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ESTRATTO DOCUMENTO

Conseguentemente, il presidente della corte o il presidente della sezione - a seconda che il ricorso sia stato assegnato

alle sezioni unite o ad una delle singole sezioni - fissa la data per la trattazione che avverrà in udienza pubblica o in

camera di consiglio e designa il relatore (art. 610 co. 3 c.p.p.).

La cancelleria, ai sensi dell’art. 610 u.c. c.p.p., provvede almeno trenta giorni prima della data dell’udienza a

comunicarne avviso al procuratore generale e ai difensori, "indicando se il ricorso sarà deciso in udienza pubblica o in

camera di consiglio": quest’ultima è prevista nei casi di cui all’art. 611 c.p.p..

Il dibattimento:

Quando l’udienza è pubblica si osservano le norme concernenti "la pubblicità, la polizia e la disciplina delle udienze e

la direzione della discussione" previste per il giudizio di primo e secondo grado, in quanto applicabili (art. 614 c.p.p.).

All’udienza il Presidente provvede a controllare la regolarità del contraddittorio e degli avvisi, dopodichè fa la relazione

della causa anche per mezzo di un consigliere da lui delegato.

Conclusa la requisitoria del pubblico ministero, i difensori della parte civile, del responsabile civile e della persona

civilmente obbligata per la pena pecuniaria e dell’imputato, nell’ordine indicato, espongono le rispettive difese. Non

sono consentite repliche.

Le parti private sono ammesse a comparire solo per mezzo dei difensori.

La sentenza:

Terminata l’udienza pubblica, la delibera della sentenza avviene in camera di consiglio, salvo differimenti dovuti alla

molteplicità o alla complessità delle questioni da decidere (art. 615 c.p.p.).

Subito dopo la deliberazione, la sentenza viene pubblicata in udienza mediante la lettura del dispositivo (art. 615 co. 3

c.p.p.), previa sottoscrizione dello stesso da parte del presidente.

Conclusasi la deliberazione, si redige la motivazione delle sentenza che, sottoscritta dal presidente e dall’estensore,

viene "depositata in cancelleria non oltre il trentesimo giorno dalla deliberazione" stessa (art. 617 c.p.p.).

Tipi di sentenze che possono essere adottate

Le sentenze dalla corte di cassazione possono essere di:

- inammissibilità: questo tipo di pronuncia avviene a seguito del procedimento in camera di consiglio in casi

tassativamente previsti dal c.p.p., ovvero quando vi è stata la violazione delle norme procedurali o mancano i

presupposti soggettivi ed oggettivi per promuovere il ricorso (artt. 591, 601 co. 3 e 615 co. 2 c.p.p.);

- rigetto: questo tipo di pronuncia viene adottata quando il ricorso è infondato;

- rettifica: questo tipo di sentenza viene adottata ai sensi dell’art. 619 c.p.p. quando si procede alla rettifica degli errori

della sentenza impugnata non determinanti annullamento;

- annullamento senza rinvio: questo tipo di sentenza viene adottata dalla corte oltre che nei casi particolarmente

previsti dalla legge, nei casi elencati all’art. 620 c.p.p. ovvero:

1) se il fatto non è previsto dalla legge come reato, il reato è estinto o mancano le condizioni di procedibilità o

perseguibilità;

2) se il reato non rientra nella giurisdizione del giudice ordinario;

3) se il provvedimento impugnato contiene disposizioni che superano i poteri della giurisdizione;

4) se la decisione impugnata è data da un provvedimento non consentito dalla legge;

5) se la sentenza è nulla, a norma e nei limiti dell’art. 522 c.p.p., in relazione a un reato concorrente o è nulla, a norma e

nei limiti dell’articolo 522 c.p.p., in relazione a un fatto nuovo;

6) se la condanna è stata pronunciata a seguito di errore di persona;

7) se vi è contraddizione fra la sentenza e un’altra precedente riguardante la stessa persona e il medesimo oggetto,

pronunciata dallo stesso o da un altro giudice penale;

8) se la sentenza impugnata ha deciso in secondo grado su materia per la quale non è consentito l’appello;

9) in ogni altro caso in cui la corte ritiene che il rinvio sia superfluo;

- annullamento con rinvio: questo tipo di pronuncia viene adottata nei casi indicati all’art. 623 c.p.p. ovvero:

1) se è annullata un’ordinanza; in questo caso la corte dispone che gli atti siano trasmessi al giudice che l’ha

pronunciata, il quale provvede uniformandosi alla sentenza di annullamento;

b) se è annullata una sentenza di condanna per questioni di nullità di cui art. 604 comma 1 c.p.p.; in questo caso la corte

dispone che gli atti siano trasmessi al giudice di primo grado;

c) se è annullata la sentenza di una corte di assise di appello o di una corte di appello ovvero di una corte di assise o di

un tribunale in composizione collegiale; in questo caso il giudizio è rinviato rispettivamente a un’altra sezione della

stessa corte o dello stesso tribunale o, in mancanza, alla corte o al tribunale più vicini;

4) se è annullata la sentenza di un tribunale monocratico o di un giudice per le indagini preliminari; in questo caso la

corte di cassazione dispone che gli atti siano trasmessi al medesimo tribunale ma il giudice deve essere diverso da

quello che ha pronunciato la sentenza annullata.

APPELLO

Si tratta di un mezzo di impugnazione ordinario, a carattere devolutivo, attraverso il quale la parte chiede la riforma di

un provvedimento del giudice, mediante lo svolgimento di un nuovo giudizio.

L’appello non è proponibile avverso ogni tipo di sentenza, come è invece diversamente previsto per il ricorso in

Cassazione (art. 111 Cost.).

A seguito dell’entrata in vigore della Legge 46 del 20.2.2006 (c.d. Legge Pecorella), è stata infatti introdotta

l’inappellabilità delle sentenze di proscioglimento.

L’art. 593 co. 1 c.p.p., ("Casi di appello"), così come modificato dalla legge succitata, prevede pertanto che l’imputato e

il PM, fatte salve alcune eccezioni, possono proporre appello solo contro le sentenze di condanna.

L’appello non è quindi consentito avverso le sentenze di proscioglimento, fatta eccezione per ipotesi in cui vi si il

rinnovo dell’istruzione dibattimentale ai sensi dell’art. 603 co. 2 c.p.p., e sempre che le nuove prove, sopravvenute o

scoperte, siano decisive (art. 593 co. 2 c.p.p.).

Lo stesso articolo prevede inoltre l’inappellabilità delle sentenze di condanna per le quali è stata applicata la pena

pecuniaria dell’ammenda.

Sono altresì inappellabili:

- le sentenze di non luogo a procedere emesse nel corso dell’udienza preliminare, per le quali l’art. 428 c.p.p. prevede il

rimedio del ricorso in cassazione;

- le sentenze di proscioglimento emesse prima del dibattimento quando non vi è opposizione del PM e dell’imputato

(art. 469 c.p.p.);

- le sentenze emesse a seguito di patteggiamento;

- le sentenze di proscioglimento pronunciate dal Giudice di Pace.

Le parti :

I soggetti che possono proporre appello avverso i capi penali della sentenza sono il PM e l’imputato. In questo ultimo

caso tuttavia opera il divieto della reformatio in pejus. Il giudice quindi potrà statuire solo a vantaggio dell’imputato o,

in mancanza, limitarsi a confermare la sentenza di primo grado.

La cognizione del giudice di appello:

Con la proposizione dell’appello si attribuisce al giudice del gravame "la cognizione del procedimento limitatamente ai

punti della decisione ai quali si riferiscono i motivi proposti" (art. 597 c.p.p.).

A tale proposito si deve distinguere a seconda che a proporre l’impugnazione sia il PM o l’imputato.

Quando ad appellare è il PM, infatti, l’art. 597 co. 2 c.p.p., prevede che:

"se l’appello riguarda una sentenza di condanna, il giudice può entro i limiti della competenza del giudice di

primo grado, dare al fatto una definizione giuridica più grave, mutare la specie o aumentare la quantità della

pena, revocare benefici, applicare quando occorre, misure di sicurezza e adottare ogni altro provvedimento

imposto o consentito dalla legge;

se l’appello riguarda una sentenza di prosciogliemmo, il giudice può pronunciare condanna ed emettere i

provvedimenti indicati nella lettera a), ovvero prosciogliere per una causa diversa da quella enunciata nella

sentenza di condanna;

se conferma la sentenza di primo grado, il giudice può applicare, modificare o escludere, nei casi determinati

dalla legge, le pene accessorie e le misure di sicurezza".

Quando ad appellare è l’imputato, l’art. 597 co. 2 c.p.p., in ottemperanza al divieto di reformatio in pejus,

prevede che "il giudice non può irrogare una pena più grave per specie o quantità, applicare una misura di

sicurezza nuova o più grave, prosciogliere l’imputato per una causa meno favorevole di quella enunciata nella

sentenza appellata né revocare benefici".

Il giudice del gravame può inoltre attribuire al fatto una definizione giuridica più grave, purché non sia

superata la competenza del giudice di prime cure (art. 567 u.c. c.p.p).

L’appello incidentale:

La parte che non ha proposto appello può comunque proporre appello incidentale, purché lo presenti entro il

termine di quindici giorni "da quello in cui ha ricevuto la comunicazione o la notificazione" dell’impugnazione

principale (595 co. 1 c.p.p.).

Si tratta di una particolare forma di "remissione in termini" per la parte che non ha proposto tempestivamente il

gravame.

Tuttavia proprio perché l’appello incidentale è proposto a seguito dell’impugnazione di una altro soggetto,

subisce le sorti di quest’ultimo e, quindi, se l’appello principale è dichiarato inammissibile o vi è rinuncia allo

stesso, l’appello incidentale perde efficacia (595 u.c. c.p.p.).

L’appello incidentale si propone, presenta e notifica secondo quanto previsto dagli artt. 581, 582, 583 e 584

c.p.p. che dettano le regole generali in materia di impugnazioni.

Il giudice :

Per quanto riguarda la competenza, essa spetta generalmente al giudice di grado superiore a quello che ha

emesso il provvedimento.

L’art. 596 c.p.p stabilisce infatti che per l’appello proposto avverso le sentenze del Tribunale decide la Corte di

Appello; avverso le sentenze della Corte di Assise, la Corte di Assise di Appello; fatte salve alcune eccezioni,

avverso le sentenze pronunciate dal G.I.P. decidono, a seconda che si tratti di reato di competenza del

Tribunale o della Corte di Assise, rispettivamente la Corte di Appello o la Corte di Assise di Appello.

Il procedimento:

Per quanto riguarda il procedimento, l’art. 598 c.p.p. prevede, in linea generale, l’estensione delle norme che

regolano il giudizio di primo grado al giudizio di appello, in quanto compatibili.

Si predilige il rito camerale che è celebrato in tutti i casi indicati all’art. 599 c.p.p., al di fuori dei quali

l’appello è celebrato in udienza pubblica.

Il decreto di citazione per il giudizio di appello:

L’art. 601 c.p.p. prevede che, fatte salve alcune eccezioni, il presidente ordini la citazione dell’imputato

appellante e, inoltre, di quello non appellante quando a proporre appello sia stato il PM, oppure quando ricorre

uno dei casi previsti dall’art. 587 c.p.p. (estensione dell’impugnazione) o, infine, nel caso in cui l’appello sia

stato proposto per i soli interessi civili.

E’ in ogni caso "ordinata" la citazione del responsabile civile, della persona civilmente obbligata per la pena

pecuniaria e della parte civile.

L’avviso è altresì notificato almeno venti giorni prima dell’udienza ai difensori (art. 601 co. 5 c.p.p.).

Il decreto di citazione, a norma dell’art. 601 c.p.p. deve contenere i seguenti requisiti:

- l’indicazione del giudice competente;

- le generalità dell’imputato e le indicazioni che servono ad identificarlo, oltre alle generalità delle parti

private, con le indicazioni dei difensori (art. 429 co. 1 lett. a) c.p.p.);

- il luogo, il giorno e l’ora della comparizione, con l’avvertimento in caso di mancata comparizione, l’imputato

sarà giudicato in contumacia (art. 429 co. 1 lett. f) c.p.p.);

- la data e la sottoscrizione del giudice e dell’ausiliario (art. 429 co. 1 lett. g) c.p.p.).

La norma inoltre prevede che il termine a comparire non possa essere inferiore a venti giorni.

La sentenza:

Il giudice di appello può dichiarare la nullità totale o parziale della sentenza appellata disponendo la

trasmissione degli atti al giudice di primo grado, quando ricorrono i casi indicati dall’art. 604 c.p.p. o, al di

fuori di questi, pronunciare "sentenza con la quale conferma o riforma quella appellata" ai sensi dell’art. 605

c.p.p.:


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AUTORE

anita K

PUBBLICATO

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti tratti dal saggio di Cicala sull’accollo, ovvero sul contratto tra accollato ed accollante, con analisi dei seguenti argomenti: la stipulazione e la revoca del contratto, la “Critica dell’interesse” (tesi di Rescigno, Falzea), la critica delle differenze cronologiche, le eccezioni nella stipulazione, critica della necessità di procurare un vantaggio e modalità di superamento delle obiezioni.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher anita K di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di diritto civile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Grasso Biagio.

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