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Psicologia dello sviluppo - le principali teorie

Appunti di Psicologia dello sviluppo che trattano la sintesi delle principali teorie dell sviluppo per l'esame del professor Petruccelli. gli argomenti che vengono trattati sono i seguenti: la psicologia dello sviluppo è quella disciplina che studia il comportamento, le emozioni, gli stati cognitivi e percettivi per tutta la vita dell’uomo, cercando di spiegare i vari processi che avvengono... Vedi di più

Esame di Psicologia dello sviluppo docente Prof. F. Petruccelli

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LA TEORIA CONTESTUALISTA DI VYGOTSKIJ:

Il suo principale lavoro fu fatto sullo studio del bambino attivo in un contesto, sulla zona prossimale

e sulle origini socio-culturali del funzionamento mentale. Anche per questo autore lo sviluppo

psichico avviene per tappe e la sintesi dei processi biologici e culturali rimane sempre uguale e

varia a seconda del livello di sviluppo raggiunto.

Vygotskij si interesserà del “linguaggio” definendolo come : una funzione psichica complessa che si

sviluppa nel bambino attraverso l’interazione con l’ambiente sociale; è una funzione inter-psichica

che mette in rapporto una persona con un’altra.

Per V. quindi lo sviluppo della persona è legato all’ambiente e alla sua storia per cui lo sviluppo del

bambino è determinato dalla storia sociale. Attraverso l’ambiente esterno il bambino impara ad

interagire con gli altri ed interiorizza i comportamenti esterni basati sulla comunicazione. L’autore

parla di INTERAZIONE con l’ambiente sociale sin dalla nascita fino alla morte.

Il bambino secondo V. impara prima a parlare e poi a pensare, mentre per Piaget era il contrario, e

mano a mano che egli cresce, il linguaggio determina i contenuti del pensiero. Il bambino prende le

immagini visive del mondo e poi impara a pensare.

Per V. linguaggio e pensiero sono in stretta relazione tra loro, dal linguaggio deriva poi il pensiero,

tale linguaggio viene interiorizzato e diventa pensiero.

Durante il secondo anno di vita il bambino impara certi suoni attribuendo significati alle cose e per

farlo il suo pensiero diventa astratto. Egli interiorizza la realtà e poi impara a modificarla e a

portarla fuori.

Quindi per V. il fine dell’apprendimento diventa quello di attivare lo sviluppo in modo che la

cultura influisca sulle funzioni mentali.

LA TEORIA FUNZIONALISTA DI BRUNER :

Bruner nel 1960 inizia una serie di esperimenti per esplorare il corso dello sviluppo intellettuale del

bambino e giunge ad una sua teoria sull’evoluzione dell’intelligenza. Così come V. anch’egli

sostiene che il linguaggio è responsabile dello sviluppo mentale dell’individuo come amplificatore

sociale delle capacità innate dell’essere umano: ma il suo interesse va a tutti i processi mentali

attraverso i quali l’uomo è in grado di ottenere, ritenere e comunicare informazioni.

Lo sviluppo cognitivo è per Bruner lo sviluppo delle strategie che servono ad ordinare e

semplificare i dati dell’esperienza. Gli strumento cognitivi dell’intelligenza sono i “sistemi di

codifica” che servono per trarre delle informazioni.

Per Bruner l’apprendimento avviene attraverso 3 tipi di rappresentazioni:

1. esecutiva primo anno di vita del bambino con continui progressi nella manipolazione,

nel

percezione e attenzione nell’interazione sociale.

2. iconica anni, basata sul criterio di appartenenza; codifica la realtà attraverso

3-5

percezioni e immagini interne.

3. simbolica anni in poi, consiste nell’ etichettare, classificare la realtà andando al di là

6

delle informazioni date.

Per Bruner è fondamentale nello sviluppo il passaggio dalla rappresentazione iconica a quella

simbolica in quanto il linguaggio trasforma la realtà.

LE TEORIE DELLE SVILUPPO EMOTIVO

TEORIA DELLE RELAZIONI OGGETTUALI

Queste teorie nascono come forma di pensiero alternativo a quello di Freud o quello strutturale e

vengono dette : psicoanalisi interpersonale, cui esponente massimo fu HARRY STACK

SULLIVAN. Questi criticava Freud per aver sottovalutato l’importanza delle relazioni con gli altri;

parla soggetto inserito in un contesto che gli fa da cornice e che modella l sua personalità attraverso

le esperienze e le interazioni sociali. Nella sua teoria interpersonale, l’autore assume come unità di

analisi il CAMPO INTERPERSONALE, e le configurazioni relazionali che ne derivano. Per

SULLIVAN le persone sono motivate dai bisogni tra quali quelli di soddisfazione e di sicurezza, se

questi non vengono soddisfatti allora si arriva alla solitudine. Ciò che interferisce con la

soddisfazione dei bisogni e L’ANGOSCIA.

Nel bambino (soprattutto nei primi mesi) l’angoscia vuol dire PAURA causata da rumori troppo

forti, fame, sete; chi si occupa del bambino raccoglie questi segnali stabilendo con lui un LEGAME

EMPATICO. La prima distinzione che il bambino inizia a fare è proprio quella tra stati di angoscia e

di non angoscia che SULLIVAN chiama :

1. BUONA MADRE sono tutti i caratteri dell’agente delle cure materne che non sono stati

compromessi con gli stati di angoscia.

2. CATTIVA MADRE tutto ciò che nel rapporto fa sentire il bambino ansioso e vulnerabile.

Secondo Sullivan il bambino interiorizza la madre buone e quella cattiva al fine di creare un Sé

buono e un Sé cattivo, solo così egli diventa consapevole di sé e delle diverse interazioni in cui è

coinvolto.

MELANIE KLEIN:

E’ un’altra autrice importante nelle teorie delle relazioni oggettuali. Ella porta nuove ed importanti

innovazioni teoriche spostando l’interesse verso le prime relazioni fra madre e bambino. Klein

afferma che il contenuto degli oggetti e intrinseco all’organismo ed inoltre il contributo e la natura

delle relazioni con l’oggetto sono fattori importanti nei processi psichici.

Ella infine mette in luce l’importanza del GIOCO ovvero come mezzo di comunicazione usato dal

bambino per esprimersi.

FAIRBAIRN:

Egli ci parla della LIBIDO ma non come la ricerca del piacere (visto da freud) ma come ricerca

dell’ oggetto ed inoltre L’IMPULSO è inseparabile dalla struttura.

Secondo l’autore il bambino sin dalla nascita è orientato a stabilire delle relazioni che gli servono

come sopravvivenza biologica; quindi non avendo schemi precostituiti, egli avrà bisogno di tempo

per entrare in contatto con la madre e stabilire delle relazioni con ella. Tutti gli sforzi che il bambino

farà non sono diretti verso il piacere ma verso il contatto; egli ha bisogno dell’altro e se questo è

disponibile allora avrà con lui uno scambio piacevole e gratificante, ma se il genitore offre solo

scambi dolorosi e insoddisfacenti, il bambino non lo abbandonerà ma al contrario stabilirà con lui

solo delle relazioni basate sulla sofferenza. Tuttavia per colmare i suoi vuoti, l’IO, crea oggetti

interni compensatori. A questo punto il bambino può avere nei confronti della madre 3 diverse

esperienze:

• Madre gratificante oggetto ideale

• Madre allettante oggetto eccitante

• Madre deprivante oggetto rifiutante.

Se l relazione con la MADRE REALE è insoddisfacente allora il bambino colma i suoi vuoti con 3

diversi oggetti interni:

• Oggetto ideale, che sono gli aspetti gratificanti della madre;

• Oggetto eccitante, ovvero gli aspetti allettanti della madre;

• Oggetto rifiutante, ovvero gli aspetti deprivanti della madre.

Il bambino raggiunge la maturità solo quando riesce a distaccarsi dalla relazione di dipendenza con

i genitori reali e sperimenta se stesso separato da loro, inoltre deve anche staccarsi dagli oggetti

compensatori interni che gli danno il senso di sicurezza e di continuità. Ciò accade se il bambino si

sente amato e coccolato e quindi staccandosi da loro riesca a stabilire rapporti reciproci col mondo

reale.

WINNICOTT:

Questo autore ci fornisce un teoria alternativa a quella freudiana e tutti i suoi contributi ci

permettono al bambino di avere coscienza di sé come essere separato dagli altri. Il bambino ha

bisogno delle relazioni con la madre e nelle primissime settimane di vita il sostegno della madre è

importantissimo perché egli non è ancora integrato ed il suo IO deve ancora formarsi gradatamente

attraverso il sostegno della madre. Il bambino ha bisogno di “rifornimenti”offerti dalla madre e che

caratterizzano l’atteggiamento “sufficientemente buono”. Per W. Quando la relazione fra madre e

figlio è buona, la pelle diventa l’involucro che separa tra ME e NON ME; se l’adattamento della

madre è scarso allora il bambino si sentirà colpito dall’angoscia. Inoltre se la reazione è inadeguata

nel bambino avviene una scissione del sé, in falso sé e vero sé.

L’autore parla anche di OGGETTO TRANSIZIONALE (coperta, peluche), e distingue due tipi di

mondi: MONDO INTERNO fatto di oggetti soggettivi dove si ha il pieno controllo e MONDO

ESTERNO, fatto di realtà esterna. Esiste poi un terzo mondo, un regno intermedio, di transizione

tra i due mondi e la relazione con gli oggetti transizionali si inserisce in questo mondo. Per W la

funzione dell’oggetto transizionale è quella di fornire un distacco graduale dalla madre, in quanto

assume una funzione sostitutiva dell’oggetto primario. Infatti se la madre si assenta il bambino

riesce a star bene fino a che mantiene vivo il suo ricordo, ma se il suo ricordo viene meno allora non

tollera più la separazione. Qui interviene l’oggetto transizione che va a sostituire la madre ed aiuta il

bambino a negoziare lo spostamento dell’esperienza del sé come persona tra le altre persone.

E. JACOBSON:

Ella cerca di creare un accomodamento tra il modello strutturale delle pulsioni e quello strutturale

delle relazioni, affermando che l’esperienza del bambino di piacere o dispiacere è il nucleo della sua

relazione con la madre. Le esperienze di gratificazione danno origine a fantasie di fusione mentre le

esperienze di frustrazione danno origine al desiderio di separazione. Quindi una madre che delude è

una madre reale inadeguata cioè che non risponde adeguatamente ai bisogni del figlio e che lo

frusta. Tale delusione porta alla svalutazione dell’oggetto che provoca (nelle situazioni frustanti) la

liberazione di energie pulsionali aggressive e quindi il desiderio di separarsi da esso.

LA PSICOLOGIA DEL SE’

Kohut, elabora un modello misto dell’apparato psichico dove al centro vi è il SE’ come centro di

iniziative e contenitore di impressioni; il sé ha inoltre un ruolo funzionale derivante dalle sue origini

relazionali.

Secondo questo autore il bambino nasce in un ambiente empatico e disponibile dove le relazioni

con gli altri sono essenziali per la su sopravvivenza. Il SE’ inizia ad emergere nel momento in cui

convergono le potenzialità innate e le aspettative dei genitori; ma è ancora un SE’ debole che non ce

la fa da solo ed ha bisogno del sostegno degli altri che l’autore chiama “oggetti-sé”. Le relazioni tra

il bambino e gli oggetti-sé sono elementi di base per lo sviluppo della struttura psichica.

Kohut parla del ruolo dei genitori (come oggetti-sé) visti come gratificazioni narcisistiche; in

seguito il loro ruolo diventa più vasto e si riferisce a tutte le relazioni madre-figlio (nutrimento,

empatia generale). Quindi le cause di psicopatologia dipendono dalla mancanza cronica di empatia

che va ad insidiare lo sviluppo del sé del bambino. Qualora queste mancanze si sviluppano nel

tempo, il bambino ha una lunga interiorizzazione delle relazioni con l’oggetto-sé. Tale processo è

detto : internalizzazione trasmutante. Quindi l’autore pone l’accento sul comportamento dei genitori

e su come le loro funzioni vengono interiorizzate attraverso questo meccanismo.

LA TEORIA DELL’ATTACCAMENTO

Massimo esponente di questa teoria fu BOWLBY, che si interessò:

1. agli effetti nocivi della deprivazione materna;

2. all’importanza del legame fra genitori- figli,

3. al bisogno di una base sicura,

4. al sentimento di attaccamento.

Dai suoi primi lavori emerge che i bambini che fanno esperienza di separazione o privazione

provano un sentimento di dolore e di tormento mentale, di infelicità e di rabbia. Egli studiò gli

effetti che si ottengono quando si separano i bambini molto piccoli dai genitori; da tali effetti

nascono le teorie dell’attaccamento.

L’autore ipotizzò che esistesse un forte rapporto causale fra l’esperienza dell’individuo separato dai

propri genitori e la sua successiva capacità di costruire legami affettivi futuri. Il bambino che usa

con sé o con gli altri le forme di comportamento del genitore allora si sta identificando con esso, e

questo fatto che all’inizio viene considerato solo un’interazione poi viene internalizzato come

personalità.

L’attaccamento è quindi ogni forma di comportamento che porta un soggetto a raggiungere e

mantenere la vicinanza con un altro soggetto di solito considerato più forte e esperto.

Per B. l’attaccamento è un sistema motivazionale primario; esso è mediato dal guardare,

dall’ascoltare, dal tenere il bambino, il quale per mezzo di questa vicinanza si sente rilassato e

riesce ad esplorare l’ambiente circostante.

Bowbly introduce il concetto di MODELLI OPERATIVI INTERNI, che sono i differenti pattern di

attaccamento del bambino. Egli per distinguerli si rifà ad una ricerca sull’interazione

MADRE-BAMBINO fatta da M. AINSWORTH alla fine degli anni 60. tale ricerca detta “strange

situation” studia le relazioni tra l’attaccamento e il comportamento dei bambini. Essa consiste in

una seduta di 20 minuti dove la madre ed il bambino di un anno vengono introdotti in una stanza

gioco con uno sperimentatore. Poi madre alla madre viene chiesto di andare via per 3 minuti e

successivamente si riuniscono.

A questo punto si hanno diversi pattern di risposta:

• attaccamento sicuro abbiamo un’interazione attiva e reciproca basata più sulla qualità

che sulla quantità.

• Attaccamento insicuro vi è un interscambio tra il bisogno di attaccamento e la risposta

aggressiva alla separazione. Questo può essere inoltre evitante, ambivalente e

disorganizzato.

Da questi risultati emerge che i primi anni di vita del bambino sono fondamentali per la formazione

del carattere e mostrano la continuità fra il Sé del bambino nella fase preverbale e il Sé sociale. Il

genitore è un elemento fondamentale, infatti un “buona madre” anche con un bambino difficile,

avrà maggiori possibilità di creare ( nel 1 anno di vita del bambino) un attaccamento sicuro

piuttosto che quello insicuro.

LA TEORIA PSICOANLITICA DI FREUD

Freud fu il primo a fare una formulazione dell’inconscio e a porre l’attenzione sul contenuto

emotivo nascosto delle nostre azioni quotidiane. Cominciò la sua carriera a Vienna come neurologo

nel 1885, interessandosi ai disturbi nervosi, soprattutto all’isteria. Ebbe contatti con Charcot e

Breuer che gli fecero nascere l’interesse verso un nuovo trattamento : l’ipnosi, che poneva il

soggetto in uno stato di sonno indotto nel quale era possibile far scomparire i sintomi isterici per poi

farli ricomparire dopo. Presto si rese conto che questo trattamento incideva solo sul sintomo e non

sulle cause che lo producevano, allora decise di adottare una variante a questo metodo ovvero di

porre il soggetto in ipnosi e di invitarlo a ricordare le esperienze viste come cause dei sintomi

isterici, ovvero di fargli rivivere la carica emotiva legata all’evento traumatico. Tale metodo fu detto

“catartico”, e rappresentò il primo passo verso la futura teoria analitica.

Attraverso lo studio del materiale clinico dei suoi pazienti, egli arrivò alla conclusione che gli eventi

del passato influenzano in maniera determinante il funzionamento attuale del soggetto. Inoltre

studiando i sogni ed i ricordi dell’infanzia dei suoi pazienti, nel 1900 pubblicò “l’interpretazione

dei sogni”, dove per la 1° volta veniva illustrato il metodo psicoanalitico.

In questo modello, Freud pone il soggetto in posizione distesa in maniera tale che venga inibita ogni

attività motoria e le interferenze del mondo esterno siano ridotte al minimo, e il soggetto viene

invitato a produrre tutti i suoi pensieri senza inibirli, ne censurarli mentre il terapeuta cogli tutti i

nessi necessari e i significati che emergono. Egli scoprì che in tale situazione si verificava un

fenomeno detto “transfert” nri confronti dello psicanalista.

Dobbiamo a Freud l’introduzione di 2 concetti importanti:

1. principio di piacere ogni organismo lotta per ottenere una diminuzione diretta della

tensione e del dolore e per raggiungere il piacere.

2. principio di realtà non sempre è possibile raggiungere il piacere perché ogni giorno

l’organismo di deve confrontare con la realtà e raggiungere un compromesso con essa.

Secondo Freud nel nostro organismo esistono delle spinte interne volte a raggiungere un qualcosa,

tali spinte sono dette PULSIONI e sono volte al raggiungimento di un OGGETTO.

Nella sua ipotesi STRUTTURALE , la vita mentale interagisce con la realtà attraverso 3 diverse

funzioni :

1. ES le pulsioni e gli istinti dominati dal principio di piacere, ovvero l’inconscio.

2. IO tutte quelle funzioni che mettono in rapporto l’individuo con l’ambiente, ovvero il

principio di realtà ed è rappresentato dalla nostra parte cosciente.

3. SUPER-IO le regole, i precetti morali e le aspirazioni ideali che vengono appresi

quotidianamente.

Per Freud lo sviluppo del bambino avviene attraverso 5 stadi, i quali non vengono mai

completamente abbandonati ma il raggiungimento dell’ultimo stadio non è altro che l’integrazione

di tutti gli altri; essi sono :

• Fase orale fino alla conclusione del 1 anno; è il piacere che il bambino prova

attraverso la bocca e la stimolazione delle labbra; è proprio attraverso la bocca che il

bambino ha il suo primo contatto con la realtà esterna e attraverso essa può

incorporare tutto ciò che ne fa parte.

• Fase anale 2-3 anni; la bocca perde la sua importanza ed ora il bambino prova

piacere attraverso l’evacuazione e l’eccitamento della mucosa anale, ovvero riuscire

a trattenere ed espellere le feci. Il bambino capisce che può controllare i contenuti

del proprio corpo e che questi diventano aspetti centrali della relazione del bambino

col mondo esterno. Inoltre il bambino viene sottoposta dai genitori ad un controllo

sfinterico, per cui egli capisce che ora possiede uno strumento per opporsi a loro, per

ottenere gratificazioni o per godere della loro delusione.

• Fase fallica 3-5 anni; l’interesse del bambino si sposta verso gli organi genitali

che diventano così una zona erogena dominante. Il bambino ora si procura

consapevolmente un piacere attraverso la stimolazione degli organi genitali ed inizia

anche a capire le differenze anatomiche con l’altro sesso. Si ha il confronto con gli

organi genitali dei genitori. Da qui il COMPLESSO DI EDIPO.

• Fase di latenza 5- fino all’adolescenza; le energie del bambino sono ora poste

verso l’esplorazione del mondo e verso nuovi contatti con il gruppo dei pari. Si ha un

distacco da genitori e fratelli, sorelle.

• Fase genitale dall’adolescenza e dura per tutta la vita; è il periodo dei

cambiamenti fisiologici del bambino, ritornano gli impulsi sessuali, come sessualità

adulta e matura atta alla riproduzione.

LE TEORIE DELL’APPRENDIMENTO SOCIALE

La socializzazione inizia nella primissima infanzia e progredisce nel corso dell’adolescenza

attraverso i processi di apprendimento che inducono l’individuo ad assumere comportamenti simili

a quelli degli altri individui che appartengono al suo stesso gruppo.

L’apprendimento è dunque quel processo in cui sono coinvolti fattori di natura cognitiva,

motivazionale, affettiva e comunicativa.

Secondo il modello comportamentista, la mente viene vista come una scatola nera e lo studio

dell’apprendimento deve limitarsi ad osservare tutto ciò che avviene prima e dopo l’apprendimento.

Secondo il modello cognitivista, molto più adatto, sostiene che è possibile capire ciò che accade

nella mente dell’uomo mentre parla, percepisce, memorizza e impara.

L’approccio cognitivista lo ritroviamo anche nelle ricerche di Tulving il quale nel tentativo di

collegare l’apprendimento alla memoria sostiene che gli elementi comuni alle due facoltà non sono

altro che i processi cognitivi e che il comportamento esteriore non è altro che il risultato visibile dei

processi cognitivi basilari.

Un altro approccio, sviluppato nell’ambito dell’intelligenza artificiale, diverso da quello

cognitivista è quello che cerca di studiare la mente come costituita da reti neuronali, ovvero la

nostra mente viene studiata come una struttura a magazzini composta da strati di neuroni

Un elemento di primaria importanza che modifica i processi di pensiero dell’individuo fin dalla

nascita è l’ambiente sociale.

La pedagogia montessoriana si basa sul principio del coinvolgimento attivo del bambino

nell’esperienza dell’apprendimento. L’ambiente ha un ruolo fondamentale e per essere educativo

deve essere a misura di bambino.

Nell’ambito della pedagogia sperimentale, abbiamo EBBINGHAUS, che introdusse gli studi sul

TRANSFERT di apprendimento, ovvero qualunque contenuto appreso in precedenza ha la capacità

di influenzare l’apprendimento successivo.

L’apprendimento è un fenomeno talmente innato nell’essere umano che spesso non riceve

l’attenzione che merita. Esso in realtà è la connessione tra uno STIMOLO e una RISPOSTA .

I fattori presenti in questo processo sono :

1. pulsioni

2. indizio percettivo

3. risposta

4. ricompensa.

PAVLOR condizionamento classico ovvero il bambino risponde ad uno stimolo per riflesso.

Quindi uno STIMOLO CONDIZIONATO provoca una RISPOSTA CONDIZIONATA.

SKINNER condizionamento strumentale; un soggetto vuole raggiungere uno scopo e per

farlo ha bisogno di un rinforzo; tale rinforzo genera un comportamento operante (si ha quando il

bambino reagisce ad uno stimolo con una risposta associata ad un rinforzo).

MILLER E DOLLARD:

secondo questi autori l’apprendimento deriva dall’analisi dei fatti sociali e dalla cultura. A

questo proposito essi hanno presentato una serie di ricerche dalle quali emerge che le scienze

sociali vogliono capire la vita degli individui intesa come processo di acquisizione culturale

mediante l’apprendimento. Il bambino ha delle pulsioni primitive che man a mano che cresce

svaniscono e danno spazio alle motivazioni sociali; sorgono le pulsioni secondarie che

spingono l’individuo all’aggregazione e all’imitazione, ovvero quel processo mediante il quale

atti simili vengono fatti da individui diversi.

Nel comportamento imitativo agli individui vengono date delle ricompense che servono per

mantenere il conformismo sociale e la disciplina.

Il comportamento imitativo si sviluppa da due tipi di azione:

1. Azione leader in questo comportamento solo il leader è in grado di capire

l’imitazione mentre colui che imita no.

2. Azione di copiare colui che imita sta copiando un comportamento e nel farlo cerca di

avvicinarsi in maniera graduale al modello di imitazione.

Per Miller, Dollrd e Skinner l’imitazione avviene grazie ad un rinforzo del passato.

BANDURA :

questo autore preferisce parlare dei modelli imitativi piuttosto che di imitazione e si distacca dagli

autori precedenti affermando che per imitare o copiare un comportamento non c’è bisogno del

rinforzo del passato. Infatti per acquisire un nuovo comportamento o nuove risposte basta la

semplice osservazione del modello per poi poterlo imitare. Il rinforzo determina l’azione ovvero

serve solo per eseguire un comportamento e non di certo per apprenderlo.

L’APPROCCIO STRATEGICO :

I principali contributi sono stati forniti da BATESON, LA SCUOLA DI PALO ALTO E

ERICKSON.

Bateson e i ricercatori di palo alto hanno evidenziato che le interazioni comunicative sono alla base

di molti disagi psicologici; essi introducono concetti come RETROAZIONE, ANTICIPAZIONE,

CONTESTO.

Questo nuovo approccio sposta l’attenzione dalla psicopatologia del singolo a quella dei sistemi di

individui, ovvero la famiglia. Elemento di spicco fu Erikson che ha letteralmente cambiato la

concezione di relazione di aiuto, mettendo al centro di tutto la persona come unico soggetto che

possiede in sé le risorse necessarie per il cambiamento.

COSTRUTTIVISMO:

Negli anni 80 abbiamo una rivoluzione all’interno dell’approccio sistemico. Artefice di questa crisi

sono una serie di riflessioni epistemologiche. Nasce così la teorie del costruttivismo che più che

una teoria psicologica è una vera e propria teoria della conoscenza che si occupa dei vari ambiti del

sapere umano. Secondo questa teoria non esiste una VERA REALTA’ ma ogni individuo si

costruisce la propria (auto-organizzante); ciò consente da un lato un maggiore flessibilità degli

individui ad adattarsi al contesto e dall’altra fornisce una rappresentazione degli esseri umani come

“costruttori” del proprio sviluppo.

Dalle premesse di questa teoria prende vita il “costruzionismo sociale” che si occupa delle

costruzioni della realtà individuali e sociali. Quindi la psiche degli individui si co-costruisce

all’interno delle interazioni sociali ed è fortemente influenzata dalle componenti storico-culturali.

Abbiamo vari contributi a questa teoria:


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jupax

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Psicologia dello sviluppo che trattano la sintesi delle principali teorie dell sviluppo per l'esame del professor Petruccelli. gli argomenti che vengono trattati sono i seguenti: la psicologia dello sviluppo è quella disciplina che studia il comportamento, le emozioni, gli stati cognitivi e percettivi per tutta la vita dell’uomo, cercando di spiegare i vari processi che avvengono e le varie funzioni della mente in tutte le sue età.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in servizio sociale (Facoltà di Giurisprudenza, di Lettere e Filosofia e di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali)
SSD:
Università: Cassino - Unicas
A.A.: 2006-2007

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jupax di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cassino - Unicas o del prof Petruccelli Filippo.

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