Il tardo antico
L’età tardo antica è l’ultima fase dell’impero romano, la quale inizia alla fine del 1200 e dura fino al dominio di Giustiniano. Il tardo antico era costituito da un imperatore, 4 prefetti del pretorio (2 dalla parte orientale e 2 dalla parte occidentale): Italia, Gallia, Illirico e Costantinopoli, 12 vicari a capo delle diocesi, 114 governatori a capo delle province e i difensori dei cittadini a capo delle singole città.
Le fonti normative sono la legislazione, la dottrina (iura o responsa) e la consuetudine. La dottrina ha un peso pari alla legislazione; la consuetudine, invece, si consolida per abitudine da luogo a luogo. Nel corso della storia romana 5 giuristi (Papiniano, Paolo, Gaio, Ulpiano e Modestino) si elevano su tutti gli altri e vengono detti canonizzati. Una legge nominata la legge delle citazioni è stata emanata il 7 novembre 426 in una delle 4 prefetture dell’Impero (Italia), indirizzata da Ravenna al Senato di Roma, ad opera di Valentiniano III: sono vincolanti se fra di loro concordi, se discordi prevale la maggioranza, invece in caso di parità, Papiniano prevaleva su tutti. Questo veniva chiamato il tribunale dei morti. Se si volevano citare altri giuristi, bisognava da parte degli avvocati in causa portare i testi originali. Questi sono gli Iura, ossia la dottrina.
Le Leges sono costituzioni imperiali che possono avere valori generali oppure rescritti, cioè la risposta che l’imperatore dà a qualche singolo. Dopo Constantino, che muore nel 337, e dopo Teodosio che muore nel 395, ai quali succedono i rispettivi figli Arcadio e Onorio (oriente e occidente), l’impero venne separato e ognuno legisla a casa sua.
Codici e Corpus Iuris Civilis
Codice Gregoriano: emanato in Oriente nel 292, rescritto.
Codice Ermogeniano: 293, rescritto.
Codice Teodosiano: fu la prima raccolta ufficiale di leges imperiali e fu emanato in oriente ma poi fu trasportato anche in Occidente, fino alla Spagna. È diviso in 16 libri e ognuno di essi era ripartito in titoli, un’opera in ordine cronologico. La sua entrata in vigore non abrogò i codici precedenti e quindi il sistema delle fonti divenne ancora più complesso.
Corpus Iuris Civilis: l'opera fu iniziata poco dopo l'ascesa dell'imperatore Giustiniano e proseguì fino alla sua morte. Le attività di ricerca e selezione del materiale e la compilazione furono condotte da una commissione, comprendente giuristi, divisa in tre sottocommissioni con l'incarico di spogliare le antiche opere dei giuristi appartenenti ai tre generi letterari tradizionali della giurisprudenza, in particolare Triboniano.
È composto dalle Istitutiones, opera divisa in 4 libri destinata a coloro che studiavano il diritto sul modello delle istituzioni di Gaio; Digesto (533), formato da un’ampia selezione di 50 libri: frutto del lavoro di una commissione guidata dal giurista Triboniano, il quale utilizzò anche numerose opere sella sua biblioteca personale; Codex (534), riunì 12 libri, ciascuno dei quali suddivisi in titoli per materia, rescritti imperiali dal secolo I sino all’età di Giustiniano; Novellae Constitutiones, una raccolta di 168 costituzioni emanate dallo stesso imperatore nei 30 anni di regno successivi alla promulgazione del Codice. I primi tre testi sono scritti in latino mentre l'ultimo, le Novellae Constitutiones, è scritto parte in latino e parte in greco. Nel 530 Giustiniano emanò la Costituzione Deo Auctore per selezionare collaboratori per il Digesto il quale entra in vigore il 16 dicembre 533 per la parte orientale dell’impero con la costituzione TANTA (latino) e DEDOKEN (greco).
I concili ecumenici
Quando le singole città dovevano decidere le regole della Chiesa, i vescovi si riunivano e poi tornavano nelle loro città per diffondere le regole che sono state assunte. Queste riunioni vennero chiamate Concili e le decisioni assunte, Canoni e i fedeli dovevano obbedire ai canoni della Chiesa. Così si formò il patrimonio della Chiesa e Costantino volle partecipare ai concili e pretendere di condividere la sua opinione; all’inizio non si parlò dei problemi del diritto, ma dei problemi religiosi.
Il primo concilio importante fu nel 325, il Concilio di Nicea, nel quale si arrivò a una dichiarazione di fede, che ricevette il nome di Simbolo niceno. Il simbolo dell'OMUSIA (greco) o CONSUSTANTIA (latino) stabilì esplicitamente la dottrina, cioè della consustanzialità del Padre e del Figlio: nega che il Figlio sia creato e che la sua esistenza sia posteriore al Padre. Il Concilio di Costantinopoli del 381, aggiunge anche lo spirito santo, e organizzò le sedi vescovili mettendo al primo posto la sede di Roma e quindi il pontifex prende il nome dal capo del Senato di Roma, il quale diventa il più importante dei vescovi, cosa contrastata dal Concilio di Calcedonia.
Papa Gerasio (fine 400), cercò attraverso la scrittura di una lettera di stabilire in maniera precisa e diretta i due ruoli dell’imperatore e del pontefice, attraverso una teoria, cioè quella delle due spade Duo Glai che trae direttamente dalla Bibbia, senza che nessuno interferisca sull’altro. Non sempre però questa rappresentazione ideale funziona purtroppo, infatti a volte c’era una sovrapposizione di taluno sull’altro. Tra il V e l’VIII secolo, possiamo dire che si presenta una sorta di transizione in cui si passa da un universalismo in dissoluzione, l’impero romano, ad un altro in formazione, il nuovo medioevo.
I regni germanici
Complessivamente l’Occidente registra la presenza di due distinte generazioni di regna:
- Romano-barbarici: sviluppano un incontro fra Germanesimo e l’umanità e principalmente utilizzano il modello visigoto. Sono barbari inizialmente chiamati ignoranti e forti, a combattere per i romani e fanno dei contratti militari, ma questi chiedono poi di essere riconosciuti all’interno della cultura romana come cittadini. Il diritto del regno barbarico è affidato ad una consuetudine, cioè si spostano continuamente.
- Romano tout court: non gli importa niente dell’impero romano e quest’ultimo è un nemico da abbattere. I franchi e i longobardi sono popoli forti che non hanno mai combattuto sottomessi a qualcuno e in poco tempo prendono tutto il controllo d’Europa e rinnovano l’idea di Impero.
I regni germanici
I visigoti arrivano all’inizio del 400 in Spagna finché non vengono cacciati alla metà del 700 dagli arabi, i quali saranno sconfitti poi nel 1400 dai sovrani cristianissimi Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona. Furono importanti perché furono i primi a fare una legislazione scritta, addirittura un Codice Euriciano fino ad arrivare al Liber Iudiciorum, il quale abroga i testi precedenti. I burgundi vivevano nella zona della attuale Svizzera.
Gli ostrogoti sono quelli che distrussero gli ultimi eredi dell’Impero romano: sono i milites foederati, armate che combattevano per l’Impero romano e stabilirono la loro sede a Ravenna. Longobardi e Franchi, con cui si apre e si chiude il Germanesimo, strutturano una nuova idea di diritto alto medievale, diversa dalla struttura romana. I longobardi chiudono la vicenda dell’Impero romano e aprono quella del Germanesimo. Paolo Diacono scrisse un’opera chiamata Storia dei longobardi: questa notizia fu diffusa da un religioso chiamato Gregorio Magno, papa dal 590 al 604. L’unica notizia che abbiamo sui Franchi è invece che scrissero un testo nominato Historia Francorum.
Nel 569 si spezza l’unità politico-amministrativa dell’Italia e avviene il trapasso dal tardo antico al medioevo. Solo verso il VII secolo, nel 643, un personaggio riesce ad acquisire un’importanza particolare fino a farsi nominare col titolo di re: Rotari riesce a connotare con le insegne della legalità il proprio potere al punto di creare un vero e proprio regno: il regno longobardo. La popolazione nel frattempo si converte piano piano al cattolicesimo.
L’Editto di Rotari è scritto e rescritto in latino. È suddiviso in due parti: una parte raccoglie le consuetudini piuttosto simili a quelle dei barbarici e una parte è invece totalmente nuova, legata alla contingenza del rafforzamento del suo regno. L’Editto di Rotari contiene anche disposizioni volute dal re a tutela del potere monarchico: il divieto di migrazioni interne, la pena capitale per chi attenti alla vita del re. Un’altra cosa significativa è che nel prologo alcune frasi sono desunte da testi giustinianei che include i termini del linguaggio dei Longobardi: le consuetudini della stirpe (cavarfrede), la composizione pecuniaria per l’omicidio (wergeld), la vendetta (faida), la dote portata dalla sposa (faderfio, denaro del padre), la donazione nuziale del marito (morgengabe, dono del mattino).
Il matrimonio
Uno degli istituti più noti del diritto civile longobardo fu il mundio. Il figlio maschio, raggiunta l'età per portare armi, poteva uscire dalla tutela paterna e costituire un'altra famiglia. Chi invece non poteva liberarsi dal mundio era la donna. I longobardi disciplinano il matrimonio suddividendolo tra faderfio, il dono nuziale del padre, e il morgengabe che è il dono del mattino (il praetium virginitatis). La donna ha la capacità in tutto il matrimonio di firmare contratti ed essere pienamente autosufficiente. Con il tempo si aggiunse lo scambio degli anelli, si cercò di fare la cerimonia davanti all’altare e si prova, ma non si riesce, a togliere il vincolo eterno.
Il diritto penale
Il diritto penale era particolarmente evoluto presso i longobardi perché strutturava il processo germanico. Riguarda la seconda parte dell’Editto di Rotari, il quale pertiene alla vicenda che in quel momento il regno stava vivendo, cioè alla necessità di rafforzare il potere della corona e di mettere denaro nella cassa del sovrano. Vengono sanciti i reati, punendoli con la pena di morte e vengono stabilite numerose multe. Bisognava regolamentare le migrazioni interne per avere un controllo capillare su tutto il territorio, ma soprattutto bisognava facilitare e...
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