TEORIE DELLO SVILUPPO PSICOLOGICO:
TEORIA: è un insieme interconnesso di affermazioni, a diversi livelli. Le teorie
possono essere espresse in modo verbale o matematica. Il loro scopo è di
descrivere strutture, meccanismi, processi che non si possono osservare
direttamente. A livello più lontano dal comportamento osservabile ci sono gli
assunti (assiomi e postulati) che vengono accettati senza dimostrazione. A un
livello meno generale troviamo i costrutti ipotetici che sono concetti che
pongono in relazione eventi, oggetti, proprietà o variabili. Questi costrutti non
possono osservare sé stessi ma si riferiscono a comportamenti osservabili. Per
avvicinarsi maggiormente al comportamento il teorico traduce i costrutti
ipotetici in ipotesi (affermazioni provvisorie relative alla relazione fra eventi,
oggetti, proprietà o variabili). Un’ipotesi diventa un fatto quando è
sufficientemente resa attendibile dalla ricerca. Le teorie sono costruite
procedendo dai dati alla teoria e viceversa.
DEFINIZIONE:
La teoria scientifica consiste in un sistema ipotetico-deduttivo che
comporta una serie di affermazioni strettamente concatenate e descrive
formalmente strutture e processi psicologici posti in relazione l’uno con l’altro e
con eventi osservabili. Le teorie psicologiche però molto spesso non soddisfano
tutti questi requisiti formali perché una teoria ha anche una natura privata,
informale e dinamica. “se una risposta è seguita da un
Teoria skinneriana dell’apprendimento:
rinforzo per molte prove, la frequenza di quella risposta cresce.” -> il premio è
un rinforzo.
Le teorie psicologiche sono giudicate sulla base di specifici criteri. Una teoria
deve mostrare coerenza interna, quindi, deve escludere affermazioni
contraddittorie. Inoltre, deve avere i criteri di chiarezza, verificabilità e
parsimonia. Oggi i teorici ricorrono al termine modello per indicare una teoria
informale di ambito più limitato: spesso i modelli sono presentati attraverso
grafici.
Gli psicologi dello sviluppo sono influenzati culturalmente: i cambiamenti
culturali che incidono sull’ottica dei ricercatori. Anche la personalità e le
motivazioni dei singoli psicologi rischiano di determinare la direzione delle loro
ricerche. L’aspetto informale delle teorie emerge anche nella tendenza di
alcuni autori a ricorrere a immagini (diagrammi, metafore) per comunicare le
loro teorie.
Che cos’è una teoria dello sviluppo?
Una teoria evolutiva si focalizza sui cambiamenti nel tempo dei concetti,
collegando le trasformazioni alle fasi precedenti dello sviluppo e quelle che
seguono. Una teoria dello sviluppo spiega il processo che conduce alla
comparsa e alle ulteriori trasformazioni di un dato fenomeno. Le teorie dello
sviluppo hanno 3 obiettivi:
Descrivere i cambiamenti che avvengono nel tempo in una o più aree di
1.
comportamento o attività psicologiche (pensiero, linguaggio, comportamento
sociale, percezione): anche se le teorie evolutive si focalizzano sui cambiamenti
che avvengono nell’arco di mesi/anni, una teoria dovrebbe essere in grado di
descrivere cambiamenti che si verificano in pochi secondi (spiegazione di vari
“minisviluppi”). Chi osserva registra certi comportamenti e ne ignora altri,
scinde il flusso in unità e lo codifica in parole che ne aggiungono una specifica
connotazione. La sola descrizione non è sufficiente per un’adeguata teoria dello
sviluppo ma è necessaria.
Descrivere i cambiamenti che nel corso del tempo avvengono nelle relazioni
2.
tra le diverse aree dello sviluppo (pensiero, personalità, linguaggio): le teorie
dovrebbero sempre tenere conto del contesto socioculturale dei
comportamenti. Il bambino viene studiato nella sua totalità, nel conteso del suo
ambiente sociale e fisico.
Spiegare lo sviluppo descritto (come e perché avvengono i cambiamenti)
3. :
bisogna spiegare lo sviluppo descritto sulla base delle sequenze identificate.
Una teoria evolutiva offre una serie di principi generali o regole relative al
cambiamento. Inoltre, la teoria dovrebbe spiegare perché lo sviluppo procede
in una certa direzione e non in altre (es. perché A ha condotto a B piuttosto che
a X?) -> anche gli eventi che non accadono hanno un significato.
I progressi compiuti da una teoria in una specifica area promuovono
l’avanzamento anche in altri settori.
A che cosa serve una teoria dello sviluppo?
Una teoria in grado di descrivere e spiegare lo sviluppo offre due contributi:
1. Organizza e attribuisce un significato ai fatti
Negli ultimi decenni sono state condotte molte ricerche sui bambini e bisogna
disporre queste teorie in modo tale da dare un significato alle informazioni
ottenute. I fatti hanno bisogno di un teorico che ricostruisca la struttura
riassumendo e organizzando le informazioni (il teorico evita il sovraccarico di
dati). Quando consideriamo due teorie che trattano dello stesso soggetto in
maniera diversa abbiamo una situazione di discrepanza: i punti di vista sono
così diversi che sospettiamo che il soggetto osservato non sia lo stesso. In
realtà i dati non cambiano MA la loro organizzazione si modifica.
2. Apre la strada a nuove ricerche
Una teoria è anche uno strumento che guida l’osservazione e genera nuove
informazioni: le affermazioni astratte di una teoria predicono la veridicità di
alcune affermazioni empiriche che in seguito saranno verificate -> nuove
osservazioni.
Quali sono le principali questioni affrontate dalle teorie dello
sviluppo?
Le teorie esaminate si differenziano per contenuto, metodo di investigazione e
natura formale però generalmente prendono posizione su delle questioni
centrali dello sviluppo.
1. Qual è la natura di base dell’uomo?
Ci sono tre concezioni di base:
Visione meccanicistica: Il mondo è come una macchina composta da parti
che operano nel tempo e nello spazio. Questo modello garantisce una capacità
predittiva completa perché una conoscenza approfondita dello stato della
macchina e delle forze che agiscono in un momento permettono di formulare
deduzioni sullo stato successivo. Si fonda sulla fisica di Newton e sulla filosofia
empirista di Locke e Hume. Questa visione ritrae l’uomo come un robot passivo
motivato da forze ambientali e corporee. Lo sviluppo è determinato da forze
che agisce su una mente passiva simile a una macchina comporta da parti
interdipendenti.
Visione organismica: Il modello sono i sistemi viventi come le piante e gli
animali. L’uomo per natura è un’unità attiva e organizzata in continuo
cambiamento che procede in una direzione ben definita. Lo sviluppo, quindi, è
inerente alla natura umana. Il comportamento e il pensiero portano a
cambiamenti sia nella struttura che nel contenuto del comportamento e del
pensiero. White sostiene che gli organismi attivi sono dotati di scopi e sanno
prestare attenzione, ragionare e percepire in maniera selettiva e quindi
selezionare, modificare o respingere influenze provenienti dall’ambiente.
Visione del contestualismo: La metafora principale è un evento storico.
Un comportamento ha significato e può essere spiegato solo in riferimento al
suo contesto storico e sociale. L’orizzonte temporale (dal passato più remoto al
lontano futuro) e le trame spaziali si intrecciano per creare la vita umana. La
prospettiva del contestualismo è olistica come quella organismica.
Olismo-> teoria secondo la quale le proprietà di un sistema non possono
essere spiegate solo dalle singole componenti perché la sommatoria funzionale
delle parti è sempre maggiore alle stesse parti prese singolarmente.
Sistema capitalistico: Concepisce l’uomo come un essere competitivo che
lotta per il successo ed egoista. Secondo questo standard i bambini (insieme ai
vecchi, deboli di mente e donne) venivano considerati inferiori e l’età di
crescita era ritenuto un periodo di passività: i bambini dovevano essere
plasmati secondo ruoli adulti ritenuti appropriati.
L’ideologia mercantilista: In una società che privilegia la cooperazione
rispetto alla competizione il bambino è visto come un “nobile selvaggio” buono
ma rovinato dal mondo adulto (Rousseau). I bambini non devono essere
giudicati dagli standard adulti perché sono qualitativamente diversi.
Ogni teoria evolutiva è il risultato di una visione dell’uomo che riflette
convinzioni filosofiche, economiche e politiche. Questo influisce anche sulla
scelta dei metodi di ricerca e l’interpretazione dei dati.
2. Lo sviluppo è qualitativo o quantitativo?
La visione meccanicistica e quella capitalista pongono l’accento su
cambiamenti quantitativi, gli approcci organismico e mercantilistico i
cambiamenti qualitativi mentre il contestualismo li ammette entrambi.
Cambiamento quantitativo: Sono modifiche di frequenza, numero o grado
che rendono il comportamento più efficace o coerente (es. sviluppo della
memoria con la crescita).
Cambiamento qualitativo: Si intende una trasformazione di genere o tipo
che coinvolge la struttura o l’organizzazione. Sono nuovi fenomeni non
riconducibili a elementi precedenti (es. uovo-bruco-bozzolo farfalla).
Stabilire fino a che punto lo sviluppo sia quantitativo o qualitativo è difficile
perché spesso la frequenza delle osservazioni influenza la nostra percezione.
Mentre alcuni comportamenti coinvolgono cambiamenti sia qualitativi che
quantitativi. Es. un cambiamento positivo nella capacità mentale (quantitativo)
facilita lo sviluppo di una strategia mnemonica di selezione (cambiamento
qualitativo) poi perfezionata in velocità e accuratezza (quantitativo).
3. In che modo natura e cultura contribuiscono allo sviluppo?
Interrogativo fondamentale:
Fino a che punto la variabilità comportamentale è attribuito alle differenze
ereditarie o all’ambiente e in che modo natura e cultura interagiscono per
determinare lo sviluppo.
Quali geni predispongono specifici comportamenti? Quali elementi ambientali
contribuiscono all’espressione di questi geni e in che modo agiscono?
C’è una compressa interazione di fattori innati e ambientali -> natura e cultura
sono intrecciate in maniera inestricabile per tutta la vita.
continuum
Secondo il natura-cultura (vedi immagine sotto) solo quelle al centro
si concentrano in modo uguale su entrambi i fattori.
Gli studi sulle interazioni geni-ambiente dimostrano che una data influenza
ereditaria può condurre a effetti comportamentali diversi a seconda
dell’ambiente e viceversa un particolare ambiente può agire in modo diverso
su individui con geni diversi. Inoltre, è importante sottolineare la presenza di
un’influenza reciproca tra cervello e comportamento.
4. Che cosa si sviluppa?
La prospettiva di ciascun teorico dipende dalle sue assunzioni teoriche e dai
metodi di studio adottati che determinano:
- Il livello di analisi (dalle cellule alla società)
-La focalizzazione sulla struttura (organizzazione del comportamento, pensiero,
personalità) o sul processo (aspetti dinamici e funzionali del sistema)
-Il contenuto privilegiato (es. personalità o cognizione)
-L’accento sul comportamento manifesto, sul pensiero o sulla personalità
-La metodologia usata per studiare lo sviluppo
Ordine cronologico delle teorie evolutive:
Freud ha sviluppato la teoria psicoanalitica nei primi anni del Novecento
Verso il 1950 sono emerse la teoria psicosociale di Erikson, quella cognitiva di
Piaget, quella culturale di Vygotskij
Verso gli anni 1960-70 la teoria neopiagetiana, l’etologia, l’approccio
dell’elaborazione delle informazioni e la teoria di Gibson
Gli altri approcci all’inizio del 2000
Capitolo 1 “LA TEORIA DEGLI STADI COGNITIVI DI PIAGET E I NEOPIAGETIANI”:
Biografia:
JEAN PIAGET nasce in Svizzera nel 1896. Il padre era uno studioso di
letteratura medievale ed è descritto come un uomo che non sopporta le
generalizzazioni improvvisare ed è sempre pronto a dare battaglia quando
scopre che una verità storica è stata modificata per convenienza. La madre
invece viene definita come una donna intelligente, energica e gentile ma
spesso nevrotica e questo la porta spesso a imitare il padre oppure nel suo
mondo privato (lavoro). Piaget ha ammesso che queste difficoltà familiari
hanno portato alla nascita del suo interesse per il mondo psicoanalitico. Piaget
aveva molti interessi e iniziò a interessarsi alla scrittura fin da piccolo: scrisse
autovap
un opuscolo a matita sugli (mix tra carro e locomotiva). Inoltre, si
dimostrò molto interessato ai molluschi marini e gli furono offerti diversi lavori
al museo di storia naturale di Ginevra (es. assistere il direttore nella raccolta di
molluschi marini, curare la sezione di molluschi del museo) ma era ancora alle
medie e quindi declinò l’offerta. Studiò scienze naturali e nel 1918 completò un
dottorato di ricerca all’Università di Neuchatel. Visito i laboratori di psicologia a
Zurigo e si iscrisse alla Sorbona seguendo i corsi di psicologia e filosofia per
due anni. Piaget incontrò Theodore Simon (creatore di test di intelligenza)
che gli affidò l’incarico di standardizzare i test di ragionamento elaborati da
Alfred Binet e di somministrarli ai bambini parigini. Piaget non era entusiasta
all’idea ma iniziò ad aumentare il suo interesse sulle motivazioni dei bambini
delle loro risposte. I processi di pensiero lo affascinavano e Piaget capì di aver
trovato la sua strada. Continuò questi studi all’insaputa di Simon per due anni.
Inizialemente progettava di dedicarsi alla psicologia del bambino per soli 5 anni
ma invece scrisse diversi libri che lo portarono al successo:
Il linguaggio e il pensiero del fanciullo
- (1923)
-Giudizio e ragionamento nel bambino (1924)
-Il giudizio morale nel fanciullo (1932)
-Ecc.
Non aveva una laurea in psicologia ma fu presto conosciuto come psicologo
dello sviluppo. Ricoprì diversi incarichi, tra cui presidente della commissione
svizzera dell’Unesco. Nel 1969 fu il primo studioso europeo a ricevere un
riconoscimento da parte dell’American Psychological Association.
Piaget morì nel 1980 a 84 anni. Nella sua vita scrisse più di 50 libri e oltre 500
articoli.
Orientamento generale della teoria:
La sua teoria fornisce una descrizione e spiegazione dello sviluppo mentale a
partire dai primi comportamenti neonatali fino alla formazione delle strutture
mentali costitutive del pensiero e del ragionamento adulto (adolescenza).
L’epistemologia (cioè la branca della filosofia che studia la conoscenza) fu
definita da Piaget il problema della relazione fra un soggetto agente o pensante
e gli oggetti della sua esperienza. Piaget affrontò le stesse domande che hanno
impegnato i filosofi per secoli (come facciamo a conoscere qualcosa? è
possibile che una conoscenza obiettiva non sia influenzata dalla natura del
soggetto?) cercando di rispondere affrontando aree di contenuto diverse (es.
matematica, linguaggio ecc.)
Quando si parla di epistemologia genetica non si intende ciò che è innato
ma si riferisce all’emergere, a ciò che viene sviluppato. Piaget rispose alle
domande tradizionali dell’epistemologia studiano i cambiamenti evolutivi
affrontando le principali categorie del pensiero (tempo, spazio, casualità e
quantità -> queste categorie ovvie per un adulto non sono così scontate per i
bambini). Ad esempio, Piaget si chiese come e quando i bambini capiscono che
due oggetti possono occupare lo stesso spazio o che gli oggetti esistono anche
quando non li possiamo vedere. Piaget può essere definito un epistemologo
sperimentale perché formulò ipotesi empiriche che potevano essere verificate
-> la sua epistemologia è un incrocio tra filosofia e metodo scientifico: tra
logica e fatti.
Piaget concepisce la conoscenza come un processo piuttosto che uno stato:
una persona costruisce la sua conoscenza in quanto essere attivo che seleziona
e interpreta le informazioni del suo ambiente. Il bambino non assorbe in
maniera passiva informazioni per costruire un “magazzino” (come sostenevano
i comportamentisti); la conoscenza che il bambino ha del mondo cambia con lo
sviluppo del suo sistema cognitivo. Piaget sostiene che la conoscenza non è
oggettiva ma che l’esperienza passa attraverso il filtro delle modalità di
comprensione che il bambino possiede il quel momento.
Piaget ha un approccio biologico. I molluschi si adattano all’ambiente e lo
assimilano con le modalità permesse dalla loro struttura biologica e secondo lui
questi principi si applicano al pensiero umano: l’intelligenza è adattamento.
L’organismo si modifica attraverso l’interazione con l’ambiente, non per effetto
delle pressioni ambientali, ma in quanto vi partecipa attivamente.
Inoltre, Piaget evidenzia le similitudini tra crescita cognitiva e sviluppo
embriologico: una struttura organizzata che diventa più differenziata col
passare del tempo. Questi concetti biologici servono come analogie del
funzionamento dell’intelligenza.
Piaget sostiene che il pensiero infantile abbiamo una natura sistemica e quindi
si rivolge all’approccio dello strutturalismo che definisce l’organizzazione
delle parti e la loro relazione con il tutto; gli scambi con la realtà sono guidati
da strutture interne diverse nei differenti momenti dello sviluppo. Le strutture
non sono innate, ma si costruiscono nel corso dello sviluppo attraverso gli
scambi con la realtà esterna. Queste strutture mentali sono definite schemi e
si modificano con lo sviluppo. Esempio: Lo schema della suzione spiega come
l&rs
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Teorie dello sviluppo di Freud e Erikson - Psicologia dello sviluppo
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Teorie dello sviluppo di Vygotskij - Psicologia dello sviluppo
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Psicologia dello sviluppo - le principali teorie
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Teorie dello sviluppo