L'origine del termine ipertesto
Il termine ipertesto viene coniato nel 1965 ad opera di Ted Nelson, quando il web e le sue applicazioni ancora non esistevano. Il primo approccio di Nelson ai computer avviene nel 1960, quando frequenta il corso di "computer science" ad Harvard. Il corso, pur essendo incentrato sull'architettura del computer, poteva essere considerato di natura teorica. Prevedeva infatti esercitazioni pensate per una classe di studenti di formazione umanistica, dedicate all'analisi di stringhe di parole e alla redazione di liste di frequenza, quindi non legate al concetto di calcolo ma a quello di elaborazione delle informazioni.
E proprio le esercitazioni di linguistica computazionale faranno capire a Nelson che il computer avrebbe offerto diverse metodologie, anche alle discipline più tradizionali. Così, alla fine del secondo anno di corso, presenta come tesina per la valutazione finale il progetto di un sistema di memorizzazione di testi elettronico. E proprio questo progetto costituisce il nucleo embrionale dell'idea di ipertestualità. L'accento infatti è posto sulla necessità di utilizzare il computer non per fare calcoli ma per scrivere testi, avendo in mente un'idea dinamica di testualità, intesa come processo che segue fasi continue di rielaborazioni. Per questo il progetto prevede un sistema per gestire le varianti.
Nelson però intuisce che bisogna ricorrere a delle contromisure per evitare un possibile disorientamento e include il backtrack storico, che oggi rappresenta una delle principali funzioni e che permette di risalire a ritroso nel percorso di lettura/scrittura. Tuttavia nel 1960 il progetto era sicuramente innovativo, ma ancora immaturo, sia perché il livello tecnologico raggiunto fino ad allora era ancora inadeguato, sia perché non vi era ancora la consapevolezza intellettuale e sociale delle potenzialità del progetto. Inoltre, anche le conoscenze di Nelson in campo informatico necessitavano di approfondimenti.
Ted Nelson e la conferenza Acm
Nelson continua comunque a nutrire per anni l'idea originaria, fino al 1965 quando partecipa ad una conferenza di Acm (Association for Computing Machinery) con un articolo in cui per la prima volta compare il termine ipertesto. Nelson partecipa alla conferenza senza alcuna qualifica specifica, e per questo rappresenta un buon esempio di quello che Edward Said chiama intellettuale dilettante, in contrapposizione all'intellettuale di professione. Il termine, che solitamente ha un'accezione negativa, in questo caso assume un valore positivo. Infatti l'intellettuale dilettante non parla in nome di alcuna istituzione per cui lavora, e quindi viene ad essere potenzialmente più libero da pressioni e condizionamenti.
Secondo Said, inoltre, l'intellettuale dilettante deve essere esiliato ed emarginato, e sono queste caratteristiche che ben si accompagnano alla persona di Ted Nelson. Tali caratteristiche potrebbero sembrare negative ma in questo caso indicano le condizioni essenziali per la propria libertà e autonomia. Dilettante è quindi sinonimo di libero. Tuttavia, anche se "dilettante", Nelson presenta la sua relazione e una istituzione come Acm la accetta. Con questo giudizio Acm tributa un onore non solo a Nelson, ma anche a se stessa. Indica infatti di aver raggiunto un grado così alto di autorevolezza da non sentire la necessità di mettere in dubbio la propria capacità di giudizio.
Il contributo di Nelson e il premio per giovani studiosi
Non si lascia infatti intimidire dalla giovane età dell'autore, né dalla mancanza di qualifiche specificatamente attinenti, né dall'impostazione teorica piuttosto che applicativa. Ancora oggi Nelson continua ad essere invitato alle conferenze di Acm, e in particolare a quelle di uno dei 34 gruppi di interesse in cui è suddivisa Acm, il Sigweb che si occupa dello studio di ipertesto, ipermedia e web. Inoltre il nome e lo spirito di Nelson viene perpetuato nell'attribuzione di un premio di incoraggiamento per giovani studiosi. Si tratta di un piccolo premio in denaro, conferito dal 1999 al lavoro più innovativo presentato nelle conferenze annuali. Significativa è la condizione: deve trattarsi di un esordiente.
La relazione di Nelson del 1965
Il 24 agosto 1965 Nelson presenta la sua relazione: "A file structure for the complex, the changing and the indeterminate". Il progetto prevede un nuovo modo di strutturare i file di un sistema informatico. Tali file devono essere modificabili e dovrà essere mantenuta memoria di tutte le versioni, che potranno quindi essere confrontate. La ricerca avverrà per parola e per argomento e sarà possibile effettuare ricerche incrociate. Infatti l'informazione potrà essere cercata saltando da un riferimento all'altro seguendo dei legami, i link.
Impatto e diffusione del termine ipertesto
Inoltre, considerato che le possibilità di collegamento operate dalla mente umana sono imprevedibili e infinite, anche il sistema dovrà mimare l'intelletto umano e non porre limiti alle possibilità di collegare, estendere e modificare informazioni. Il sistema dovrà quindi essere tendente a infinito. L'ipertesto quindi è concepito solo nella dimensione online e in uno spazio potenzialmente infinito. Nonostante il termine ipertesto sia comparso nel 1965 si tende a farne risalire la nascita o alla diffusione del web, o all'interno di una tradizione scientifica e in particolare agli studi di Joseph Licklider e Vannevar Bush.
Licklider e la simbiosi uomo-computer
Licklider è uno psicologo sperimentale, esperto di acustica e lavora al Mit dal 1951. La sua popolarità però si diffonde solo a partire dal 1960, anno in cui pubblica il suo articolo Man-computer Simbiosis, che tratta di computer ma ha dei contenuti fortemente innovativi tanto da interessare l'ambiente governativo e in particolare l'Arpa che gli affida la direzione di Ipto, la sezione dedicata alla ricerca informatica. L'Arpa ha il compito di finanziare progetti innovativi a prescindere dal loro possibile utilizzo militare, e anche se sotto la direzione del dipartimento della Difesa, la politica di ricerca vigente ad Arpa è molto libera.
Scegliendo Licklider per l'incarico all'Arpa si decide di dare una chiara linea da seguire nella ricerca informatica e cioè favorire la simbiosi uomo-macchina. L'articolo di Licklider viene pubblicato su una rivista scientifica prestigiosa e si rivolge ad un pubblico di specialisti. L'aspetto particolare sta nell'utilizzo di un linguaggio che ricorre a molti prestiti dal lessico della biologia. Licklider infatti innesta biologia e psicologia in temi che riguardano i computer. Ancora oggi l'articolo colpisce per questo aspetto innovativo. Il lettore infatti viene condotto in un mondo di natura e non in un contesto tecnologico.
Tuttavia secondo Licklider non vi è alcuna frattura tra i due mondi, che anzi dovranno sempre più coesistere in simbiosi. Va però precisato che il concetto di simbiosi non è inteso in termini di protesi. La protesi infatti è solo un modo per sopperire ad una mancanza, mentre Licklider perora una relazione simbiotica tra uomo e computer, ossia un sistema capace di potenziarne reciprocamente le capacità. È evidente l'insegnamento di Wiener. Egli sosteneva infatti che l'uomo deve essere libero, in pace e in armonia sociale per poter sviluppare le proprie capacità creative e che le macchine devono quindi alleviarne la fatica, poiché l'uomo non può essere usato come macchina.
Il progetto Simbiont
In questa prospettiva però cambia anche il modo di intendere le macchine, che non devono essere solo in grado di svolgere le loro funzioni ma devono anche essere in grado di autoregolarsi e autogestirsi in caso di funzionamento difforme o erroneo. Devono quindi essere in grado di tornare indietro rispetto al momento in cui si è verificata la difformità e di conseguenza autoregolarsi o arrestarsi. Di questa impostazione Licklider è pienamente consapevole in Man-computer Simbiosis. Egli infatti chiarisce che le macchine allevieranno l'uomo dai lavori routinari liberandone le energie necessarie per sviluppare le capacità creative.
Alleviati dai lavori routinari gli uomini troveranno un ulteriore aiuto in queste macchine di nuova generazione, le macchine simbiotiche, ma stavolta non solo per svolgere azioni materiali ma per svolgere operazioni intellettuali. Un altro elemento particolare dell'articolo è costituito dal fatto che sia uno psicologo a parlare di computer. In realtà la formazione in psicologia costituirà un punto di forza, poiché permette a Licklider di prendere in esame aspetti non considerati rilevanti per gli altri, e cioè l'aspetto umano. In realtà Licklider ha sempre avuto dimestichezza con i computer, fin dagli anni della formazione universitaria, passando poi ad utilizzare i computer per i suoi studi sul cervello umano e successivamente a studiare i computer considerandoli come cervelli umani interconnessi.
Studio di fattibilità e il concetto di biblioteca elettronica
Durante la permanenza all'Arpa Licklider lavora anche ad uno studio di fattibilità, commissionatogli dal Council on library resources. Scopo della ricerca è quello di verificare la possibilità di sviluppare biblioteche elettroniche, alla luce delle nuove possibilità offerte dalle tecnologie informatiche. Il risultato della ricerca viene pubblicato nel 1965 in Library on the future. Il progetto per un nuovo modello di biblioteca elettronica viene denominato Simbiont, e risente della ricerca presso Arpa, visto che le tecnologie di rete vengono presentate come orizzonte possibile anche per un settore tradizionale come quello delle biblioteche.
Ancora una volta quindi Licklider opera un'ibridazione tra mondo umanistico e quello scientifico. In questa prospettiva la biblioteca non è solo un ambito professionale di antica tradizione ma anche un degno oggetto di trattazione scientifica. L'articolo si divide in due parti. La prima, che si rifà all'iterazione uomo-macchina, definisce l'area di indagine, ossia le biblioteche. La seconda è lo studio di fattibilità vero e proprio e rimanda alle esperienze delle banche dati. In effetti Simbiont è un sistema che dovrà svolgere un gran numero di funzioni che diventeranno quelle tipiche delle banche dati, come recupero per termine, possibilità di apporre modifiche, inserire note, aggiungere appunti, confrontare testi.
In questa prospettiva il termine "biblioteca" viene ad assumere un nuovo significato che si affiancherà a quello tradizionale, e che intende la biblioteca come "recupero di informazioni registrate su computer". Nel 1968 Licklider assiste alla realizzazione della prima biblioteca elettronica, la Rete. Ed è in questo momento che la ricerca tecnologica si svincolerà dal paradigma precedente (la biblioteca) e costruirà i primi progetti pensando al nuovo paradigma di riferimento (la Rete).
Il lascito di Vannevar Bush
Licklider però non si presenta come l'iniziatore di una linea di ricerca ma come il prosecutore e in particolare degli studi di Vannevar Bush. Questi nel 1945 aveva pubblicato l'articolo As We May Think, Come possiamo pensare, in cui propone il progetto di un sistema di gestione delle informazioni che anticipa molti concetti alla base dell'ipertesto e delle tecnologie legate al web.
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