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IL VERISMO ITALIANO
Il Verismo non può essere considerato una "scuola" letteraria nel senso tradizionale del termine.
Una scuola letteraria è generalmente composta da un gruppo di poeti o scrittori che condividono
regole e principi comuni, spesso formalizzati in documenti ufficiali chiamati “manifesti”. Questi
manifesti delineano un programma estetico e ideologico che i membri seguono nei loro lavori.
Il Verismo, invece, non ha mai prodotto un manifesto ufficiale, e i suoi esponenti non hanno mai
formato un gruppo omogeneo. Gli autori principali del Verismo sono stati solo tre:
Luigi Capuana: il teorico del movimento.
Giovanni Verga: il maggiore esponente, noto per opere come I Malavoglia e Mastro-don
Gesualdo.
Federico De Roberto: autore de I Viceré.
Luigi Capuana è noto come teorico e critico letterario del Verismo, oltre che autore di diversi
romanzi, tra cui "Il marchese di Roccaverdina". Tuttavia, non raggiunse mai il livello di successo e
influenza di Giovanni Verga, il maggiore esponente del Verismo. Anche altri autori possono essere
considerati veristi in parte della loro produzione, come Matilde Serao e Renato Fucini. Persino
Gabriele D'Annunzio, in alcune sue opere, mostra influenze veriste.
Rapporto con il Naturalismo di Zola
Il Verismo italiano deriva in parte dal Naturalismo francese di Émile Zola, ma con significative
differenze. Luigi Capuana, critico letterario e ammiratore di Zola, ne recensiva le opere
sul Corriere della Sera. Capuana e Verga, entrambi siciliani, trascorsero un periodo a Milano, dove
entrarono in contatto con l'ambiente intellettuale della città e con i romanzi dei naturalisti francesi.
Milano, in quel periodo, era un centro culturale d’avanguardia, aperto alle influenze letterarie
provenienti dall’estero.
Capuana accolse positivamente le opere di Zola, in particolare L'Assommoir, che erano già note e
discusse nell’ambiente milanese. Tuttavia, mentre Capuana e Verga apprezzavano la forma del
Naturalismo, come l'uso del discorso indiretto libero, l'impersonalità del narratore, e l'inserimento
della parlata dialettale, non condividevano completamente i contenuti teorici di Zola. In particolare,
Zola sosteneva che la letteratura dovesse essere subordinata alla scienza, essendo lui un teorico del
“romanzo sperimentale”. Capuana e Verga, al contrario, credevano nell'autonomia dell'arte e nella
sua indipendenza dalla scienza.
Pur mantenendo l’impersonalità e l’obiettività nella narrazione, i veristi non ritenevano necessario
che la letteratura fosse vincolata al metodo scientifico. Per loro, la storia poteva anche essere
inventata, purché venisse raccontata con la tecnica impersonale caratteristica del Naturalismo.
Differenze tra Naturalismo Francese e Verismo Italiano
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Il Naturalismo francese e il Verismo italiano differiscono anche per i contesti sociali e ambientali
che descrivono:
1. Zola e i naturalisti francesi si concentravano sulla realtà urbana e industriale di Parigi, con i
suoi problemi legati alla crescita delle fabbriche e allo sfruttamento degli operai, costretti a
vivere in condizioni misere e a lavorare fino a 16 ore al giorno.
2. In Italia, e in particolare in Sicilia, dove operavano Verga e Capuana, il contesto era
completamente diverso. La Sicilia era una regione prevalentemente agricola, dove
l’industrializzazione era quasi inesistente. I problemi che affliggevano i contadini e i pastori
siciliani erano quindi molto diversi da quelli degli operai parigini. Questo contesto ha
influenzato profondamente i temi trattati dal Verismo, che si concentra sulla vita rurale, sulla
povertà e sulla lotta per la sopravvivenza in un ambiente sociale arcaico e oppressivo.
In sintesi, mentre il Verismo italiano condivide alcune tecniche narrative con il Naturalismo
francese, si distingue per la sua attenzione a un contesto sociale ed economico completamente
diverso, riflettendo la realtà della Sicilia e dell’Italia meridionale dell’epoca.
2 GIOVANNI VERGA
Giovanni Verga nacque nel 1840 a Catania, e la Sicilia rimase sempre il palcoscenico principale
delle sue opere. Proveniente da una famiglia aristocratica, Verga iniziò gli studi di legge, che
abbandonò presto per seguire la sua vera passione: la letteratura e l'analisi della società che lo
circondava.
Dopo aver lasciato gli studi, Verga si trasferì a Firenze, una città culturalmente più aperta rispetto
alla Sicilia. Firenze, infatti, fu la capitale d’Italia dal 1865 al 1871, un periodo in cui attrasse molti
intellettuali. Tuttavia, il trasferimento più significativo della sua vita fu quello a Milano, dove
incontrò Luigi Capuana. Entrambi siciliani, Verga e Capuana si trovarono a Milano, una città che in
quel periodo era un centro culturale e intellettuale molto dinamico, aperto alle influenze esterne,
come il Naturalismo francese.
Nonostante l'ambiente stimolante, Verga rimase deluso dalla società milanese, che percepì come
eccessivamente legata al denaro, alla ricchezza, al capitalismo e allo sfruttamento degli operai.
Durante questo periodo, Verga iniziò a scrivere i suoi primi romanzi, che però non avevano ancora
nulla di verista. Seguivano piuttosto la tradizione del tardo Romanticismo, caratterizzata da passioni
forti e da trame tipiche dei romanzi d'appendice, che spesso si interrompevano nei momenti più
avvincenti per spingere i lettori ad acquistare i numeri successivi del giornale.
I temi di questi primi lavori includevano amanti tragici, suicidi e separazioni, e i titoli delle opere
riflettevano chiaramente queste tematiche: Una peccatrice, Storia di una capinera, Eros, Eva,
e Tigre reale sono esempi emblematici di questo periodo iniziale della sua produzione letteraria.
Il contatto con il naturalismo, pur non condividendo tutti i suoi elementi ma solo la forma, è
evidente nella sua opera, sebbene affronti una realtà molto diversa. Si dedica infatti ai romanzi
veristi, che seguono l'analisi sociale tipica del naturalismo. L'autore aveva un grande progetto:
scrivere un ciclo di cinque romanzi chiamato "Ciclo dei Vinti", così denominato perché ogni
protagonista è uno sconfitto. I romanzi avrebbero dovuto rappresentare un'ascesa sociale, partendo
dagli strati più bassi della società fino ad arrivare all'ultimo romanzo, intitolato "L'uomo di lusso".
Il primo romanzo, "I Malavoglia" (1881), è incentrato su pescatori e contadini, persone semplici che
lottano per la sopravvivenza. Il secondo, "Mastro-don Gesualdo" (1889), racconta la storia di un
uomo del popolo che, attraverso un matrimonio con una donna benestante, spera di migliorare la
sua condizione sociale. Il titolo "Mastro-don" riflette la sua posizione ambigua: "don" era riservato
ai signori, mentre "mastro" era il titolo dei lavoratori, e Gesualdo, nonostante i suoi sforzi, non
viene mai pienamente accettato dalla classe elevata.
Il ciclo avrebbe dovuto continuare con "La duchessa di Leyra", "L'onorevole Scipioni" e "L'uomo di
lusso", ma questi ultimi tre romanzi rimasero incompiuti.
I primi romanzi che scrisse gli portarono un enorme successo, ma con "I Malavoglia" ricevette
principalmente critiche. Questo perché il suo stile di scrittura era radicalmente diverso: si
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concentrava su una classe umile, non elevata, e raccontava le difficoltà quotidiane. All'epoca, la
letteratura era ancora vista principalmente come uno strumento di intrattenimento e distrazione, non
come un mezzo per analizzare la società. Verga, invece, cercava di sparire come autore, lasciando
che fossero i personaggi a parlare.
Oltre ai romanzi, Verga scrisse anche novelle utilizzando la stessa tecnica. Queste novelle, più
brevi, furono raccolte in volumi come "Vita dei campi", che include racconti celebri come "Rosso
Malpelo", e "Novelle rusticane", una raccolta di storie ambientate in campagna. Tra queste, la più
famosa è "Cavalleria rusticana", da cui fu tratta un'opera lirica che esplora temi tipici della cultura
siciliana, come la gelosia e l'onore.
Deluso dal mancato successo de "I Malavoglia" e dalla città di Milano, Verga fece ritorno in Sicilia,
dove si chiuse in se stesso. Giovanni Verga morì nel 1922.
4 I MALAVOGLIA
"I Malavoglia" è uno dei romanzi più importanti di Giovanni Verga, pubblicato nel 1881. L'opera è
il primo dei cinque romanzi del ciclo dei "Vinti", un progetto incompiuto che Verga aveva ideato
per descrivere la lotta contro il destino di diverse classi sociali.
Il titolo del romanzo è antifrastico, ovvero significa l'opposto di ciò che suggerisce. Potrebbe far
pensare a personaggi pigri o inclini a comportamenti negativi, ma in realtà è tutto il contrario: i
Malavoglia lavorano instancabilmente, dal mattino alla sera.
Contesto Storico e Letterario
L'opera è ambientata nella Sicilia della seconda metà del XIX secolo, un periodo di grande povertà
e arretratezza economica per l'isola, che faceva parte di un'Italia recentemente unificata ma ancora
profondamente divisa tra Nord e Sud. Verga, che proveniva da una famiglia borghese catanese,
descrive con grande realismo la condizione dei contadini e dei pescatori siciliani, offrendo una
rappresentazione cruda e disincantata della loro lotta per la sopravvivenza.
Il Verismo, di cui "I Malavoglia" è un esempio emblematico, è caratterizzato dalla volontà di
rappresentare la realtà in modo oggettivo e senza idealizzazioni, opponendosi ai sentimentalismi del
Romanticismo. Gli scrittori veristi si ispiravano al Naturalismo francese di Émile Zola, ma con una
maggiore attenzione alla dimensione sociale e morale dei personaggi.
Trama
Il romanzo racconta la storia della famiglia Toscano, soprannominata "Malavoglia", che vive nel
piccolo paese immaginario di Aci Trezza, sulla costa orientale della Sicilia. La famiglia è composta
dal patriarca Padron 'Ntoni, suo figlio Bastianazzo, la nuora Maruzza, e i loro cinque figli: 'Ntoni,
Luca, Mena, Alessi e Lia.
La trama ruota attorno a un carico di lupini, che la famiglia Malavoglia acquista con l'intento di
rivenderli e trarne un guadagno per saldare un debito. Purtroppo, la nave che trasporta i lupini
naufraga, causando la morte di Bastianazzo e la perdita del carico. Questo evento innesca una serie
di disgrazie che colpiscono la famiglia: la morte di Maruzza, l'arruolamento forzato di Luca nella
guerra, la fuga di Lia, e il progressivo declino morale di 'Ntoni, il nipote maggiore, che finisce in
prigione.
Alla fine del romanzo, Padron &