IL GINOCCHIO Ar colazione intermedia dell’arto inferiore, ha
principalmente un grado di libertà che perme e la esso-estensione. Lavora
essenzialmente in compressione so o l’azione della gravità.
Accessoriamente presenta anche un secondo grado di libertà: la rotazione
a orno all’asse longitudinale della gamba, la rotazione avviene solo a
ginocchio esso.
Ar colazione che deve conciliare due esigenze contraddi orie:
1. Deve avere una grande stabilità durante l’estensione completa che è
la posizione in cui il ginocchio si trova nella posizione ere a.
2. In essione deve cercare di acquisire mobilità per ada are il piede
alle irregolarità del terreno durante il cammino e la corsa.
Il debole incastro tra le super ci ar colari (condizione necessaria ai ni della mobilità) lo espone a distorsioni e
lussazioni.
In essione (posizione di instabilità) è esposto a lesioni legamentose e meniscali.
In estensione è più sogge o a fra ure ar colari e legamentose.
ASSI DELL’ARTICOLAZIONE DEL GINOCCHIO
- Il primo grado di libertà è condizionato dall’asse
trasversale XX’ a orno al quale avvengono i movimen di
esso-estensione. Questo asse a raversa
orizzontalmente i condili femorali.
- Il secondo grado di libertà consiste nella rotazione
a orno all’asse longitudinale della gamba YY’
- E’ rappresentato anche un terzo asse ZZ’ perpendicolare
ai due preceden . Tale asse non rappresenta un terzo
grado di libertà. Quando il ginocchio è esso, per la
detensione dei legamen collaterali, perme e piccoli
movimen di lateralità di 1-2 cm a livello della caviglia.
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A causa dell’archite ura del collo del femore l’asse longitudinale della dia si femorale non è situato
esa amente nel prolungamento dell’asse dello scheletro della gamba. Esso forma con quest’ul mo un angolo
o uso aperto verso l’esterno di 170°-175° de o valgismo siologico del ginocchio.
I tre centri ar colari dell’anca (H) del ginocchio (O) e della caviglia (C) sono allinea nella re a HOC
La re a HOC rappresenta l’asse meccanico dell’arto inferiore.
A livello della gamba questo asse si sovrappone a quello dello scheletro mentre nella coscia l’asse meccanico
HO forma un angolo di circa 6° con l’asse del femore
DEVIAZIONI LATERALI DEL GINOCCHIO
Quando l’angolo di valgismo si inverte per una deviazione verso l’esterno si ha il
ginocchio varo e il centro del ginocchio risulta spostato verso l’esterno.
Quando l’angolo di valgismo tende a chiudersi per una deviazione verso l’interno
si ha il ginocchio valgo.
Il ginocchio varo può essere determinato misurando l’angolo formato dagli assi
dia sari del femore e della bia che diventa maggiore del valore siologico (per
esempio 180°-185°). Si ha un’inversione dell’angolo o uso.
Il ginocchio valgo può essere determinato misurando l’angolo formato dagli assi
dia sari del femore e della bia che diventa inferiore al valore siologico (per
esempio 165°)
MOVIMENTI DI FLESSO-ESTENSIONE
ESTENSIONE: movimento che allontana la faccia posteriore della gamba dalla faccia posteriore della coscia,
non esiste un’estensione assoluta in quanto nella posizione di riferimento l’arto inferiore è già esteso. Tu avia è
possibile e e uare, sopra u o passivamente un movimento di estensione di circa 5°-10° denominato iper-
estensione.
In alcuni sogge capita di vedere il ginocchio che sembra curvato all’indietro, se è patologicamente accentuato
si parla di ginocchio recurvato.
L'estensione a va supera raramente e di poco la posizione di riferimento ( g 9)
e questa possibilità dipende dalla posizione dell’anca perché l’e cacia del re o
femorale come estensore del ginocchio è tanto maggiore quanto più l’anca è in
estensione, una pre-estensione dell’anca facilita l’estensione del ginocchio. (es.
Il calciatore quando ra prima estende l’anca e poi il ginocchio).
L'estensione rela va è il movimento che completa l’estensione del ginocchio a
par re da qualsiasi posizione di essione.
Movimento che si e e ua normalmente durante la marcia quando l’arto
oscillante si proie a anteriormente per prendere conta o col suolo.
FLESSIONE è il movimento che avvicina la faccia posteriore della gamba alla
faccia posteriore della coscia. Esistono movimen di essione assoluta a par re
dalla posizione di riferimento e movimen di essione rela va a par re da qualsiasi movimento di essione.
L'ampiezza della essione del ginocchio varia in funzione della posizione dell’anca.
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La essione a va arriva a 140° se l’anca è stata precedentemente essa ma a soli 120° se l’anca è in
estensione. Questa di erenza dipende dalla diminuzione di e cacia degli ischio-crurali quando l’anca è estesa.
E’ possibile superare i 120° ad anca estesa mediante contrazione balis ca cioè improvvisa degli ischio-crurali.
La essione passiva raggiunge un’ampiezza di 160° e perme e al tallone di toccare la na ca. In condizioni
normali la essione è limitata solamente dal conta o elas co delle masse muscolari del polpaccio e della
coscia. In una situazione patologica la essione passiva è limitata dalla retrazione dell’apparato estensore o
dalle retrazioni capsulari.
ROTAZIONE ASSIALE DEL GINOCCHIO
Il movimento di rotazione della gamba a orno al suo asse non può essere
e e uato se non a ginocchio esso. Quando il ginocchio è esteso il
bloccaggio ar colare rende la bia totalmente solidale col femore.
La rotazione interna ( g 16) porta la punta del piede verso l’interno (30°) e
interviene in misura importante nel movimento di adduzione del piede
(10°-15°).
La rotazione esterna ( g 17) porta la punta del piede verso l’esterno e
interviene in misura analoga nel movimento di abduzione del piede.
La rotazione assiale passiva si e e ua sul sogge o in decubito promo con
il ginocchio esso ad angolo re o, l’esaminatore a erra il piede e lo fa
ruotare portando la punta verso l’esterno o verso l’interno ( g 18-19).
La rotazione passiva risulta un po’ più ampia di quella a va. Esiste anche
una rotazione automa ca legata ai movimen di esso-estensione, si veri ca principalmente al termine
dell’estensione o all’inizio della essione. Quando il ginocchio va in estensione, il piede si trova in rotazione
esterna ( g 20).
Viceversa quando il ginocchio va in essione, la gamba si porta automa camente in rotazione interna.
TORSIONE A LIVELLO DEL FEMORE
Il femore ha due estremità:
1. La parte cervico-cefalica del femore che comprende la testa femorale e il collo femorale.
2. L'epi si distale coi due condili femorali
L'asse del collo del femore, forma un angolo di 30° col piano frontale.
A nché l’asse dei condili res frontale occorre e e uare una torsione della dia si femorale di -30° in rotazione
interna, che corrisponde all’angolo di an versione del collo femorale.
Il ginocchio me e in conta o i condili femorali e i pia biali.
Sembra che i due assi, contenu nel piano frontale, debbano essere paralleli ma non è così in realtà la
rotazione assiale automa ca comporta una rotazione di 5° della bia al femore durante l’estensione completa.
TORSIONE A LIVELLO DELLA TIBIA
Lo scheletro biale è formato dai pia biali e dal mortaio bio-peroneale che con ene la troclea astragalica.
Gli assi di queste due super ci non sono paralleli ma a causa della torsione della bia formano un angolo di 25°
in rotazione esterna.
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RISULTANTE DELLE TORSIONI
Queste torsioni distribuite su tu a la lunghezza dell’arto si annullano tra loro:
-30° + 25° + 5° = 0
In questo modo l’asse di esso estensione bio-tarsico si trova pressappoco nella stessa direzione dell’asse del
collo, cioè in rotazione esterna di 30°.
Da ciò deriva l’apertura verso l’esterno di 30° dell’asse del piede nella stazione ere a a piedi uni e bacino
simmetrico, durante la marcia l’avanzamento dell’arto oscillante porta l’anca omologa in avan , cosi il bacino
ruota di 30° e l’asse del piede viene orientato dire amente in avan nella direzione della marcia, il che
perme e uno svolgimento del passo o male.
LE SUPERFICI DELLA FLESSO-ESTENSIONE
Quanto alla gola della puleggia è rappresentata anteriormente dalla gola della
troclea femorale e posteriormente dalla fossa intercondiloidea. Dal lato della
gamba le super ci biali sono conformate inversamente e si organizzano in due
docce parallele, incurvate e concave una concavità molto lieve. Sono separate
da una cresta smussa che si sviluppa anteroposteriore tra l’una e l’altra.
La glena esterna e la glena interna sono disposte all’interno di una doccia della
super cie S e separate dalla cresta smussa anteroposteriore, in questa cresta è
situato il massiccio delle spine biali. Le glene lievemente concave corrispondo
ai condili, mentre il massiccio delle spine biali va ad alloggiarsi nell’incisura
intercondiloidea. Questo insieme cos tuisce l’ar colazione femoro- biale.
Anteriormente i due versan della super cie ar colare della rotula
corrispondono alle due facce della troclea femorale. La cresta smussa invece si
incastra nella gola della troclea. Così si crea un secondo insieme funzionale: l’ar colazione femoro-rotulea.
Le due ar colazioni sono dis nte ma funzionalmente sono legate, anche se contenute in una singola
ar colazione anatomica
LE SUPERFICI TIBIALI NELLA ROTAZIONE ASSIALE
La cresta smussa della super cie inferiore si incastra nella gola della
puleggia impedendo movimen rotazionali. A nché avvenga una rotazione
assiale occorre modi care la super cie inferiore rispe o alla superiore. La
cresta smussa deve diminuire in lunghezza e trasformarsi in un perno ( g 38)
incastrato nella gola intercondiloidea.
Questo perno è il massiccio delle spine biali che forma il versante esterno
della glena interna e il versante interno della glena esterna. Per il perno
passe l’asse ver cale R ( g 38) a orno al quale avvengono i movimen di
rotazione longitudinale.
I legamen crocia fungono da giunzione centrale.
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MOVIMENTI DEI CONDILI SULLE GLENE IN FLESSO-ESTENSIONE
Osteocinama ca= si occupa del movimento dei segmen ossei nello
spazio esempio esso-estensione, adduzione, abduzione
Artocinama ca= è lo studio che si occupa dei rappor ar colari, delle
super ci ar colari durante i movimen
Artocinema ca
Il movimento dei condili sulle glene alterna con scivolamento e
rotolamento che sono due dei movimen che cara erizzano
l’artocinema ca.
Se il movimento del condilo fosse un semplice rotolamento ( g 56) a
par re da un cerro angolo di essione il condilo basculerebbe
posteriormente alla glena (lussazione). La possibilità di un rotolamento
puro è impedita dal fa o che lo sviluppo del condilo è due volte più
grande della lunghezza della glena.
Se il movimento del condilo fosse un semplice scivolamento la essione sarebbe limitata dal conta o col bordo
posteriore della glena ( g 58). Infa picchia contro la super cie biale, il femore picchia contro il bordo della
bia.
I fratelli Weber hanno dimostrato che il condilo ruota e scivola contemporaneamente sulla glena ed è l’unico
modo per evitare la lussazione posteriore del condilo pur perme endo ampia essione.
Successivamente Strasser ha dimostrato che la proporzione di rotolamento e scivolamento non è la stessa per
tu o il movimento di esso-estensione.
A par re dall’estensione estrema il condilo comincia a rotolare senza scivolare poi lo scivolamento man mano
diventa predominante tanto che alla ne della essione il condilo scivola senza rotolare.
La lunghezza del rotolamento puro all’inizio della essione è diversa per i due condili:
1. Condilo interno: ( g 61) il rotolamento ha luogo soltanto durante i primi 10°-15° di essione
2. Condilo esterno: ( g 62) il rotolamento prosegue no ai 20° di essione.
Da notare che ques 15°-20° di rotolamento iniziale corrispondono all’ampiezza abituale dei movimen di
esso estensione durante la marcia normale.
MOVIMENTO DEI CONDILI SULLE GLENE DI ROTAZIONE
(Fig 63) il ginocchio è semi esso, la parte posteriore dei condili entra in
conta o con la parte intermedia delle glene.
La essione del ginocchio ha liberato il massiccio delle spine biali dal
fondo dell’incisura intercondiloidea.
-Durante la rotazione esterna della bia rispe o al femore il condilo
esterno avanza sulla glena esterna mentre quello interno arretra sulla
glena interna.
-Durante la rotazione interna della bia rispe o al femore il condilo
esterno arretra sulla glena esterna mentre quello interno avanza sulla
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glena interna.
I percorsi dei condili sulle rispe ve glene non sono tu avia del tu o simili:
- Il condilo interno si sposta poco nella concavità della glena interna
- Il condilo esterno percorre un tragi o due volte maggiore sulla convessità della glena
esterna.
LA CAPSULA ARTICOLARE La capsula ar colare è un manico o broso che avvolge l’estremità inferiore
del femore e l’estremità superiore della bia. Cos tuisce le pare non ossee
della cavità ar colare.
La sua faccia profonda è rives ta dalla membrana sinoviale.
La sua forma è simile a quella di un cilindro con la faccia posteriore infossata.
Questo infossamento forma un se o sagi ale che ha stre rappor coi
legamen crocia e che divide la cavità ar colare pressochè in duel metà.
Sulla faccia anteriore di questo cilindro è ritagliata una nestra in cui va a
incastonarsi la rotula. L'inserzione sul pia o biale è rela vamente
semplice. La linea d’inserzione passa anteriormente
e sui la esterni e intern
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Terza parte appunti Embriologia
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Appunti Microbiologia - terza parte
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Terza parte appunti Biologia
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