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Accumulo e conversione di energia Lezione 1 15/10/13

:

Energia il consumo o la produzione riguardante la combustione di fonti fossili sono destinate ad avere un

serio impatto su economia ed ecologia.

Energia elettrochimica: produzioni di questo tipo si devono prendere in considerazione (come sorgenti), il

loro consumo si mostra più sostenibile e più compatibile dal punto di vista ambientale.

Per lo stoccaggio e la conversione sono proposti:

 Batterie ( con una redox converto energia chimica in elettrica)

 Celle a combustibile

 Condensatori elettrochimici ( o capacitori) meno importanti

L’elemento singolo della batteria è la cella galvanica, nel 1799 era Alessandro Volta il docente di Fisica

Sperimentale a Pavia. Siamo nel periodo napoleonico, Pavia si trovava nel Regno Lombardo-Veneto

dell’Impero Austro-Ungarico. L’origine dell’università di Pavia parte da San Tommaso, dove nell’800 era

presente una sede di studi teologici. La fioritura dell’università si ha con Maria Teresa d’Austria, impegnata

a rendere Pavia capitale del regno. Tra lo scopritore della pila e Galvani di Bologna vi era una disputa

riguardo all’energia statica e dinamica, il dispositivo fu presentato mediante una lettera a Banks da Volta.

Era costituito da dischi di Cu, intervallati da feltro imbevuto di succo di limone, la struttura nasceva dalla

voglia di costruire qualcosa di simile ad una spina dorsale di un pesce, irridendo l’idea di Galvani che

l’elettrica si originasse dagli organismi viventi. Prima del Volta esisteva solo l’elettrostatica. Le celle a

combustibile sono celle galvaniche che convertono sempre energia chimica in elettrica ma non sono

soggette alle limitazioni del ciclo di Carnot dei motori a calore. Il consumo della batteria avviene per

disgregamento dell’elettrodo, nella cella a combustibile abbiamo una alimentazione continua di

combustibili, il materiale attivo non è integrale. Esempio:

 

  +

gli elettroni percorrono il circuito esterno, H attraversa la membrana. Questa è

H 2 H 2

e

2 2-

costituita da un elettrolita, quando gli elettroni interagiscono con O , danno vita a O . Il numero di

2

trasporto darà 1 nel circuito esterno e 0 nell’interno.

 

  

H 2 H 2 H 2

e

ANODO 2( g ) ( aq )

1  

  

O 2 H 2

e H O

2( g ) ( aq ) 2 ( l )

2

CATODO 1

 

H O H O

2 2 2

2

ΔH=-286KJ/mol TΔS=-49 KJ/mol questa è la parte di energia che non ci è possibile trasformare.

G

   

ΔG=-237KJ/mol da cui il rendimento è 100 83%

H

Il concetto di energia ha origine nel 1850, dal lavoro del birraio Joule e di Lord Kelvin. Nei

supercondensatori per concludere, l’energia non può essere fornita con reazioni redox, quindi cade la

dicitura anodo e catodo. In questi casi la capacità è di 1F, una quantità enorme, si può scaricare in fretta,

proprietà utile quando serve lo spunto (potenza).

TESTI

BARD E FAULKER Electrochemical Methods: Fundamentals and Applications capitol 1 e 10 tosto

BOCKRIS Modern Electrochemistry 2A: Fundamentals of Electrodics capitoli 6 e 7

REDDY Linden's Handbook of Batteries, 4th Edition

Accumulo e conversione di energia Lezione 2 21/10/13 L’elettrodo è costituito da una

“scatola” di elettroni e da una di

ioni confinanti.

Elettrochimica del bulk (ionica)

Si riferisce alle soluzioni ioniche, agli elettroliti solidi ed ai sali fusi. Dobbiamo considerare sia le interazioni

ione-ione sia quelle ione-solvente. Le grandezze importanti sono l’attività, la mobilità, la conducibilità ed il

numero di trasporto.

Elettrochimica di interfaccia

Riguarda la regione tra un conduttore elettronico ed uno ionico ed il trasferimento di carica tra di essi.

All’interfaccia elettrodo-elettrolita va studiata sia la cinetica del sistema e sia la termodinamica, oltre agli

effetti del trasporto di massa.

Conducibilità 4 5 -18

Nei metalli è dell’ordine dei 10 -10 S/cm, SiO arriva a 10 per lo stato fuso. Negli elettroliti solidi, il valore

2

-2 2-

di riferimento è 10 S/cm, un esempio è la zirconia (ZrO ) che a 1000°C conduce grazie all’O che possiede

2 +

a tali temperature una mobilità elevatissima. Allo stesso modo in AgI, lo ione Ag si muove come se si

trovasse in acqua. In questo tipo di elettroliti, la conducibilità ha una variazione esponenziale con la

temperatura.

Interfaccia elettrificata 2

La lamina in genere ha una superficie di 1 cm ed uno

spessore infinitesimo dx. Lontano dagli elettrodi vige

il principio dell’elettroneutralità. La dimensione delle

particelle si assume puntiforme.

In questa figura la lamina viene progressivamente

avvicinata alla superficie dell’elettrodo, fino a

portarsi a circa 1 nm. A questo punto non si è più in

condizioni di elettroneutralità ed isotropia, cioè

uguale valore delle proprietà fisiche in ogni

direzione.

Misurare la differenza di potenziale che si sviluppa è qualcosa di difficile, se non impossibile. Lo ione

solvatato, proprio per la sua dimensione, non è in grado di raggiungere la superficie di metallo, la linea che

unisce i centri degli ioni solvatati costituisce il piano esterno di Helmoltz (OHP). Ugualmente la linea che

intercetta le molecole di solvente legate alla superficie metallica definiscono il piano interno di Helmoltz

(IHP). Questo secondo il modello di Helmoltz.

Nella figura 6.62 possiamo notare che il comportamento è assimilabile a quello di un condensatore a facce

ΔV

piane parallele. Se dovessimo avere un di 1 o 2V il vettore campo elettrico sarà di modulo

V 1

   9 un campo elettrico spaventoso, tanto grande da guidare gli elettroni.

E 10 V

 9

x 10 Nella figura si vede l’interfaccia

tra benzene ed acqua immiscibili,

con l’acqua che interagisce con la

propria porzione negativa. Tre

esempi per spiegare come tutte

le interfacce siano elettrificate.

Tecniche usate nello studio di interfacce

SEM e TEM, tecniche a scansione e trasmissione richiedono il vuoto, AFM no. Le due grandi famiglie note

sono di procedure in situ ed ex situ (smantellando l’interfaccia):

Accumulo e conversione di energia Lezione 3 22/10/13

La differenza di potenziale Se poniamo il secondo morsetto nella

soluzione, forma una seconda face

boundary e non è possibile misurare la

differenza di tensione.

   

PD PD PD PD 0

' '

M / S S / M M / M M / M

1 2 2 1 1 1

    

PD PD PD PD V

' '

M / S S / M M / M M / M

1 2 2 1 1 1

La regola utilizzata è quella di Kirchoff, PD sta per potential difference , la power supply si distribuisce su tre

interfacce. Scelgo un elettrodo in modo da non avere un’interfaccia polarizzabile, cambiando la tensione

applicata non muta la carica accumulata.

L’interfaccia non polarizzabile (S/M )

2

Tutti i cambiamenti in questo modo coinvolgono l’interfaccia polarizzabile, esiste una differenza di

potenziale tra M /M ma minima

2 1

(10μV per un’interfaccia Pt/Rh) e

conta poco, cambia solo con la T.

L’interfaccia viene rappresentata

con un circuito equivalente RC

avente condensatore e resistenza in

parallelo. Modello rozzo ma che si

rivela efficace.

  non passa nulla e l’interfaccia si comporta da dielettrico perfetto.

R  condensatore cortocircuitato, la tensione non cambia, il caso dell’elettrodo di riferimento.

R 0

Platino platinato, è di colore nero dopo la deposizione sul filo di platino rugoso, la sua area superficiale è

H+ 0

elevata. a = 1M 298K 1 bar nelle condizioni standard E =0.00V

Analisi i differenze di potenziale elettrodo – elettrolita

Il valore della differenza di potenziale lungo una singola interfaccia non si può misurare con i normali

potenziometri. E’ necessario pensare un esperimento costruito in modo che le fasi vengano separate ed

ognuna posta nel vuoto. Le fasi metallo e soluzione vengono ora caricate come le erano prima della

separazione. Una carica test viene ora portata dal vuoto verso la fase in analisi, le forze che operano sulla

carica saranno di due tipi: le prime di tipo coulombiano. A lunghe distanze dall’elettrodo, il potenziale

cresce esclusivamente a causa di interazioni al lungo raggio della carica nell’elettrodo con la carica unitaria.

Il potenziale viene posto in grafico in funzione

del logaritmo della distanza dalla superficie

metallica. L’elettrodo si assume piatto e di area

2 -13

1cm e con una carica di 3.11x10 C, in modo

che il potenziale massimo sia 1V. A distanze

ridotte dall’elettrodo, il potenziale della

particella test non sarà dovuto solo al

contributo di Coulomb, ma alla somma di tali

potenziale e dei vari nati da interazioni a corto

raggio (tra particelle e la loro carica immagine,

tra particelle e lo strato dipolare in superficie e

dovute alla interazioni di dispersione).

Secondo il modello della carica immagine, alla

lamina metallica si sostituisce uno specchio

elettrostatico, posizionato nello stesso luogo. In

tale caso la carica test ha una sua parente della stessa entità e di segno opposto in fronte ad essa nello

specchio. L’interazione di immagine tra la carica test ed il metallo è dato dalla interazione colombiana tra la

carica test e la carica immagine fittizia.

-8

Fermandosi ad una distanza di 10 m viene misurato solo il potenziale coulombiano. Quindi, a distanze

molto ridotte, il potenziale dovuto alle

forze d’immagine è dominante.

Il lavoro compiuto per portare la carica

test dall’infinito al punto P altresì

chiamato potenziale in quel punto, è

determinato puramente dalla carica

dell’elettrodo. Non è influenzato da

qualsiasi interazione di immagine tra

carica test ed elettrodo. Il potenziale

appena fuori l’elettrodo carico si chiama

Ψ.

outer potential La stessa operazione

deve essere fatta con la soluzione, il potenziale esterno dovuto alla carica sull’elettrodo è e l’altra viene

M

chiamata . Unendo le parti metallo e soluzione separate prima concettualmente, otteniamo la

S

differenza di potenziale di Volta:

  

  

M S il cui significato fisico è la differenza di potenziale lungo un’interfaccia elettrificata

M S

derivante dalle cariche possedute dalle due fasi. Sulle facce non esistono solo cariche ma anche dipoli così

tolgo l’interfaccia e metto dipoli, in questo caso la carica può attraversare lo strato dei dipoli. Il lavoro

Χ.

compiuto per attraversare lo strato è il potenziale di superficie Non solo con la soluzione, anche nel

metallo si può definire un potenziale di superficie, gli elettroni infatti possono penetrare le barriere di

potenziale, lasciando buche elettroniche. Si origina una separazione di carica e quindi un strato dipolare.

Unendo le fasi come prima otteniamo

questa differenza di potenziale:

  

  

M S M S

Unendo le cose si ricava il potenziale di

Galvani:

  

 

S S S

Solo il potenziale di Volta è misurabile,

quello di Galvani no essendo interno.

In figura 6.44 invece vengono tolte

idealmente cariche e dipoli e di nuovo

viene portata la carica q nel bulk.

Interagisce con esso ed il lavoro

μ :

compiuto è il potenziale chimico. Il

potenziale elettrochimico ha una

definizione più complessa:

    

    

0

z F RT ln a z F

i i i i i i

Φ è il potenziale di Galvani, F è il

faraday e nasce dal prodotto della

carica elementare per il numero di

Avogadro. Il potenziale in fisica

diventa il livello di Fermi. In chimica il

potenziale chimico è la funzione di

Gibbs parziale molare:

 

G

     dove alfa rappresenta la fase

i  

n 

i T , P , n 1

j

Accumulo e conversione di energia Lezione 4 28/10/13

  

    

M S M S M S

  

  

  z F

i i i

 

G

   

i  

n 

i T , P , n 1

j    

   

  0

Se non sono presenti ioni allora , per una fase pura avente attività unitaria . Per un

i i i i

  

  

 

0

elettrone in un metallo (z = -1), . Vengono ignorati gli effetti dell’attività perché la

F

e e  

 

α β

concentrazione degli elettroni non muta. Con fasi e in equilibrio per forza . Per ogni sostanza

i i

 

  

 

0, . Dove il potenziale con lo zero all’apice è il chimico standard e l’attività quella della

RT ln a

i i i

α.

specie i nella fase Separare potenziale chimico ed elettrochimico non è possibile con le quantità ma con i

gradienti.  

  

 

j j z F in verde

  

j

x x x

indichiamo il potenziale chimico ed in

rosso quello elettrico

Nella scrittura c’è il contributo di

diffusione e migrazione, manca il

contributo convettivo.

Equilibrio termodinamico (esiste su

interfacce non polarizzabili)

 

( ) ( )

j M j S

  0

j

 

j 0

x   

   

S M S M ( z F )

j j i

 

    

S M S M

z F 0

j j

1

 

   

S M S M j

z F

j 1

 

  

S M

d ( ) d j

z F

j

Le prima tre formule sopra e le ultime due sono modi equivalenti di affermare lo stesso concetto.

Electron work function non è da considerare. Ai tempi di Volta gli unici strumenti disponibili erano

l’elettrometro e la propria lingua. 

    

' 0

c ( x ) dx

L’eccesso è l’area tratteggiata nella figura sopra, con .

c ( x ) c ( x ) c ( x ) c

i i i i i

0

L’integrale indicato permette di calcolare la superficie in eccesso di Gibbs.

Elettrocapillarità (misura possibile solo con i liquidi) 2

Le cariche sono disposte sempre sulla superficie interfacciale di 1cm come in figura 6.50, il manometro

finisce con un capillare con all’interno Hg.

Indicato con V il potenziometro, in questo caso abbiamo la relazione tra la tensione applicata ed una

grandezza non ancora nominata, la tensione superficiale.

Accumulo e conversione di energia Lezione 5 29/10/13

Accumulo e deplezione delle sostanze all’interfaccia (o meglio interfase) Γ

L’area ombreggiata in figura 6.48 rappresenta la concentrazione in eccesso rispetto al bulk. La lettera è

una gamma maiuscola. La quantità di specie adsorbita per unità di area di interfaccia equivale alla quantità

totale di specie esistente all’interno della regioni di interfase divisa per l’area dell’interfaccia. dV è il volume

di una lamina infinitamente sottile (di soluzione).

  

1 1

  

    

' 0

c ( x ) dx c ( x ) dV [ c ( x ) c ]

dV

i i i i i

A A

0 0 0

1 

 

d ( n )

i

A 0 numero di moli in eccesso – numero di moli nel bulk

0

n n

 

i i

A A

La concentrazione in eccesso è la quantità di carica sul condensatore.

Termodinamica dell’interfaccia elettrificata

Spostando il cursore si preleva la tensione che serve, la tensione superficiale viene definita come lavoro per

γ

cambiare la superficie, si indica con ed è correlata alla bagnabilità. Quest’ ultima proprietà si ricava grazie

ad misure dell’angolo di contatto (combinazione delle forze agenti tra superficie e goccia).

Il menisco nella figura è convesso, le forze

sono rivolte verso il mercurio. Per raggi

sufficientemente piccoli, la forma è

semisferica ed il contributo del coseno

hgr

 

sparisce. Al termine ottengo ,

2

bastano un voltmetro ed un doppio decimetro,

poiché l’unica quantità da misura è l’altezza

(con un dilatometro).

La tensione superficiale è funzione della

tensione e della concentrazione ora si vedrà

 

perché ( ).

f (

V , C )

In base alla tensione cambia l’altezza della colonna di mercurio, la tensione usa come unità di misura le

vecchie dyne. La parabola nella figura è

convessa, in soluzioni più diluite

permane la forma ma cambia la

collocazione del massimo.

La dipendenza scritta sopra è

implicita, ora bisogna scrivere in

che modo.

 

  

dU TdS W dn

i i 

  

     

M S '

dU TdS PdV dA dq dn

1 M i i

i

q 

  

    

M

d q dV d d

M j i i

z F

j

Il tutto in un sistema aperto, quindi in modo

 

equivalente si può dire che ,

f (

V , )

poiché potenziale chimico e concentrazione

sono collegati. Nel caso in cui la

concentrazione sia mantenuta fissa,

 

 

d 0

i i

i  

d 0

j

   

  q

 M

 

V

In questo modo si possono ca

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher hleb90 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Accumulo e conversione di energia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pavia o del prof Magistris Aldo.
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