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Appunti dall'età tardo-antica ai commentatori

Appunti di Storia del diritto medievale e moderno sul periodo dall'età tardo-antica ai commentatori basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Parini dell’università degli Studi di Milano - Unimi. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Storia del diritto medievale docente Prof. S. Parini

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guerra e assisterlo con il consiglio nei suoi compiti pubblici. Il rapporto feudale

divenne un elemento centrale della struttura politica. Avvenne spesso che il

vassallo fosse di due signori: in tal caso il lacerante conflitto di fedeltà che ne

poteva nascere fu risolto istituendo con uno dei due signori un rapporto

prioritario, l’omaggio “ligio”. In alcune regioni dell’Europa ogni uomo di

condizione non servile doveva essere soggetto ad un signore per non venir

considerato fuorilegge. Ciò che va posto in rilievo, sotto il profilo delle fonti del

diritto, è che l’intero complesso di norme che disciplinavano la genesi del

rapporto feudale, nacque spontaneamente e si affermò per via consuetudinaria.

IL FEUDO.

È un rapporto fra due soggetti di classe sociali differenti. I glossatori scrivono i

contractus consuetudine nominatus perché nasce esclusivamente alla cultura

medievale: un rapporto duraturo, bilaterale e prioritario. Dura tutta la vita dei

soggetti coinvolti e si stringe fra due soggetti entrambi liberi di farlo, scelgono

motivazioni convenienti per necessità, ma nessuno è costretto. È prioritario

perché è valido anche al di sopra dei rapporti di sangue, viene prima il rapporto

tra feudatario e signore rispetto a quello tra padre e figlio. L’ingiustificata rottura

del rapporto feudale determina il compimento di un reato gravissimo per l’epoca

che si chiama fellonia e il fellone è pubblicamente marchiato con l’infamia.

Esistono degli elementi di natura economica e di natura personale su questo

rapporto: l’elemento personale è il vassallaggio, mentre l’elemento economico è

il beneficio.

Elemento personale: ha una forte connotazione simbolica, ha una valenza anche

religiosa nella cerimonia con cui viene creato perché è fortemente

rappresentativo dell’epoca. La cerimonia con cui viene creato questo legame

personale del vassallaggio si chiama investitura. Il vassallo si inginocchia

fisicamente di fronte alla persona di classe sociale superiore e propone la propria

fedeltà. Lo fa con un atto quasi religioso (pone le sue mani giunte nelle mani del

signore), un gesto di sottomissione e di preghiera. In questo modo concede la

propria fidelitas ma anche altre due cose: l’aubsiulium e il consiglium. Gli ultimi

due non sono indispensabili, la fidelitas è obbligatoria. Il secondo è l’aiuto

militare, di solito c’è ma non è obbligatorio. Il consiglium è la disponibilità a far

parte della corte dei pari, la giustizia resa da persone dello stesso rango di chi

dev’essere giudicato. Il signore feudale rende giustizia attraverso il tribunale

locale. In cambio di tutto questo si riceve il beneficium, l’elemento reale

patrimoniale del feudo. Normalmente il beneficio consiste in terre, ma può anche

assumere la configurazione di una carica, di un onore ad esempio un vescovato

oppure una grossa somma di denaro. Il diritto su questa carica, sul denaro o sulle

terre dura fintanto che esiste il feudo, fintanto che il vassallo e il signore sono

vivi. Quando uno dei due cessa di vivere il rapporto cessa e il beneficio viene

meno. Nell’anno 1000 con l’Editto dei benefici di Milano di Corrado il Salico,

trascritto nel Liber papiensis del 1037 tutti i rapporti feudali prevedono che il

beneficio rimanga erede e alla morte del feudatario il beneficio di questa legge

viene proposto ai figli.

RIFORMA GREGORIANA.

L’ascesa al pontificato di Ildebrando di Soana, segnò l’acme della riforma. Un

celebre testo di Gregorio VII, il Dictatus Papae, scolpì in brevi proposizioni le tesi

del pontefice: l’autorità del papa veniva affermata non solo nei confronti dei

vescovi e dell’intera Chiesa, ma anche nei confronti dell’imperatore, che il papa

avrebbe potuto legittimamente scomunicare e liberando anche i sudditi

dall’obbligo di fedeltà. I “regalisti” sostenevano che le due leggi, la canonica e la

secolare, avevano il medesimo livello di legittimazione perché erano entrambe

volute da Dio. Gregorio VII non si limitò ad enunciati teorici. Nel 1077,

scomunicato l’imperatore che aveva contrastato la Chiesa sull’ordine di

precedenza per le investiture ecclesiastiche, il pontefice dichiarò i sudditi

svincolati dal giuramento di fedeltà all’imperatore. Solo il pentimento di Enrico IV

indusse il papa a revocare la scomunica. Qualche decennio più tardi la

controversia giunse ad un esito positivo con il concordato di Worms del 1122: si

stabilì che le insegne dell’investitura episcopale avrebbero dovuto essere

conferite dall’autorità ecclesiastica e che le nomine sarebbero avvenute secondo

la procedura canonica.

La vittoria delle posizioni riformatrici si coglie con chiarezza nelle collezioni

canoniche che videro la luce nell’età gregoriana e post-gregoriana:

-La collezione in 74 titoli del 1076 aveva aperto la via. Più tardi il vescovo

Anselmo da Lucca compose a sua volta un’importante collezione

sistematicamente ordinata.

-Fuori d’Italia il vescovo Ivo di Chartres compose a sua volta negli anni 1094-

1095 3 collezioni: Panormia, una delle quali conobbe una vasta diffusione in

Europa;

Britannica, riporta quasi un centinaio di passi della prima parte del Digesto;

Decretum, nel prologo Ivo formula una serie di criteri che consentivano di

superare i contrasti tra canoni: occorre distinguere tra precetto e consiglio, tra

norma generale e dispensa e così via.

L’importanza della riforma della Chiesa dell’XI secolo fu di portata storica e la

sua influenza fu duratura in Europa, non solo sul piano religioso ma anche sul

terreno del diritto. La riforma segnò una grandiosa vittoria sulla consuetudine

che si impose in contrasto con interessi enormi, secolari ed ecclesiastici.

I GLOSSATORI E LA NUOVA SCIENZA DEL DIRITTO.

Un aspetto fondamentale della nuova cultura giuridica è la citazione, da parte dei

giuristi professionisti, di testi giuridici (pezzi della compilazione di Giustiniano)

per avallare le proprie ragioni. Questo non è un mero sfoggio di dottrina ma un

vero e proprio modo di ottenere sentenze/atti favorevoli per il proprio cliente: per

battere il giurista avversario occorre dunque essere preparati sui medesimi testi

ed è qui che vediamo il ruolo fondamentale dell’Università. Questo presupponeva

che la Compilazione di Giustiniano fosse ritenuta diritto positivo vigente e infatti

questo accade alla fine del XI secolo quando la compilazione, nelle sue quattro

parti (Digesto, Codice, Istituzioni e Novelle), diventa automaticamente diritto

positivo, senza che nessuna legge nuova lo avesse imposto. Il Corpus iuris

presentava quella poliedricità di cui necessitava la società in questo momento,

era un testo di legge ricco di molteplici previsioni legislative e che quindi si

presentava adatto per una collettività in pieno sviluppo. Inoltre il Corpus iuris

deriva dall’impero romano, e gli imperatori del medioevo si ritengono discendenti

degli imperatori romani, dunque era un testo che inspirava fiducia e

legittimazione. Sorge però il problema dell’interpretazione della Compilazione,

per poter applicare le norme in essa contenute alle fattispecie concrete. Nel XII

secolo un gruppo di giuristi Bolognesi rispose a questa necessità: saranno i

capostipiti della scuola del Glossatori. Uno di questi si chiamava Irnerio e con lui

nacque la prima università europea, un piccolo gruppo di studenti intorno al

maestro.

STRUTTURA DEL GOVERNO.

L’aria della città rende liberi, una grandissima conquista della realtà comunale.

Tuttavia questo associazionismo comunale va incontro alle stesse forme di

governo e la stessa evoluzione in tutta Europa. La prima fase è quella consolare,

la quale prevede un numero di consoli non fisso che governino la città, numero

importante (da 10 a 24) con un mandato annuale, ma non è una magistratura

democratica. I loro compiti erano l’amministrazione della giustizia sia penale che

civile. Il console è un abitante di solito della città per cui è facile che sia immerso

nei problemi e negli interessi della città quali appartiene, per cui si ritiene

opportuno che i consoli vengano da fuori perché altrimenti rischiano di

rappresentare i privilegi ed interessi di un certo gruppo sociale. Mentre uno che

viene da un’altra città è meno disinteressato e quindi è più omogeneo. Si passa

al governo podestarile al posto del governo consolare. Il podestà arriva con un

proprio entourage di collaboratori che si chiama familia, è a suo carico. Sono

collaboratori che vanno a comporre la sua corte accompagnato da giudici, milites

e berrovieri, stipendiati da lui. Giura sulle istituzioni cittadine senza sapere quali

sono i contenuti delle istituzioni della città. Dopo il 1250 alcuni dei podestieri

riescono a vedere consolidato il loro dominio, a diventare vitalizi e lasciare in

eredità la carica podestarile e diventa una svolta verso le signorie. A fianco del

podestà arrivano i difensori delle arti che con i loro priori cercano di prendere il

governo del comune. Un altro problema che il comune ha è l’Impero il quale è

seccatissimo per il sistema delle fonti normative, una struttura di diritto pubblico

esiste quando si possono fare delle leggi. Il sistema delle fonti normative delle

città comunali si regge sulle leges e consuetudini. Da subito i comuni iniziano a

legiferare: hanno i brevia, norme sulle quali i podestà giuravano a libro chiuso, e

gli statuti. I più antichi testi normativi comunali risalgono all’inizio del 1100,

mentre i libri di raccolta per fare ordine nel 1200.

GENERI LETTERARI.

Il principale prodotto della scuola è la Glossa, elemento per studiare e spiegare le

opere di diritto romano che devono essere usate. È una notazione apposto al

testo e il testo in linea generale si chiama Codice. I manoscritti possono avere

glosse poche e sparse che costituiscono insiemi continui e costanti di glosse che

hanno due nomi e sono di due tipi: Reticoli o Apparati. I Reticoli non hanno ordine

fisso, sono diversificate da copie di manoscritti per quantità, numero e

disposizione perché ogni professore dice la sua. Gli Apparati sono cristallizzati

perché sono aggregati di glosse sui margini che nei diversi codici presenta lo

stesso numero di glosse, nello stesso ordine e nello stesso contenuto. Gli

apparati con maggior livello sono quelli di Accursio. La sua Glossa viene

chiamata “Glossa ordinaria” o “Magna Glossa” con 96 000 glosse. Altri generi

praticati sono le Dissentiones dominorum. I Brocardi sono i principi di diritto,

espressioni sintetiche che indicano temi e principi essenziali delle disposizioni del

diritto. Il genere più importante è la Summa (dopo la Glossa), hanno stesura più

raffinata e simile al trattato.

IL CANONICO CLASSICO.

Dopo la metà del 1100 il diritto della Chiesa diventa oggetto di bisogno e quindi

occorre che la Chiesa compili l’ufficializzazione. Concordantia discortantium

canonum, ma è noto con il nome di Decretum, composta dagli anni dal 1140 al

1142 raccoglie tutti i testi che lo aveva preceduto, in particolare l’opera di Ivo di

Chartres il Decretum. Dopo il Decretum si incontra un momento particolare: i

papi cominciano ad elaborare e si crea l’attività compilatoria e scrittoria del

pontefice. In queste raccolte si inserisce l’intervento pontificio che sanziona

alcune decretali, che approva talune sistemazioni. Di queste raccolte ne vengono

fatte 5 che hanno il nome di le V Compilationes Antiquae. Occorre fare ordine,

una promulgazione ufficiale di un corpo legislativo della Chiesa. Nasce il Corpus

iuris canonici che raccoglie i testi canonistici, nasce così il primo testo di diritto

canonico e ufficiale voluto da Gregorio IX, papa del Liber extravagantium

pubblicato nel 1234, primo testo del iuris canonici con sanzione ufficiale che

verrà chiamato Liber Extra. Dopo il Liber extra abbiamo l’opera di Bonifacio XIII

che è il Liber Sextus, chiamata così perché arriva dopo i 5 testi, ma anch’essa è

composta dalla stessa composizione ordinaria: iudex, iudicium, cleros, connubbia

e crimen.

I MAESTRI BOLOGNESI: DA IRNERIO AD ACCURSIO.

Irnerio studiò la trascrizione del contenuto originale della Compilazione e ai

margini del testo pose annotazioni personali (chiamate glosse) che chiarivano il

significato del testo, oppure lo ponevano in relazione con altri passi. Tra i suoi

allievi si ricorda Bulgaro il quale ebbe a sua volta come allievi Rogerio e Giovanni

Bassiano che valorizzò quelle che lui definiva “le consuetudini dei moderni”

riferendosi all’autonomia dei comuni cittadini e alle consuetudini locali, a scapito

del diritto positivo. Allievo di Bassiano è Azzone, autore di una importantissima

Summa Codicis che restò insuperata per ben cinque secoli tanto era chiara e

completa: analizzava l’intera compilazione giustinianea ponendo in relazione

anche i quattro libri tra loro. Data la nuova scienza giuridica era nato però un

problema di eccesso di glosse, perché ogni allievo, prima di porre il suo

contributo con proprie glosse, andava a riprendere quelle dei suoi predecessori,

rendendo così i testi talmente colmi di note che era difficile capire quali fossero

le più recenti e quale fosse il passo cui si riferivano. Ebbene Accursio, allievo di

Azzone, riesce nella grande opera e incorpora nella sua opera, la “Glossa

ordinaria”, tutte le glosse dai tempi di Irnerio a lui stesso; fu un’opera

straordinaria cui si affidò ogni giurista fino alla fine del seicento.

IL DIRITTO CANONICO: IL DECRETO DI GRAZIANO.

Con la nuova scienza giuridica il diritto della Chiesa si trasforma radicalmente.

Negli anni in cui Irnerio collauda il metodo della nuova scienza giuridica, il

monaco Graziano compone l’opera denominata Decreto. È una compilazione

nella quale il monaco riunisce quasi 4000 testi riguardanti l’intero ambito dei

rapporti giuridici della chiesa: quindi fonti del diritto, norme di diritto

ecclesiastico, reati e sanzioni di natura religiosa fino a raggiungere testi risalenti

al diritto romano. Per comporla egli si basa su collezioni anteriori, ma ha un

approccio decisamente diverso: lui accompagna i testi con una serie di commenti

chiarificatori (dicta) concepiti allo scopo di superare le inevitabili contraddizioni

che venivano a crearsi avendo raggruppato fonti così lontane le une dalle altre.

I DECRETISTI.

L’opera di Graziano non venne riconosciuta ufficialmente dalla Chiesa, ma ebbe

una grandissima influenza indiretta. Alla sua compilazione infatti si rifecero molti

giuristi dell’epoca per poter districare controversie in ambito canonico, ciò diede

vita ad una vera e propria dottrina. Anche al di fuori dell’Italia, nascono testi di

dottrina canonica, Glosse e Somme ispirate al Decreto di Graziano, diede vita ad

un fenomeno europeo; i Decretisti sono dunque coloro che sono espressione di

questo fenomeno.

LE DECRETALI E LO “IUS NOVUM”.

Su Roma, ad un certo punto, si riversa un carico giudiziario enorme che distoglie

il papa dai suoi doveri pastorali. La procedura più frequente seguita dalla curia

romana consisteva nel redigere un breve scritto chiamato “decretale” nel quale il

papa delegava ad un vescovo o ad un altro prelato (solitamente della zona da cui

era partita la richiesta) di occuparsi della questione che a lui era arrivata,

dicendo già quale doveva essere la norma da applicare al caso. Succede così che

i vescovi o i prelati, quando sono loro per primi interpellati direttamente dai

cittadini, per poter risolvere il caso tendono a rifarsi alle soluzioni fornite dal

papa per casi simili; e si capisce, così facendo si pongono al riparo da sentenze

contrastanti. Le decretali sono dunque una sorta di precedente, che man mano

acquista valore giuridico. Di conseguenza nasce la necessità di trascrivere le

decretali in collezioni per facilitarne la consultazione, una delle più importanti è il

Liber Extra voluto da Gregorio XI nel 1234, famosa perché particolarmente

organizzata, abbiamo infatti una raccolta suddivisa in libri i quali a loro volta

sviluppano singoli titoli dedicati a specifiche tematiche. Accanto al Decreto di

Graziano, il Liber Extra costituì il Corpus iuris canonici, destinato quindi a

regolare il diritto della Chiesa.

I DECRETALISTI.

Sulle decretali pontificie si sviluppò un’intensa opera di interpretazione dottrinale

che con esse costituì lo Ius Novum, cioè un diritto nuovo di origine

giurisprudenziale. I decretalisti, interpretando, coniugarono il diritto canonico con

il diritto romano, dando vita a quello che viene definito il “processo romano-

canonico”. Tra i decretalisti del Duecento menzioniamo:

Goffredo da Trani, famoso per una fortunata Summa alle decretali;

Enrico da Susa, cardinale noto per aver scritto la Summa Decretalium che

dominò la il campo per la chiarezza e precisione con cui fu scritta;

Sinibaldo dei Fieschi, scrisse la Lectura alle Decretali contenente spunti teorici

che canonisti e civilisti di diritto comune utilizzeranno per secoli; le sue analisi su

norme civili e canoniche sono molto chiare e ben strutturate.

Tra i canonisti del Quattrocento ricordiamo soprattutto Nicolò dei Tedeschi, che

alzò la voce nel cruciale rapporto tra papa e concilio.

DIRITTO E ISTITUZIONI: COMUNI E IMPERO.

Le caratteristiche della nuova scienza del diritto sono collegate con le istituzioni

pubbliche tardo medioevali, in Italia e in Europa. La formazione dei comuni

cittadini nell’Italia del XII sec. costituisce una rottura radicale dell’ordine giuridico

precedente: alcune città iniziarono ad eleggere i loro consoli e ad essi vengono

affidati compiti tipicamente pubblicistici, quali l’esazione dei tributi e la giustizia

civile e penale. In questo processo, il diritto svolge un ruolo fondamentale. I

consoli, all’inizio, operano più in veste di arbitri che di giudici, ma quando anche


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ursu.denisa03 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del diritto medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Parini Sara Veronica.

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