Eziologia generale
Introduzione
L’eziologia è la branca della medicina che si occupa di delineare le cause delle malattie, a differenza della patogenesi che si occupa dello studio dei meccanismi che, partendo da una causa, determinano una patologia. A volte si fondono nel termine eziopatogenesi che cumula cause e meccanismi. Quando si parla di cause di malattie si parla di fattori. Questi fattori sono suddivisi in fattori determinanti e fattori promuoventi o predisponenti.
I fattori determinanti sono necessari, ma non sufficienti, a produrre le lesioni specifiche. Solo in casi limitati (agenti fisici, chimici, tossine, radiazioni) i fattori determinanti fungono da agenti unici e diretti di malattie. Gli agenti unici (noxia) devono quindi avere:
- Una certa intensità e durata
- Devono interessare un certo distretto
I fattori predisponenti o promuoventi condizionano l’incidenza, il decorso, la gravità e la prognosi della malattia. Sono rappresentati da:
- Età
- Sesso
- Stato nutrizionale (iponutrizione o ipernutrizione)
- Stato ormonale (se si parla di una donna ad esempio, fertilità o menopausa)
- Caratteristiche funzionali e metaboliche dell’organismo
- Situazione ambientale (ciò che mangiamo, beviamo, respiriamo)
- Condizione sociale (cultura religiosa: rifiuto di trasfusioni, circoncisione, superstizioni che impediscono di effettuare diagnosi precoci)
Di questi fattori predisponenti, ve ne sono alcuni modificabili, cosa che ci permette di attuare programmi preventivi volti ad abbassare il rischio di insorgenza di una patologia, quindi procedimenti “protettivi” che diminuiscono la suscettibilità dell’ospite. Se sono conosciuti fattori predisponenti si può fare prevenzione. Escludendo casi specifici, la maggior parte delle patologie sono multifattoriali, e la loro eziologia spesso è ignota.
Cause di malattie
Si dividono in:
- Genetiche ereditarie (una o più alterazioni genetiche ereditate dai nostri genitori)
- Acquisite (i nostri genitori sono innocenti) durante la vita extrauterina o congenite
La maggior parte delle malattie appartiene a quest’ultima categoria. Quelle congenite si palesano alla nascita, le altre sono acquisite nel corso della vita. Le malattie genetiche ereditarie sono prevalentemente congenite, ma non tutte le malattie congenite sono ereditate. Quindi, mentre un disordine genetico viene ereditato dai genitori, una malattia congenita non è trasmessa necessariamente dai genitori alla prole.
Quali sono le malattie congenite che non hanno base ereditaria? Quelle dovute ad errori prescrizionali e tradizionali durante la gravidanza. Fenomeno chiamato teratogenesi dovuto ad agenti detti teratogeni che distinguiamo in:
- Agenti infettivi (sifilide, rosolia, toxoplasmosi, herpes, Cytomegalovirus, HIV)
- Farmaci e sostanze tossiche (alcol etilico la cui teratogenicità è indiscussa e fortemente dimostrata, farmaci, droghe, talidomide)
- Ipossia (condizione estremamente pericolosa per il feto e si verifica soprattutto nelle grandi fumatrici, in quanto il fumo espone all’ipossia tessuti della madre, e di conseguenza anche quelli del feto)
- Radiazioni ionizzanti (che possono provenire da fonti esterne accidentali o da presidi medico diagnostici)
[Il talidomide veniva usato come farmaco antinausea e ipnotico nelle donne in gravidanza. Si scoprì subito la correlazione di questo farmaco con la nascita di individui che presentavano amelia e focomelia, cioè rispettivamente la mancanza totale e parziale di un arto.]
Le cause acquisite si dividono in cause estrinseche ed intrinseche.
Cause estrinseche o ambientali
- Cause fisiche: energia meccanica (traumi), energia termica (alte e basse temperature), energia radiante, energia elettrica, pressione atmosferica (iperbaropatie e ipobaropatie es. patologia del sommozzatore).
- Cause chimiche: sostanze tossiche, farmaci, carenza di ossigeno.
- Cause d’alimentazione: carenze vitaminiche, carenze/accumuli di ferro, carenze/eccessi calorici.
- Cause da agenti biologici: microrganismi infettivi, parassiti e prioni.
Cause intrinseche o biologiche (sono di natura endogena)
- Da accumulo di metaboliti (colesterolo, bilirubina, acido lattico, acido urico, urea)
- Radicali dell’ossigeno (ROS) e dell’azoto
- Lipoproteine ossidate, proteine glicate
- Su base immunitaria: ipersensibilità, immunodeficienza, autoimmunità
[La bilirubina che deriva dalla degradazione dell’eme, in eccesso provoca ittero (colorazione giallastra della cute e delle sclere). L’acido lattico si accumula in eccesso nei muscoli. L’acido urico se in eccesso provoca una patologia detta gotta, ovvero una malattia infiammatoria delle articolazioni. Le lipoproteine ossidate sono correlate a patologie come l’aterosclerosi. Per quanto riguarda le proteine glicate, la maggior parte delle proteine del nostro organismo presenta un quantitativo glucidico, ma il livello di glicazione delle proteine deve essere mantenuto costante, in caso di patologie come il diabete vi è un’iperglicemia patologica che provoca un’alterata glicazione delle proteine plasmatiche che altera la loro struttura quaternaria e quindi la loro funzione, queste proteine alterate sono correlate nel diabete a microangiopatie.]
Meccanismi omeostatici della termoregolazione
L’uomo è un animale omeoterma (a sangue caldo), il che significa che il nostro organismo tende a mantenere la temperatura corporea costante, entro certi limiti, nonostante le variazioni della temperatura ambientale, con un meccanismo molto complesso detto termoregolazione. Gli animali eterotermi (a sangue freddo) assumono la temperatura dell’ambiente che li circonda.
Abbiamo tre meccanismi di termoregolazione:
- Termodispersione (allontaniamo calore in eccesso)
- Termogenesi (creiamo calore)
- Termoconservazione (proviamo a conservare il calore che abbiamo, ciò risulta meno dispendioso dal punto di vista energetico)
- Quando abbiamo caldo abbiamo processo di termodispersione che consiste in una vasodilatazione periferica che ci consente di aumentare l’afflusso di sangue a livello di distretto cutaneo, che rappresenta il distretto più idoneo alla dispersione del calore, essendo a contatto con l’ambiente esterno. Diventiamo rossi.
- Quando abbiamo freddo abbiamo processo di termoconservazione che consiste in una vasocostrizione che serve a diminuire l’afflusso di sangue al distretto cutaneo diminuendo al minimo la dispersione di calore. Diventiamo bianchi.
La sudorazione è un altro importante mezzo di termodispersione, le ghiandole sudoripare rilasciano acqua con sale sulla cute, l’acqua evapora e avviene così un passaggio di stato, da liquido al gassoso, che richiede energia (reazione endoergonica) che viene presa dal calore della cute. Con l’evaporazione del sudore si ha il raffreddamento della cute, e quindi l’evaporazione è un passaggio fondamentale. Se l’ambiente esterno presenta condizioni di umidità eccessive, l’evaporazione non può avvenire, di conseguenza questo meccanismo diventa inutile, perdiamo acqua e sali e si può incorrere nel cosiddetto colpo di calore.
- La termogenesi, ovvero la creazione di calore, la otteniamo attraverso il brivido che consiste in una contrazione asincrona dei muscoli periferici, con energia meccanica che si dissipa sotto forma di calore, e attraverso l’orripilazione ovvero la contrazione dei muscoli erettori dei peli.
[Gli ormoni tiroidei contribuiscono alla termogenesi aumentando il MB in quanto determinano una variazione metabolica]
Danni da alte temperature
Effetti sistemici delle alte temperature:
- Colpo di sole o insolazione
- Iperemia meningea (vasodilatazione con accumulo di liquor nei ventricoli)
- Colpo di calore comune (esposizione prolungata al caldo, meno grave, si manifesta in ambienti molto umidi)
- Colpo di calore tropicale (tipico dei climi molto umidi, avviene in soggetti adibiti a lavori pesanti)
Il colpo di calore non si ha se il meccanismo omeostatico della termoregolazione funziona, quando poi si ha esaurimento del potenziale di termodispersione, cosa che può accadere in caso di stimolo terminato, si ha il colpo di calore, e in condizioni assai più gravi la morte. Quali sono i sintomi del colpo di calore? Crampi, vertigini, delirio, convulsioni, perdita di coscienza, coma, ipotensione, tachicardia. Si hanno quindi sintomi prettamente correlati al distretto cardiocircolatorio come il collasso (abbassamento notevole della pressione arteriosa, dovuto a vasodilatazione periferica che fa crollare la pressione sistemica) e la tachicardia (il cuore a causa dell’ipoperfusione, generato dalla vasodilatazione periferica, cerca di compensare aumentando la frequenza dei battiti, in quanto l’ipoperfusione potrebbe provocare danni molto gravi tra cui ischemia cerebrale).
La vasodilatazione provoca tensione a cui si associa un’ipovolemia relativa (relativa in quanto non reale, non vi è perdita di...
-
Malattie infettive batteriche 1
-
Psichiatria - schizofrenia parte 1
-
Patologia generale e fondamenti di fisiopatologia - parte 1
-
Riassunto esame Metodologia clinica infermieristica 1, prof. Genovesi