Lezione 1: l’imprenditore e l’impresa
L’IMPRENDITORE
Le organizzazioni si sviluppano nel lavoro manifa3uriero per poi estendersi agli altri se3ori.
L’a3ore economico centrale è l’imprenditore, una figura che assolve ruoli che cambiano a seconda del
contesto, quindi è difficile darne una definizione generale che valga per tu@ i periodi storici. È una figura
perturbante perché modifica gli equilibri e gli asse@ sociali ed economici.
Ha una natura sfuggente, mutante, non confutabile in variabili quanDtaDve.
Una prima forma di imprenditore risalente all’Italia prerinascimentale è il mercante, con la legi@mazione
del profi3o come remunerazione del rischio. Alla figura del mercante comincia ad essere associata la figura
di chi si assume un rischio, sia nel tempo che nello spazio; l’assunzione del rischio è il primo collegamento
con l’imprenditore.
La figura dell’imprenditore si afferma con l’avvento della crescita economica, periodo in cui aumenta la
ricchezza, cioè il rinascimento, tra il 1200-300.
Tra la prima e la seconda rivoluzione industriale si aprì una interessante riflessione sull’imprenditore, per
essere in seguito abbandonata in favore dell’organizzazione d’impresa, per tornare al centro della
riflessione alla fine del XX secolo.
Teorie ci sono 2 scuole di pensiero che cercano di individuare il ruolo dell’imprenditore: la prima è la
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conDnentale, la quale ha un approccio ermeneuDco interpretaDvo, lascia spazio all’agire individuale, la
seconda è quella anglosassone, la quale ha un approccio Dpicamente analiDco, ossia privilegia l’analisi
dell’ogge3o (impresa, ma anche PNL) e rige3a quella dell’agire individuale per approdare alla riflessione
isDtuzionalisDca americana.
1. Tradizione conDnentale: risale all’Italia prerinascimentale: il mercante. La legi@mazione del profi3o
come remunerazione del rischio (mercanDle).
- Richard CanDllon, un francese, nel 1755 introduce nella lingua inglese la parola “entrepreneur”,
cioè l’imprenditore inteso come chi cerca di sfru3are il mercato, sfru3ando la differenza tra
offerta e domanda, è l’organizzatore di ciò che si produce; si sviluppa il conce3o di
organizzazione della produzione;
- Melchiorre Gioia (1815) è un funzionario che durante l’età napoleonica e successiva osserva la
pianura padana, in parDcolare i distre@ di Milano e Brescia, è interessato a capire da dove viene
la ricchezza; essa deriva dall’agricoltura padana, intesa come quell’agricoltura irrigua. Nasce la
figura dell’affi3uario, che prende in affi3o il terreno e lo colDva, è una figura separata dai ricchi
proprietari terreni, ma anche dai contadini; il rischio assunto dall’affi3uario è quello del
pagamento del canone. Osserva la presenza di agenD intermedi tra proprietari e capitalisD.
- Jean BapDste Say, nel 1828 capisce la differenza tra il ruolo di capitalista e quello di
sovrintendente, cioè chi dirige la produzione. So3olinea il ruolo manageriale dell’imprenditore.
In altre parole, introduce la disDnzione tra la funzione di fornire capitale e quella di
sovrintendere, dirigere e controllare la produzione. 1
2. Tradizione economica anglosassone: nella scuola economica classica la funzione imprenditoriale
risultò ampiamente trascurata, almeno fino alla metà del XIX secolo.
- Adam Smith (1176) è il primo a tra3are l’economia classica, nel 1776 si interessa alla ricchezza
delle nazioni, cercando di spiegare la distribuzione della ricchezza; capisce che la ricchezza si
produce a3raverso il lavoro specializzato. Smith, essendo un filosofo, si chiede come la ricchezza
viene prodo3a, se e quando è lecita, si concentra sulla legi@mità morale; non è sensibile ai
cambiamenD economici in corso, non riesce a capire il profi3o.
Ignora di fa3o l’imprenditore: egli coglieva conce3ualmente la differenza, a livello di funzione,
fra il procurare lo stock di capitale necessario all’a@vità produ@va, in cambio di profi@, e quella
di ispezione e direzione, retribuita da salario; però idenDficava i Dtolari delle due funzioni in un
solo sogge3o, non disDnguendo fra capitalista e imprenditore o tra imprenditore e lavoratore;
- David Ricardo introduce la formalizzazione dei modelli economici, si concentra sulla ricerca
dell’equilibrio. Non riconosceva nella capacità innovaDva la cara3erisDca disDnDva del
capitalista/imprenditore rispe3o agli altri capitalisD: il suo vantaggio sarebbe stato al più presto
riassorbito dal sistema e ricondo3o all’interno della logica dell’equilibrio;
- John Stuart Mill (1848), lamentando l’assenza in lingua inglese di un vocabolo equivalente a
entrepreneur, di fa3o introduceva nel suo idioma il termine francese, al quale però finiva con
l’a3ribuire la connotazione di dirigente sDpendiato, retribuito con una quota del monte salari e
non Dtolare quindi di una funzione autonoma;
- Karl Marx nel capitale descrive l’Inghilterra a metà dell’O3ocento; disDngue fra «capitalista
a@vo» che realizza un guadagno d’imprenditore e «proprietario del capitale»: il primo paga al
secondo l’interesse, una «porzione del profi3o lordo che spe3a alla proprietà del capitale in
quanto tale»; queste potenziali aperture vengono però ricondo3e all’interno delle ferree leggi di
funzionamento del sistema capitalisDco. Il guadagno d’imprenditore non si contrappone al
lavoro salariato, ma solo all’interesse; è quindi un salario di controllo del lavoro.
Il padre dell’imprenditore moderno: Schumpeter
Lo scenario si complica a metà o3ocento, la tecnologia innesca una rivoluzione; cambia la distribuzione del
capitale.
La seconda rivoluzione industriale comporta il bisogno di interfacciassi con le grandi organizzazioni
industriali, le fabbriche.
La prima rivoluzione industriale è anonima, è fru3o del libero mercato e della trasparenza, la seconda
invece è fa3a di grandi imprese e grandi nomi, primi tra quesD quelli dell’industria tedesca; un nome
importante è Joseph Schumpeter, economista che si rifà all’economia classica e all’importanza
dell’innovazione. È esponente dell’indirizzo conDnentale.
L’elemento cara3erizzante dell’imprenditore diventa l’innovazione, che è l’anima del processo capitalista,
genera lo sviluppo economico. La sua peculiarità sta nel congiungere aspe@ micro e macro-economici,
pregio che trova la sua massima espressione nell’imprenditore innovatore.
L’innovazione prevede l’introduzione di una nuova funzione di produzione, ma può riguardare anche un
nuovo modo di organizzare, o nuovi mercaD.
Il profi3o generato dall’innovazione è desDnato a ridursi col tempo, perché prima o poi tu@ i concorrenD
verranno a conoscenza dell’innovazione, che diventa patrimonio comune di tu@. Siamo in un periodo in cui
la rivoluzione industriale è conDnua e permanente. 2
Inoltre, Le innovazioni non sono evenD isolaD e distribuiD in modo uniforme nel tempo, ma tendono ad
addensarsi in grappoli perché prima alcune imprese, poi la maggior parte di esse, segue la scia
dell’innovazione riuscita.
Le innovazioni non sono mai distribuite casualmente in tu3o il sistema economico ma tendono a
concentrarsi in cerD se3ori e nei loro dintorni.
Il progresso non è per sua natura armonioso, ma al contrario tortuoso, disconDnuo e cara3erizzato da
scosse che sembrano delle vere e proprie esplosioni.
La figura dell’imprenditore cambia a seconda della fase storica; è colui che si specializza nel prendere
decisioni criDche fondamentali nell’ambito di risorse scarse; è la decisione a diventare importante.
L’imprenditore quindi rompe gli equilibri, ma il mercato riporta la situazione all’equilibrio iniziale. Il mercato
si auto regolamenta, la funzione di produzione torna alla forma di partenza.
Queste osservazioni riguardano la prima fase della rivoluzione industriale e valgono fino alla Prima guerra
mondiale, perché Schumpeter è costre3o a scappare dall’Europa, facendo un viaggio nello spazio e nel
tempo, partendo da Vienna e arrivando in America, a Manha3an, dove farà riflessioni diverse rispe3o a
quelle fa3e in Europa. La prima cosa che nota sono i gra3acieli, sedi delle grandi imprese americane e
concentrate a Manha3an; nota che i protagonisD dell’innovazione non sono più le persone, ma sono le
grandi organizzazioni, le imprese.
La funzione imprenditoriale si stempera sempre di più nella costruzione delle grandi imprese.
L’IMPRESA
L’impresa non viene quasi mai corre3amente considerata nel periodo classico, è considerata come una
black box in cui si mescolano i fa3ori produ@vi e da cui escono i prodo@, ma l’impresa non è solo questa, è
creaDva, crea il mercato.
L’egemonia mondiale è contesa tra Germania e StaD UniD, confli3o che confluisce nella guerra mondiale. La
differenza tra le due si trova nel grado di sviluppo del mercato: gli StaD UniD hanno un mercato molto più
sviluppato, sono descri@ dal mito della fronDera, sentono la necessità di spostare conDnuamente le loro
fronDere; la Germania cerca di recuperare questo divario sfru3ando le innovazioni della seconda
rivoluzione industriale, come acciaio, motorizzazione, energia ele3rica, ecc.
In questo contesto c’è un osservatore degli avvenimenD della Germania, Werner Sombart, che propone una
visione alternaDva sia alla visione liberale che al sistema marxista; in questa analisi individua l’agire di alcuni
uomini come Walter Rathenau.
Conce@ base:
Il capitalismo è un’organizzazione economica di scambio dominata dal principio del profi3o e del
razionalismo economico.
Il capitalismo è dominato dal profi3o, l’osservatore si domanda perché l’impresa è spinta a raggiungere
sempre obie@vi nuovi, perché il capitalismo vince.
La risposta è l’irrequietezza insita nel capitalismo stesso, che viene fa3a risalire a Faust, lo spirito
dell’irrequietezza. Lo spirito dell’irrequietezza, dell’ansia che anima ora gli uomini. Li spinge a cercare
soluzioni innovaDve.
L’impresa è razionale nella sua ricerca di futuro, irrazionale nei suoi comportamenD. L’irrequietezza e
l’irrazionalità cara3erizzano l’impresa moderna, che nasce da queste due cara3erisDche.
Le funzioni dell’impresa capitalista sono le seguenD:
- funzioni organizzaDve 3
- funzioni commerciali
- funzioni contabili-amministraDve
Il prodo3o dell’impresa moderna viene quindi osservato da Sombart, all’imprenditore tradizionale
dell’epoca del capitalismo liberale si va sosDtuendo una organizzazione complessa cara3erizzata da:
- distacco della funzione imprenditoriale dalla proprietà;
- progressiva specializzazione dell’a@vità produ@va;
- integrazione fra le a@vità produ@ve e quelle finanziarie.
L’osservazione sulla Germania si conclude con la sconfi3a nel confli3o mondiale.
Il tesDmone del progresso passa quindi agli StaD UniD, che si liberano dalle guerre di successione,
prendono un asse3o federale, una stabilità isDtuzionale, che perme3ono di dare il via alla rivoluzione
americana. Le trasformazioni del capitalismo americano fanno in modo che a un certo punto si arrivi a una
crisi del capitalismo, arrivata con il 29, che però è una crisi di eccesso di sviluppo, la corsa è talmente
rapida che è necessario un periodo di assestamento per il capitalismo, viene prodo3a una quanDtà tale di
beni e servizi che è necessario capire dove collocare.
A osservare il capitalismo americano degli anni 20 sono Berle e Means, anarchici e criDci rispe3o al
capitalismo. La loro opera è inDtolata: “The Modern Corpora4on and Private Property” (1933). La
grande sfida del capitalismo americano sta nella costruzione delle grandi corporaDon, l’America
costruisce le organizzazioni, le grandi imprese. Le grandi corporazioni sono società di capitali,
anonime, gesDte non dai proprietari ma dalle gerarchie manageriali; è fondamentale la separazione
tra capitale e gesDone.
Le prime 200 imprese americane, concentrate a Manha3an, controllano negli anni 20 più della metà del
PIL; l’altra metà è disseminato in imprese che non hanno influenza nella gesDone della società.
Queste 200 società sono composte dai consigli di amministrazione, che di fa3o controllano la ricchezza
americana. Si riduce dras4camente il capitalismo familiare.
Di fa3o, i 2.000 individui che controllavano tali società avevano quindi nelle loro mani più di 1/5 della
ricchezza USA.
Berle e Means si situano in quel filone del pensiero socioeconomico, giuridico e poliDco americano
chiamato isDtuzionalismo: esso spiega l’evoluzione della società umana in termini di evoluzione delle sue
isDtuzioni (mercaD, imprese, leggi ecc.). Ciascuna società in ogni sua fase è definita da isDtuzioni specifiche,
proprie di quella fase.
Separazione fra proprietà e controllo: gli StaD UniD si differenziano dall’Europa. A lungo andare vi è una
dinamicità̀
perdita di negli StaD UniD, che deriva da questa separazione.
Una moDvazione è la differenza di finalità, i manager hanno una visione di breve periodo, i proprietari di
lungo periodo. Il management vuole massimizzare i propri uDli, non pensa alla sopravvivenza di lungo
periodo. Questo è uno dei mali messi in evidenza del capitalismo americano.
Ronald Coase: La natura dell’impresa (1937) È importante chiedersi cos’è l’impresa, a farlo è lo scri3ore
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di “la natura dell’impresa”, Ronald Coase, che verrà poi premiato come premio Nobel per l’economia,
individua le funzioni dell’impresa in un sistema ordinato dal mercato. 4
Mercato e impresa: l’impresa e il mercato sono due metodi alternaDvi di coordinamento della produzione,
l’impresa funziona nella sua spontaneità.
Come spiegare la differenza tra le 2? Viene introdo3o il conce3o di cosD di transazione, i mercaD non
funzionano gratuitamente.
Per sostenere quesD cosD vengono interiorizzate le a@vità. Ci sono da una parte i cosD di mercato, che
sono i cosD di transazione, ma dall’altra parte ci sono i cosD di impresa, cresce la difficoltà di allocare le
risorse.
Il limite è posto nell’efficienza: quando il costo dell’organizzazione eguaglia quello del mercato.
Per condurre a termine una transazione è necessario:
- determinare con esa3ezza gli a3ori coinvolD, possedere le informazioni relaDve ai termini impliciD
ed espliciD che ciascuno di essi so@ntende, condurre le necessarie tra3aDve, stendere i contra@,
stabilire le penalità, effe3uare un conDnuo monitoraggio per assicurare il rispe3o delle condizioni;
- ma “il funzionamento del mercato provoca un certo costo; formando un’organizzazione e
perme3endo ad un’autorità (un imprenditore) di dirigere le risorse, possono essere risparmiaD
taluni cosD di contra3azione”.
-
L’impresa, internalizzando le transazioni, può minimizzare i loro cosD, risultando così più efficiente del
mercato.
Perché l’intera produzione non viene effe3uata da una sola grande impresa?
Per almeno tre moDvi:
1) al crescere della scala dell’impresa possono verificarsi rendimenD decrescenD della funzione
imprenditoriale;
2) all’aumentare delle transazioni l’impresa non è più grado di realizzare l’o@male allocazione delle
risorse;
3) perché l’impresa di piccole dimensioni può avere “altri” vantaggi” superiori a quelli di una grande
impresa.
Un’impresa tenderà ad espandersi quindi fino a che i cosD di organizzare una transazione in più al suo
interno non eguaglieranno i cosD di effe3uazione della stessa sul mercato, o i cosD di organizzare
un’impresa diversa.
Coase offre un fondamento teorico all’impresa e ne suggerisce il comportamento dinamico non più staDco
Edith Penrose Negli anni 50 cambia la visione dell’impresa, si apre il boom economico europeo.
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Gli americani con il piano Marshall cambiano la cultura europea, chi capisce questa visione americana
riesce a realizzarsi economicamente. Ad osservare le imprese europee è una donna Edith Penrose, che si
chiede cosa consente alle imprese di espandersi all’interno della sua opera “L’espansione dell’impresa”
(1959).
Conce@ base della sua teoria:
- L’impresa è un insieme di risorse, materiali e umane, coordinate da un’organizzazione allo scopo di
produrre beni e servizi da vendere sul mercato in cambio di un profi3o;
- Proprio il coordinamento amministraDvo delle risorse segna i confini (à la Coase) dell’impresa
rispe3o al mercato, marcandone la sua storicità;
- Ciascuna impresa è unica: ciò che la rende unica è l’eterogeneità dei servizi che quelle risorse
possono fornire; 5
- Le risorse cosDtuiscono un potenziale insieme di servizi: le modalità con cui queste opportunità
sono colte da ciascuna impresa determinano la sua crescita e derivano dalla sua specifica
esperienza, dai suoi programmi e dal suo capitale umano;
- Le risorse umane (manageriali) di ciascuna impresa sono fondamentali per pianificarne la crescita:
esse sono il fru3o dell’accumulo di competenze e di conoscenze all’interno dell’impresa e, non
possono essere acquisite sul mercato;
- L’a3uazione di un piano o@male di crescita crea e libera al tempo stesso risorse: il suo
completamento, liberando le risorse impiegate, crea uno squilibrio temporaneo. Ciò rappresenta
una ulteriore opportunità di crescita;
- Le risorse disponibili limitano la crescita, quelle inuDlizzate (comprese le tecnologiche e le
imprenditoriali) sDmolano e in buona parte determinano la direzione di crescita dell’impresa;
- La teoria della crescita dell’impresa è quindi essenzialmente un’indagine sull’evolversi delle loro
opportunità di produzione: esse svaniscono se l’impresa non si rende conto delle possibilità di
espansione, oppure non è in grado di uDlizzarle.
- L’interazione dinamica fra ambiente esterno e risorse interne crea le occasioni per la
diversificazione;
- Qui emergono i limiD alla crescita dell’impresa: è giocoforza che le capacità e le conoscenze del suo
management pongano un limite alla sua espansione in ogni dato periodo di tempo, al contempo
sono proprio queste potenzialità che concorrono a modificare i parametri del mercato e a renderla
sogge3o a@vo del cambiamento.
Alfred Chandler Chandler studia le imprese nello stesso periodo, è allievo di Schumpeter, è caposcuola
→
della storia d’impresa.
Per Chandler l’innovazione resta il motore del cambiamento, il regista di tale cambiamento nella grande
impresa moderna non è più l’imprenditore, bensì la gerarchia manageriale: essa individua e applica le
strategie più ada3e alla crescita delle imprese e adegua, al tempo stesso, le stru3ure dell’ azienda (uffici,
organizzazione, ecc.) a quelle strategie.
La pianificazione e sviluppo dell’impresa vengono definiD una strategia: la scelta delle mete fondamentali e
degli obie@vi di lungo periodo, dei criteri di azione e il Dpo di allocazione delle risorse necessari a
raggiungere quegli obie@vi.
L’organizzazione proge3ata e costruita per amministrare i se3ori di a@vità e le risorse viene definita una
stru3ura.
Si concentra, quindi, su strategia e stru3ura, sosDene che deve esserci coerenza tra strategia e stru3ure,
organizzazione coerente, il successo delle imprese sta nel combinare quesD due elemenD in modo efficace.
Il Dpo più complesso di stru3ura è il risultato della concatenazione di diverse
strategie: 1) L’integrazione verDcale (assunzione di nuove funzioni); 2)
Diversificazione (sviluppo di nuovi prodo@).
La crescita non accompagnata da adeguamenD stru3urali può portare soltanto all’inefficienza economica.
Storicamente il cambiamento di stru3ura non sempre ha accompagnato quello della strategia. Ciò è
avvenuto quando i manager risultavano troppo assorbiD da a@vità di rouDnes, e ado3avano ta@che
difensive per difendere i propri privilegi.
I costru3ori di organizzazioni possono essere consideraD i moderni imprenditori schumpeteriani. 6
Michael Porter, Come le forze compe44ve modellano la strategia (1979) evidente influenza di Chandler
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sugli studiosi di strategia aziendale, riuniD intorno alla Harvard Business School. QuesD hanno contribuito in
maniera decisiva a dare fondamento conce3uale all’approccio strategico alla gesDone dell’impresa.
Il comportamento strategico sta non tanto nelle capacità dell’impresa di ada3arsi a tale ambiente esterno,
quanto in quelle di intervenirvi e modificarlo.
La sfida per il management diviene allora quella di sviluppare una strategia compeDDva in grado di
valorizzare al meglio le risorse e le competenze disDnDve dell’azienda in modo da assicurarle un vantaggio
compeDDvo.
Si rafforza la interazione ambiente – mercato – impresa dove le influenze sono reciproche e non di mera
dipendenza: l’impresa interagisce e ado3a strategie adeguate alle proprie finalità
Oliver Williamson prende le mosse dalle quesDoni già poste da Coase: che cos’è un’impresa e perché
→
esiste? Come Coase, egli spiega l’alternaDva fra gerarchie e mercaD in termini di cosD di transazione: il suo
contributo principale sta nell’aver analizzato le condizioni in cui avvengono queste transazioni e come
insorgono quindi cosD relaDvi.
La negoziazione, il contra3o, cosDtuisce il punto chiave dell’analisi di Williamson
Spiega l’organizzazione, studia la pluralità delle forme organizzaDve.
Si occupa degli insider e degli opportunisD.
Le imprese per fronteggiare quesD elemenD devono conDnuamente ricorrere alla contra3azione delle
risorse tra diverse imprese.
Riprende i conce@ di cosD di transazione non c’è la dicotomia mercato-impresa, dice che c’è una
combinazione infinita ibrida tra mercato e impresa, non c’è una razi
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