Il concetto di comunicazione: i modelli
È difficile definire in termini scientifici il termine comunicazione perché con tale termine si descrivono vari fenomeni anche molto diversi tra di loro (comunicazione interpersonale, mezzi stampa, la TV). Vengono anche descritti fenomeni come la moda o la critica letteraria. Sono tutti esempi di processi comunicativi.
Descrizione dei processi comunicativi
Ad un primo livello la comunicazione può essere descritta come un trasferimento di informazioni codificate da un emittente a un ricevente attraverso un canale. Nell’ambito della sociologia della comunicazione, l’oggetto di studio privilegiato è lo scambio comunicativo, che dà origine all’interazione sociale, scambio che si rende possibile quando in un sistema di segni, si passa dagli oggetti alla loro trascrizione simbolica e rappresentativa.
Partendo da un approccio generale nel processo comunicativo esistono due poli: emittente (o sorgente) e ricevente (o destinatario), che sono in grado di attivare meccanismi di trasmissione e ricezione e di compiere un’attività di codificazione e decodificazione nell’ambito di segnali che costituiscono a loro volta il messaggio. Il canale è lo strumento fisico attraverso il quale viene trasmesso il messaggio. Il feedback è la risposta di ritorno che implica un’attività del ricevente stesso. Il contesto è la situazione ambientale in cui avviene lo scambio comunicativo.
Schemi e definizioni di comunicazione
Lo schema proposto è composto da 5 passaggi: la fonte (produce il messaggio), il ricevente, il canale, il messaggio e un effetto. Il processo di comunicazione inizia quando l’emittente concepisce un messaggio, ossia lo codifica e lo trasmette attraverso un canale al ricevente, che lo decodifica, lo interpreta e trasmette un altro segnale con esito positivo o negativo del processo di comunicazione. La trasmissione del messaggio può essere ostacolata da interferenze, che possono essere definite come rumore.
Dal dizionario di sociologia si legge una definizione che propone in qualche modo di ordinare le principali descrizioni di comunicazione che muove dalla massima generalità alla massima specificità: “Si ha comunicazione ogni qualvolta una proprietà, una risorsa, uno stato, viene trasmesso da un soggetto ad un altro.” Si tratta di una definizione molto generale e che include una vastità di fenomeni legati alla sfera umana ma anche a quella animale, legati alla sfera sociale e non. Un’altra definizione è: “Ogni comportamento di un essere vivente che ne influenza un altro rappresenta una forma di comunicazione”, non differenzia l’umano dall’animale, ma piano piano si va sempre più nello specifico, utilizzando anche il concetto di influenza.
Una terza definizione, certamente più specifica, recita: “Con riferimento esclusivo alle società umane, si definisce comunicazione qualsiasi scambio di valori sociali condotto secondo determinate regole”, che deriva dagli studi in ambito strutturalista. Limita la propria portata alle società umane, fa riferimento a uno scambio che avviene secondo regole predefinite.
Come osservato da Levi-Strauss in merito all’analisi dei sistemi di parentela, le regole del matrimonio che vincolano le donne ad aggirarsi nei clan, nei villaggi e nelle famiglie in un determinato modo, costituiscono un insieme di operazioni destinate ad assicurare un determinato tipo di comunicazione fra gli individui, strutturalmente analoga a quella del linguaggio, nonostante siano diversi per la natura del messaggio scambiato. Anche questa è una definizione ancora troppo ampia. Queste strutture si collocano di fatto oltre alla lingua e il motore significante di queste società studiate da Levi-Strauss si trovano più sul piano bioantropologico che su quello sociale.
Una definizione che invece rientra totalmente nell’ambito della sociologia è: “La comunicazione è costituita dal passaggio o trasferimento di informazioni da un soggetto (la fonte, l’emittente) ad un altro (il ricevente, il destinatario) per mezzo di veicoli di varia natura: ottici, acustici, elettrici, idraulici, etc.” In un’accezione più restrittiva, il trasferimento di informazioni riguarda solo quelle più stabili nel tempo e codificate in modo intenzionale. Nell’altra accezione si parla di tutte quelle non codificate in modo intenzionale.
La quinta definizione recita: “Si ha comunicazione soltanto quando due o più soggetti giungono a condividere i medesimi significati”. È di dominio sociologico ed è ancora più restrittiva delle precedenti. Non si limita a trattare un passaggio da un emittente a un ricevente ma evidenzia come, affinché ci sia un processo di comunicazione, emittente e ricevente debbano condividere a livelli soddisfacenti dei significati. Questa non è una dinamica scontata. Da questa definizione risulta che per comunicare debba innescarsi un processo di azione sociale, non solo nella misura in cui il messaggio ha valore per se stesso, quanto nel modo in cui il messaggio è reso trasmissibile, cioè comunicato.
La sesta recita: “La comunicazione è la formazione di un’unità sociale a partire da individui singoli, mediante l’uso di un linguaggio o di segni o anche l’avere in comune elementi di comportamento, o modi di vita, grazie all’esistenza di insiemi di regole”. È la definizione più restrittiva e afferma come, affinché vi sia comunicazione, oltre alla condivisione dei significati, debbano esserci delle condivisioni comportamentali basate sull’insieme di regole. Questa definizione esclude dal dominio della comunicazione tanti atti considerati generalmente comunicazione (caso di politici che discutono, condividendo pensieri ma che rimangono nella loro posizione). La presenza di regole è determinante per la formazione di unità sociali.
Modello di Laswell
Elaborato nel 1948. Schema descrittivo dell’atto comunicativo in 5 punti, con altrettanti oggetti di studio. Usato nei mezzi di comunicazione di massa.
- Chi dice → Emittenti
- Che cosa → Messaggi analizzati
- Attraverso quale canale → Mezzi tecnici
- A chi → Destinatari, audience
- Con quale effetto → Effetti dei mezzi di comunicazione di massa
Non ci sono feedback e contesto.
La teoria dell'informazione di Shannon e Weaver
1949. Analisi che prescinde dal contenuto, modello tecnico per evidenziare i punti di criticità. Rumore = interferenza o, a livello semantico, distorsione del significato. Rende difficoltosa la ricezione del messaggio.
- Canale = supporto fisico del messaggio.
- Livello A → Problemi tecnici (il messaggio di A arriva correttamente a B?)
- Livello B → Problemi semantici (B capisce il messaggio di A?)
- Livello C → Efficacia in termini di ricezione e comprensione da parte del ricevente (B risponde come A desidera?)
Quantità di informazione = misura dell’effetto sorpresa di un messaggio (livello di informazione alto per eventi poco probabili e inaspettati). Livello di significatività e di informatività strettamente legati alla probabilità che un segnale appaia o meno. Ridondanza = ciò che di prevedibile c’è in un messaggio, molto prevedibile, poca comunicazione. Aiuta la decodifica di un messaggio e accentua l’efficienza della comunicazione. Entropia = messaggi poco prevedibili e molto informativi. Il canale scelto influisce sulla ridondanza del messaggio (testo scritto meno ridondante della parola). Modello creato per risolvere il problema delle interferenze nelle telecomunicazioni, che però non tiene conto dei contenuti.
Modello di Gerbner
Evoluzione del precedente (1956), prende in considerazione il significato e i processi di costruzione del significato all’interno dei processi di comunicazione. Comincia con un evento, appartenente alla realtà esterna del processo e viene percepito da M, in cui si genera la percezione, ossia E1 (evento percepito) che non è ricomunicato in maniera totale, ma è il frutto di un processo di selezione. Nel caso in cui M sia un umano, la selezione avviene sulla base di stimoli esterni e processi interni, che variano in base al sistema culturale di riferimento e a molti altri aspetti. La selezione viene conferita in messaggio (S) con una forma e un significato, che può essere comunicato in forme diverse. Il rapporto fra le due si definisce nel processo di codifica del messaggio. A questo punto si scelgono i canali di comunicazione: questo è un passaggio importantissimo.
La seconda selezione si ha con la scelta del canale comunicativo che non sempre è volontaria ma può dipendere da fattori esterni. L’accesso ai mass media è determinante e fonte di potere, in quanto il canale di trasmissione viene scelto da chi codifica il messaggio e non da chi lo riceve, facendo così una selezione di chi riceverà il messaggio e attraverso quali canali. Dopo che l’evento è stato trasmesso, abbiamo un’interazione tra ricevente (M2) e messaggio. Il significato è il risultato di una negoziazione tra il contenuto del messaggio e il processo di interpretazione messo in atto dal destinatario: si ottiene SE1, che è uno dei tanti significati possibili.
Modello ABX di Newcomb (1953)
Struttura triangolare in cui A e B sono coloro che comunicano e X è il contesto sociale in cui avviene l’atto comunicativo. È il primo modello in cui si prende in considerazione il contesto. La comunicazione ha il compito di mantenere l’ordine sociale. Le relazioni interne tra comunicanti e società sono interdipendenti (se cambia A, cambia B e viceversa). Al variare del contesto, variano anche le modalità di comunicazione tra individui e tra individui e contesto sociale. I mass media hanno il compito di tenere informata la popolazione e di mantenere una comunicazione su vasta scala.
Modello di Wesley e Maclean (1957)
Prende in considerazione anche la funzione comunicativa relazionale, identificata con C (rappresenta la struttura organizzativa delle comunicazioni di massa, che gestisce i canali di trasmissione). Modello articolato e complesso. Il ruolo dei mass media è di primaria importanza. A e B si allontanano e B si avvicina alla struttura organizzativa delle comunicazioni di massa. A e C diventano determinanti mentre B diventa audience, quindi un pubblico meno influente rispetto a prima, dove si identifica solo come ricevente del processo comunicativo. B diventa pubblico indifferenziato, che perde ogni contatto col contesto sociale. I mass media estendono l’orizzonte percettivo dell’audience ma ne condizionano le modalità percettive e l’orientamento. Nella società di massa, l’unico mezzo di comunicazione fra A e B sono i mass media.
Modello di Riley e Riley 1959
Parte integrante dei tre ordini sociali che influenzano il processo di invio, di ricezione e scambio del messaggio tra emittente e ricevente. 3 ordini sociali → il gruppo: il gruppo primario o i gruppi di cui emittente o ricevente sono membri, la struttura sociale più grande, ovvero la comunità sociale culturale. Infine il sistema sociale nel suo insieme. Quindi importante in questo modello è il fatto che il processo comunicativo sia inserito in 3 ordini di sistemi sociali. Sono in interazione dinamica con messaggi che fluiscono in molte direzioni. Il pubblico non è isolato ma è inserito in un contesto sociale formato da riceventi in interazione tra di loro, le cui risposte sono modellate dalle relazioni che intercorrono tra i membri dell’audience. Il pubblico interpreta il messaggio anche sulla base delle relazioni sociali del contesto sociale in cui avviene il processo comunicativo.
Modello di Schramm 1954
Sebbene si basi sul modello di Shannon e Weaver è più attento a descrivere quella che è la complessità e la variabilità del processo di comunicazione. Si allontana dall'aspetto puramente tecnico della comunicazione che invece aveva caratterizzato il modello di Shannon e Weaver. Schramm infatti presta particolare attenzione alla rilevanza sociale delle comunicazioni di massa e al concetto di interdipendenza nel ciclo comunicativo. Il modello di Schramm ha subìto nel tempo tre formulazioni diverse che come possiamo vedere hanno reso e analizzato il processo di comunicazione in una chiave sempre più circolare e ricorsiva. Le tre formulazioni del modello di Schramm si allontanano sempre di più dal modello di Shannon e Weaver facendo passare il modello da una prima formulazione più lineare a una formulazione totalmente circolare e ponendo quindi sempre più attenzione al campo di esperienza della fonte e del destinatario che consentono quindi l'attivazione dell'esperienza comunicativa, ci deve essere condivisione, ci deve essere un campo di esperienza comune tra fonte e destinatario affinché avvenga un processo comunicativo. La fonte e il destinatario devono condividere un campo di esperienza comune per capirsi e per comunicare. Il messaggio si colloca dunque in quest'area intermedia, condivisa tra mittente e destinatario. Nella terza formulazione circolare del modello, per la prima volta avviene, grazie al processo di feedback, che entrambi i poli in questo stato di formazione del modello sono mittenti e destinatari al tempo stesso e attivano processi di codifica e decodifica i messaggi contemporaneamente. Si supera in tal senso il modello sequenziale e trasmissivo a favore di modello circolare di modello non trasmissivo, in cui il feedback ha un ruolo importante in cui mittente destinatario possono scambiarsi il fatto i ruoli.
Modello di Berlo 1960
Chiamato SMCR (acronimo delle iniziali degli elementi che costituiscono il modello: source, message, channel, receiver) è un modello che rappresenta una evoluzione della teoria dell'informazione che di fatto Berlo sviluppa in chiave sociologica. Il modello evidenzia l'importanza della cultura e del sistema sociale in cui si svolge la comunicazione. La riuscita dell'atto comunicativo dipende, secondo questo modello, dall’interazione tra le abilità i valori sociali e le attitudini della Fonte e quelle del ricevente, volendo evidenziare come alla base di un atto comunicativo riuscito ci debba essere accordo tra le abilità della Fonte e quelle della ricevente, ci devono essere degli Skills delle competenze condivise affinché ci possa essere una comunicazione riuscita.
Modello di Jakobson 1956
Modello di stampo linguistico che è stato sviluppato nel 1956 ed è un modello della comunicazione che identifica alcuni elementi che si ritrovano in ogni comunicazione linguistica. Quali sono questi elementi? l'emittente, il destinatario, contatto, il messaggio, il codice e il contesto dell’emittente. Elementi che caratterizzano tutti i processi di comunicazione linguistica. Emittente e destinatario (possono essere persone gruppi o anche istituzioni), si scambiano dei messaggi, che sono organizzati, plasmati sulla base di un codice linguistico che deve essere almeno in parte condiviso tra i soggetti comunicanti perché ci sia una comunicazione. Il processo comunicativo deve essere efficace affinché i messaggi possano essere compresi dal mittente e dal destinatario, quindi ci deve essere un codice condiviso. ES: Il mittente formula un messaggio con una lingua che non è conosciuta dal destinatario e il destinatario non comprenderà il significato del messaggio inviato. Il codice deve essere condiviso. Entrambi dobbiamo conoscere il codice di codifica ed elaborazione.
La comunicazione non può prescindere da un contatto, ovvero dal canale di comunicazione (aria che separa e veicola il suono, cavo telefonico, trasmissione televisiva). Il contatto trasferisce il messaggio attraverso un canale di comunicazione. Il messaggio si riferisce a una realtà specifica di cui il messaggio parla (contesto). Ad ogni elemento corrisponde una funzione, determinata dall'attenzione posta su uno piuttosto che un altro degli elementi inclusi in questo modello. Quindi ogni processo comunicativo include molte funzioni, una prevalente rispetto agli altri nonostante includa diverse funzioni.
La funzione emotiva è la funzione che riguarda la capacità dell'emittente di comunicare le emozioni ed i sentimenti o il suo status; una funzione che è sviluppata ad esempio nella poesia e minima ad esempio nei comunicati giornalistici in cui si veicola meno o in minima parte la dimensione emotiva i sentimenti, lo status, i pensieri. La funzione fatica che riguarda il mantenimento della relazione tra emittente e destinatario, che in qualche modo si ha quando si testa un canale di comunicazione e questa funzione è massima quando l'obiettivo del processo comunicativo è quello di tenere aperti i canali di comunicazione e di confermare l'inizio e la fine di un processo comunicativo come avviene ad esempio quando si risponde al telefono dicendo pronto.
La funzione poetica si manifesta quando la comunicazione ha per oggetto il messaggio, quindi quando il messaggio comunica se stesso attraverso la forma come avviene nell'arte. La funzione metalinguistica si manifesta invece quando l'oggetto della comunicazione è lo stesso codice utilizzato quando il messaggio parla del messaggio con cui si presenta, quindi una funzione che in qualche modo fa sì che la comunicazione verta sullo stesso codice, spieghi lo stesso codice. La funzione referenziale è orientata verso il contesto ed è evidente quando il messaggio rimanda all’universo delle cose di cui parla o si concentra sul contesto. La funzione conativa è riconducibile all'effetto del messaggio sul destinatario ed è evidente a livello più alto nella propaganda o negli ordini, anche le richieste, si fa una comunicazione che in qualche modo mira a far compiere un'azione o a modificare lo stato mentale del ricevente quindi anche una funzione una comunicazione in cui chiediamo per favore di chiudere la porta al nostro destinatario.
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