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Gli Insignia Dignitatis

I palazzi minoici rappresentano la prima forma centralizzata e organizzata di potere nel contesto egeo,

per quel che riguarda l’ambito siciliano ed occidentale le cose non sono altrettanto rosee perché non è

facile parlare di un rapporto tra potere e spazio. Per quanto riguarda l’interazione delle categorie dello

spazio e del potere, il libro classico di Renfrew (1984) è Society in the space (la società nello spazio),

the landscape of the power, il paesaggio del potere vuole appunto essere al centro di questa interazione

delle categorie. Precedentemente, nel ’51, per l’esattezza Gordon Childe nella sua Society Evolution

aveva addirittura negato la possibilità di farsi un’idea dell’estensione del potere politico cioè di potere

proiettare nello spazio questo concetto del potere. Oggi da un punto di vista metodologico una sorta di

scena fra il neoevoluzionismo e il neomarxismo tende ad identificare il potere politico con la social

evolution, con la evoluzione sociale , quindi c’è uno strettissimo rapporto fra le strutture sociali di

determinati elementi. Esistono diversi tipi di potere: vi è un potere sociale, il quale può manifestarsi

anche attraverso i gradi di parentela, attraverso i matrimoni, si può dire anche intermaritale, un potere

militare che attiene appunto alla forza e alla intimidazione cioè alla capacità di tenere sottocontrollo

anche in maniera violenta un gruppo umano, un potere che potremmo definire ideologico (oggi

massamediatico), vi è una rappresentazione dell’ideologia del potere stesso che tende a mandare

messaggi quasi sempre sotto l’ombrello della sfera religiosa per tenere sottomessi gruppi dio persone

abbastanza vasti. Da ultimo ma solo per ordine di citazione vi è il potere economico, quello cioè che

controllando i mezzi e i modi di produzione condiziona anche la redistribuzione e anche i commerci.

Questo assieme di poteri formano ciò che l’Archeologia Anglosassone ha definito “ The Archeology of

complessity” cioè l’Archeologia della complessità. In questa complessità la scuola inglese si fa onere di

mettere a fuoco, di stabilire soprattutto, il cosiddetto sistema delle opzioni; il sistema delle opzioni sia

perdenti che vincenti. Vengono scandagliati tutti quanti gli elementi formativi all’interno del sistema

(questa è già un’opzione), in questa prospettiva i neoevoluzionisti definiscono l’evoluzione come la

morte delle opzioni che falliscono (come sopra), le opzioni morendo e dando spazio ad altre opzioni

consentono lo sviluppo e quindi l’evoluzione. Sempre in questa prospettiva si parla di Self-

Organitation cioè di autorganizzazione all’interno di questi gruppi, e all’interno di questi gruppi

elemento qualificante diventa il possesso del territorio: spazio e potere! Altro elemento qualificante può

essere rappresentato dagli indicatori di funzioni: i mestieri, le professioni, le specializzazioni; queste

possono aiutarci a scandire il volto del potere. Lo spazio può essere fisico, cioè lo spazio come

estensione, ma vi è anche un’idea più sofisticata perché all’interno dell’estensione bisogna vedere se

esistono dei livelli gerarchici, se cioè vi sono delle fasce di territorio più o meno importanti; importanti

perché vi si coltiva l’uva o perché vi si estrae del rame o perché sono ricche di metalli preziosi quali oro

e argento, o perché vi si può fare semplicemente allevamento di bovini o greggi ; esiste uno spazio

economico: il mercato. Esiste uno spazio culturale, cioè un ambito più o meno largo all’interno del

quale si usano le stesse stoviglie, circolano gli stessi manufatti, si scambiano dei prodotti…esiste anche

uno spazio ideologico, quello spazio che è occupato dai morti piuttosto che dai vivi. Qualche volta

l’articolazione dello spazio da parte dei morti è ancora più radicata, più inamovibile di quella dei vivi.

Si pensi ai gruppi dei Cacciatori/Raccoglitori i quali hanno attività diversificata perché sono costretti a

spostarsi in estate e in inverno per inseguire o le bestie in esterno oppure i frutti o le bacche selvatiche

che nascono in un punto piuttosto che in un altro, in questi contesti di cacciatori/ raccoglitori le tombe

servono a mantenere il controllo del territorio, in pratica il gruppo si sposta perché deve andare a

cercare la selvaggina, ma se lascia in un certo territorio un nucleo di tombe ne trae il diritto di tornare e

continuare ad usare quel territorio. Altro problema è quello concernente i nomadi e gli stanziali. Si può

essere giunti a forme di interazione di uno spazio comune in nome di questa o quella specializzazione

dei vari gruppi di pastori o agricoltori; in ogni caso quello che è certo è che i vivi tendono a proiettare

la loro complessità sociale, la loro articolazione sociale anche nel mondo dei morti, cioè vogliono che in

qualche modo il mondo dei morti rispecchi le complessità del governato del mondo dei vivi. Ciò si

evince dalle tombe singole, dalle tombe plurime, dalle tombe unite l’una accanto all’altra, dalle tombe

di famiglia, dalle parentele, dai corredi più o meno ricchi, dalle deposizioni primarie alle deposizioni

secondarie, da una serie di tutta una sequenza di dati che non è ora il caso di indagare; sempre

nell’ambito di questo spazio ideologico vanno messe le aree cerimoniali. Le aree cerimoniali sembrano

appunto non solo aree adibite a riunioni ma come aree di decodificazione di una determinata situazione

urbana. Queste aree cerimoniali qualche volta potevano servire in determinati ambienti/contesti persino

per contare il tempo, cioè il riunirsi soltanto in determinate occasioni dell’anno poteva offrire in qualche

modo la possibilità di contare o disegnare questi anni, anche nel modo più banale: piantando un ramo

all’interno di una certa area al riparo dall’intemperie diveniva quindi un fortissimo elemento di

aggregazione. Facendo un salto cronologico fino all’epoca romana va ricordato che il processo di

formazione di una città, è fortemente legato ad un preciso rituale (Romolo, auspici auguri etc), quindi

solitamente un atto rituale precede alla fondazione di una città, si tratta di un atto formale; allora il

templium è appunto questo spazio più o meno largo che può essere sacro ma non necessariamente lo è,

ed è in ogni caso lo spazio all’interno del quale gli auguri (sempre per rimanere in ambito romano)

decidono l’area che viene prescelta e liberano quest’area agli altri per renderla pronta al rito di

fondazione. Successivamente il pontefice consacra lo spazio ad un’attività specifica e consacra anche la

casa propria delle divinità la quale è la Iudes(?), quindi in termini di potere e spazio all’interno di

questa estensione dopo le operazioni del pontefice viene sistemata il tempio vero e proprio, cioè la casa.

Quindi lo spazio ideologico tende a rispecchiare attraverso dei rituali molto precisi il potere e le sue

forme di celebrazione. Per tornare nello specifico e cioè nell’ambito Egeo, bisogna ricordare l’esistenza

preponderante del mare e di numerosissime isole. Il mare può in qualche caso accorciare le distanze

piuttosto che ingrandirle, quindi lo scacchiere da esaminare pare essere uno scacchiere molto ampio, nel

caso delle cicladi ad esempio qualsiasi tipo di discorso sulle organizzazioni, sulle strutture sociali, sui

commerci etc deve per forza guardare all’intero gruppo di isole; inoltre dalle dimensioni dell’isola e

dalle caratteristiche geomorfologiche della stessa isola possono dipendere anche le strutture del potere,

perché un’isola eccessivamente piccola che dipendesse totalmente dall’esterno chiaramente non è la più

adatta perché delle strutture di potere vi si possano affermare, c’è poco da stabilire sulla classe

dirigente, si tratta di sopravvivere aspettando che la nave porti le risorse necessarie…un’isola invece più

grande che dipenderà sempre ovviamente dall’esterno solo per qualche cosa, è in condizioni di

elaborare gli elementi che arrivano dall’esterno, di ottenere un grado, un coefficiente di popolazione

tale da poter creare un’articolazione sociale; un’isola completamente montagnosa e che non avesse

praticamente spazio per coltivare i cereali è profondamente diversa da un’isola dove esistono grandi

pianure e che coltivazioni di cereali non può avere. Finché almeno nelle attività primarie come

l’agricoltura l’isola si rendesse indipendente dall’esterno. In un’isola con una grande pianura e i cereali,

l’oligarchia dominante sarà costituita dai padroni della terra che ammasseranno più grano degli altri; in

un’isola montagnosa in cui invece bisogna per forza aspettare che tali risorse arrivino dall’esterno

saranno i padroni dei caicchi o delle navi e delle barche che avranno potere sugli altri. Le possibilità

sono molteplici. Nel caso appunto del mare delle possibilità bisogna anche ricordare la teoria di

Branigan relativa alle cosiddette colonie. Branigan si pone il problema dell’esistenza di colonie nel

senso moderno del termine, e nel senso greco del termine, già nel contesto dell’egeo e formula tre

proposte, secondo lui da adattare caso per caso:

1. Colonie governate: Colonie nella quale ci sarebbe una maggioranza indigena

subalterna o comandata da un gruppo straniero che viene a sistemarsi in questo

centro.

2. Sedment Coins: Colonie di insediamento nelle quali gli immigrati si sistemano in un

contesto e finiscono per dipendere culturalmente, ideologicamente, economicamente

ancora dalla madre patria; rappresentano la proiezione pura e semplice di un

ambiente diverso o altro in un contesto nuovo.

3. Community Coins: Colonie di comunità nelle quali gruppi di immigrati o di

stranieri sono accettati in contesti diversi e però sono gli indigeni che continuano a

comandare, quindi gli stranieri si sono accettati, ma le strutture di potere sono in

mano agli indigeni.

Applicando tali canoni è possibile spiegare la presenza minoica in Asia minore, a Citera etc.. a Thapsos

è stato dimostrato che il contesto, al di là di cosa si possa dire, è puramente indigeno. Non c’è alcuna

prova che comandassero i micenei, se così fosse stato avremmo avuto più architetture, più tombe a

Tholos. Sempre nell’insularità oltre alle dimensioni bisogna anche tenere conto delle distanze dalla

terraferma perché generalmente nella terraferma c’è più possibilità non solo di colture, ma anche di

capacità produttive ed economiche… ed è altresì necessario guardare la collocazione delle isole perché

un’isola al centro delle cicladi può essere meno importante rispetto ad un’isola che sta su di una rotta

precisa di lunga percorrenza che per esempio porta all’approvvigionamento dei metalli (Vivara?);

un’isola che si trovasse vicino lo stretto dei Dardanelli, cioè la via obbligata per raggiungere la foce del

Danubio, il mar nero, la Tracia, dove arrivavano i metalli, nel bacino del piano carpatico. Un’isola di

questo genere per la sua sola posizione chiaramente veniva ad acquistare un’importanza maggiore

rispetto alle altre, perché più partecipe di fenomeni di lunga percorrenza; un’altra cosa da tenere in

considerazione è l’andamento delle correnti: un’isola che fosse stata servita da sistemi di correnti per le

vicende di allora, particolarmente favorevoli, con alternanze climatiche positive della bella stagione,

chiaramente sarebbe stata più appetibile da un punto di vista strategico. Nel caso delle isole ancora, un

elemento da tenere presente è quello della pirateria, la quale pirateria spesso ci spiega queste cinte

possenti che si trovano nelle isole, ci spiega certi arroccamenti improvvisi che noi conosciamo

(Pantalica ?); Si pensi al caso macroscopico di Chalandrianì a Syros. Nel caso specifico bisogna

andando a studiare i vari insediamenti capire se non esistessero in antico degli insediamenti faro, cioè

un punto di riferimento per l’intera isola : Philacopy a Melos, Akrothiri a Thera, Haghia Irini a Keos,

questi sono effettivamente degli insediamenti faro. Si esamineranno adesso gli indicatori archeologici

riferibili alle strutture di potere; i più importanti ma anche i più difficili da cogliere sono i cosiddetti

Insignia Dignitatis, i segni del potere; questa è una ricerca che coinvolge prima ancora

dell’Archeologia, l’Antropologia, l’Etnografia e persino la Semiotica o Semiologia.

Questa semiologia cerca di identificare il codice, attraverso il quale viene trasmesso un messaggio, è la

scienza che consente di andare dai codici ai messaggi che essi trasmettono, il discorso ovviamente deve

partire dal simbolo. Il simbolo è un oggetto materiale che rappresenta qualcosa di immateriale e astratto,

in poche parole il simbolo è quindi il codice materiale attraverso il quale si vuole trasmettere il

messaggio; si vuole trasmettere qualcosa di immateriale; quindi il simbolo in altre parole è un mezzo

per veicolare o per trasmettere altri significati comunicando un messaggio standardizzato, questo è

importante, a più persone contemporaneamente, cioè quel simbolo trasmette un significato che è

accettato, che è capito che è compreso da gruppi di persone nello stesso modo e nello stesso posto,

altrimenti non sarebbe un messaggio. Un simbolo si può esternare attraverso delle immagini, il simbolo

si può manifestare attraverso dei rituali chiaramente più o meno simbolici, il simbolo si può manifestare

con dei monumenti, si possono costruire delle strutture che veicolino dei messaggi, che passino dei

messaggi accettati da tutti, il simbolo si può passare con dei testi scritti, con dei formulari, il simbolo si

può passare attraverso degli oggetti, La croce, il crocifisso che portiamo al collo è un simbolo; anche il

sistema di pesi e misure è un simbolo accettato convenzionalmente. Esiste una differenza fondamentale

fra simbolo e segno, il simbolo dal greco Syunmballo=Mettere insieme, quindi paragoni confronti,

mentre segno da Signum latino=segnale; il segno indica una relazione intrinseca fra due elementi: il

potere regale è la corona; la corona è il segno del potere regale; io me la metto in testa o sono re o sono

un pazzo furioso, nel simbolo invece non c’è questa relazione intrinseca fra un elemento e un altro e

allora uno di questi elementi è usato al posto di un altro in un contesto che non è il suo proprio, se

questa corona finisce sull’etichetta di una birra, sarà sempre una corona, vuole appunto sottolineare il

carattere eccellente della birra, ma non avrà con essa alcun legame intrinseco almeno nella coscienza

della cultura comune. Quindi nel secondo caso è un simbolo la corona e non un segno! Altro concetto è

quello dell’emblema. Dal Greco Emballo=Quello che metto dentro. E’ì un elemento figurato che viene

usato per rappresentare un’idea. La Bandiera rappresenta l’idea di Patria (Emblema); il Lauro dai tempi

del Petrarca in poi rappresenta l’idea della gloria. E in ultimo non vanno trascurati gli attributi. Per

attributo si intende il segno distintivo, accessorio per indicare o un oggetto o una persona, qualcosa che

caratterizzi debitamente un soggetto. La clava per Eracle, la Saetta per Zeus, la Bilancia per la giustizia

etc. Sulla base di queste poche premesse si possono definire gli Insignia Dignitatis come attributi,

perché qualificano un oggetto o una persona in un certo modo. Spesso comunque Simboli, Emblemi,

Segni e attributi vengono utilizzati in maniera indistinta; ma in ogni caso sanciscono la riconoscibilità

del soggetto; cioè da la possibilità a tutti di riconoscere lo stesso messaggio, di capire la sua posizione,

la sua posizione sociale; inoltre tali attributi vengono usati nei cosiddetti riti di passaggio…anche in età

preistorica il passaggio tra le varie fasi della pubertà alla maturità vera e propria venivano scanditi da

veri e propri riti con i quali in pratica la comunità non solo metteva alla prova il giovinetto, la

giovinetta, l’aspirante, per vedere se era veramente in grado di essere accolto nel mondo degli adulti, li

sottoponeva a delle prove che avevano dei segni tangibili nel tempo: la rasatura di una ciocca di capelli,

la capacità di afferrare i pesci con le mani per portarli al gruppo e sfamarlo; un rito di passaggio

particolarissimo è quello della circoncisione in ambito ebraico per scandire l’ingresso nella comunità

israelitica dei bambini; o per esempio in età medievale il sovrano veniva unto con l’olio santo e tale

unzione sancisce in modo definitivo la sua funzione di sovrano. Il Simbolo o Segno quindi decreta e

mantiene uno status, quindi non solo lo decreta, da questo momento in poi tu sei questo, ma anche tu da

quando hai questo simbolo continui ad essere questo, perché insistere sull’idea della continuità? Perché

questo è l’unico modo in certi contesti preistorici di mantenere la posizione sociale, la pax sociale, cioè

riconoscere una volta per tutte ad una certa funzione ad una certa persona e non discuterla

continuamente significava indirettamente assicurare una coesione sociale a gruppi appartenenti, quindi

appunto decreto e mantenimento di questo status. Quando e come si sviluppa lo statuto di Insignia

dignitatis o insegne del potere? Un’occasione propizia può essere quella dei contributi, nel momento in

cui due gruppi discutono tendendo a prevalere l’uno sull’altro c’è da aspettarsi che alla fine di

quell’operazione qualcuno ne uscirà vincitore e quindi assumer

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/01 Preistoria e protostoria

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher joeshiro di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Preistoria e protostoria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Catania o del prof La rosa Vincenzo.
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