L'abbigliamento della donna romana
"L'abbigliamento di una matrona non puoi vedere niente, tranne il viso" - Orazio, Satire I,2,94
L'abbigliamento della donna romana differisce a seconda dell'età e della posizione sociale. Infatti, all'interno della società del tempo, si distinguevano propriamente due stili di vita, per così dire, opposti: quello della fanciulla e quello proprio della matrona, differenti per quanto riguarda in particolare l'abbigliamento e le intenzioni. Si può dire che, rispetto a una vita "da fanciulla", quella "da matrona" era assai più complicata, a parer mio parzialmente difficoltosa e soprattutto rigorosa. "Ora gli uomini deve tenerli alla larga, come ha visto fare a sua madre. Una matrona non richiama, ma allontana gli uomini". (libroprof AUGENTI)
La scelta degli abiti
Occorre, però, precisare che la matrona aveva la facoltà di scegliere gli abiti che preferiva, e quindi anche di optare per quelli dotati di colori splendenti e di ricchi tessuti sgargianti; ciò, però, le era concesso unicamente all'interno della propria abitazione. Infatti, fuori casa, era costretta a evitare in tutti i modi di attirare l'attenzione su se stessa; gli uomini potevano persino ripudiare la propria moglie, nel caso in cui lei per strada scegliesse di non coprirsi il capo con il velo o con il mantello. Difatti, ogni accessorio o indumento che la donna indossava, ricopriva un ulteriore ruolo, ovvero, era carico di un significato più importante non celato: in questo specifico caso, "coprirsi il capo era un vero e proprio avvertimento", una specie di "messaggio in codice" che indicava la rispettabilità della donna, alla quale non era possibile avvicinarsi, poiché ciò avrebbe comportato delle gravi sanzioni.
Insieme a questo, il vestire la stola era un ulteriore indumento che favoriva il lancio di un chiaro ammonimento: essendo maritata, la donna era protetta da leggi severe e, se animati da cattive intenzioni, occorreva starle lontani.
Bellezza e abbigliamento
Per essere belle le ragazze romane dovevano essere magre e le madri le costringevano a drastiche diete, anche se non tutti erano d'accordo. Tendenzialmente, però, la magrezza era considerata bellezza, al pari di oggi. Plinio il Vecchio si scandalizzava: "Oggi si vanno a comprare i vestiti di seta in Cina, si vanno a pescare le perle in fondo al Mar Rosso, a trovare nelle viscere della Terra gli smeraldi, oggi addirittura si è inventati di bucarsi il lobo delle orecchie: non bastava portare i gioielli nelle mani, sul collo o fra i capelli, dovevano essere conficcati anche nel corpo."
Abiti maschili e femminili
La differenza tra vesti maschili e femminili non consisteva tanto nella foggia, quanto piuttosto nei tessuti e nei colori. Infatti, anche le donne romane utilizzavano la tunica, conforme al vestiario maschile, ma esse indossavano in aggiunta la stola, ossia l'abito nazionale, come la toga per i maschi adulti. Questa, che ha subito attraverso il tempo vari mutamenti a seconda della moda, era in origine una sopravveste molto ampia, che scendeva sino ai piedi, stretta in vita da un cingulum (talvolta le cinture sono due, una più alta e l’altra sui fianchi) e chiusa sul petto da una fibbia, oppure sulle spalle da bottoni ornati di pietre preziose; le maniche potevano essere lunghe o corte; nella parte inferiore la stola era ornata da una striscia di porpora o da una balza ricamata in oro.
Talvolta, al posto della stola, come tunica superiore si indossava la subucula, che era di lunghezza varia, ma mai fino ai piedi (per cui la parte inferiore della subucula rimaneva in vista); somigliava al chitone greco, ma aveva i fianchi sempre cuciti; i margini superiori, invece, venivano accostati con fibule o cammei, in modo tale da creare due false maniche lunghe quasi fino al gomito.
Infine, esisteva la recta, equivalente a una tunica bianca, sprovvista di maniche, aderente alla vita e scampanata in basso; era il vestito delle giovani spose romane, completato dal "flammeum", dal nome, un ampio velo color giallo fiamma, che andava posto sul capo e fatto scendere sul retro.
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