Appunti di psicologia dello sviluppo: le principali teorie
Psicologia dello sviluppo
Origine etimologica del termine sviluppo: deriva da sviluppare dal latino viluppo che appare per la prima volta in italiano nel 1342 e indica l'intreccio disordinato e confuso di fili, capelli o cose sottili in genere. Nel 1483 compare invece il termine sviluppare che significa togliere da un viluppo, ovvero far progredire una situazione. Nel 1598 si inizia a parlare di sviluppo, inteso come espansione, potenziamento, incremento.
La psicologia dello sviluppo è quella disciplina che studia il comportamento, le emozioni, gli stati cognitivi e percettivi per tutta la vita dell'uomo, cercando di spiegare i vari processi che avvengono e le varie funzioni della mente in tutte le sue età: prenatale, infanzia, adolescenza, adulti, senescenza.
Le teorie dello sviluppo cognitivo
Piaget
È un biologo che inizia i suoi studi di psicologia studiando i suoi 6 figli e poi i bambini svizzeri. Egli si laurea con una tesi sull'adattamento degli organismi viventi al loro ambiente, studiando i molluschi. Elabora il concetto di epistemologia genetica, che studia le origini della conoscenza; inoltre nei suoi studi si concentra sullo sviluppo dell'intelligenza che secondo Piaget si evolve "qualitativamente"; essa è una forma di adattamento fra l'uomo e l'ambiente che si sviluppa per stadi e per tappe evolutive. Secondo l'autore, lo scambio tra l'individuo e l'ambiente avviene attraverso:
- Assimilazione è quel processo attraverso il quale un dato nuovo viene inserito negli schemi del bambino e assimilato; ciò che viene dato dall'ambiente (coccole).
- Accomodamento è quel processo che completa il precedente; gli schemi mentali del bambino si accomodano all'ambiente; prima vengono assimilati e poi accomodati fino a cambiare le strutture e gli schemi già posseduti.
Secondo Piaget lo scambio continuo con l'ambiente crea degli schemi mentali (amare, ragionare..). egli si interesserà anche del concetto di:
- Percezione, ovvero l'interpretazione che noi diamo al mondo attraverso i 5 sensi;
- Memoria, aspetto intellettivo e capacità di ricostruire il passato. È come un "contenitore" nel quale ripeschiamo i ricordi del passato.
Piaget, distingue lo sviluppo del bambino in stadi:
- Stadio senso-motorio è caratterizzato da un'azione diretta e da schemi di azione pratica. Da qui individua 6 sottostadi:
- Da 0 a 1,5 mesi: l'intelligenza del bambino è tale da permettergli di rispondere in maniera percettiva; il bambino ha un'attività riflessa e risponde a tele attività in maniera automatica e non mediata dalle attività celebrali.
- Da 1,5 a 4 mesi: il bambino si comporta in modo ripetitivo a seconda delle esperienze. Impara a rispondere con un verso agli stimoli sonori e si accomoda alla realtà. Si formano le abitudini, quali succhiare il pollice. Non si parla ancora di intelligenza in quanto le nuove scoperte si ripetono per abitudine.
- Da 4 a 8 mesi: il bambino si interessa al mondo, è più curioso e fa le cose con intenzione. Non si muove per casualità ma per esplorare il mondo. Inizia coordinare le azioni attraverso l'assimilazione e l'accomodamento.
- Da 8 a 12 mesi: arrivano gli schemi secondari applicati a situazioni nuove; il bambino sposta l'apprendimento alle nuove situazioni. Impara la relazione spazio-temporale, ovvero capisce che per muoversi ha bisogno di spazio, impara a risolvere i piccoli problemi e ad organizzare il suo mondo.
- Da 12 a 18 mesi: il bambino costruisce nuovi schemi e li applica a situazioni nuove attraverso combinazioni mentali; ciò avviene grazie alle relazioni circolari terziarie. Il bambino ha imparato nuove cose e le applica alle nuove situazioni; impara a generalizzare anche le rappresentazioni visive e verbali.
- Da 18 a 24 mesi: il bambino inventa nuovi mezzi mediante combinazioni mentali degli schemi.
- Stadio preoperatorio e delle operazioni concrete va dai 2 ai 7 anni e dai 7 agli 11 anni è il periodo dello sviluppo delle operazioni concrete; il bambino è dominato dall'intelligenza che Piaget chiama "intuitiva o preoperatoria". Egli inizia a fare delle trasformazioni entra nel regno simbolico, usa il linguaggio come nuovo mezzo di conoscenza, le parole sono legate ai simboli e poi ai segni. Attraverso il linguaggio il bambino racconta le esperienze vissute ed evoca il passato. Vi è una sorta di "egocentrismo intellettuale" ovvero ciò che pensa lui lo pensano tutti. Ma inizi anche una fase di individualismo dove si accorge delle differenze fra lui ed il mondo cosa che non esisteva nelle fasi precedenti.
- Stadio delle operazioni astratte va dagli 11 anni in poi; il bambino inizia a formulare delle ipotesi mentali e a collegare gli eventi. Si sviluppa il pensiero ipotetico-deduttivo, logico, astratto e flessibile e tali operazioni formali vengono applicate a un maggior numero di situazioni nuove.
Secondo Piaget il bambino ha uno stadio progressivo di sviluppo, ed il passaggio da uno stadio all'altro avviene attraverso 4 fattori:
- Maturazione fisica;
- Esperienza con oggetti fisici;
- Esperienza sociale;
- Equilibrazione.
La teoria contestualista di Vygotskij
Il suo principale lavoro fu fatto sullo studio del bambino attivo in un contesto, sulla zona prossimale e sulle origini socio-culturali del funzionamento mentale. Anche per questo autore lo sviluppo psichico avviene per tappe e la sintesi dei processi biologici e culturali rimane sempre uguale e varia a seconda del livello di sviluppo raggiunto. Vygotskij si interesserà del linguaggio definendolo come: una funzione psichica complessa che si sviluppa nel bambino attraverso l'interazione con l'ambiente sociale; è una funzione inter-psichica che mette in rapporto una persona con un'altra.
Per Vygotskij quindi lo sviluppo della persona è legato all'ambiente e alla sua storia per cui lo sviluppo del bambino è determinato dalla storia sociale. Attraverso l'ambiente esterno il bambino impara ad interagire con gli altri ed interiorizza i comportamenti esterni basati sulla comunicazione. L'autore parla di interazione con l'ambiente sociale sin dalla nascita fino alla morte.
Il bambino secondo Vygotskij impara prima a parlare e poi a pensare, mentre per Piaget era il contrario, e mano a mano che egli cresce, il linguaggio determina i contenuti del pensiero. Il bambino prende le immagini visive del mondo e poi impara a pensare. Per Vygotskij linguaggio e pensiero sono in stretta relazione tra loro, dal linguaggio deriva poi il pensiero, tale linguaggio viene interiorizzato e diventa pensiero.
Durante il secondo anno di vita il bambino impara certi suoni attribuendo significati alle cose e per farlo il suo pensiero diventa astratto. Egli interiorizza la realtà e poi impara a modificarla e a portarla fuori. Quindi per Vygotskij il fine dell'apprendimento diventa quello di attivare lo sviluppo in modo che la cultura influisca sulle funzioni mentali.
La teoria funzionalista di Bruner
Bruner nel 1960 inizia una serie di esperimenti per esplorare il corso dello sviluppo intellettuale del bambino e giunge a una sua teoria sull'evoluzione dell'intelligenza. Così come Vygotskij, anche egli sostiene che il linguaggio è responsabile dello sviluppo mentale dell'individuo come amplificatore sociale delle capacità innate dell'essere umano: ma il suo interesse va a tutti i processi mentali attraverso i quali l'uomo è in grado di ottenere, ritenere e comunicare informazioni. Lo sviluppo cognitivo è per Bruner lo sviluppo delle strategie che servono ad ordinare e semplificare i dati dell'esperienza. Gli strumento cognitivi dell'intelligenza sono i "sistemi di codifica" che servono per trarre delle informazioni.
Per Bruner l'apprendimento avviene attraverso 3 tipi di rappresentazioni:
- Esecutiva: primo anno di vita del bambino con continui progressi nella manipolazione, nella percezione e attenzione nell'interazione sociale.
- Iconica: 3-5 anni, basata sul criterio di appartenenza; codifica la realtà attraverso percezioni e immagini interne.
- Simbolica: 6 anni in poi, consiste nell'etichettare, classificare la realtà andando al di là delle informazioni date.
Per Bruner è fondamentale nello sviluppo il passaggio dalla rappresentazione iconica a quella simbolica in quanto il linguaggio trasforma la realtà.
Le teorie dello sviluppo emotivo
Teoria delle relazioni oggettuali
Queste teorie nascono come forma di pensiero alternativo a quello di Freud o quello strutturale e vengono dette: psicoanalisi interpersonale, cui esponente massimo fu Harry Stack Sullivan. Questi criticava Freud per aver sottovalutato l'importanza delle relazioni con gli altri; parla soggetto inserito in un contesto che gli fa da cornice e che modella la sua personalità attraverso le esperienze e le interazioni sociali. Nella sua teoria interpersonale, l'autore assume come unità di analisi il campo interpersonale, e le configurazioni relazionali che ne derivano. Per Sullivan le persone sono motivate dai bisogni tra quali quelli di soddisfazione e di sicurezza, se questi non vengono soddisfatti allora si arriva alla solitudine. Ciò che interferisce con la soddisfazione dei bisogni è l'angoscia.
Nel bambino (soprattutto nei primi mesi) l'angoscia vuol dire paura causata da rumori troppo forti, fame, sete; chi si occupa del bambino raccoglie questi segnali stabilendo con lui un legame empatico. La prima distinzione che il bambino inizia a fare è proprio quella tra stati di angoscia e di non angoscia che Sullivan chiama:
- Buona madre: sono tutti i caratteri dell'agente delle cure materne che non sono stati compromessi con gli stati di angoscia.
- Cattiva madre: tutto ciò che nel rapporto fa sentire il bambino ansioso e vulnerabile.
Secondo Sullivan il bambino interiorizza la madre buona e quella cattiva al fine di creare un sé buono e un sé cattivo, solo così egli diventa consapevole di sé e delle diverse interazioni in cui è coinvolto.
Melanie Klein
È un'altra autrice importante nelle teorie delle relazioni oggettuali. Ella porta nuove ed importanti innovazioni teoriche spostando l'interesse verso le prime relazioni fra madre e bambino. Klein afferma che il contenuto degli oggetti è intrinseco all'organismo ed inoltre il contributo e la natura delle relazioni con l'oggetto sono fattori importanti nei processi psichici. Ella infine mette in luce l'importanza del gioco ovvero come mezzo di comunicazione usato dal bambino per esprimersi.
Fairbairn
Egli ci parla della libido ma non come la ricerca del piacere (visto da Freud) ma come ricerca dell'oggetto ed inoltre l'impulso è inseparabile dalla struttura. Secondo l'autore il bambino sin dalla nascita è orientato a stabilire delle relazioni che gli servono come sopravvivenza biologica; quindi non avendo schemi precostituiti, egli avrà bisogno di tempo per entrare in contatto con la madre e stabilire delle relazioni con ella. Tutti gli sforzi che il bambino farà non sono diretti verso il piacere ma verso il contatto; egli ha bisogno dell'altro e se questo è disponibile allora avrà con lui uno scambio piacevole e gratificante, ma se il genitore offre solo scambi dolorosi e insoddisfacenti, il bambino non lo abbandonerà ma al contrario stabilirà con lui solo delle relazioni basate sulla sofferenza. Tuttavia per colmare i suoi vuoti, l'io, crea oggetti interni compensatori. A questo punto il bambino può avere nei confronti della madre 3 diverse esperienze:
- Madre gratificante: oggetto ideale
- Madre allettante: oggetto eccitante
- Madre deprivante: oggetto rifiutante
Se la relazione con la madre reale è insoddisfacente allora il bambino colma i suoi vuoti con 3 diversi oggetti interni:
- Oggetto ideale, che sono gli aspetti gratificanti della madre;
- Oggetto eccitante, ovvero gli aspetti allettanti della madre;
- Oggetto rifiutante, ovvero gli aspetti deprivanti della madre.
Il bambino raggiunge la maturità solo quando riesce a distaccarsi dalla relazione di dipendenza con i genitori reali e sperimenta se stesso separato da loro, inoltre deve anche staccarsi dagli oggetti compensatori interni che gli danno il senso di sicurezza e di continuità. Ciò accade se il bambino si sente amato e coccolato e quindi staccandosi da loro riesca a stabilire rapporti reciproci col mondo reale.
Winnicott
Questo autore ci fornisce una teoria alternativa a quella freudiana e tutti i suoi contributi permettono al bambino di avere coscienza di sé come essere separato dagli altri. Il bambino ha bisogno delle relazioni con...