DECRETO LEGISLATIVO 24 aprile 2006, n. 219: Definizione “PRODOTTO MEDICINALE (O MEDICINALE)”: ogni sostanza
o associazione di sostanze
Presentata come avente proprietà curative o profilattiche delle malattie nella specie umana o negli animali
Da somministrare alla specie umana o animale con lo scopo di ripristinare, correggere o modificare funzionali
fisiologiche esercitando un’azione farmacologica, metabolica o immunologica, ovvero di stabilire una diagnosi
medica.
CLASSIFICAZIONE DEI MEDICINALI
MEDICINALE IMMUNOLOGICO : ogni medicinale costituito da vaccini, tossine, sieri o allergeni. Azione
principalmente immunostimolante
MEDICINALE OMEOPATICO: ogni medicinale ottenuto a partire da sostanze denominate materiali di partenza per
preparazioni omeopatiche o ceppi omeopatici (sostanze di origine minerale, chimica, vegetale, animale e
biologica), secondo un processo di produzione omeopatico descritto dalla farmacopea europea o, in assenza di tale
descrizione, dalle farmacopee utilizzate ufficialmente negli Stati membri della Comunità europea;. La
caratteristica dei medicinali omeopatici è quella di utilizzare sostanze altamente diluite e “dinamizzate”.
RADIOFARMACO : qualsiasi medicinale che, quando è pronto per l'uso, include uno o più radionuclidi (isotopi
radioattivi) usati con scopo diagnostico e terapeutico. Si definisce nuclide una specie atomica caratterizzata dal n°
atomico (n° di protoni) e dal n° di massa (n° di protoni + n° di neutroni). Gli isotopi di un elemento sono nuclidi
avente stesso n° atomico ma diverso n° di massa. I radionuclidi sono i nuclidi radioattivi, ovvero instabili poiché
decadono emettendo energia sotto forma di radiazioni
FITOTERAPICO: sono tutti quei medicinali il cui pa sono una o più sostanze vegetali.
REQUISITI FONDAMENTALI PER UN MEDICINALE: qualità (assicurata dall’autorizzazione alla produzione, AP), sicurezza,
efficacia (autorizzate dall’AIC: assicura anche la qualità) ed inoltre sostenibilità economica.
Il prodotto farmaceutico ideale dovrebbe:
Essere in grado di produrre lo specifico effetto desiderato
Essere somministrato attraverso la via più accettata alla minima dose e frequenza possibili
Dar luogo ad insorgenza e durata ottimali dell’effetto
Minimizzare eventuali effetti collaterali
Essere facile da produrre ed economico (basti costi di fabbricazione)
essere elegante dal punto di vista farmaceutico
garantire stabilità chimica, fisica, microbiologica e di prestazione biofarmaceutica per l’intero periodo di validità
Lo sviluppo di un prodotto farmaceutico avviene secondo diverse fasi:
1. Ricerca: sintesi chimica, identificazione e caratterizzazione del target biologico; attività e selettività
2. Pre-sviluppo: studi di preformulazione, farmacologia, farmacocinetica, tossicità, primi studi clinici
3. Sviluppo: studi di formulazione, tossicologia, studi clinici (efficacia)
4. Marketing: fabbricazione industriale, farmacovigilanza, miglioramento formulazione
Quindi lo sviluppo di un F avviene mediante:
Studi pre-clinici : scoperta e selezione delle molecolestudi su animale richiesta autorizzazione alla
sperimentazione
Studi clinici : FASE I (soggetti sani) fase II e III (pazienti)
Fase registrativa : richiesta di commercializzazione valutazione delle autorità sanitarie (EMEA)
STUDI DI PREFORMULAZIONE
Hanno lo scopo di determinare le proprietà chimico-fisiche, biofarmaceutiche del p.a che possono
influenzarne la disponibilità biologica
I principali parametri chimico-fisici da determinare sono: stabilità chimica, solubilità, velocità di
dissoluzione, costante di dissociazione, coefficiente di ripartizione , cristallinità, polimorfismo,
solvatazione, dimensioni particellari. A ciò si deve aggiungere lo studio della compatibilità del F con gli
eccipienti e le indagini preliminari in vivo.
Nello specifico la caratterizzazione di un pa avviene mediante l’identificazione delle proprietà:
Fondamentali : dipendono dalla struttura molecolare (caratteristiche chimico-fisiche) e sono dei
parametri assoluti . Esempi
(ovvero non dovrebbero variare in seguito ad attività formulative e produttive)
sono: la solubilità, il punto di fusione, stabilità
Derivate : dipendono dalla forma fisiche delle particelle del solido (aspetto morfologico) e sono
parametri non assoluti . Esempi sono:
(ovvero possono variare in seguito ad attività formulative e produttive)
dimensioni particellari, densità apparente (bulk density), compatibilità degli eccipienti
SOLUBILITA’ (s)
La s di una sostanza in un solvente ad una data T è la [ ] di sostanza disciolta nella soluzione satura. Per
soluzione satura si intende una soluzione della sostanza in equilibrio con il soluto presente come corpo di
fondo, contente quindi la max q. di sostanza disciolta. La s è espressa in mL di solvente richiesti per
sciogliere 1g di soluto ad una determinata T. Nella FU è indicata la solubilità delle sostanze nel seguente
modo:
Importanza negli studi di preformulazione: la s condiziona la disponibilità biologica del farmaco, infatti:
affinché un F venga assorbito deve essere disciolto nel fluido del sito di assorbimento: è perciò necessario
conoscere la sua solubilità nell’intervallo di pH fisiologico da 1 (stomaco) a 7,5 (fisiologico).
La solubilità è una proprietà termodinamica (dipende dalla struttura della sostanze), mentre la velocità di
dissoluzione è una proprietà cinetica (dipende anche da alcuni fattori formulativi).
La s di un F dipende da:
Temperatura : il processo di solubilizzazione è in genere endotermico (richiede calore), ovvero il soluto
assorbe calore per sciogliersi (H positivo); in tal caso, un aumento della T della soluzione determina un
aumento della s. Tuttavia ci sono dei casi in cui al variare della T non varia la s (caso di NaCl che si
scioglie senza assorbire o cedere calore). Ci sono dei casi in cui la dissoluzione è un processo esotermico
(aumentando la T, diminuisce s. Questo è il caso del solfato di sodio che fino a 32,5° esiste come sale
decaidrato Na2SO4 x 10 H20 e la sua dissoluzione in acqua è un processo endotermico (s aumenta con
la T) sino a 32,5°C. superata questa T il solido si trasforma nella sua forma anidra (Na2SO4) e la
dissoluzione di questo composto è un processo esotermico. I grafici della solubilità in funzione della T
H
prendono il nome di “curve di solubilità” (FIG-1). Il calore di soluzione è espresso dall’equazione
, dove S è la solubilità alla temperatura T, R=costante dei gas. Se il grafico
H
semilogaritmico in funzione del reciproco della T è lineare, dalla pendenza della retta si può ricavare
(fig-2). L’entalpia della soluzione dipende dall’entalpia di fusione e di miscelazione
Caratteristiche del soluto
Struttura chimica :
- Gruppi polari : soluti polari si sciolgono in solventi polari
- Catene lineari/ramificate
Impurezze: la presenza di impurezze può aumentare o diminuire la solubilità.
Nel particolare se il se il farmaco possiede un gruppo ionizzabile si parla di solubilità intrinseca
(C ). Si definisce solubilità intrinseca la solubilità della sostanza “pura” in forma non ionizzata e
0
viene misurata in assenza di impurezze, in ambiente acido per acidi deboli o in ambiente basico
per basi deboli (in ambiente basico perché prevale la forma indissociata). Nel particolare il
diagramma di fase della solubilità di un composto puro è il seguente: all’inizio tutto il F aggiunto
nel solvente si scioglie e la pendenza della retta sarà pari ad 1. Quando si arriva alla saturazione,
aggiungendo altro F alla soluzione non si osserva un aumento della s e la pendenza diventa pari a
0. NB: peso di soluto per unità di solvente identifica la
quantità di soluto aggiunta/unità di solvente
Tuttavia, un candidato farmaco raramente è puro. Quando è presente anche una singola
impurezza, allora il diagramma di fase della solubilità può essere come uno dei seguenti modi
SOLUBILITA’ PER COMPOSTI CHE NON INTERAGISCONO:
Dall’origine al punto A entrambi i componenti si
scioglieranno. Nel punto A il 1° composto ha raggiunto la
sua solubilità. La retta AB rappresenta il procedere della
dissoluzione per il 2° composto. Nel punto B il secondo
composto raggiunge la sua solubilità e la pendenza della
retta BC è pari a 0. La solubilità del 1° composto (S1) può
essere determinata per estrapolazione della retta AB
sull’asse delle y.
La solubilità del 2° composto (S2) si ricava dalla differenza tra la solubilità in BC (=S1+S2) e
l’intercetta della retta AB estrapolata sull’asse delle y. Lo stesso principio è applicabile se sono
presenti più impurezze
SOLUBILITA’ PER COMPOSTI CHE INTERAGISCONO:
Un esperimento alternativo prevede di preparare 4 soluzioni
del candidato F con differenti rapporti farmaco e solvente.
Se il farmaco è puro allora la s sarà indipendente dal
rapporto. Se l’impurezza fa aumentare la solubilità (per
esempio tramite l’auto-associazione, la complessazione o la
solubilizzazione) allora la pendenza della retta del grafico
sarà positiva, mentre se l’impurezza diminuisce la s (di solito
tramite l’effetto dello ione a comune) allora la pendenza
della retta sarà negativa. Il punto in cui il rapporto è zero sta
ad indicare che la [ ] dell’impurezza è pari a 0 e quindi si
può calcolare la solubilità reale
Forma fisica (forma cristallina, dimensioni, etc)
Caratteristiche del solvente:
Natura del solvente (polare, apolare)
Forza ionica
pH : Il profilo solubilità-pH, che si ottiene mettendo in grafico il log della s del F in funzione del pH,
presenta un andamento caratteristico in relazione della natura acida, basica o anfotera del
composto.
ACIDO DEBOLE: FIG-3
BASE DEBOLE: FIG-4
ANFOTERO: FIG-5 -1
Indicativamente, se la solubilità in acqua del farmaco è >1% (cioè di 10 mg/mL ) nell’intervallo di pH 1-7
-1
a 37°C non dovrebbero esserci problemi di assorbimento in vivo. Valori di solubilità <1 mg/mL rivelano
invece la necessità di ricorrere ad una forma salina del F. (aumenta il grado di dissociazione)
NB: se formo il sale devo ristrudiarlo.
Come aumentare la solubilità:
Formazione del sale : Sali di potenziale uso farmaceutico sono per esempio il solfato per i F basici e i Sali
sodici o di K per i F acidi. I criteri di scelta del sale sono: non tossicità, stabilità chimico-fisica
(igroscopocità), tollerabilità, processabilità
Controllo del pH : le forme ionizzate sono + s delle specie neutre. Posso usare acidi/basi per variare il
pH o tamponi (citrato, fosfato, carbonato).
Ausilio di un cosolvente: l’acqua è un solvente polare e nel caso di un F apolare c’è la necessità di
ridurre la polarità (i simili si sciolgono nei simili) e questo lo si può fare aggiungendo un altro liquido
organico a bassa polarità miscibile con l’acqua. In tal caso il liquido apolare prende il nome di co-
solvente (es: etanolo, glicerolo, glicole-propilenico).
Solubilizzazione micellare : complessano i F
Complesso di inclusione : vedi sotto
COMPLESSAZIONE DEL PRINCIPIO ATTIVO
Uno dei metodi attualmente più impiegati, non solo per incrementare la solubilità ma anche per migliorare
la stabilità e le caratteristiche biofarmaceutiche e tecnologiche dei farmaci, è rappresentato dalla
complessazione per inclusione del principio attivo con ciclodestrine.
Le ciclodestrine sono oligosaccaridi ciclici costituiti da diverse unità di -D-glucopiranosio (forma chiusa del
) -1,4.
glucosio con C anomerico legate tramite legami Si ottengono per degradazione enzimatica
dell’amilosio ad opera dell’enzima “ciclodestrina-glucosil-transferasi (CGTasi) che provoca una reazione
-1,4
intramolecolare con formazione di composti ciclici.
Le ciclodestrine hanno forma a tronco di cono, con la parte esterna idrofila (OH primari e secondari:
responsabili della s in H O) che delimita una cavità centrale idrofobica (o apolare: atomi di H e ponti O-
2
glucosidici) in cui possono essere incluse molecole o parti di molecole lipofile. Le funzione ossidriliche
primarie (C6) sono situate presso il margine della base stretta del tronco di cono, mentre i gruppi OH
secondari (C2 e C3) in corrispondenza di quella più larga
, , .
Abbiamo 3 tipi di ciclodestrine naturali: Dall’ alla aumenta il PM, le unità di
=7, =8),
glucopiranosio(=6, il diametro della cavità interna, il punto di fusione. La è solubile in acqua
;
ma lo è di meno rispetto la infatti quest’ultima ha una struttura più grande e più flessibile e quindi risulta
più solubile. La è poco solubile in acqua (Gli OH secondari O2 possono formare legami ad H con O3 di una unità
di glucopiranosica adiacente conferendo, per la formazione di 6 L a H, una struttura piuttosto rigida che pare essere
responsabile della < s in acqua)
PROPRIETA’ CICLODESTRINE NATURALI: s in acqua, non igroscopiche, chimicamente stabili agli acidi
organici e basi, degradati da acidi forti a oligosaccaridi linerare, termicamente stabili, degradate nel colon
() o nell’ IT (), alto grado di purezza
La formazione del complesso di inclusione non prevede formazione o rottura dei legami covalenti ma è
basato sulla formazione di legami reversibili (interazioni di vDw, interazioni dipolo-dipolo, L a H, interazioni
idrofobiche); infatti affinché il farmaco mostri la sua azione terapeutica, deve essere rilasciato dal
complesso di inclusione prima di essere assorbito. La complessazione può anche proteggere i farmaci dal
.
calore, dalla luce, dall'idrolisi e dall'ossidazione, migliorando così la stabilità delle formulazioni
Equilibri durante la formazione del complesso d’inclusione: la formazione del complesso d’inclusione è la
successione di una serie di equilibri: dove Ka (costante di
affinità o di stabilità) esprime la tendenza ad esistere in forma di complesso piuttosto che in forma
dissociata (F libero + CD libera)
Esempio di complesso d’inclusione: Piroxicam e beta-ciclodestrina: aumentano la solubilità, la velocità di
dissoluzione e la stabilità di un dato FIl piroxicam è un acido debole, di conseguenza a livello dell’IT è
presente in forma indissociata, motivo per il quale quest’ultimo è la sede preferenziale dell’assorbimento.
La beta-ciclodestrina è p molecola vettore che si dissocia dal piroxicam prima dell’assorbimento.
L’aumentato assorbimento del piroxicam complessato alla beta-ciclodestrina è da ricondursi all’aumentata
velocità di dissolzuone del piroxicam
L’utilizzo delle ciclodestrine permette di ridurre la dose riduzione degli effetti collaterali
IL COEFFICIENTE DI RIPARTIZIONE: INDICE DEL CARATTERE LIPOFILO DI UN FARMACO
La lipofilia di un F permette un miglior attraversamento delle membrane biologiche. La lipofilia di un F si
valuta andando a considerare il “COEFFICIENTE DI RIPARTIZIONE” che indica la capacità del F di ripartirsi
tra un solvente di tipo lipofilo e l’acqua. Il solvente immiscibile con l’acqua da preferire è l’n-ottanolo (mima
i fosfolipidi delle membrane) e talvolta si usa anche il cloroformio.
dove C rappresenta la [ ] del F indissociato nella fase lipofila e C rappresenta la [ ] del F
OLIO acqua
indissociato nella fase acquosa. Poiché questo rapporto normalmente assume valori che variano di diversi
ordini di grandezza, di solito viene espresso in termini logaritmici, come logP.
Se P è > di 1 indica che il F è lipofilo e diffonde facilmente; invece se è < di 1 indica che il F è idrofilo e non
diffonde facilmente.
Il coefficiente di ripartizione effettivo che tiene conto del grado di ionizzazione del F (quindi nel caso in cui
un F è un acido o una base debole), è noto come coefficiente di distribuzione (D) ed è espresso
normalmente in termini logaritmici (logD); esso è dato dalla seguente equazione per gli acidi e le basi
PER GLI ACIDI:
PER LE BASI:
P può influenzare:
La solubilità
L’assorbimento del F in vivo
L’efficienza di estrazione del F da campioni
Scelta delle condizioni cromatografiche (HPLC, TLC)
Formulazione di emulsioni (ripartizione dei preservanti)
Rilascio da preparati semisolidi (dermatologici e rettali, vaginali,..)
Come si determina log P?:
Flask-shake method (metodo dell’imbuto separatore)
All’interno di un imbuto separatore si pone un determinato V di acqua e si aggiunge il F e poi si
determina la concentrazione; dopo di che di aggiunge un ugual V di solvente apolare e si agita l’imbuto
separatore per circa 30 minuti per poi lasciare il sistema a riposo per 5 minuti, tempo che equivale alla
separazione tra le due fasi e si determinala [ ] di F presente nella soluzione acquosa per poi ricavare
mediante sottrazione [ ] presente nel liquido apolare
Metodi computazionali: si basano sul calcolo dei contributi di logP dei vari frammenti della molecola
Metodo cromatografico : adoperando la cromatografia a fase inversa su strato sottile, si calcola il
fattore di ritenzione proporzionare al logP mediante valutazione dell’avanzamento di un soluto rispetto
al fronte del solvente; ovvero più la sostanza migrerà insieme al fronte del solv
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.