, derivata da principi comportamentali ampliati attraverso la Relational Frame Theory.

La formulazione del caso

La formulazione del caso da un punto di vista ACT è la capacità di analizzare funzionalmente la

presentazione dei problemi da parte di un cliente e di riformularli secondo il modello di flessibilità

psicologica. Nel contesto psicoterapico, la formulazione o la concettualizzazione del caso consiste nel

raccogliere, durante il colloquio iniziale, le informazioni di cui avete bisogno, nell’analizzare queste

informazioni utilizzando il modello della flessibilità psicologica, nell’individuare il punto da cui far partire la

terapia modificando la formulazione in base alle ulteriori informazioni acquisite nel corso della terapia.

L’obiettivo della formulazione del caso è orientare il clinico verso aree di intervento modificabili, in funzione

di ciò che utile al cliente. Abbiamo una maggiore possibilità di effettuare una formulazione del caso

clinicamente utile se consideriamo i processi chiave della flessibilità in un contesto del cliente più ampio

(storia familiare, cultura, contingenze sociali) e quali sono gli antefatti e le conseguenze che più influenzano

il comportamento “problematico”.

I 6 processi del modello non devono essere considerati isolatamente, essendo invece molto sensibili alle

circostanti condizioni sociali, culturali, ambientali e biologiche.

I valori sono sensibili al contesto culturale, possono essere allocentrici o relativamente individualistici. Il

modello della flessibilità psicologica è progettato per essere adattabile culturalmente, facendo in modo che

la conoscenza culturale sia ultimamente applicata a quei processi e principi importanti per la salute

psicologica.

Ci sono 2 domande principali che tipicamente alimentano il processo ACT di formulazione del caso:

1. Che tipo di vita il cliente vorrebbe maggiormente realizzare e vivere?

2. Quali sono i processi psicologici e/o ambientali che hanno inibito l’attenuazione di questo tipo di

vita, o hanno interferito con esso?

Il terapeuta dovrebbero capire la sequenza temporale del problema, la sua traiettoria, che cosa ha

preceduto e quali sono le conseguenze del comportamento.

È utile chiedere con quale tipo di esperienze interiori il cliente stia lottando, con una curiosità adeguata, la

capacità di scavare un po’ più in profondità nelle esperienze interiori del cliente rispetto a qualche area

tematica senza perdersi nel materiale. L’obiettivo clinico è quello di toccare i processi interiori rilevanti per

vedere come potrebbero essere legati fra di loro, sia per la formulazione del caso sia per la pianificazione

degli interventi terapeutici.

È consigliabile chiedere sempre informazioni su una vasta gamma di esperienze relative alla sfera privata

del cliente, fra cui pensieri, emozioni, sensazioni fisiche e ricordi associati. L’ambiente esterno (compreso

quello composto da familiari o altre persone significative) dovrebbe essere esaminato in modo

approfondito, considerando le possibili relazioni tra le due sfere, interno ed esterno.

Vale la pena notare le proprie reazioni durante l’intervista. La concettualizzazione del caso deve

comprendere il contesto di vita in cui si muove il cliente e in che modo sono state soddisfatte le

fondamentali esigenze della vita quotidiana.

Robinson ha suggerito una valutazione lavoro-amore-divertimento, il terapeuta dovrebbe esplorare i settori

importanti della vita quotidiana in relazione a ciò di cui si lamenta il cliente.

Rilevazione della flessibilità psicologica 20

Centrato

• Consapevolezza del momento presente

La persona è presente, in questo momento, in modo flessibile, spontaneo e propositivo?

Difficoltà comuni: preoccupazione per il futuro e ruminazione riguardo al passato, rigidità attentiva,

distraibilità da altri eventi dell’ambiente.

Passare in modo fluido dal passato al presente o da un determinato argomento a quello successivo,

indica la forza dei processi relativi al momento presente, anche se il contenuto discusso “riguarda il

passato”.

Aspetti paralinguistici del parlare e attentivi dell’ascoltare, ritmo della comunicazione affrettato e

scarsa reattività al rallentamento da parte del terapeuta.

Difficoltà gravissime: incapacità di rispondere alle domande, dissociazione, fase allucinatoria attiva

(valutare la flessibilità e la focalizzazione dei processi attentivi all’area problematica).

• Processi del sé

La persona considera la vita come un’esperienza almeno parzialmente distinta dalle narrazioni che

la mente costruisce di essa?

Il “sé concettualizzato” può essere positivo o negativo, ma in ogni caso è rigido, valutativo ed

evocativo.

Il “sé come processo” fa riferimento al contatto con il continuo flusso di esperienze interiori e alla

capacità di osservarle e descriverle nel momento presente.

Il “sé come prospettiva” consiste nella capacità di rilevare il contenuto della coscienza da una

prospettiva particolare.

Nei colloqui la valutazione può essere basata sulla capacità di una persone di spostare il punto di

vista dal presente al futuro, da un luogo ad un altro e di assumere quello di altre persone. Spesso

questa capacità è dimostrata per mezzo di spontanei comportamenti verbali o non verbali

(commenti spiritosi circa una situazione di vita dolorosa o momenti di silenzio).

Difficoltà comuni: fusione con il sé concettualizzato, in modo tale che il cliente non possa rimanere

in contatto con i processi del sé attivi in quel momento e non possa assumere un punto di vista sulle

difficili problematiche esistenziali. Tendenza ad essere assorbiti nelle proprie concezioni di sé e a

difendere una particolare immagine di sé. Affermazioni del tipo “io-problema”.

Difficoltà gravissime: incapacità a rivolgere attenzione al terapeuta.

Aperto

Concentrarsi sulla misura in cui la fusione e l’evitamento esperenziale stanno intervenendo nella vita del

cliente. Spesso un tipo di comportamento stereotipato contraddistingue la vita dei clienti che sono sotto

forte controllo avversivo. Fusione ed evitamento esperenziale sono entrambi indicati da modalità anguste di

comportamento.

Dal punto di vista verbale, esse sono per lo più evidenti nel tono, nel ritmo e nel contenuto. Il cliente può

dire la stessa cosa più volte, la qualità verbale può essere piatta sia nel tono che nel ritmo. Il contenuto

verbale si presente rigido e limitato.

• Accettazione

La questione centrale nel valutare l’accettazione consiste sulla possibilità del cliente di accogliere

ciò che avviene, momento per momento, nell’esperienza diretta, anche quando il contenuto è

indesiderato e fonte di sofferenza.

Difficoltà comuni: è importante prendere in considerazione sia il contenuto evitato sia il repertorio di

comportamenti evitanti del cliente. Quando il contenuto da evitare può essere descritto, il terapeuta

può indagare ulteriormente sulle modalità con cui il cliente affronta questi eventi inaccettabili ogni

volta che si presentano. La regola generale è che tutto ciò che con certezza segue un contenuto

inaccettabile è molto probabilmente parte della catena di risposte evitanti. Può essere utile valutare

quando e dove il contenuto evitato è più negativo. In questi casi pattern di evitamento possono

interferire con il modo di vivere in modo aderente ai valori. Un’importante fonte di informazioni su

accettazione ed evitamento esperenziale è il comportamento del cliente durante la seduta. Egli può

non sapere o non essere consapevole di ciò che viene evitato e quindi non è in grado di parlarne

direttamente. Questa situazione è tipica dei clienti che presentano contemporaneamente diversi

problemi cronici. Se il cliente devia la conversazione di volta in volta su temi diversi, significa che è

in atto un pattern di evitamento. Chiedere al cliente di visualizzare una situazione difficile e notare

pensieri, emozioni, ricordi e sensazioni fisiche che si presentano a volte può far sì che il contenuto

21

evitato venga elaborato con modalità che il cliente potrebbe trovare difficili da discutere

direttamente.

• Defusione

Esempi di contenuto fuso (fusione cognitiva): affermazioni ripetitive, monotone, categoriche e

valutative, ripetitività di preoccupazione e ruminazione.

Difficoltà comuni: confronto e valutazione (chiedere di descrivere la situazione senza valutare);

discorso complesso, indaffarato, poco chiaro; discorso contraddittorio; discorso giustificante,

impermeabile e rigido, con elevato livello di soluzione dei problemi a livello verbale che non riesce a

sostenere un comportamento coerente con i valori del cliente; perseverazione.

Impegnato

Lo scopo dell’ACT è aiutare i clienti a costruire modalità di comportamento continuative e coerenti con i

propri valori e a impegnarsi nell’agire avendo scelto valide direttive di vita, operando concretamente e

aumentando consapevolmente i comportamenti coerenti con i valori.

• Processi valoriali

Difficoltà comuni: i problemi psicologici giocano in modo cosi preliminare che il cliente perde il

contatto con le aree di vita più significative, per l’invischiamento con i problemi e il tentativo di

controllarli. La fusione è un segno importante che distingue il cliente dai valori.

• Processi di impegno

Ci si chiede se il cliente possa progettare ed eseguire determinati comportamenti che sono coerenti

con i suoi valori. Gli ostacoli principali ai processi di impegno sono la fusione cognitiva e

l’evitamento o la mancanza di motivazione. Questo porta a modelli di comportamento fallimentari. Si

osservano incapacità di compiere o proseguire un’azione o eccessi comportamentali il cui fine è

l’evitamento esperenziale e comportamentale. Spesso è presente una situazione di vita incostante

e poco organizzata.

Difficoltà comuni: impulsività, immobilità, evitamento continuo. Si chiede di compilare un esempio di

possibili azioni in cui impegnarsi. Il cliente può fornire molti esempi ma si blocca quando arriva il

momento di agire, oppure può non essere in grado di citare alcun esempio specifico di azione in

linea con i suoi valori, né passato né futuro. Incapacità di agire e impulsività sono facili da rilevare, i

modelli di persistenza evitante sono più difficili da rilevare.

È possibile utilizzare un approssimativo metodo numerico di monitoraggio dei 6 processi della flessibilità

psicologica, prestando attenzione alla frequenza e alla flessibilità contestuale e comportamentale delle

dimensioni chiave di risposta per ogni processo, tramite la scheda di valutazione della flessibilità (flexibility

rating sheet), una scala di punti valutabili su scala Likert da 0 a 10. È possibile effettuare una valutazione

globale dei processi di flessibilità psicologica, facendo la media dei punteggi delle righe all’interno delle

aree. Formulazione del caso secondo L’ACT 22

Richiede le seguenti informazioni:

1. Gli eventi esterni e interni che hanno portato ai processi di riduzione del repertorio comportamentale

e che attualmente li sostengono.

2. Le modalità con cui i processi ACT interagiscono per sostenere lo status quo

3. Il grado di forza dei processi che ampliano il repertorio comportamentale e potrebbero essere

utilizzati per effettuare un cambiamento.

In ogni caso viene considerato il contesto storico e situazionale.

Hexaflex case monitoring tool

La figura esagonale è divisa in 6 aree che rappresentano i 6 processi.

Le linee concentriche all’interno dell’esagono corrispondono ad una scala di 10 punti per la valutazione

della forza di ogni processo. La linea esterna rappresenta il 10, massimo della forza. Lo 0 al centro

dell’esagono rappresenta la massima debolezza. La linea centrale orizzontale favorisce il valore numerico

per ogni altra linea. Facendo la media dei valori numerici valutati per le principali caratteristiche è possibile

ottenere un punteggio globale del cliente in ciascun processo.

Turtle case formulation tool

Ognuno dei 6 principali processi è

rappresentato da un cerchio posto ad un

angolo dell’esagono. Ogni cerchio è a sua

volta costituito da un insieme di 10 cerchi

concentrici di grandezza decrescente, che

rappresentano i punteggi della forza di

ciascun processo.

Psyflex planning tool

Progettato per condensare le informazioni

ottenute per mezzo dell’intervista clinica in 23


PAGINE

31

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+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia clinica e della salute
SSD:
Università: Pisa - Unipi
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher azzurra.braccini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia della salute e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pisa - Unipi o del prof Berrocal Montiel Carmen.

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