1905: La presa di Roma
Alle origini del cinema italiano
Presentazione: una breccia nello schermo
Il 20 settembre 1905 a Porta Pia, Roma viene proiettato su un enorme schermo di tela bianca il film La presa di Roma di Filoteo Alberini. Il film è considerato come il primo film italiano; o meglio, l’avvio della cinematografia, l’industria cinematografica italiana. Alberini & Santoni è il primo stabilimento italiano di manifattura cinematografica e La presa di Roma è il suo primo prodotto. Dei 250 m del film fondativo ne sopravvivono solo 75.
Il film è stato realizzato da Alberini in vista delle celebrazioni del 35º anniversario della presa di Roma. Quindi il film viene proiettato a Roma, all’aperto, nei pressi di Porta Pia, nel corso delle affollate manifestazioni commemorative dell’evento. Questa celebrazione assume il modello francese della festa civica. Per il 35º anniversario è prevista una intera settimana di festeggiamenti nel mese di settembre. Per il 20 settembre si stimano 100.000 persone di cui circa 40.000 pellegrini da tutte le parti d’Italia. Parate e comizi, scoprimento di lapidi e monumenti, competizioni sportive, gare di tiro a segno, banchetti, fuochi d’artificio, bande musicali e balli. Ma è la sera verso le 22, che si svolge il grande spettacolo: la presa di Roma - 20 settembre 1870.
Il quotidiano La Tribuna riferisce il giorno successivo: “Il film fu proiettato più volte sulla tela in principio di via Nomentana e le migliaia di persone che assistevano allo spettacolo scoppiarono spesso in entusiastiche acclamazioni, poiché il cinematografo riproduceva la ricostruzione di episodi che 35 anni or sono fecero palpitare i cuori di tutti gli italiani”. Una rappresentazione pubblica e gratuita che vede svolgimento nei luoghi stessi dei fatti rappresentati. Di fronte a un pubblico di massa. E tra il pubblico c’è senz’altro chi ha assistito alla presa di Roma o comunque ne riserve memoria viva. La presa di Roma è un avvenimento ancora troppo prossimo per essere consegnato al passato, è ancora di attualità. Il film non è una ricostruzione storica ma una attualità ricostruita. Allora quei spettatori non sono lì a contemplare passivamente lo spettacolo della storia, ma a viverlo o a riviverlo.
L’attualità ricostruita consiste nella messa in scena cinematografica di fatti di attualità: cronaca o politica, sciagure e catastrofi, cerimonie pubbliche, incoronazioni, attentati, guerre e rivoluzioni. I fatti storici recenti trascorrono nell’attualità. In quanto ricostruita l’attualità non è autentica, non di meno pretende ad una certa verisimiglianza. L’essenziale è che i fatti rappresentati oltre che conosciuti siano già sensazionali o resi spettacolari.
Suddivisione della materia narrativa in quadri
Alberini procede a una suddivisione della materia narrativa in quadri: sette quadri, ciascuno alternato a una didascalia, o piuttosto da una didascalia annunciato; i quadri illustrano le didascalie, e le didascalie hanno funzione dei titoli ma comprendono pure battute famose e definitive.
- Il parlamentare Generale Carchidio a Ponte Milvo
- Dal generale Kanzler. Niente resa!
- Al campo dei bersaglieri – All’armi!
- L’ultima cannonata
- La breccia a Porta Pia – All’assalto!
- Bandiera bianca
- Apoteosi
Il termine quadro è corrente all’epoca: è utilizzato dallo stesso Alberini e corrisponde all’espressione francese tableau, da tempo invalsa nel campo delle vedute animate. La suddivisione della materia in quadri salienti è un procedimento pittorico teorizzato nel settecento e prende il nome di tavolazione. Nel 1905, questo è l’assetto delle vedute animate della cinematografia francese e americana. Anche del La presa di Roma: così Alberini, in un solo colpo, si adegua alle forme di rappresentazione cinematografica ritenute più avanzate.
L’apoteosi è un quadro emblema che non ha nessun nesso narrativo con i quadri precedenti ma è un quadro simbolico. Più precisamente, si tratta di un quadro allegorico visibilmente improntato alla iconografia religiosa, nel quale le figure sono messe in una disposizione architettonica barocca: in mezzo alle nubi (profilate in sagoma), in basso (nel posto che sarebbe dei santi e dei committenti) stanno Mazzini e Garibaldi da un lato, Cavour e Vittorio Emanuele II dall’altro; dietro, rispettivamente, il Quirinale e il Campidoglio; al centro, in posizione dominante, l’Italia turrita in sembianze di donna che reca in una mano la palma e nell’altra il tricolore. Sopra la sua testa, una stella raggiante sabauda. Il popolo non è figurato ma appartiene comunque alla rappresentazione: gli spettatori sono fuoricampo ma sono presenti come popolo.
La presa di Roma oggi
La presa di Roma è oggi un film intristito e guasto. Misurava 250 m, adesso è ridotto a 75 m. Dei sette quadri originali restano solo quattro e questi sono calati in lacune. Il settimo quadro poi è un fotogramma congelato (freeze frame). I fotogrammi risultano di formato incongruo, privi di colorazioni, e la qualità fotografica è pessima. Il negativo è da ritenersi perduto.
Nascita di una nazione – Gian Piero Brunetta
Tra tutte le cinematografie, quella italiana nasce ritardata. Di circa una decina d'anni. La cosa, anziché creare complessi di inferiorità diventa paradossalmente il punto di forza, quello che consente al cinema italiano un immediato decollo sul piano internazionale. La presa di Roma è il primo colosso che subito rivela potenza e ambizione di sfidare in campo aperto la produzione altrui.
Una fonte indispensabile per la ricostruzione che possa avvicinare ulteriormente i 75 m superstiti ai 250 della versione originale è il racconto di Gualtiero Fabbri al “Cinematografo” pubblicato nel 1907, e il n° 1 del Bollettino Alberini & Santoni. Grazie a una documentazione abbastanza consistente è apparso evidente anche dei documenti consultati fra le fonti giornalistiche romane che il successo del film era garantito dall’esperienza mai raggiunta sul piano della ripresa, per l’importanza storica dell’argomento, dalla cura con cui erano riprodotte le uniformi e della verisimiglianza delle azioni ed altri fattori. L’Alberini & Santoni aveva scoperto fin dal suo primo film e la propria vocazione narrativa: i quadri, pur rimanendo staccati, seguivano la cronologia degli avvenimenti secondo la loro disposizione logica e temporale. La lunghezza era quella media della produzione internazionale, sotto i dieci minuti.
Grazie ad altre documentazioni sembrerebbe che l’anteprima nazionale vera e propria fosse al Cinematografo Artistico, il 16 settembre a Livorno. Bisogna riconoscere inoltre che il film si pone nell’atto di costituirsi fin da subito come monumento e memoria di un evento che ha portato, dopo secoli di divisioni e dominazione straniera, alla nascita della nazione.
Possiamo inoltre sapere anche qualcosa di più sulle intenzioni profonde ideologiche che guidano il film: Alberini è massone ed iscritto a una loggia Fiorentina; della stessa organizzazione fanno parte anche il presidente del consiglio e alcuni ministri, e riceve aiuti da ogni parte per portare a termine la sua opera e per la proiezione pubblica a Porta Pia.
Punti di interesse
- Rispetto al cinema francese il cinema italiano nasce come grande evento collettivo laico (non 33 persone come gli spettatori delle Salon Indien 1895 ma alcune migliaia alla proiezione del settembre 1905).
- Gli autori creano già all’atto di nascita del cinema un’opera monumento della storia nazionale.
- Alberini apre e indica la strada della possibilità di servirsi del cinema come mezzo per viaggiare nel tempo e far rivivere le glorie del passato.
- Il cinema è il luogo ideale in cui poter far rivivere le dimensioni della realtà e quelle simboliche.
- La presa di Roma sviluppa, anche se ad un livello molto elementare, i suoi quadri come l’assediamento di un poema epico, mostra un tipo di narrazione che conduce all’apoteosi.
- Alberini cerca di confrontarsi con le arti figurative e la grande opera, ignorando del tutto il cinema destinati padiglioni degli ambulanti o delle sale dei café.
- A giudicare dalla commossa partecipazione agli episodi del film pare che la folla di spettatori non avverta affatto la presenza dello schermo di fronte alla breccia di Porta Pia e provi come soggetto unico quella straordinaria condizione di perdita dei confini dell’io e di partecipazione diretta all’evento.
- Il film è la vocazione al film storico presente nel codice genetico del cinema italiano.
La presa di Roma atto un taglio netto nei confronti del cinema ambulante e va subito alla conquista del pubblico urbano. Nulla di tutto questo è finora venuto in nessuna cinematografia internazionale.
1905 e dintorni: L’avvio dell’industria cinematografica italiana – Aldo Bernardini
Il 1905 è l’anno in cui prendono corpo le prime iniziative produttive serie nel campo del cinema. A Roma il pioniere che si muove per primo in quella direzione è l’esercente, inventore e cineamatore Filoteo Alberini, mentre a Torino è Arturo Ambrosio. Alberini comincia ad occuparsi di cinema nello stesso modo degli sconosciuti ambulanti che, avendo appreso la lezione imparata dagli operatori Lumière, cominciano a utilizzare le prime macchine da presa e da proiezione per girare attualità dal vero. Anche Alberini verso la metà del 1904 comincia a girare dei film di attualità. L’apertura del suo Cinematografo Moderno a Roma costituisce il primo segnale di reti di sale stabili in Italia. A Roma nel corso del 1904 sono stati individuati ben 12 luoghi destinati in via esclusiva al cinema, ma soltanto quattro con un certo carattere di continuità e di stabilità.
Alberini dà nuovo impulso alle sue sale avviando un’attività propriamente industriale, fondata su una vera e propria manifattura sul modello di quelle che già da una decina d’anni sono entrati in attività in Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Nasce così verso la fine dell’estate del 1905, la società di fatto Alberini & Santoni, che in pochi mesi riesce a realizzare una prima serie di film, 14 o 15. Il film è più originale e ambizioso girato dalla società e naturalmente La presa di Roma.
La macchina delle meraviglie
La moltiplicazione delle sale presuppone la messa a punto di una tecnologia di produzione che assicuri alle immagini nitide abilità sufficienti per consentire allo spettatore di guardarle senza rovinarsi gli occhi. Agli inizi al centro dell’attenzione del pubblico c’è l’apparecchio, la macchina delle meraviglie che consente di riprodurre la realtà su di uno schermo. L’elemento del richiamo non è quindi costituito dai film, ma dal nome dell’apparecchio o dell’ambulante o della compagnia che li propone al pubblico. Il perfezionamento della tecnologia consente nel giro di qualche anno di migliorare notevolmente la qualità, stabilita e nitidezza delle immagini proiettate.
A poco a poco ci si rende conto dell’importanza dei film che compongono lo spettacolo e che devono essere continuamente cambiate per non annoiare. Il pubblico comincia a manifestare le proprie preferenze per un genere o per l'altro, condizionando quindi le scelte di esercente produttori. È d’ora in poi che i produttori comprendono la necessità di organizzare meglio il ciclo produttivo dei film, di allestire stabilimenti e teatri di posa e di assumere personale specializzato. È questa serie di fattori, interni ed esterni all’organizzazione del cinema nei vari paesi, a far sì che la nascita dell’esercizio stabile segni il momento di passaggio dal periodo dei primordi a quello che vede l’inizio di una vera e propria storia del cinema. È proprio negli anni intorno al 1905 che, in Europa come in America, si realizzano le condizioni favorevoli per questo passaggio epocale, che vede la costituzione dei primi circuiti di sale stabili.
La tecnologia
Già nel 1896 erano disponibili proiettori capaci di funzionare senza energia elettrica, ma probabilmente per una questione di costi e per la relativa penuria di personale specializzato la manovella a mano doveva restare ancora a lungo la regola nelle sale cinematografiche. Nel 1905 molti proiettori avevano ancora i difetti caratteristici che determinavano scintillii e instabilità dell’immagine. Il proiettore della Pathé ebbe successo anche nel mercato americano: era dotato di bobine da 120 m. Negli anni precedenti a rendere difficoltosa la circolazione dei film c'era poi la varietà dei formati delle pellicole e delle velocità previste per il loro scorrimento in ripresa e quella dei sistemi di perforazione, che resteranno a lungo artigianali effettuati a mano.
Minore importanza per lo sviluppo del primo cinema ebbero invece gli apparecchi per la ripresa, che avevano una diffusione più limitata e risultavano difficili da reperire, poiché richiedevano in chi le usava maggiori conoscenze tecniche e maggiori disponibilità finanziarie rispetto ai proiettori. Nell'arco dei primi 10 anni dal primo lancio del cinema, l'Italia era rimasta quasi del tutto estranea alla corsa delle invenzioni e degli inventori.
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