Acceptance and Commitment therapy (ACT)
Teoria di accettazione e di impegno nell’azione
Introduzione
L’ ACT (Acceptance and Commitment Therapy) è un intervento psicologico e psicoterapeutico
sviluppato all’interno di una cornice teorica e filosofica coerente e basato su evidenze sperimentali,
che usano strategie di accettazione e mindfulness insieme a strategie di impegno nell’azione e
modificazione del comportamento, per incrementare la flessibilità psicologica (Hayes, 2005).
L’acronimo “ACT” si legge come una parola e non come singole lettere distinte e richiama
opportunamente il verbo inglese to act (agire).
Con il termine flessibilità psicologica si intende essere pienamente in contatto con il momento
presente, come essere umano consapevole e, sulla base di ciò che la situazione permette, cambiare o
persistere in comportamenti che perseguano i valori che ciascuno ha scelto come importanti.
Obiettivo dell’ ACT è di aiutare la persona a scegliere di agire in modo efficace in presenza di
eventi privati difficoltosi o interferenti.
L’ACT è stata fondata da Steven C. Hayes, professore di Psicologia dell’Università del Nevada,
negli Stati Uniti e dai suoi collaboratori nel 1986. Venne poi sviluppata nel 1999, in un libro dal
titolo Acceptance and Commitment Therapy: An experiential approach to behavior change.
L’Acceptance Commitment Therapy fa parte delle terapie di terza onda nel panorama
della psicoterapia cognitivo-comportamentale.
Le terapie cosiddette di “terza ondata” sono caratterizzate da strategie di cambiamento su basi
contestuali ed esperienziali e da una forte sensibilità al contesto dei fenomeni psicologici e non alla
loro forma o al loro contenuto. Il focus è quindi concentrato sui processi mentali.
L’ ACT, in quanto terapia di terza ondata presenta alcuni tratti distintivi rispetto ad altre tipologie di
psicoterapia cognitivo-comportamentale:
• Focus sui processi di accettazione;
• Focus sul decentramento cognitivo;
• Focus su ciò che per l’individuo è importante nella vita (i valori).
L’ ACT è quindi una forma di terapia cognitivo-comportamentale che mira ad incrementare le
capacità personali di perseguire obiettivi e valori individuali significativi.
Il modello teorico: Relational Frame Theory
L’ ACT si basa su un modello teorico-filosofico noto come Relational Frame Theory (RFT;
Hayes, Barnes-Holmes, & Roche, 2001). Secondo tale teoria tutte le attività cognitive umane sono
qualitativamente linguistiche. Per processi linguistici non si intendono, infatti, soltanto il parlare o
l’ascoltare o lo scrivere, ma anche il pensare, l’immaginare, il sognare ad occhi aperti, il
visualizzare il futuro, il pianificare e così via. Secondo questa concezione tutto ciò che è mentale è
linguistico.
I pensieri, le immagini, le anticipazioni, i giudizi, le valutazioni vanno a costituire una narrazione
privata senza fine, un dialogo interno che le persone hanno incessantemente con sè stesse. Quando
questo dialogo interno è connotato negativamente o è troppo rigido determina problematiche di tipo
psicologico.
Secondo l’ACT le persone sono influenzate profondamente da questo dialogo interno e non sono
del tutto consapevoli di tale condizionamento, in altre parole sono “fuse” cognitivamente con la
propria narrazione, sono identificate con i propri pensieri. Per questo motivo, se ho un pensiero di
inadegatezza allora “ io sono inadeguato”.
L’obiettivo diventa quindi promuovere la flessibilità psicologica dell’individuo, attraverso interventi
basati sui sei pilastri del modello ACT.
Secondo tale modello ciò che promuove il cambiamento e il benessere psicologico è un insieme di
competenze di accettazione e impegno (commitment). Tali atteggiamenti, se mantenuti e
sperimentati nel tempo, portano alla flessibilità psicologica, e quindi a stare meglio.
I sei pilastri dell’ACT
Come detto in precedenza la flessibilità psicologica si può promuovere attraverso interventi su
quelli che vengono considerati i sei pilastri del modello ACT.
I sei processi chiave, sottendono due macro-aree.
1) i “processi di mindfulness e accettazione”;
2) i “processi di modificazione comportamentale e azione impegnata secondo i valori”.
L’evitamento esperienziale
Il primo processo chiave target dell’intevento ACT è l’evitamento esperienziale. L’ evitamento
esperienziale è quell’insieme di strategie che mettiamo in atto con lo scopo di controllare e/o
alterare le nostre esperienze interne (pensieri, emozioni, sensazioni o ricordi), anche quando ciò
causa un danno comportamentale.
Tentativi per controllare l’ansia, pensieri per controllare altri pensieri (es: rimuginare), cercare in
tutti i modi di non pensare o di non ricordare un dolore tramite comportamenti dannosi
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ACT Acceptance and Commitment Therapy, Psicologia della Salute
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Elaborato etica
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Micropaleontologia - elaborato