Che materia stai cercando?

1905 - Alle Origini del Cinema Italiano

Le origini del cinema italiano : riassunto su Filoteo Alberini e il primo film italiano "La presa di Roma", gli albori dell'industria cinematografica italiana e quadro storico dell'epoca. Università degli Studi di Bologna - Unibo. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Filmologia docente Prof. M. Canosa

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

8

Il soggetto doveva essere all’altezza dell’evento e probabilmente Alberini lo aveva individuato già da

tempo: il cinema italiano nascente avrebbe riproposto sullo schermo la vicenda conclusiva del

risorgimento, il definitivo atto di nascita dell’Italia unita. Un soggetto nobile, Di elevato valore

morale, grande rilevanza simbolica.

Il titolo esplicito, diretto voluto da Alberini, La Presa di Roma – 20 settembre 1870, doveva

rimanere marchio di origine della industria cinematografica italiana.

Nel settembre del 1904 alberini si reca nel piazzale di Porta Pia per documentare con la sua

macchina da presa le solenni celebrazioni del 20 settembre.

Stabilito il soggetto, Alberini si dedicò alla struttura del film che, secondo la consuetudine

dell’epoca, doveva esporre i fatti attraverso quadri distinti: 7 quadri che fissavano gli episodi salienti

della vicenda. La descrizione dei sette quadri della presa di Roma fu fedelmente riportato nel

“Bollettino n°1” della Alberini & Santoni, unica testimonianza di quei brani del film oggi perduti.

1. il parlamentare Generale Carchidio a Ponte Milvo

il 17 settembre il generale Carchidio viene mandato a chiedere la resa di Roma senza una inutile e fusione

di sangue.

2.Il Generale Carchidio e il Generale Kanzler al Ministero delle Armi

Il generale Ermanno Kanzler riceve Carchidio ma non accetta l’ultimatum presentatogli a nome del

generale Cadorna, e ostinato a voler opporre una tenace resistenza alle truppe assedianti, congedò il

parlamentare italiano, ripetendogli risolutamente “niente è resa!”

3. L’alba del 20 settembre al campo dei bersaglieri

È l'alba del 20 settembre: la brigata Modena è accampata sulla via Nomentana. Il trombettiere squilla

l'allarme: tutti i militi sono in piedi, levano il campo, comprendono che l'ora della battaglia è imminente e

al grido di “viva l'Italia” “viva Roma” si slanciano all’assalto della città. Lontano, da porta San Lorenzo,

già tuonava il cannone.

4. L’ultima cannonata

Uno dei pezzi di artiglieria spara l’ultima cannonata, prima che sulla croce della cupola di San Pietro

apparisse la bandiera bianca.

5. La breccia a Porta Pia – All’assalto!

Mentre tuonava il cannone, il 12º battaglione bersaglieri al comando del maggiore Pagliari si slanciò

valorosamente all’assalto della breccia difesa dai zuavi pontifici. Nel combattimento il maggiore venne

colpito da piombo nemico e cade sotto le mura della città.

6. Bandiera bianca

Pio IX comprendendo che sarebbe stata cosa vana e dannosa prolungare la resistenza, diede ordine al

generale Kanzler di fare issare bandiera bianca, segnacolo di resa e pegno di pace, sulla croce della

cupola di San Pietro. Roma era conquistata all’Italia.

7. Apoteosi

Il sogno di Cavour, di Vittorio Emanuele II, di Garibaldi e di Mazzini si è finalmente avverato. La stella

sabauda il rabbia e il Campidoglio e il quirinale e l’Italia, libera e indipendente, tributa ai suoi grandi

9

fattori la palma della vittoria e il plauso del popolo cui la gloriosa data del 20 settembre ha schiuso una

novella Era di prosperità, di pace, di amore.

Un film come i migliori

Osservazione di modelli come il film di Melies e quelli prodotti per la Pathé hanno senz’altro

influito sull’organizzazione della materia narrativa dei film di alberini . In ogni caso l’assoluta novità

sta nell’allestimento scenografico e nella messinscena. Per la prima volta un film italiano poteva

godere delle infrastrutture di un autentico teatro di posa. Al momento di allestire gli interni de la

presa di Roma, alberini non ebbe dubbi, affidando il compito a un noto scenografo teatrale, il

professor Augusto Cicognani, la cui opera fu segnata con orgoglio sull’opuscolo pubblicitario del

film. Ma il sodalizio con il teatro non si limitò alla scenografia, e per l’interpretazione dei due ruoli

principali vengono ingaggiati due attori professionisti che avevano già caricato con successo le tavole

del palcoscenico: Carlo Rosaspina e Ubaldo Maria del Colle. la data dell'inizio delle riprese

effettuate dallo stesso alberini non è conosciuta ma si presume che i tempi per la realizzazione del

film non dovettero essere brevi.

A logica, la pellicola sarebbe stata realizzata in un tempo tra la metà di luglio, periodo in cui il teatro

di posa iniziava essere disponibile, e la fine di agosto 1905, quando il film risulta ormai pronto.

Una delle più rilevanti novità sperimentate da alberini e che aveva ben pochi precedenti, fu l’idea di

filmare le scene in esterno, laddove si erano realmente svolti gli episodi narrati del film. La maggiore

difficoltà probabilmente fu la ripresa del quinto quadro, in cui veniva rappresentato l’assalto dei

bersaglieri alla breccia: il coordinamento in esterno di un così alto numero di comparse, autentici

soldati messi a disposizione del regista. Il risultato fu comunque eccellente, coinvolgente, seppure

primordiale.

Dei sette quadri, furono realizzati all’aperto il 1°, il 5°, e quasi certamente il 3° oggi disperso. Il 4°

quadro, l’ultima cannonata, ne è rimasto solo una fotografia riprodotta sulla copertina del

“bollettino”, fu verosimilmente ripreso in uno studio con l’allestimento di un apparato scenico e un

fondale dipinto. Pare che con il medesimo procedimento venne probabilmente girando anche il 6°

quadro, bandiera bianca, oggi assente nelle copie superstiti. Realizzato in alternanza tra interno ed

esterno è il 2° quadro che risulta oggi il più esteso, mentre il 7° quadro di cui oggi rimane una

brevissima testimonianza, venne ripreso all’interno del teatro di posa.

Le copie del film oggi disponibili, oltre a essere gravemente danneggiate, sono in bianco e nero. La

copia presentata alla prima ufficiale di Roma, il 20 settembre 1905, era certamente a colori. La

pellicola era colorata a mano, tecnica assai diffusa all’epoca. Alberini aveva una cospicua esperienza

in questa pratica, avendo iniziato a colorare manualmente parti delle pellicole acquistate già all’epoca

della sua prima attività di esercente a Firenze. Almeno una o più copie della presa di Roma erano

colorate, il vero problema è stabilire se l’intervento cromatico era previsto per tutti quadri o solo per

alcuni.

Il 7° quadro era certamente quello che più si prestava alla coloritura. In un racconto scritto nel 1907

da Gualtiero fabbri, che evidentemente aveva visto il film, è esplicitamente riferito: “ e sul gran

quadro, nel vasto campo della tela di calicot, apparve, vivamente illuminata del proiettore della

cabina e a lettere cubitali rossicce, La presa di Roma”.

Tra tutte le particolarità tecniche che impressionano questo primo film italiano vi è anche l’elevato

metraggio: il film misurava ben 250 m e questa peculiarità faceva del film di alberini un vero e

proprio colossal.

Leggendo le descrizioni dei quadri inserite nel bollettino n°1 della Alberini & Santoni si può notare

che almeno alcuni dei quadri in questione potrebbero aver avuto originariamente uno sviluppo in due

scene o almeno in due inquadrature. In particolare riguardo al 4° quadro, purtroppo andato perduto.

Del 7° quadro sorge il dubbio che In realtà la scena abbia uno sviluppo dinamico, che non è

compreso in quegli otto secondi a noi giunti: è stata ritrovata una foto in cui è riprodotta la scena del

quadro, ma con vistose ed in equivocabili differenze. Se nel film i padri della patria sono raffigurati

10

immobili, nella foto rinvenuta gli eroi del Risorgimento si agitano, sbracciandosi verso l’allegoria

della patria che in questo caso ha le braccia distese lungo i fianchi e non tiene più sollevato il ramo di

palma.

Attualità politica

Il valore simbolico del 7° quadro è invece del tutto chiaro: con l’immagine conclusiva del suo film

alberini vuole rendere omaggio, in modo plateale e solenne, agli artefici delle lotte risorgimentali.

La presa di Roma viene inoltre considerata come il prototipo del film storico italiano.

Principalmente perché, avendo girato alcune scene in esterni, Alberini con questa innovativa

soluzione faceva dell’ambiente reale un set cinematografico di grande forza simbolica ed emotiva:

l’utilizzo delle rovine storiche, dei palazzi rinascimentali e delle chiese gotiche fu un espediente

scenico sfruttato con enorme successo da successivo cinema storico in costume. Alberini poi nel suo

film sperimentò il primo rudimentale movimento di massa delle comparse in scena, altra prerogativa

che divenne peculiare nel filone dei pepla.

L’individuazione del soggetto fu ben meditata: consapevoli della mancanza di una consolidata

tradizione unitaria, le istituzioni del neonato Stato italiano avevano individuato nel risorgimento il

solo riferimento aggregante, l’unico potenziale elemento laico di coesione su cui fondare una seppur

fragile identità nazionale. Per questa adesione all’attualità la presa di Roma può difficilmente essere

associato alla successiva produzione storica dei film in costume del cinema italiano. Alberini non si

limita ad affrontare un argomento storico, ma piuttosto rinvigorisce, rivivifica un episodio referente

di principi e valori che dopo 35 anni rimanevano vitali per l’esistenza stessa dello Stato italiano.

L’autore si distingue dalle successive ricostruzioni storiche del nostro cinema, che si volgevano

piuttosto alla classicità, al mito, è una storia remota; film che non sollecitavano una partecipazione

attiva nella contemporaneità la parte del pubblico.

( il film è stato paragonato a Roma città aperta di Rossellini, considerandoli entrambi fondative di un

nuovo corso del cinema italiano e allo stesso tempo testimoni attivi di un momento storico di

rinnovamento e di emancipazione).

Il 20 settembre è dunque il punto di avvio di una nuova era che in cui si potrae, a sua difesa, sia con i

padri della patria e i valori fondamentali del Risorgimento. Del resto anche l'iconografia dell'ultimo

quadro conferma l'indissolubilità di quei principi morali e civici fissati dalle lotte risorgimentali. La

didascalia annuncia che si tratta di un’apoteosi, elevazione al grado di divinità di un essere mortale.

I padri della patria, sospesi tra le nuvole, rivolgono lo sguardo verso di lei, l’Italia turrita in veste di

donna che, dall’alto, stretta al tricolore, li consacra sto levando su di loro un ramo di palma.

L'idea che l'episodio proiettato sullo schermo non fosse stato ripreso dal vero ma ricostruito in teatro

di posa era ininfluente: essenziale era invece l’illusione di realtà, che suscitava un profondo

turbamento e la massima partecipazione.

Alberini fu certamente suggestionato da altri film, come quelli di Melies e di Ferdinand Zecca, di

attualità che ebbero straordinario successo. Per il taglio delle immagini, la centralità dell’azione,

l’incalzare del racconto, che sembrano imitare lo stile dei reportage dei periodici illustrati dell’epoca.

Del resto alberini aveva lunga esperienza nella registrazione della cronaca attraverso la macchina da

presa, vista la grande produzione di attualità autentiche che proponeva nelle programmazioni del

Moderno.

Lo stesso alberini scrivendo il bollettino della sua società che “ per eseguire questa importante

cinematografia si è fatto tesoro di più minuti particolari storici desumendoli dal giornale e dalle

cronache del tempo”. Infatti dal 1870 in avanti, in occasione di ogni celebrazione patriottica,

venivano stampate e diffusi al pubblico un gran numero di pubblicazioni tra cui opuscoli, volumi

didascalici spesso integrati da dettagliata cartografia curata quasi sempre da militari, che

descrivevano accuratamente le fasi e i personaggi delle varie battaglie del Risorgimento.

11

A rendere il film il più verosimile possibile fu il diretto interessamento delle massime cariche

dell’esercito: “ il ministero della guerra ha gentilmente concorso a questa cinematografia accordando

soldati, cavalleggeri, artiglierie, uniforme ed armi”.

L’autenticità degli episodi rappresentati nel film era ulteriormente sottolineata, specificando che “gli

scenari sono stati riprodotti dal professor Augusto Cicognani su fotografie eseguite dal Tuminello il

21 settembre 1870 ed altri dal vero.” Tuminello fu uno dei primi fotografi italiani; il 21 settembre

1870 all'indomani della liberazione di Roma, prese numerose foto della breccia e negli altri luoghi

della battaglia. Nel 1903,2 anni prima la realizzazione del film di alberini egli mise all’asta tutto il

suo archivio di positivi e negativi.

Le immagini del rito laico

Con il 20 settembre 1870 si era idealmente completato il disegno risorgimentale per la realizzazione

di uno Stato unitario libero e laico. Negli anni a seguire il Vaticano propose un perdurante

atteggiamento di chiusura nei confronti della creazione dello Stato italiano. Questo provocò una

spaccatura verticale nel paese, alimentando una profonda conflittualità tra mondo cattolico e organi

civili dello Stato. (esempio salma di Pio IX quasi buttato nel Tevere).

Nel 1905 la tensione si era decisamente stemperata ma il papato continuava a considerare illegittima

l’autorità dello Stato italiano. Negli anni successivi al 20 sett 1870, i tentativi di laicizzazione e di

radicamento dell’identità nazionale, messi in atto dalle istituzioni, avevano incontrato insormontabili

ostacoli per colpa dell’influenza della Chiesa, soprattutto nei riguardi delle masse rurali, dei ceti

meno abbienti e meno scolarizzati.

Si decise di adottare una terminologia mutata abbondantemente e dal modello cattolico: riferendosi

agli eroi risorgimentali, venivano utilizzate per la tv come martire e apostolo, i cimeli diventavano

reliquie, porta pia era ribattezzata porta santa. Ai santini si opposero le cartoline celebrative e le

figurine dei corpi militari, la patria si affiancò alla Vergine quale madre suprema.

Lo Stato laico tentava di opporsi con tutti i mezzi alla supremazia che la chiesa continuava a

mantenere sul territorio e sulle classi meno ambienti: in questa lotta di segni, di messaggi ed

immagini l’utilizzo di mezzi di divulgazione popolare era evidentemente decisiva. La presa di Roma

era l'ennesimo tentativo di fissare, in questo caso con un film, l'immagine definitiva di una bandiera

bianca è stata sulla croce di San Pietro. I momenti di liturgia collettiva laica si traducevano nelle

commemorazioni patriottiche: tra le tante ricorrenze, quella del 20 settembre.

Pochi giorni prima dell'esordio ufficiale a Porta Pia, alberini ebbe conferma della buona riuscita del

suo lavoro: la presa di Roma venne infatti proiettato in anteprima al cinema artistico di Livorno, di

proprietà di Achille Mauri, già esercente a Roma e direttore della società italiana cinematografi che

nel 1905 deteneva la gestione di 18 cinematografi sparsi in tutta Italia. Grazie all’ottimo rapporto

instaurato da alberini con la stampa egli riuscì a creare nella capitale un clima di attesa per l’evento.

L’entusiasmo della folla fu incontenibile, l’illusione di realtà straordinaria: sulle norme telo bianco i

bersaglieri, esattamente dopo 35 anni, ritornavano a varcare la breccia e si ri­prendevano Roma. Alla

vista dell’ultimo quadro il clima X raggiunse l’apice, perché di fronte a migliaia di spettatori festanti

si materializzava la consacrazione dello Stato laico.

Smaltita l’euforia dello straordinario successo, alberini mise il film in cartellone al moderno,

annunciato su i tamburini di quotidiani come “ la presa di Roma a colori, grandiosa cinematografie

storica opera del direttore signor Filoteo Alberini”. Il film e rimase in programmazione fino a 29

settembre ed ebbe un buonissimo esito commerciale.

Il comitato e la massoneria

Alberini ebbe un incondizionato appoggio da parte del comitato per i festeggiamenti del 35º

anniversario della presa di Roma, un organismo tanto influente da fare recedere il sindaco rispetto ad

una decisione già presa ufficialmente. Grazie all’intercessione del comitato, alberini ottenne di

12

posizionare lo schermo esattamente dove 35 anni prima si erano svolti i fatti, un luogo elettivo che

contribuì non poco ad accrescere la suggestione e di fascino dell’evento.

Il comitato per i festeggiamenti non era una semplice organizzazione civica, ma un gruppo di potere

talmente influente da portare, senza timori reverenziali, un diretto e durissimo attacco all’indirizzo

del sindaco. il 30 agosto il medesimo comitato minacciava il sindaco di denunciare alla stampa il suo

scarso attaccamento alla ricorrenza del 20 settembre e dunque sua manchevole amor patrio. Il

sindaco rispondeva con una strisciante campagna denigratoria rispetto all’operato dell’organizzazione

civica, utilizzando la stampa moderata e conservatrice di Roma.

All'interno dei comitati preposti alla promozione all'organizzazione delle celebrazioni patriottiche vi

era un forte e influente presenza massonica. La massoneria, dal 1870 in poi, riveste un ruolo basilare

nella vita politica e sociale del paese. All’indomani dell’unità la massoneria fu in grado di inserire

molti fratelli ai vertici della vita politica nazionale. Garibaldi, Crispi, Depretis risultavano affiliati

alla società. Per la massoneria il 20 settembre era una data cruciale: la fede negli ideali del

Risorgimento, la difesa della laicità dello Stato, l’esaltazione del libero pensiero contro ogni forma di

oscurantismo, la fiducia nel progresso e nella scienza e la convinzione che l’uomo dovesse essere il

costruttore di se stesso erano valori condivisi da tutti gli affiliati senza distinzione.

Anche alberini era un massone: nel libro matricole della loggia di Firenze fu registrato con il numero

620. Nel repertorio di riprese dal vero Girate per il moderno ricorrono con frequenza alcuni soggetti

connessi all’ideale massonico: patriottismo, difesa dello Stato, celebrazioni istituzionali, attività

solitarie educative.

Un'attenta analisi de La presa di Roma rivela alcuni dettagli iconografici che possono essere

ricondotte alla filiazione del realizzatore. Osservando i quadri si riscontrano alcuni elementi della

simbologia massonica: ricorrenza dei numeri sacri della ritualità liberomuratoria; il tre il cinque il

sette: sette sono i quadri del film come sette sono gli elementi che compaiono nell’ultimo quadro

allegorico ( Quattro padri della patria, l’Italia, il Campidoglio e il quirinale); sempre nell’ultimo

quadro Cavour ostenta una mano sul petto con le dita disposte nel segno del tre, mentre cinque sono

le figure in primo piano. Anche la stella che sovrasta l’immagine finale può essere interpretata come

un simbolo massonico. Pare che alberini abbia scelto la città di Livorno come anteprima del suo film

poiché non solo la città si distingueva per l’elevata concentrazione di sale cinematografiche ma anche

di logge massoniche.

Alberini inoltre non si accanisce contro il Vaticano, non è sancisce l’abolizione, ma ribadisce con

forza la supremazia dello Stato laico, che non può e non deve tollerare ingerenze da parte della

Chiesa nella gestione della cosa pubblica.

La pedagogia dello spettacolo

Con la nuova situazione venutasi a creare dopo il rinato interesse per la politica da parte dei cattolici,

la massoneria accentuò ancor di più la sua vocazione pedagogica laica e popolare. le logge

organizzavano esistevano biblioteca ambulante, scuole operaie, ricreatori giovanili, università serali

per sottrarre le classi meno ambienti alla fitta rete delle scuole confessionali. Bisogna precisare che

essi miravano non tanto a programmi scolastici di eccellenza, ma piuttosto al radicamento di una

educazione civica di tipo laico.

La storia risorgimentale era al centro del progetto pedagogico proposto dalla massoneria e sostenuto

da una gran parte della classe dirigente liberale. Su questo specifico aspetto vi era un accordo

completo tra Guido baccelli e Raffaello Giovagnoli, i due componenti massoni del comitato esecutivo

che promosse il film di alberini: del resto il film sembra inserissi perfettamente in questa strategia di

promozione del Risorgimento.

È evidente che in un così meditato disegno pedagogico rivolto innanzitutto ai ceti popolari, anche il

cinematografo doveva fare la sua parte nell’inculcare senso delle istituzioni e spirito patriottico. Il

film, in quanto rappresentazioni eminentemente visive, erano ritenuti immediatamente comprensibili

anche agli analfabeti vuoi semianalfabeti che, in Italia, ancora nel 1905, costituivano una cospicua

13

percentuale della popolazione. Come sosteneva infatti il saggista francese Gustav Le Bon, la

concentrazione di più persone, emotivamente coinvolte da un medesimo fattore scatenante rendeva il

gruppo stesso un’entità indistinta , accomunata da una potenziale incremento del tasso di eccitazione

e di recettività.

Per questo motivo nei primi anni del novecento la massoneria organizzò centinaia di luoghi di

adunanza per bambini, ragazzi e adolescenti , Chiamati ricreatori o educatori, dove le giovani

generazioni di italiani alternavano momenti di svago o dedicati alle attività sportive a lavori manuali

e a sedute di studio. L’organizzazione era ispirata a quella militare, con relative divise per i piccoli

partecipanti. Era una risposta laica al proliferare degli oratori cattolici.

Gualtiero Fabbri scrive nel 1907 un breve racconto Al Cinematografo in cui ripropone il

cinematografo come mezzo educativo. L’autore, direttore de “ la cinematografia italiana” e uno dei

massimi esperti di cinema dell’epoca, in questa novella si impegna, attraverso racconto di finzione, a

esaltare le qualità moralizzatrice pedagogiche del cinematografo. Fabbri descrive un locale che vede

in programma un film dall’alto contenuto etico: egli descrive le immagini della pellicola e le

conseguenti reazioni del pubblico, il quale commenta all’unanime che “quello è lo spettacolo

patriottico, moralissimo, educatore per eccellenza!”. Terminato lo spettacolo il protagonista del

racconto commenta il film con il gestore della sala, il quale ribadisce la forza pedagogica delle

proiezioni cinematografiche. Il film a cui Fabri fa riferimento nel suo breve scritto è proprio la presa

di Roma: per diversi anni viene riproposta nelle sale cinematografiche di tutto il paese suscitando

negli spettatori la stessa festante partecipazione e il medesimo entusiasmo.

Raffaello Giovagnoli (noto politico e scritto italiano) e Alberini presentavano una grande

affiliazione: un ambiente frequentato da entrambi era la residenza reale, dato che entrambi erano in

ottimi rapporti con i Savoia. I Savoia inoltre amavano il cinematografo e, nel 1907, alberini ebbe

l’onore di averli come spettatori in una serata al Moderno. Un’altra grande passione univa

Giovagnoli alberini: l’amore per lo spettacolo. Il deputato, oltre ad essere un giornalista, insegnante e

uno storico era anche un romanziere, un poeta e soprattutto un autore di teatro di buon successo.

Anche Giovagnoli scrisse opere con intenti pedagogici, moralmente educativi e culturalmente

istruttivi: esemplare il romanzo episodi i racconti del maggiore Sigismondo, nel quale utilizza un

modello classico della narrazione letteraria, accattivante nella forma romanzata hai più soldi,

semplice e didascalico nel linguaggio colloquiale. In questo racconto Giovagnoli redige una

minuziosa cronaca in forma romanzata delle imprese risorgimentali dal 1815 al 1870.

Nella sua frenetica attività, Giovagnoli affiancò Alberini anche sulla strada del cinema: 10 titoli di

alcune opere scritte dal deputato Romano per il teatro appariranno sopra i cartelloni pubblicitari delle

sale cinematografiche italiane. Si trattava quasi sempre di soggetti ambientati nell’antica Roma.

Il romanzo di Giovagnoli che ebbe maggior notorietà fu Spartaco, Opera in seguito apprezzata dello

stesso Gramsci come esempio di letteratura popolare ed è il soggetto ci furono due trasposizioni

cinematografiche, uno diretto da Oreste Gherardini (1909) e uno da Enrico Vidali (1913).

Un’altra notizia certa del coinvolgimento di Giovannoni nel cinema riguarda la sua sceneggiatura del

film Caius Julius Caesar di Enrico Guazzoni del 1914.

Alberini e il suo socio santoni, dopo il successo della presa di Roma cedettero lo stabilimento, per

motivi ancora non del tutto chiari, a un gruppo di investitori con a capo Adolfo Pouchain, il rampollo

di un importantissimo famiglia di finanzieri. Il giovane industriale, divenuto amministratore unico

della nuova società ribattezzata Anonima Cines, relegò alberini Aurora marginale nell’azienda.

Negli anni successivi prima del definitivo abbandono della Cines nel 1908, alberini continuò a

dedicarsi compassione la sua professione di esercente.

Nel 1907 decide di trasferire il moderno i locali più ampi e lussuosi e fece costruire accanto la nuova

sede un minuscolo teatro di posa. Il progetto non ebbe buon esito ma prima del definitivo tramonto


PAGINE

14

PESO

159.32 KB

AUTORE

Entei94

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Esame: Filmologia
Corso di laurea: Corso di laurea in dams (discipline delle arti, della musica e dello spettacolo)
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Entei94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filmologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Canosa Michele.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Filmologia

Riassunto esame Filmologia, prof. Canosa, Appunti di lezione. Libri consigliati: Introduzione al cinema Muto Italiano, La seduzione dello spettro, Una passione infiammabile e Voyage dans le lune
Appunto
Riassunto esame Filmologia, prof. Canosa, libro consigliato 1905. La presa di Roma, Canosa
Appunto
Cinema muto italiano, Filmologia
Appunto
Riassunto esame Filmologia, Docente Canosa. Libro consigliato Introduzione al cinema muto italiano
Appunto