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TEORIE E METODI DI PROGETTAZIONE E VALUTAZIONE SCOLASTICA

Due tematiche principali che riguardano didattica e pedagogia in ambito scolastico:

- progettazione del curricolo

- valutazione degli apprendimenti

PRIMA PARTE: progettazione curricolare

Testo “Curricolo e intercultura: problemi, metodi e strumenti” di Capperucci e Cartei (referente per

l’intercultura dell’Ufficio Scolastico Regionale)

- oggetto: progettazione curricolare e novità introdotte dal curricolo nel sistema scolastico italiano

Curricolo

Alla fine degli anni ’70 si inizia a parlare di curricolo, ma l’accezione di oggi nelle Indicazioni Nazionali è in

parte diversa perché ha subito delle trasformazioni; per capire cos’è si deve fare un analisi storica facendo

riferimento all’indice del testo:

- dal programma al curricolo: costrutto di programma, cui prima era vincolata la scuola italiana; differenza

tra programma e curricolo; passaggio dall’uno all’altro per ragioni sociali, pedagogiche e didattiche

- dalla programmazione alla progettazione del curricolo: passaggio dall’uno all’altro, caratteristiche del

curricolo della scuola di oggi differenti dalle idee passate

- curricolo nelle Indicazioni: riferimento alle Indicazioni per il curricolo nella scuola dell’infanzia e del primo

ciclo; curricolo per competenza

- costrutto della competenza in ambito scolastico: affermazione nel sistema scolastico dopo l’autonomia

scolastica e la pubblicazione delle Indicazioni

- organizzazione del curricolo: progettazione del curricolo, in particolare riferito alla scuola dell’infanzia e

primaria

- competenze di cittadinanza e disciplinari: promozione di due tipologie di competenze grazie al curricolo,

legate ai campi d’esperienza nella scuola dell’infanzia e alle discipline nella scuola del primo ciclo

Scuola del primo ciclo: 8 anni (5 scuola primaria + 3 scuola secondaria di primo grado)

Lessico didattico e pedagogico

Le parole sono prodotti culturali con senso storico perché legate al periodo e contesto storico-culturale in

cui si affermano; il lessico scolastico cambia spesso nel tempo a causa delle varie riforme, dunque è

importante capire quali sono:

- termini attuali e adeguati: rispondono meglio alla scuola di oggi

(es. curricolo, progettazione, scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado)

- termini desueti e impropri: hanno terminato la loro funzione di significato; è opportuno conoscerli con la

consapevolezza che non si usano più, se non in chiave storica, cioè per riferirsi alla scuola del passato, ma

sono comunque utilizzati a livello di senso comune

(es. programma, programmazione, scuola materna, elementare e media)

Insegnante: (=specialista della didattica o tecnico della scuola) deve utilizzare parole legate al lessico

specifico della didattica riferita al sistema attuale, non al senso comune; a livello giuridico è un dipendente

statale perché funzionario pubblico

Autonomia scolastica

Il Decreto del Presidente della Repubblica DPR n°275 del 1999 detto “Regolamento sull’autonomia

scolastica” è un provvedimento di legge che ha cercato di regolamentare la scuola, cioè dare delle

indicazioni su come dovesse essere attuata l’autonomia, quali regole da seguire; dunque l’applicazione di

tale decreto ha segnato l’attuazione dell’autonomia scolastica, che ha enfatizzato l’importanza del curricolo

come modello organizzativo dell’offerta formativa, e ciò che non doveva più essere utilizzato del modello di

scuola precedente

Parole-chiave

Scuola dell’alfabetizzazione (di base e culturale): prima dell’autonomia il sistema era centralizzato, tutte le

istituzioni scolastiche erano regolamentate dalle disposizioni del Ministero dell’Istruzione, detto Ministero

della Pubblica Istruzione, a Roma; dal punto di vista didattico la scuola era basata sui concetti, poi eliminati,

di programma e programmazione (quest’ultimo da verso la metà degli anni ’70), e puntava all’acquisizione

di tanti alfabeti o saperi disciplinari, organizzati intorno al programma

- programma: sorta di tabella di marcia che dettava agli insegnanti della scuola primaria e secondaria di

primo e secondo grado, i contenuti culturali che dovevano impartire per tutte le discipline

- orientamenti: documento rigido e programmatico, simile al programma, che dettava agli insegnanti della

scuola dell’infanzia ciò che dovevano impartire

1999: rappresenta una linea di demarcazione tra il modello di scuola precedente e il successivo, cui

appartiene il sistema scolastico attuale; è un anno di avvicendamento di due modelli di scuola diversi

Scuola dell’autonomia e delle competenze: dopo l’autonomia la centralità del Ministero è stata

ridimensionata, parte dei poteri decisionali sono stati devoluti alle scuole, alle quali è stata giuridicamente

riconosciuta l’autonomia, per cui oggi hanno la possibilità di decidere per conto proprio, senza chiedere il

permesso, ma con dei margini per l’assunzione di poteri e decisioni; la scuola è basata sui concetti di

curricolo e progettazione

Programma-programmazione e curricolo-progettazione: sono 4 concetti diversi che si legano a momenti

storici e pratiche professionali diverse; c’è un avvicendamento terminologico e semantico (=hanno valore

semantico diverso), programma non è sinonimo di curricolo, e programmazione non lo è di progettazione;

anche gli oggetti della programmazione sono diversi da quelli della progettazione

Concetto di programma

Il programma è stato importante perché ha segnato l’evoluzione dell’insegnamento all’interno della scuola

Definizione di Franco Frabboni: (prof. di pedagogia dell’Università di Bologna)

“Manifesto culturale nazionale scritto dal legislatore che esplicita obiettivi e contenuti disciplinari;

caratteristiche principali: validità nazionale e prescrittività”

“Manifesto culturale”: la scuola è un agenzia culturale, per cui i programmi erano il riflesso della cultura

dominante in quel momento storico, che risentivano delle influenze sociali, politiche e pedagogiche del

paese; i modelli di scuola nel corso del ‘900:

- 1923 programmi Gentile: influenza fascista, che sostenevano la politica sociale e scolastica del Fascismo, e

tramite l’insegnamento veicolavano le ideologie di quel periodo

- 1945-1955 programmi: influenza democratico-cristiana, che hanno dato importanza a cultura, filosofia e

ideologia cattolica all’interno del sistema scolastico

- 1985 nuovi programmi per la scuola elementare; 1991 orientamenti per la scuola dell’infanzia: influenza

progressista, di orientamento centro-sinistra, in cui è stato forte il modello pedagogico di Bruner e Gardner

legato al cognitivismo, e i primi tratti del modello teorico legato al costruttivismo

“nazionale”: dava delle disposizioni precise e valide per tutte le scuola del paese

“scritto dal legislatore”: il Ministro dell’Istruzione aveva l’onere di scrivere il programma, per cui nominava

delle commissioni di esperti e specialisti nel settore (=dirigenti scolastici, insegnanti, docenti e ricercatori

universitari, dirigenti tecnici, istruttori, rappresentanti delle associazioni genitori e professionali degli

insegnanti) che ricevevano un mandato istituzionale preciso dal Ministero, cioè di elaborare il programma

per quel campo d’esperienza o disciplina di quel tipo di scuola; il programma era preceduto da un testo

introduttivo, detto premessa, in cui erano indicati i principi pedagogici che ispiravano la didattica

(=principio di libertà nell’istruzione, autonomia del bimbo, rispetto dei diritti umani con l’educazione), e di

riferimento per l’insegnamento e il programma

Dirigente scolastico: chiamato “direttore” per la scuola dell’infanzia e primaria, e “preside” per la scuola

secondaria di primo e secondo grado

“che esplicita obiettivi e contenuti disciplinari”: elenco che indica gli obiettivi da raggiungere

nell’insegnamento, e i contenuti del programma delle discipline, cioè gli argomenti e le tematiche da

sviluppare, veicolare e impartire attraverso l’insegnamento delle discipline e il lavoro sui campi

d’esperienza.

Il programma, di saperi e conoscenze da impartire, era qualcosa di più di una guida all’insegnamento

“caratteristiche principali:

- validità nazionale: i programmi erano validi e uguali per tutte le scuole del paese; l’insegnante non poteva

modificare il suo insegnamento con obiettivi e contenuti non previsti, perché altrimenti sarebbe venuto

meno al mandato istituzionale

- prescrittività”: l’insegnamento degli obiettivi previsti era un obbligo per tutti gli insegnanti, dunque

l’insegnante era spinto dalla necessità di concludere tutto il programma (ansia da conclusione), altrimenti

non avrebbe fatto fede alla prescrizione; dato che l’elenco era troppo lungo e nozionistico, i contenuti

venivano svolti in modo frettoloso, perché la logica seguita era quella burocratica dell’adempimento,

piuttosto che quella formativa dei risultati di apprendimento (o learning outcomes)

PAROLE-CHIAVE ASSOCIABILI AL CONCETTO DI PROGRAMMA

- obbligatorietà: soprattutto per i contenuti da veicolare

- nazionalità: non si trattava tematiche quali inteculturalità, multiculturalità, globalità, globalizzazione, oggi

invece presenti nella riflessione del curricolo

- esclusività: c’era un modello ideale di alunno (=come sarebbe dovuto essere o diventare) e non si faceva

confronti con l’alunno reale

- rigidità: l’offerta formativa era standardizzata per garantire l’equità scolastica, ovvero a tutti la stessa

opportunità, ma la scuola equa non standardizza i programmi, incontrando i bisogni di alcuni e negando

quelli di altri, anzi differenzia proprio a partire dalla personalizzazione e individualizzazione dei percorsi di

insegnamento e apprendimento; oggi tale equità è stata modificata

(Don Milani “non c’è nulla che sia ingiusto quanto far parti uguali fra diseguali”, cioè non c’è niente di più

diseguale che trattare gli alunni tutti allo stesso modo, quando invece sono tutti diversi)

Fine anni ’60: il concetto di programma entra in crisi; è il periodo post-bellico delle manifestazioni e del

successo, sono anni di fermento dal punto di vista politico, sociale e scolastico

1968 contestazione dei “Sessantottini”: il movimento di protesta, spesso armato e non pacifico, si diffuse

contro lo stato squò (=equilibrio), prima nelle fabbriche e poi nelle università, perché la società non era

socialmente ed economicamente egualitaria e rispettosa dei diritti di tutti, in quanto il modello istituzionale

di società borghese privilegiava solo le classi abbienti

- scuola: il movimento attaccò il modello gentiliano di scuola elitaria e la rigidità del programma, perché

tale percorso privilegiava solo coloro che a casa erano assistiti da famiglie agiate (figli dei liberi

professionisti, industriali e borghesi), che vedevano nella scuola l’elemento di svolta per la futura classe

dirigente, ed escludeva parte della popolazione, con la richiesta di un modello inclusivo di scuola aperta a

tutti, al fine di renderla luogo di emancipazione e crescita sociale e personale per ciascuno

Nelle classi comuni, di 30-50 alunni, l’insegnante al centro della prima fila, rialzata per essere al centro della

didattica, i ricchi nelle prime file, con accesso e accoglienza privilegiata, e i poveri nelle ultime file

Grazie al movimento il potere si diffuse anche nelle classi meno abbienti

Metà degli anni ’70: la programmazione si affianca al programma, senza ancora sostituirlo

La contestazione del ’68 non incide subito, ma per i tempi delle riforme scolastiche 6 anni non sono tanti

1974 sei Decreti Delegati sulla scuola: corpus normativo che tenta di riformare gli aspetti del fare scuola,

come richiesta di rinnovamento e superamento del programma

In particolare i D.lgs. 416 e 417 riguardano la programmazione da parte degli organi collegiali, dunque la

programmazione delle attività didattiche diventa obbligatoria per tutti gli insegnanti, cosa che in passato

c’era solo informalmente (=si poteva pensare prima le attività, scegliere le metodologie al fine di rendere il

proprio insegnamento efficace, senza affidarsi solo al programma)

- insegnante efficace: conosce le discipline e i contenuti e sceglie la metodologia (=tecniche e strategie

didattiche) in modo intenzionale, e non improvvisato o per libera scelta; la programmazione è importante

perché l’insegnamento sarà veicolato e l’apprendimento promosso in modo diverso

La riforma è importante soprattutto per la scuola primaria, in cui incide anche sull’orario di servizio (22 ore

di insegnamento + 2 ore di programmazione per la riflessione e il confronto collegiale sulla didattica),

rimasto uguale tutt’oggi; nelle altre scuole non sono previste ore di programmazione, ma si fanno, dunque

questo è un elemento di forza per la riflessione e il confronto collegiale sulla didattica, alunni e genitori, e

sul rapporto scuola-famiglia.

In Italia è l’ordine di scuola che dà i risultati maggiori anche in termini di apprendimento (indagine

internazionale AIEA) grazie anche al fatto che la didattica è pensata in modo più peculiare ed efficace

La ricerca scientifica e i cambiamenti scolastici sono processi collegati tra loro; le teorie pedagogiche

dell’Attivismo e del Cognitivismo raggiungono la massima espressione, e si sviluppa la scienza della

didattica, che pensa all’organizzazione della didattica e non la improvvisa

Concetto di programmazione

Definizione di Franco Frabboni:

“Edizione locale del manifesto nazionale (=programma), che tiene conto delle specificità dei contesti e dei

soggetti coinvolti nel processo formativo; caratteristiche principali: dimensione locale, flessibilità didattico-

organizzativa, programmazione educativa e programmazione didattica”

“Edizione locale del manifesto nazionale”: la scuola può articolare il programma a livello locale, per cui

viene meno la prescrittività; c’è un attenzione maggiore alla dimensione locale della didattica e alla

flessibilità nell’organizzazione ed erogazione dell’insegnamento

“che tiene conto delle specificità dei contesti e dei soggetti coinvolti nel processo formativo”: la scuola

deve tenere conto delle specificità contestuali e territoriali legate ai soggetti e all’utenza che frequenta

quella scuola; dunque non si pensa più ad un alunno ideale, ma a come organizzare l’offerta formativa in

quella specifica scuola, che ha degli alunni con bisogni formativi diversi rispetto ad alunni di altri contesti

“caratteristiche principali:

- dimensione locale”: si cerca di rendere il programma meno prescrittivo soprattutto rispetto ai contenuti;

vengono scelti i contenuti principali (=nuclei fondanti, detti in passato) delle discipline, contenitori di saperi

molto ampi che non necessariamente devono essere riversati completamente nelle menti dei bimbi.

Secondo alcuni teorici la mente del bimbo era come un vaso di conoscenze, che man mano si arricchiva, ma

secondo Edgar Morin “è meglio una testa ben fatta che una testa ben piena”, cioè si deve formare alunni

che sappiano ragionare utilizzando i concetti incontrati, non semplicemente riempendo le teste di

informazioni, che se riempite male restano un risultato solo nella memoria a breve termine, che poi

eliminerà conoscenze, fatti e saperi ritenuti poco importanti

- flessibilità didattico-organizzativa: l’insegnante ottiene più potere riguardo l’organizzazione delle scelte

didattiche, è libero di scegliere le metodologie di insegnamento, e quali obiettivi e contenuti siano più

funzionali all’apprendimento, ma non può comunque insegnare ciò che vuole o inventarsi la

programmazione

- libertà di insegnamento: art. Cost. sulla scuola, che riguarda i metodi di insegnamento, cioè come si deve

insegnare, non tanto ciò che si deve insegnare

Le tipologie di programmazione sono obbligatorie, per cui deve esserci qualcuno che se ne occupi:

- programmazione educativa: il collegio dei docenti, organizzato in commissioni, aveva il compito di

predisporre la programmazione educativa, che conteneva gli obiettivi pedagogici, formativi e educativi che

la scuola voleva perseguire; tra questi gli obiettivi generali che riguardavano la formazione della persona

(es. educare al rispetto degli altri e dell’ambiente, alle regole di convivenza)

Essa si legava a quella didattica

- programmazione didattica”: il team docenti (nella scuola dei moduli) o team docente (nella scuola con

l’insegnante unico) aveva il compito di predisporre la programmazione didattica, che riguarda la gestione e

l’organizzazione dell’insegnamento, cioè come insegnare le diverse discipline o campi d’esperienza; i

contenuti dei programmi venivano adattati e selezionati attraverso la programmazione degli interventi, che

aveva scansione settimanale, e se quanto programmato non veniva realizzato allora veniva riportato nella

settimana successiva

Team docenti: gruppo di insegnanti preposto all’insegnamento per una data classe o gruppo di alunni, che

ha il compito di elaborare la programmazione didattica

Didattica: insegnamento delle diverse discipline; secondo Leonardo Trisciuzzi (prof. Università di Firenze) è

la scienza dell’insegnamento

Scuola con insegnante unico (o prevalente): 1 insegnante per classe, che svolge il maggior numero di ore;

permangono l’insegnante di religione e di lingue straniere, ma senza la compresenza di più maestre nella

stessa classe e alla stessa ora

Scuola dei moduli: 3 insegnanti su 2 classi, e la

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/04 Pedagogia sperimentale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Giulia.Catapano di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie e metodi di progettazione e di valutazione scolastica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Capperucci Davide.
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