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Prima del Medioevo, il Tardo Impero

Introduzione:

Vi è un problema storiografico riguardante la transizione dal mondo antico al

medioevo, oggetto d’interesse sin da subito per gli storici, che, vista la sua

rilevanza, iniziano discussioni attorno a questa fase di transizione già attorno

al XVIII secolo.

Si guardava alla fine del mondo antico come una caduta rapida e violenta,

che segnava la fine in particolare dell’Impero Romano, simbolo di civiltà, e

portava immediatamente al medioevo, indicato, in questo caso, come

elemento negativo.

Anche gli umanisti vedevano nella fine dell’Impero Romano la fine di un

mondo perfetto.

Edward Gibbon, uno storico importante per i suoi studi sulla transizione

dall’età antica al medioevo, con il suo “History of decline and fall of the

Roman Empire" (1776), da inizio al dibattito moderno, spinto anche dal fatto

che alla fine del XVIII secolo si era in piena espansione imperiale britannica,

Gibbon si interrogava sul significato di avere un impero.

Con l’avvento dell’Ottocento si osserva anche la nascita dei nazionalismi, la

storia viene sempre di più assoggettata ad un’ideologia, e questo porta a

diverse considerazioni delle conseguenze della caduta dell’Impero.

In Germania si guardava ai regni barbarici in quanto facenti parti di una

primitiva identità nazionale tedesca. Si parla infatti, in queste zone, di

Grande Migrazione dei popoli che hanno creato nuovi regni, la ricerca

collegata a questo dibattito ha portato alla luce moltissime fonti, raccolte

nella MGH (Monumenta Germaniae Historica).

In Italia e in Francia queste “migrazioni” vengono viste come le invasioni

barbariche, questi popoli che hanno soppiantato le popolazioni precedenti

sono viste negativamente.

Il dibattito continua generalmente in direzione della negatività della caduta

dell’impero.

Abbiamo diverse opere dal XIX sec al secondo dopoguerra:

Otto Seek, “storia della caduta del mondo antico” (1893), evidenzia

 l’eliminazione dei romani, visti come “i migliori”, motivo per cui questa

opera influenzerà alcune teorie razziste, a riprova dell’influenza della

storia sulla contemporaneità.

Michail Rostovzev, “Storia economica e sociale dell’impero Romano”,

 (1926), fortemente influenzata dalla vicina Rivoluzione d’ottobre,

secondo cui i Romani erano una civiltà d'élite incapace di fronteggiare

l’avanzata delle masse

André Piganiol, “l’empire Chretien, (1947), l’impero, anche dal punto di

 vista religioso, è stato eliminato dai barbari, influenzato dalla Seconda

guerra mondiale

Gabriele Pepe e l’insensata violenza barbarica come elemento di pura

 distruzione (1941-1949)

Vi è un generale rifiuto dell’invasione barbara.

Fondamentale l’opera di Henri Pirenne, “Maometto e Carlomagno”, scritta nel

1937. Pirenne è il primo a staccarsi da questa idea di negatività e di rapida e

violenta caduta.

Afferma infatti che la crisi economica, una delle cause della caduta, che molti

storici avevano collegato all’invasione barbara era in realtà dovuta ad

un'espansione islamica che aveva rallentato i traffici nel mediterraneo,

dando origine a diverse economie chiuse.

Il titolo del libro evidenzia gli effetti a lungo termine, senza Maometto non si

sarebbe creato un determinato tipo di economia, non ci sarebbe stato Carlo

Magno.

Quest'opera viene parecchio discussa. Muove diversi studiosi, che iniziano a

ricercare fonti contrastanti la tesi di Pirenne. Nuovamente un sacco di fonti,

soprattutto archeologiche vengono alla luce grazie all’opposizione nata dalla

pubblicazione di “Maometto e Carlomagno”.

Nel complesso si aprono delle nuove prospettive che sostituiscono all’idea di

repentina caduta dell’impero una probabilmente più corretta idea di

transizione, motivo per cui in questi anni vedono la luce diverse opere e

programmi di ricerca, quali:

Ottocento (fine): concetto di Spätantike (A.Riegl), “Tardoantico”, nella

 storia dell’arte

Peter Brown, The world of Late antiquity (1971): la “creazione” dell’età

 tardo-antica (IV-VII s.)

The Transformation of the Roman World – dal 1994: un programma di

 ricerca europeo (storia e archeologia)

Ci si sposta comunque dal concetto di caduta, vi è una trasformazione, che,

seppur con degli elementi violenti, assorbe al suo interno più elementi.

Crisi del III secolo

L’impero è nel pieno di una crisi politica- militare, i popoli asiatici (gli unni)

iniziano il loro spostamento sia verso Oriente che l’occidente, spingendo sul

limite dell’impero e dando il via alle prime incursioni.

Sorge la necessità di maggior difesa dei limiti, nel 271 il via alla costruzione

delle mura aureliane a Roma e di altri tipi di fortificazione per tutto l’impero.

Vi è inoltre un elemento di crisi interno. Dal 235-285 si ha il periodo

“dell’anarchia militare”, caratterizzato dallo strapotere delle gerarchie

militari, che arrivano anche a decidere l’imperatore, rapide successioni di

regnanti e coesioni di diversi imperatori nominati dalle legioni.

Subentra poi un ulteriore elemento economico che si aggiunge alla crisi, dal

II sec termina l’espansione dell’impero e si osserva un incremento smisurato

delle ricchezze, così dirompente che risulta impossibile controllarlo. Ciò, di

fronte ad un’enorme spesa militare porta ad un crollo dell’economia, col

flusso monetario che va a disperdersi.

In questo contesto emergono 2 personaggi, ovvero Diocleziano (284-305) e

Costantino I

Fine del III sec, termina l’anarchia militare, riforma profonda dell’impero da

parte di Diocleziano.

Insorgono quindi diversi problemi:

Il primo è dato dall’estensione dell’impero, con un confine di oltre 6000km, e

si risponde quindi alla necessità di potenziare l’esercito introducendo

600.000 nuovi soldati.

Viene introdotto un nuovo sistema per garantire un intervento immediato in

qualunque parte dell’impero, sfruttando parte dei generali più valorosi e

ambiziosi.

Diocleziano, in seguito, divide l’impero in 2 Augusti e 2 Cesari, con 4 sedi

imperiali (Nicomedia, Milano, Treviri e Sirmio). Con questo sistema i 2 Augusti

avevano metà impero (oriente occidente) coadiuvati dai 2 Cesari, che

prendevano controllo di parte dell’impero del proprio Augusto.

Dopo 20 anni, i Cesari diventavano Augusti e sceglievano altri due Cesari.

Questo sistema prende il nome di tetrarchia (vedi mappa con nomi e

distinzione)

Seguono nuove riforme, aumenta il peso fiscale, tasse sulle persone fisiche e

sulla proprietà fondiaria (capitatio e iugatio), coi contadini che vengono

vincolati alla terra per garantire l’afflusso regolare delle tasse.

Viene poi introdotta una grande macchina burocratica centrale, novità

nell’impero, prima le città si amministravano da sole, ora, nonostante

l’impero sia diviso in 4, c’è una volontà di maggior controllo da Roma.

Il sistema crollò sotto le tensioni tra i figli dei due Cesari, Costantino, figlio di

Costanzo Cloro, e Massenzio, figlio di Massimiano. Questa faida, decisa nel

312 con la battaglia di Ponte Milvio, vinta da Costantino, porta nuovamente

ad una riorganizzazione dell’impero, dividendolo solo tra oriente (Costantino)

e Occidente (Licinio).

Costantino si mostra sin da subito estremamente tollerante, anche nei

confronti dei cristiani, pone le basi per una potenza ecclesiastica.

Non era spinto da motivi devozionali quanto da motivi politici, i culti religiosi

costituiscono un sostegno al potere imperiale, sono legittimanti. Pone,

inoltre, la base della relazione tra potere ecclesiastico e imperiale, impero e

papato (quando arriverà)

313 -> editto di Milano, Costantino rende lecite le religioni non ufficiali

dell’impero, e restituisce i beni sequestrati durante le persecuzioni, dando

una base economica per lo sviluppo della religione cristiana.

Costantino si schiera poi con la professione cattolica del cristianesimo, che

riconosce la superiorità del vescovo di Roma.

Sotto questo imperatore si osserva la nascita di una nuova capitale,

Costantinopoli, capitale dal 324. Roma non è più il centro assoluto

dell’impero, tanto che la parte orientale dell’impero diventa anche

strategicamente più importante, per motivi legati alla gestione e la difesa.

Anche Costantino tenta di rafforzare la macchina imperiale, vi è un

conseguente aumento della spesa pubblica.

Costante è il problema dell’esercito, che per difendere dei confini così grandi

dalle pressioni barbare richiede enormi spese.

Vi è inoltre bisogno di un efficientissimo sistema burocratico per garantire

fluidità e continuità al gettito fiscale.

Politica fiscale estremamente aggressiva, che grava soprattutto sulla

proprietà fondiarie, sulle città (in particolar modo sui “curiales”, i cittadini più

agiati, ma non le grandi famiglie dell’aristocrazia senatoria, che spesso sono

esenti da questo obbligo), e viene resa ereditaria la condizione di tutti i

lavoratori, al fine di poter garantire controllo anche a livello fiscale.

Viene quindi a crearsi una situazione di stallo, con lo stato che cerca di

imporsi negli scambi commerciali, imponendosi e ottenendo un forte ruolo

all’interno di questi.

Alcune regioni vengono dedicate alla produzione per esportazione.

Importanti i manufatti di ceramica sigillata africana, il nord africa si

specializza in questa ceramica da mensa, facilmente databile e riconoscibile,

sono uno dei principali motivi per cui sappiamo di questa interconnettività e

grande quantità di scambi all’interno dell’impero

Crisi della produzione agricola e delle ville

Dopo la fine dell’espansione dell’impero, nel II secolo, viene tagliata

l’immissione degli schiavi all’interno delle terre imperiali, e all’epoca il lavoro

contadino era svolto quasi completamente dagli schiavi.

Vi era inoltre una diffusa arretratezza tecnologica, che non permetteva alle

ville di restare un nucleo economicamente rilevante per il commercio dei

prodotti agricoli e dei manufatti, inizia a diffondersi l’idea dell’autoconsumo,

mancanza di eccedenza agricole trasforma le ville in degli isolotti sconnessi

dal resto dell’impero e inceppa il meccanismo economico dell’impero.

I grossi proprietari terrieri non possono più vivere agiatamente, avere i loro

clienti ed il loro entourage, non hanno più soldi per comprare manufatti di

lusso e finanziare le opere pubbliche, tutto il peso economico ricade sullo

stato, che però ha sempre più bisogno di soldi. Circolo vizioso che porta

all’aumento nuovamente della pressione fiscale.

Importante quindi, come appena dimostrato, l&rs

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/01 Storia medievale

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