1. Eziologia generale
1.1 INTRODUZIONE
L’eziologia è la branca della medicina che si occupa di delineare le cause delle malattie, a
differenza della patogenesi che d’altra parte si occupa dello studio dei meccanismi, che
partendo da una causa, determinano una patologia. A volte si fondono nel termine
eziopatogenesi che cumula cause i meccanismi. Quando si parla di cause di malattie si parla di
fattori. Questi fattori suddivisi in fattori determinanti e fattori promuoventi o
predisponenti. I fattori determinanti sono necessari, ma non sufficienti, a produrre le lesioni
specifiche. Solo in casi limitati (agenti fisici, chimici, tossine, radiazioni) i fattori determinanti
fungono da agenti unici e diretti di malattie.
Gli agenti unici (noxia) devono quindi avere:
Una certa intensità e durata
Devono interessare un certo distretto
Il fatto di predisponenti promuoventi condizionano l’incidenza, il decorso, la gravità e la
prognosi (cosa ci aspettiamo da una determinata patologia) della malattia. Sono rappresentati
da: Età
Sesso
Stato nutrizionale (iponutrizione o ipernutrizione)
Stato ormonale (se si parla di una donna ad esempio, fertilità o menopausa)
Caratteristiche funzionali e metaboliche dell’organismo
Situazione ambientale (ciò che mangiamo, ciò che beviamo, quello che respiriamo)
Condizione sociale (cultura religiosa: rifiuto di trasfusioni, circoncisione, superstizioni
che impediscono di effettuare diagnosi precoci)
Di questi fattori predisponenti ve ne sono alcuni modificabili, cosa che ci permette di attuare
programmi preventivi volti ad abbassare il rischio di insorgenza di una patologia, quindi
procedimenti “protettivi” che diminuiscono la suscettibilità dell’ospite.
Se sono conosciuti fatto i predisponenti si può fare prevenzione. Escludendo casi specifici
maggior parte delle patologie sono multifattoriali, e la loro eziologia spesso è ignota.
1.2 CAUSE DI MALATTIE
Si dividono in:
1. Genetiche ereditarie (una o più alterazioni genetiche ereditate dei nostri genitori)
2. Acquisite (I nostri genitori sono innocenti) Durante la vita extra uterina o congenite
La maggior parte delle malattie appartengono a quest’ultima categoria. Quelle congenite si
palesano alla nascita, le altre sono acquisite nel corso della vita. Mi malattie genetiche
ereditarie sono prevalentemente congenite, ma non tutte le malattie congenite sono ereditate.
Quindi mentre un disordine genetico viene ereditato dai genitori, una malattia congenita non è
trasmessa necessariamente dei genitori alla prole. Quali sono le malattie congenite che non
hanno base ereditaria? Quelle dovuti ad errori prescrizionali e tradizionali durante la
gravidanza. Fenomeno chiamato teratogenesi dovuto ad agenti detti teratogeni che
distinguiamo in:
Agenti infettivi (sifilide, rosolia, toxoplasmosi, herpes, Cytomegalovirus, HIV)
Farmaci sostanze tossiche (alcol etilico la cui teratogenecità è indiscussa e fortemente
dimostrata, farmaci, droghe, talidomide)
Ipossia (condizione estremamente pericolosa per il feto e si verifica soprattutto nelle
grandi fumatrici, in quanto il fumo espone all’ipossia tessuti della madre, e di
conseguenza anche quelli del feto)
Radiazioni ionizzanti (che possono provenire da fonti esterne accidentali o da presidi
medico diagnostici)
[Il talidomide veniva usato come farmaco antinausea e ipnotico nelle donne in gravidanza. Si
scoprì subito la correlazione di questo farmaco con la nascita di individui che presentavano
amelia e focomelia, cioè rispettivamente la mancanza totale e parziale di un arto.]
Le cause acquisite si dividono in cause estrinseche ed intrinseche.
1. Cause estrinseche o ambientali:
Cause fisiche: energia meccanica (traumi), energia termica (alte e basse
temperature), energia radiante, energia elettrica, pressione atmosferica
(iperbaropatie e ipobaropatie es. patologia del sommozzatore).
Cause chimiche: sostanze tossiche, farmaci, carenza di ossigeno.
Cause d’alimentazione: carenze vitaminiche, carenze/accumuli di ferro,
carenze/eccessi calorici.
Cause da agenti biologici: microrganismi infettivi, parassiti e prioni.
2. Cause intrinseche o biologiche (sono di natura endogena):
Da accumulo di metaboliti (colesterolo, bilirubina, acido lattico, acido urico, urea)
Radicali dell’ossigeno (ROS) e dell’azoto
Lipoproteine ossidate, proteine glicate
Su base immunitaria: ipersensibilità, immunodeficienza, autoimmunità
[La bilirubina che deriva dalla degradazione dell’eme, in eccesso provoca ittero (colore
giallastro della cute e delle sclere). L’acido lattico si accumula in eccesso nei muscoli. L’acido
urico se in eccesso provoca una patologia detta gotta, ovvero una malattia infiammatoria delle
articolazioni. Le lipoproteine ossidate sono correlate a patologie come l’aterosclerosi. Per
quanto riguarda le proteine glicate, la maggior parte delle proteine del nostro organismo
presentano un quantitativo glucidico, ma il livello di glicazione delle proteine deve essere
mantenuto costante, in caso di patologie come il diabete vi è un’iperglicemia patologica che
provoca un’alterata glicazione delle proteine plasmatiche che altera la loro struttura
quaternaria e quindi la loro funzione, queste proteine alterate sono correlate nel diabete a
microangiopatie.]
1.3 MECCANISMI OMEOSTATICI DELLA TERMOREGOLAZIONE
L’uomo è un animale omeoterma (a sangue caldo), il che significa che il nostro organismo
tende a mantenere la temperatura corporea costante, entro certi limiti, nonostante le variazioni
della temperatura ambientale, con un meccanismo molto complesso detto termoregolazione.
Gli animali eterotermi (a sangue freddo) assumono la temperatura dell’ambiente che li
circonda.
Abbiamo tre meccanismi di termoregolazione:
1. Termodispersione (allontaniamo calore in eccesso)
2. Termogenesi (creiamo calore)
3. Termoconservazione (proviamo a conservare il calore che abbiamo, ciò risulta meno
dispendioso dal punto di vista energetico)
- Quando abbiamo caldo abbiamo processo di termodispersione che consiste in una
vasodilatazione periferica che ci consente aumentare l’afflusso di sangue a livello di distretto
cutaneo, che rappresenta il distretto più idoneo alla dispersione del calore, essendo a contatto
con l’ambiente esterno. Diventiamo rossi.
- Quando abbiamo freddo abbiamo processo di termoconservazione che consiste in una
vasocostrizione che serve a diminuire l’afflusso di sangue al distretto cutaneo diminuendo al
minimo la dispersione di calore. Diventiamo bianchi.
La sudorazione è un altro importante mezzo di termodispersione, le ghiandole sudoripare
rilasciano acqua con sale sulla cute, l’acqua evapora e avviene così un passaggio di stato, da
liquido al gassoso, che richiede energia (reazione endoergonica) che viene presa dal calore
della cute. Con l’ evaporazione del sudore sia il raffreddamento della cute, e quindi
l’evaporazione è un passaggio fondamentale. Se l’ambiente esterno presenta condizioni di
umidità eccessive, l’evaporazione non può avvenire, di conseguenza questo meccanismo
diventa inutile, perdiamo acqua e sali e si può incorrere nel cosiddetto colpo di calore.
- La termogenesi, ovvero la creazione di calore, la otteniamo attraverso il brivido che consiste
in una contrazione asincrona dei muscoli periferici, con energia meccanica che si dissipa sotto
forma di calore, e attraverso l’orripilazione ovvero la contrazione dei muscoli elettori dei peli.
[Gli ormoni tiroidei contribuiscono alla termogenesi aumentando il MB in quanto determinano
una variazione metabolica]
1.4 DANNI DA ALTE TEMPERATURE
Effetti sistemici delle alte temperature:
Colpo di sole o insolazione
Iperemia meningea (vasodilatazione con accumulo di liquor nei ventricoli)
Colpo di calore comune (esposizione prolungata al caldo, meno grave, si manifesta in
ambienti molto umidi)
Colpo di calore tropicale (tipico dei climi molto umidi, avviene in soggetti adibiti a lavori
pesanti)
Il colpo di calore non si ha se il meccanismo omeostatico della termoregolazione funziona,
quando poi si ha esaurimento del potenziale di termodispersione, cosa che può accadere in
caso di stimolo terminato, si ha il colpo di calore, e in condizioni assai più gravi la morte. Quali
sono i sintomi del colpo di calore? Crampi, vertigini, delirio, convulsioni, perdita di coscienza,
coma, ipotensione, tachicardia. Si hanno quindi sintomi prettamente correlati al distretto
cardiocircolatorio come il collasso (abbassamento notevole della pressione arteriosa, dovuto a
vasodilatazione periferica che fa crollare la pressione sistemica) e la tachicardia (il cuore a
causa dell’ipoperfusione, generato dalla vasodilatazione periferica, cerca di compensare
aumentando la frequenza dei battiti, in quanto l’ipoperfusione potrebbe provocare danni molto
gravi tra cui ischemia cerebrale.
La vasodilatazione provoca intenzione a cui si associa un’ipovolemia relativa (relativa in quanto
non reale, non vi è perdita di
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